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Il Popolo della Libertà (PdL) è stato un partito politico italiano di centro-destra e di destra.
Fondato il 29 marzo 2009, il partito nacque dall’unione dei due principali partiti di centro-destra presenti in Italia dal 1994: Forza Italia di Silvio Berlusconi, partito cristiano-conservatore e liberale, ed Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, partito nazional-conservatore di destra.
Sono altresì confluiti al suo interno diversi altri partiti minori di varia estrazione e colore politico, che avevano precedentemente partecipato alla Casa delle Libertà: il Nuovo PSI, la Democrazia Cristiana per le Autonomie, i Riformatori Liberali, i Popolari Liberali ed Azione Sociale.
Il partito venne lanciato da Silvio Berlusconi il 18 novembre 2007, nel corso di una manifestazione a Milano in Piazza San Babila, venendo inizialmente costituito come federazione di partiti politici il 27 febbraio 2008 in vista delle elezioni politiche del 2008, per trasformarsi in seguito in un soggetto politico unitario, in considerazione del congresso fondativo svoltosi presso la Fiera di Roma fra il 27 e il 29 marzo 2009.
Al suo esordio, nelle elezioni politiche in Italia del 2008, il PdL risultò il partito più votato con il 37,4% delle preferenze.
A livello europeo Il Popolo della Libertà ha aderito (come anche l’Unione di Centro) al Partito Popolare Europeo, partito politico europeo di centro-destra.
Il 25 ottobre 2013 l’ufficio di presidenza del PdL ha sospeso le attività del partito[15] e il 16 novembre seguente il Consiglio nazionale all’unanimità ha ratificato «la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, per convergere verso il rilancio di Forza Italia».
L’idea di costruire un partito unico di centro-destra italiano circolava fin dai primi anni novanta.
Tra i promotori dell’idea vi era in particolare, fin dal 1991, l’esponente di Alleanza Nazionale Giuseppe Tatarella[18][19][20][21][22][23][24].
L’11 marzo 1994 in una discoteca di Roma, Silvio Berlusconi, allora presidente di Forza Italia, espresse l’intenzione di costituire un partito unico liberaldemocratico[25], riproponendo anche nel 1996 la necessità di arrivare a una forza unica del centro-destra[25], cosa già proposta dal forzista Antonio Martino come rimedio alla sconfitta elettorale del 1996[25].
Agli inizi del 1997 il partito unico viene lanciato da Berlusconi e bocciato dagli alleati, fra cui Gianfranco Fini, Presidente di Alleanza Nazionale[25][26].
Nel 1998 l’allora premier spagnolo José María Aznar intervenne a favore dell’iniziativa[25]. Per Gianfranco Fini, tuttavia, pesava l’idea che un eventuale partito unico del centro-destra doveva poi confluire nel Partito Popolare Europeo, ritenuto non sufficientemente di destra[27].
Nel 2002 anche Berlusconi si convinse che un centro-destra diviso era elettoralmente di maggior successo e prese atto che il partito unico non era una prospettiva realizzabile[28].
Mentre il progetto viene accantonato a destra, dall’estate 2003 si verificano analoghe discussioni a sinistra, dove si considera per le elezioni europee del 2004 la tesi di una lista unitaria del centro-sinistra ed in prospettiva quella di pervenire al Partito Democratico. Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia rilevò che, se nel centro-sinistra si fosse sviluppata l’evoluzione verso un progetto politico unitario, anche il centro-destra ne avrebbe tenuto conto..





