Vittorio Emanuele III di Savoia (dal 29 luglio 1900 al 9 maggio 1946)
RE del REGNO d'ITALIA
XXI Legislatura del Regno d'Italia
XXII Legislatura del Regno d'Italia
XXIII Legislatura del Regno d'Italia
XXIV Legislatura del Regno d'Italia
XXV Legislatura del Regno d'Italia
XXVI Legislatura del Regno d'Italia
XXVII Legislatura del Regno d'Italia
XXVIII Legislatura del Regno d'Italia
XXIX Legislatura del Regno d'Italia
XXX Legislatura del Regno d'Italia
Ministero dell'Educazione Nazionale, dal 12.09.1929 al 19.07.1932
1929 - Governo Mussolini
Ministri dei TRASPORTI del Regno d'Italia
Ministero delle Corporazioni, dal 12.09.1929 al 20.07.1932
Ministri dei TRASPORTI del Regno d'Italia
1929-1930- Governo Mussolini
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA
Ministero delle Corporazioni, dal 06.11.1926 al 11.09.1929
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA
Ministero degli Affari Esteri, dal 14.05.1925 al 11.09.1929
Ministro: Ministero degli Affari Esteri, dal 12.09.1929 al 19.07.1932
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA
Ministero delle Colonie, dal 12.09.1929 al 11.06.1936
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA
Ministero dell'Economia Nazionale, dal 09.07.1928 al 11.09.1929
Per l'Industria
Benito Mussolini (1883-1945)
PRESIDENTE del CONSIGLIO dei MINISTRI, PRIMO MINISTRO, SEGRETARIO DI STATO del REGNO D'ITALIA
I Governo Mussolini
Dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943
XXVI Legislatura del Regno d'Italia XXVII Legislatura del Regno d'Italia XXVIII Legislatura del Regno d'Italia XXIX Legislatura del Regno d'Italia XXX Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni
27° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 maggio 1924 al 21 gennaio 1929)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXVII legislatura si svolsero in Senato 215 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona nella seduta d’inaugurazione del 24 maggio 1924 riguardò principalmente la riforma dei codici di diritto civile, di commercio e per la marina mercantile. Tommaso Tittoni fu confermato presidente del Senato con il 31 maggio 1924.
Due settimane dopo l’inizio della legislatura, il 10 giugno 1924, il deputato Giacomo Matteotti fu aggredito e rapito a Roma sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, poco distante dalla sua abitazione, e brutalmente assassinato da alcuni sicari fascisti. Matteotti, nel precedente discorso pronunciato alla Camera dei deputati il 30 maggio 1924, aveva chiesto l’annullamento dei risultati delle elezioni del 6 aprile per brogli e irregolarità. Il corpo di Matteotti fu rinvenuto due mesi più tardi, il 16 agosto, nella macchia della Quartarella a Roma. Le vicende processuali seguite al delitto, che per la sua efferatezza provocò un’ondata di proteste e sdegno nel paese e all’estero, si conclusero definitivamente soltanto dopo la caduta del fascismo, con la sentenza di condanna definitiva emessa dalla Corte d’assise di Roma il 4 aprile 1947. Le sentenze (il rinvio a giudizio della Sezione d’accusa di Roma del 1° dicembre 1925 e la sentenza nel processo di Chieti del 24 marzo 1926) erano state dichiarate giuridicamente inesistenti dalla seconda sezione penale della Corte di cassazione in base al decreto luogotenenziale 27 luglio 1944, n. 159. Nell’Aula del Senato il presidente Tommaso Tittoni parlò della scomparsa di Matteotti nella seduta del 24 giugno 1924. Presso il Senato del Regno, che aveva funzione di Alta Corte di giustizia per i reati di cui erano accusati i ministri o i senatori, fu istituito il procedimento penale a carico di Emilio De Bono, senatore e capo della polizia, a seguito della denuncia presentata da Giuseppe Donati, direttore del giornale «Il Popolo». Per gli atti del processo De Bono si rinvia al fascicolo conservato all’Archivio storico del Senato e pubblicato nella seguente pagina web:
https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/ufficio-alta-corte-giustizia-e-degli-studi-legislativi/IT-SEN-002-000120/de-bono-emilio
Il 27 giugno 1924 alla Camera dei deputati iniziò la secessione dell’Aventino: l’opposizione parlamentare, guidata da Giovanni Amendola, Filippo Turati e Luigi Sturzo, deliberò di astenersi dai lavori parlamentari fino al ripristino della legalità. I deputati del gruppo comunista ripresero a frequentare i lavori della Camera il 26 novembre 1924. Il gruppo popolare e il gruppo demosociale deliberarono di rientrare in Aula due anni più tardi, ma il 16 gennaio 1926, in occasione della morte della regina madre Margherita di Savoia, fu loro impedito l’ingresso alla Camera da parte dei deputati fascisti.
Il 30 novembre 1924 si svolse a Milano il convegno delle opposizioni, al quale presero parte Turati, De Gasperi, Gronchi, Treves e Amendola e in cui fu posta la questione morale. Il 3 gennaio 1925 Mussolini intervenne alla Camera dichiarando di assumersi «la responsabilità politica, morale, storica di quanto avvenuto», con riferimento al delitto Matteotti. Pochi giorni dopo alcuni ministri (Salandra, Casati, Oviglio e Sarrocchi) si dimisero. L’8 gennaio 1925 un manifesto di risposta al discorso del 3 gennaio 1925 fu letto nell’Assemblea dalle opposizioni. Nella primavera venne pubblicato il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce (1° maggio 1925) e pubblicato su «Il Mondo», in risposta al manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile (21 aprile 1925).
Nell’ambito della politica interna, si svolsero il congresso del Partito liberale a Livorno il 4 ottobre 1924 e, tra il 28 e il 30 giugno 1925, l’ultimo congresso nazionale del Partito popolare italiano. Nel convegno, di cui furono relatori Alcide De Gasperi e Umberto Tupini, fu letta una lettera di adesione inviata da Luigi Sturzo, già in esilio a Londra. Il III congresso del Partito comunista si svolse a Lione in modo clandestino il 21 gennaio 1926. L’anno successivo, il 10 aprile 1927, si costituì la Concentrazione antifascista a Nérac in Francia. Il Partito socialista unitario fu sciolto nel novembre 1925 e diede poi origine al Partito socialista dei lavoratori italiani.
Numerosi uomini politici e intellettuali antifascisti furono costretti all’espatrio: tra questi, il già menzionato Luigi Sturzo, espatriato a Londra dal 25 ottobre 1924 su richiesta del cardinale Gasparri, Gaetano Salvemini, rifugiato in Francia dall’agosto 1925, Giovanni Amendola, morto a Cannes il 7 aprile 1926 dopo essere espatriato a seguito dell’aggressione fascista subita a Montecatini il 25 luglio 1925, Claudio Treves, che emigrò a Parigi nel novembre 1926, Giuseppe Saragat, in esilio a Vienna dal novembre 1926, poi a Parigi dal 1930, Pietro Nenni, a Parigi dal 1926, Filippo Turati, a Parigi dall’11 dicembre 1926. Piero Gobetti, che aveva subito un’aggressione fascista il 5 settembre 1924, morì a Parigi il 15 febbraio 1926, pochi giorni dopo il suo arrivo. Carlo Sforza, emigrato nel 1927 negli Stati Uniti, fu tra i promotori della Mazzini society.
Il governo fascista emanò provvedimenti repressivi della libertà di stampa e dell’attività dei giornali sin dal 1924 (regio decreto-legge 10 luglio 1924, n. 1081 sulla vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche; leggi 31 dicembre 1925, nn. 2307-2309). Numerosi giornali vennero sospesi o sequestrati dopo che fu sventato l’attentato di Tito Zaniboni e Luigi Capello a Mussolini a Roma il 4 novembre 1925. L’8 novembre 1925 fu pubblicato l’ultimo numero del giornale «La Rivoluzione liberale» di Piero Gobetti, fondato nel marzo 1924. Fu chiuso anche il periodico «Non Mollare», pubblicato a Firenze tra il gennaio e l’ottobre 1925 da Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli.
Il 2 ottobre 1925 le commissioni interne di fabbrica vennero abolite e fu firmato il patto di Palazzo Vidoni tra la Confindustria e la Confederazione delle corporazioni fasciste. Con la legge 3 aprile 1926, n. 563, fu stabilita una magistratura del lavoro e riconosciuto giuridicamente il solo sindacato fascista. Il 22 aprile 1927 venne approvata la Carta del lavoro.
Tra il 1925 e il 1926 le cosiddette leggi fascistissime riguardarono l’ordinamento e l’attività di associazioni, enti e istituti (legge 26 novembre 1925, n. 2029), le attribuzioni e le prerogative del presidente del Consiglio, che assunse il titolo di capo del governo (legge 24 dicembre 1925, n. 2263), e la facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche (legge 31 gennaio 1926, n. 100). La legge 31 gennaio 1926, n. 108, di modifica alla legge sulla cittadinanza, introduceva severe misure punitive contro i fuoriusciti politici. Fu delegata al governo la facoltà di emendare il codice penale, il codice di procedura penale, le leggi sull'ordinamento giudiziario e il codice civile (legge 24 dicembre 1925, n. 2260).
Il podestà di nomina prefettizia sostituì il sindaco elettivo nei comuni con popolazione non eccedente i 5000 abitanti (legge 4 febbraio 1926, n. 237), poi la misura fu estesa a tutti i comuni (regio decreto-legge 3 settembre 1926, n. 1910, convertito nella legge 2 giugno 1927, n. 957). Con regio decreto-legge 28 ottobre 1925, n. 1949, convertito nella legge 16 giugno 1927, n. 1113, fu istituito il governatorato di Roma.
