In meteorologia un ciclone tropicale o tifone è un sistema tempestoso, o tipo di ciclone, originatosi su acque tropicali o subtropicali del pianeta e caratterizzato da un centro o vortice di bassa pressione a nucleo caldo e da numerosi fronti temporaleschi (linee di groppo), disposti tipicamente a spirale e in rotazione attorno ad un centro ben definito, che producono forti venti e pesanti precipitazioni piovose nelle aree coinvolte dal loro passaggio.[1]Questi cicloni si producono in conseguenza del calore sensibile liberato dall'oceano alimentandosi poi grazie al calore latente di condensazione liberato nell'aria dal vapore acqueo in condensazione. Sono diversi da altre tempeste o vortici atmosferici (es. cicloni extratropicali) proprio perché hanno un diverso meccanismo di alimentazione dell'energia. I cicloni tropicali, per questo, si formano spesso sull'oceano sopra l'equatore, a circa 15° di latitudine di distanza da esso, spostandosi poi verso alte latitudini del rispettivo emisfero fino a esaurirsi più o meno lentamente trasformandosi in comuni cicloni extratropicali. Tuttavia se le temperature marine lo consentono possono svilupparsi fino a circa 30° di latitudine o addirittura oltre i 35° di latitudine in caso di transizione tropicale, un processo che consenta la trasformazione dinamica e termodinamica di un ciclone extratropicale in un ciclone tropicale.[2][3][4][5][6][7]In relazione all'entità e alla zona geografica di formazione di un ciclone tropicale, esso è chiamato in modo diverso: uragano, tifone, tempesta tropicale, tempesta ciclonica, depressione tropicale o semplicemente ciclone...
La desertificazione è un processo climatico-ambientale, causato da eventi naturali o attività umane, che coinvolge la superficie terrestre portando alla degradazione dei suoli, alla scomparsa della biosfera (flora e fauna) ed alla trasformazione dell'ambiente naturale in deserto.Tale processo, solitamente irreversibile, interessa tutti i continenti con intensità ed effetti diversi, anche in località balneari. Un processo di desertificazione naturale, strettamente connesso alle dinamiche climatiche, è invece quello che ha dato vita nel corso delle ere geologiche alle attuali aree desertiche del pianeta. La desertificazione spesso ha origine dallo sfruttamento intensivo della popolazione che si stabilisce nel territorio per coltivarlo oppure dalle necessità industriali e di utilizzo per il pascolo. La UNCCD (1994) definisce la desertificazione come “[…] il degrado del territorio nelle zone aride, semi aride e sub umide secche attribuibile a varie cause fra le quali variazioni climatiche e le attività umane".La desertificazione costituisce un serio pericolo per le regioni aride e secche del pianeta, che formano quasi il 40% delle terre emerse, comprendendo più di 100 paesi con un miliardo di abitanti. Il continente più colpito è l'Africa dove oltre i due terzi delle terre coltivate sono a rischio, ma ciò non toglie che esistano larghe aree degradate anche in Asia, Oceania e America meridionale, e in misura minore in Europa e America settentrionale...
Per eruzione vulcanica s'intende la fuoriuscita sulla superficie terrestre, in maniera più o meno esplosiva, di magma (una volta eruttato il magma prende il nome di lava) ed altri materiali gassosi provenienti dal mantello o dalla crosta terrestre. In genere un'eruzione vulcanica avviene o dal cratere principale di un vulcano o dai crateri secondari presenti nell'edificio vulcanico. Un'eruzione può essere definita in base al suo grado di violenza che ricade all'interno di una scala chiamata "Indice di esplosività vulcanica".Ci sono diversi tipi di vulcani: vulcani attivi, quiescenti e spenti...
Con il termine frana si indica il movimento o la caduta di una massa di terreno o roccia sotto l'azione della forza di gravità. Con lo stesso termine ci si riferisce, per metonimia, al materiale coinvolto nel movimento, cioè al corpo di frana.Le frane possono avere caratteristiche molto diverse tra loro, sia per quanto riguarda il materiale coinvolto e il tipo di movimento, sia per la loro estensione e profondità, sia per la loro velocità e durata. Alcuni esempi di frane sono le colate rapide di detrito o di fango, i crolli di roccia e gli scorrimenti di terreno lenti e profondi. Le frane caratterizzano una grande varietà di ambienti, dall'alta montagna alla collina, finanche lungo falesie costiere e pendii sottomarini.La forza di gravità è il motore principale di una frana, ma esistono una serie di fattori che possono condizionare un pendio e predisporlo a fenomeni di instabilità e movimenti. Tra questi, possono giocare ruoli importanti l'azione degli agenti atmosferici (ad esempio attraverso la saturazione del terreno e l'erosione superficiale dovuta alle piogge), le variazioni climatiche stagionali (che possono indurre deformazioni e provocare fratture), la sismicità (che può indebolire o fratturare la roccia), così come l'azione dell'uomo (ad esempio attraverso il disboscamento e l'agricoltura intensiva). Generalmente, esiste una causa scatenante che innesca il movimento franoso (come ad esempio una forte pioggia o un terremoto, oppure uno scavo per costruire una strada o un edificio), sebbene non sempre questa è ben identificabile o unica...
L'incendio è una reazione ossidativa (o combustione) non controllata che si sviluppa senza limitazioni nello spazio e nel tempo dando luogo, dove si estende, a calore, fumo, gas e luce.Gli incendi rappresentano e hanno rappresentato da sempre il fattore di maggior rischio per le attività umane e pertanto nel corso dei tempi sono state create metodologie per prevenirli e strumenti per combatterli. In particolare, con l'aumento delle temperature e siccità causati dal cambiamento climatico, con l'aumento delle concentrazioni di persone in spazi chiusi o comunque limitati, tipico degli agglomerati urbani e con l'aumento delle attività potenzialmente pericolose, il rischio incendi è aumentato nel corso del tempo.Un incendio può essere provocato da diverse cause sia naturali (gas derivante da decomposizione di materia organica sottoposto ad alte temperature[1], fulmini, ecc) che per mano dell'uomo per motivi casuali, leciti o illeciti (fortuito, provocato o doloso).Alcuni esempi di causa: fiamme libere (p.es. operazioni di saldatura), particelle incandescenti (brace), provenienti da un focolaio preesistente (p.es: braciere), scintille di origine elettrica, scariche elettriche, scintille di origine elettrostatica, scintille provocate da un urto o sfregamento, contatto con superfici e punti caldi, innalzamento della temperatura dovuto alla compressione dei gas, reazioni chimiche in genere....
Un'inondazione è un fenomeno riguardante l'allagamento in tempi brevi, dell'ordine delle ore o dei giorni, di un'area abitualmente non interessata da acque superficiali; spesso è dovuto a cause naturali, come lo straripamento dei corsi d'acqua dal loro alveo, l'azione combinata di alta marea e tifoni in aree costiere, l'impatto di uno tsunami, o l'improvviso scioglimento di nevai o ghiacciai[1]. Il termine inondazione è utilizzato anche per il fenomeno dell'acqua alta a Venezia, provocato dall'effetto combinato di alta marea e bassa pressione atmosferica. Quando l'inondazione è causata dalla tracimazione degli argini di corsi d'acqua ingrossati da piogge torrenziali, si parla anche di "alluvione", a cui possono essere connessi fenomeni di erosione e di deposito nelle aree interessate...
Il lahar è una colata di fango composta di materiale piroclastico e acqua che scorre lungo le pendici di un vulcano, specialmente lungo il solco di una valle fluviale.Il termine lahar proviene dall'Indonesia e significa lava in lingua giavanese.I lahar hanno il comportamento, la consistenza e la viscosità del calcestruzzo fluido: fluidi quando sono nella fase di movimento, mentre solidificano rapidamente quando si fermano.[1] Possono anche raggiungere dimensioni enormi: il lahar Osceola prodotto 5600 anni fa dal Monte Rainier nello stato di Washington produsse una parete di fango alta 140 metri nel canyon del White River e si estese su un'area di oltre 330 km².[2]I lahar possono essere estremamente pericolosi, a causa dell'energia e velocità che acquisiscono durante il loro percorso: un lahar grande può scorrere a decine di metri al secondo e avanzare per molti chilometri, causando distruzioni catastrofiche lungo il suo percorso.[3] Data la loro grande energia, sono in grado di aprirsi la strada in qualunque percorso, rendendo così più difficile fare previsioni sulla direzione del loro avanzamento...
