CERVELLI DISSENZIENTI CHE DESIDERANO CONTARE
Se NON conosco con chiarezza NON posso decidere
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PRIMA DI TUTTO

1. Perchè ho deciso di partecipare?

2. Ho mai partecipato attivamente ad un gruppo?

4. Mi interesso anche di politica internazionale?

5. Trovo esaurienti le notizie che vedo pubblicate?

6. Mi risultano comprensibili?

7. Tendenzialmente, ho fiducia nelle Istituzioni del mio Paese?

8. Ho dimestichezza a navigare sul WEB?

9. Credo che le cose possano migliorare?

10. Quando dò il mio voto che criterio utilizzo per scegliere dove indirizzarlo?

11. Seguo le attività parlamentari del mio candidato?

GLI STRUMENTI

Informazione

In generale può essere descritta come informazione qualsiasi "notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere".[1] Nella pratica il concetto di informazione non è ben definito e tende ad assumere sfumature diverse in base al contesto di applicazione.[2]In biblioteconomia è comune definire l'informazione come l'insieme di dati, correlati tra loro, con cui un'idea (o un fatto) prende forma ed è comunicata.La parola informazione deriva dal sostantivo latino informatio(-nis) (dal verbo informare, nel significato di "dare forma", "disciplinare", "istruire", "insegnare") . Già in latino la parola veniva usata anche per indicare un "concetto" o un'"idea", ma non è chiaro se questa parola possa avere influenzato lo sviluppo della parola informazione[6].Inoltre la parola greca corrispondente era "μορφή" (morfè, da cui il latino forma per metatesi), oppure "εἶδος" (éidos, da cui il latino idea), cioè "idea", "concetto" o "forma", "immagine"; la seconda parola fu notoriamente usata tecnicamente in ambito filosofico da Platone e Aristotele per indicare l'identità ideale o essenza di qualcosa (vedi Teoria delle forme). Eidos si può anche associare a "pensiero", "asserzione" o "concetto".In generale un'informazione ha valore in quanto potenzialmente utile al fruitore per i suoi molteplici scopi: nell'informazione, infatti, è spesso contenuta conoscenza o esperienza di fatti reali vissuti da altri soggetti e che possono risultare utili senza dover necessariamente attendere di sperimentare ognuno ogni determinata situazione. Sotto questo punto di vista il concetto utile di informazione e la parallela necessità di comunicare o scambiare informazione tra individui nasce, nella storia dell'umanità, con l'elaborazione di codici condivisi come il linguaggio e la successiva invenzione della scrittura come mezzo per tramandare l'informazione ai posteri. Secondo quest'ottica la storia e l'evoluzione della società umana sono frutto dell'accumulazione di conoscenza sotto forma di informazione. Nell'informazione ad esempio è contenuto know how utile per eseguire una determinata attività o compito, cosa che la rende ad esempio una risorsa strategica in ambito economico dell'economia aziendale.

Dato

Un dato (dal latino datum, lett. dono, cosa data) è la manifestazione concreta di una certa quantità di informazione, per mezzo della sua codifica. [1]Per estensione un dato è una possibile manifestazione di un qualsiasi concetto. Il dato in sè risulta quindi una forma tangibile del concetto di rappresentazione.Per definizione non è possibile scindere un dato dall'informazione associata, ma è possibile trasformare un dato in un altro dato equivalente, che cioè imbriglia la stessa informazione, tramite un processo di transcodifica

Codice (teoria dell'informazione)

Il codice, nella teoria dell'informazione, e specificatamente nelle telecomunicazioni, nell'elettronica e nell'informatica, è un sistema di segnali, segni o simboli convenzionalmente designati per rappresentare un'informazione.

Concetto

Il concetto (o nozione, intesa come cognizione fondamentale)[1] indica - in senso lato - un'idea astratta e generale che viene espressa in maniera definita con un procedimento che raccoglie e aggrega ("concetto" dal latino concipĕre = cum-capĕre, comprehendĕre) aspetti sensibili particolari che una molteplicità di oggetti hanno in comune.Con il concetto la mente è in grado di avere chiari i caratteri essenziali e costanti di una specifica realtà. Questi aspetti sostanziali, chiamati nella logica "note definitorie", con il concetto saranno presenti alla mente, che sarà in grado di riconoscere, senza dover procedere a ulteriori elaborazioni, tutti quegli oggetti che presentano il complesso di quelle stesse caratteristiche particolari.Nel significato suesposto il termine 'concetto' coincide con quello di universale, con il quale il soggetto crea una propria rappresentazione astratta degli oggetti percepiti.[3] Il termine 'concetto' può essere usato anche con un significato esteso a tutte le rappresentazioni mentali. Nelle scienze cognitive e nella filosofia della mente, un concetto è infatti un'idea astratta o un simbolo mentale, tipicamente associato a una corrispondente rappresentazione in una lingua o nella simbologia, e in questo caso la linguistica parla di 'nomi astratti'.

Conoscenza

La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di verità, fatti o informazioni ottenute attraverso l'esperienza o l'apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l'introspezione (a priori).[1] La conoscenza è l'autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un'utilità inferiori.La conoscenza è qualcosa di diverso dalla semplice informazione. Entrambe si nutrono di affermazioni vere, ma la conoscenza è una particolare forma di sapere, dotata di una sua utilità. Mentre l'informazione può esistere indipendentemente da chi la possa utilizzare, e quindi può in qualche modo essere preservata su un qualche tipo di supporto (cartaceo, informatico, ecc.), la conoscenza esiste solo in quanto c'è una mente in grado di possederla. In effetti, quando si afferma di aver esplicitato una conoscenza, in realtà si stanno preservando le informazioni che la compongono insieme alle correlazioni che intercorrono fra di loro, ma la conoscenza vera e propria si ha solo in presenza di un utilizzatore che ricolleghi tali informazioni alla propria esperienza personale. Fondamentalmente la conoscenza esiste solo quando un'intelligenza possa essere in grado di utilizzarla.

Sovraccarico cognitivo

Il sovraccarico cognitivo o sovraccarico informativo, meglio conosciuto come information overload(ing), si verifica quando si ricevono troppe informazioni per riuscire a prendere una decisione o sceglierne una specifica sulla quale focalizzare l'attenzione.Lo sviluppo della tecnologia ha contribuito alla diffusione e alla riconoscibilità di questo fenomeno. La grande quantità di informazioni che si ottengono con un'interfaccia mal progettata (poco ergonomica) o su siti web di Internet egualmente scadenti, possono inibire la capacità di scremarle. Ad esempio nel caso della Internet dipendenza vi sono soggetti che passando in continuazione da un sito web all'altro, non riescono a fermarsi né a ricordare le informazioni ricevute, poiché viene percepito tutto come rumore (in termini cognitivi).Il sovraccarico cognitivo è dunque un disturbo che si caratterizza per il trascorrere sempre più tempo on line, navigando da un sito all'altro alla ricerca di informazioni sempre più aggiornate e complete, senza riuscire a fermarsi o a diminuire l'effettivo tempo passato connessi alla rete. Inizialmente la persona esperisce un senso di piacere e di eccitazione una volta trovata l'informazione ricercata, che successivamente lascia spazio ad un circolo vizioso nel quale la persona si trova intrappolata: le informazioni iniziali non bastano più e la ricerca di ulteriori viene percepito come un dovere e una necessità.

Infodemia

Infodemia è la diffusione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta anche inaccurate, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.[1] Si tratta di un neologismo che deriva dalla fusione delle parole informazione ed epidemia, ed esprime la metafora di un'epidemia d'informazioni.

Analfabetismo funzionale

Il termine analfabetismo quantitativo, o illetteratismo,[1] indica l'incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana; si traduce quindi in pratica nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni riscontrabili nella società contemporanea.Mentre una persona completamente analfabeta non è in grado di leggere o scrivere, una persona funzionalmente analfabeta ha una padronanza di una base dell'alfabetizzazione (può leggere e scrivere, esprimersi con un grado variabile di correttezza grammaticale e di stile, e svolgere semplici calcoli aritmetici) e riesce a comprendere il significato delle singole parole, ma non riesce comunque a raggiungere un livello adeguato di comprensione e di analisi e a ricollegare contenuti nel quadro di un discorso complesso.Un analfabeta funzionale si distingue per le seguenti caratteristiche:incapacità di comprendere adeguatamente testi o materiali informativi pensati per essere compresi dalla persona comune: articoli di giornale, contratti legalmente vincolanti, regolamenti, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, carte stradali, dizionari, enciclopedie, foglietti illustrativi di farmaci, istruzioni di apparecchiature; scarsa abilità nell'eseguire anche semplici calcoli matematici, ad esempio riguardanti la contabilità personale o il tasso di sconto su un bene in vendita; scarse competenze nell'utilizzo degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso della rete, software di videoscrittura, fogli di calcolo, ecc.); conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi; scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente alle informazioni ricevute, incapacità di distinguere notizie false dalle vere e di distinguere fonti attendibili e inattendibili.

Comunicazione pubblica

Intorno al termine comunicazione pubblica sono nate associazioni professionali, si discutono contratti di lavoro, si organizzano convegni e fiere di settore. Settore specialistico della comunicazione, è un campo dai confini incerti, anche se prevale quello della comunicazione da parte degli Enti pubblici. In Italia è coordinata dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della presidenza del Consiglio dei ministri.La figura del comunicatore pubblico in Italia è stata legittimata dalla legge 150/2000, che istituisce gli URP e norma gli uffici stampa pubblici, e quindi approfondita nei successivi regolamenti. In passato, ricordiamo invece che, le attività di comunicazione e informazione svolte nell'ambito della pubblica amministrazione, erano affidate a personale interno non abilitato a tale esercizio. La norma, [3], oltre ad indirizzare le amministrazioni su come gestire le attività di informazione e comunicazione, indica anche quale debba essere il ruolo di colui che è deputato a gestire i flussi di comunicazione esterni e interni di una pubblica amministrazione. Il comunicatore ha, infatti, potere di coordinamento, promozione e sviluppo di progetti che interessano le attività di comunicazione e informazione, nel rispetto dei principi di trasparenza, partecipazione e di tutela dei dati.[4] Per svolgere attività di informazione, secondo la legge 150/2000, deve però essere iscritto all'Ordine dei giornalisti.

Ufficio stampa

L'ufficio stampa è l'organo che diffonde notizie per conto di aziende, organizzazioni ed enti pubblici. La funzione di un ufficio stampa è prettamente giornalistica, pertanto non va confusa con l'attività di "relazioni con i media". Le note ufficiali redatte da un ufficio stampa sono chiamate comunicati stampa.La figura principale dell'ufficio stampa è l'addetto stampa. Egli agisce a nome dell'organismo per cui lavora su tutti i temi che comprendono la comunicazione con l'esterno e, nel campo della Pubblica amministrazione, la comunicazione istituzionale.L'addetto stampa fornisce informazioni ai media, quali gli eventi pubblici imminenti, le opportunità di intervista e le date promozionali e, nella Pubblica amministrazione[1], le realizzazioni e i provvedimenti emanati.Mentre tradizionalmente gli addetti stampa hanno operato nella stampa e nella televisione, oggi devono essere preparati ad utilizzare anche i nuovi media, quali: social network, blog, newsletter, e le nuove tecnologie, come il podcast.

Pubbliche relazioni

Le relazioni pubbliche (in lingua inglese public relations, spesso abbreviate PR) sono l'insieme delle teorie e delle pratiche di comunicazione il cui obiettivo è sviluppare relazioni, mettere in comunicazione istituzioni, aziende, persone, strutture, con la loro utenza o clientela di riferimento. I destinatari della comunicazione possono essere privati cittadini, istituzioni, aziende, organi di stampa, consumatori.La definizione fornita nel 2012 dopo una consultazione internazionale attraverso Global Alliance e le associazioni che vi fanno parte, tra cui FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) è: «Le relazioni pubbliche sono un processo di comunicazione strategico che costruisce relazioni reciprocamente vantaggiose tra le organizzazioni e i loro pubblici».[1]I diversi gruppi di destinatari della comunicazione vengono definiti pubblici. Gli studiosi classificano i diversi pubblici secondo criteri differenti. Ad esempio si può differenziare il pubblico interno (dipendenti, dirigenti) da quello esterno (mezzi di comunicazione, clienti, destinatari ecc.); oppure si può parlare di pubblico tradizionale e pubblico potenziale (categoria a cui ci si vorrebbe rivolgere).Lo scopo principale è sostenere la reputazione della marca che comunica, contribuendo alla creazione di valore. Per alcuni studiosi l'immagine è in rapporto diretto con l'identità dell'istituzione per cui la comunicazione non è altro che il riflesso fedele dell'identità che non si può inventare né costruire. Ad esempio Mora afferma: “un'organizzazione non fabbrica la propria immagine pubblica, ma la merita nella misura in cui l'immagine è riflesso della realtà”[4].Le relazioni pubbliche possono essere utilizzate anche per raggiungere specifici obiettivi, come, ad esempio, la creazione di consenso intorno a una particolare iniziativa, il sostegno ai propri scopi o alle proprie iniziative, la commercializzazione dei propri prodotti e così via.

