L’intelligenza artificiale (in sigla italiana IA[1][2] o inglese AI[N 1][3]) è la capacità o il tentativo di un sistema artificiale (tipicamente un sistema informatico o di un sistema di automazione) di simulare una generica forma di intelligenza naturale.
Il Parlamento UE ha definito l’intelligenza artificiale come «la capacità di un sistema[4] di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività».
Il Regolamento UE 2024/1689 – AI Act contiene la definizione: «sistema di IA: un sistema automatizzato progettato per funzionare con livelli di autonomia variabili e che può presentare adattabilità dopo la diffusione e che, per obiettivi espliciti o impliciti, deduce dall’input che riceve come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni che possono influenzare ambienti fisici o virtuali».
Lo standard ISO/IEC 42001:2023 Information technology – Artificial intelligence Management System (AIMS)[5] è la norma internazionale sulla certificazione di un sistema di gestione dell’intelligenza artificiale.
Con “intelligenza artificiale” viene chiamata spesso e impropriamente l’intelligenza artificiale generativa, che è invece solamente un particolare tipo di intelligenza artificiale, che ha lo scopo di creare testi, immagini, audio, video o altri contenuti rispondendo a richieste dell’utente.[6]
L’etica dell’intelligenza artificiale è una disciplina discussa tra scienziati e filosofi, che presenta numerosi aspetti sia teorici che pratici.[7] Molti (tra cui Stephen Hawking nel 2014) hanno messo in guardia riguardo ai pericoli dell’intelligenza artificiale, considerandola una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità[8]; altri l’hanno vista come un’opportunità per incrementare il benessere
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presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto si è svolto il convegno “Intelligenza artificiale agentica e attività investigativa: verso un modello pubblico integrato di gestione delle intercettazioni”. Saluto del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè.
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Agente intelligente
L’agente è una qualunque entità in grado di percepire l’ambiente che lo circonda attraverso dei sensori e di eseguire delle azioni attraverso degli attuatori. Ad esempio, in un essere umano alcuni sensori sono gli occhi e le orecchie, mentre gli attuatori possono essere le mani, i piedi o più in generale i muscoli.
Interazione di un agente intelligente con l’ambiente esterno
Nel campo dell’Intelligenza artificiale un obiettivo fondamentale è la realizzazione degli agenti intelligenti (in sigla AI), anche noti come agenti razionali. Nella fattispecie un agente si definisce intelligente se fa la cosa giusta al momento giusto.
Per poter stabilire questo occorre fornire una qualche misura delle prestazioni. In particolare è importante definire il come e il quando eseguire la valutazione delle azioni. Perciò si rende necessario un modello di successo, stabilito a priori, con il quale confrontare i risultati ottenuti…
L’intelligenza artificiale generativa è un tipo di intelligenza artificiale in grado di generare testo, immagini, video o musica in risposta a dei comandi testuali.[1][2] I sistemi di intelligenza artificiale generativa utilizzano modelli generativi, che sono modelli statistici di una distribuzione congiunta di una variabile osservabile e di una variabile dipendente, che nel contesto del data mining è detta variabile target. Un esempio di questi modelli sono i modelli linguistici di grandi dimensioni (in sigla LLM) che producono dati a partire da un dataset di addestramento (tra cui grandi database accademici, aziendali e istituzionali, metadata SEO, log di motori di ricerca, grafi di conoscenza e endpoints) utilizzato per crearli.
La Conferenza di Asilomar sulla AI Benefica (in inglese Asilomar Conference on Beneficial AI) è stata una conferenza organizzata da Future of Life Institute, tenutasi dal 5 all’8 gennaio 2017 presso il Asilomar Conference Grounds in California. Più di 100 thought leaders e ricercatori in diverse discipline (economia, legge, etica, filosofia) hanno partecipato alla conferenza con l’obiettivo di discutere e formulare i principi di un’intelligenza artificiale (AI) benefica, ovvero orientata al bene dell’umanità. Il risultato della conferenza è stata la redazione di un documento che contiene un insieme di linee guida da seguire nella ricerca sull’Intelligenza Artificiale noto come i 23 Principi di Asiloma.
I 23 Principi di Asilomar, sviluppati nel 2017, sono una dei primi e più citati insieme di regole e principi sul governo dell’intelligenza artificiale. Partendo dal fatto che utilizzando l’Intelligenza Artificiale erano già stati sviluppato strumenti utili alle persone, l’idea era quella di definire come la ricerca sull’Intelligenza Artificiale avrebbe dovuto svilupparsi per garantire all’umanità ulteriori opportunità nei decenni e nei secoli a venire e evitare applicazioni dannose o pericolose.