Il maremoto (composto di mare e moto, sul modello di terremoto) è un moto ondoso anomalo del mare, originato il più delle volte da un terremoto sottomarino o prossimo alla costa e più raramente da altri eventi che comportano uno spostamento improvviso di una grande massa d'acqua quali, per esempio, una frana, un'eruzione vulcanica sottomarina o l'impatto di un corpo celeste come un meteorite o un asteroide.Di solito, per i maremoti di origine sismica le onde hanno ampiezza modesta e sono poco visibili in mare aperto (una nave al largo potrebbe anche non accorgersi del passaggio di un’onda di maremoto) e concentrano la propria forza distruttiva in prossimità della costa quando, a causa del fondale meno profondo, si sollevano e si riversano nell'entroterra. L'intensità di un maremoto è in relazione con la quantità di acqua spostata al momento della formazione del maremoto stesso.Il maremoto in letteratura scientifica viene indicato con la parola tsunami che si è diffuso anche nel linguaggio comune soprattutto a seguito del catastrofico maremoto dell'Oceano Indiano del 2004, che ebbe grandissima risonanza mediatica per il numero delle vittime e l'entità dei danni. Il termine tsunami è giapponese e letteralmente significa "onda nel porto", e deriva dal fatto che un maremoto è in grado di superare le difese portuali che invece proteggono dall'ordinario moto ondoso. Il termine tsunami è stato a volte utilizzato dai mezzi di comunicazione in modo improprio, ad esempio: tsunami di ghiaccio, tsunami di neve, tsunami di nuvole[1].È invece sbagliato denotare un maremoto con il termine onda anomala (in inglese rogue wave o freak wave), che in oceanografia indica un fenomeno nettamente distinto, non legato a eventi improvvisi che provocano spostamenti di enormi masse d'acqua...
Un'ondata di caldo, in meteorologia, è un periodo di tempo atmosferico durante il quale la temperatura è insolitamente elevata rispetto alle temperature medie usualmente sperimentate in una data regione, in quel periodo e con caratteristiche di persistenza. Non va confusa con il più specifico fenomeno della bolla di calore.L'espressione non ha dunque significato oggettivo, ma è relativo a una regione (o, meglio ad un clima locale) nel senso che ciò che è percepito dalla popolazione come una temperatura eccessiva in un clima temperato può non esserlo in un'area dal clima maggiormente caldo. A volte ad ondate di calore prolungate o particolarmente intense si associano fenomeni di siccità dei suoli con ripercussione sui raccolti agricoli fino a casi limiti di carestie in zone particolarmente predisposte....
La siccità (dal latino siccĭtas, derivazione di siccus - secco, arido) è un evento di carenza prolungata dell'approvvigionamento idrico, che sia atmosferico (precipitazioni sotto la media), di acque superficiali o sotterranee. Una siccità può durare mesi o anni. Può provocare un grave impatto sull'ecosistema e sull'agricoltura[2] e causare danni all'economia locale.[3] Ai tropici le stagioni secche annuali aumentano significativamente le possibilità che si sviluppi la siccità e i successivi incendi. Le ondate di caldo possono peggiorare notevolmente le condizioni di siccità accelerando la rarefazione del vapore acqueo.La siccità è una caratteristica ricorrente del clima nella maggior parte del mondo, ma ora diventata più frequente a causa del cambiamento climatico.[4] Studi di dendrocronologia, basati sulla datazione degli anelli di accrescimento annuale degli alberi, confermano che la siccità dovuta ai cambiamenti climatici risale già al 1900.[5] Gli effetti della siccità e della carenza d'acqua si possono dividere in tre gruppi: ambientali, economici e sociali. Gli effetti ambientali sono l'essiccazione delle zone umide, incendi sempre più grandi e frequenti, perdita della biodiversità. Le conseguenze economiche comportano una minore produzione agricola, forestale, di selvaggina e di pesca, maggiori costi di produzione alimentare, problemi di approvvigionamento idrico per il settore energetico e per le economie municipali.Gli effetti sociali e sanitari sono le ripercussioni sulla salute delle persone direttamente esposte al fenomeno (ondate di calore eccessive), costi alimentari elevati, stress causato da raccolti falliti, scarsità d'acqua, ecc. La siccità prolungata è causa di migrazioni di massa e gravi crisi umanitarie...
In geofisica, il terremoto (dal latino: terrae motus, che vuol dire "movimento della terra"), detto anche sisma o scossa tellurica (dal latino Tellus, dea romana della Terra), è una vibrazione della crosta terrestre, provocato dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo.Tale spostamento è generato dalle forze di natura tettonica che agiscono costantemente all'interno della crosta terrestre provocando una lenta deformazione fino al raggiungimento del carico di rottura con conseguente liberazione di energia elastica in una zona interna della Terra detta ipocentro, tipicamente localizzato in corrispondenza di fratture preesistenti della crosta dette faglie. A partire dalla frattura creatasi, una serie di onde elastiche, dette onde sismiche, si propagano in tutte le direzioni dall'ipocentro, dando vita al fenomeno osservato in superficie con il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell'ipocentro, detto epicentro, che è generalmente quello più interessato dal fenomeno. La branca della geofisica che studia questi fenomeni è la sismologia.Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono concentrati in prossimità dei margini tra due placche tettoniche. Queste sono infatti le aree tettonicamente attive, dove le placche si muovono le une rispetto alle altre secondo modalità di scorrimento relativo, di allontanamento reciproco oppure di collisione. Tutte queste situazioni danno luogo a deformazioni e rotture della crosta terrestre (faglie), generando così i terremoti (terremoti interplacca). Meno frequentemente i terremoti avvengono lontano dalle zone di confine tra placche, per riassestamenti tettonici dovuti a fenomeni isostatici oppure alla riattivazione di strutture crostali profonde, o ancora alle prime fasi di formazione di sistemi di rift (terremoti intraplacca).Terremoti localizzati e di minor intensità sono registrabili in aree vulcaniche per effetto del movimento di masse magmatiche in profondità o durante fasi eruttive parossistiche. ..
La tormenta è una tempesta di neve molto violenta accompagnata da forti venti; la più intensa di tutte mai registrata si verificò nel 1972 in Iran, colpendo la zona dell'Ardakan, nel sud del Paese e causando più di 4000 vittime.Le nevicate più intense si verificano quando una massa d'aria fredda, preesistente al suolo, si va successivamente a scontrare con una calda-umida, che scorre in quota sopra quella fredda (la quale fa da "cuscino").In Italia, le tormente di neve non sono comuni nelle zone di pianura, tranne che sul versante adriatico, essendo quest'ultimo esposto ai gelidi venti dai Balcani per effetto stau. Discorso diverso per le zone di montagna, dove si può essere colti di sorpresa da tormente di neve in qualsiasi momento.Gli effetti sono spesso causa di forti disagi alla viabilità e ai trasporti in generale, con rischio di isolamento di alcuni centri abitati remoti, mancanza di energia elettrica e difficoltà negli approvvigionamenti....
Il tornado o tromba d'aria è in meteorologia un fenomeno collocato nella microscala, la parte visibile si manifesta come una nube a imbuto con la condensazione dell'aria, inoltre pende dalla base di un cumulonembo senza necessariamente arrivare al suolo.La regione interessata dai venti tornadici può essere molto più grande della parte visibile: fisicamente è una colonna d'aria ascensionale e in rapida rotazione partendo dal terreno, ma dev'essere in grado di provocare danno al suolo o sollevare materiale di qualsiasi natura (polvere o detriti), in mancanza di questi due requisiti il fenomeno viene declassato nel termine più generico di nube a imbuto o "funnel cloud".[1][2][3]Le trombe d'aria sono fenomeni meteorologici altamente distruttivi, tra tutti i vortici atmosferici quelli a più alta densità energetica o potenza sprigionata, nell'area mediterranea rappresentano il fenomeno più violento verificabile sia pure con frequenza non elevata ma non trascurabile. Sono associati quasi sempre a temporali estremamente violenti (supercelle o "Squall line"), possono percorrere centinaia di chilometri e generare venti anche fino a 500 km/h...
