PER APPROFONDIRE (le ragioni del SÌ )
La posizione dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) sulla riforma costituzionale per la separazione delle carriere è chiara e decisa. In un recente comunicato stampa, l’OCF ha dichiarato che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è fondamentale per garantire un giusto processo, sostenendo che la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura autonomi e indipendenti assicurerà la terzietà del giudice. L’OCF ritiene che l’attuale situazione, in cui giudici e pubblici ministeri condividono lo stesso organo di autogoverno, rappresenti un’anomalia che permette influenze reciproche su carriera e decisioni disciplinari, compromettendo così l’imparzialità necessaria per un giusto processo.
L’OCF respinge inoltre la critica dell’Associazione Nazionale Magistrati, che vede la riforma come pericolosa e non risolutiva, sottolineando che la modifica non altera l’equilibrio tra potere politico e giudiziario e non rappresenta una minaccia per le libertà individuali. Infatti, l’OCF sottolinea che la riforma non cambia l’obbligatorietà dell’azione penale né i rapporti tra polizia giudiziaria e pubblico ministero, garantendo così che non ci siano motivi di allarme per le libertà fondamentali
il Presidente del Consiglio Nazionale Forense (CNF), Francesco Greco ha sottolineato che la coesistenza di giudici e pubblici ministeri nello stesso corpo professionale mette a rischio la neutralità del processo giudiziario. «È indispensabile», ha affermato, «separare le due funzioni per garantire l’imparzialità del giudice». La sua argomentazione si fonda su una metafora efficace: «Altrimenti è come se l’arbitro di una partita di calcio appartenesse a una delle due squadre in campo». Questo paragone rende evidente come l’attuale assetto rischi di pregiudicare l’equilibrio e l’equità del processo.
Elezioni amministrative e referendum, caso Paragon, decreto sicurezza e proteste negli USA, Cpr Albania

Soprattutto nel centrosinistra ci sono esponenti per il no e per il sì: per questioni di merito, ma soprattutto politiche.
Alcuni politici e giuristi di sinistra che sono d’accordo con lo spirito della riforma e che voteranno a favore vengono criticati da chi sostiene che in questo modo contribuiranno a far vincere un referendum promosso dal governo di destra, peraltro a ridosso delle prossime elezioni politiche, previste nel 2027. A destra invece la dichiarata unità sulle intenzioni di voto nasconde una certa insoddisfazione su alcuni temi e sulla possibilità di “personalizzare” il referendum, cioè sul renderlo non solo un voto sul tema in sé ma in generale sul governo.
.. Se un tempo la divisione in correnti dei magistrati rifletteva diverse concezioni del ruolo del giudice, oggi è netta la sgradevole sensazione che siano diventati gruppi di pressione e di potere.
In tale prospettiva, il sorteggio integrale previsto dalla riforma costituzionale – pur non essendo certo la migliore delle soluzioni possibili (meglio sarebbe stato il collegio uninominale, sdegnosamente rifiutato dall’Anm) – non costituisce altro che l’estremo tentativo, a suo modo razionale, per destrutturare e indebolire le «cordate» delle correnti politicizzate della magistratura, dopo che le plurime revisioni della legge elettorale del Csm hanno fallito tale obiettivo. Diversamente il Csm, nato per garantire l’indipendenza della magistratura dal potere politico, paradossalmente potrebbe continuare ad essere strumento per la sua politicizzazione.
In realtà, deliberando la separazione delle carriere, il Parlamento non ha operato una vera e propria riforma costituzionale. Si è limitato ad aggiustare la Costituzione, dando finalmente piena attuazione al suo articolo 111, che prevede che il giudice sia “terzo” rispetto al Pm e rispetto alla difesa, e quindi, necessariamente, che non possa essere collega né del Pm, né dell’avvocato. Del resto che le cose debbano andare in questo modo, per dare un minimo di credibilità alla giustizia, appare evidente a chiunque si limiti ad usare la logica.
C’è qualcuno che non farebbe un salto sulla sedia se si decidesse che il giudice che emette la sentenza, anziché essere un magistrato, sia un avvocato?


