SITO ISTITUZIONALE
Il Partito d’Azione (PdA) è stato un partito politico italiano di centro-sinistra fondato nel 1942.
Trasse il nome dall’omonimo partito fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853 e scioltosi nel 1867, che aveva avuto tra i suoi obiettivi le elezioni a suffragio universale, la libertà di stampa e di pensiero, la responsabilizzazione dei governi nei confronti del popolo. Venne ricostituito il 4 giugno 1942 nell’abitazione romana di Federico Comandini[8]. Ebbe vita breve e si sciolse nel 1947. I suoi membri furono chiamati “azionisti” e il suo organo ufficiale era L’Italia libera.
Il Partito d’Azione mazziniano aveva sostenuto le campagne di Garibaldi per l’unità d’Italia, ma si sciolse in seguito alle sconfitte sull’Aspromonte (1862) e a Mentana (1867). I membri del partito, dopo lo scioglimento, confluirono nell’estrema sinistra di Agostino Bertani e Felice Cavallotti. Il pensiero mazziniano fu in seguito fonte d’ispirazione del Partito Repubblicano Italiano (1895), del movimento politico Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli (1929) e del Partito d’Azione del 1942.
Dopo i primi insuccessi militari della seconda guerra mondiale e il conseguente indebolimento del regime fascista, in Italia alcuni oppositori democratici di ideologia repubblicana sentirono l’esigenza di costituire un nuovo soggetto politico, essendo stata trasferita all’estero l’organizzazione dei principali partiti di sinistra (PRI, PSI e PCI). Alcune di queste personalità erano di estrazione liberal-democratica, come Ugo La Malfa, Piero Calamandrei, Adolfo Tino, Giovanni Battista Boeri e Mario Bracci, altre del mondo progressista e radicale come Guido Dorso, Tommaso Fiore, Luigi Salvatorelli, Adolfo Omodeo, oltre ai liberal-socialisti di Guido Calogero, Norberto Bobbio e Tristano Codignola. L’elaborazione politica di questi ultimi si era sviluppata in via del tutto autonoma da quella di Giustizia e Libertà e la loro aggregazione fu una scelta tattica del gruppo di La Malfa e Adolfo Tino[9].
Il 4 giugno 1942 si costituì clandestinamente il Partito d’Azione, nella casa romana del repubblicano Federico Comandini, alla presenza di suo cognato Guido Calogero, di Ugo La Malfa, Mario Vinciguerra, Edoardo Volterra, Franco Mercurelli, Vittorio Albasini Scrosati, Alberto Damiani e di due delegati per l’Italia meridionale e la Sicilia. La Malfa illustrò ai presenti un programma in sette punti, il cui testo programmatico era stato già approvato in una riunione propedeutica a Milano, sette giorni prima, presenti gli stessi Vinciguerra, Albasini Scrosati e Damiani, nonché i delegati per Torino, Vicenza, Parma, Bergamo, Genova e Roma stessa[10].
I “sette punti” contenevano indicazioni di massima per un futuro ordinamento riformatore:
costituzione di una repubblica parlamentare con classica divisione dei poteri;
decentramento politico-amministrativo su scala regionale (regionalismo);
nazionalizzazione dei grandi complessi industriali;
riforma agraria (revisione dei patti colonici);
libertà sindacale;
laicità dello Stato e separazione fra Stato e Chiesa;
proposta di una federazione europea di liberi Stati democratici.
Contrario alla pregiudiziale repubblicana contenuta nel primo punto, il liberale Leone Cattani abbandonò la riunione, rifiutando di aderire..