Furono approvate altre leggi eccezionali dopo gli attentati a Mussolini del 1926: il 7 aprile a Roma da parte di Violet Gibson, l’11 settembre a Roma da parte di Guido Lucetti, il 31 ottobre a Bologna da parte di Anteo Zamboni. Il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848) disponeva il rafforzamento dell’autorità dei prefetti, lo scioglimento dei partiti, delle organizzazioni e associazioni, e l’istituzione del confino di polizia. Con la legge 25 novembre 1926, n. 2008, sui Provvedimenti per la difesa dello Stato, fu reintrodotta la pena di morte per gli attentatori alla vita e integrità personale del re e dei membri della famiglia reale, ed erano previste la confisca dei beni ai fuoriusciti e la perdita della nazionalità. Fu istituito il tribunale speciale per la difesa dello Stato. Antonio Gramsci, arrestato l’8 novembre 1926 con i deputati del gruppo parlamentare comunista, e inviato al confino di polizia a Ustica il 7 dicembre 1926, fu processato nel 1928 insieme a Umberto Terracini, con numerosi altri accusati, dal tribunale speciale per la difesa dello Stato. Il processo iniziò il 24 maggio 1928. Gramsci fu condannato a venti anni di carcere. Il 9 novembre 1926 i deputati antifascisti aventiniani vennero dichiarati decaduti dalla carica. Fu istituito un servizio speciale di investigazione politica con regio decreto-legge 6 novembre 1926, n. 1903 (convertito nella legge 22 gennaio 1928, n. 405), e si pose mano al riordinamento del personale dell'amministrazione della pubblica sicurezza e dei servizi di polizia con il regio decreto-legge 9 gennaio 1927, n. 33 (convertito in legge 22 dicembre 1927, n. 2493).
Furono in seguito approvate la legge 9 dicembre 1928, n. 2693, sull’ordinamento e le attribuzioni del Gran consiglio del fascismo, e la legge 17 maggio 1928, n. 1019, di modifica alla rappresentanza politica in senso plebiscitario. Con quest’ultimo provvedimento il numero dei deputati fu portato a 400 e si stabilì che i candidati fossero scelti dal Gran consiglio del fascismo. Nella discussione alla Camera il 16 marzo 1928 intervenne Giolitti, che sottolineò il contrasto tra la rappresentanza politica proposta e lo Statuto albertino.
L’atteggiamento del fascismo con la Chiesta cattolica oscillò nel corso della legislatura tra concorrenza ideologica e collaborazione: incentrato sulle relazioni tra lo Stato e la Chiesa fu il discorso sulla condotta dei cattolici nella vita politica, pronunciato il 9 settembre 1924 da papa Pio XI davanti alla Federazione universitari cattolici italiani (Fuci). Nel chirografo al cardinale Gasparri del 18 febbraio 1926, Pio XI obiettava che una legge in materia ecclesiastica non potesse essere elaborata unilateralmente dalle autorità secolari senza la partecipazione della Santa Sede. A partire dal 6 agosto 1926 furono avviati colloqui tra le autorità italiane e vaticane per rinegoziare gli accordi tra lo Stato italiano e la Santa Sede: Domenico Barone per la parte italiana e Francesco Pacelli, fratello del futuro papa Pio XII, furono i primi interlocutori dei colloqui, caratterizzati da intese, ma anche da interruzioni e contrasti, in particolare sulla questione dell’educazione dei giovani. Nel novembre 1928 si aprirono le trattative ufficiali per gli accordi tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, conclusi l’11 febbraio 1929 con la firma dei Patti lateranensi.
Con la legge 3 aprile 1926, n. 2247, fu istituita l’Opera nazionale Balilla, in concorrenza con l’Azione cattolica italiana. Con i regi decreti-legge 9 gennaio 1927, nn. 5 e 6, convertiti nella legge 2 giugno 1927, n. 1115, furono sciolte le organizzazioni giovanili non facenti capo all’Opera nazionale Balilla. L’Associazione dei giovani esploratori cattolici italiani, benché esclusa dal provvedimento di scioglimento, fu sottoposta a limitazioni, non potendo istituire nuove formazioni e organizzazioni nei comuni inferiori ai 20 mila abitanti, a meno che non fossero capoluoghi di provincia.
Con regio decreto-legge 9 aprile 1928, n. 696, le organizzazioni giovanili non fasciste furono sciolte e confluirono nell’Opera nazionale Balilla. Disapprovando la tendenza del regime fascista ad egemonizzare l’associazionismo giovanile, il 15 aprile 1928 il papa, in un intervento al consiglio nazionale degli uomini cattolici, sostenne il ruolo della Chiesa nell’educazione e il diritto dei genitori a scegliere l’educazione dei figli. Il 14 maggio 1928 Mussolini chiarì che le associazioni giovanili cattoliche erano escluse dai provvedimenti di scioglimento. l’Associazione scautistica cattolica italiana fu comunque sciolta il 6 maggio 1928; alcuni reparti continuarono ad operare nella clandestinità.
La politica economica e finanziaria del governo mussoliniano fu ampiamente discussa in Parlamento. Nella seduta in Senato del 25 marzo 1925 i senatori Ugo Ancona, Maggiorino Ferraris, Achille Loria intervennero sulla riforma tributaria, sulla circolazione della lira, sul debito fluttuante, e sugli stati di previsione della spesa del ministero delle Finanze e dell’esercizio finanziario del 1924-1925.
Con il regio decreto 24 luglio 1925, n. 1229, furono ripristinati i dazi doganali sul frumento, sui cereali minori e sui prodotti derivati: il provvedimento fu parte integrante della cosiddetta battaglia del grano. Si legiferò anche per favorire l’aumento della produzione granaria (regi decreti-legge 29 luglio 1925, nn. 1313-1317, poi convertiti nella legge 18 marzo 1926, n. 562). Con la legge 24 dicembre 1928, n. 3134, fu approntato il piano per la bonifica integrale.
