ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1946 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana)
(2-3 giugno 1946)
Assemblea Costituente
Proporzionale classico
Le elezioni politiche in Italia del 1946 furono le prime elezioni libere della storia italiana dalla fine del periodo di dittatura fascista, che aveva interessato il Paese nel ventennio precedente, e le prime dalla fine della seconda guerra mondiale. Si tennero domenica 2 e lunedì 3 giugno e si votò per l'elezione di un'Assemblea Costituente, cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale, ai sensi del Decreto legge luogotenenziale 151/1944. Contemporaneamente si tenne un referendum istituzionale per la scelta fra Monarchia e Repubblica.
Si trattò delle prime elezioni nazionali a suffragio universale, in cui quindi poterono votare anche le donne.
Le consultazioni videro il successo dei tre grandi partiti di massa del tempo, la somma dei cui voti raggiunse circa il 75%.[1][2] La Democrazia Cristiana, partito di centro, ottenne la maggioranza relativa col 35% dei voti, e i partiti di sinistra, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e il Partito Comunista Italiano raggiunsero insieme quasi il 40% dei voti. Nettamente minoritario si rivelò il peso della destra, divisa tra liberali (Unione Democratica Nazionale), qualunquisti (Fronte dell'Uomo Qualunque) e monarchici (Blocco Nazionale della Libertà). Le elezioni sancirono comunque una variegata e plurale presenza di culture politiche[1] fra cui, oltre ai partiti precedentemente menzionati, il Partito Repubblicano Italiano e il Partito d'Azione.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1948 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana )
(18-19 aprile 1948)
I legislatura
Proporzionale classico
Furono le prime elezioni della nascente Repubblica italiana.
La Democrazia Cristiana si aggiudicò la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi, caso unico nella storia della Repubblica[4]. Questo straordinario successo rese il partito guidato da Alcide De Gasperi il punto di riferimento per l'elettorato anticomunista e il principale partito italiano per quasi cinquant'anni, fino al suo scioglimento nel 1994.
Netta fu la sconfitta del Fronte Democratico Popolare, lista che comprendeva sia il Partito Comunista Italiano sia il Partito Socialista Italiano. Con circa il 30% dei voti il fronte della sinistra fu fortemente ridimensionato rispetto alle precedenti elezioni. Su questo dato influì pesantemente la scissione socialdemocratica avvenuta un anno prima e guidata da Giuseppe Saragat. Sull'altro fronte la destra, ancora divisa tra liberali, monarchici e i neonati missini, ottenne risultati mediocri perdendo consensi rispetto alle precedenti elezioni.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1953 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana )
(7-8 giugno 1953)
II legislatura
Proporzionale classica
Il Senato, la cui legislatura aveva una durata di sei anni, fu sciolto anticipatamente.
I risultati videro la Democrazia Cristiana nuovamente maggioritaria, seppur in forte calo rispetto alle precedenti elezioni, così come pure l'intera area di governo composta da PSDI, PRI e PLI. La coalizione centrista, formatasi per ottenere il premio di maggioranza introdotto dalla nuova legge elettorale, non riuscì infatti a superare il 50% dei voti mancando l'obiettivo di pochi decimi (fermandosi al 49,2% dei consensi). Le elezioni rafforzarono invece la sinistra che, conclusa l'esperienza del Fronte Democratico Popolare, tornò divisa tra Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano, quest'ultimo privo però della connotazione di massa che aveva caratterizzato la sua nascita. D'ora in poi, infatti, il PCI sarà l'unico partito in grado di mettere in discussione il primato democristiano. Ebbero un notevole successo, seppur restando nettamente minoritaria, anche l'area della destra composta da monarchici, che con questa elezione ebbero il loro massimo storico, e i missini.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1958 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana)
(25-26 maggio 1958)
III
Proporzionale classico
Il Senato, la cui legislatura aveva una durata di sei anni, fu sciolto anticipatamente.
