Vittorio Emanuele III di Savoia (dal 29 luglio 1900 al 9 maggio 1946)
RE del REGNO d'ITALIA
XXI Legislatura del Regno d'Italia
XXII Legislatura del Regno d'Italia
XXIII Legislatura del Regno d'Italia
XXIV Legislatura del Regno d'Italia
XXV Legislatura del Regno d'Italia
XXVI Legislatura del Regno d'Italia
XXVII Legislatura del Regno d'Italia
XXVIII Legislatura del Regno d'Italia
XXIX Legislatura del Regno d'Italia
XXX Legislatura del Regno d'Italia
Rita Levi-Montalcini (1909-2012)
nata Levi[1] (Torino, 22 aprile 1909 – Roma, 30 dicembre 2012[2]), è stata una neurologa italiana.
Nominato dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2001
Negli anni cinquanta, con le sue ricerche, scoprì e illustrò il fattore di accrescimento della fibra nervosa NGF (nella fattispecie della struttura assonale), e per tale scoperta è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze.[3] Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale.[4][5][6] È stata socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche[7] e socia-fondatrice della Fondazione Idis-Città della Scienza.
SENATORI A VITA nominati dal PRESIDENTE della REPUBBLICA
Norberto Bobbio (1909-2004)
(Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004) è stato un filosofo, giurista, politologo e storico italiano, senatore a vita dal 1984 alla morte.
Nominato dal Presidente Sandro Pertini nel 1984
SENATORI A VITA nominati dal PRESIDENTE della REPUBBLICA
Eduardo De Filippo (1900-1984)
noto anche più semplicemente come Eduardo[1] (Napoli, 26 maggio 1900[2] – Roma, 31 ottobre 1984), è stato un drammaturgo, attore, regista, sceneggiatore e poeta italiano.
Considerato uno dei più importanti autori teatrali del Novecento, è stato autore di numerose opere teatrali da lui stesso messe in scena e interpretate e, in seguito, tradotte e rappresentate da altri anche all'estero. Autore prolifico, lavorò anche nel cinema con gli stessi ruoli ricoperti nell'attività teatrale. Per i suoi meriti artistici e i contributi alla cultura, nel 1981, fu nominato senatore a vita[3] dal presidente della Repubblica Sandro Pertini e gli furono conferite due lauree honoris causa in Lettere dall'Università di Birmingham nel 1977 e dall'Università degli Studi di Roma La Sapienza nel 1980. Fu anche proposto per il premio Nobel per la letteratura.[4] Eduardo resta ancora oggi, assieme a Luigi Pirandello, Dario Fo e Carlo Goldoni, uno degli autori teatrali italiani più apprezzati e rappresentati all'estero.
Nominato dal Presidente Sandro Pertini nel 1981
SENATORI A VITA nominati dal PRESIDENTE della REPUBBLICA
Giovanni Giolitti (1842-1928)
PRESIDENTI del CONSIGLIO dei MINISTRI del REGNO D'ITALIA
I Governo Giolitti
Dal 15 maggio 1892 al 15 dicembre 1893
XVII Legislatura del Regno d'Italia XVIII Legislatura del Regno d'Italia
II Governo Giolitti
Dal 3 novembre 1903 al 12 marzo 1905
XXI Legislatura del Regno d'Italia XXII Legislatura del Regno d'Italia
III Governo Giolitti
Dal 29 maggio 1906 al 11 dicembre 1909
XXII Legislatura del Regno d'Italia XXIII Legislatura del Regno d'Italia
IV Governo Giolitti
Dal 30 marzo 1911 al 21 marzo 1914
XXIII Legislatura del Regno d'Italia XXIV Legislatura del Regno d'Italia
V Governo Giolitti
Dal 15 giugno 1920 al 4 luglio 1921
XXV Legislatura del Regno d'Italia XXVI Legislatura del Regno d'Italia
Giuseppe Marcora (1841-1927) (Partito Radicale Italiano)
(dal 30 novembre 1904 al 08 febbraio 1909)
XXII° Legislatura del Regno d'Italia
(dal 24 marzo 1909 al 29 settembre 1913)
XXIII° Legislatura del Regno d'Italia
(dal 27 novembre 1913 al 29 settembre 1919)
XXIV° Legislatura del Regno d'Italia
PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DEL REGNO D'ITALIA
(Fiume, 9 febbraio 1909 – Milano, 18 settembre 1999), è stato un giornalista, antifascista, politico e storico italiano.
