SITO ISTITUZIONALE
Il Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI) si formò nel 1912 a seguito dell’espulsione dal Partito Socialista Italiano di alcuni iscritti della componente gradualista.
Il partito nacque su iniziativa di Leonida Bissolati, espulso dal Partito Socialista Italiano nel congresso, convocato in forma straordinaria dal 7 al 10 luglio 1912 a Reggio Emilia. Durante il congresso si erano inasprite le divisioni che attraversavano il Partito riguardo alla Guerra di Libia.
Trionfò la corrente massimalista e si sancì l’espulsione di una delle aree gradualiste, capeggiata da Bonomi, Cabrini e Bissolati: quest’ultimo, nel 1911 si era recato al Quirinale per le consultazioni susseguenti la crisi del Governo Luzzatti, causando il malcontento del resto del partito, compreso quello di Turati, esponente di spicco dell’altra corrente gradualista.
Al congresso i gradualisti di destra sfilarono come condannati a morte sul palco degli oratori, dinanzi a una platea di delegati prevalentemente orientata alla loro espulsione. (…) Bissolati, che parlò il terzo giorno, e che venne accolto con rispetto anche se poi violentemente contestato (…) disse che era rammaricato di non aver accettato il ministero perché “oggi la guerra non ci sarebbe stata o non si sarebbe fatto l’infausto decreto che impedisce la pace”. Ma ormai il vero protagonista del congresso era diventato un giovane romagnolo della corrente massimalista che già al congresso di Milano del 1910, aveva impressionato per la sua capacità oratoria (…). Si chiamava Benito Mussolini. (…) Mussolini volle precisare che il regicidio era “un infortunio del mestiere di re”, definito “il cittadino più inutile per definizione”.[1]
Mussolini si scagliò ferocemente contro i gradualisti, poi espulsi, aizzando la folla contro di loro, attaccò a fondo il parlamentarismo e anche il suffragio universale e concluse con la famosa frase: “Bissolati, Cabrini, Bonomi, e gli altri aspettanti, possono andare al Quirinale, anche al Vaticano, se vogliono, ma il Partito socialista dichiari che non è disposto a seguirli né oggi, né domani né mai”.
Al termine avanzò una mozione di espulsione (definita da lui anche lista di proscrizione). L’accusa era di “gravissima offesa allo spirito della dottrina e alla tradizione socialista”.[2] In virtù di quell’arringa, egli si guadagnò una notevole fama all’interno del PSI, che lo portò ad entrare nella direzione nazionale del partito e, da lì a poco, nell’ottobre 1912, gli consentì di diventare direttore dell’Avanti!.
Bissolati e i suoi, cacciati dal partito, diedero vita al Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI).
Tra i fondatori si trovava Gino Piva, per il quale «il Socialismo non è rivoluzionario né riformista; è quello che il suo tempo lo fa (…) Il Socialismo (pertanto) non può avere apriorismi: esso deve operare come può nell’ambiente in cui vive».
Aderirono al partito anche Guido Podrecca, (direttore della rivista satirica L’Asino), Pietro Chiesa, Giacomo Ferri, l’ex deputato Giacomo Maffei e Rosario Garibaldi Bosco.
Il programma del PSRI[3] contemplava la partecipazione al potere come fatto normale e non come situazione eccezionale, il rifiuto della pregiudiziale pacifista in politica internazionale e il concetto che le alleanze con gli altri partiti democratici dipendevano solo dalla convergenza degli obiettivi politici immediati. Testata ufficiale del partito era il quotidiano L’Azione Socialista.
Il nuovo partito si trovò però circondato da un’atmosfera di freddezza. La Confederazione Generale del Lavoro non approvava l’atteggiamento assunto dagli espulsi verso la guerra di Libia. Conseguentemente, il partito non riuscì ad ottenere significativi consensi fra gli operai; più supporto ci fu invece tra le masse contadine del Sud che, trascurate dal predominante operaismo del PSI, erano state meno ostili alla guerra di Libia nella speranza di ottenere terre da coltivare, in alternativa all’emigrazione nel Nord e Sud America. Ad esse il nuovo partito dedicò sin dal suo primo congresso un’attenzione particolare, anche se velleitaria.[3]
Il partito era apprezzato anche tra gli aderenti alle logge massoniche che condividevano le posizioni anticlericali dei suoi esponenti, e che già erano oggetto dei feroci attacchi di Mussolini e dei massimalisti del PSI, che porteranno nell’aprile 1914, al XIV congresso socialista di Ancona, alla dichiarazione di incompatibilità tra iscrizione al PSI ed adesione alla Massoneria.
Le elezioni del 1913 rappresentarono un notevole successo elettorale: il PSRI conseguì il 3,9% dei voti, eleggendo 19 deputati….





