Il Cile reclama inoltre la sovranità anche su una zona dell’Antartide denominata Territorio antartico cileno: per questo motivo, il Cile si considera il “paese dei tre continenti”.
I suoi 17 910 000 abitanti dispongono di un indice di sviluppo umano, percentuale di globalizzazione, PIL procapite, livello di crescita economica e qualità della vita tra i più elevati dell’America Latina; per ISU supera: Argentina, Uruguay, Messico e Brasile. Dal 7 maggio 2010 il Cile fa parte dell’OCSE.
Il paese è seriamente minacciato dal riscaldamento globale e dall’inizio degli anni ’90 ha perso almeno il 37% delle sue risorse idriche.
È il paese di forma più allungata al mondo.
Le elezioni presidenziali del 2005 vedono la vittoria della socialista Michelle Bachelet. Il 13 marzo Bachelet approvò il suo primo provvedimento presidenziale, considerato di grande importanza, ossia l’esenzione dal pagamento di prestazioni sanitarie per le persone con più di 60 anni,[19] oltre alla creazione di una commissione parlamentare per le riforme del sistema previdenziale coinvolgendo membri dell’opposizione di centrodestra.[20] Bachelet ha iniziato il suo mandato con alti livelli di approvazione: oltre il 60% dei cittadini apprezzava la sua gestione presidenziale. Alcuni provvedimenti sono stati contestati, come gli aumenti delle imposte sulle attività produttive e la legge per la regolamentazione del lavoro nero, creando malcontento non solo nell’Alianza por Chile o nel mondo delle imprese ma anche nella coalizione di centrosinistra. Un’altra legge approvata nei primi mesi del suo governo è stata la legge della regolamentazione del tabacco.
Tuttavia la Presidente ha ricevuto molte critiche a seguito di alcuni provvedimenti non approvati dal Congresso, tra cui la controversa riforma dell’istruzione che ha suscitato grandi proteste da parte degli studenti che hanno organizzato diversi scioperi ed il 30 maggio l’80% degli studenti delle scuole superiori, pari a 800.000, hanno protestato nelle strade di Santiago del Cile. Il primo effetto di queste difficoltà per la Presidente è il calo notevole della popolarità che è arrivata fino al 44,2%,[21] il più basso dal 1990. Il 5 giugno gli studenti sono scesi nuovamente in piazza e quattro giorni dopo tutte le manifestazioni nel paese sono terminate. Il 10 dicembre 2006 Augusto Pinochet è morto e Bachelet ha rifiutato di riservargli un funerale di Stato.
Michelle Bachelet alla parata militare del 2007
Bachelet e la sua squadra di governo hanno affrontato la crisi economica del 2008-2009 creando consenso tra l’opinione pubblica e il sistema economico del paese.
Dietro proposta del monsignore Alejandro Goic, presidente della Conferenza Episcopale del Cile, la presidente ha decretato per il bicentenario della fondazione dello stato cileno (previsto per il 2010) un indulto plenario nei confronti di alcuni tipi di detenuti. Questo provvedimento ha avuto effetto dopo le elezioni presidenziali del 2009.
La presidente Bachelet registra elevati consensi alla sua gestione di governo specialmente alla fine del suo mandato previsto per il mese di marzo del 2010 soprattutto per la sua gestione economica, che ha permesso al paese di superare la crisi economica del 2009, limitando i danni della crisi finanziaria. Tuttavia la sua coalizione di riferimento, ossia la Concertación, risulta essere in difficoltà per la successione alla presidenza a causa delle divisioni interne che hanno portato alla duplice candidatura di Eduardo Frei Ruiz-Tagle, ossia il candidato ufficiale della coalizione, e Marco Enríquez-Ominami, ex socialista che propone un profondo rinnovamento all’interno dell’alleanza. Tale divisione ha portato a favorire il candidato della destra Sebastián Piñera che ha conseguito il 44% dei voti contro il 30% di Frei, 20% di Enríquez ed il 6% di Arrate, di area comunista ed ex appartenente alla coalizione di centro-sinistra. Il 17 gennaio 2010 Piñera vince le elezioni ponendo fine a 20 anni di governi consecutivi del centro-sinistra.
Piñera ha subito dovuto affrontare la ricostruzione legata al drammatico terremoto del 2010, in seguito al quale ha proceduto alla privatizzazione di partecipazioni statali (miniere, elettricità) e a un piano straordinario di crescita delle tasse. Nell’agosto 2010 ci fu l’incidente nella miniera di San José: dopo oltre due mesi tutti i minatori furono portati in salvo. A partire da giugno 2011 vengono messe in atto in tutto il paese una serie di manifestazioni studentesche per chiedere una riforma del sistema dell’istruzione scolastica superiore ed universitaria.
Il paese sotto la presidenza Piñera è tornato a una crescita economica, in controtendenza rispetto alla crisi mondiale, con il 5,8% nel 2010, il 5,9% nel 2011 e 5,6% nel 2012 e riducendo l’inflazione, arrivata all’1,5% del 2012, e la disoccupazione, al 6,4% nello stesso anno[senza fonte].
La coalizione di centro-sinistra torna al governo con le elezioni presidenziali del 2013, quando Michelle Bachelet è stata di nuovo eletta Presidente.
Al ballottaggio delle presidenziali del 17 dicembre 2017, Sebastián Piñera supera il candidato del centro sinistra, il radicale Alejandro Guillier, e con il 54,58% dei voti viene eletto per la seconda volta Presidente del Cile.
Superata la metà di ottobre 2019 in tutto il paese si sono verificati violenti scontri dovuti alla violenza dell’esercito e della polizia contro manifestanti pacifici, scesi in piazza per manifestare, attraverso quelli che vengono definiti cacerolazo, contro il governo e, in particolare, contro le nuove tasse annunciate a discapito del ceto medio-basso.
Con le elezioni generali del 2021 viene eletto come presidente Gabriel Boric alla guida di una coalizione di sinistra che dal successivo 11 marzo 2022 è alla guida del paese