Per stabilizzare la lira venne autorizzata, con regio decreto-legge 18 novembre 1925, n. 1964 (legge di conversione del 10 dicembre 1925, n. 2252), l'emissione di un prestito di 100 milioni di dollari da parte della Banca Morgan. La rivalutazione della lira nei confronti della sterlina, adottata nel 1926 (la cosiddetta quota 90), fu istituzionalizzata con regio decreto-legge 21 dicembre 1927, n. 2325 (convertito nella legge 7 giugno 1928, n. 1453), riguardante la cessazione del corso forzoso e la convertibilità in oro dei biglietti della Banca d'Italia. Con regio decreto 15 giugno 1926, n. 1195, fu approvata la convenzione con la Banca d'Italia per unificare il servizio di emissione dei biglietti di banca, stipulata il 6 maggio 1926.
Con regio decreto-legge 3 aprile 1926, n. 556, fu istituita l’Azienda generale italiana petroli (Agip); il decreto venne convertito nella legge 25 giugno 1926, n. 1262.
La politica demografica del fascismo fu supportata da una serie di provvedimenti, tra i quali l’istituzione dell’imposta sul celibato (regio decreto-legge 19 dicembre 1926, n. 2132, convertito nella legge 22 dicembre 1927, n. 2492), la concessione di esenzioni tributarie alle famiglie numerose (legge 14 giugno 1928, n. 1312), la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia (legge 10 dicembre 1925, n. 2277), la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli (legge 17 dicembre 1925, n. 2306).
Sul piano internazionale, i primi anni del governo fascista furono caratterizzati da una ricerca di collaborazione e di equilibrio: il mantenimento della pace e la soluzione dei problemi collegati ai trattati di pace furono i temi principali delle conferenze internazionali dell’epoca. Dal 16 luglio al 16 agosto 1924 si svolse la conferenza di Londra, in cui fu approvato il piano Dawes per una soluzione della questione delle riparazioni tedesche.
Nello stesso anno furono ratificati i trattati firmati dal governo italiano a Losanna il 24 luglio 1923 e a Parigi il 23 novembre 1923. Con il trattato di Losanna veniva modificato il trattato di pace di Sèvres fra gli stati dell'Intesa e la Turchia (regio decreto-legge 28 agosto 1924, n. 1354, convertito nella legge 18 marzo 1926, n. 562). La convenzione di Parigi riguardava la riparazione dei danni da parte della Turchia (regio decreto-legge 31 gennaio 1924, n. 490, convertito nella legge 11 giugno 1925, n. 2590).
Con regio decreto-legge 2 marzo 1926, n. 323, convertito nella legge 14 aprile 1927, n. 2835, furono approvati gli atti internazionali conclusi il 16 ottobre 1925 alla conferenza di Locarno fra l'Italia, il Belgio, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Polonia e la Cecoslovacchia. Il protocollo finale fu firmato a Locarno nella stessa data, mentre il trattato venne firmato a Londra il 1° dicembre 1925. I patti avevano lo scopo di creare un clima di distensione e scongiurare lo scoppio di una nuova guerra in Europa.
Il 27 agosto 1928 venne firmato il patto di Parigi, proposto dal segretario di Stato americano Frank Billings Kellogg e dal ministro degli esteri francese Aristide Briand. Gli Stati firmatari originari erano 15: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Belgio, Polonia, Cecoslovacchia, Irlanda, India, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. Il trattato stabiliva la condanna del ricorso alla guerra per la soluzione delle controversie internazionali e affermava il ricorso a mezzi pacifici per la composizione delle dispute e dei conflitti.
A seguito dell’azione svolta nel promuovere tali trattati fu conferito il premio Nobel per la pace nel 1925 ad Austen Chamberlain (per i trattati di Locarno) e a Charles Gates Dawes, nel 1926 ad Aristide Briand e Gustav Stresemann (trattati di Locarno), nel 1929 a Frank Billings Kellogg.
Il 15 luglio 1924 la Gran Bretagna cedette con una convenzione all’Italia i territori dell’Oltre-Giuba: la ratifica avvenne mediante il regio decreto-legge 15 agosto 1924, n. 1547, convertito nella legge 15 luglio 1926, n. 1587.
L'Unione Sovietica fu riconosciuta con il trattato firmato a Roma il 7 febbraio 1924 (regio decreto-legge 14 marzo 1924, n. 342, convertito nella legge 31 gennaio 1926, n. 1119).
Italia e Albania firmarono un trattato a Tirana per la conservazione dello status quo il 27 novembre 1926 (regio decreto-legge 9 dicembre 1926, n. 2063, convertito nella legge 6 gennaio 1928, n. 1769). Il 22 novembre 1927 fu firmato, sempre a Tirana, un trattato di alleanza difensiva (legge 18 dicembre 1927, n. 2633). Fu data quindi esecuzione al trattato di amicizia tra l’Italia e l'Impero Etiopico, firmato in Addis-Abeba il 2 agosto 1928 con Hailé Selassié (regio decreto legge 9 dicembre 1928, n. 3303, convertito nella legge 8 luglio 1929, n. 1300). Fu infine data esecuzione al protocollo finale della conferenza di Parigi del 25 luglio 1928 sullo statuto di Tangeri (regio decreto-legge 25 agosto 1928, n. 2028, convertito nella legge 24 dicembre 1928, n. 3501).
