MA DAVVERO NON POSSIAMO SCEGLIERE CHI CI GOVERNA? CERVELLI DISSENZIENTI CHE DESIDERANO CONTARE.
Regno di Sardegna (1847-1861)
REGNO DI SARDEGNA 1720 1815

Regno di Sardegna è la denominazione informale con cui si identifica lo stato unitario sorto dalla Fusione perfetta, successore dei domini sabaudi in generale e progenitore dell’attuale Stato italiano. Spesso è chiamato per sineddoche Regno Sardo-Piemontese o Regno di Piemonte.[16][17]

In forza del trattato di Londra del 1718 e del trattato dell’Aia del 1720, Vittorio Amedeo II di Savoia ottenne la Sardegna e già da allora il nome di tale Regno iniziò ad essere usato, per sineddoche, per riferirsi all’insieme degli Stati ereditari governati in unione personale alla Casata.[18][19]

Prima del 1847, i possedimenti sabaudi non costituivano uno stato unitario e gli Stati di terraferma erano governati in modo diretto dai sovrani sabaudi, mentre l’antico Regno di Sardegna godeva di un’ampia autonomia, era amministrato da un viceré con una propria segreteria di Stato e la sua capitale rimaneva Cagliari.[20] L’autonomia venne meno con fusione perfetta, con cui si creò uno stato con un governo centralista (e con una sola capitale, Torino) ispirato al modello francese, e la successiva promulgazione dello Statuto Albertino. Questo nuovo stato è spesso erroneamente considerato l’evoluzione storica dell’antico Regno di Sardegna, bensì è in realtà il successore dei possedimenti dei Savoia in generale, dato che l’ordinamento giuridico sardo non venne mai esteso oltre l’isola omonima, viceversa alla Sardegna fu esteso l’ordinamento degli Stati di terraferma…

.. Il Regno rimase fino al 17 marzo 1861 senza un nome ufficiale e negli atti di governo lo Stato continuerà ad essere chiamato Stati Sardi, Stato Sardo, Regi Stati o anche, ufficiosamente, Regno Sardo,[28] contribuendo al diffuso equivoco che tale regno fosse l’antico Regno di Sardegna (1324-1847), che invece giuridicamente non venne mai esteso nel continente bensì soppresso con la fusione del 1847 e ripartito in tre divisioni amministrative (Cagliari, Sassari e Nuoro), con l’abolizione della la carica di viceré, della Segreteria di Stato e di Guerra, rendendo l’isola un mero territorio del Regno[29].

Nel 1860 gli atti ufficiali iniziarono a riportare la denominazione Regno d’Italia, confermata poi con la nascita del Regno d’Italia il 17 marzo 1861.

.. Con la seconda guerra d’indipendenza, re Vittorio Emanuele II poté annettere al suo regno i territori liberati, che poi unì a quelli dell’ex Regno delle Due Sicilie, conquistati da Garibaldi e da questi affidatigli nell’incontro di Teano. Al neoeletto parlamento italiano fu presentato un apposito progetto di legge per la proclamazione del nuovo Regno d’Italia: esso divenne atto normativo il 17 marzo 1861. Il Regno di Sardegna pertanto cambiò denominazione in Regno d’Italia, e Vittorio Emanuele assunse per sé e per i suoi successori il titolo di Re d’Italia; egli tuttavia mantenne il numerale di “secondo” e non “primo”, in segno dell’esistente continuità dinastica e costituzionale col precedente reame.

Il Regno si espanse poi con la conquista del Veneto (attuali Veneto e Friuli, ma senza la Venezia Giulia e la Venezia Tridentina) nella terza guerra d’indipendenza nel 1866. La presa di Roma avvenne solamente quattro anni più tardi, il 20 settembre 1870. La futura capitale fu teatralmente «conquistata» dai Bersaglieri che aprirono un varco nelle mura della città (breccia di Porta Pia) e si trovarono dopo poche centinaia di metri al Palazzo del Quirinale, peraltro ermeticamente sbarrato. Si tramanda che per entrare fu necessario l’intervento di un fabbro.