Disinformazione

La disinformazione, nelle scienze della comunicazione, è il fenomeno che si verifica quando le informazioni percepite da un soggetto possono non corrispondere alla stessa intenzione per cui esse sono state diffuse, confondendo e/o modificando le opinioni di qualcuno o dell'intera opinione pubblica verso una persona, un argomento, una situazione.

Gruppo di pressione

Un gruppo di pressione, anche detto gruppo di interesse[1] o colloquialmente indicato con l'anglicismo lobby[2], è un gruppo organizzato di persone o di aziende[3] che cerca di influenzare con varie strategie dall'esterno le istituzioni per favorire particolari interessi, la cui influenza può far leva su elementi immateriali, come il prestigio di cui il gruppo gode, o su elementi materiali, come il denaro di cui dispone[4].In genere vi sono ditte professioniste specializzate nell'offrire servizi di lobbismo, che possono svolgersi con diverse modalità, non sempre trasparenti o legali (ad esempio la corruzione, il traffico di influenze illecite) soprattutto negli Stati dove non vi è nessuna regolamentazione specifica, che vanno da contatti diretti con personale istituzionale a campagne propagandistiche attraverso i media, all'organizzazione di congressi scientifici, ecc. .Il termine inglese lobby significa propriamente «loggia» (nel senso di «tribuna [parlamentare riservata al pubblico]»).[5] La modalità di azione con cui esso si inserisce, esercitando la propria pressione sul sistema politico, viene denominata lobbying (o lobbismo).

Manipolazione dell'informazione

La manipolazione dei mezzi di comunicazione di massa attiene alle tecniche con cui soggetti interessati creano un'immagine pubblica o un argomento che favorisca i loro interessi particolari, a discapito del conclamato intento di servire soltanto l'interesse pubblico.Si tratta di tecniche che possono utilizzare paralogismi, propaganda e teorie del complotto; spesso includono atti di eliminazione di informazioni o di opinioni caratterizzate da terzietà, mediante il sovraffollamento intenzionale delle informazioni offerte nella medesima unità di tempo o di spazio, secondo tattiche di diversione dell'interesse dell'opinione pubblica. Anche quando esse non si sostanziano in veri e propri depistaggi - volti a distogliere l'attenzione dalle malefatte del potere - esse determinano una "spirale informativa" tale da confondere, a volte, ciò che è fondamentale da ciò che è accessorio.Quando si approfitta della sete inestinguibile degli elettori di informazioni su coloro che li rappresentano, ad esempio, la delegittimazione attraverso la vita privata assume una connotazione specifica: «essa proviene semplicemente dal lavoro di rivelazione svolto dai media che, meccanicamente, fanno emergere informazioni negative dalla massa di immagini, testi, servizi, inchieste e confidenze che essi raccolgono e trasmettono»

Change management

Con il termine inglese change management (traducibile approssimativamente in gestione del cambiamento) si intende un approccio strutturato al cambiamento negli individui, nei gruppi, nelle organizzazioni e nelle società che rende possibile (e/o pilota) la transizione da un assetto corrente ad un futuro assetto desiderato.Il change management, così come viene comunemente inteso, fornisce strumenti e processi per riconoscere e comprendere il cambiamento e gestire l'impatto umano di una transizione, ad esempio dovuto ad innovazione o un cambiamento nella gestione operativa.La parola cambiamento è spesso usata in contesti professionali come sinonimo di transizione ma possiede un significato più generico, mentre la parola transizione proviene da un contesto più scientifico.Quando si parla di transizione si è più facilmente consapevoli della sfida connaturata alla necessità e/o alla volontà di trasformare una situazione esistente in una nuova e si è più consapevoli dell'importanza di definire lo stato della situazione corrente [dove siamo?], quello della situazione desiderata [dove vogliamo arrivare?] e il percorso più conveniente [come ci arriviamo?]. Perciò nell'utilizzo che se ne farà in questa pagina il termine transizione esprimerà una connotazione più attiva (che esprime maggiormente il punto di vista di chi la transizione la desidera e/o la guida), mentre il termine cambiamento esprimerà una connotazione più passiva (che esprime maggiormente il punto di vista di chi il cambiamento lo subisce).

Propaganda

La propaganda è "l'attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre a specifici atteggiamenti e azioni"[1] ovvero il "conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obiettivi atti a beneficiare coloro che organizzano il processo"[2]. In antitesi alla propaganda dovrebbe essere la pura e semplice esposizione dei fatti nella loro completezza ovvero la descrizione della realtà nella sua interezza.

Guerra psicologica

La guerra psicologica consiste nell'uso pianificato della propaganda e di altre azioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, sentimenti, atteggiamenti e comportamenti di settori specifici di una popolazione, o di essa nella sua interezza, in modo tale da favorire il raggiungimento degli obiettivi nazionali [2].Le guerre psicologiche possono avvenire all'interno di contesti di guerra informativa, o dell'informazione, qualora la diffusione di contenuti persuasivi e ingannevoli al pubblico generale costituisca l'elemento cardine della campagna [3]. Possono assumere un carattere che negli ambienti militari è definito cognitivo nel caso in cui producano fenomeni di polarizzazione e radicalizzazione particolarmente accentuati, pericolosi per la stabilità di una società e difficili da invertire

Suggestione

La suggestione (dal latino suggestio -onis, propr. «suggerimento», da suggerĕre, suggerire, il cui participio passato è suggestus)[2] è una forma di comunicazione mediante la quale in un individuo - senza ch'egli avverta imposizione né comando alcuno, in assenza di razionale e libera scelta oltre che di consapevolezza - viene indotta una convinzione, un pensiero o una condizione esistenziale senza che egli possa opporvisi né avverta la ragione di farlo neppure su altrui pressione.

Persuasione

La persuasione è l'arte di modificare l'atteggiamento o il comportamento altrui attraverso uno scambio di messaggi. A differenza di altre maniere di convincimento, la persuasione utilizza solamente le parole o il linguaggio del corpo per riuscire a mettere l'interlocutore in uno stato d'animo specifico a cui punta il persuasore: più precisamente in questo caso si parla di persuasione comunicativa. La parola persuasione a volte può avere un tono negativo, sinonimo di manipolazione, dovuto in particolar modo all'utilizzo a volte esagerato e poco etico in pubblicità e nella propaganda.

Guerra dell'informazione

La guerra dell'informazione, o information warfare, è una tattica impiegata all'interno di strategie belliche convenzionali e non convenzionali, sia in tempo di pace sia in tempo di guerra, che prevede la militarizzazione dell'infosfera per scopi diversivi, ingannevoli, propagandistici o securitari. Una guerra informativa può avere natura difensiva od offensiva, riveste un ruolo centrale all'interno delle cosiddette battaglie delle narrazioni ed è il perno delle campagne di influenzamento dell'opinione pubblica [1].Le guerre informative riguardano l'utilizzazione dell'informazione come arma, perciò è frequente il ricorso a fake news o a post-verità, e possono avere luogo sia in contesti di guerra aperta e dichiarata, dove sono integrate nel seno di più ampie strategie di guerra psicologica volte a demoralizzare il nemico, sia in contesti di guerra coperta e clandestina, dove perseguono solitamente quale duplice scopo la confusione e il rimbambimento del pubblico.

Post-verità

Il termine post-verità, traduzione dell'inglese post-truth, indica quella condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza.Nella post-verità la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi concreta della effettiva veridicità dei fatti raccontati: in una discussione caratterizzata da "post-verità", i fatti oggettivi - chiaramente accertati - sono meno influenti nel formare l'opinione pubblica rispetto ad appelli ad emozioni e convinzioni personali

Bufala

Una bufala è un'affermazione falsa o inverosimile[1], diffusa a prescindere da qualunque tipo di controllo di veridicità, sulla base del cosiddetto principio della "post-verità"[2]. Si definisce anche "bufala mediatica", quando la falsa notizia viene diffusa e amplificata dai mass media, intenzionalmente oppure involontariamente, a causa delle insufficienti verifiche sulle fonti della notizia.Secondo il Vocabolario della Crusca il termine "bufala" deriva dall'espressione "menare per il naso come una bufala", ovvero portare a spasso l'interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali per l'anello attaccato al naso

Fake news

Le fake news - note in italiano come bufale, notizie false[1], notizie fasulle[2] o pseudonotizie[3][4] - sono delle informazioni false o fuorvianti che possono essere divulgate attraverso qualsiasi media[5] allo scopo di produrre misinformazione o disinformazione.[6]Esempi di bufale possono essere articoli o pubblicazioni su reti sociali, redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte[7], resi pubblici con il deliberato intento di disinformare, di creare scandalo attraverso i mezzi di informazione[8] oppure di attirare clic su Internet.[9][10]Gli strumenti utili alla diffusione delle pseudonotizie possono essere molteplici. Nelle società dell'informazione sono principalmente veicolate dai mezzi di comunicazione di massa, ovvero le emittenti televisive e le testate giornalistiche[11][12][13], tuttavia, con l'avvento di Internet, è aumentata la loro condivisione per mezzo di media sociali[14] e da parte di attori estranei all'infosfera, come gli influencer, i personaggi dello spettacolo e persino i politici [15].Esistono più tipologie di bufale e diversi possono essere i motivi per i quali vengono fabbricate e diffuse, tra i quali figurano la guerra dell'informazione e la propaganda

Kompromat

Kompromat (in russo компромат?; ⓘ) è un vocabolo della lingua russa ottenuto dalla contrazione dei due termini компрометирующий e материал ("materiali compromettenti"). Il termine è usato per indicare un dossier contenente informazioni, documenti, o altri materiali riguardanti un uomo politico, o altro personaggio di rilevanza pubblica, il cui contenuto, se divulgato, è in grado di denigrarne la figura o metterla in cattiva luce.Tali materiali possono essere usati per campagne di discredito e a scopo di diffamazione, ma possono anche tenuti nascosti come arma con cui imporre ricatti nei confronti delle persone coinvolte, non solo avversari, ma anche compagni di cordata, di cui garantirsi la lealtà grazie all'effetto deterrente. Materiali di questo tipo vengono acquisiti e raccolti da varie agenzie di sicurezza e da servizi di intelligence, o fabbricate allo scopo (anche ordendo falsificazioni, o inducendo la vittima a cadere in un tranello), per poi essere divulgate pagando un giornalista[1][2]. L'ampio uso del kompromat ha costituito una delle peculiarità più caratterizzanti della politica della Russia e dell'Unione Sovietica[3], oltre che di altri stati dell'orbita post-sovietica[

Processo mediatico

Processo mediatico è un'espressione della lingua italiana entrata nell'uso giornalistico e sociologico per riferirsi a una patologia della rappresentazione di eventi criminosi da parte dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare da parte di quelli televisivi. In questi casi i mass media si assumono il ruolo di mettere in piedi percorsi extra-processuali (se non proprio para-processuali) di esaltazione ed esasperazione delle notizie di cronaca (solitamente nera, ma anche di situazioni irrisolte - come nel caso delle persone scomparse - o di questioni di cronaca di altro tipo, come possono essere fatti di gestione dell'Amministrazione pubblica) mirate spesso ad individuare una responsabilità delittuosa in capo a un determinato soggetto.

Campagna diffamatoria

Una campagna diffamatoria è un termine utilizzato per descrivere un'azione volta a mettere in discussione o danneggiare la reputazione di qualcuno, di un gruppo sociale, di un'istituzione o di una nazione attraverso la diffusione di propaganda negativa.[1][2][3][4]A tal fine, l'opinione pubblica viene manipolata diffondendo informazioni e opinioni false o distorte. Nei casi estremi, la campagna diffamatoria può trasformarsi in una campagna d'odio o di intolleranza che mette a repentaglio la vita e l'integrità fisica delle persone prese di mira attraverso il deliberato incitamento all'odio o alla violenza.[5]Può essere applicato a individui o gruppi. Obiettivi comuni sono funzionari pubblici, politici, candidati politici, attivisti ed ex coniugi. Il termine si applica anche in altri contesti come il posto di lavoro.[6]Il termine "campagna diffamatoria" divenne popolare intorno al 1936.

Macchina del fango

Macchina del fango è una locuzione della lingua italiana diffusasi nel linguaggio giornalistico e politico per la sua potenza evocativa. Essa indica l'azione coordinata di un gruppo di pressione, soprattutto attraverso i mass media, volta a delegittimare o ledere l'onore e la credibilità di una persona giudicata avversaria (di un gruppo politico o di una qualsiasi altra lobby) ovvero infamarne o screditarne l'immagine pubblica allo scopo di intimidirla, punirla o condizionarla, influenzando così il giudizio dell'opinione pubblica nei suoi confronti.

