SITO ISTITUZIONALE
Nel 1964 Pacciardi fondò un nuovo gruppo politico, l’Unione Democratica per la Nuova Repubblica e un settimanale, Folla: ambedue si caratterizzavano per la propaganda di un’evoluzione dell’istituzione repubblicana dell’Italia in senso presidenzialista (sul modello gollista della quinta Repubblica francese). Il partito aveva per simbolo una primula stilizzata con i petali tricolori.
Le linee fondamentali del nuovo soggetto politico furono esposte, da parte di Pacciardi, il 26 gennaio 1964 con il lancio di un “appello per la Nuova Repubblica”, firmato, tra gli altri, dai generali Raffaele Cadorna e Giuseppe Mancinelli, Giuseppe Caronia, i giornalisti Tomaso Smith, Mario Vinciguerra e il post-fascista Giano Accame, l’ambasciatore Alberto Rossi Longhi, l’ex socialista Ivan Matteo Lombardo, Alfredo Morea e Salvatore Sanfilippo[23].
La formazione si caratterizzava per una condotta che coniugava il laicismo tipico della tradizione mazziniana con una netta contrapposizione alle sinistre, privilegiando valori quali identità nazionale e legalità. Gli osservatori lo hanno sempre collocato nell’area culturale conservatrice, ovviamente alla destra dello schieramento.
Le posizioni assunte erano imperniate sulla proposta di una repubblica presidenziale con una legge elettorale maggioritaria. L'”Unione Democratica per la Nuova Repubblica” è stato il primo partito politico in Italia a introdurre il presidenzialismo nel proprio programma, riforma caldeggiata anche da Giorgio Almirante[24][25]
Il 1º marzo 1964, con la pubblicazione del primo numero del periodico Folla, si considera la data di trasformazione del movimento in partito politico[26]. La testata fu diretta da Tomaso Smith, ex direttore del Messaggero di Roma, sino al 1966, quando, alla vigilia di un comizio che avrebbe dovuto tenere a Roma in Piazza Santi Apostoli, l’esponente pacciardiano fu colpito da un aneurisma fatale. Dopo di che il nuovo organo di partito fu a periodicità settimanale e diretto da Giano Accame.
Il 4 febbraio 1964, Pacciardi aveva già informato del suo programma politico l’ambasciata statunitense, la quale mandò un rapporto a Washington, nel quale si riteneva Pacciardi “troppo ottimista sul richiamo che il suo movimento avrà nel paese. Il sostegno a Pacciardi deriva probabilmente dalle amicizie personali tra gli ufficiali di alto livello che egli si è fatto durante la sua permanenza al Ministero della difesa. Si ritiene tuttavia che tali connessioni non siano abbastanza numerose”[27].
Il 10 maggio 1964, “Nuova Repubblica” organizzò un affollato comizio al Teatro Adriano di Roma che sfociò in una manifestazione che giunse sino alle soglie del Quirinale[28]. Il movimento fu anche vicino ai Centri di Azione Agraria del principe Lilio Sforza Ruspoli. Il 5 luglio dello stesso anno i due tennero un comizio a Bari[28], dove Pacciardi fu salutato come “un antifascista da sempre” che aveva abbracciato “i militi della Repubblica sociale in nome di un’Italia nuova”[27]. A Roma, un’assemblea di “nostalgici” lo invocò come il “capo tanto atteso”; altre simpatie le ottenne dal colonnello Renzo Rocca, direttore dell’ufficio per la ricerca economica e industriale (Rei) del SIFAR[27].
Su questa linea, alla caduta del primo governo di centrosinistra, guidato da Aldo Moro (giugno 1964), Pacciardi scrisse al Presidente del Senato, Cesare Merzagora, incoraggiandolo a guidare una possibile svolta presidenzialista, restando “nell’ambito costituzionale ma non con le procedure normali”. L’uomo politico grossetano auspicava un’iniziativa diretta del Presidente della Repubblica Antonio Segni, dopo un messaggio alle Camere, seguito dalla nomina di un Presidente del Consiglio di esclusiva fiducia del capo dello Stato e di un governo presidenziale, al quale il Parlamento non avrebbe negato la fiducia[28]. Merzagora è comunemente indicato come il candidato del Presidente Segni da opporre ai partiti, nell’estate del 1964, in caso di proseguimento dell’esperienza di centro-sinistra, alla quale era contrario[29]. Non risulta, tuttavia, una convergenza tra Pacciardi e il Piano Solo, predisposto dal generale Giovanni De Lorenzo, d’intesa con il Presidente Segni, per favorire un’analoga svolta[28].
A livello giovanile nacque il gruppo universitario Primula Goliardica, facente capo al nuovo movimento, cui aderirono alcuni esponenti provenienti dal FUAN, come Antonio Aliotti, Vittorio Sbardella ed Enzo Maria Dantini. Quest’ultimo, nel 1969, partecipò alla fondazione dell’organizzazione nazi-maoista Lotta di Popolo.
Le elezioni politiche del 1968 si rivelarono, peraltro, un fallimento per il nuovo movimento, che riuscì a conseguire solo 63 402 voti alla Camera dei deputati[30], e lo stesso Pacciardi non fu rieletto.
Dopo tale sconfitta elettorale, il movimento sparì progressivamente dalla scena politica, pur rimanendo politicamente attivo il suo fondatore. Giano Accame proseguì nella pubblicazione saltuaria del settimanale Nuova Repubblica, sino al 1980…






