(Pistoia, 21 aprile 1919 – Arezzo, 15 dicembre 2015) è stato un faccendiere italiano, maestro venerabile della loggia massonica P2.[1][2]
È stato condannato per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano e per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, della quale, secondo la sentenza definitiva nel processo al neofascista Paolo Bellini, Gelli è stato mandante e finanziatore insieme ad Ortolani, D'Amato e Tedeschi.
Presidenti delle COMMISSIONI PARLAMENTARI d'INCHIESTA (bicamerale)
IX° LEGISLATURA
Commissione parlamentare d' inchiesta sulla loggia massonica P2
Presidenti delle COMMISSIONI PARLAMENTARI d'INCHIESTA (bicamerale)
VIII° LEGISLATURA
Commissione parlamentare d' inchiesta sulla loggia massonica P2
PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA (1981)
Il piano di rinascita democratica (detto anche programma di rinascita nazionale o il Piano)[1] è considerato una parte essenziale del programma della loggia massonica P2, per quanto non sia stato rinvenuto negli archivi della loggia bensì in quello del suo fondatore Licio Gelli.
Venne materialmente redatto da parte di Francesco Cosentino, e consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l'informazione.
Venne scoperto e sequestrato il 4 luglio 1981[4] in un doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio Gelli, maestro venerabile della loggia massonica P2, assieme al memorandum sulla situazione politica in Italia, poco dopo il rinvenimento della lista degli appartenenti alla P2. Fu successivamente pubblicato negli atti della commissione P2 sulla loggia massonica P2
P2-Propaganda due (1877-1981)
La P2 (acronimo di Propaganda due[1]) fu una loggia della massoneria italiana inizialmente aderente al Grande Oriente d'Italia (GOI), ma in seguito disconosciuta da esso.
Fondata nel 1877 con il nome di Propaganda massonica,[1] venne sciolta durante il ventennio fascista e poi ricostituita alla fine della seconda guerra mondiale; nel periodo della sua conduzione da parte di Licio Gelli assunse forme deviate rispetto agli statuti della massoneria ed eversive nei confronti dell'ordinamento giuridico italiano. Fu sospesa dal GOI il 26 luglio 1976[2][3]; successivamente, la Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 sotto la presidenza dell'onorevole Tina Anselmi concluse il caso P2 denunciando la loggia come una vera e propria «organizzazione criminale»[4] ed «eversiva», venendo sciolta definitivamente nel 1982.[5]
Secondo le indagini della procura generale di Bologna terminate nel 2020 e le successive sentenze della Corte d'assise, Corte d'assise d'appello e Corte di Cassazione, la P2 è responsabile dell'organizzazione della strage di Bologna, oltre che dei successivi depistaggi delle indagini, con il suo capo Licio Gelli che è stato identificato come mandante e finanziatore della strage insieme a Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi.