26° Legislatura del Regno d'Italia (dal 11 giugno 1921 al 25 gennaio 1924) (durata : giorni 958)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella XXVI legislatura del Regno si svolsero in Senato 172 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona nella seduta d’inaugurazione dell’11 giugno 1921 riguardò le questioni del dopoguerra, il confine orientale, la finanza e l’educazione delle classi popolari. Tommaso Tittoni fu confermato presidente del Senato il 14 giugno 1921.
Poco dopo l’inizio della legislatura, al V Governo Giolitti (15 giugno 1920-4 luglio 1921) subentrò il I Governo Bonomi (4 luglio 1921-26 febbraio 1922). Il 27 giugno 1921 Giolitti aveva rassegnato le dimissioni poiché la maggioranza a sostegno del governo era molto ristretta. Tra i primi provvedimenti proposti dal governo, fu prorogato l'esercizio provvisorio sino al 31 dicembre 1921 (legge 31 luglio 1921, n. 1013) e varata la riforma dell'amministrazione dello Stato, la semplificazione dei servizi e la riduzione del personale (legge 13 agosto 1921, n. 1080).
Il 4 novembre 1921, nell’anniversario della vittoria, si svolse la cerimonia della traslazione della salma del milite ignoto da Aquileia a Roma: fini e organizzazione dell’evento furono stabiliti dalla legge 11 agosto 1921, n. 1075, Per la sepoltura in Roma, sull'Altare della Patria, della salma di un soldato ignoto caduto in guerra.
La vita dei partiti politici democratici iniziò in quel periodo a essere fortemente limitata dal crescendo delle violenze fasciste, cui si aggiunse l’azione repressiva del governo guidato da Mussolini da fine ottobre 1922. Durante il XVIII congresso del Psi a Milano (10-15 ottobre 1921), la mozione massimalista prevalse su quella riformista, dopo la decisione, votata nel III congresso dell’Internazionale a Mosca (22 giugno-12 luglio 1921), di espellere la corrente moderata. Il 4 ottobre 1922, durante il XIX Congresso del Psi, la corrente riformista, facente capo a Filippo Turati, Claudio Treves e Giacomo Matteotti, fondò il Partito socialista unitario.
Durante il III congresso del Partito popolare italiano a Venezia (20-23 ottobre 1921) furono discussi il decentramento amministrativo e la collaborazione con altri partiti. Il 7 dicembre 1921 fu fondata l’Università cattolica del Sacro Cuore.
Il 9 novembre 1921 fu fondato a Roma il Partito nazionale fascista durante il terzo congresso dei Fasci di combattimento.
Nel marzo 1922 si svolse il II congresso del Partito comunista d’Italia, in cui furono approvate le “tesi di Roma” (20-24 marzo 1922).
Il 6 febbraio 1922 salì al soglio pontificio papa Pio XI (al secolo Achille Ratti), dopo la morte di papa Benedetto XV, avvenuta il 22 gennaio 1922.
Nell’autunno 1921 la questione dell’ordine pubblico fu discussa alla Camera dei deputati, dopo il fallimento, nel corso dell’estate, del patto di pacificazione tra fascisti e socialisti, firmato il 3 agosto 1921 alla presenza del presidente della Camera Enrico De Nicola. Alla Camera dei deputati, il 29 novembre 1921, si aprì la discussione su due mozioni, una del gruppo socialista sullo squadrismo fascista e sulle devastazioni di camere del lavoro, sedi di leghe, cooperative e circoli, e una del gruppo fascista sugli scioperi dei pubblici dipendenti e sull’interruzione dei pubblici servizi. La discussione, in cui era intervenuto il 2 dicembre 1921 anche Giacomo Matteotti, si chiuse il 6 dicembre 1921 con un voto di fiducia al Governo e con la votazione della mozione Rocco. Pochi mesi più tardi, a seguito del fallimento della Banca italiana di sconto nel dicembre 1921, il gruppo democratico della Camera ritirò il proprio sostegno al Governo Bonomi, che il 2 febbraio 1922 presentò le dimissioni, confermate il 17 febbraio 1922 dopo un primo rinvio alle Camere da parte del re.