La valanga (anche detta slavina[1][2] o lavina[3]) è un fenomeno che si verifica quando una massa di neve o ghiaccio improvvisamente si mette in moto su un pendio, precipitando con repentino slittamento e/o rotolamento verso valle a causa della rottura della condizione di equilibrio presente all'interno del manto nevoso, che porta al raggiungimento del carico di rottura, ovvero quando la forza di gravità che agisce sul pendio innevato supera le forze di coesione del manto nevoso che agiscono in senso opposto....
Un'eruzione di pozzo o blowout consiste nel rilascio incontrollato di petrolio greggio e / o gas naturale da un pozzo in pressione quando i sistemi di controllo della pressione non riescono a intervenire[1]. Tale rilascio può trovare una sorgente di innesco (scintille accidentali o altro) e produrre un incendio catastrofico di petrolio o gas.Prima dell'avvento dei dispositivi di prevenzione delle eruzioni di pozzo (o blowout preventer), avvenuto negli anni '20, il rilascio incontrollato di petrolio e gas da un pozzo durante la perforazione era comune e veniva indicato con il termine Gusher, mentre i pozzi moderni sono tutti dotati di tali dispositivi allo scopo di impedire il verificarsi di tali eventi.
Una carestia è un fenomeno nel quale una larga percentuale della popolazione di una regione o di un paese è così denutrita, che muore di inedia, o altre malattie correlate. Malgrado le più abbondanti risorse economiche e tecnologiche del mondo moderno, la carestia colpisce ancora molte parti del mondo, in particolare nei paesi in via di sviluppo. La carestia è tradizionalmente associata al naturale ciclo del cattivo raccolto in agricoltura e alle malattie infettive; tra le cause umane il cambiamento climatico, la guerra[1]. Nei decenni passati una visione più graduale si è focalizzata su circostanze politiche ed economiche che portano alla carestia moderna. Le moderne agenzie di assistenza categorizzano le varie gradazioni di carestia secondo delle scale di carestia.Molte aree che hanno sofferto la carestia nel passato si sono protette attraverso lo sviluppo tecnologico e sociale. La prima area in Europa ad eliminare la carestia furono i Paesi Bassi, che ne furono vittima per l'ultima volta agli inizi del XVII secolo, dopo di che divennero una grande potenza economica e costituirono una elaborata organizzazione politica. Un economista eminente, il premio Nobel Amartya Sen, ha fatto notare che nessuna democrazia che funzioni ha mai sofferto una carestia...
Per disastro ambientale si intende un fenomeno con una vasta ricaduta sull'ambiente, avente origine antropica, che si configuri come catastrofico per:la numerosità degli organismi viventi coinvolti; la gravità degli effetti su tali organismi; la vastità del territorio interessato.Gli eventi determinanti un disastro ambientale possono avere cause naturali, e in questo caso si parla di disastro naturale, o cause antropiche, e hanno importanti conseguenze sugli esseri viventi che ne sono vittima, comprendendo spesso anche l'uomo e il territorio in cui vive.Spesso i disastri naturali sono amplificati dalle attività antropiche, rendendo il confine tra le due categorie meno definito. Ad esempio, la deforestazione di un'area collinare o montana può far sì che un evento di pioggia di bassa intensità provochi una frana devastante, senza che per questo l'intervento dell'uomo sia classificato come disastro naturale...
Il carbone è una delle fonti energetiche con il più elevato costo in termini di perdita di vite umane nel corso della storia. Si contano infatti in circa 6000-7000 le vittime all'anno tra i minatori morti in incidenti o esplosioni in miniere di carbone (di cui 5000 nella sola Cina). Questa cifra inoltre non contiene le morti differite per silicosi imputabili all'attività estrattiva.1906: Courrières (Francia), 1099 morti Il 10 marzo 1906 un'esplosione di polveri di carbone nella miniera di Courrières nel nord della Francia, causa la morte di 1099 minatori (inclusi molti bambini).1907: Monongah (Stati Uniti), 900 morti Il 6 dicembre 1907 un'esplosione di grisù nella miniera di Monongah in Virginia Occidentale causa la morte di più di 900 minatori.1942: Benxihu Colliery (Cina), 1549 morti A Benxihu (Honkeiko) Colliery (本溪湖媒礦), una miniera di carbone localizzata a Benxi, Liaoning, Cina, il 26 aprile del 1942 si verificò un'esplosione di gas e polveri di carbone che ha provocato la morte di 1549 minatori, il 34% di tutti quelli presenti nella miniera quel giorno.1952: Londra (Gran Bretagna), 12 000 morti Durante il Grande smog di Londra (5-9 dicembre 1952), causato da un eccessivo consumo di carbone per riscaldamento, morirono 12 000 persone.1956: Marcinelle (Belgio), 262 morti Il 9 agosto 1956 un incidente provocò la morte di 262 minatori, la maggior parte dei quali italiani emigrati.
Per disastri energetici si intendono disastri causati dall'estrazione, l'istradamento e l'utilizzo di fonti energetiche, sia per il loro sfruttamento diretto, sia per la produzione di energia elettrica. La loro gravità è direttamente legata agli effetti immediati e a lungo termine su esseri viventi e sull'ambiente, in termini di vittime, feriti, menomazioni e malattie a lungo termine, distruzione di ecosistemi e inquinamento.
1984: San Juanico (Messico)
Diversi serbatoi di gas liquido esplosero, un enorme serbatoio venne scagliato a oltre un chilometro di distanza. 550 persone morirono sul colpo, 7000 furono ferite, 300 000 abitanti furono evacuati. Nessun rilevamento venne eseguito per misurare l'esposizione della popolazione alle sostanze cancerogene sprigionate nella combustione incontrollata di milioni di metri cubi di gas, insieme a metalli, vernici, ecc. Né alcuna valutazione esiste delle morti differite.
1989: Ufa (Russia)
A causa di una falla il gasdotto vicino alla Transiberiana, il 4 giugno 1989 al passaggio di due treni esplode radendo al suolo tutti gli alberi per quattro chilometri col bilancio di 675 morti
2009: Viareggio (Italia)
Il deragliamento di un convoglio ferroviario trasportante gas GPL causa l'esplosione di una delle 14 cisterne. 32 morti e 17 feriti ustionati gravi è il bilancio dell'incidente. Diverse palazzine adiacenti alla stazione di Viareggio crollarono.
2010: Middletown (Connecticut), USA
Una centrale elettrica a gas esplode causando 5 morti e 12 feriti. L'onda d'urto fa tremare una città a 15 km di distanza e l'esplosione è avvertita fino a 50 km.
L'idroelettrico è un'energia intrinsecamente pulita e non inquinante per l'ambiente. Fra le rinnovabili è l'unica che ha realmente dimostrato di costituire una seria fonte alternativa, rappresentando oggi il 2,2% di tutte le fonti di energia ben oltre lo 0,4% che riunisce insieme tutte le altre rinnovabili (solare, eolico, geotermico, ecc.).
Tuttavia l'idroelettrico non è una fonte sicura e senza rischi. L'idroelettrico richiede infatti la costruzione di bacini artificiali posti ad una certa altezza, e questi racchiudono concentrata in sé un'enorme quantità di energia potenziale idraulica che in caso di rottura della diga si abbatterebbe con furia devastatrice sui paesi a valle.
Di fatto disastri idroelettrici più o meno grandi si sono già verificati nel passato, tali da classificare questa fonte di energia come quella con esternalità più pesanti in termini di vite umane dopo il carbone. Il rischio si moltiplica col crescere della dimensione del bacino, come nel caso della diga di Assuan o dei faraonici progetti idroelettrici, come la diga delle tre gole...
1923: Gleno (Italia), 500 morti
A seguito di un maltempo perdurante dall'ottobre, il 1º dicembre 1923 crollano le dieci arcate centrali della diga del Gleno. Viene rilasciata un'onda di 6 milioni di metri cubi d'acqua, fango e detriti. Le località di Bueggio e Dezzo furono rase al suolo. Altre località (Angolo, Mazzunno) furono travolte, fino ad arrivare al lago d'Iseo dove una cinquantina di salme furono viste galleggiare nell'acqua torbida[2][3]. 360 sono le vittime ufficiali del disastro, ma almeno 500 sono quelle reali.