Metodo Boffo

Metodo Boffo è una locuzione utilizzata nel linguaggio politico e giornalistico per indicare una campagna di diffamazione a mezzo stampa che si basa su fatti reali uniti a falsità e illazioni, il cui scopo è screditare un avversario politico, ma, soprattutto, per creare un diversivo mediatico per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica da temi altrimenti scomodi.[1] L'espressione "metodo Boffo" è entrata nel gergo della politica italiana,[1] diventando sinonimo di "macchina del fango", e venendo citata per presunti trattamenti simili subiti da altri personaggi politici italiani.Prende il nome dalla vicenda subita tra agosto e settembre 2009 dall'allora direttore di Avvenire Dino Boffo: dopo aver scritto alcuni editoriali contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Boffo fu accusato su il Giornale da Vittorio Feltri, che pubblicò una presunta informativa della polizia in cui Boffo era indicato come un "noto omosessuale", querelato da una signora di Terni che aveva ricevuto telefonate sconce e offensive e intimidazioni, perché lasciasse il marito che aveva una relazione con Boffo.[1] Boffo definì una "patacca" la documentazione pubblicata sul Giornale (che fu smentita anche dal gip di Terni), ammettendo invece di aver pagato un'ammenda per il reato di molestia alle persone, per una vicenda causata però da altri e cioè, da un giovane che tuttavia, nel frattempo, era morto.[3][1]Il 3 settembre 2009 Boffo si dimise da direttore di Avvenire.[4] Per le false accuse a Boffo, nel 2010 Feltri fu sospeso dall'albo dei giornalisti per sei mesi, poi ridotti a tre.[5] Marco Tarquinio, successore di Boffo all'Avvenire, nel 2010 ha condannato il metodo Boffo, definendolo un "misfatto", un uso della stampa "per fare del male in modo consapevole e violento".

Distruzione della reputazione

La distruzione della reputazione (character assassination in inglese) è un processo intenzionale e duraturo che distrugge la credibilità e la reputazione di una persona, un'istituzione, un gruppo sociale o una nazione.Può scaturire da invettive, false accuse, esagerazioni, mezze verità fuorvianti o manipolazione dei fatti, per presentare un quadro falsato della persona presa di mira. È una forma di diffamazione, nei casi più gravi operata a mezzo stampa, e può essere utilizzata come argumentum ad hominem.

Verifica dei fatti

La verifica dei fatti (anche verifica delle fonti[1], spesso indicato con l'anglicismo fact-checking), nel lessico del giornalismo, è il lavoro di accertamento degli avvenimenti citati e dei dati usati in un testo o in un discorso[2]. Questa pratica si applica in particolare alle informazioni date dai politici e, anche come autoverifica, alle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione.I verificatori dei fatti sono persone od organizzazioni che controllano dichiarazioni fattuali contenute in notizie di vario tipo, sia prima (ante hoc) che dopo (post hoc) la loro diffusione, per pubblicazione o attraverso altri canali. La verifica ha sempre lo scopo di determinare la veridicità e la correttezza delle affermazioni. L'uso del testo verificato può variare considerevolmente, ma più frequentemente si tratta di testi indirizzati al grande pubblico (per esempio, notizie di un giornale o di una rivista) o alla diffusione all'interno di una associazione o una istituzione.

Controinformazione

Per controinformazione, in genere si intende la diffusione, attraverso i mezzi di comunicazione alternativi, di informazioni che si ritengono taciute o riportate in modo parziale e non obiettivo dagli organi di informazione ufficiali.

Debunker

Un debunker (termine inglese), in italiano sfatatore[1], sbufalatore[2], demistificatore[3] o disingannatore[4], è una persona che mette in dubbio o smaschera ciarlatanerie, bufale, affermazioni o notizie false, esagerate, antiscientifiche, dubbie o tendenziose.La pratica di mettere in dubbio o smentire - basandosi su metodologie scientifiche - affermazioni false, esagerate, antiscientifiche è l'attività di un debunker[8]. La tradizionale area tematica di intervento del debunker concerneva inizialmente fenomeni ufologici, teorie del complotto, affermazioni sul paranormale, religione, eventi miracolistici o presunti tali, ricerche compiute al di fuori del metodo scientifico.Data la crescente diffusione del fenomeno Fake news (disinformazione, complottismo, misinformazione, bufale) o nella terminologia adoperata da Claire Wardle "ecosistema della disinformazione", la figura odierna del debunker si occupa principalmente di verificare l'attendibilità delle fonti mettendone in dubbio la veridicità del contenuto.[9] Tale attività si focalizza sul processo comunicativo: ne ripercorre le varie fasi, partendo dal prodotto finito (notizia), analizzandone il contenuto, il contesto, le fonti, per individuare dunque le motivazioni all'origine della notizia ed eventualmente smascherarle. Di conseguenza, il lavoro del debunker consiste non tanto nel discriminare il vero dal falso, quanto piuttosto il vero dal verosimile. Egli utilizza determinati strumenti che la tecnologia offre e che si rivelano efficaci per stabilire la veridicità o meno di una notizia.

Testata giornalistica

La testata giornalistica è il titolo di un periodico (ad esempio un giornale quotidiano o un settimanale) registrato secondo la legge. Lo stesso termine si usa per estensione anche riguardo ai mezzi d'informazione diffusi su internet. I due elementi fondamentali di una testata giornalistica sono il nome e il carattere tipografico con cui è scritta. La testata ha una funzione molto simile al marchio di un prodotto e costituisce l'elemento distintivo della pubblicazione.Il nome deriva dal fatto che, storicamente, il titolo di una pubblicazione è sempre stato posto alla testa della pagina. In ambito radiofonico e televisivo le testate giornalistiche sono date rispettivamente dai radiogiornali (o giornali radio) e telegiornali con cui le maggiori reti, radiofoniche e televisive, coprono il settore dell'informazione.

Linea editoriale

Per linea editoriale si intendono i parametri di lavoro cui intende uniformarsi una redazione giornalistica (in un quotidiano, in un periodico, in un'emittente radiofonica o in un canale televisivo). La linea si attua su indicazione dell'editore, ovvero del proprietario del giornale, o di un suo rappresentante, il direttore editoriale. Essa riguarda sia la linea politica che il giornale persegue, ma anche quella economica e quella riguardante la visione della società e degli avvenimenti che ruotano attorno ad essa.Quale primo atto del suo insediamento, il direttore responsabile illustra all'assemblea dei redattori il programma politico-editoriale concordato con l'editore. Il direttore, garante della linea politica del giornale, deve coinvolgere il caporedattore ed i redattori.

Editoria

L'editoria è l'attività imprenditoriale di produzione e gestione di contenuti riproducibili in serie e della loro diffusione e commercializzazione in forme trasmissibili attraverso i mezzi di comunicazione di massa.Il soggetto che esercita tale attività è detto editore.L'editoria è il processo di trasformazione delle idee di un determinato autore in contenuti accessibili e disponibili a tutti. Comprende le seguenti fasi: selezione degli originali, preparazione delle bozze, cura del progetto grafico, stampa.

Giornale

Un giornale è una pubblicazione periodica con un numero variabile di pagine dedicate a notizie di attualità e di altro genere (politica, economia, cronaca, cultura, spettacolo o sport). Il termine deriva da "giorno" in riferimento all'originaria frequenza giornaliera di pubblicazione ma col tempo l'uso del termine si è esteso anche ai periodici non quotidiani come i settimanali di attualità o di varietà.[1][2] I giornali fruibili su Internet sono detti giornali online.Tipicamente un giornale cartaceo è fatto di fogli non rilegati. In questo senso si distingue dalla rivista. Anche la carta da giornale (non patinata) è diversa da quella di una rivista (patinata). Il numero di pagine di cui si compone un giornale viene detto foliazione.I giornali possono essere classificati in base a:formato, cioè alle dimensioni del foglio. In questo senso si distinguono (dal più grande al più piccolo): lenzuolo, berlinese, compact e tabloid; argomento: la grande maggioranza dei giornali è “generalista”; esistono tuttavia giornali specializzati in un solo settore: giornali sportivi, giornali economici, giornali di moda; supporto di pubblicazione (a stampa, telematico); diffusione: a pagamento (venduti in edicola, in libreria o inviati tramite abbonamenti); per abbonamento da quota associativa (abbonamenti riservati a soci dell'attività editoriale o di un'organizzazione); a diffusione gratuita.

Quotidiano

Un quotidiano è una pubblicazione informativa che esce almeno con cinque numeri alla settimana. Insieme alla televisione, alla radio e a internet costituisce uno dei maggiori strumenti informativi.Il nome deriva dal fatto che la testata giornalistica è pubblicata quotidianamente.

Periodico

Un periodico (dal latino periodĭcu[m], e dal greco antico περιοδικός?, periodikós, a sua volta da περίοδος, períodos, "periodo") è un prodotto editoriale, diverso da un giornale quotidiano,[1] pubblicato a intervalli regolari nel tempo sotto uno stesso titolo. Sono periodici i settimanali, i quindicinali, i mensili, i bimestrali e gli annuari. Ogni fascicolo è numerato o datato progressivamente e la numerazione si rinnova generalmente a ogni annata.Esistono periodici specialistici, pensati per un pubblico ristretto, così come pubblicazioni per il grande pubblico. Possono essere distribuiti sia sul tradizionale supporto cartaceo, sia sempre più spesso anche su supporto digitale (e talvolta persino solo on-line); alcune versioni sono pensate per tablet o smartphone.

Giornale on-line

Un giornale on-line è una testata giornalistica che viene pubblicata tramite Internet.

Rivista

Una rivista è una pubblicazione periodica non quotidiana stampata a intervalli regolari o, più raramente, irregolari.I contributi sono firmati da diversi autori. Può avere contenuti informativi generali (in questo caso è rivolta a un vasto pubblico) o può trattare argomenti riguardanti un particolare settore di studio o di attività, a fini di aggiornamento e di approfondimento.

Rivista on-line

Una rivista on-line, o webzine, è una rivista pubblicata sul web, ovvero la trasposizione su Internet del comune formato rivista, tradizionalmente acquistabile in edicola. "Webzine" (pronuncia ) è una parola macedonia, cioè derivata da due precedenti e ora contratte in una: web e magazine ("rivista" in inglese). Si differenzia dal blog solitamente per la presenza di una struttura editoriale e di un controllo dei contenuti simile a quello delle riviste tradizionali.[1]Una webzine può essere la versione online di una rivista cartacea già esistente, talvolta con contenuti aggiuntivi resi possibili dal mezzo di comunicazione, oppure nascere direttamente online, beneficiando anche dell'ampia diffusione con minor costo consentita dal web. L'accesso degli utenti alla webzine può essere gratuito o richiedere un abbonamento.[1]La webzine, contrariamente alle riviste cartacee, permette due sviluppi particolari: il confronto con il lettore e l'intervento del lettore stesso nella crescita del sito. Ciò vuol dire che, per esempio, da una notizia pubblicata sulla webzine può nascere un confronto all'interno della comunità degli utenti e successivamente uno o più utenti potrebbero inviare altre notizie correlate che lo staff del sito potrebbe pubblicare all'interno delle proprie pagine.

Radiofonia

La radiofonìa è la trasmissione di programmi sonori, parlati o musicali, effettuata per mezzo di appositi apparati che, mediante l'utilizzo di onde radio, vengono diffusi generalmente da enti pubblici e privati con finalità informative, ricreative e culturali

Emittente radiofonica

Un'emittente radiofonica è un complesso di mezzi e persone impiegato nella trasmissione di contenuti sonori fruibili in tempo reale da più persone. L'insieme delle emittenti radiofoniche dà vita al mezzo di comunicazione di massa chiamato "radio".Le emittenti radiofoniche si dividono in due gruppi: le radio generaliste, che hanno contenuti e programmi di varia natura, e le radio tematiche. Fra le radio tematiche hanno conosciuto un successo straordinario le radio tematiche musicali, che trasmettono musica di ogni tipo. Le radio tematiche musicali sono le più ascoltate dagli utenti.Le radio si dividono inoltre in emittenti radiofoniche nazionali, se raggiungono la maggior parte del territorio di una nazione e in emittenti radiofoniche locali, se si limitano ad un'area circoscritta. In Italia si contano una quindicina di radio nazionali e circa mille radio locali.Questa distinzione è però in declino: infatti, a partire dalla fine degli anni novanta i programmi radiofonici possono essere trasmessi con una qualità uguale o talvolta anche maggiore, tramite la rete Internet, in tutto il mondo, a condizione naturalmente che si possieda un collegamento ad Internet. In questo modo, molte radio locali possono superare i confini della propria area circoscritta e ampliare il proprio pubblico.Ogni emittente radio ha un proprio nome e un editore, che ne cura il palinsesto e il bilancio. L'editore è responsabile degli ascolti che l'emittente riesce a raggiungere e ne fissa gli obiettivi annui.

Giornale Radio Rai

Giornale Radio Rai (abbreviato con la sigla GRR) è una testata giornalistica della Rai che si occupa dell'informazione sui principali canali radiofonici dell'azienda. Originariamente situata negli uffici della sede di via del Babuino, dal 1990 è stata trasferita nel centro di produzione Rai di Saxa Rubra, dove vengono prodotti anche i suoi relativi programmi.Lo spazio radiofonico riservato alle notizie nacque in Italia nel novembre 1924, appena un mese dopo l'inizio ufficiale delle trasmissioni dell'URI (Unione radiofonica italiana). Le notizie erano fornite unicamente dall'Agenzia Stefani, agenzia di stampa designata dal governo[1]. Dal 16 marzo 1925 la programmazione previde, oltre alle «Notizie Stefani», due ore quotidiane riservate alla comunicazione delle decisioni governative e dei discorsi di Benito Mussolini. A partire dal 1926 fu anche inserita una rassegna di corrispondenze dall'Italia e dall'estero, anteprima delle notizie pubblicate il giorno seguente sul Popolo d'Italia.