L’ordinamento politico e amministrativo della Tripolitania e della Cirenaica fu regolato dalla legge 26 giugno 1927, n. 1013 e dal regio decreto 31 agosto 1928, n. 2302.
Furono, questi, gli anni che videro l’avvio delle trasmissioni tramite radiodiffusione. In Italia l’Unione radiofonica italiana, fondata il 27 agosto 1924, fu concessionaria delle radiodiffusioni fino al 1927; alla fine di quell’anno l’Uri fu trasformato nell’Ente italiano per le audizioni radiofoniche. Negli stessi anni furono fondati l’Istituto Luce (1924) e l’Istituto Giovanni Treccani per la pubblicazione dell’Enciclopedia italiana (1925).
Il 25 aprile 1926 Arturo Toscanini diresse alla Scala di Milano l’opera incompiuta Turandot di Giacomo Puccini, scomparso a Bruxelles il 24 novembre 1924. Puccini era stato nominato senatore il 18 settembre 1924 e morì il 29 novembre 1924, prima di prestare giuramento davanti all’Assemblea dei senatori. Tra il 10 e il 15 maggio 1926 si svolse la prima spedizione polare con il dirigibile Norge a cui parteciparono esploratori di Italia, Norvegia e Stati Uniti (Nobile, Amundsen, Larsen, Ellsworth). Due anni dopo, durante la seconda spedizione, il dirigibile Italia precipitò, provocando la morte di numerosi componenti della spedizione, tra cui lo stesso Amundsen.
Nel campo della letteratura, il 1° gennaio 1926 fu pubblicato il primo numero della rivista «Solaria», pubblicata fino al 1936. Il 10 novembre 1927 fu conferito il premio Nobel per la letteratura alla scrittrice Grazia Deledda.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/27/resoconti-elenco-cronologico
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA
Ministero dell'Aeronautica, dal 12.09.1929 al 06.11.1933
28° Legislatura del Regno d'Italia (dal 20 aprile 1929 al 19 gennaio 1934)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXVIII legislatura si svolsero in Senato 207 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona, nella seduta d’inaugurazione del 20 aprile 1929, riguardò principalmente i patti lateranensi firmati a Roma l’11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, ai quali seguì lo scambio delle ratifiche il 7 giugno 1929 e dai quali nacque lo Stato della Città del Vaticano.
Nei primi mesi della legislatura il trattato con la Santa Sede, i quatto allegati annessi e il concordato furono ratificati con la legge 27 maggio 1929, n. 810. Furono anche approvate le disposizioni sugli effetti del matrimonio religioso (legge 27 maggio 1929, n. 847), sugli enti ecclesiastici e sulle amministrazioni civili dei patrimoni destinati a fini di culto (legge 27 maggio 1929, n. 848), sull'esercizio dei culti ammessi nello Stato e sul matrimonio celebrato davanti ai ministri dei vari culti (legge 24 giugno 1929, n. 1159). Con regio decreto 17 giugno 1929, n. 1146, fu istituita l’ambasciata italiana presso la Santa Sede. L’anno successivo, il 7 febbraio 1930, Eugenio Pacelli fu nominato alla Segreteria di Stato vaticana.
Il 19 marzo 1931 ripresero i contrasti tra Stato italiano e Chiesa cattolica sulla questione educativa dei giovani, ai quali Pio XI aveva dedicato l’enciclica Divini illusi magistri il 31 dicembre 1929. Un anno più tardi i circoli cattolici piemontesi subirono devastazioni e violenze da parte dello squadrismo fascista. Il 30 maggio 1931 la Federazione universitaria cattolica italiana e i circoli dell’Azione cattolica furono sciolti dal governo fascista, nonostante l’appello in difesa dell’Azione cattolica contenuto nel chirografo di Pio XI, inviato il 26 aprile 1931 all’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster, cui seguì la pubblicazione dell’enciclica Non abbiamo bisogno il 29 giugno 1931. In seguito all’accordo tra il papa e Mussolini, raggiunto il 2 settembre 1931, fu riformato lo statuto dell’Azione cattolica. Nel settembre 1932 sorse il Movimento dei laureati cattolici fondato da Iginio Righetti, che ne fu segretario centrale, e da Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI.
I perseguitati politici emigrati all’estero iniziarono a costituire in quegli anni una fitta rete di organizzazioni antifasciste: nel luglio del 1929 fu fondato a Parigi il movimento Giustizia e libertà, formato da diverse componenti, in prevalenza liberali e socialiste; tra i fondatori si ricordano Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Fausto Nitti, fuggiti dal confino di Lipari nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1929. Al movimento appartennero anche Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Francesco Fancello. Nel gennaio 1932 fu pubblicato il primo numero dei «Quaderni di Giustizia e Libertà».