CAPI DI STATO DEL REGNO DI SARDEGNA

Carlo Alberto di Savoia-Carignano (dal 27 aprile 1831 al 24 marzo 1849)
Carlo Alberto di Savoia-Carignano (dal 27 aprile 1831 al 24 marzo 1849)
RE del REGNO di SARDEGNA

I Legislatura del Regno di Sardegna
II Legislatura del Regno di Sardegna

Vittorio Emanuele II di Savoia (RE di SARDEGNA dal 24 marzo 1849 al 17 marzo 1861) (RE d'ITALIA dal 17 marzo 1861-al 9 gennaio 1878)
Vittorio Emanuele II di Savoia (RE di SARDEGNA dal 24 marzo 1849 al 17 marzo 1861) (RE d'ITALIA dal 17 marzo 1861-al 9 gennaio 1878)
RE del REGNO di SARDEGNA
RE del REGNO d'ITALIA

II Legislatura del Regno di Sardegna
III Legislatura del Regno di Sardegna
IV Legislatura del Regno di Sardegna
V Legislatura del Regno di Sardegna
VI Legislatura del Regno di Sardegna
VII Legislatura del Regno di Sardegna
VIII Legislatura del Regno d'Italia
IX Legislatura del Regno d'Italia
X Legislatura del Regno d'Italia
XI Legislatura del Regno d'Italia

GOVERNI DEL REGNO DI SARDEGNA

Governo Gioberti (Dal 16 dicembre 1848 al 21 febbraio 1849)  (durata : giorni 67)
Governo Gioberti (Dal 16 dicembre 1848 al 21 febbraio 1849) (durata : giorni 67)
I Legislatura del Regno di Sardegna II Legislatura del Regno di Sardegna
I° Governo D'Azeglio (Dal 7 maggio 1849 al 21 maggio 1852)  (durata : giorni 1110)
I° Governo D'Azeglio (Dal 7 maggio 1849 al 21 maggio 1852) (durata : giorni 1110)
III Legislatura del Regno di Sardegna IV Legislatura del Regno di Sardegna
I° Governo Cavour (Dal 4 novembre 1852 al 4 maggio 1855)  (durata : giorni 911)
I° Governo Cavour (Dal 4 novembre 1852 al 4 maggio 1855) (durata : giorni 911)
IV Legislatura del Regno di Sardegna V Legislatura del Regno di Sardegna
II° Governo Cavour (Dal 4 maggio 1855 al 19 luglio 1859)  (durata : giorni 1537)
II° Governo Cavour (Dal 4 maggio 1855 al 19 luglio 1859) (durata : giorni 1537)
V Legislatura del Regno di Sardegna VI Legislatura del Regno di Sardegna

LEGISLATURE DEL REGNO DI SARDEGNA

1° Legislatura del Regno di SARDEGNA (dal 8 maggio 1848 al 30 dicembre 1848)
1° Legislatura del Regno di SARDEGNA (dal 8 maggio 1848 al 30 dicembre 1848)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA

Altre informazioni sulla legislatura
In un’Europa agitata dalle insurrezioni politiche, l’8 febbraio 1848 il re Carlo Alberto annunciò la concessione di uno Statuto per il Regno di Sardegna. Il carattere moderato dello Statuto Albertino, emanato il 4 marzo 1848, portò alla creazione di un sistema parlamentare bicamerale, con una Camera dei deputati elettiva, politicamente più progressista, e un Senato di nomina regia, mediamente più conservatore. L’art. 33 dello Statuto stabiliva i criteri di nomina dei senatori sulla base di un elenco preciso di tipologie designabili: una griglia selettiva di ventuno categorie utilizzata dal re e dai governi per creare maggioranze in Senato dagli esiti politici generalmente più moderati. Sin dal primo atto di composizione del Senato, la corona seguì un indirizzo conservatore nella nomina dei senatori, garantendo un avvio di legislatura del tutto in linea con un orientamento politico moderato: accanto a personalità di incontrovertibile fede liberale, come Cesare Alfieri, Giuseppe Manno e Luigi Cibrario, erano presenti in Senato soprattutto esponenti della grande proprietà terriera nobiliare e i vertici della gerarchia militare, solitamente poco inclini al costituzionalismo e alle idee democratiche. Il carattere conservatore del Senato si attenuò col tempo, in particolare dopo l’unificazione italiana.