Il I Governo Facta, subentrato il 26 febbraio 1922, ottenne la fiducia della Camera il 18 marzo 1922. Nella primavera-estate 1922 la questione del deterioramento dell’ordine pubblico continuò a essere discussa alla Camera, dove furono presentati atti di sindacato ispettivo sulla situazione nelle province. Al Senato nella discussione sul disegno di legge relativo agli Stati di previsione della spesa del Ministero dell’interno per gli esercizi finanziari 1921-22 e 1922-23, il 9 e il 10 giugno 1922 il presidente del Consiglio Facta e i senatori Ferri, Tanari e Gallini intervennero sulla situazione dell’ordine pubblico nelle province dell’Emilia Romagna e in altre province confinanti. Nel luglio 1922 furono posti all’ordine del giorno della Camera gli scioperi dei servizi ferroviari (5 luglio 1922) e i disordini in varie province (tra cui Viterbo l’11 luglio, Ferrara il 15 luglio, Tolentino e Sestri Ponente il 17 luglio). Il 19 luglio 1922 fu discussa alla Camera la mozione presentata da Filippo Turati sulla tutela della libertà, della casa, della vita dei cittadini e del pieno e libero esercizio del mandato legislativo; il 20 luglio, dopo la votazione dell’ordine del giorno Longinotti di sfiducia al Governo per la mancata pacificazione del paese, Facta comunicò le sue dimissioni.
Il 1° agosto 1922 si costituì il II Governo Facta. Tra il 31 luglio e il 2 agosto 1922 si era svolto lo “sciopero legalitario” indetto dall’Alleanza del lavoro. Nei giorni successivi alla conclusione dello sciopero, tra il 3 e il 4 agosto 1922, si verificarono in numerose città d’Italia aggressioni e devastazioni da parte degli squadristi a danno di circoli e sedi di partito e sindacali. A Milano il 3 agosto 1922 fu assaltato Palazzo Marino, sede del comune, e fu distrutta anche la sede del giornale socialista «Avanti!». I fatti avvenuti a Genova, Parma e Milano furono discussi nella seduta della Camera del 10 agosto 1922.
Il 27 ottobre 1922 il presidente del Consiglio Facta presentò nuovamente le dimissioni, dopo il convegno fascista di Napoli (24 ottobre 1922). A seguito dell’occupazione di stazioni ferroviarie, prefetture, uffici postali e telegrafici da parte di squadre fasciste provenienti da varie regioni d’Italia, il presidente del Consiglio preparò un decreto in cui veniva dichiarato lo stato d’assedio, decreto che il 28 ottobre 1922, giorno della “marcia su Roma”, Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare. A Milano il 30 ottobre fu nuovamente assaltata e devastata la sede dell’«Avanti!». Le devastazioni e gli scontri provocarono numerosi morti e feriti.
Mussolini, giunto a Roma da Milano il 30 ottobre 1922, ricevette da Vittorio Emanuele III l’incarico di formare il nuovo governo, che fu costituito il 31 ottobre 1922. La presentazione alla Camera dei deputati avvenne il 16 novembre 1922 (discorso del bivacco). Con la legge 3 dicembre 1922, n. 1601, furono delegati i pieni poteri al Governo per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione. Tra il dicembre 1922 e il gennaio 1923 furono istituiti il Gran Consiglio del fascismo e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Il 26 febbraio 1923 il Partito nazionale fascista assorbì l’associazione nazionalista.
Nel frattempo nel paese si intensificarono le violenze da parte delle formazioni fasciste. Tra il 18 e il 20 dicembre 1922 fu devastata a Torino la sede del giornale di Antonio Gramsci «Ordine nuovo» e furono incendiati alcuni circoli operai e della locale Camera del lavoro. Piero Gobetti, fondatore l’anno precedente della rivista «La Rivoluzione liberale», fu arrestato nel febbraio 1923 e rilasciato pochi giorni dopo grazie alla difesa di esponenti della cultura, tra cui Benedetto Croce. Tra il febbraio e il marzo 1923 furono arrestati i dirigenti comunisti e altri oppositori dei fascisti: nel febbraio-marzo 1923 furono incarcerati Amadeo Bordiga, Ruggero Greco, Giacinto Menotti Serrati; nel settembre furono arrestati Palmiro Togliatti e Angelo Tasca. Furono vittime di aggressioni anche Giuseppe Emanuele Modigliani (febbraio 1923) e Alfredo Misuri (29 maggio 1923).
