La Bolivia, ufficialmente Stato Plurinazionale della Bolivia (in spagnolo Estado Plurinacional de Bolivia; in quechua Puliwya Achka Aylluska Mamallaqta; in aymara Wuliwya Walja Ayllunakana Marka; in guaraní Tetã Hetate’ýigua Mborívia), è uno Stato dell’America meridionale, situato nel centro del subcontinente.
A livello economico la Bolivia all’inizio del XXI secolo è uno Stato a medio reddito; dall’elezione di Evo Morales come presidente della Repubblica, l’economia del Paese andino è nettamente cresciuta con tassi di crescita in media del 5% (una delle più alte della regione) e con una riduzione della povertà dal 38% al 18%.
Simón Bolívar fu il primo presidente della Bolivia, anche se dopo pochi mesi nominò proprio Sucre come presidente del neo Stato andino, carica che mantenne fino al 1828, quando dissidi politici e una serie di rivolte interne lo convinsero a rinunciare all’incarico presidenziale.
La Bolivia non si fece coinvolgere nella prima guerra mondiale, ma provocò il primo conflitto moderno del continente americano: la guerra del Chaco (1932-1935) contro il Paraguay. La disfatta di fronte al più debole Paraguay, che portò alla perdita di parte del territorio del Chaco Boreal, nel sud-est del Paese, fu causata anche dai gravi conflitti interni al suo esercito, la corruzione di parte degli ufficiali di maggior grado e la quasi totale estraneità del territorio del Chaco alla realtà nazionale boliviana.
Le elezioni presidenziali del 2005 sono state vinte dal Movimiento al Socialismo (MAS), con il 54% dei voti: Evo Morales è diventato così il primo presidente boliviano di origini amerinde; a causa della legge elettorale boliviana, il MAS ha ottenuto la maggioranza alla Camera ma non al Senato. Morales è stato poi rieletto presidente nel 2009 (67% dei voti)[14] e nel 2014 (60% dei voti)[15], ma nel 2016 ha perso il referendum che avrebbe dovuto consentirgli un quarto mandato (57% dei voti contrari). La presidenza Morales è stata caratterizzata da politiche spiccatamente socialiste, con la nazionalizzazione delle riserve di idrocarburi, di litio e di minerali e la conseguente redistribuzione degli utili in politiche sociali volte a combattere l’analfabetismo e alleviare le condizioni di povertà.
Fra il 2005 e il 2015 la povertà estrema, in Bolivia, è passata dal 36,7% al 16,8%[16], mentre il coefficiente di Gini è passato dallo 0,60 al 0,47[17]. Inoltre, il 20 dicembre 2008 la Bolivia è stata dichiarata nazione liberata dall’analfabetismo, diventando la terza latino-americana a ottenere questo riconoscimento, dopo Cuba e Venezuela.[18]
Il 1º maggio 2006, Morales ha nazionalizzato, per la terza volta nella storia boliviana, gli idrocarburi, creando apprensione in Spagna e Brasile, principali compratori del gas boliviano e in Argentina, destinataria del gas della spagnola Repsol. Con questa riforma, circa l’80% dei profitti dell’estrazione del petrolio è rimasta nelle mani dello Stato ed è stata usata in iniziative volte a combattere la povertà e l’analfabetismo. Nello stesso mese, il governo di Morales ha annunciato una nuova riforma agraria, con l’obiettivo ufficiale di redistribuire la terra ai contadini. Si trattò di una proposta controversa e alcuni paventarono la possibilità di conflitti tra i nuovi concessionari di terre, principalmente di origine altipianica, quechua e aymara (come Morales), e gli oltre trenta gruppi indigeni delle terre tropicali amazzoniche e del Chaco, dove erano ubicate le terre da distribuirsi. Inoltre, questa proposta avrebbe potuto aggravare ulteriormente la distruzione di ecosistemi forestali e savane e porre in pericolo aree protette e parchi nazionali.
Il 2 luglio del 2006 si sono svolte le elezioni per l’assemblea costituente, come promesso da Morales per accelerare le riforme. Il partito di governo, il MAS, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi (poco più del 50% dei voti e 137 assembleisti su 255 in totale, oltre ad alcuni eletti con altre sigle). Gli eletti all’assemblea si sono insediati nella città di Sucre il giorno della festa nazionale boliviana, il 6 agosto.
Il 25 gennaio 2009, in seguito a un referendum, la Bolivia ha approvato la nuova costituzione promossa dal presidente Evo Morales. Questa nuova legge fondamentale si propone di realizzare delle nuove riforme volte a rinforzare il ruolo dello Stato e della giustizia sociale.
Morales si è dimesso il 10 novembre 2019 ed è stato costretto a fuggire dal Paese a seguito di un colpo di Stato[20][21][22][23], durante il quale polizia e militari hanno chiesto le sue dimissioni, dopo l’accusa, secondo numerose fonti infondata, di aver truccato le elezioni generali boliviane del 2019.[23][24][25][26] Il 12 novembre si è insediato un governo provvisorio guidato da Jeanine Áñez.[27]
Le nuove elezioni presidenziali e parlamentari sono state indette per domenica 6 settembre[28] e poi posticipate al 18 ottobre 2020 a causa della pandemia di COVID-19.[29]; tali elezioni hanno visto la vittoria del MAS e l’elezione di Luis Arce a presidente.
Il 26 giugno 2024 alcuni uomini armati in tenuta militare e alcuni mezzi da guerra si sono diretti a Palacio Quemado, sede del governo boliviano e in cui in quel momento si stava tenendo una riunione di Governo, e hanno fatto irruzione sfondando i cancelli principali con un veicolo motorizzato militare, guidati dal comandante dell’Esercito e dal comandante della Marina, Juan José Zúñiga e Juan Arnez Salvador. I due sono stati identificati come i principali artefici del tentato golpe, ed arrestati. Il presidente della Bolivia Luis Arce ha nominato nuovi vertici militari: José Wilson Sánchez ha prestato giuramento come nuovo comandante generale dell’esercito e secondo fonti governative il tentato colpo di Stato aveva lo scopo di evitare all’ex presidente Evo Morales di candidarsi alle prossime elezioni. La segreteria generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) ha condannato “nella forma più energica l’azione dell’esercito Boliviano”…