1935: Molare (Italia), 111 morti
Dopo una torrida e siccitosa estate, il 13 agosto 1935 un nubifragio si abbatté sulle valli dell'Orba e dello Stura. Nell'arco di 24 ore una precipitazione pari al 30% della media annua andò ad insistere sul lago di Ortiglieto e sulla diga di Molare. Crollò lo sbarramento secondario riversando un fronte d'acqua fangosa largo due chilometri e alto venti metri, della portata di oltre 30 milioni di metri cubi. Diverse località di Ovada (Monteggio, Rebba, Geirino, ...) furono cancellate dalla mappa. Il borgo di Ovada fu il più interessato. L'onda provocò 111 fra morti e dispersi, i corpi di alcuni di questi furono trovati solo anni dopo.
1963: Vajont (Italia), 1917 morti
Una frana staccatasi dal monte Toc precipita nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, provocando un'onda di oltre 200 metri che scavalca la diga e riversa 25 milioni di metri cubi di acqua sui paesi sottostanti, travolgendoli. Longarone viene completamente distrutta. Il bilancio è di 1917 morti.
1975: Banqiao (Cina), 171 000 morti
L'8 agosto un'eccezionale alluvione causata da oltre 1000 mm di pioggia riversati dal supertifone Nina, provoca il crollo delle dighe di Shimantan e di Banqiao e in sequenza di altre 60 dighe. Vengono rilasciati in totale oltre 15 miliardi di tonnellate di acqua. La risultante onda larga 10 km e alta 3-7 metri si riversa come uno tsunami sulle pianure a valle ad una velocità di circa 50 km/h spazzando quasi completamente un'area lunga 55 km e larga 15. Il bilancio, secondo il dipartimento idrologico della provincia di Henan[4], è di 171 000 vittime di cui 26 000 morti a causa dell'inondazione e 145 000 morti nei giorni seguenti a causa di epidemie e carestia. A questo bisogna inoltre aggiungere 11 milioni di sfollati e 5 960 000 edifici crollati.
Un incidente nucleare o incidente radiologico è un evento in cui viene prodotta un'emissione di materiale radioattivo o un livello di radioattività suscettibile di apportare pregiudizio alla salute pubblica.
Può prodursi a vari livelli di gravità in una centrale nucleare o in un impianto nucleare militare o civile, oppure anche in stabilimenti dove vi sia una qualsiasi attività legata alla manipolazione di elementi radioattivi come impianti di produzione del combustibile nucleare o di manipolazione delle scorie radioattive, laboratori di ricerca e reparti radiologici degli ospedali.Allo scopo di valutare tempestivamente la gravità di un incidente nucleare è usato un modello internazionale, la scala INES, che classifica gli eventi nucleari che coinvolgono ambiti civili. Ai livelli più alti della scala INES, dal 4 al 7, corrispondono gli incidenti nucleari. I livelli più bassi, da 0 a 3, sono riservati ai guasti che presentano un impatto lieve all'esterno dell'impianto e con esposizione radiologica della popolazione circostante entro i limiti prescritti.Gli incidenti nucleari occorsi in ambito militare non sono compresi nella scala INES.[1]Gli incidenti, seppur gravi e potenzialmente molto pericolosi, non vengono considerati incidenti nucleari propriamente detti se non si verifica perdita di radiazioni, pur venendo coinvolti materiali fissili.A livello giornalistico, con enfasi sensazionalistiche, vengono talvolta definiti impropriamente incidenti nucleari, semplici guasti o incidenti di altra natura che si verificano in zone con impianti nucleari...
Nel corso della storia si sono verificati diversi incidenti nucleari.
Di questi solo quelli a partire dal 5º livello della INES comportano il rilascio di radioattività al di fuori dell'impianto e possono quindi essere all'origine di un disastro nucleare.
I più gravi (4º livello della INES o maggiore) incidenti nucleari della storia a impianti nucleari civili per la produzione di energia (escludendo quindi quelli a impianti nucleari militari o di medicina nucleare) sono stati:
1957: Windscale (Gran Bretagna), 5º livello INES
La combustione lenta della grafite del reattore causò una fuga abbastanza consistente di radioattività dalla ciminiera nell'atmosfera, benché parecchio minore di Černobyl'. Furono prese misure precauzionali di protezione della popolazione intorno alla centrale.
1969: Lucens (Svizzera), 4º livello INES
La fusione del reattore in seguito ad un difetto di raffreddamento ha causato una massiccia contaminazione della caverna nella quale era costruito, ma senza alcun rilascio verso la popolazione esterna o lavoratori della centrale.
1973: Windscale (Gran Bretagna), 4º livello INES
Ulteriore incidente nucleare a Windscale.
1979: Three Mile Island (USA), 5º livello INES
Lo scarico all'esterno di un eccesso di vapore che aveva saturato il circuito primario fu accompagnato dal rilascio nell'ambiente di radioattività costituita da xeno, iodio e trizio. La popolazione della città poco distante (140 000 persone) venne evacuata per precauzione e secondo le stime ufficiali non vi furono conseguenze sanitarie.
1980: Saint-Laurent-Nouan (Francia), 4º livello INES
La fusione di un canale del carburante nel reattore non causò tuttavia rilascio di radiazione al di fuori dell'impianto.
1986: Černobyl' (Ucraina), 7º livello INES, 65 morti accertati più altri 4000 presunti
L'incidente di Černobyl' (di 7° e più alto livello della scala INES) è il più grave incidente nucleare mai avvenuto ed il peggiore possibile. Comportò la fusione del nocciolo del reattore, l'esplosione (non nucleare) e lo scoperchiamento del reattore, con la fuga in aria di vari materiali radioattivi anche a causa dell'incendio della grafite presente in quel tipo di reattore. Fu provocato da una concomitanza di difetti progettuali e da cause umane, nel corso di un esperimento che escluse manualmente tutti i sistemi di sicurezza eseguito da personale tecnico non qualificato. Gli effetti sono stati 65 morti accertate (di cui 30 immediate, le altre negli anni a venire) a cui si devono però aggiungere 4000 morti presunti nel corso degli anni a venire per tumori e leucemie[5]. A questo bisogna aggiungere 336 000 sfollati ed effetti sulla natura con un vasto inquinamento radioattivo ambientale con l'identificazione di una zona di esclusione.
1999: Tokaimura (Giappone), 4º livello INES
Causò sovraesposizioni radiologiche dei lavoratori dell'impianto di fabbricazione di combustibile nucleare in seguito ad un evento critico.
2006: Fleurus (Belgio), 4º livello INES
Causò gravi effetti sulla salute di un lavoratore di un impianto radiologico commerciale in seguita a un'elevata dose di radiazioni assorbite. Esistono altri incidenti nucleari, anche di livello INES più gravi del 4°, ma si riferivano a impianti nucleari militari o di medicina nucleare.
2011: Fukushima (Giappone), 7º livello INES, 1 morto
Incidente avvenuto in seguito al grave terremoto dell'11 marzo 2011 e del relativo tsunami; la valutazione del livello INES è 7 come proprio il disastro di Černobyl'. L'incidente ha causato la morte di una persona per cancro a seguito dell'esposizione alle radiazioni[6][7].
Per disastri petroliferi si intendono inquinamenti ambientali causati dal rilascio di grandi quantità di petrolio nell'ambiente.
In particolare la perdita del petrolio dalle petroliere nell'oceano. Infatti il greggio ha un peso specifico minore dell'acqua, per cui inizialmente forma una pellicola impermeabile all'ossigeno sopra il pelo libero dell'acqua, causando oltre agli evidenti danni per fenomeni fisici e tossici diretti alla macrofauna, un'anaerobiosi che uccide il plancton. La successiva precipitazione sul fondale replica l'effetto sugli organismi bentonici. La bonifica dell'ambiente danneggiato richiede mesi o anni.
Il rilascio del petrolio è in genere causato dagli umani, tuttavia può in certi casi essere causato da eventi naturali, quali ad esempio fratture del fondo marino[1]. Non è facile stabilire la quantità di idrocarburi che si perde ogni anno in mare, tuttavia le stime di tali perdite sembra che si aggirano su una media di 4 milioni di tonnellate l'anno per tutto il pianeta e di 600.000 tonnellate per il solo Mediterraneo.Il petrolio ha molti effetti dannosi anche sugli animali che si immergono nelle perdite delle navi petrolifere.
