Il Benin (AFI: /beˈnin/[4]; in francese /beˈnɛ̃/), ufficialmente Repubblica del Benin, è uno Stato dell’Africa occidentale, precedentemente conosciuto con il nome di Dahomey.
Lo Stato è membro dell’ECOWAS e dell’Unione africana. È uno dei paesi meno sviluppati, con un’economia in gran parte basata sull’agricoltura e sull’esportazione di olio di palma e cotone.
Non va confuso con il Regno del Benin, conosciuto anche come Regno di Edo, che è oggi scomparso ed ebbe origine nella zona a ovest del delta del fiume Niger. Di tale regno rimane ai giorni nostri lo Stato di Edo, che fa parte della Repubblica Federale della Nigeria e ha per capitale Benin City.
Il Regno di Dahomey ebbe origine in Benin. Nel XVII secolo il regno, governato da un Oba, si allargava oltre gli attuali confini, coprendo larga parte dell’Africa occidentale. Era fortemente centralizzato e stabilì relazioni commerciali fondate sulla tratta degli schiavi con gli europei, in particolare con i colonizzatori portoghesi, che fondarono un forte a Ouidah, chiamato forte di São João Baptista de Ajudá, e olandesi giunti qui nel tardo XV secolo.
Nel XVIII secolo, il Dahomey incominciò a sfaldarsi, dando quindi la possibilità ai francesi di prendere il controllo dell’area nel 1892. Nel 1899, il territorio entrò a far parte della colonia dell’Africa Occidentale Francese, ancora con il nome di Dahomey. Nel 1958, fu garantita l’autonomia come Repubblica del Dahomey, e la piena indipendenza seguì nel 1960.
L’indipendenza fu seguita da un periodo turbolento, e ci furono numerosi golpe e cambi di regime prima che il controllo del potere fosse preso da Mathieu Kérékou, nel 1972. Egli stabilì un regime di tipo marxista, e nel 1975 il paese fu rinominato Repubblica Popolare del Benin. Il regime della Repubblica Popolare del Benin ha subito importanti trasformazioni durante la sua esistenza: un breve periodo di nazionalismo (1972-1974); una fase socialista (1974-1982); e una fase di apertura verso i paesi occidentali e il liberalismo economico (1982-1990).
Nel 1974, sotto l’influsso dei giovani rivoluzionari il governo ha intrapreso un programma socialista di nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia, la riforma del sistema educativo, la creazione di cooperative agricole e di nuove strutture di governo locale, e una campagna per sradicare le “forze feudali”, compreso il tribalismo[5]. Alla fine degli anni ottanta, Kérékou abbandonò il marxismo e incominciò una transizione dal socialismo al capitalismo. Fu sconfitto nelle elezioni del 1991, ma tornò al potere con il voto del 1996. Nel 2006 venne eletto il presidente Yayi Boni. Le elezioni presidenziali del 13 marzo 2011 hanno visto la riconferma di Yayi Boni[6]. Nel 2016 è diventato presidente Patrice Talon, riconfermato nelle elezioni dell’11 aprile 2021.