L’etica dell’intelligenza artificiale è una branca dell’etica che studia le implicazioni economiche, sociali e culturali dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale (IA).[1]
La filosofia, in merito alla questione di IA, svolge al giorno d’oggi un ruolo sempre più centrale nel dibattito internazionale il quale non si limita più, come un tempo, alla sola dimensione logico-teoretica del problema, ma si trova piuttosto obbligata ad affrontare in particolar modo le questioni etiche che sorgono da quella che è definita da molti una delle più grandi rivoluzioni industriali della storia, identificata spesso con il nome di industria 4.0. Fondamentali divengono quindi temi e concetti come quello di affidabilità, legalità, etica e responsabilità, ai quali la filosofia deve porre la propria attenzione se vuole che l’esponenziale sviluppo tecnologico possa essere in futuro correttamente regolamentato e controllato.[2]
Sono perciò recentissime le iniziative nazionali, europee ed extraeuropee che per la prima volta si sono poste il problema di poter e dover regolamentare l’industria tecnologica ed, in particolar modo, il sempre più ampio mondo occupato dall’intelligenza artificiale
L’Agenzia per l’Italia digitale (abbreviata in AgID) è un’agenzia pubblica italiana istituita dal governo Monti.[2] Sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del presidente del Consiglio dei ministri o del ministro da questi delegato, svolge le funzioni ed i compiti ad essa attribuiti dalla legge al fine di perseguire il massimo livello di innovazione tecnologica nell’organizzazione e nello sviluppo della pubblica amministrazione e al servizio dei cittadini e delle imprese, nel rispetto dei principi di legalità, imparzialità e trasparenza e secondo criteri di efficienza, economicità ed efficacia.
Compito rilevante dell’AgID è di accreditare o autorizzare i soggetti (pubblici o privati) che svolgono talune attività in ambito digitale (ad esempio conservazione sostitutiva, certificati digitali, marche temporali, PEC, intermediario PagoPA, ecc.).
Il Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD) è un dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri preposto alla definizione delle politiche per la modernizzazione del Paese con le tecnologie digitali e al coordinamento e all’attuazione dei programmi di trasformazione digitale.
Storia
La struttura, istituita con DPCM 19 giugno 2019,[1] nasceva per proseguire il lavoro del commissario straordinario del governo per l’attuazione dell’agenda digitale (2017-2019). Riprendeva inoltre le competenze del precedente Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie (DIT), soppresso nel 2012.
Le materie trattate dal dipartimento possono essere affidate a un ministro senza portafoglio, come nei governi Conte II (2019-2021) e Draghi (2021-2022), o a un sottosegretario, come nell’attuale governo Meloni (2022-).
I ministri per l’innovazione si sono avvicendati dal 2001 al 2011 e dal 2019 al 2022, con diverse denominazioni e competenze.
Dal 2001 al 2011 il ministro si avvaleva di un’apposita struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie (DIT). Nel 2006 la delega per l’innovazione tecnologica fu fusa a quella per la funzione pubblica. Dal 2011 in poi il DIT fu di fatto non operativo.
Nel 2019 fu istituito il Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD) con competenze analoghe a quelle del DIT. In tale occasione al nuovo dipartimento fu affidato anche il compito di indirizzare l’operato della Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e della società in house PagoPA SpA.
L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) è un ente governativo di diritto pubblico italiano, istituito a tutela degli interessi nazionali nel campo della sicurezza informatica.
Il governo Draghi, ravvisata la necessità di unificare tutte le pre-esistenti attività di protezione dalle minacce informatiche, approva il decreto legge n. 82 del 14 giugno 2021, convertito, con modificazioni, nella legge n. 109 del 4 agosto 2021, che ridefinisce l’architettura nazionale cibernetica e istituisce l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.[1]
La riforma assegna al Presidente del Consiglio l’alta direzione e la responsabilità generale delle politiche per la cybersicurezza e istituisce, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la cybersicurezza (CIC), cui spettano funzioni di consulenza, proposta e vigilanza in materia di politiche di cybersicurezza.
Alle forze di polizia resta la cosiddetta cyber-investigation,[2] mentre le operazioni di cyber-intelligence costituiscono prerogativa esclusiva delle agenzie di intelligence.
Il direttore generale è il rappresentante legale dell’Agenzia e ne definisce gli indirizzi e ne coordina l’attività. È il diretto referente del Presidente del Consiglio, da cui è nominato, previa deliberazione del Consiglio dei ministri,
È segretario del Comitato interministeriale per la cybersicurezza.
Istituto europeo per le norme di telecomunicazione
L’Istituto europeo per le norme di telecomunicazioni’, in inglese European Telecommunications Standards Institute (ETSI), è un organismo internazionale indipendente e senza fini di lucro che sviluppa e pubblica standard nel settore delle telecomunicazioni e, più in generale, dell’ICT. ETSI è uno dei tre organismi europei di normazione (European Standards Organizations, ESO) riconosciuti dall’Unione europea insieme a CEN e CENELEC.[1]
In tale ruolo ETSI contribuisce anche alla predisposizione di norme armonizzate a supporto della legislazione dell’UE, elaborate su richiesta della Commissione europea.
ETSI è stato istituito nel 1988 dalla CEPT in risposta a proposte della Commissione europea.[4][5]
La sede centrale è a Sophia Antipolis (Valbonne, Francia).[6]
ETSI è un’associazione senza scopo di lucro regolata dal diritto francese (legge del 1º luglio 1901).
La presenza di brevetti e altri diritti di proprietà intellettuale (Intellectual Property Rights, IPR) è un aspetto centrale nella standardizzazione. ETSI disciplina questo tema attraverso la propria ETSI IPR Policy, che mira a bilanciare l’interesse dei titolari di IPR a essere adeguatamente remunerati per l’uso dei brevetti essenziali (SEP) e l’esigenza degli implementatori di accedere alle tecnologie definite dagli standard a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie (FRAND).
Esamina i Disegni di Legge che si stanno lavorando e che, se approvati, diventeranno a breve le Leggi che regoleranno questa materia. Vanno bene così o – nel tuo pensiero – andrebbero apportate modifiche? Se sì, emendali commentando..