Il 30 ottobre 1930 furono arrestati in Italia numerosi componenti del movimento, che agivano in clandestinità. Riccardo Bauer, Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, Lidia Bevilacqua furono processati nel maggio 1931 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato: Riccardo Bauer ed Ernesto Rossi furono condannati a vent’anni di reclusione, Ferruccio Parri fu inviato al confino.
Tra il 18 e il 20 novembre 1930 si svolse a Lugano il processo a Giovanni Bassanesi, membro di Giustizia e Libertà in esilio in Francia. Bassanesi fu processato a causa dell’epilogo di un volo dimostrativo su Milano compiuto con Gioacchino Dolci l'11 luglio 1930. L’aereo infatti era precipitato in territorio svizzero durante il ritorno. Bassanesi fu condannato a quattro mesi di detenzione, mentre gli altri imputati furono prosciolti. Nel 1931 con l’accordo di Parigi Giustizia e Libertà entrò nella Concentrazione antifascista. Tra il dicembre 1931 e il gennaio 1932, furono arrestati a Torino i giellini Mario Andreis e Luigi Scala, mentre Aldo Garosci si rifugiò a Parigi. Nel marzo 1934 l’arresto di svariati membri torinesi di Giustizia e Libertà segnò l’inizio della campagna antisemita in Italia: l’11 marzo furono infatti arrestati Sion Segre e Mario Levi; nei giorni successivi furono arrestati dall’Ovra, la polizia segreta fascista, numerosi componenti ebrei di Giustizia e Libertà, tra cui Leone Ginzburg, Carlo Levi, Carlo Mussa Ivaldi, Giuliana Segre, Marco Segre, Attilio Segre.
Il 10 gennaio 1930 il Partito comunista d’Italia in esilio a Parigi decise di ricostituire un “centro interno” in Italia: la decisione fu caldeggiata da Palmiro Togliatti e Luigi Longo, mentre ad essa erano contrari Alfonso Leonetti, Pietro Tresso e Paolo Ravazzoli, poi espulsi dal partito il 9 giugno 1930.
Amadeo Bordiga fu espulso dal Partito comunista nel marzo 1930, perché favorevole a Trockij; a Ignazio Silone toccò la stessa sorte il 4 luglio 1931, perché contrario all’espulsione di Trockij e Zinov’ev, e inoltre perché avverso al regime dittatoriale di Stalin instaurato dopo la morte di Lenin nel 1924.
Data la persecuzione protratta da parte del regime fascista, i partiti e i movimenti antifascisti italiani non poterono che organizzare all’estero i loro congressi e gli incontri di coordinamento. Dal 14 al 21 aprile 1931 si svolse tra Colonia e Düsseldorf il IV congresso del Partito comunista d’Italia. Tra il 4 e il 6 giugno 1933 si svolse a Parigi un congresso antifascista.
Per quanto riguarda il partito socialista, il 16 marzo 1930 al congresso di Grenoble avvenne una scissione dovuta all’opposizione alla fusione con i socialisti riformisti da parte dell’ala di Angelica Balabanov.
Il 1° luglio 1930 si era formata l’Alleanza nazionale, movimento antifascista di idee liberali-costituzionali animato da Mario Vinciguerra, Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, Lauro De Bosis, Umberto Zanotti Bianco.
Il 7 e 8 settembre 1930 i gruppi della Concentrazione antifascista strinsero un patto d’unione e d’azione, che prevedeva anche la costituzione di un governo repubblicano. Nel marzo 1932 il partito repubblicano uscì dalla Concentrazione antifascista per poi rientrarvi nell’aprile 1933. La Concentrazione antifascista si sciolse il 5 maggio 1934.
Numerose furono le personalità politiche arrestate dopo il rientro in Italia dal temporaneo esilio. Tra queste: Sandro Pertini, condannato dal Tribunale speciale il 30 novembre 1929; Camilla Ravera, arrestata il 10 luglio del 1930 ad Arona insieme ad altri dirigenti comunisti, condannati il 30 ottobre 1930 a pene tra i dieci e i quindici anni di reclusione; Pietro Secchia, arrestato il 3 aprile 1931 a Torino e condannato il 2 dicembre 1931 a diciotto anni di reclusione; Mario Vinciguerra, arrestato nel novembre 1930. Il 28 novembre 1930 furono arrestati a Napoli Manlio Rossi Doria ed Emilio Sereni, condannati a quindici anni dal Tribunale speciale. Antonio Gramsci fu trasferito dal carcere di Turi a quello di Civitavecchia, quindi a Formia (novembre 1933) per il peggiorare delle condizioni di salute.
Il 29 marzo 1932 scomparve a Parigi Filippo Turati; Claudio Treves morì l’11 giugno 1933.
Il 25 ottobre 1929 il crollo della Borsa di New York segnò l’inizio di una grave crisi economica di carattere mondiale: la grande depressione. Nella tornata del 24 giugno 1930, le questioni economiche e finanziarie furono trattate in un’ampia discussione, nella quale il senatore Federico Ricci intervenne sui temi della crisi dei consumi e della distribuzione, del fenomeno dell’esportazione all’estero della sovraproduzione interna a prezzi inferiori rispetto a quelli sul mercato interno (dumping), dell’innalzamento di barriere doganali e del problema del disavanzo del bilancio.