Le consultazioni videro nuovamente maggioritaria la Democrazia Cristiana, che incrementò i propri consensi portando l'area del centro governativo (DC, PSDI, PLI e PRI) a ottenere la maggioranza assoluta dei voti. Sul fronte dell'opposizione, i comunisti si mantennero quasi perfettamente stabili, i socialisti aumentarono i propri elettori, mentre la destra subì un brusco arretramento, sia per quanto riguarda i missini, che per i monarchici, oltretutto divisi in due movimenti distinti.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1963 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana )
(28-29 aprile 1963)
IV
Proporzionale classico
Le elezioni confermarono la Democrazia Cristiana come primo partito, seppur in forte calo, e sancirono la fine del Centrismo e l'inizio del Centrosinistra, ovvero dei governi composti da democristiani e socialisti. A guadagnarne maggiormente furono le opposizioni, a sinistra i comunisti, e a destra i liberali. Le consultazioni segnarono anche l'inizio del declino delle forze monarchiche che, nonostante la riunione in un unico partito, persero più della metà dei propri voti
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1968 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana )
(19-20 maggio 1968)
V
Proporzionale classico
si tennero domenica 19 e lunedì 20 maggio 1968[3], nel pieno della contestazione politica.
Le elezioni videro l'affermarsi della Democrazia Cristiana, in lieve crescita, e dell'alleanza del centro-sinistra che mantenne la maggioranza seppur ridimensionandosi. L'esperimento di fusione tra Partito Socialista Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano, non ottenne il successo desiderato, al contrario dei dissidenti socialisti coagulatisi nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria che, alleandosi con il Partito Comunista Italiano, rinvigorirono l'opposizione di sinistra. Per quanto riguarda quella di destra, vi fu invece un calo di consensi, sia per la componente liberale, che ottenne comunque buoni risultati, sia per quella missina. Con queste elezioni continuò il declino dei monarchici, che per l'ultima volta si presentarono alle elezioni politiche, mentre si arrestò la stagnazione dei repubblicani che tornarono a crescere.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1972 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana )
(7-8 maggio 1972)
VI
Proporzionale classico
Furono le prime elezioni anticipate della storia repubblicana, poiché per la prima volta il Presidente della Repubblica Giovanni Leone aveva sciolto le camere prima della naturale scadenza del quinquennio di legislatura.
Le consultazioni portarono ad una riconferma della Democrazia Cristiana come primo partito e riconsegnarono al centro-sinistra la maggioranza assoluta dei votanti e del Parlamento, con un lieve incremento, dovuto soprattutto all'avanzata dei repubblicani mentre socialisti e socialdemocratici confermano sostanzialmente i voti del disciolto PSU. L'opposizione di sinistra subì un arretramento a causa del declino del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, che dimezzò il proprio risultato, mentre i comunisti, alla cui guida era da poco arrivato Enrico Berlinguer, si mantennero stabili. Sul fronte della destra, il Movimento Sociale Italiano raddoppiò i propri votanti, ottenendo il suo massimo storico, mentre i liberali subirono un forte arretramento.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1976 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana )
(20-21 giugno 1976)
VII
Proporzionale classico
Furono le prime elezioni politiche con il voto ai diciottenni[2].
Le consultazioni videro prevalere nuovamente la Democrazia Cristiana, pressoché stabile, ma per la prima volta il primato fu seriamente insidiato dal Partito Comunista Italiano che, ottenendo un impetuoso aumento di consensi, si fermò a pochi punti percentuali dai democristiani maturando il miglior risultato della sua storia. Nel complesso l'area del centrosinistra (DC-PSI-PSDI-PRI) mantenne la maggioranza assoluta dei voti e dei seggi ma risultò ridimensionata soprattutto per il forte arretramento dei socialdemocratici. Divenne quindi fondamentale il sostegno dei socialisti senza i quali il centro non era più autosufficiente. Tuttavia la formula del centrosinistra «organico» fu temporaneamente abbandonata e iniziò la breve parentesi dei governi di unità nazionale che prese il nome di compromesso storico. Anche la destra missina perse notevoli consensi dopo il boom delle precedenti elezioni, così come i liberali che persero più della metà dei propri voti ottenendo il loro minimo storico. Infine, per la prima volta, entrarono in parlamento eletti del Partito Radicale, e forze più a sinistra del PCI, rappresentate da Democrazia Proletaria.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1979 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana
(3-4 giugno 1979)
VIII
Proporzionale classico
si tennero domenica 3 e lunedì 4 giugno 1979[1], una settimana prima delle prime elezioni europee[2].