La prima legislatura del Regno di Sardegna si aprì a Torino l’8 maggio 1848 e si chiuse il 30 dicembre dello stesso anno. In questo arco di tempo si svolsero in Senato 47 sedute. Il 3 maggio 1848 il re nominò Gaspare Coller presidente del Senato.

Il 16 marzo il moderato Cesare Balbo, capo del governo, cominciò con pienezza a svolgere il proprio incarico, mentre il re Carlo Albero oltrepassò il Ticino alla testa dell’esercito dando avvio alla prima guerra d’Indipendenza.

Il 26 marzo venne emanato l’editto sulla stampa, premessa per la libera circolazione delle idee politiche democratiche. Il 27 aprile si svolsero le prime elezioni generali politiche per la Camera dei deputati (scrutinio uninominale a suffragio ristretto).

Il discorso inaugurale della legislatura, che ebbe luogo a Camere riunite l’8 maggio a Palazzo Madama (a Torino), fu pronunciato dal principe di Carignano, in assenza del re impegnato nei territori di guerra.

Dopo gli iniziali successi, il 25 luglio le truppe piemontesi furono costrette a riattraversare il Ticino, a seguito delle sconfitte inflitte dall’esercito austriaco.

Ciononostante il nuovo governo del milanese Gabrio Casati dichiarò, subito dopo il suo insediamento il 27 luglio, di voler continuare la guerra contro l’Austria. Il 9 agosto l’esercito piemontese fu nuovamente travolto dalle truppe austriache alle porte di Milano e Carlo Alberto fu costretto a firmare l’armistizio di Salasco.

Oltre alla funzione legislativa, al Senato erano conferite dallo Statuto anche funzioni giurisdizionali, in quanto era l’unico organo deputato a giudicare dei reati dei senatori (art. 37); queste funzioni si estendevano anche al giudizio nei confronti dei ministri accusati dalla Camera dei deputati per i crimini di alto tradimento e di attentato alla sicurezza dello Stato (art. 36). In queste circostanze il Senato si costituiva in Alta corte di giustizia: svestite le funzioni di corpo politico, acquisiva quelle di organo giudicante.

Al Senato era inoltre riservata la custodia degli atti legali riguardanti le nascite, i matrimoni e le morti dei membri della famiglia reale (art. 38), a conferma dell’autorevolezza rivestita da esso nell’ordinamento statutario.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/1/resoconti-elenco-cronologico
2° Legislatura del Regno di SARDEGNA (dal 1 febbraio 1849 al 30 marzo 1849)
2° Legislatura del Regno di SARDEGNA (dal 1 febbraio 1849 al 30 marzo 1849)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA

Altre informazioni sulla legislatura
Durata appena 58 giorni, fu la più breve legislatura del Regno: si aprì a Torino il 1° febbraio 1849 e si concluse il 29 marzo. Nel corso della seconda legislatura si svolsero in Senato 23 sedute. La presidenza del Senato fu conferita dal re a Giuseppe Manno.

L’azione del governo, con il sostegno del Parlamento, fu incentrata sulla ripresa della guerra contro l’Austria. Il 12 marzo 1849 Carlo Alberto, rigettato l’armistizio del 9 agosto 1848, dichiarò nuovamente guerra all’Austria, lasciò Torino e raggiunse l’esercito a Novara. Dopo alterne vicende, l’esercito piemontese fu sconfitto dagli austriaci a Novara il 23 marzo. In serata Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele e partì in volontario esilio per il Portogallo. Il giorno successivo fu firmato l’armistizio di Vignale. Il 26 marzo il ministro degli Interni Urbano Rattazzi comunicò alla Camera la situazione infausta della guerra e l’abdicazione del sovrano. Il 29 marzo 1849 Vittorio Emanuele II giurò fedeltà allo Statuto davanti alle Camere riunite.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/2/resoconti-elenco-cronologico

03° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 30 luglio 1849 al 20 novembre 1849)
03° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 30 luglio 1849 al 20 novembre 1849)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA

Altre informazioni sulla legislatura
La terza legislatura si aprì a Torino il 30 luglio 1849 e fu dichiarata chiusa il 20 novembre 1849. Nel corso della terza legislatura si svolsero 36 sedute. Il nuovo re Vittorio Emanuele II confermò Giuseppe Manno alla presidenza del Senato.

Il 28 luglio 1849 Carlo Alberto morì a Porto in Portogallo. Gli esperimenti democratici negli Stati preunitari scaturiti dalle sollevazioni nel corso del biennio 1848-49 furono abbattuti l’uno dopo l’altro: il 4 luglio si arresero i sostenitori della Repubblica romana, il 22 luglio capitolò Venezia, riconquistata dagli austriaci. La repressione fu ovunque durissima.

Nel corso della legislatura si manifestò alla Camera dei deputati sardo-piemontese un’opposizione da parte delle forze democratiche, nei confronti della condotta e delle conseguenze della guerra d’indipendenza, che provocò continui rallentamenti all’approvazione parlamentare del trattato di pace con l’Austria.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/3/resoconti-elenco-cronologico


04° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 20 dicembre 1849 al 20 novembre 1853)
04° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 20 dicembre 1849 al 20 novembre 1853)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA

Altre informazioni sulla legislatura
La quarta legislatura fu inaugurata a Torino il 20 dicembre 1849 e si concluse il 21 novembre 1853. Il Senato, alla cui presidenza fu riconfermato Giuseppe Manno, tenne 319 sedute.

Iniziò il cosiddetto decennio di preparazione, gli anni in cui furono poste le basi per l’unificazione politica italiana. Il Piemonte e in particolare la città di Torino costituirono un autentico laboratorio politico per lo sviluppo e la propulsione del programma risorgimentale. In altri Stati preunitari il dissenso verso i rispettivi governi raggiunse talvolta la dimensione dell’insurrezione popolare, come testimoniano nel febbraio 1853 i moti delle “Cinque giornate di Milano” e delle “Dieci giornate di Brescia”.

Il 12 ottobre 1850 Camillo Benso di Cavour entrò per la prima volta nel governo come ministro dell’Agricoltura e commercio; il 4 novembre 1852 fu nominato presidente del Consiglio e, riconfermato in tale ruolo il 4 maggio 1855, mantenne la carica fino al 19 luglio 1859. Cavour fu fautore della politica del “connubio”, una larga alleanza parlamentare tra i moderati di centro-destra e di centro-sinistra.

Nel corso della IV legislatura fu avviato un programma di riforme laicizzanti della legislazione: il dibattito politico conobbe un momento di particolare condensazione sul disegno di legge riguardante il contratto di matrimonio civile, approvato alla Camera il 5 luglio 1852, ma respinto il 20 dicembre al Senato.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/4/resoconti-elenco-cronologico


05° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 19 dicembre 1853 al 25 ottobre 1857)
05° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 19 dicembre 1853 al 25 ottobre 1857)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA

Altre informazioni sulla legislatura
La quinta legislatura fu densa di eventi politici e di realizzazioni legislative. Inaugurata a Torino il 19 dicembre 1853, si chiuse il 16 luglio 1857. Il Senato tenne 196 sedute. Presidenti del Senato furono in successione Giuseppe Manno, riconfermato dal re, e Cesare Alfieri di Sostegno.

Nel tradizionale discorso della Corona davanti alle Camere riunite furono annunciate ampie riforme nell’economia, nell’amministrazione, nel campo dei codici e della scuola.