Nella primavera del 1923 nel IV congresso del Partito popolare a Torino (12-14 aprile 1923) fu votato un ordine del giorno favorevole al sistema proporzionale nell’elezione della Camera dei deputati e contrario al progetto governativo di riforma elettorale (la cosiddetta legge Acerbo). I membri del governo iscritti al Partito popolare furono convocati da Mussolini il 17 aprile a seguito degli esiti del Congresso e il 23 aprile presentarono le dimissioni. Il 25 aprile 1923 il cardinale Gasparri ricordò ai vescovi italiani la circolare del 2 ottobre 1922 in cui la Santa Sede invitava ad attenersi alla prudenza, evitando atteggiamenti di favoritismo verso i partiti politici. Al congresso di Torino seguirono le dimissioni di Luigi Sturzo da segretario del Partito popolare (10 luglio 1923) e aggressioni fasciste contro organizzazioni cattoliche in numerose città e contro membri del clero, tra cui si ricorda don Giovanni Minzoni, ucciso il 23 agosto 1923 ad Argenta.
Furono oggetto di devastazioni l’abitazione romana di Francesco Saverio Nitti, ex presidente del Consiglio, il 29 novembre 1923 e la sede del giornale «La Giustizia» di Milano, organo del Partito socialista unitario, il 10 dicembre. Il 12 dicembre 1923 furono sospese le pubblicazioni di alcuni giornali di sinistra. Il 26 dicembre il deputato Giovanni Amendola, direttore del giornale «Il Mondo», subì la prima aggressione a Roma.
Sul piano della politica estera e delle vicende internazionali, la conferenza interalleata svoltasi a Cannes tra il 6 e il 13 gennaio 1922 riguardò la revisione dei trattati di pace della prima guerra mondiale e la ricostruzione tedesca. La questione delle riparazioni fu riproposta il 9 dicembre 1922 nella conferenza di Londra, poi, tra il 2 e il 4 gennaio 1923, nella conferenza di Parigi, cui partecipò l’ambasciatore e senatore Pietro Tomasi della Torretta. Alla conferenza seguì l’11 gennaio 1923 l’occupazione del bacino minerario della Ruhr da parte di divisioni francesi e belghe, che durò fino al 25 agosto 1925. Nella conferenza navale di Washington, iniziata nel novembre 1921, furono firmati tre trattati (6 febbraio 1922) riguardanti la consistenza delle flotte di Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Giappone, Francia e Italia, e le relazioni con la Cina e le regioni dell’Oceano Pacifico. La ricostruzione economica e finanziaria nel nuovo assetto mondiale postbellico fu argomento della conferenza di Genova (10 aprile-19 maggio 1922) a cui parteciparono 34 nazioni. Pochi giorni dopo l’apertura della conferenza fu siglato, il 16 aprile 1922, il trattato di Rapallo tra la Germania e l’Urss sulla ripresa delle relazioni diplomatiche e commerciali (cosiddetto secondo trattato di Rapallo). La revisione del trattato di Sèvres stipulato tra gli Stati vincitori del primo conflitto mondiale e la Turchia fu oggetto, nel novembre 1922, della conferenza internazionale di Losanna. I lavori si conclusero con la proclamazione della Repubblica turca nel luglio 1923. Nella stessa estate, il 27 agosto 1923, i soldati italiani inviati a delimitare il confine greco-albanese furono uccisi in un’imboscata a Giannina in Grecia, che provocò, come reazione, l’occupazione italiana di Corfù (31 agosto-27 settembre 1923).
Alcuni trattati e accordi regolarono le relazioni tra Italia e Regno dei serbi, croati e sloveni. Il 23 ottobre 1922 fu firmato l’accordo italo-iugoslavo di Santa Margherita per l’esecuzione delle convenzioni stipulate a Rapallo il 12 novembre 1920 (legge 21 febbraio 1923, n. 281). Il trattato di Roma riguardò la questione della città libera di Fiume (regio decreto-legge 22 febbraio 1924, n. 211, convertito nella legge 10 luglio 1925, n. 1512): a Fiume, nel marzo 1922, il governo Zanella venne rovesciato da ex legionari fascisti e nazionalisti; l'Assemblea costituente fiumana rimase costituita dalla sola minoranza aderente ai partiti annessionisti (21 marzo 1922), mentre la maggioranza dei membri si era rifugiata in Iugoslavia.
Il Parlamento italiano approvò nel corso della legislatura la riforma della Pubblica istruzione (nota come riforma Gentile, dal nome del ministro), realizzata mediante una serie di regi decreti, emanati sulla base della legge delega 3 dicembre 1922, n. 1601, che riguardavano le tabelle organiche del personale della pubblica istruzione (regio decreto 31 dicembre 1922, n. 1679), l’ordinamento e le attribuzioni del ministero della Pubblica istruzione (regio decreto 16 luglio 1923, n. 1753), l’istruzione media e convitti nazionali (regio decreto 6 maggio 1923 nr. 1054), le disposizioni sull’ordinamento dell’istruzione superiore (regio decreto 30 settembre 1923, n. 2102), la riorganizzazione dell’insegnamento elementare (regio decreto 1° ottobre 1923, n. 2185), il riordino degli istituti superiori di magistero (regio decreto 13 marzo 1923, n. 736).