Tra i provvedimenti di tipo economico e finanziario, furono emanati nel corso della legislatura alcuni decreti sulle emissioni di buoni del Tesoro novennali (regio decreto-legge 5 maggio 1931, n. 450, convertito nella legge 18 giugno 1931, n. 892; regio decreto-legge 21 marzo 1932, n. 230, convertito nella legge 6 giugno 1932, n. 770; regio decreto-legge 20 aprile 1932, n. 332; regio decreto-legge 7 gennaio 1934, n. 3, convertito nella legge 25 gennaio 1934, n. 539). Al governo fu attribuita la facoltà di determinare quali industrie fossero dichiarate fondamentali per la fabbricazione di prodotti essenziali alla difesa dello Stato (regio decreto-legge 18 novembre 1929, n. 2488, convertito nella legge 18 dicembre 1930, n. 1808). Furono approvate norme per la migrazione e la colonizzazione interne (legge 9 aprile 1931, n. 358), per la migrazione verso i territori coloniali o verso le aree di bonifica, dove furono costituiti nuovi comuni, come Latina (regio decreto-legge 22 settembre 1932, n. 1343, convertito nella legge 27 dicembre 1932, n. 1992, e decreto luogotenenziale 9 aprile 1945, n. 270) e Sabaudia (regio decreto-legge 4 agosto 1933, n. 1071, convertito nella legge 29 gennaio 1934, n. 200).
Fu disposta la costituzione di consorzi obbligatori fra gli esercenti dei vari rami dell'industria siderurgica (regio decreto-legge 31 dicembre 1931, n. 1670, convertito nella legge 30 maggio 1932, n. 753).
Uno dei più grandi problemi del sistema bancario in questo scenario di crisi economica era costituito dall’inesigibilità dei crediti nei confronti delle industrie. Con regio decreto-legge 13 novembre 1931, n. 1398 (convertito nella legge 15 dicembre 1932, n. 1581) fu costituito l'Istituto mobiliare italiano per la concessione di mutui e per regolare le partecipazioni azionarie in imprese private italiane; alla presidenza dell’Imi fu nominato il senatore Teodoro Mayer. L’Istituto per la ricostruzione industriale fu istituito con regio decreto-legge 23 gennaio 1933, n. 5 (convertito nella legge 3 maggio 1933, n. 512). L’Iri assumeva le gestioni che erano state di competenza dell'Istituto di liquidazioni. La Banca nazionale del lavoro divenne un istituto di credito di diritto pubblico con regio decreto-legge 18 marzo 1929, n. 416 (convertito nella legge 8 luglio 1929, n. 1271). Entrarono in vigore il testo unico delle leggi sulla riscossione delle imposte dirette (regio decreto-legge 6 novembre 1930, n. 1465, convertito nella legge 18 maggio 1931, n. 802) e il testo unico per la finanza locale (regio decreto-legge 14 settembre 1931, n. 1175, convertito nella legge 3 luglio 1930, n. 1004).
Con la legge 20 marzo 1930, n. 206, fu riformato il Consiglio nazionale delle corporazioni, che si occupava di rapporti di lavoro economici e di questioni assistenziali.
Nel corso della ventottesima legislatura furono approvate svariate leggi di contenuto assistenziale e sociale, tra la queli la legge sull’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali (regio decreto 13 maggio 1929, n. 928 e legge 13 dicembre 1928, n. 2832); la legge sugli orari di lavoro nelle aziende e per l’introduzione della giornata lavorativa di otto ore (legge 16 marzo 1933, n. 527); la riforma dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e infanzia, riorganizzata con legge 13 aprile 1933 n. 298; i provvedimenti istitutivi dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), precedentemente Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (regio decreto-legge 27 marzo 1933, n. 371, convertito nella legge 3 gennaio 1934, n. 166).
Il 1° luglio 1931 entrò in vigore il nuovo codice penale, anche noto con il nome del ministro guardasigilli Alfredo Rocco. Il codice Rocco reintrodusse la pena di morte, abolita dal codice Zanardelli del 1890, e un forte inasprimento delle sanzioni penali (regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, per la riforma del codice penale; e regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1399, per la riforma del codice di procedura penale; la legge di delega al governo in materia di riforma di codici risaliva alla precedente legislatura: legge 24 dicembre 1925, n. 2260).
Con la legge 15 dicembre 1930, n. 1696, le norme per la promulgazione delle leggi furono modificate con l’aggiunta della controfirma del capo del governo, accanto alle firme del re e del ministro proponente. Nel 1931 fu prescritto per i professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista nell’ambito delle disposizioni sull'istruzione superiore (regio decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227, convertito con modificazioni nella legge 16 giugno 1932, n. 812). Tra i professori che non giurarono vi furono Francesco Ruffini, Mario Carrara, Lionello Venturi, Gaetano De Sanctis, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Ernesto Buonaiuti, Giorgio Errera, Vito Volterra, Giorgio Levi della Vida, Edoardo Ruffini Avondo, Fabio Luzzatto, Antonio De Viti De Marco, Giuseppe Antonio Borgese assente dall’Italia. Vittorio Emanuele Orlando richiese il collocamento a riposo per non essere obbligato al giuramento. Poiché Pio XI era contrario al giuramento, la Chiesa cattolica concesse libertà di scelta ai docenti cattolici. I professori cattolici che non giurarono furono Agostino Gemelli, Francesco Rovelli, Giovanni Soranzo e Mario Rotondi.