Disastri petroliferi sono spesso associati al naufragio di superpetroliere con conseguente sversamento in mare e sulle spiagge di milioni di litri di petrolio, danni incalcolabili all'ambiente, in particolare all'avifauna e ai pesci. Ma dovrebbero inoltre citarsi numerosi incidenti dimenticati che causarono enormi perdite umane.
1984: Cubatão (Brasile), 600 morti
L'esplosione di un oleodotto causa la morte di circa 600 persone.
1989: Asha Ufa, (Siberia), 585 morti
L'esplosione del GPL fuoriuscito da un oleodotto provoca la morte di 585 vittime, quasi tutti bambini.
1991: Livorno, (Italia), 140 morti
Il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, entrano in rotta di collisione nella rada del porto di Livorno. A seguito della fuoriuscita del greggio, scoppia un incendio che invade entrambe le imbarcazioni. Vi furono 140 morti e un solo superstite sul Moby Prince e 30 superstiti sull'Agip Abruzzo.
1991: Golfo di Genova, Voltri (Italia), 5 morti
La petroliera Haven viene interessata da varie esplosioni che portano alla morte di 5 persone, all'inabissamento della petroliera e alla dispersione totale di circa 144 000 tonnellate di greggio, che tutt'oggi inquina il Golfo di Genova.
1994: Durunka (Egitto), 600 morti
Un fulmine colpisce un deposito di petrolio e lo fa saltare in aria, provocando la morte di quasi 600 persone.
1994: Seul (Corea del Sud), 500 morti
L'incendio e la successiva esplosione di diversi serbatoi di carburante causa la morte di 500 persone.
1998: Warri (Nigeria), 700 morti
La fuoriuscita di petrolio dall'oleodotto Jesse Oil della Nigerian National Petroleum Corporation, forse causato da un sabotaggio di ladri di petrolio, causa una gigantesca esplosione seguita da un incendio. Il bilancio fu la morte di oltre 700 persone, rappresenta il più grave della dozzina di incidenti simili nel Paese...
La guerra è un fenomeno sociale che ha il suo tratto distintivo nella violenza armata posta in essere fra gruppi organizzati.[2] Nel suo significato tradizionale, la guerra è un conflitto tra Stati sovrani o coalizioni per la risoluzione, di regola in ultima istanza, di una controversia internazionale più o meno direttamente motivata da veri o presunti, ma in ogni caso parziali, conflitti di interessi ideologici ed economici.[2]Il termine deriverebbe dalla parola werran dell'alto tedesco antico[3] che significa mischia. Nel diritto internazionale, il termine è stato sostituito, subito dopo la seconda guerra mondiale, dall'espressione "conflitto armato", applicabile a scontri di qualsiasi dimensione e tipo. La guerra in quanto fenomeno sociale ha enormi riflessi sulla cultura, sulla religione, sull'arte, sul costume, sull'economia, sui miti, sull'immaginario collettivo, che spesso la cambiano nella sua essenza, esaltandola o condannandola.Le testimonianze archeologiche indicano che la guerra fa parte della vita umana da tempo immemorabile: secondo le teorie passate, si presumeva che i primi popoli nomadi (cacciatori-raccoglitori) fossero più pacifici rispetto ai loro omologhi sedentari (coltivatori) degli anni successivi, ma i ritrovamenti dei luoghi di sepoltura di massa in tutto il mondo hanno portato gli studiosi a rivedere questa teoria. Una sepoltura di massa a Jebel Sahaba (nota come Cimitero 117), nel Sudan settentrionale, per esempio, contiene i resti di 61 tra adulti e bambini; circa il 45% dei quali sono deceduti per morte violenta e mostrano gravi ferite o delle punte di freccia incastrate tra le ossa[4]. Questo sito risale all'11740 a.C. circa...
Un incidente aereo, nel senso più ampio della locuzione, è un tipo di incidente che si verifica con il coinvolgimento di un aeromobile.Definizione di incidente aereo secondo l'ICAO[1] Un evento associato all'impiego di un aeromobile che si svolge fra il momento in cui una persona si imbarca con l'intento di volare fino al momento in cui tutte le persone sbarcano, nel qualea) una persona è deceduta o gravemente ferita a seguito di: —essersi trovata all'interno dell'aeromobile —diretto contatto con qualsiasi parte dell'aeromobile, comprese parti staccatesi dall'aeromobile —diretta esposizione al getto dei reattori eccetto il caso in cui le lesioni siano dovute a cause naturali, auto-inflitte o procurate da altre persone, o quando le lesioni sono inferte da passeggeri clandestini nascosti fuori dalle zone normalmente accessibili ai passeggeri e all'equipaggio b) l'aeromobile riporti un danno o un'avaria strutturale che: —influenzi negativamente la resistenza strutturale, le prestazioni o le caratteristiche di volo dell'aeromobile —richieda generalmente una riparazione importante o la sostituzione del componente interessato eccetto per lo spegnimento o avaria al motore, quando il danno è limitato al motore, alla cappottatura o agli accessori, oppure per i danni limitati alle eliche, alle estremità alari, alle antenne, pneumatici, freni, carenature, piccole ammaccature o fori nel rivestimento dell'aeromobile c) l'aeromobile sia scomparso o completamente inaccessibile. Nel caso del trasporto pubblico di passeggeri la definizione impostata dall'Annesso 13[2] della Convenzione sull'aviazione civile internazionale (Convention on International Civil Aviation) - prescindendo dall’elemento dell'intenzionalità nell’eziologia del fenomeno - definisce come incidente aereo un qualsiasi evento associato all'impiego di un aeromobile, che si verifichi tra il momento dell'imbarco e il momento dello sbarco dell'ultimo passeggero, e nel quale evento uno o più passeggeri rimangano seriamente feriti o feriti a morte o vi siano significativi danni strutturali a un aeromobile oppure che lo stesso aeromobile risulti disperso...
Un incidente ferroviario è un incidente, cioè un evento imprevisto e non voluto, che interrompe o altera la circolazione dei treni.Le collisioni e i deragliamenti costituiscono eventi di elevato impatto mediatico e sono presenti nella cultura popolare, anche se gli incidenti ferroviari più diffusi sono quelli che coinvolgono persone estranee alla circolazione ferroviaria (come l'investimento di persone che attraversano indebitamente i binari o i passaggi a livello oppure commettono suicidio gettandosi volontariamente sotto al treno).Il trasporto ferroviario, a causa della dimensione e della velocità delle masse in movimento e del numero di persone coinvolte, è un mezzo di trasporto ad alto potenziale di danno in caso di incidente: per tale motivo, al fine di scongiurare eventi catastrofici, i gestori e le autorità che controllano il traffico ferroviario hanno introdotto nel tempo molte misure di sicurezza, spesso imparando dagli stessi incidenti ferroviari, con l'adozione di misure volte a prevenire il loro ripetersi. Al giorno d'oggi il treno è statisticamente uno dei mezzi di trasporto più sicuri (molto di più rispetto al trasporto stradale con autoveicoli privati) e approssimativamente allo stesso livello di sicurezza dell'aereo...
Questa è una lista di incidenti mortali legati ai voli spaziali, dal 1957 ad oggi. Dall'inizio della corsa allo spazio ad oggi hanno perso la vita 18 astronauti e cosmonauti...
L'inquinamento è un'alterazione dell'ambiente, naturale o dovuta ad antropizzazione, da parte di elementi inquinanti. Esso produce disagi temporanei, patologie o danni permanenti per la vita in una data area, e può porre la zona in disequilibrio con i cicli naturali esistenti. L'alterazione può essere di origini diverse, chimica, fisica o biologica È quindi inquinamento tutto ciò che è nocivo per la vita o altera in maniera significativa le caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua, del suolo e/o dell'aria, tale da cambiare la salute, la struttura e l'abbondanza degli esseri viventi e/o dei flussi di energia, soprattutto in merito a ciò che non viene compensato da una reazione naturale o antropica adeguata che ne annulli gli effetti negativi totali.È una forma di contaminazione dell'aria, delle acque e del suolo con sostanze e materiali dannosi per l'ambiente e per la salute degli esseri umani, capaci di interferire con i naturali meccanismi di funzionamento degli ecosistemi o di compromettere la qualità della vita.Benché possano esistere cause naturali che possono provocare alterazioni ambientali sfavorevoli alla vita, ad esempio i fumi di un incendio di origine naturale, o esalazioni sulfuree di origine geologica, il termine "inquinamento" si riferisce in genere alle attività antropiche. Generalmente si parla comunque di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita. Si considerano atti di inquinamento quelli commessi dall'uomo ma non quelli naturali quali appunto emissioni gassose naturali connesse a vulcanismo, dispersione di ceneri vulcaniche, aumento naturale della salinità delle acque...