Nello stesso periodo fu emanato il regio decreto-legge 29 marzo 1923, n. 1429, concernente il riconoscimento della giornata lavorativa di otto ore, conformemente alla convenzione della conferenza dell'Organizzazione internazionale del lavoro della Società delle Nazioni di Washington; furono inoltre varati provvedimenti volti a favorire l’efficienza e la modernizzazione dei servizi e dei rapporti sociali, come la concessione del servizio telefonico a società private (regio decreto 8 febbraio 1923, n. 399) e l’abolizione del monopolio statale sulle assicurazioni sulla vita (regio decreto 29 aprile 1923, n. 966).
La legge 18 novembre 1923, n. 2444 (legge Acerbo, dal nome del deputato Giacomo Acerbo) previde l’adozione del sistema maggioritario all’interno di un collegio unico nazionale e il premio di maggioranza di due terzi dei seggi alla lista con il maggior numero di voti (356) mentre i seggi restanti (179) venivano ripartiti su base proporzionale tra le liste rimaste in minoranza.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/26/resoconti-elenco-cronologico
27° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 maggio 1924 al 21 gennaio 1929)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXVII legislatura si svolsero in Senato 215 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona nella seduta d’inaugurazione del 24 maggio 1924 riguardò principalmente la riforma dei codici di diritto civile, di commercio e per la marina mercantile. Tommaso Tittoni fu confermato presidente del Senato con il 31 maggio 1924.
Due settimane dopo l’inizio della legislatura, il 10 giugno 1924, il deputato Giacomo Matteotti fu aggredito e rapito a Roma sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, poco distante dalla sua abitazione, e brutalmente assassinato da alcuni sicari fascisti. Matteotti, nel precedente discorso pronunciato alla Camera dei deputati il 30 maggio 1924, aveva chiesto l’annullamento dei risultati delle elezioni del 6 aprile per brogli e irregolarità. Il corpo di Matteotti fu rinvenuto due mesi più tardi, il 16 agosto, nella macchia della Quartarella a Roma. Le vicende processuali seguite al delitto, che per la sua efferatezza provocò un’ondata di proteste e sdegno nel paese e all’estero, si conclusero definitivamente soltanto dopo la caduta del fascismo, con la sentenza di condanna definitiva emessa dalla Corte d’assise di Roma il 4 aprile 1947. Le sentenze (il rinvio a giudizio della Sezione d’accusa di Roma del 1° dicembre 1925 e la sentenza nel processo di Chieti del 24 marzo 1926) erano state dichiarate giuridicamente inesistenti dalla seconda sezione penale della Corte di cassazione in base al decreto luogotenenziale 27 luglio 1944, n. 159. Nell’Aula del Senato il presidente Tommaso Tittoni parlò della scomparsa di Matteotti nella seduta del 24 giugno 1924. Presso il Senato del Regno, che aveva funzione di Alta Corte di giustizia per i reati di cui erano accusati i ministri o i senatori, fu istituito il procedimento penale a carico di Emilio De Bono, senatore e capo della polizia, a seguito della denuncia presentata da Giuseppe Donati, direttore del giornale «Il Popolo». Per gli atti del processo De Bono si rinvia al fascicolo conservato all’Archivio storico del Senato e pubblicato nella seguente pagina web:
https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/ufficio-alta-corte-giustizia-e-degli-studi-legislativi/IT-SEN-002-000120/de-bono-emilio
Il 27 giugno 1924 alla Camera dei deputati iniziò la secessione dell’Aventino: l’opposizione parlamentare, guidata da Giovanni Amendola, Filippo Turati e Luigi Sturzo, deliberò di astenersi dai lavori parlamentari fino al ripristino della legalità. I deputati del gruppo comunista ripresero a frequentare i lavori della Camera il 26 novembre 1924. Il gruppo popolare e il gruppo demosociale deliberarono di rientrare in Aula due anni più tardi, ma il 16 gennaio 1926, in occasione della morte della regina madre Margherita di Savoia, fu loro impedito l’ingresso alla Camera da parte dei deputati fascisti.
