Per monarchia assoluta si intende una forma monarchica del governo, il cui sovrano non è condizionato da limiti esterni o interni; perciò possiede un potere assoluto, sebbene non totale. Si contrappone così alla monarchia costituzionale, dove i poteri del monarca sono espressamente limitati da una costituzione, ma anche alle forme dispotiche del potere come la tirannide.
La monarchia costituzionale è una forma di monarchia nella quale il sovrano regna, ma ha poteri limitati e stabiliti da una costituzione, che sono tuttavia più vasti di quelli di cui godrebbe in un sistema parlamentare. Il Re è quindi capo dello stato ed è inoltre capo del governo, la cui gestione è affidata però ad un Primo Ministro scelto dal Re stesso. Il Re può inoltre esercitare il potere legislativo, anche se tipicamente lo esercita assieme ad un’assemblea legislativa come un Parlamento (vedasi ad esempio il Regno d’Italia e l’Impero tedesco).
La monarchia parlamentare è una forma di governo, appartenente alle forme di democrazia rappresentativa, che prevede la prevalenza del parlamento rispetto a quelle del monarca, di solito relegato in un ruolo cerimoniale.
La repubblica parlamentare è una forma di governo in cui la rappresentanza della volontà popolare è affidata, tramite elezioni politiche, al parlamento, che in quanto tale, elegge in modi diversi sia il governo che (in alcuni casi) il presidente della repubblica. Il presidente della repubblica ha una funzione di garanzia verso le parti politiche e di rappresentanza dell’unità nazionale, perciò usualmente non ha forti poteri di influenza politica sulle istituzioni.
Nella repubblica parlamentare il governo, che detiene il potere esecutivo, è l’espressione della maggioranza del parlamento, da cui deve ricevere la fiducia, mentre il presidente della repubblica svolge prevalentemente una funzione di rappresentanza e di garanzia.
premierato
Col termine premierato (dal francese premier, “primo”, qui nel senso di primo ministro) si indicano nel linguaggio politico varianti della forma di governo parlamentare dai contorni non sempre ben definiti.
In generale le due caratteristiche che vengono attribuite (solo talvolta congiuntamente) al premierato sono l’indicazione del capo del governo da parte dell’elettorato (se non l’elezione diretta) e/o un ruolo rafforzato dello stesso capo di governo nei confronti del parlamento.[1][2][3][4][5]
A seconda di quali di queste caratteristiche gli vengano attribuite, il concetto di premierato può sovrapporsi a quello di forma di governo neoparlamentare (dove il capo del governo è eletto direttamente),[6] a quello di cancellierato (dove il capo del governo, detto cancelliere, ha un ruolo preminente, una maggiore stabilità e una certa legittimazione popolare) o a quello di parlamentarismo a prevalenza del governo (dove il capo del governo riceve un’investitura popolare, seppure indiretta, e il suo legame con la maggioranza parlamentare assicura al sistema un certo grado di stabilità).[7]
Il concetto di premierato viene spesso ricollegato alla forma di governo del Regno Unito, il cosiddetto sistema Westminster.
Si tratta di una forma di governo democratica parlamentare sviluppatasi nel Regno Unito e utilizzata da molti fra i paesi che appartengono (o sono appartenuti) al Commonwealth, come Australia, Canada, India, Irlanda, Malaysia, Nuova Zelanda e Singapore.
Essa definisce per altri versi il parlamentarismo in senso stretto come modello di democrazia fondantesi sul ruolo esclusivo del Parlamento come organo deliberativo, prim’ancora che rappresentativo, in quanto depositario in ultima istanza della sovranità del popolo che la esercita per suo tramite.
A differenza degli altri regimi parlamentari è tuttavia considerato il modello più significativo di sistema politico maggioritario[1]; consiste in una forma di monocameralismo di fatto, governato da due soli partiti che si alternano alla guida dell’esecutivo (che assume centralità al pari dell’unica camera dominante il processo legislativo); esprime per lo più governi monopartitici, mentre altre sue peculiari caratteristiche sono la presenza di flessibilità costituzionale, una revisione giurisdizionale esclusivamente nelle forme della judicial review, una banca centrale che risponde al governo.
Si tratta di repubbliche parlamentari in cui il capo dello Stato viene eletto dal parlamento (o comunque da esso dipende) e svolge anche le funzioni di capo del governo.
Nel sistema direttoriale un organo collegiale funge congiuntamente da capo dello Stato e capo del governo.
La repubblica semipresidenziale o più correttamente, un regime/sistema semipresidenziale (il «semipresidenzialismo») è una forma di governo, appartenente alle forme della democrazia rappresentativa o indiretta. In tale contesto si ha una struttura diarchica nella gestione del potere esecutivo, diviso tra il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro[1].
Oltre a ciò, il governo si trova a dipendere dalla fiducia di due organi designati da due differenti consultazioni elettorali, il Presidente della repubblica e il Parlamento. Il Primo Ministro viene perciò nominato dal Presidente, ma necessita, insieme al resto del suo esecutivo, della fiducia parlamentare.
In sintesi con sistema semipresidenziale si intende un sistema nel quale: il Presidente della repubblica è eletto direttamente dal popolo e, soprattutto, ha sostanziali e reali poteri propri;
il Primo Ministro e il suo Governo sono responsabili davanti al Parlamento, in quanto espressione della maggioranza di esso a seguito delle elezioni.
La repubblica presidenziale (o presidenzialismo) è una forma di governo, che appartiene alle forme di democrazia rappresentativa, in cui il potere esecutivo si concentra nella figura del Presidente che è sia il capo dello Stato sia il capo del governo.
Una teocrazia è uno Stato basato su una religione di Stato dove il Capo di Stato è stato selezionato da una qualche forma di gerarchia religiosa.
La repubblica islamica è uno Stato dove la legislazione è almeno in parte basata sulla legge islamica (sharia).
Solitamente, un monopartitismo rappresenta una repubblica nella quale un solo partito può presentare i propri candidati alle elezioni.
Una giunta militare è un governo guidato da un comitato di soli capi militari delle varie forze armate, non eletti o nominati ma solitamente arrivati al potere con colpo di Stato