Il 10 gennaio 1855 il presidente del Consiglio Cavour firmò il trattato d’alleanza con Francia e Gran Bretagna per la partecipazione alle operazioni militari nella guerra di Crimea, a fianco dell’Impero Ottomano e contro la Russia, trattato che fu ratificato il 10 febbraio dalla Camera e il 3 marzo dal Senato. Al termine del conflitto, vinto dalla coalizione anglo-franco-piemontese-turca, i delegati del Regno di Sardegna poterono partecipare alla conferenza di pace a Parigi (febbraio-aprile 1856), in occasione della quale Cavour denunciò le politiche repressive in atto nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie e richiamando l’attenzione sulla quesitone dell’unificazione italiana.

Il 28 maggio 1855 fu approvato il disegno di legge sulla soppressione delle corporazioni religiose, sul quale si palesò una diversità di vedute tra Cavour e il sovrano, reso inquieto dall’acuirsi dei contrasti con la Chiesa.

Il 28 giugno 1857 sbarcò a Sapri la spedizione guidata da Carlo Pisacane e Giovanni Nicotera: partita da Genova, fallì tragicamente a causa soprattutto dell’ostilità della popolazione meridionale.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/5/resoconti-elenco-cronologico

06° Legislatura del Regno di Sardegna (14 dicembre 1857 - 21 gennaio 1860) (durata : giorni 768)
06° Legislatura del Regno di Sardegna (14 dicembre 1857 - 21 gennaio 1860) (durata : giorni 768)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA

Altre informazioni sulla legislatura
La VI legislatura fu inaugurata a Torino il 14 dicembre 1857 e si chiuse, dopo due sessioni, il 21 gennaio 1860. Il Senato, presieduto da Cesare Alfieri di Sostegno, tenne 63 sedute. Coincise con la preparazione e lo svolgimento della seconda guerra d’Indipendenza.

Nel discorso d’inaugurazione della legislatura Vittorio Emanuele II dichiarò la stretta connessione tra i principi liberali e la causa dell’unificazione nazionale, e offrì inoltre per la prima volta un aperto sostegno al governo.

Il fallito attentato del 14 gennaio 1858 alla vita di Napoleone III da parte del fuoruscito piemontese Felice Orsini comportò un ulteriore inasprimento su scala europea delle misure repressive e di controllo poliziesco, e mise il governo italiano in serie difficoltà. Cavour presentò allora, in un’ottica di collaborazione internazionale per la lotta contro la cospirazione politica, un disegno di legge volto a colpire duramente i delitti politici, che fu approvato nonostante le rimostranze di numerosi parlamentari, soprattutto deputati, critici di un eccessivo cedimento alle pressioni di Napoleone III. I colloqui di Plombières del 20-21 luglio 1858 consolidarono ulteriormente le basi dell’accordo franco-piemontese in funzione antiaustriaca.

La seconda sessione della legislatura fu aperta il 10 gennaio 1859 con un discorso nel quale il re si proclamò sensibile al «grido di dolore» proveniente da tante parti d’Italia, con ciò preannunciando la ripresa delle ostilità contro l’Austria. In tale ottica era indispensabile la collaborazione con la Francia, ricercata da Cavour sul piano diplomatico, militare e delle alleanze matrimoniali: il 18 gennaio 1859 fu firmato infatti un trattato di impegno militare con la Francia e il 30 gennaio furono celebrate anche le nozze tra il principe Napoleone Gerolamo, cugino di Napoleone III, e Clotilde di Savoia, figlia primogenita di Vittorio Emanuele II.