Televisione

La televisione, parola entrata completamente in uso in Italia dopo la seconda guerra mondiale (in precedenza veniva detta anche "radiovisione") su modello dell'inglese television, coniata dal prefisso greco tele, "a distanza", e dal latino video, "vedo"[1][2]), abbreviato TV, è un servizio di diffusione corrente di contenuti audio-video, tipicamente sotto forma di programmi televisivi diffusi da emittenti televisive, fruibili in diretta, in differita o con un breve ritardo, a utenti situati in aree geografiche servite da apposite reti di telecomunicazione (telediffusione) e dotati di specifici apparecchi elettronici detti televisori, o di altri impianti di telecomunicazioni per la ricezione del segnale.Da un punto di vista sociologico la televisione è uno tra i mezzi di comunicazione di massa più diffusi, utilizzati e apprezzati al mondo e naturalmente anche tra i più discussi. Dal punto di vista del pubblico, la semplicità d'uso e l'attuale basso costo l'hanno portata ad affiancare sempre più efficacemente la stampa e la radio come fonte di informazione e soprattutto di svago grazie agli innumerevoli spettacoli.

Emittente televisiva

Un'emittente televisiva, chiamata anche rete televisiva, o stazione televisiva o canale televisivo (in inglese network), è una struttura tecnico-imprenditoriale che si occupa della telediffusione, istantanea (o con un breve ritardo) e contemporanea, in aree geografiche predisposte da un'apposita rete per telecomunicazioni, di servizi televisivi ovvero contenuti audio-video fruibili in tempo reale da utenti in possesso di un televisore.Ogni emittente televisiva ha un proprio nome, un proprio canale di frequenze che la identifica e un editore che ne cura i contenuti nonché limitati nel tempo, possono trasmettere in una area geografica di riferimento locale o nazionale, se in tale ultimo caso coprano il territorio di uno Stato. Ogni emittente televisiva ha un proprio nome, un proprio canale di frequenze che la identifica e un editore che ne cura i contenuti nonché limitati nel tempo, possono trasmettere in una area geografica di riferimento locale o nazionale, se in tale ultimo caso coprano il territorio di uno Stato.

Palinsesto

Il palinsesto, nel settore dei mass media e in particolare della televisione e della radio, è l'insieme delle trasmissioni programmate da una emittente per un certo periodo (un giorno, una settimana, un mese, un trimestre, …). Solitamente il palinsesto indica l'ora di messa in onda, il titolo e il tipo di ogni singolo programma, più eventuali informazioni accessorie. In Italia tipicamente il palinsesto è ideato dal direttore di rete.Se si considera invece la televisione o la radio come un dispositivo che offre la disponibilità tecnologica per un'emissione continua di messaggi audio/visivi, «il palinsesto è definibile come la sequenza temporale dei messaggi offerta dall'emittente a tutti i possessori dell'apparecchio sintonizzati su una data frequenza».Il termine palinsesto nel linguaggio dei filologi si riferisce al codice di pergamena su cui, raschiata la prima scrittura, si può scrivere un nuovo testo (dal greco palímpsestos da ‘palin psaomai’ che vuol dire "raschiato di nuovo"). Il termine divenne famoso quando il filologo Angelo Mai (1782-1864) trovò, tra i palinsesti della Biblioteca Vaticana, testi di Frontone e Cicerone, in particolare il De re publica. Per analogia, il termine è passato a indicare lo schema dei programmi, forse perché anch'esso soggetto a continue cancellazioni e riscrittureSi stabiliscono per più anni alcuni parametri di base, che sono i generi televisivi, le ore di trasmissione per singola tipologia televisiva e per le diverse fasce orarie nonché l'utilizzo di prime trasmissioni e di repliche. Sulla base del piano pluriennale si orientano le politiche editoriali di produzione e di acquisto. Gli elementi base del palinsesto pluriennale sono:Linee Editoriali: strategia di programmazione e di comunicazione per individuare valori e contenuti anche attraverso il perseguimento di un posizionamento dei brand di rete. Analisi dei Trend Socio-Culturali, dei Gusti, dei Consumi e del Mercato Potenziale (ricerche di mercato): ricerche di mercato e analisi dati d'ascolto definiscono il contesto ambientale (trend socio-culturali e abitudini di comportamento degli individui) e competitivo di riferimento (trend di offerta e consumo televisiva per genere).

Televisione via cavo

La televisione via cavo (o TV via cavo) è la televisione che giunge agli utenti utilizzando come mezzo trasmissivo un cavo per telecomunicazioni.Utilizza standard di segnale sia analogico e digitale e si diffuse soprattutto negli USA; al 1995 più di 60 milioni di famiglie statunitensi (quasi il 65% delle case dotate di un televisore) ricevevano i programmi televisivi via cavo. Anche in Svizzera, la TV via cavo copre quasi l'intero territorio nazionale.

Pay TV

La televisione a pagamento, o pay TV (abbreviazione della corrispondente espressione inglese pay television), è la televisione privata fruita da telespettatori che, per tale fruizione, pagano una somma di denaro al provider televisivo. Essa rappresenta una delle due principali forme di finanziamento della televisione privata, assieme alla pubblicità. Queste due forme di finanziamento della televisione non sono contrapposte: anche nella televisione a pagamento può essere presente la pubblicità. I canali televisivi a pagamento sono generalmente sviluppati per trasmettere programmi specifici incentrati sullo sport e sul cinema, per i quali hanno la capacità di acquisire i diritti televisivi più importanti a differenza dei canali gratuiti.Per estensione, con le espressioni "televisione a pagamento" e "pay TV" si indica anche un canale televisivo a pagamento o un bouquet televisivo a pagamento.

Telediffusione

La telediffusione (television broadcasting technics) indica la tecnica della trasmissione (via etere o via cavo) a distanza, di immagini in movimento.

Telegiornale

Il telegiornale o TG o notiziario (pronunciato tiggì) è un programma televisivo di informazione giornalistica durante il quale sono presentate le notizie del giorno. Le notizie possono essere lette in diretta da un giornalista con l'arricchimento di filmati ed immagini oppure sotto forma di brevi servizi televisivi giunti dagli inviati sul posto. Il telegiornale è una delle trasmissioni più importanti della programmazione delle reti televisive generaliste.Il notiziario televisivo nasce casualmente negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni quaranta. Il telegiornale italiano, adattamento del notiziario radiofonico e del cinegiornale, normalmente organi d'informazione governativa, propagandistica durante il fascismo, si avviò in forma sperimentale dalla sede Rai di Milano, alle ore 21:00 del 10 settembre 1952. La prima notizia trasmessa riportava la regata storica di Venezia.

Internet

Internet (raramente adattata in interrete[1]) è un'architettura di sistema che permette l'interconnessione tra diverse reti di computer a livello globale.[2]Il termine nasce come abbreviazione di "internet working", attestato già nel 1945 nell'ambito delle comunicazioni radio in tempo di guerra.[3]. Nel significato di interconnessione di terminali e computer appartenenti a reti diverse si trova nell'RFC 675, Specification of Internet Transmission Control Protocol, pubblicato nel dicembre 1974.[4]Solo dal 1991, sulla base dello specifico protocollo HTTP, si è cominciato a sviluppare il World Wide Web (WWW), successivamente diventato il protocollo predominante, fino a far confondere, nel linguaggio comune, il termine WWW con il termine internet. Per questo sempre più spesso quando si incontra il termine internet su letteratura non specialistica, in realtà si intende il WWW, uno dei maggiori mezzi di comunicazione di massa (assieme a radio e televisione),[5][6][7] grazie all'offerta all'utente di una vasta serie di contenuti potenzialmente informativi e di servizi.Internet è l'interconnessione globale tra reti di telecomunicazioni e informatiche di natura e di estensione diversa, resa possibile da una suite di protocolli di rete comune chiamata "TCP/IP" dal nome dei due protocolli principali, il TCP e l'IP, che costituiscono la "lingua" comune con cui i computer connessi a Internet (gli host) sono interconnessi e comunicano tra loro a un livello superiore indipendentemente dalla loro sottostante architettura hardware e software, garantendo così l'interoperabilità tra sistemi e sottoreti fisiche diverse.L'avvento e la diffusione di Internet e dei suoi servizi hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione tecnologica e socio-culturale dagli inizi degli anni novanta (assieme ad altre invenzioni come i telefoni cellulari e il GPS) nonché uno dei motori dello sviluppo economico mondiale nell'ambito delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (ICT).In quanto rete di telecomunicazione, come diffusione è seconda solo alla rete telefonica generale, anch'essa di diffusione mondiale e ad accesso pubblico, ma ancora più "capillare" di Internet.

Sito web

Un sito web (o sito Internet oppure detto semplicemente sito)[N 1] è un insieme di pagine web correlate, ovvero una struttura ipertestuale di documenti informativi che risiede, tramite hosting, su un server web, raggiungibile dall'utente finale attraverso un comune motore di ricerca e/o un indirizzo web tramite l'uso di browser web.Dal punto di vista dell'organizzazione o struttura dei contenuti tipicamente un sito web è strutturato in una pagina principale (home page), che rappresenta la pagina principale di presentazione del sito e dei suoi contenuti e dalle pagine web secondarie dei contenuti, raggiungibili dai menù e widget presenti nell'home page stessa tramite link interni (ancore) al sito stesso. Quando il sito web costituisce un punto di partenza, un portone di ingresso, per raggruppare servizi o informazioni web di tipi differenti (di solito sviluppate e gestite in modo autonomo l'una dall'altra), si parla più propriamente di portale web. Spesso inoltre un sito web si accoppia/accompagna a un database sullo stesso web server per la memorizzazione strutturata di dati e informazioni[1][2]. L'home page di un sito è la pagina che si ottiene digitando il solo nome di dominio.

Blog

Un blog (contrazione dell'inglese web-log, ovvero «diario in rete»[1]) è un particolare tipo di sito web che può ospitare vari contenuti multimediali tra cui notizie, informazioni o semplicemente pensieri dell'autore. Caratteristica dei blog è il fatto che i contenuti vengono visualizzati in forma anti-cronologica (dal più recente al più lontano nel tempo). In genere il blog è gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti, solitamente in forma di post. Il blog è una delle modalità di fruizione del web dinamico, o web 2.0.

Podcasting

Il podcasting è l'insieme delle tecnologie e delle operazioni relative al download automatico in rete di file di qualsivoglia natura, detti podcast (fusione delle parole iPod, laddove pod sta per "baccello" o "capsula", e broadcasting, ovverosia "radiodiffusione"),[1] tramite un'infrastruttura di trasmissione dati e un programma client chiamato aggregatore o feed reader.In genere sono costituiti da file video o audio. In realtà non esiste preclusione tecnica verso altri tipi di file. La fruizione del podcast non è legata a un sistema operativo né ad alcun browser specifico. I contenuti di un podcast si possono sia consultare che scaricare automaticamente dal sito, salvandoli nella memoria di un dispositivo per la riproduzione.

Syndication (editoria)

Nell'editoria una syndication è un'agenzia che offre a più testate giornalistiche articoli, reportages e servizi fotografici[1].In genere offre materiale già pronto per la stampa (ad esempio può realizzare un'intera pagina di giornale dove articoli e fotografie sono già posizionati). Le syndication forniscono alle edicole gli espositori con le notizie del giorno ("civette" nel gergo giornalistico). Per un giornalista (specialmente freelance), iscriversi a un syndicate offre la possibilità di vedere i propri articoli pubblicati su più testate locali.

Syndication (mass media)

Una syndication è un circuito di emittenti televisive e/o radiofoniche consorziate tra loro con gli obiettivi della produzione in comune dei programmi e la raccolta pubblicitaria su base nazionale.Le syndication hanno iniziato a diffondersi di pari passo con le emittenti private, a partire dagli anni '70 o '80, soprattutto nei Paesi in cui il settore viene organizzato intorno a stazioni televisive locali affiliate a una rete che possa trasmettere i suoi programmi su un unico territorio nazionale.Dagli anni 2000 a volte quando un programma viene proposto per una distribuzione nazionale in prima visione, prima viene testato su una parte o tutti i canali di grandi stazioni, permettendo così di far capire al distributore se una diffusione a livello nazionale è fattibile, basandosi sui livelli di valutazione raggiunti.Quando uno spettacolo è oggetto di trattative per la trasmissione, la casa di produzione o l'impresa di distribuzione cerca di vendere i diritti a una sola stazione o a una società d'azione che possiede diversi canali, queste possono essere sia internazionali che nazionali. In caso di successo, questo può essere redditizio, ma la syndication può concedere in licenza lo show solo in una piccola percentuale del mercato.Una volta che un network trasmette uno spettacolo, solitamente esso verrà mandato in onda sulla maggior parte o su tutti i network affiliati nello stesso giorno alla stessa ora (in una determinata fascia oraria, nei paesi in cui questo è un problema).