Nominato dal Presidente Sandro Pertini nel 1980
SENATORI A VITA nominati dal PRESIDENTE della REPUBBLICA
Sidney Sonnino (1847-1922)
PRESIDENTI del CONSIGLIO dei MINISTRI del REGNO D'ITALIA
I Governo Sonnino
Dal 8 febbraio 1906 al 29 maggio 1906
XXII Legislatura del Regno d'Italia
II Governo Sonnino
Dal 11 dicembre 1909 al 31 marzo 1910
XXIII Legislatura del Regno d'Italia
Ministri dei LAVORI PUBBLICI del Regno d'Italia
1907-1909 - Giolitti 3
1909-1910 - Sonnino 2
22° Legislatura del Regno d'Italia (dal 30 novembre 1904 al 8 febbraio 1909) (durata : giorni 1531)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La XXII legislatura fu inaugurata a Roma il 30 novembre 1904 e si concluse l’8 febbraio 1909. In Senato si svolsero 287 sedute. Il re nominò in successione due presidenti del Senato nel corso della legislatura: Tancredi Canonico rimase in carica fino al 20 marzo 1908, allorché gli subentrò Giuseppe Manfredi. Il corso della legislatura, che coincise con l’inizio dell’epoca giolittiana, fu caratterizzato dal consolidamento della svolta liberale di inizio secolo, anche se Giolitti non fu costantemente perno del governo. Le elezioni alla Camera avevano in effetti favorito un equilibrio solido intorno al blocco liberale ministeriale, con le opposizioni decisamente minoritarie.
Il 21 febbraio 1905 il ministro dei Lavori pubblici Francesco Tedesco presentò il disegno di legge per la statalizzazione delle ferrovie, ma i dispositivi antisciopero presenti nel provvedimento determinarono le rimostranze dei ferrovieri, i quali, entrati in sciopero, trasformarono la protesta sociale in una manovra ostruzionistica. Il 4 marzo Giolitti colse l’occasione dei contrasti sociali e politici in corso per dimettersi da presidente del Consiglio. Il disegno di legge sulla nazionalizzazione delle ferrovie fu portato avanti dal successivo governo presieduto da Alessandro Fortis (fu approvato alla Camera il 19 aprile e al Senato il 21), superando i contrasti dei ferrovieri. La trasformazione del settore ferroviario interessò nel corso della legislatura anche le altre tratte del territorio italiano ancora gestite da compagnie private, che passarono sotto il controllo del ministero del Lavori pubblici, primo passo verso la statalizzazione.
Dopo l’intermezzo del governo di Sidney Sonnino, segnalatosi per l’ingresso di due esponenti radicali e per l’appoggio esterno dei socialisti, il 18 maggio 1906 Giolitti venne incaricato per la terza volta di formare un nuovo governo. Rimasto in carica fino all’11 dicembre 1909, il terzo governo Giolitti fu definito “lungo ministero” in riferimento alla sua durata, alquanto atipica nella storia italiana. Il nuovo governo assorbì in fretta i possibili effetti politici dell’inchiesta parlamentare sulla Marina e si adoperò subito per il riscatto delle società ferroviarie Meridionali, Adriatica e Mediterranea, ottenendo il voto favorevole della Camera e del Senato, rispettivamente il 7 il 14 luglio 1906.
Tra il 7 e il 10 ottobre 1906 si svolse a Roma il IX congresso del Psi, durante il quale i riformisti e gli ex intransigenti di Enrico Ferri confluirono verso una comune posizione centrista, prevalendo sulle altre componenti del partito, in particolare sui sindacalisti rivoluzionari. Tale linea fu ribadita nel successivo congresso che si svolse a Firenze dal 19 al 22 settembre 1908.
Il 10 giugno 1907 la corte di cassazione, a tre anni dall’inizio del processo penale contro l’ex ministro Nunzio Nasi, dichiarò l’incompetenza dell’autorità giudiziaria ordinaria a giudicare sui reati commessi dai ministri nell’ambito dello svolgimento delle loro funzioni, dando così impulso al procedimento davanti all’Alta corte di giustizia del Senato: il 20 giugno infatti, su proposta dell’onorevole Turati, la Camera dei deputati nominò una commissione di cinque membri per riferire sulla sentenza della corte di cassazione e per formulare le proposte di rinvio a giudizio, stabilendo di fatto la celebrazione del processo davanti al Senato (decreto del 12 luglio 1907), competente in materia di reati dei ministri (la Camera fungeva da pubblico ministero, il Senato da magistrato giudicante). Il processo Nasi spaccò l’opinione pubblica italiana, nonostante la portata dell’accusa si fosse ridimensionata notevolmente nel corso dell’inchiesta. Il processo effettivo dinanzi al Senato ebbe inizio il 5 dicembre 1907 e si concluse il 24 febbraio 1908, al termine di 37 sedute, con la condanna per falso e peculato continuato a 11 mesi e 20 giorni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 4 anni.