Il 30 novembre 1924 si svolse a Milano il convegno delle opposizioni, al quale presero parte Turati, De Gasperi, Gronchi, Treves e Amendola e in cui fu posta la questione morale. Il 3 gennaio 1925 Mussolini intervenne alla Camera dichiarando di assumersi «la responsabilità politica, morale, storica di quanto avvenuto», con riferimento al delitto Matteotti. Pochi giorni dopo alcuni ministri (Salandra, Casati, Oviglio e Sarrocchi) si dimisero. L’8 gennaio 1925 un manifesto di risposta al discorso del 3 gennaio 1925 fu letto nell’Assemblea dalle opposizioni. Nella primavera venne pubblicato il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce (1° maggio 1925) e pubblicato su «Il Mondo», in risposta al manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile (21 aprile 1925).
Nell’ambito della politica interna, si svolsero il congresso del Partito liberale a Livorno il 4 ottobre 1924 e, tra il 28 e il 30 giugno 1925, l’ultimo congresso nazionale del Partito popolare italiano. Nel convegno, di cui furono relatori Alcide De Gasperi e Umberto Tupini, fu letta una lettera di adesione inviata da Luigi Sturzo, già in esilio a Londra. Il III congresso del Partito comunista si svolse a Lione in modo clandestino il 21 gennaio 1926. L’anno successivo, il 10 aprile 1927, si costituì la Concentrazione antifascista a Nérac in Francia. Il Partito socialista unitario fu sciolto nel novembre 1925 e diede poi origine al Partito socialista dei lavoratori italiani.
Numerosi uomini politici e intellettuali antifascisti furono costretti all’espatrio: tra questi, il già menzionato Luigi Sturzo, espatriato a Londra dal 25 ottobre 1924 su richiesta del cardinale Gasparri, Gaetano Salvemini, rifugiato in Francia dall’agosto 1925, Giovanni Amendola, morto a Cannes il 7 aprile 1926 dopo essere espatriato a seguito dell’aggressione fascista subita a Montecatini il 25 luglio 1925, Claudio Treves, che emigrò a Parigi nel novembre 1926, Giuseppe Saragat, in esilio a Vienna dal novembre 1926, poi a Parigi dal 1930, Pietro Nenni, a Parigi dal 1926, Filippo Turati, a Parigi dall’11 dicembre 1926. Piero Gobetti, che aveva subito un’aggressione fascista il 5 settembre 1924, morì a Parigi il 15 febbraio 1926, pochi giorni dopo il suo arrivo. Carlo Sforza, emigrato nel 1927 negli Stati Uniti, fu tra i promotori della Mazzini society.
Il governo fascista emanò provvedimenti repressivi della libertà di stampa e dell’attività dei giornali sin dal 1924 (regio decreto-legge 10 luglio 1924, n. 1081 sulla vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche; leggi 31 dicembre 1925, nn. 2307-2309). Numerosi giornali vennero sospesi o sequestrati dopo che fu sventato l’attentato di Tito Zaniboni e Luigi Capello a Mussolini a Roma il 4 novembre 1925. L’8 novembre 1925 fu pubblicato l’ultimo numero del giornale «La Rivoluzione liberale» di Piero Gobetti, fondato nel marzo 1924. Fu chiuso anche il periodico «Non Mollare», pubblicato a Firenze tra il gennaio e l’ottobre 1925 da Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli.
Il 2 ottobre 1925 le commissioni interne di fabbrica vennero abolite e fu firmato il patto di Palazzo Vidoni tra la Confindustria e la Confederazione delle corporazioni fasciste. Con la legge 3 aprile 1926, n. 563, fu stabilita una magistratura del lavoro e riconosciuto giuridicamente il solo sindacato fascista. Il 22 aprile 1927 venne approvata la Carta del lavoro.
Tra il 1925 e il 1926 le cosiddette leggi fascistissime riguardarono l’ordinamento e l’attività di associazioni, enti e istituti (legge 26 novembre 1925, n. 2029), le attribuzioni e le prerogative del presidente del Consiglio, che assunse il titolo di capo del governo (legge 24 dicembre 1925, n. 2263), e la facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche (legge 31 gennaio 1926, n. 100). La legge 31 gennaio 1926, n. 108, di modifica alla legge sulla cittadinanza, introduceva severe misure punitive contro i fuoriusciti politici. Fu delegata al governo la facoltà di emendare il codice penale, il codice di procedura penale, le leggi sull'ordinamento giudiziario e il codice civile (legge 24 dicembre 1925, n. 2260).