Notizia

La notizia (dal latino notitia) è, in generale, ciò di cui si viene a conoscenza; nel giornalismo, è un'informazione di pubblico interesse su un fatto (in corso, concluso o prossimo a verificarsi) che si apprende con appositi mezzi di diffusione. Per gran parte della storia umana le notizie sono state trasmesse oralmente. A partire dall'invenzione della scrittura, poi della stampa e dei successivi strumenti di comunicazione, si è di mano in mano ampliato il bacino di utenza e sono nate le professioni della notizia[1].Attualmente può essere comunicata da un giornalista a mezzo di stampa, trasmissione televisiva, radio, pubblicazione online o con altri mass media.Nel giornalismo, le “fonti” sono persone, istituzioni o documenti in grado di fornire informazioni sui fatti e fenomeni che hanno carattere di notiziabilità. Il giornalista se ne avvale quando non è testimone diretto di un evento. La fonte, considerata l'importanza che riveste ai fini della veridicità della notizia, deve sempre essere citata nell'articolo. Più la fonte è autorevole, maggiore è la garanzia della veridicità dell'informazione.Le notizie vengono in genere cercate, ricevute, verificate e smistate dalle agenzie di stampa. In Italia le più importanti sono ANSA, AGI e Adnkronos, Italpress, LaPresse, mentre nel mondo vanno citate, tra tutte, Reuters e Associated Press.Le fonti possono essere[8]:fonti dirette o testimoniali (i protagonisti di un evento o le persone che vi hanno assistito). Per un giornalista è imprescindibile, per esempio, poter avvicinare i protagonisti di un evento sportivo, di un incidente accaduto sulla strada, i vincitori di un premio letterario, eccetera; fonti indirette (le principali sono: agenzie di stampa, giornali concorrenti, giornali stranieri, testate online ed oggi anche il giornalismo partecipativo). Sono fonti credibili, professionali; forniscono la maggior parte delle informazioni di cui si avvale un giornalista. Il problema della veridicità delle informazioni è il cuore della responsabilità del giornalista nel suo rapporto con la fonte.

Fuga di notizie

Una fuga di notizie nel giornalismo è una divulgazione di informazioni soggette a embargo (da un ente pubblico o privato, da un gruppo di persone o da un singolo) talvolta prima di una loro uscita ufficiale (per esempio per mezzo di una conferenza stampa), o più in generale il rilascio non autorizzato di informazioni riservate.Tale fuga può essere prodotta, nel caso di un ente o di una organizzazione, da una persona interna alla stessa (whistleblowing), oppure da persone esterne attraverso mezzi di spionaggio (es. nel giornalismo investigativo) o più semplicemente di ricerca, tramite documenti o vari testimoni (giornalismo d'inchiesta).

Articolo (giornalismo)

Nel giornalismo, un articolo è un testo destinato alla pubblicazione in un giornale, una rivista o qualsiasi altro mezzo d'informazione[1]. Il termine, di derivazione latina,[2] sta a indicare che è relativamente breve e concorre insieme con altri articoli a formare un determinato numero di una pubblicazione. Ogni articolo è quasi sempre firmato o siglato dal suo autore ed è individuato da un titolo. Nel gergo giornalistico viene familiarmente chiamato "pezzo"[3].Nel giornalismo tradizionale, prevalentemente stampato, sono incaricati della stesura degli articoli i redattori, i quali seguono le indicazioni dei propri capiservizio, pur mantenendo autonomia di giudizio e di espressione. Spetta poi ai capiservizio, ciascuno per la sezione di propria competenza (interni, esteri, cronaca, economia, provincia, sport, ecc.), creare un titolo per ogni articolo, compito a volte affidato a un titolista[4]. Testi in forma di articolo appaiono anche in riviste specialistiche, scientifiche, professionali, parlamentari o in ogni altro mezzo d'informazione, sia cartaceo che online.Altre regole ha il servizio giornalistico per la radio o la televisione: in esso il testo scritto, che viene letto dal giornalista conduttore[5] è accompagnato da registrazioni audio (se il mezzo è la radio) o video (televisione) che integrano e limitano il parlato.

Prima pagina

La prima pagina è la pagina di apertura di un giornale, in particolare di un quotidiano.In generale, la prima pagina presenta sempre: la testata (ovvero il nome del quotidiano); il corpo della pagina, che contiene gli articoli sulle principali notizie della giornata. Spesso gli articoli sono affiancati da immagini fotografiche. Molte testate presentano in apertura (cioè in alto a sinistra) un articolo, che si configura come il pezzo più importante della pagina. In alcune testate il direttore scrive ogni giorno l'articolo di apertura.Spesso gli articoli che iniziano nella prima pagina continuano nelle pagine interne. Ciò è dovuto in parte al bisogno di collocare in pagina tutte le notizie importanti e in parte al fatto che oggi le dimensioni dei quotidiani sono molto ridotte (è stato abbandonato il formato lenzuolo ed è stato adottato il compact o il tabloid).

Reportage

Il reportage è una tipologia di articolo giornalistico. Il termine proviene dal giornalismo francese dove indica un tipo di articolo in cui viene privilegiata la testimonianza diretta. Spesso è corredato da immagini fotografiche a corredo del testo. Può anche essere un genere fotografico: in questo caso consiste nella documentazione di fatti ed eventi attraverso la fotografia.

Scoop

Lo scoop (dall'inglese scoop[1]) è una notizia giornalistica particolarmente sensazionale in quanto pubblicata da un mezzo d'informazione per la prima volta, in anticipo sui concorrenti.Una notizia potrebbe avere la caratteristica di scoop se mette in risalto contraddizioni tra un avvenimento e la sua versione ufficiale, mediante la ricerca di prove documentate, oppure se fa conoscere al pubblico notizie nascoste (perché potrebbero mettere in discussione poteri o mansioni di responsabilità).Con uno scoop, il giornalista che ha acquisito personalmente la notizia mette in risalto le proprie capacità personali, la testata giornalistica che la pubblica aumenta la tiratura ed i lettori ricevono una nuova versione su fatti spesso già noti.Molto spesso dagli scoop possono nascere dibattiti accesi, soprattutto quando lo scoop riguarda poteri forti a livello politico, economico e militare, che possono durare anche settimane e mesi su giornali, televisioni, radio e siti internet.

Giornalismo investigativo

Il giornalismo investigativo o d'inchiesta è una tipologia di giornalismo che comporta un lavoro di inchiesta e investigazione approfondita su vari temi.L'attività non è limitata alla cronaca, cioè riportare i fatti, né intende stabilire una verità diversa da quella processuale, ed è strettamente collegata con la divulgazione. Quale che sia il tema, il tratto fondamentale è l'attività di inchiesta. Inoltre, mentre il giornalismo di cronaca è fatto in gran parte utilizzando fonti ufficiali e istituzionali (Carabinieri, Polizia, eccetera), il giornalista investigativo cambia di volta in volta le proprie fonti a seconda dell'oggetto della sua indagine. Spesso utilizza fonti primarie relative ad un dato fenomeno.

VELINA

Una velina è una nota proveniente da una fonte esterna a una testata giornalistica che contiene indicazioni sulle notizie da pubblicare e sulle modalità della loro impaginazione.Il vocabolo trae origine dalle veline, foglio d'ordine (dattiloscritto su fogli di carta velina) contenente le disposizioni che il regime fascista impartiva alla stampa italiana, quotidiana e periodica.

Silly season

Silly season è l'espressione usata nel Regno Unito per riferirsi al giornalismo dei mesi estivi, caratterizzato da grande attenzione mediatica riservata a notizie frivole.L'espressione venne coniata nel 1861 in un articolo del Saturday Review

Zakazuka

La zakazuka è una pratica diffusa e di origine russa (la parola deriva da заказ = ordine, prenotazione) in base alla quale i giornalisti e gli editori vengono pagati per pubblicare notizie in cui vengono citate aziende o persone committenti. La parola ha in russo il significato di "informazioni a pagamento".La zakazuka è diventata una pratica popolare dei giornali russi durante gli anni '90 quando molti articoli, che lodavano o screditavano personaggi o organizzazioni, erano commissionati da terze parti. Tale pratica divenne estremamente redditizia all'epoca ed evitò ad alcuni giornali di evitare perdite e la bancarotta.

Editore puro

Editore puro è il termine tradizionale con cui si designa l'editore di quotidiani, riviste, televisione e media in genere, quando tale attività sia esclusiva e non legata a gruppi finanziari che hanno interessi prevalenti in altri settori. Restano esclusi da tal novero anche quegli editori che siano espressione di partiti politici, movimenti sindacali, confessioni religiose ecc., mentre vengono ricomprese le varie forme di controllo da parte degli stessi giornalisti che formano la redazione come le cooperative.In Italia, con riferimento alle condizioni proprietarie dell'anno 2020, risultano riconducibili alla proprietà di editori puri solo tre giornali quotidiani nazionali[1]: Il Manifesto indipendente a partire dal 1977, Il Fatto Quotidiano e Domani; altre pubblicazioni minori sono presenti a livello locale oltre a numerose testate radiofoniche indipendenti. Opera inoltre il gruppo televisivo Sky, di proprietà del magnate Rupert Murdoch fino al 2018 ed ora appartenente al gruppo statunitense Comcast.

Direttore responsabile

Il direttore responsabile è il giornalista (professionista o pubblicista) che in Italia guida un giornale e risponde di fronte alla legge di tutto ciò che vi viene pubblicato (art. 57 del codice penale). Il direttore rappresenta e impersonifica il giornale. In Italia tale figura professionale è prevista dalla legge 8 febbraio 1948, n. 47.Il direttore è il trait d'union fra la redazione e l'editore. Secondo una tradizione consolidata nel mondo del giornalismo, il proprietario di un giornale non intrattiene rapporti diretti con la redazione. Ciò a garanzia dell'indipendenza dei giornalisti. Il direttore responsabile svolge un ruolo di collegamento: è scelto dal proprietario, che spesso indica la linea editoriale da seguire, ma ha il diritto di guidare in tutta autonomia la redazione, senza interferenze da parte dell'editore.L'unico momento in cui il proprietario di un giornale si confronta direttamente con la redazione è in occasione della nomina del direttore: l'atto è sottoposto al gradimento dell'assemblea di redazione, che si esprime con un voto libero e segreto

Caporedattore

Il caporedattore o redattore capo è un giornalista che, in stretta collaborazione con il direttore responsabile di una testata, coordina l'attività dei redattori per la stesura e il coordinamento dell'edizione.La sua è una figura importante in quanto necessita di grande sensibilità e competenza, oltre che di grande disponibilità a mediare fra i vari capiservizio e il direttore. Deve inoltre agire in conformità alla linea editoriale del giornale senza entrare in conflitto con l'editore, pur nel rispetto delle sue convinzioni, della verità e della deontologia professionale.Di norma è un giornalista con alle spalle diversi anni di esperienza e che sa esercitare un certo ascendente sugli altri membri della redazione.Il caporedattore centrale in particolare si distingue dagli altri caporedattori per le funzioni di coordinamento del giornale. Mentre agli altri caporedattori può spettare la gestione di un singolo settore o di una singola redazione, al caporedattore centrale spetta il coordinamento di tutte le redazioni, incluse quelle periferiche rispetto alla redazione centrale. Generalmente il caporedattore centrale viene scelto direttamente dal direttore (o acquisisce tale ruolo per contratto aziendale) e può svolgere funzioni analoghe al vicedirettore, soprattutto nelle redazioni in cui manchi tale carica.Il ruolo di caporedattore centrale può non essere esclusivo di un singolo giornalista, ma ricoperto anche da più giornalisti, secondo le volontà del direttore.

Redazione

La redazione è l'insieme dei giornalisti che lavorano per una testata giornalistica, un'emittente televisiva o radiofonica. Con lo stesso termine s'identifica, oltre al gruppo di persone, anche il luogo di lavoro[1].È coordinata dal caporedattore che organizza il lavoro di tutti e fa da cinghia di trasmissione nei rapporti con il direttore responsabile. Non fanno parte della redazione i collaboratori esterni nonché i corrispondenti.

Giornalista

Il giornalista (anche reporter, dalla lingua inglese) è un professionista che opera nel settore dell'informazione; si occupa di scoprire, analizzare, descrivere e scegliere notizie per poi diffonderle. L'attività propria del giornalista è detta giornalismo e si collega a tutto ciò che interessa l'elaborazione e la successiva pubblicazione tramite la stampa.Opera nel settore dell'informazione e della cronaca, redige articoli editoriali per testate giornalistiche periodiche o agenzie di stampa, che vengono pubblicate sui mezzi di comunicazione di massa (carta stampata, radio, televisione, internet); può essere sia un lavoratore dipendente presso la redazione di un giornale, sia un freelance.Un giornalista televisivo ed un cameraman durante un collegamento. Viene considerato specializzato se si occupa solo e specificamente di un unico settore o scrive su pubblicazioni che si occupano di una materia in particolare (sport, musica, arte, scienza, spettacolo, economia, finanza, politica). A seconda dell'oggetto della sua attività, può anche realizzare reportage sugli eventi relativi alle varie tematiche trattate, come durante un conflitto (giornalismo di guerra) o su determinate realtà territoriali (giornalismo locale) o attività di inchiesta su determinati fatti e/o accadimenti (giornalismo investigativo).