L'inquinamento acustico è una forma di inquinamento causato soprattutto da un'eccessiva esposizione a suoni e rumori di elevata intensità. Questo può avvenire in grandi città o ambienti naturali.L'inquinamento acustico può causare danni psicologici, di pressione e di stress alle persone che ne sono continuamente sottoposte. Le cause dell'inquinamento acustico possono essere fabbriche, cantieri, aeroporti, autostrade.Gli effetti del rumore sull'uomo sono molteplici e possono essere distinti in:effetti di danno, ne esistono due forme: danno specifico: causato ai soggetti che si espongono per periodi prolungati recando la perdita irreversibile dell'udito (ipoacusia). Si riscontra soprattutto in ambiente lavorativo; danno non specifico: causato da un'esposizione sonora non sufficientemente elevata da recare danni specifici, però può, col tempo, apportare danni al sistema uditivo e causare malesseri di tipo psicofisico. Si riscontra in ambito urbano; effetti di disturbo (alterazione temporanea di un organo o di un sistema); annoyance (sensazione di scontento o di fastidio generico). L'inquinamento acustico urbano, e in particolare quello dovuto a traffico di veicoli in superficie, determina in prevalenza effetti di disturbo, mentre assai raramente si può parlare di danno.La specifica sensibilità individuale può far sì che effetti di disturbo possano essere indotti dal fenomeno di "musicalizzazione" e "sonorizzazione" degli spazi condivisi, pubblici, o aperti al pubblico mondiale, come bar, ristoranti, aeroporti, centri commerciali, piscine, spiagge, ecc.
L'inquinamento atmosferico è una forma di inquinamento, ovvero l'insieme di tutti gli agenti fisici, chimici e biologici che modificano le caratteristiche naturali dell'atmosfera terrestre.Gli effetti sulla salute umana dovuti alla scarsa qualità dell'aria coinvolgono principalmente il sistema respiratorio e il sistema cardiovascolare[1]. Le reazioni individuali agli inquinamenti atmosferici dipendono dal tipo di inquinante a cui una persona è esposta, dal grado di esposizione, dallo stato di salute dell'individuo e dalla genetica. L'inquinamento dell'aria interna e la scarsa qualità dell'aria urbana sono elencati come due dei peggiori problemi di inquinamento tossico al mondo nel rapporto del 2008[non chiaro]. L'inquinamento dell'aria esterna causa da 2,1 a 4,21 milioni di morti ogni anno. Complessivamente, l'inquinamento atmosferico provoca la morte di circa 7 milioni di persone in tutto il mondo ogni anno ed è il più grande rischio singolo per la salute ambientale del mondo. Nel 1973 Williamson ha proposto la distinzione tra inquinante e contaminante: un contaminante è "ogni cosa che viene aggiunta all'ambiente che causa una deviazione dalla composizione geochimica media"; l'inquinante, invece, è un contaminante che causa effetti nocivi all'ambiente.[3]I fenomeni di inquinamento atmosferico sono il risultato di una complessa competizione tra fattori, che portano ad un accumulo degli inquinanti, ed altri che invece determinano la loro rimozione e la loro diluizione nell'atmosfera. L'entità e le modalità di emissione (sorgenti puntiformi o diffuse, altezza di emissione), i tempi di persistenza degli inquinanti e il grado di mescolamento dell'aria sono alcuni dei principali fattori che producono variazioni spazio-temporali della composizione dell'aria.Questo è uno dei problemi maggiormente sentiti dalle popolazioni dei grandi agglomerati urbani, di cui ci si è iniziati a preoccupare solamente dagli anni settanta. Da quell'epoca, infatti, in alcuni paesi sono state via via attuate delle politiche per la riduzione degli agenti chimici e di numerose altre sostanze contaminanti presenti nell'ariaIn genere, l'inquinamento atmosferico è maggiormente diffuso nelle grandi città per i gas di scarico degli autoveicoli pubblici e privati e del riscaldamento degli edifici,[4] ma è presente anche presso industrie (aziende metalmeccaniche, siderurgiche, farmaceutiche, chimiche, discariche) che non si dotano di impianti per l'abbattimento delle sostanze atmosferiche inquinanti. A causa della circolazione atmosferica e della diffusione chimica degli inquinanti, il fenomeno dell'inquinamento atmosferico tende a interessare anche zone non contaminate, distanti dalla sorgente primaria dell'inquinamento.Le principali cause antropiche di inquinamento sono:traffico veicolare: (Vedi anche Inquinamento Automobilistico su Wikiversità) essenzialmente le emissioni provocate dal traffico dei veicoli dipendono dal tipo di combustibile, dal tipo di veicolo e dalla sua vetustà; tutti i motori termici producono acqua, se alimentati a combustibili fossili producono anidride carbonica (CO2 ), i veicoli alimentati a gasolio emettono principalmente particolato come PM10 e inferiori, idrocarburi (HC), ossidi di azoto (NOx) e biossido di zolfo (SO2). Un veicolo a benzina emette particolato, NOx e CO, mentre i veicoli a metano e GPL emettono NOx, particolato ultrafine e scarsi idrocarburi. Negli ultimi anni si tenta di adottare una logica di diminuzione delle emissioni da parte dei veicoli anche con l'introduzione delle fasce euro 1,2,3 ecc. e ponendo obbligatoria la marmitta catalitica e il filtro anti particolato; riscaldamento domestico: anche qui gli inquinanti emessi dipendono essenzialmente dal combustibile utilizzato, dalla tipologia di riscaldamento, dalla vetustà e dalla manutenzione dello stesso, gli inquinanti emessi sono all'incirca gli stessi dei veicoli con differenze prodotte da carbone e legna; industria e artigianato: gli inquinanti emessi sono i più svariati, questo perché sono moltissime le lavorazioni in campo industriale che quindi determinano inquinanti molto diversi tra loro in base alla lavorazione eseguita, e possono variare da solventi, nebbie acide a metalli polveri e altro..., in campo industriale le emissioni sono fortemente regolamentate e per questo le industrie devono utilizzare dei sistemi di abbattimento degli inquinanti che variano in base agli inquinanti stessi, per esempio per le polveri vengono utilizzati dei cicloni, filtri a maniche, filtri a tasche ed elettrofiltri; mentre per le nebbie o più in generale per le sostanze chimiche vengono utilizzati filtri a carboni attivi o filtri a umido. I vari mezzi di trasporto possono impattare in modo differente sull'ambiente a seconda delle loro caratteristiche, innanzitutto maggiore è la dimensione e peso del mezzo e maggiore saranno le energie necessarie per accelerare e arrestare il mezzo, generando un impatto maggiore rispetto ad un mezzo piccolo di pari tecnologia, sia per quanto concerne gli inquinanti prodotti dal motore e dalla sua fonte d'alimentazione (benzina, gasolio, GPL, metano, elettricità, ecc) che dalle polveri prodotte da pneumatici e freni, ma anche l'impatto ambientale per produrre il mezzo varia molto sia dalle dimensioni che dalla tecnologia, oltre che dal processo produttivo adottato dalla relativa azienda, ultimo fattore è lo smaltimento a fine ciclo vitale del mezzo, alcune soluzioni che possono essere molto valide per ridurre la produzione d'inquinanti (i motori elettrici non producono CO₂ e polveri sottili) durante la fase di utilizzo nel ciclo vitale non sempre lo sono altrettanto per la produzione e dismissione del mezzo ed anche per quanto concerne la produzione del carburante o dell'elettricità[6], in alcuni casi si è visto come i mezzi a motore tradizionale, trasformati in veicoli a gas naturale possano essere competitivi con i veicoli elettrici nell'emissione di CO₂ e come questa vari enormemente a seconda di come viene prodotto il gas naturale (tradizionale, da rifiuti o biomasse oppure sintetico[7])[8].Rimanendo alle motorizzazioni tradizionali benzina e gasolio, gli studi recenti di Transport&Environment (centro di studi ambientalisti con sede a Bruxelles), hanno analizzato queste 2 tipologie di motore, in particolar modo l'intero processo vitale, il risultato ha evidenziato una maggiore produzione d'inquinanti CO₂ nel caso del motore diesel pur avendo questo un emissioni minore ai gas di scarico dei motori a benzina[9].L'inquinamento automobilistico quali le polveri sottili poi si ripercuotono nelle abitazioni, in cui si accumula assieme alle polveri prodotte da altre fonti, quali i camini e stufe, sigarette e la cucina, tuttavia l'impatto delle polveri prodotte dai veicolo è proporzionalmente minore rispetto ad altre fonti presenti in casa.La peggiore crisi di inquinamento civile a breve termine del mondo è stata il disastro di Bhopal del 1984 in India. I vapori industriali fuoriusciti rivelano che i decessi sono almeno 3787 persone e feriti da 150.000 a 600.000. Il Regno Unito subì il suo peggior evento di inquinamento atmosferico quando il Grande Smog del 4 dicembre del 1952 si formò su Londra. In sei giorni sono morti più di 4.000 e stime più recenti hanno portato la cifra a quasi 12.000. Si ritiene che una perdita accidentale di spore di antrace da un laboratorio di guerra biologica nell'ex Unione Sovietica nel 1979 vicino a Sverdlovsk abbia causato almeno 64 morti. Il peggior singolo incidente di inquinamento atmosferico negli Stati Uniti si è verificato a Donora, in Pennsylvania, a causa delle emissioni di una fabbrica di produzione di zinco alla fine di ottobre 1948, quando 20 persone sono morte e oltre 7000 sono stati feriti...