Il podestà di nomina prefettizia sostituì il sindaco elettivo nei comuni con popolazione non eccedente i 5000 abitanti (legge 4 febbraio 1926, n. 237), poi la misura fu estesa a tutti i comuni (regio decreto-legge 3 settembre 1926, n. 1910, convertito nella legge 2 giugno 1927, n. 957). Con regio decreto-legge 28 ottobre 1925, n. 1949, convertito nella legge 16 giugno 1927, n. 1113, fu istituito il governatorato di Roma.
Furono approvate altre leggi eccezionali dopo gli attentati a Mussolini del 1926: il 7 aprile a Roma da parte di Violet Gibson, l’11 settembre a Roma da parte di Guido Lucetti, il 31 ottobre a Bologna da parte di Anteo Zamboni. Il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848) disponeva il rafforzamento dell’autorità dei prefetti, lo scioglimento dei partiti, delle organizzazioni e associazioni, e l’istituzione del confino di polizia. Con la legge 25 novembre 1926, n. 2008, sui Provvedimenti per la difesa dello Stato, fu reintrodotta la pena di morte per gli attentatori alla vita e integrità personale del re e dei membri della famiglia reale, ed erano previste la confisca dei beni ai fuoriusciti e la perdita della nazionalità. Fu istituito il tribunale speciale per la difesa dello Stato. Antonio Gramsci, arrestato l’8 novembre 1926 con i deputati del gruppo parlamentare comunista, e inviato al confino di polizia a Ustica il 7 dicembre 1926, fu processato nel 1928 insieme a Umberto Terracini, con numerosi altri accusati, dal tribunale speciale per la difesa dello Stato. Il processo iniziò il 24 maggio 1928. Gramsci fu condannato a venti anni di carcere. Il 9 novembre 1926 i deputati antifascisti aventiniani vennero dichiarati decaduti dalla carica. Fu istituito un servizio speciale di investigazione politica con regio decreto-legge 6 novembre 1926, n. 1903 (convertito nella legge 22 gennaio 1928, n. 405), e si pose mano al riordinamento del personale dell'amministrazione della pubblica sicurezza e dei servizi di polizia con il regio decreto-legge 9 gennaio 1927, n. 33 (convertito in legge 22 dicembre 1927, n. 2493).
Furono in seguito approvate la legge 9 dicembre 1928, n. 2693, sull’ordinamento e le attribuzioni del Gran consiglio del fascismo, e la legge 17 maggio 1928, n. 1019, di modifica alla rappresentanza politica in senso plebiscitario. Con quest’ultimo provvedimento il numero dei deputati fu portato a 400 e si stabilì che i candidati fossero scelti dal Gran consiglio del fascismo. Nella discussione alla Camera il 16 marzo 1928 intervenne Giolitti, che sottolineò il contrasto tra la rappresentanza politica proposta e lo Statuto albertino.
L’atteggiamento del fascismo con la Chiesta cattolica oscillò nel corso della legislatura tra concorrenza ideologica e collaborazione: incentrato sulle relazioni tra lo Stato e la Chiesa fu il discorso sulla condotta dei cattolici nella vita politica, pronunciato il 9 settembre 1924 da papa Pio XI davanti alla Federazione universitari cattolici italiani (Fuci). Nel chirografo al cardinale Gasparri del 18 febbraio 1926, Pio XI obiettava che una legge in materia ecclesiastica non potesse essere elaborata unilateralmente dalle autorità secolari senza la partecipazione della Santa Sede. A partire dal 6 agosto 1926 furono avviati colloqui tra le autorità italiane e vaticane per rinegoziare gli accordi tra lo Stato italiano e la Santa Sede: Domenico Barone per la parte italiana e Francesco Pacelli, fratello del futuro papa Pio XII, furono i primi interlocutori dei colloqui, caratterizzati da intese, ma anche da interruzioni e contrasti, in particolare sulla questione dell’educazione dei giovani. Nel novembre 1928 si aprirono le trattative ufficiali per gli accordi tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, conclusi l’11 febbraio 1929 con la firma dei Patti lateranensi.
Con la legge 3 aprile 1926, n. 2247, fu istituita l’Opera nazionale Balilla, in concorrenza con l’Azione cattolica italiana. Con i regi decreti-legge 9 gennaio 1927, nn. 5 e 6, convertiti nella legge 2 giugno 1927, n. 1115, furono sciolte le organizzazioni giovanili non facenti capo all’Opera nazionale Balilla. L’Associazione dei giovani esploratori cattolici italiani, benché esclusa dal provvedimento di scioglimento, fu sottoposta a limitazioni, non potendo istituire nuove formazioni e organizzazioni nei comuni inferiori ai 20 mila abitanti, a meno che non fossero capoluoghi di provincia.