Freelance

Freelance (dall'inglese freelance worker) è un termine della lingua inglese indicante un soggetto che opera come libero professionista per diverse società o organizzazioni, senza avere alcun rapporto di dipendenza con esse. Il termine, usato anche nella lingua italiana, ha un significato generico, non essendo legato ad alcun settore specifico di attività.La parola deriva dall'omonimo termine della lingua inglese usato per un mercenario (free-lance, letteralmente "lancia indipendente" o "lancia libera"), cioè un soldato professionista che non è legato a un corpo o un comandante specifico, ma che si mette agli ordini di chiunque lo paghi.

Corrispondente

Il corrispondente è un giornalista che lavora stabilmente in una città diversa da quella in cui ha sede la redazione centrale (o le redazioni decentrate) di una testata giornalistica[1].Spesso il corrispondente viene confuso con l'inviato: entrambi, infatti, trasmettono notizie da città diverse da quelle in cui ha sede il giornale, ma il secondo riceve l'incarico, nominalmente temporaneo, dal direttore responsabile.[2] L'inviato, inoltre, è un redattore, mentre il corrispondente non lo è[3] con le dovute eccezioni stabilite dal Contratto dei giornalisti.La figura professionale del corrispondente non redattore viene definita in Italia dall'articolo 12 del contratto nazionale dei giornalisti FNSI-FIEG,[6] che individua retribuzioni diverse in funzione della popolazione della città dalla quale vengono trasmesse le notizie e a seconda che queste siano o meno capoluoghi di provincia o di Regione.[1] Il contratto nazionale dei giornalisti FNSI-FIEG, inoltre, prevede retribuzioni maggiorate per i corrispondenti da Milano, Napoli e Palermo.

Inviato

L'inviato è una persona incaricata di una missione diplomatica o informativa di particolare importanza[1]. Inviato speciale è un giornalista, solitamente esperto, che viene incaricato dal direttore responsabile di seguire un determinato avvenimento e di descriverlo in prima persona nel luogo stesso in cui si svolge. L'evento può riguardare la politica, un conflitto armato, un congresso, un evento artistico o sportivo o altro ancora. Diversa è la figura del corrispondente, che risiede stabilmente nella città dove è stato inviato, mentre l'inviato segue un unico avvenimento, per poi spostarsi in luoghi sempre diversi in base alle esigenze di copertura informativa del giornale.

Fotoreporter

Il fotoreporter è un giornalista che racconta i fatti attraverso le immagini fotografiche. Oltre a raccontare la cronaca con le immagini è spesso autore degli articoli che compongono il servizio. In casi più limitati, il fotoreporter accompagna il giornalista scrivente nei luoghi dove è inviato.Dove non esiste come figura professionale, se iscritto all'ordine dei giornalisti, può essere considerato un giornalista a tutti gli effetti, altrimenti viene definito come fotografo.Il fotogiornalismo delle origini deve molto alla Germania. Fu un tedesco ad inventare nel 1878 il procedimento della rotocalcografia: Carl Klietsch. Grazie a tale procedimento, le fotografie stampate sulla carta da giornale appaiono decisamente più nitide. Nel 1904 il berlinese «Der Tag» inizia a stampare in rotocalco l'intera sezione illustrata delle sue pagine. Nel 1910 nasce, sempre in Germania, la prima macchina per stampa rotativa a sistema misto (tipografico per i testi e rotocalcografico per le immagini)

Operatore di ripresa

L'operatore di ripresa, detto anche operatore video o cineoperatore (in inglese anche cameraman), è la persona che agisce fisicamente sulla telecamera o sulla cinepresa in una produzione televisiva o cinematografica, allo scopo di riprendere e trasmettere o registrare le scene richieste.

Tecnico del suono

Il tecnico del suono o fonico è una figura professionale che si occupa della gestione dell'audio in ogni attività o evento che preveda l'utilizzo di microfoni, mixer, diffusori acustici, registratori ecc.

Montatore

Il montatore cinematografico (in inglese film editor) è la figura professionale che durante la lavorazione di un film si occupa del montaggio, ossia colui che seleziona e mette insieme le scene girate e le inquadrature in modo da costruire un racconto finito attraverso le immagini ed il suono.Il lavoro comincia già durante le riprese, dove egli agisce in base alla sceneggiatura mettendo insieme in genere una versione molto più lunga della pellicola di quella finale. Al termine delle riprese inizia la collaborazione col regista per giungere ad una versione finale da distribuire, a volte questa fase richiede che vengano girate altre scene. Il risultato di questa fase è supervisionato dai produttori, che possono richiedere ulteriori tagli e modifiche per adattare meglio il prodotto agli obiettivi prefissati.

Etica dei media

L'etica dei mass media è una disciplina che spazia dai problemi etici nella carta stampata fino ad arrivare a quei problemi emergenti nella società dell'informazione intesa nella sua totalità (libri, radio, televisione, web). Si verrà quindi a creare un problema di etica della televisione, un problema di etica del web, un problema di etica dei libri ed un problema di etica della radio (accorpata oggigiorno alla televisione intesa come sistema radiotelevisivo).

Ufficio per le relazioni con il pubblico (urp)

Gli uffici per le relazioni con il pubblico (in acronimo URP) sono uffici introdotti nell'organigramma della pubblica amministrazione italiana nel 1993.Vennero istituiti col d.lgs 3 febbraio 1993, n. 29 e resi obbligatori dalla legge 7 giugno 2000, n. 150, che ha disposto che le amministrazioni pubbliche individuino, nell'ambito della propria struttura, uffici per le relazioni con il pubblico al fine di garantire la piena attuazione della legge 7 agosto 1990 n. 241.Essi hanno l'obiettivo di agevolare i rapporti tra ente pubblico e cittadini (singoli e associati), garantendo il diritto d'accesso agli atti e favorendo la trasparenza amministrativa.Gli URP provvedono al servizio all'utenza per i diritti di partecipazione di cui al capo III della legge 7 agosto 1990, n. 241 e all'informazione all'utenza relativa agli atti e allo stato dei procedimenti. Ulteriore innovazione venne apportata dalla legge n. 150/2000, la quale stabilisce all'articolo 6 che le attività di informazione ed i rapporti con gli organi di stampa si realizzano attraverso il portavoce e l'ufficio stampa e quelle di comunicazione (rapporti con gli utenti singoli e associati) attraverso l'ufficio per le relazioni con il pubblico.

Dipartimento per l'informazione e l'editoria

Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria è una struttura incardinata nella Presidenza del Consiglio dei ministri con funzioni di supporto al Presidente del Consiglio. Essa opera nell'area funzionale relativa al coordinamento delle attività di comunicazione istituzionale; alla promozione delle politiche di sostegno all'editoria e ai prodotti editoriali; al coordinamento delle attività volte alla tutela del diritto d'autore.La relativa delega è stata conferita al Sen. Alberto Barachini.

Federazione Nazionale Stampa Italiana

La Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) è il sindacato unico[1] e unitario dei giornalisti italiani.A nome di tutti i giornalisti italiani stipula, con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell'informazione, i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico.

Ordine dei giornalisti

L'Ordine dei giornalisti è un ente pubblico italiano non economico a struttura associativa fondato nel 1963. L'Ordine è il soggetto collettivo che rappresenta la categoria professionale. Gestisce l'Albo dei giornalisti, e ha funzioni di vigilanza e di tutela sull'operato degli iscritti.Nel 1925, agli albori del governo Mussolini, il contratto di lavoro nazionale dei giornalisti previde, per la prima volta, l'istituzione di un «Albo generale dei giornalisti professionisti». Era il riconoscimento sindacale-contrattuale dell'Albo. Successivamente avvenne il passaggio parlamentare. Il 31 dicembre dello stesso anno il legislatore approvò definitivamente i decreti sulla stampa del 1923 e 1924 e la regolamentazione della professione. La nuova legge istituì l'Albo dei giornalisti, disponendo che «l'esercizio della professione giornalistica è consentito solo a coloro che siano iscritti negli albi stessi» (art. 7). Altro requisito indispensabile per esercitare la professione era possedere un certificato di buona condotta politica rilasciato dal prefetto. Ogni quotidiano o periodico inoltre doveva avere un direttore responsabile; solo i giornalisti professionisti potevano salire alla direzione di una testata. Ogni nuova nomina di direttore doveva ottenere il placet del procuratore generale presso la Corte d'appello.[2] Il giornale stesso doveva essere sottoposto, prima della sua pubblicazione, all'autorizzazione della procura generale della Corte d'appello nella cui giurisdizione era stampato...

Federazione Italiana Editori Giornali

La Federazione Italiana Editori Giornali (in acronimo FIEG) è una federazione di case editrici italiane fondata a Roma, dove ha sede, il 22 maggio 1950.La FIEG rappresenta le imprese editrici (di giornali quotidiani, periodici e di giornali online[2]) e le agenzie stampa di livello nazionale; firma, a nome degli editori, il Contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico[3].Le aziende editrici che aderiscono al sodalizio pubblicano 334 testate giornalistiche[4]. Fanno parte della Fieg anche l'«Associazione stampatori italiana giornali» e la «Federazione delle concessionarie di pubblicità a mezzo stampa».La FIEG aderisce all'Associazione Europea Editori Giornali (European Newspaper Publishers' Association, ENPA), all'Associazione Europea Editori Periodici (European Magazine Media Association, EMMA) e alla FIPP (International Federation of Periodical Press).

Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE)

La Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) è una società di gestione collettiva senza scopo di lucro nella forma di ente pubblico economico a base associativa, preposto alla protezione delle opere dell'ingegno e all'esercizio dell'intermediazione del diritto d'autore in Italia.SIAE oggi è la sesta collecting al mondo per raccolta di diritto d'autore[3], e tutela il lavoro creativo di oltre 112.000 autori ed editori di Musica, Cinema, Teatro, Opere RadioTV e Online, Lirica e Balletto, Opere Letterarie e Arti Figurative iscritti alla Società, raccogliendo e ripartendo loro i proventi da diritto d'autore derivante dall'utilizzo delle opere

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi

La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (comunemente nota come Commissione di Vigilanza Rai o Vigilanza Rai) è una commissione parlamentare bicamerale istituita nel 1975, a seguito della riforma della Rai,[1] che ha lo scopo di sorvegliare sull'attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale e pubblico italiano. La commissione si riunisce a Roma a Palazzo San Macuto.

Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) è un'autorità amministrativa indipendente italiana di regolazione e garanzia, con sede principale a Napoli e sede operativa secondaria a Roma.Istituita con la legge Maccanico (1997), a essa è affidato il duplice compito di assicurare la corretta concorrenza degli operatori sul mercato e di tutelare il pluralismo e le libertà fondamentali dei cittadini nel settore delle telecomunicazioni, dell'editoria, dei mezzi di comunicazione di massa e delle poste in analogia all'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) e all'Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART).

Garante per la protezione dei dati personali

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP), noto anche come Garante della privacy[2], è un'autorità amministrativa indipendente italiana istituita dalla legge 31 dicembre 1996, n. 675, per assicurare la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e il rispetto della dignità nel trattamento dei dati personali.Dal 2020 l'autorità è presieduta da Pasquale Stanzione

Autorità garante della concorrenza e del mercato

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (in acronimo AGCM), è un'autorità amministrativa indipendente italiana, istituita dalla Legge 10 ottobre 1990, n. 287. Ha funzione di tutela della concorrenza e del mercato.È informalmente chiamata Antitrust, dall'omonima area giuridica di competenza.

Corecom

Il Comitato regionale per le comunicazioni (abbreviato Corecom), in Italia, è un organo previsto dalla legge Maccanico. Sono disciplinati però specificamente da leggi delle singole regioni con funzioni di organo di governo, garanzia e controllo sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale. Nei confronti dell'Agcom, i Corecom rappresentano organi funzionali, mentre costituiscono organi indipendenti di garanzia e consulenza per le giunte e i consigli regionali.Secondo l'art. 117 della Costituzione, l'ordinamento del settore delle comunicazioni è materia di competenza legislativa concorrente tra Stato e regioni. A livello nazionale rileva l'Agcom come autorità indipendente in tale ambito, la quale di concerto con la Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome e la Conferenza dei presidenti dell'Assemblea dei consigli regionali e delle province autonome ha delegato ai comitati regionali per le comunicazioni alcuni dei compiti previsti dalla legge Maccanico.Il 16 dicembre 2009 sono state sottoscritte a Roma le convenzioni per l'esercizio delle nuove funzioni delegate tra l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e i comitati di Calabria, Lazio, Lombardia, Toscana, Umbria, il Comitato provinciale di Trento e i relativi rappresentanti delle regioni e delle assemblee legislative.In particolare, a questi comitati regionali – cui seguirono quelli di tutte le altre regioni e della provincia autonoma di Bolzano – sono state delegate competenze in materia di:Vigilanza sull'esercizio dell'attività radiotelevisiva locale, mediante il monitoraggio delle trasmissioni dell'emittenza locale; Tenuta del Registro degli operatori di comunicazione; Definizione delle controversie tra operatori del settore e utenti. Inoltre, ai comitati è demandata l'attività di conciliazione delle controversie in materia di telecomunicazioni tra utenti e operatori delle telecomunicazioni. Il tentativo di conciliazione è condizione necessaria per la soluzione delle controversie, in assenza del quale non sono procedibili eventuali cause davanti al giudice ordinario. (Corecom - Delibera n. 203-18-CONS - Regolamento risoluzione controversie)

Governance della Rai

La Governance della Rai è l'amministrazione della società concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico italiano, la Rai appunto, che include in particolare il Consiglio di amministrazione, che tipicamente nomina i direttori di rete e gli altri direttori editoriali. Tale gestione è stata oggetto di vari interventi legislativi, anche a seguito di numerose pronunce della Corte Costituzionale. La giurisprudenza della Consulta ha infatti riconosciuto che il servizio radiotelevisivo pubblico è fondamentale per l'attuazione dell'articolo 21 della Costituzione italiana.L'attuale governance, prevista dalla riforma della Rai del 2015 approvata durante il governo Renzi, prevede un Consiglio di amministrazione di 7 membri, di cui quattro scelti da Camera e Senato, due dal Governo, e uno dall'assemblea dei dipendenti.[1][2] La nomina del CdA secondo tale normativa è avvenuta per la prima volta nel 2018.Prima del 1975 la nomina del CdA della Rai era esclusivamente di competenza governativa. Tuttavia, in seguito a sentenza della Corte Costituzionale, che sanciva che ciò era in violazione del pluralismo richiesto dall'art. 21 della Costituzione, fu attuata la riforma della Rai del 1975, che tra le altre cose prevedeva che la nomina della dirigenza Rai spettasse al Parlamento e non al Governo, nell'ottica che il fine del servizio pubblico dovrebbe essere di dare spazio al maggior numero di voci possibile in televisione.