In biologia, per specie alloctona, o specie aliena, si intende una qualsiasi specie vivente (animale, vegetale o fungo) che, a causa dell'azione (intenzionale o accidentale) dell'uomo, si trova a popolare e colonizzare un territorio diverso dal suo areale storico, autosostenendosi dal punto di vista riproduttivo nel nuovo habitat. A volte viene impiegato anche il termine di specie naturalizzata o specie spontaneizzata (soprattutto nel caso di vegetali). Quando la specie alloctona, per le sue elevate capacità competitive, compromette gli ecosistemi originari, si parla di specie aliena invasiva.Una specie alloctona che si inserisce in un nuovo habitat può essere non adatta o non in grado di adattarsi e quindi estinguersi nel nuovo areale o mantenere livelli di popolazione molto bassi, magari solo per un breve periodo di tempo. Esistono molti casi in cui, però, una specie aliena riesce ad adattarsi e a sopravvivere in un habitat nuovo e differente da quello in cui essa si è evoluta e in cui normalmente vive. In questi casi la specie può prosperare nel nuovo ambiente, riproducendosi anche in grandi numeri e per lunghi periodi di tempo.In molti casi, una specie aliena che si adatta a un nuovo habitat ne altera l'equilibrio, ad esempio entrando in competizione con una o più specie autoctone. In alcuni casi, la specie alloctona prende il sopravvento su una o più specie originarie, portando le popolazioni autoctone persino all'estinzione. Uno dei frequenti motivi del vantaggio delle specie aliene su quelle autoctone è l'assenza di predatori e parassiti specifici che possano frenare la crescita di queste popolazioni.Ad oggi sono migliaia, le specie aliene introdotte pressoché in tutti gli ambienti del mondo, spesso con risultati di considerevole impatto ambientale ed economico. In Europa si stima che siano state introdotte oltre 70000 specie aliene, e che oltre 40000 di queste causino impatti negativi sull'ambiente. Per monitorare come le specie autoctone rispondono all'invasione delle specie alloctone, possono essere effettuati studi conservazionistici, come fa la genomica della conservazione.La diffusione delle specie aliene è sempre legata a fattori antropici.Fra i vettori noti ci sono le acque di zavorra delle navi, ad esempio caricate in paesi tropicali e scaricate nei porti europei piene di larve (ad esempio molte specie di meduse, di molluschi); animali fuggiti da allevamenti (ad esempio la nutria); animali tenuti da compagnia e rilasciati in cattività (ad esempio alcune specie di pappagalli, di tartarughe e testuggini ma anche grandi mammiferi come nel caso del coniglio e del cane dingo che, per diversi motivi, hanno storicamente creato enormi danni ambientali ed economici in Australia); o le più antiche stive delle navi (ad esempio i ratti).La Convenzione sulla diversità biologica ha individuato sei differenti categorie riguardo alle cause della bioinvasione[1]:rilascio volontario di selvaggina in natura, agenti per il controllo biologico, piante utilizzate per modellare il paesaggio; fuga da giardini, da impianti di itticoltura, o da giardini zoologici; contaminazione con piante, agenti patogeni o infestanti trasportati involontariamente; trasporto di “clandestini” in acqua di zavorra, nel trasporto merci, negli aerei cargo; corridoi (ad es. strade, canali) con particolare accento sul ruolo svolto dalle infrastrutture di trasporto; migrazione spontanea – la diffusione naturale in un determinato territorio di una specie alloctona...
L'inquinamento causato dalla plastica consiste nella dispersione e nell'accumulo di materie plastiche nell'ambiente, il che causa problemi all'habitat di fauna e flora selvatica, oltre che a quello umano. Tale tipo di inquinamento può interessare l'aria, il suolo, i fiumi, i laghi e gli oceani.La rilevanza del fenomeno deriva dall'economicità della plastica, dalla sua diffusione, dal suo utilizzo capillare in vari settori di attività e dalla sua alta persistenza nel tempo.Pioniere del problema della plastica nei mari fu il biologo Edward Carpenter del Woods Hole Oceanographic Institution che nel 1972 pubblicò su Science due articoli di denuncia della massiccia presenza di particelle plastiche galleggianti nel mar dei Sargassi, articoli che furono quasi ignorati per una trentina d'anni[1].Nel 2022 l'Ocse ha presentato uno studio che analizzando il periodo tra il 1950 e il 2015 stima che <> auspicando uno sforzo per aumentare la quota di riciclo[2][3].In merito al modesto riciclaggio della plastica influiscono sia i processi onerosi legati a questa attività, sia il ridotto numero di volte che mediamente la plastica può venire riciclata, a differenza di altri materiali come il vetro o i metalli.L'inquinamento dalla plastica si può verificare in varie forme, tra cui rifiuti abbandonati in terra e in mare, particelle di plastica in acqua e Friendly Floatees. Una grande percentuale di plastica prodotta ogni anno viene utilizzata una sola volta e poi gettata.
Con il termine inquinamento elettromagnetico si intende l'inquinamento derivante in genere da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti. Si parla quindi dell'intervallo di frequenze che va da 0 Hz (campi statici) alle frequenze della radiazione visibile (laser e luce incoerente).
La radiazione del fondo elettromagnetico terrestre, costituita sino all'inizio del 1900 solamente dal fondo elettromagnetico naturale, è stata aumentata enormemente dalle tecnologie di origine antropica.[1] Le radiazioni comprendono quelle prodotte dai radar, in particolare quelli civili e da diporto, per i quali vennero scoperti i primi, evidenti effetti termici delle microonde durante la seconda guerra mondiale (malattia dei radaristi) e da cui vennero sviluppate le tecnologie alla base dei forni a microonde, dalle infrastrutture di telecomunicazioni come la radiodiffusione e la telediffusione (emittenti radiofoniche e televisive), ponti radio, reti per telefonia cellulare, dagli stessi telefoni cellulari, dagli apparati wireless utilizzati soprattutto in ambito informatico (campi EM ad alta frequenza) e dalle infrastrutture di trasporto dell'energia elettrica tramite cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità come gli elettrodotti della rete elettrica di distribuzione (campi EM a bassa frequenza) e anche da PLL.
Caratteristica degli effetti termici delle radiazioni non ionizzanti è un apprezzabile riscaldamento cellulare indotto dalla radiazione. Inoltre, questi effetti seguono una curva di tipo dose-risposta, cioè a un aumento della dose di radiazione segue in genere un aumento dell'effetto.
Oltre a questa classe di effetti, è stata osservata nell'uomo e negli animali una seconda categoria di effetti, i cosiddetti effetti biologici. Questi ultimi avvengono senza che vi sia un apprezzabile riscaldamento cellulare, e la relazione dose-risposta è assente. In questo caso la materia vivente reagisce cioè non alla potenza del segnale, ma al segnale stesso.