Con regio decreto-legge 9 aprile 1928, n. 696, le organizzazioni giovanili non fasciste furono sciolte e confluirono nell’Opera nazionale Balilla. Disapprovando la tendenza del regime fascista ad egemonizzare l’associazionismo giovanile, il 15 aprile 1928 il papa, in un intervento al consiglio nazionale degli uomini cattolici, sostenne il ruolo della Chiesa nell’educazione e il diritto dei genitori a scegliere l’educazione dei figli. Il 14 maggio 1928 Mussolini chiarì che le associazioni giovanili cattoliche erano escluse dai provvedimenti di scioglimento. l’Associazione scautistica cattolica italiana fu comunque sciolta il 6 maggio 1928; alcuni reparti continuarono ad operare nella clandestinità.
La politica economica e finanziaria del governo mussoliniano fu ampiamente discussa in Parlamento. Nella seduta in Senato del 25 marzo 1925 i senatori Ugo Ancona, Maggiorino Ferraris, Achille Loria intervennero sulla riforma tributaria, sulla circolazione della lira, sul debito fluttuante, e sugli stati di previsione della spesa del ministero delle Finanze e dell’esercizio finanziario del 1924-1925.
Con il regio decreto 24 luglio 1925, n. 1229, furono ripristinati i dazi doganali sul frumento, sui cereali minori e sui prodotti derivati: il provvedimento fu parte integrante della cosiddetta battaglia del grano. Si legiferò anche per favorire l’aumento della produzione granaria (regi decreti-legge 29 luglio 1925, nn. 1313-1317, poi convertiti nella legge 18 marzo 1926, n. 562). Con la legge 24 dicembre 1928, n. 3134, fu approntato il piano per la bonifica integrale.
Per stabilizzare la lira venne autorizzata, con regio decreto-legge 18 novembre 1925, n. 1964 (legge di conversione del 10 dicembre 1925, n. 2252), l'emissione di un prestito di 100 milioni di dollari da parte della Banca Morgan. La rivalutazione della lira nei confronti della sterlina, adottata nel 1926 (la cosiddetta quota 90), fu istituzionalizzata con regio decreto-legge 21 dicembre 1927, n. 2325 (convertito nella legge 7 giugno 1928, n. 1453), riguardante la cessazione del corso forzoso e la convertibilità in oro dei biglietti della Banca d'Italia. Con regio decreto 15 giugno 1926, n. 1195, fu approvata la convenzione con la Banca d'Italia per unificare il servizio di emissione dei biglietti di banca, stipulata il 6 maggio 1926.
Con regio decreto-legge 3 aprile 1926, n. 556, fu istituita l’Azienda generale italiana petroli (Agip); il decreto venne convertito nella legge 25 giugno 1926, n. 1262.
La politica demografica del fascismo fu supportata da una serie di provvedimenti, tra i quali l’istituzione dell’imposta sul celibato (regio decreto-legge 19 dicembre 1926, n. 2132, convertito nella legge 22 dicembre 1927, n. 2492), la concessione di esenzioni tributarie alle famiglie numerose (legge 14 giugno 1928, n. 1312), la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia (legge 10 dicembre 1925, n. 2277), la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli (legge 17 dicembre 1925, n. 2306).
Sul piano internazionale, i primi anni del governo fascista furono caratterizzati da una ricerca di collaborazione e di equilibrio: il mantenimento della pace e la soluzione dei problemi collegati ai trattati di pace furono i temi principali delle conferenze internazionali dell’epoca. Dal 16 luglio al 16 agosto 1924 si svolse la conferenza di Londra, in cui fu approvato il piano Dawes per una soluzione della questione delle riparazioni tedesche.
Nello stesso anno furono ratificati i trattati firmati dal governo italiano a Losanna il 24 luglio 1923 e a Parigi il 23 novembre 1923. Con il trattato di Losanna veniva modificato il trattato di pace di Sèvres fra gli stati dell'Intesa e la Turchia (regio decreto-legge 28 agosto 1924, n. 1354, convertito nella legge 18 marzo 1926, n. 562). La convenzione di Parigi riguardava la riparazione dei danni da parte della Turchia (regio decreto-legge 31 gennaio 1924, n. 490, convertito nella legge 11 giugno 1925, n. 2590).