Le consultazioni confermarono il primato della Democrazia Cristiana, in lieve calo, sul Partito Comunista Italiano che, per la prima volta dal 1948, subì un brusco arretramento. Complessivamente il centro (DC-PSDI-PRI-PLI) aumentò di poco i propri consensi, grazie alla crescita di liberali e socialdemocratici, ma mancò nuovamente la maggioranza assoluta dei seggi, dovendo ricorrere all'alleanza con i socialisti, in lieve crescita, ponendo le basi per la nascita del pentapartito. Sul fronte delle opposizioni, i radicali ottennero un ottimo risultato, passando da 4 a 18 seggi alla Camera, mentre la destra missina risultò in calo anche in questa tornata.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1983 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana)
(26-27 giugno 1983)
IX
Proporzionale classico
Le consultazioni videro ancora una volta la Democrazia Cristiana primeggiare sul Partito Comunista Italiano, tuttavia il brusco calo di consensi della DC portò il divario tra i due storici avversari a soli tre punti percentuali, ovvero poco più di un milione di voti, mai così ridotto nella storia repubblicana. Complessivamente la coalizione governativa del pentapartito (DC-PSI-PRI-PSDI-PLI) mantenne la maggioranza assoluta dei voti grazie al rafforzamento dei socialisti e degli altri partiti minori che compensarono quasi del tutto l'arretramento democristiano. Infine, la destra missina tornò a crescere ottenendo il suo secondo miglior risultato mentre i radicali subirono un deciso ridimensionamento.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1992 (1° Partito eletto : Democrazia Cristiana)
(5-6 aprile 1992)
XI
Proporzionale classico, modificato a preferenza unica.
Convenzionalmente vengono ritenute le ultime elezioni della cosiddetta Prima Repubblica, ovvero quel periodo che va dalla nascita della Repubblica Italiana al 1992, e caratterizzate per essere le prime dal 1946 senza la presenza del Partito Comunista Italiano (rinominatosi Partito Democratico della Sinistra)[2][3][4] e le ultime alle quali prese parte la Democrazia Cristiana[5][6]. Sono le prime elezioni in cui i simboli dei partiti sono riprodotti a colori e non in bianco nero sulla scheda elettorale, e le prime elezioni in cui l'elettore che volesse esprimere anche una preferenza deve scrivere il cognome e nome del candidato prescelto e non il numero di inserimento del candidato prescelto nella sua lista di partito.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 1994 (1° Partito eletto : Polo delle Libertà e del Buon Governo)
(27-28 marzo 1994)
XII
Legge Mattarella
Furono le prime in assoluto nella storia repubblicana a svolgersi a soli due anni dalla precedente tornata elettorale. Si votò, con un nuovo sistema elettorale, in due giornate, per venire incontro alle richieste delle comunità ebraiche, che il 27 celebravano la Pasqua[1].
Sistema di voto
Le elezioni politiche del 1994 si tennero con un nuovo sistema di voto noto come legge Mattarella e introdotto con l'approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che davano seguito al referendum del 18 aprile 1993. La legge prevedeva per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari unito e, per il rimanente 25% dei seggi, al recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato (attraverso un meccanismo di calcolo denominato «scorporo») e al proporzionale con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 2001 (1° Partito eletto : La Casa delle Libertà)
(13 maggio 2001)
XIV
Legge Mattarella
Nelle elezioni valide per il rinnovo della Camera, sia la La Casa delle Libertà che L'Ulivo (anche se quest'ultimo in un numero minore di collegi), aggirarono il meccanismo dello scorporo collegando i propri candidati nei collegi uninominali a liste circoscrizionali fittizie, dette «liste civetta», create appositamente per non essere votate da nessuno. Infatti, dato che i candidati dei collegi uninominali erano collegati a tali liste, era a queste liste che furono sottratti i voti dei candidati nei collegi uninominali, mandando così i voti della lista sotto il 4%.