Il 9 dicembre 1907 Giolitti presentò al Senato il disegno di legge sullo stato giuridico degli impiegati pubblici, che fu poi approvato anche dalla Camera, senza modifiche, il 23 giugno 1908. Il provvedimento dava dignità agli impiegati civili dello Stato e metteva ordine al groviglio dei rapporti di lavoro nella pubblica amministrazione.
Il 28 dicembre 1908 si abbatté sull’Italia una delle più tragiche calamità naturali mai avvenute nel paese: Messina e Reggio Calabria furono distrutte da un terribile terremoto, seguito da un altrettanto devastante maremoto. Le vittime furono più di settantamila. Il governo sottovalutò nell’immediato la gravità dell’evento e pertanto i soccorsi arrivarono con notevole ritardo.
Gli anni coincidenti con la legislatura furono caratterizzati da un portentoso processo di sviluppo industriale e economico: tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’Italia uscì da un periodo di stagnazione e intraprese un percorso di crescita industriale senza precedenti nei settori meccanico, elettrico, metallurgico, chimico, tessile e alimentare.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/22/resoconti-elenco-cronologico
23° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 marzo 1909 al 29 settembre 1913) (durata : giorni 1650)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La XXIII legislatura fu inaugurata a Roma il 24 marzo 1909 e si concluse il 29 settembre 1913. In Senato si svolsero 337 sedute. Alla presidenza del Senato il re confermò Giuseppe Manfredi.
Alle elezioni della Camera del 7 marzo 1909 erano aumentati i deputati delle opposizioni, in particolare i socialisti e i radicali; parallelamente la sospensione del non expedit in numerosi collegi elettorali aveva favorito l’elezione di svariati deputati cattolici. La maggioranza liberal-moderata giolittiana riuscì comunque a mantenere una posizione di preminenza, permettendo a Giolitti, capo del governo all’inizio della legislatura, di rimanere in sella e di vedere riconfermata la fiducia alla Camera neoeletta, con ampia maggioranza, il 25 marzo. Nonostante il largo sostegno iniziale, il governo durò soltanto fino al 2 dicembre, quando Giolitti rassegnò le dimissioni a seguito del voto contrario della Camera sul disegno di legge governativo riguardante la riforma tributaria.
Gli successe Sidney Sonnino, che però non riuscì a trovare un appoggio parlamentare solido e duraturo. Durante il suo incarico il 26 gennaio 1910 il re nominò, su proposta del governo, 33 nuovi senatori, tra i quali Benedetto Croce e Lodovico Mortara.
Rassegnate le dimissioni, il 31 marzo Sonnino fu sostituito da Luigi Luzzatti, che rimase in carica circa un anno. Il suo governo dovette confrontarsi con ambizioni di riforma di vasta portata: il 6 maggio il senatore Giorgio Arcoleo presentò un’interpellanza sulle riforme parlamentari da introdurre, per composizione e funzioni, nei due rami del Parlamento: ne scaturì la nomina di una commissione di studio per la riforma del Senato, con Gaspare Finali presidente, Giustino Fortunato segretario e Arcoleo relatore (la relazione fu presentata il 5 dicembre). Il governo Luzzatti riuscì in alcune importanti realizzazioni legislative: fu approvata la legge 17 luglio 1910, n. 520 sull’istituzione di una Cassa di maternità e fu discussa la riforma della scuola primaria, approvata in seguito e divenuta legge il 4 giugno 1911. Il 21 dicembre 1910 fu inoltre presentato alla Camera il disegno di legge sulla riforma elettorale, volto a introdurre il suffragio universale maschile, il cui iter fu alquanto accidentato.
Il 20 marzo 1911 l’incarico governativo passò nuovamente a Giolitti. Per ottenere un appoggio parlamentare più ampio possibile, Giolitti si adoperò affinché il socialista riformista Leonida Bissolati fosse ricevuto dal re nelle consultazioni durante la crisi di governo. L’esposizione il 6 aprile del programma di governo incontrò l’apprezzamento della Camera, risultando approvata a larga maggioranza: votarono a favore anche i socialisti; contrari furono i gruppi di Sonnino e Salandra, più i repubblicani e i cattolici.
Il 4 giugno 1911 fu inaugurato a Roma solennemente alla presenza del re il monumento a Vittorio Emanuele II dell’architetto Giuseppe Sacconi.