Grazie anche al concorso di numerosissimi volontari da ogni parte d’Italia, il Piemonte si preparò alla guerra imminente, che prese ufficialmente avvio quando l’esercito austriaco varcò il Ticino il 29 aprile 1859. Il 3 maggio la Francia entrò in guerra a fianco del Piemonte. L’8 giugno Napoleone III e Vittorio Emanuele II poterono entrare trionfalmente a Milano. I franco-piemontesi riportarono nelle settimane successive svariate vittorie sull’esercito austriaco. Nel frattempo erano insorti anche i ducati padani di Parma e Modena, e fu costituito un governo provvisorio nel Granducato di Toscana, dopo la fuga di Leopoldo II. Il 12 giugno Vittorio Emanuele II inviò propri commissari nei territori affrancati e che avevano deliberato l’annessione al Piemonte, comprese le ex province pontificie dell’Emilia e della Romagna. L’11 luglio, all’insaputa del sovrano piemontese, Napoleone III firmò l’armistizio di Villafranca con l’imperatore Francesco Giuseppe, provocando un rallentamento temporaneo del programma unitario. Il 1° ottobre Pio IX ruppe le relazioni diplomatiche con il Regno di Sardegna.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/6/resoconti-elenco-cronologico


07° Legislatura del Regno di Sardegna ( 2 aprile 1860 - 17 dicembre 1860) (durata : giorni 259)
07° Legislatura del Regno di Sardegna ( 2 aprile 1860 - 17 dicembre 1860) (durata : giorni 259)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA

Altre informazioni sulla legislatura
La VII legislatura fu aperta a Torino il 2 aprile 1860 e chiusa il 28 dicembre.

Il Senato, presieduto nuovamente da Cesare Alfieri di Sostegno, svolse 36 sedute.

All’inizio del 1860 si ammorbidì la pesante tutela della Francia sul Piemonte, lasciando spazio alla ripresa dell’unificazione politica italiana. L’11-12 marzo si erano tenuti in Toscana e in Emilia i plebisciti a suffragio universale maschile che decretarono l’unione delle province alla monarchia costituzionale sabauda.

L’integrazione politica dei territori acquisiti di recente ebbe ripercussioni anche sulla composizione del Senato sabaudo: la nomina di Alessandro Manzoni a senatore del Regno il 29 febbraio è una delle prime nomine di grandi personalità provenienti dalle province unitesi via via al nascente Stato unitario, secondo criteri di larga rappresentanza nazionale.

Si verificò un cambiamento di equilibri anche negli schieramenti politici: nelle elezioni generali alla Camera del 25-29 marzo i conservatori risultarono fortemente penalizzati, mentre crebbero le presenze dei liberali e dei protagonisti della politica risorgimentale.

Il dibattito parlamentare fu incentrato principalmente sulle progressive annessioni allo Stato sabaudo delle province italiane liberate o conquistate.

Un’autentica spina nel fianco per il governo piemontese fu la questione della cessione alla Francia di Nizza e della Savoia, confermata da un plebiscito popolare, il cui risultato sproporzionatamente favorevole fu considerato inattendibile da Garibaldi, e accompagnata da un acceso dibattito parlamentare, che culminò il 10 giugno nell’approvazione definitiva da parte del Senato del trattato che sanciva il passaggio dei territori sotto la sovranità francese (il 29 maggio era stato ratificato dalla Camera).

Le imprese garibaldine intercorse nel frattempo riassorbirono questo strappo. Partita da Quarto il 6 maggio, la spedizione dei Mille approdò l’11 a Marsala; il 27 maggio Garibaldi conquistò Palermo e il 20 luglio Milazzo; il 3 agosto fu promulgato lo Statuto albertino in tutta la Sicilia. Il 19-20 agosto le forze garibaldine sbarcarono in Calabria e, tra sollevazioni popolari filosabaude e scontri armati, risalirono rapidamente la penisola, fino ad arrivare a Napoli il 7 settembre. Nel frattempo, varcato da Nord il confine dello Stato Pontificio il 10 settembre, iniziò la conquista da parte dell’esercito sabaudo delle Marche e dell’Umbria. Il 22 settembre l’esercito borbonico venne sgominato da Garibaldi definitivamente al termine di un’aspra battaglia sul Volturno. Il 26 ottobre avvenne l’incontro a Teano tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, i quali il 7 novembre furono accolti a Napoli da manifestazioni di grande entusiasmo popolare. Il 1° dicembre il re entrò finalmente a Palermo.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/7/resoconti-elenco-cronologico


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