Osservatorio europeo dei media digitali

L'EDMO è un osservatorio indipendente finanziato dalla Commissione europea che riunisce verificatori di fatti indipendenti e ricercatori accademici con competenze nel campo della disinformazione online, dei social media, dei media guidati dai giornalisti e dell'Educazione ai media.

Censura di Internet

Con l'espressione "censura di Internet" si intende il controllo o il blocco della pubblicazione di contenuti — o dell'accesso ad essi — nella rete Internet.[4] Tale censura può essere effettuata dal governo o da società private su richiesta del governo, da un'autorità di controllo, o di propria iniziativa. Individui e organizzazioni possono attuare l'auto-censura per motivi morali, religiosi o per affari, per conformarsi a norme sociali, a causa di intimidazioni, per evitare conseguenze legali o altro.Le opinioni sul tema della censura di Internet sono variegate, essendoci argomenti sia a favore che contro di essa.[5] Inoltre, il livello di censura di Internet varia da paese a paese: mentre in alcuni essa è praticamente assente, in altri (come ad esempio Iran[6] e Cina[7][8]) può arrivare perfino a limitare l'accesso alle notizie e reprimere la discussione tra i cittadini sul web.[1] La censura di Internet si verifica anche in risposta o in previsione di eventi come elezioni, proteste e rivolte. Ad esempio, in Tunisia ed Egitto la cyber-censura "è viva e sta bene" in seguito alla primavera araba.

Reporter senza frontiere

Reporter Senza Frontiere (RSF), o Reporters Sans Frontières (RSF) (nella originaria denominazione francese), o Reporter Without Borders (RWB) è un'organizzazione non governativa e no-profit che promuove e difende la libertà di informazione e la libertà di stampa. L'organizzazione ha sede principale a Parigi ed ha lo status di consulente delle Nazioni Unite.Reporter Senza Frontiere ha due principali sfere di attività: la prima si concentra sulla censura di Internet e sui nuovi media, mentre l'altra è dedita a fornire assistenza materiale, economica e psicologica ai giornalisti assegnati a zone pericolose. Le sue missioni sono:il monitoraggio costante degli attacchi alla libertà di informazione a livello mondiale; la denuncia di ogni forma di attacco ai media; la collaborazione con i governi per combattere la censura e le leggi volte a restringere la libertà di informazione; l'assistenza morale e finanziaria ai giornalisti perseguitati e alle loro famiglie; l'offerta di aiuto materiale ai corrispondenti di guerra allo scopo di aumentarne la sicurezza.

Articolo 21 della Costituzione italiana

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, sporgere denuncia all'Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.»(Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 21)Il primo comma riguarda il principio della libertà di manifestazione del pensiero, nei commi dal secondo al quinto si disciplina la libertà di stampa, mentre l'ultimo comma riguarda i limiti alla libertà di manifestazione del pensiero in Italia.

Libertà di stampa

La libertà di stampa consiste nella libertà di espressione e comunicazione attraverso i mezzi di comunicazione.Si tratta di un diritto sancito anche dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, che ogni Stato di diritto dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare la conseguente esistenza della libertà di parola e della libertà di opinione.Il diritto di libera stampa comprende tutti i canali di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet, agenzie di giornalismo), e si estende al diritto all'accesso ed alla raccolta d'informazioni (nonché alle procedure volte ad ottenere informazioni da comunicare al pubblico).In molti Paesi il diritto di libertà di stampa è sancito dalle rispettive costituzioni, così come nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che riconosce la "libertà di espressione e d'informazione" (art.I-21)[1]. In altri paesi, come Regno Unito, Irlanda, Australia e Canada, la libertà di stampa viene efficacemente rispettata in base al diritto consuetudinario (common law).Rispetto all'accesso alle informazioni da esso possedute, un qualsiasi governo può decidere (in base alla costituzione ed alle leggi ordinarie o speciali inserite emanate dal legislatore) di non permettere la pubblica conoscenza di taluni documenti, adducendo motivi di protezione dell'interesse nazionale e della sicurezza nazionale. Tali documenti sono sottratti alla stampa ed al pubblico dei ricercatori in genere. La legge definisce i limiti e le prerogative del concetto di "interesse nazionale".

Libertà di manifestazione del pensiero

La libertà di manifestazione del pensiero o libertà di coscienza è un diritto fondante riconosciuto negli ordinamenti democratici di tipo occidentale. Da un punto di vista filosofico le radici di questa libertà sono da ricercare nell'antico stoicismo greco e romano, dove la coscienza è parente stretta dell'idea stoica di un potere di scelta morale.Questa libertà è riconosciuta da tutte le moderne costituzioni ed è un pilastro della democrazia e di uno Stato di diritto, così come è stato sostenuto dalla Corte costituzionale più volte fin dalle sue prime sentenze. Infatti, così come affermato dalla Consulta, “è tra le libertà fondamentali proclamate e protette dalla nostra Costituzione, una di quelle […] che meglio caratterizzano il regime vigente nello Stato, condizione com’è del modo di essere e dello sviluppo della vita del Paese in ogni suo aspetto culturale, politico, sociale” (sent. n. 9/1965).Ad essa sono inoltre dedicati due articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948:Art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.La libertà di espressione è sancita anche dall'art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali ratificata dall'Italia con l. 4 agosto 1955, n. 848:1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati. La violazione del citato art. 10 della Convenzione europea legittima il cittadino a proporre ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, per ottenere il ristoro dei danni subiti, anche morali, purché siano esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali interni

Libertà di parola

La libertà di parola è considerata, nel mondo moderno, un concetto basilare nelle democrazie liberali. Il diritto alla libertà di parola non è tuttavia da considerarsi illimitato: i governi possono decidere di limitare particolari forme di espressione, come per esempio l'incitamento all'odio razziale, nazionale o religioso, oppure l'appello alla violenza contro un individuo o una comunità, che anche nel diritto italiano costituiscono reato[1].Secondo il diritto internazionale, le limitazioni alla libertà di parola devono rispettare tre condizioni: devono essere specificate dalla legge, devono perseguire uno scopo riconosciuto come legittimo ed essere necessarie (ovvero proporzionate) al raggiungimento di quello scopo.Il diritto alla libertà di espressione è stato riconosciuto come diritto umano nella Dichiarazione universale dei diritti umani[2] e nella Legge internazionale sui diritti umani delle Nazioni Unite (IHRL - International human rights law). Molti paesi hanno una legge costituzionale che protegge la libertà di parola. Termini come libertà di parola e libertà di espressione sono usati in modo intercambiabile nel discorso politico. Tuttavia, in senso giuridico, la libertà di espressione comprende qualsiasi attività di ricerca, ricezione e diffusione di informazioni o idee, indipendentemente dal mezzo utilizzato.

Legislazione antimonopolistica

La legislazione antimonopolistica, spesso indicata con il termine inglese antitrust, nel lessico giuridico definisce il complesso delle norme che sono poste a tutela della concorrenza sui mercati economici.

Normativa sulla radiotelevisione terrestre italiana

La normativa sulla radiotelevisione terrestre italiana indica la disciplina giuridica in materia di utilizzo di impianti radioelettrici e televisivi per la diffusione via radio di informazioni, oltre all'insieme dei sistemi di pianificazione e assegnazione delle frequenze dei canali televisivi terrestri in Italia.

Direttiva del Consiglio della comunità economica europea 89/552/CEE del 3 ottobre 1989

La direttiva del Consiglio della comunità economica europea 89/552/CEE del 3 ottobre 1989 è una direttiva CEE emanata al fine di indirizzare la politica televisiva dei singoli Stati della comunità.Conosciuta in Italia come televisione senza frontiere, venne ivi recepita principalmente con la legge Mammì, anche se secondo alcuni commentatori autorevoli i principi della direttiva sono stati accolti solo in modo parziale, e in seguito con altre leggi.Uno dei primi atti della Comunità Europea fu la convenzione europea sulla televisione transfrontaliera, firmata a Salisburgo il 5 maggio 1989, che stabiliva alcuni principi fondamentali cui dovessero attenersi i partecipanti.Dopo l'emanazione della direttiva del 1989, nel dicembre 2005 il Parlamento europeo presentò una proposta di revisione. Nell'ottobre del 2006, il governo italiano ha presentato un disegno di legge, spinto anche dai rilievi comunitari in merito alla legge Gasparri.[1] Il Parlamento europeo ha approvato il testo della nuova proposta di direttiva nel maggio 2007.... Il Parlamento europeo, ha valutato che i legislatori nazionali, in particolare in Italia, avevano stabilito normative in contrasto con i principi informatori della direttiva "Europa senza frontiere" e il 22 aprile 2004 ha emanato la risoluzione n. 65 [1] che esprime la forte preoccupazione che in Europa non vengano garantite le naturali esigenze di un pluralismo informativo.Formula l'auspicio che «il “sistema di assegnazione delle frequenze”, previsto dal progetto di legge Gasparri, non costituisca una mera legittimazione della situazione di fatto e che non si ponga in contrasto in particolare con la direttiva 2002/21/CE, con l'articolo 7 della direttiva 2002/20/CE3 e con la direttiva 2002/77/CE4, le quali prevedono, fra l'altro, che l'attribuzione delle frequenze radio per i servizi di comunicazione elettronica si debba fondare su criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati».

Decreto Berlusconi

Decreto Berlusconi è una locuzione che indica tre decreti legge emanati in Italia tra il 1984 e il 1985 dal governo Craxi I.Le norme contenevano una serie di norme a carattere transitorio, emanate in attesa della stesura di una legge generale di riordino del sistema radiotelevisivo, che avvenne nel 1990 con la promulgazione della legge Mammì.I provvedimenti normativi, emanati nel biennio 1984/1985, furono in tutto tre:decreto legge 20 ottobre 1984, n. 694, (decreto Berlusconi) decaduto per mancata conversione;[8] decreto legge 6 dicembre 1984, n. 807, convertito in legge 4 febbraio 1985, n. 10 (decreto Berlusconi bis)[9] decreto legge 1º giugno 1985, n. 223 (decreto Berlusconi ter) convertito in legge 2 agosto 1985, n. 397.

legge 6 agosto 1990, n. 223 (detta anche legge Mammì)

La legge 6 agosto 1990, n. 223 (detta anche legge Mammì dal suo promotore Oscar Mammì) fu la seconda legge organica di sistema che l'ordinamento italiano ha avuto in materia radiotelevisiva dopo la riforma della RAI del 1975.La norma fu emanata dopo la pronuncia di incostituzionalità da parte della Corte costituzionale della Repubblica Italiana del decreto Berlusconi del 1984 poiché permetteva alle emittenti locali, attraverso il meccanismo delle syndication, di trasmettere a livello nazionale.Intanto la direttiva comunitaria 89/552/CEE del 3 ottobre 1989 dal titolo Televisione senza frontiere, dettò disposizioni basilari a tutti i Paesi membri della Comunità economica europea. Durante il governo Andreotti VI venne redatto il disegno di legge n. 4710 della X legislatura, su proposta di Oscar Mammì, e venne approvato alla Camera dei deputati il 1º agosto 1990.La legge segue un periodo nel quale si è costruito una sorta di monopolio della televisione privata, da parte della Fininvest, al di fuori della legge, dunque contro il divieto di interconnessione, che ha portato poi ad interventi dell'esecutivo, concretizzatisi nei cosiddetti decreti Berlusconi e finalizzati a contrastare potenziali interventi della magistratura che potessero impedire la diffusione su scala nazionale di programmi televisivi di emittenti private.Fu soprannominata sarcasticamente dai giornalisti del tempo legge fotografia e legge Polaroid in quanto si limitava a legittimare la situazione anomala preesistente, da stato di fatto a stato di diritto, ufficializzando il duopolio televisivo de facto Rai-Fininvest.[4] A seguito della fiducia posta dal VI Governo Andreotti sulle forti pressioni del PSI, il 27 luglio 1990 cinque ministri della sinistra DC si dimisero dall'incarico (Mino Martinazzoli, Sergio Mattarella, Riccardo Misasi, Calogero Mannino e Carlo Fracanzani). La legge fu comunque approvata con la fiducia e a voto segreto il 1º agosto 1990.Successivamente si avvertì la necessità d'istituire un'autorità Antitrust per ridimensionare eventuali posizioni dominanti nell'ambito dei mezzi di comunicazione. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 420 del 1994[5], ha dichiarato illegittimo il comma 4 dell'articolo 15 della legge, nella parte relativa alla radiodiffusione televisiva, ove si stabilisce che le concessioni a un singolo soggetto non possono superare il venticinque per cento del numero di reti nazionali previste dal piano di assegnazione e comunque il numero di tre. L'incostituzionalità rilevata dalla Consulta risiede nel fatto che un singolo soggetto, possedendo contemporaneamente tre reti televisive, commette grave violazione del principio pluralistico citato nell'articolo 21 della Costituzione, espresso già precedentemente dalla legge n. 416 del 1981, per il settore della stampa, che proibisce tuttora, a chiunque, di possedere più del 20% delle testate esistenti.La Corte ha constatato l'insensatezza di una maggior generosità nei confronti delle reti televisive. Il comma 4 dell'articolo 15 (e poi l'intero articolo) è stato abrogato dalla legge Gasparri del 3 maggio 2004, n. 112..