Con regio decreto-legge 2 marzo 1926, n. 323, convertito nella legge 14 aprile 1927, n. 2835, furono approvati gli atti internazionali conclusi il 16 ottobre 1925 alla conferenza di Locarno fra l'Italia, il Belgio, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Polonia e la Cecoslovacchia. Il protocollo finale fu firmato a Locarno nella stessa data, mentre il trattato venne firmato a Londra il 1° dicembre 1925. I patti avevano lo scopo di creare un clima di distensione e scongiurare lo scoppio di una nuova guerra in Europa.
Il 27 agosto 1928 venne firmato il patto di Parigi, proposto dal segretario di Stato americano Frank Billings Kellogg e dal ministro degli esteri francese Aristide Briand. Gli Stati firmatari originari erano 15: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Belgio, Polonia, Cecoslovacchia, Irlanda, India, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. Il trattato stabiliva la condanna del ricorso alla guerra per la soluzione delle controversie internazionali e affermava il ricorso a mezzi pacifici per la composizione delle dispute e dei conflitti.
A seguito dell’azione svolta nel promuovere tali trattati fu conferito il premio Nobel per la pace nel 1925 ad Austen Chamberlain (per i trattati di Locarno) e a Charles Gates Dawes, nel 1926 ad Aristide Briand e Gustav Stresemann (trattati di Locarno), nel 1929 a Frank Billings Kellogg.
Il 15 luglio 1924 la Gran Bretagna cedette con una convenzione all’Italia i territori dell’Oltre-Giuba: la ratifica avvenne mediante il regio decreto-legge 15 agosto 1924, n. 1547, convertito nella legge 15 luglio 1926, n. 1587.
L'Unione Sovietica fu riconosciuta con il trattato firmato a Roma il 7 febbraio 1924 (regio decreto-legge 14 marzo 1924, n. 342, convertito nella legge 31 gennaio 1926, n. 1119).
Italia e Albania firmarono un trattato a Tirana per la conservazione dello status quo il 27 novembre 1926 (regio decreto-legge 9 dicembre 1926, n. 2063, convertito nella legge 6 gennaio 1928, n. 1769). Il 22 novembre 1927 fu firmato, sempre a Tirana, un trattato di alleanza difensiva (legge 18 dicembre 1927, n. 2633). Fu data quindi esecuzione al trattato di amicizia tra l’Italia e l'Impero Etiopico, firmato in Addis-Abeba il 2 agosto 1928 con Hailé Selassié (regio decreto legge 9 dicembre 1928, n. 3303, convertito nella legge 8 luglio 1929, n. 1300). Fu infine data esecuzione al protocollo finale della conferenza di Parigi del 25 luglio 1928 sullo statuto di Tangeri (regio decreto-legge 25 agosto 1928, n. 2028, convertito nella legge 24 dicembre 1928, n. 3501).
L’ordinamento politico e amministrativo della Tripolitania e della Cirenaica fu regolato dalla legge 26 giugno 1927, n. 1013 e dal regio decreto 31 agosto 1928, n. 2302.
Furono, questi, gli anni che videro l’avvio delle trasmissioni tramite radiodiffusione. In Italia l’Unione radiofonica italiana, fondata il 27 agosto 1924, fu concessionaria delle radiodiffusioni fino al 1927; alla fine di quell’anno l’Uri fu trasformato nell’Ente italiano per le audizioni radiofoniche. Negli stessi anni furono fondati l’Istituto Luce (1924) e l’Istituto Giovanni Treccani per la pubblicazione dell’Enciclopedia italiana (1925).
Il 25 aprile 1926 Arturo Toscanini diresse alla Scala di Milano l’opera incompiuta Turandot di Giacomo Puccini, scomparso a Bruxelles il 24 novembre 1924. Puccini era stato nominato senatore il 18 settembre 1924 e morì il 29 novembre 1924, prima di prestare giuramento davanti all’Assemblea dei senatori. Tra il 10 e il 15 maggio 1926 si svolse la prima spedizione polare con il dirigibile Norge a cui parteciparono esploratori di Italia, Norvegia e Stati Uniti (Nobile, Amundsen, Larsen, Ellsworth). Due anni dopo, durante la seconda spedizione, il dirigibile Italia precipitò, provocando la morte di numerosi componenti della spedizione, tra cui lo stesso Amundsen.
Nel campo della letteratura, il 1° gennaio 1926 fu pubblicato il primo numero della rivista «Solaria», pubblicata fino al 1936. Il 10 novembre 1927 fu conferito il premio Nobel per la letteratura alla scrittrice Grazia Deledda.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/27/resoconti-elenco-cronologico