L’Angola (ufficialmente Repubblica dell’Angola) è uno Stato situato sulla costa occidentale dell’Africa meridionale. È il settimo stato africano per estensione.
Dopo una lunga rivolta anti-coloniale fu raggiunta l’indipendenza nel 1975 come Repubblica Popolare dell’Angola marxista-leninista, uno stato monopartitico sostenuto dall’Unione Sovietica e da Cuba. La guerra civile tra il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola al governo e gli insorgenti anti-comunisti dell’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola, sostenuti dagli Stati Uniti e dal Sudafrica, durò fino al 2002. Lo stato sovrano da allora è divenuto una repubblica costituzionale presidenziale unitaria relativamente stabile.
L’Angola possiede vaste riserve di minerali e di petrolio, e la sua economia è tra le più velocemente in crescita del mondo, specialmente dalla fine della guerra civile. Tuttavia, lo standard di vita rimane basso per quasi tutta la popolazione, e la speranza di vita in Angola è tra le più basse nel mondo, mentre la mortalità infantile è tra le più alte.[4] La crescita economica angolana non è omogenea, con la maggior parte della ricchezza nazionale concentrata in un settore ridotto della popolazione.[5]
L’Angola è uno stato membro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, dell’Opec, dell’Unione africana, della Comunità dei Paesi di lingua portoghese e della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale. Si tratta di uno stato fortemente multietnico, e la popolazione di 31,83 milioni di persone appartiene a diversi gruppi tribali, che fanno riferimento a tradizioni distinte. La cultura angolana riflette secoli di dominio portoghese, in particolare nella lingua e nella Chiesa cattolica.
Agostinho Neto, capo dell’MPLA, divenne il primo presidente (1975) del Paese e tale rimase fino alla morte (1979), allorché gli successe José Eduardo dos Santos. Dal luglio del 1975 il Paese fu afflitto da una lunga guerra civile nella quale erano in campo non solo contrasti etnici e interni ma forze straniere interessate alle risorse (petrolio e diamanti in particolare) dell’Angola e alla sua posizione strategica.
L’MPLA, movimento marxista-leninista che organizzò un sistema politico monopartitico appoggiato da Cuba e dall’Unione Sovietica, e l’UNITA, sostenuta da Stati Uniti e Sudafrica, ingaggiarono una lotta senza esclusione di colpi. Il conflitto, iniziato nel novembre del 1975 con l’invasione dell’Angola da parte del Sudafrica con truppe già presenti in Namibia, vide l’intervento di migliaia di soldati cubani Operación Carlota e si protrasse per anni, decimando la popolazione inerme. Si giunse infine alla firma di un accordo di pace, voluto dalle potenze straniere dopo la sconfitta del Sudafrica a Cuito Canavale e i cambiamenti nello scenario internazionale, siglato nel dicembre del 1988 a New York.
Nel 1991 furono firmati gli accordi di Bicesse e le truppe straniere si ritirarono[11]. Nel 1992 si tennero le elezioni presidenziali multipartitiche, che videro la vittoria del MPLA. José Eduardo dos Santos, che come detto era successo a Neto nel 1979 alla guida assoluta del Paese e del partito, fu confermato nella carica. A differenza del FNLA, l’UNITA, guidata da Jonas Savimbi, non accettò l’esito elettorale e il Paese entrò in una nuova fase di guerra civile.
Il 20 novembre 1994 a Lusaka, in Zambia, nel contesto del cosiddetto protocollo di Lusaka venne stipulato un nuovo accordo di pace che prevedeva la reintegrazione dei ribelli nel governo nazionale e nelle forze armate. Nell’aprile del 1997 venne creato un governo di unità nazionale dal quale l’UNITA venne però espulsa l’anno seguente in seguito alla ripresa delle azioni di guerriglia.
Con la cessazione della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica il presidente Dos Santos, al potere dal 1979, aveva nel frattempo ribaltato completamente la propria politica. Se in politica interna rimodernò le istituzioni, depurandole dal passato marxismo, in politica estera instaurò una solida alleanza con Stati Uniti, Gran Bretagna e Portogallo. In particolare sono da segnalare le prese di posizione costantemente favorevoli alle guerre intraprese dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq. L’UNITA si trovò spiazzata da questo nuovo atteggiamento e si ridusse così a un gruppo paramilitare allo sbando. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite votò sanzioni contro l’UNITA stessa (28 agosto 1997) e nel 1999 le unità militari angolane sferrarono un duro colpo ai ribelli riprendendo il controllo delle principali città delle zone controllate dall’UNITA. Savimbi dichiarò allora un’ennesima lotta di guerriglia che dilaniò il Paese provocando un milione e mezzo di morti e centinaia di migliaia di senzatetto. Le ostilità proseguirono fino alla morte di Savimbi (primavera 2002), allorché i ribelli deposero le armi dopo la garanzia di un’amnistia generale e dell’integrazione nelle forze armate ufficiali.
Gli anni ininterrotti di guerra civile rendono più difficoltoso il percorso di sviluppo del Paese; tra le varie difficoltà, è da citare quella delle migliaia di persone che hanno abbandonato i loro villaggi a causa dei conflitti. Dos Santos ha puntato su un legame sempre più stretto con la vecchia madrepatria portoghese, suggellato dal sontuosissimo matrimonio celebrato nel 2004 a Luanda tra una figlia di Dos Santos, Tchizé, e il magnate portoghese Hugo Pego. L’Angola è membro dell’ONU, dell’Unione Africana, della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (CPLP), della Southern African Development Community (SADC) e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio; è inoltre associata all’Unione europea. L’8 novembre 2008 l’Angola si schiera a fianco delle truppe della Repubblica Democratica del Congo nei pressi di Goma, per fare tornare la stabilità nell’Africa centrale, dilaniata dal Conflitto del Kivu….