Per quanto riguarda il panorama internazionale e i rapporti tra gli Stati, tra il 1929 e il 1934 proseguirono le conferenze sulle riparazioni di guerra e il disarmo. La situazione internazionale venne complicata dalla preoccupazione crescente per l’affermazione del nazismo in Germania, dopo le elezioni del 14 settembre 1930. Anche in Austria e in Portogallo furono instaurati i regimi dittatoriali rispettivamente di Engelbert Dolfuss (20 maggio 1932) e Antonio Salazar (5 luglio 1932).
In Germania pochi mesi dopo la rielezione di Hindenburg alla presidenza della Repubblica tedesca (10 aprile 1932), Hitler divenne cancelliere (30 gennaio 1933). Dopo la sospensione delle garanzie costituzionali e l’incendio del Reichstag (27 febbraio 1933), si verificò un crescendo di devastanti violenze e di manifestazioni di antisemitismo da parte dei nazisti.
In Italia il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Angelo Sacerdoti, espresse a Mussolini la preoccupazione per gli avvenimenti in Germania, dove il 14 luglio 1933 il partito nazionalsocialista divenne partito unico.
Con il protocollo dell’Aia del 31 agosto 1929 fu approvato il piano Young sulle riparazioni della Germania, accettato dalla Germania il 12 marzo 1930 e ratificato il 20 gennaio 1930 alla Conferenza dell’Aia. Un’ampia discussione sulle moratorie delle riparazioni di guerra fu svolta nell’Aula del Senato il 3 giugno 1932 nell’ambito della presentazione dello Stato di previsione della spesa del ministero degli Affari esteri per l’esercizio finanziario del 1932-1933. Anche alla Conferenza di Losanna (16 giugno-9 luglio 1932) fu discussa la questione delle riparazioni tedesche, con proposta di ulteriori riduzioni. Le possibilità di un accordo internazionale contro la crisi finanziaria furono discusse nella Conferenza economica e monetaria internazionale di Londra (15-27 giugno 1933). Negli Stati Uniti il presidente Franklin Delano Roosevelt avviò il New Deal, un radicale programma di riforme economiche anticrisi.
Il 27 luglio 1929 era stata firmata a Ginevra la convenzione per i feriti e i malati durante le guerre e il trattamento dei prigionieri di guerra, ratificata con regio decreto 23 ottobre 1930, n. 1615. Il 31 maggio 1929 era stata firmata la convenzione di Londra per la sicurezza della vita umana in mare, ratificata con legge 31 marzo 1932, n. 718. La questione degli armamenti navali fu trattata nella conferenza di Londra (21 gennaio-22 aprile 1930), che auspicò una riduzione dell’impiego di sottomarini. Il 2 febbraio 1932 si aprì a Ginevra la conferenza sul disarmo, i cui lavori furono più volte interrotti. La Germania abbandonò la Conferenza sul disarmo e nell’ottobre 1933 uscì dalla Società delle Nazioni. Nei mesi precedenti, anche il Giappone aveva abbandonato la Società delle Nazioni, dopo aver invaso la Manciuria nel 1931. Il 7 giugno 1933 Mussolini propose un patto a quattro tra Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania, firmato a Roma il 15 luglio 1933 e ratificato dall’Italia con regio decreto 29 luglio 1933, n. 941. Il patto non fu mai applicato. Tra le sue clausole, un articolo stabiliva che le varie parti potessero concertarsi sulle questioni di ordine economico.
Durante il periodo di consolidamento del regime fascista e di perdita progressiva delle libertà democratiche, coincidente appunto con la ventottesima legislatura, fu pubblicato il romanzo Gli indifferenti di Alberto Moravia (1929); la teoria relativistica delle particelle di Ettore Majorana fu divulgata nel mondo scientifico nel 1932.
Nel 1932 fu varato il transatlantico Rex dai Cantieri Ansaldo di Genova Sestri: tra il 1933 e il 1940, il Rex trasportò negli Stati Uniti d’America numerosi ebrei vittime delle persecuzioni razziali.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/28/resoconti-elenco-cronologico
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA
Ministero delle Comunicazioni, dal 09.07.1928 al 11.09.1929
Ministri dei LAVORI PUBBLICI del Regno d'Italia
1929 - Governo Mussolini
Ministri dei LAVORI PUBBLICI del Regno d'Italia
1929-1930- Governo Mussolini
Leggi promulgate nell'anno 1929
LEGGI PER LEGISLATURA
27° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 maggio 1924 al 21 gennaio 1929)
28° Legislatura del Regno d'Italia (dal 20 aprile 1929 al 19 gennaio 1934)
Nasce a Genova il 21 agosto 1929
Laurea in medicina e chirurgia; medico, docente universitario
Gian Aldo Arnaud (1929-2013)
Nasce a Novi Ligure (Alessandria) il 28 dicembre 1929
Deceduto il 4 giugno 2013
Licenza media superiore; giornalista.
Nasce a La Spezia il 24 giugno 1929
Laurea in medicina e chirurgia, spec. anestesiologia e malattie apparato respiratorio; medico chirurgo.