Le due liste furono chiamate rispettivamente «Abolizione Scorporo» (per intero: «Movimento per l'abolizione dello scorporo e per il rispetto della sovranità popolare – per l'abolizione dello scorporo, per la stabilità di governo, no ai ribaltoni»)[5] e «Paese Nuovo». Curiosamente, entrambe le liste furono in realtà votate: la lista di Abolizione Scorporo ricevette comunque quasi 27.000 suffragi, mentre quella di Paese Nuovo ne ottenne più di 34.000.
La presenza di tali liste civetta, unita all'ampio successo ottenuto in quelle elezioni dal centrodestra, provocò però un risultato paradossale per la coalizione di centrodestra: non fu possibile assegnare tutti i seggi della quota proporzionale perché non c'erano sufficienti candidati nelle vere liste proporzionali, in particolare quelle di Forza Italia
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 2006 (1° Partito eletto : L'Unione)
(9-10 aprile 2006)
XV
Legge Calderoli
Le elezioni parlamentari del 2006 furono le prime in cui il voto degli italiani residenti all'estero poté essere esercitato per corrispondenza, a seguito dell'approvazione della cosiddetta Legge Tremaglia del 2001. Peraltro, il voto per corrispondenza aveva già debuttato in occasione dei referendum del 2003.
L'Unione, la coalizione di centro-sinistra, prese circa 25 000 voti in più della coalizione di centro-destra alla Camera e circa 500 000[6] voti in meno al Senato, a cui corrispose comunque una maggioranza - seppur di pochi seggi - per via del fatto che il numero di seggi del Senato viene distribuito su base regionale e non nazionale.[8][9][10]
L'esito della tornata elettorale è stato incerto fino alla fine dello scrutinio delle schede, attirando l'attenzione della stampa internazionale.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 2008 (1° Partito eletto : Coalizione di centro-destra)
(13-14 aprile 2008)
XVI
Legge Calderoli
Si sono tenute domenica 13 e lunedì 14 aprile 2008 a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere[8], verificatosi nel febbraio precedente.[9]
La vittoria andò alla coalizione composta da Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia, che ottenne la maggioranza relativa dei voti e, in base alla vigente legge elettorale del 2005, la maggioranza assoluta degli eletti.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 2013 (1° Partito eletto : Italia. Bene Comune)
(24-25 febbraio 2013)
XVII
Legge Calderoli
Si tennero domenica 24 e lunedì 25 febbraio 2013 a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere avvenuto il 22 dicembre 2012[8], quattro mesi prima della conclusione naturale della XVI legislatura. Le consultazioni elettorali furono regolamentate dalla legge Calderoli.[9] Gli italiani aventi diritto di voto per la Camera dei Deputati erano 50 449 979 (26 088 170 donne e 24 361 809 uomini).[10] I contrassegni elettorali definitivamente ammessi alle elezioni furono 184.[11][12] Contestualmente alle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento, i cittadini di Lombardia, Lazio e Molise votarono anche nelle rispettive elezioni regionali.
Dai risultati elettorali emerse che nessuna delle coalizioni fu in grado di ottenere una vittoria netta, determinando un risultato senza precedenti nella storia delle elezioni politiche italiane, ampiamente commentato dalla stampa nazionale[13][14][15] e internazionale.
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 2018 (1° Partito eletto : Coalizione di centro-destra)
(4 marzo 2018)
XVIII
Legge Rosato
Hanno seguito lo scioglimento delle Camere, avvenuto per Decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 28 dicembre 2017[3], con un breve anticipo rispetto alla scadenza naturale della XVII legislatura, prevista per il 14 marzo 2018[4]. Nella stessa data si sono svolte anche le elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia
ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA DEL 2022 (1° Partito eletto : )
(25 settembre 2022)
XIX
Legge Rosato
Si sono tenute domenica 25 settembre 2022, a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere decretato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 21 luglio, provocato dalla crisi del governo Draghi.[1] Nella stessa data si sono svolte anche le elezioni regionali in Sicilia.
I risultati hanno visto il centro-destra guidato da Giorgia Meloni affermarsi come coalizione più votata, con circa il 44% delle preferenze, conquistando però, per via della legge elettorale vigente (Legge Rosato), la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere per la prima volta dal 2008