legge 31 luglio 1997, n. 249 (nota anche come legge Maccanico)

Emanata durante il governo Prodi I, comportava come conseguenze per Mediaset il proseguimento delle trasmissioni di Rete 4 solo sul satellite. Di conseguenza, anche se non scritto nella legge, Rai 3 si sarebbe privata della pubblicità.Il tetto antitrust stabilito dalla norma si poteva stimare in circa a 4 miliardi di euro (su un valore totale del mercato di 12 miliardi), mentre sarà poi modificato nel 2004 dalla legge Gasparri in quanto i ricavi del settore aumenteranno in maniera esponenziale rispetto al 1997 perché calcolati su un ampio settore mediatico.

Sentenza della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana del 20 novembre 2002, n. 466

La sentenza della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana del 20 novembre 2002, n. 466 fu un pronunciamento in tema di garanzia del pluralismo televisivo in Italia.[1] In particolare con essa venne chiamata a esprimersi sulla questione di legittimità di alcuni articoli della legge Maccanico, in merito a presunte questioni di incostituzionalità.

legge 3 maggio 2004, n. 112 (detta anche legge Gasparri)

La legge 3 maggio 2004, n. 112 (detta anche legge Gasparri dal nome del Ministro delle comunicazioni del Governo Berlusconi II dell'epoca, ovvero Maurizio Gasparri) è una legge delega della Repubblica Italiana, in attuazione della quale fu emanato il testo unico della radiotelevisione, promulgato l'anno successivo.

testo unico della radiotelevisione (decreto legislativo 31 luglio 2005, n.177)

Il testo unico della radiotelevisione (decreto legislativo 31 luglio 2005, n.177) è una legge della Repubblica Italiana, emanata durante il governo Berlusconi II in virtù dell'art. 16 di legge delega 3 maggio 2004 n. 112 (legge Gasparri).Emanato col decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 recepisce molti concetti espressi nelle direttive europee sull'emittenza radiotelevisiva, nonché riassume e riorganizza trent'anni di interventi legislativi, di giurisprudenza costituzionale e di delibere dell'Autorità garante per le comunicazioni.Vi è subentrato il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208.

Giornata mondiale della libertà di stampa

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 3 maggio Giornata mondiale della libertà di stampa,[1][2] anche nota semplicemente come Giornata mondiale della stampa, per evidenziare l'importanza della libertà di stampa e ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola sancita dall'Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e celebrare l'anniversario della Dichiarazione di Windhoek, un documento sull'importanza fondamentale dei principi in difesa della libertà di stampa, del pluralismo e dell’indipendenza dei media promulgato dai giornalisti africani a Windhoek nel 1991.

Indice della libertà di stampa

L'Indice della libertà di stampa (World Press Freedom Index) è una classifica annuale di nazioni compilata e pubblicata da Reporter senza frontiere che si basa sulla valutazione dell’Organizzazione delle testimonianze relative alla libertà di stampa delle nazioni nell'anno precedente. L'indice intende riflettere il grado di libertà che i giornalisti, le nuove organizzazioni e i netizen hanno nei rispettivi paesi, e gli sforzi compiuti dalle autorità per rispettare tale libertà. Reporter senza frontiere è attenta a sottolineare che tale indice riguarda esclusivamente la libertà di stampa e non misura né la qualità del giornalismo né la violazione dei diritti umani in generale.

Democracy Index

Il Democracy Index (Indicatore di Democrazia) è un grado calcolato dal settimanale The Economist che esamina lo stato della democrazia in 167 paesi. Questo viene quantificato da l'Economist Intelligence Unit Index of Democracy che si concentra su cinque categorie generali: processo elettorale e pluralismo, libertà civili, funzione del governo, partecipazione politica e cultura politica.Le nazioni sono divise in quattro categorie: "Democrazie complete", "Democrazie imperfette", "Regimi Ibridi" e "Regimi autoritari".Secondo l'indagine del 2022, la Norvegia ottiene il risultato più alto con un punteggio di 9,75 su una scala da 0 a 10, mentre l'Afghanistan ottiene il risultato più basso con un punteggio di 0,32. L'Italia si posiziona 31ª con un punteggio di 7,68 in cui risulta come una nazione in cui vige una democrazia imperfetta.

Libertà di stampa nella Repubblica Italiana

La libertà di stampa nella Repubblica Italiana al momento della sua formalizzazione, il 18 giugno 1946, era stata progressivamente ripristinata in seguito alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943. Durante tutta la durata della seconda guerra mondiale tuttavia, e nell'immediato dopoguerra venne sottoposta a vari limiti e condizioni, in parte derivate dalla legislazione che regolava la libertà di stampa nel Regno d'Italia. Nelle zone sottoposte al governo della Repubblica Sociale Italiana la libertà di stampa non esisteva, se non nei limiti di un ridotto frondismo fascista.

Segreto di Stato

Il segreto di Stato è un vincolo giuridico che pregiudica la divulgazione di una determinata informazione riservata al di fuori dell'ambito dei soggetti autorizzati, al fine di tutelare la sicurezza nazionale di uno Stato ponendo delle sanzioni nei confronti di chi violi tale obbligo.IN ITALIA. La normativa vigente distingue quattro possibili livelli di classificazione dei documenti (cartacei o informatici): riservato, riservatissimo, segreto, segretissimo. L'originatore provvede ad apporre la stampigliatura o la sigla del documento, indicante il relativo livello di sicurezza e di segretezza.Le informazioni così classificate sono presidiate dall'art. 262 del codice penale. Secondo il codice dell'ordinamento militare, l'accesso - in consultazione e/o aggiornamento - da parte di persone fisiche o giuridiche a tali risorse, e il trattamento loro del contenuto informativo, sono subordinati alla richiesta e al rilascio di un nulla osta:Nulla Osta Sicurezza (NOS): per le persone fisiche, quali militari e funzionari della pubblica amministrazione Nulla Osta Sicurezza Industriale: per la partecipazione degli operatori economici a pubbliche gare di appalto o di fornitura. A partire dal 2017, l'abilitando è tenuto a compilare un foglio notizie relative agli anni più recenti della propria vita privata e personale extralavorativa.[10] Il rilascio dei due Nulla Osta compete al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, che risponde alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Informazione riservata

Con informazione riservata si intende un documento su supporto cartaceo, digitale, audio o video, al quale può accedere soltanto un ristretto numero di persone.L'espressione viene generalmente usata nel contesto dell'intelligence e dello spionaggio, o ad esempio per indicare le informazioni che siano coperte da segreto di Stato.In ambito nazionale esistono diverse classifiche di segretezza,[1] simili alle qualifiche di sicurezza in ambito NATO.[2] Altri paesi possiedono differenti sistemi e livelli di classifica delle informazioni. Per accedere a tali informazioni, in Italia, è richiesto il nulla osta sicurezza.

Damnatio memoriae

Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina moderna che significa letteralmente "condanna della memoria".Essa denota la totale e deliberata cancellazione di uno specifico individuo dalle fonti storiche, attuata con l'alterazione, abrasione o distruzione di ritratti, iscrizioni e altri documenti.

Censura

La censura è il controllo della comunicazione da parte di un'autorità, che limita la libertà di espressione e l'accesso all'informazione con l'intento dichiarato di tutelare l'ordine sociale e politico. Il culmine della mentalità e dell'attività censoria si raggiunge nel Novecento.[1]Mussolini saluta il re, ma l'inchino e la stretta di mano erano vietati dal regime: la foto fu censurata.Foto vietata che ritrae in una parata al Foro Italico di Roma il Duce e la figlia Edda Ciano colpiti da un'innaffiatrice.Un gerarca non si attiene alla marzialità mussoliniana, inciampando durante la visita in Sicilia nel 1937 di Mussolini e la foto venne vietata. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato nell'ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell'espressione dei singoli, ad esempio la corrispondenza privata.

Censura nel mondo

Questa voce raccoglie informazioni sullo stato della censura, della censura di Internet, della libertà di stampa, della libertà di parola e dei diritti umani nel mondo e le presenta in una tabella e in mappe esplicative suddividendole per paese, aggiungendo link ad articoli aggiuntivi per maggiori informazioni, dove disponibili. Oltre ai vari Stati, la tabella include informazioni su stati non riconosciuti, regioni contestate, regioni politiche che si trovano all'interno di altri stati e organizzazioni regionali.

Cancel culture

La locuzione cancel culture (in italiano, letteralmente, cultura della cancellazione, reso a volte impropriamente come "cultura del boicottaggio") è usata per indicare una forma moderna di ostracismo e iconoclastia.Essa si esplica attraverso indignate proteste contro persone (celebrità in particolare), aziende, personaggi storici e monumenti il cui scopo è provocarne la rimozione dalla vita, dagli spazi o dal dibattito pubblico: se applicata a un individuo vivente, l'estromissione avviene in rapporto alle cerchie sociali o professionali da lui frequentate, sia online sui social media, che nel mondo reale, o in entrambi, con ricadute anche nella vita lavorativa.[1]Le medesime dinamiche applicate invece a personaggi storici, monumenti, opere d'arte ed altri ambiti culturali vengono invece a volte chiamate cultura della cancellazione o "dell'annullamento", con un'inversione dei termini nella traduzione italiana il cui scopo è evidenziare gli aspetti iconoclasti e di guerra culturale del fenomeno.

Psiphon

Psiphon è un software open source del progetto CiviSec della Citizen Lab dell'Università di Toronto ideato per aggirare la censura delle istituzioni statali su Internet.L'obiettivo principale del progetto è quello di permettere ai cittadini appartenenti a nazioni non libere come Cina, Iran, Corea del Nord, Thailandia, Arabia Saudita e Emirati Arabi l'accesso a Internet: solitamente infatti viene impedito agli utenti di ottenere informazioni e notizie scomode al regime e non selezionate dalle autorità, come anche Wikipedia stessa.

Effetto Streisand

L'effetto Streisand (in inglese Streisand effect) è un fenomeno mediatico per il quale un tentativo di censurare o rimuovere un'informazione ne provoca, contrariamente alle attese, l'ampia pubblicizzazione.Nato come meme di Internet, il fenomeno riguarda genericamente qualsiasi fattispecie che acquisisca importanza e notorietà principalmente in quanto oggetto di tentativi, o richieste d'imperio, di rimozione od oscuramento[1]: esempi tipici di tali tentativi di oscuramento sono la censura di una fotografia, un algoritmo, un documento informatico o un sito web (per esempio tramite una diffida): a causa dell'improvvisa attenzione mediatica l'informazione viene replicata tramite innumerevoli e imprevedibili canali[2] vanificando ogni tentativo di impedirne la diffusione.

Diritto d'autore italiano

Il diritto d'autore italiano è la branca dell'ordinamento giuridico italiano che disciplina il diritto d'autore, cioè l'attribuzione di un insieme di facoltà a colui che realizza un'opera dell'ingegno di carattere creativo-sociale, con l'effetto di riservargli diritti morali ed economici.È disciplinato prevalentemente dalla legge 22 aprile 1941, n. 633[1] (e il successivo regolamento applicativo, il regio decreto 18 maggio 1942, n. 1369) nonché Titolo IX del Libro Quinto del codice civile italiano.

Opera collettiva

Le opere collettive sono opere formate mediante l'unione di lavori o frammenti di lavori di autori diversi e riuniti da un coordinatore con un determinato scopo[1].L'opera collettiva è una tipologia specifica di opera complessa. Si caratterizza per essere realizzata da più autori, i quali possono utilizzarla separatamente benché risulti una creazione unica.Le opere collettive sono per lo più a carattere scientifico, didattico o divulgativo. Classici esempi sono le enciclopedie, le riviste, i giornali e le antologie.

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