Durante la legislatura si configurarono a livello internazionale numerosi scenari di crisi, molti dei quali legati all’implosione politica dell’Impero Ottomano, con ripercussioni anche nelle strategie di politica estera italiana: il 27 aprile 1909 le truppe del movimento dei Giovani turchi aveva deposto il sultano Abdul Hamid II, acuendo le tendenze centrifughe e indipendentiste interne. Nel volgere di pochi anni queste condussero allo smembramento territoriale del vasto Stato, a cominciare dalla formazione degli Stati balcanici (indipendenza di Montenegro, Serbia, Bulgaria e estensione territoriale della Grecia al termine della prima guerra balcanica dell’ottobre-novembre 1912). Né rimasero indifferenti gli Stati europei, che dimostrarono interesse a spartirsi le spoglie dell’Impero Ottomano; e tra questi l’Italia, che da qualche tempo mirava al controllo diretto dei territori della Tripolitania e della Cirenaica. I progetti di politica coloniale del governo potevano contare sull’appoggio di una parte dell’opinione pubblica interna, nella quale i sentimenti patriottici stavano virando verso un nazionalismo sempre più aggressivo.
Il nazionalismo italiano iniziò inoltre a dotarsi di un coordinamento territoriale più strutturato: momento organizzativo importante fu il primo congresso del nazionalismo italiano, presieduto da Enrico Corradini, che si svolse a Palazzo Vecchio, a Firenze, il 3 dicembre 1910.
Fu in questa temperie emotiva, culturale e politica che il 26-27 settembre 1911 il governo italiano inviò un ultimatum al governo turco, prima di intervenire militarmente in Cirenaica e in Tripolitania. Le dimostrazioni di piazza contro la guerra organizzate dal Psi e dalla Cgdl il 27 settembre si conclusero con un sostanziale fallimento.
Con lo sbarco italiano a Tripoli il 5 ottobre ebbe inizio di fatto la guerra di Libia, che si concretizzò dapprima con l’occupazione italiana delle principali località costiere, Homs, Bengasi, Derna e Tobruk. Il 4 novembre il governo emanò il decreto di annessione all’Italia dei territori libici conquistati. Il decreto fu discusso e convertito in legge soltanto alla riapertura del parlamento il 22 febbraio 1912, dopo la lunga sospensione dei lavori parlamentari, durata più di sette mesi, che aveva assunto le proporzioni di una vera violazione delle prerogative e dei diritti del Parlamento. Nonostante il voto favorevole al provvedimento, il clima della discussione fu ostile e acceso nei confronti del governo. Il 2 marzo, ripresi compiutamente i lavori legislativi, la Camera approvò il disegno di legge concernente le assicurazioni sulla vita, approvato a sua volta dal Senato il 4 aprile. Derivò da quel provvedimento l’istituzione dell’Istituto nazionale delle assicurazioni (Ina).
Contemporaneamente al consolidamento della conquista della Libia, tra aprile e giugno 1912 si discusse in Parlamento il disegno di legge sulla riforma elettorale, divenuto poi legge 30 giugno 1912, n. 666: essa introduceva il suffragio di tutti i cittadini maschi che avessero compiuto trent’anni, e dei più giovani nel caso in cui avessero svolto il servizio militare; rimase invariato il numero delle circoscrizioni e lo scrutinio uninominale.
Nel frattempo le ostilità contro il governo turco avevano valicato i confini della Libia e spinto il governo italiano a organizzare uno sbarco a Rodi il 4 maggio 1912 con conseguente occupazione dell’isola il 17 maggio: fu costituito il possedimento italiano del Dodecaneso, che provocò aspre proteste da parte dell’Austria. Come conseguenza dell’ostilità protratta, il governo turco decretò l’espulsione dai territori dell’Impero ottomano dei circa settantamila italiani residenti. La pace di Losanna del 18 ottobre 1912 mise fine alla guerra italo-turca, ma nessuna delle parti onorò gli adempimenti pattuiti, in particolare il ritiro dei funzionari turchi dalla Libia e degli italiani dalle isole conquistate nell’Egeo. Con un decreto del 9 gennaio 1913 fu stabilita la suddivisione della Libia in due governatorati.
Sul versante interno, accanto alle tensioni politiche presenti tra e dentro gli schieramenti, anche questa legislatura dovette affrontare il nodo spinoso degli scandali e della corruzione: il 30 aprile 1913 furono presentate alla Camera le risultanze dell’inchiesta parlamentare sui ritardi e le spese per la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia di Roma, documenti dai quali trasparivano implicazioni pesanti di quattro deputati. Al termine di un lungo dibattito, la Camera dei deputati decise di trasferire gli atti all’autorità giudiziaria, inducendo le dimissioni dall’incarico dei parlamentari coinvolti.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/23/resoconti-elenco-cronologico
Leggi promulgate nell'anno 1909
LEGGI PER LEGISLATURA
22° Legislatura del Regno d'Italia (dal 30 novembre 1904 al 8 febbraio 1909)
23° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 marzo 1909 al 29 settembre 1913)
Roberto Lucifredi (1909-1981)
Nasce a Genova il 13 novembre 1909
Deceduto il 19 aprile 1981
Laurea in giurisprudenza e in lettere; docente universitario.