L'esistenza di un rischio rilevante per la salute è a tutt'oggi complessa e controversa, vista anche la dimensione e la durata degli studi epidemiologici.
Nel 2001 l'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), parte dell'Organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite, ha inserito i campi magnetici in bassa frequenza in categoria 2B considerando un raddoppio del fattore di rischio (leucemia infantile) per esposizioni a valori di campo magnetico superiori a 0,4 microTesla. L'IARC nel 2011 ha inserito anche i campi elettromagnetici in alta frequenza in categoria 2B (senza definire una dose). La categoria 2B comprende i possibili cancerogeni per l'uomo;[2] l'International Commission for Electromagnetic Safety (Icems) ha sottolineato nel 2012 la possibilità di aumenti a due cifre di alcune incidenze tumorali.[3] Tuttavia, effetti biologici non oncologici (sull'uomo e sugli animali) e oncologici (sugli animali) sono universalmente riconosciuti.
L'Organizzazione mondiale della sanità afferma che "ad oggi, nessun effetto dannoso per la salute è stato riconosciuto come causato dall'uso di telefoni mobili."[4] Alcune autorità nazionali hanno raccomandato ai loro cittadini, come semplice norma precauzionale, di minimizzarne l'esposizione.[5]
L'ICNIRP definisce i limiti di esposizione in relazione a un manichino alto 1.80 m e pesante 100 kg, prendendo in considerazione soltanto gli effetti termici e trascurando quelli biologici e neuronali.
Gli effetti teorizzati dovuti all'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche sono di due tipi:In primo luogo effetti acuti dovuti a meccanismi di interazione ben conosciuti che avvengono al di là di valori soglia, quindi stimolazione di tessuti che contengono cellule elettricamente eccitabili come fibre muscolari e neuroni per campi EM con frequenze sotto a 1 MHz, mentre per frequenze superiori a 1 MHz si ha un riscaldamento generale dei tessuti.
In secondo luogo effetti sanitari a lungo termine che sono difficilmente valutabili e le cui relazioni causa effetto si possono basare solo su indagini epidemiologiche, questi contemplano sia sintomi soggettivi come cefalee, irritabilità, affaticamento, difficoltà di concentrazione, insonnia ed altro, sia patologie oggettive anche gravi come tumori o malattie degenerative.[7]
In aggiunta alla variabilità degli agenti causali, i danni provocati possono essere di tipo tumorale, benigno o maligno:
di tipo specifico e localizzato, come tumori indotti in loco per innalzamento termico dei tessuti, esempio studiato per i telefoni cellulari, il glioma;[8]
di tipo organico, come le leucemie, ad esempio sotto indagine per gli effetti delle basse frequenze degli elettrodotti.
Il danno tumorale è stato associato al fatto che i campi elettrici e magnetici inibiscono nella ghiandola pineale la produzione di melatonina, nell'uomo e nei ratti,[9][10][11] fattore oncostatico. In seguito fu messa in relazione l'esposizione ai campi magnetici con l'inibizione notturna dell'attività della NAT e il contenuto di melatonina nella ghiandola pineale del ratto.[10]
Si possono avere danni di tipo non tumorale come:
danni per trasferimento di potenza, esempio ustione da laser di potenza, da irradiamento infrarosso, da microonde
danni da interferenza con segnali di tipo elettrico ed elettrochimico naturalmente presenti nell'organismo, come trasmissione del segnale nervoso, e flussi ionici intra- ed extra- cellulari...
Riguardo alle biotecnologie e, in particolare all'introduzione di organismi geneticamente modificati nel settore agroalimentare (biotecnologie agroalimentari), si è acceso un forte dibattito a livello nazionale e internazionale relativamente alle tematiche della protezione dell'ambiente e della salute, così come implicazioni economiche e sociali e questo nonostante ci sia ampio consenso in ambito scientifico nel ritenere che i cibi OGM non presentino rischi maggiori di quanti ne presenti il normale cibo.Uno dei temi più caldi su cui il dibattito si è concentrato riguarda la possibilità che la manipolazione del pool genetico degli organismi comporti conseguenze impreviste nella loro interazione con le altre specie viventi e quindi, in ultima analisi, sull'ambiente.Tra le varie fonti di preoccupazione vi è il rischio che le piante geneticamente modificate si comportino come specie invasive, specie cioè che si affermano nell'ecosistema a danno di altre specie e varietà; tale rischio è comunque considerato dai biologi dello IUCN come marginale rispetto all'impatto che l'agricoltura e l'urbanizzazione in se stesse hanno sulla biodiversità[9]. È inoltre possibile che le caratteristiche genetiche introdotte nelle varietà commerciali vengano poi trasferite, attraverso l'impollinazione incrociata, dalle piante geneticamente modificate a specie affini nelle vicinanze. Questo fenomeno avviene normalmente in natura[10] dove ad esempio esiste un continuo flusso genico tra il mais ed il teosinte, suo progenitore, o tra le diverse specie di brassicacee. Tale fenomeno, tollerato tra specie coltivate e selvatiche, da alcuni viene invece considerato inaccettabile nel caso delle piante transgeniche, in quanto ciò porterebbe a una perdita irreversibile del pool genetico "naturale" oltre a modificazioni non prevedibili sulla biodiversità, modificando le popolazioni di insetti (api, farfalle, etc) e di piante selvatiche che vivono nell'ambiente circostante (l'ambientalista Giorgio Celli ad esempio indica questo fenomeno come Chernobyl Genetica).Un altro elemento di preoccupazione legato all'introduzione degli OGM è legato alla complementarità tra innovazione biologica e innovazione chimica che andrebbe a rafforzare un modello di agricoltura intensiva con un elevato uso di prodotti chimici, mentre alcuni paesi, specialmente europei, stanno cercando di cambiare a favore di un modello tecnico agricolo più ecocompatibile. Questo risulta in particolare possibile nel caso di piante tolleranti a specifici erbicidi (per altro ottenibili anche con tecniche convenzionali[17]) che, pur necessitando di un minor numero di trattamenti e utilizzando composti chimici meno tossici e a basso impatto ambientale, è legata all'utilizzo di specifici erbicidi.Nel caso delle colture resistenti agli insetti o con altri caratteri (ad es. papaia resistente a virosi) viene invece ridotto significativamente l'uso di composti chimici. Nel caso delle varietà resistenti agli insetti, ad esempio, la resistenza è mediata dall'inserimento di un gene di Bacillus thuringiensis (un batterio usato anche come insetticida biologico dal 1920), che esprime una proteina tossica per alcuni tipi di insetti, ma non per l'uomo. Un aspetto in discussione in relazione a queste varietà è la possibilità che gli insetti nocivi divengano resistenti alla tossina prodotta dalla pianta innescando una dinamica evolutiva che porti alla selezione e sviluppo di insetti insensibili, rendendo in tal modo la tecnologia inefficace, come già riportato per diversi erbicidi[18] ed insetticidi. Per prevenire questo fenomeno è obbligatorio, per chi coltiva queste tipologie di OGM, seminare anche una certa percentuale con varietà convenzionali e seguire specifiche pratiche agronomiche, in modo tale da ridurre la pressione selettiva sulla popolazione di infestanti o di insetti.Il problema della coesistenza tra coltivazioni OGM e non-OGM è un nuovo ulteriore campo di battaglia tra i promotori e gli oppositori delle agrobiotecnologie, che si è presentato a seguito dell'introduzione delle prime coltivazioni OGM nelle campagne europee.Il problema della coesistenza è già stato affrontato dalla biotecnologia, con la messa a punto di tecniche per creare piante GM maschio sterili[19] che non producono polline (carattere già ampiamente utilizzato anche nel miglioramento genetico convenzionale) oppure attraverso inserzione del transgene nel DNA del cloroplasto (il polline non contiene cloroplasti): queste tecniche impediscono la diffusione del transgene verso altre colture sessualmente compatibili o specie selvatiche affini. Ad oggi non esistono comunque OGM in commercio che presentano tali caratteristiche.Il rischio paventato è la diffusione accidentale[20] di semi o polline di OGM verso coltivazioni convenzionali o biologiche adiacenti che, nel caso presentassero quantità significative di OGM nel raccolto, non potrebbero più certificarsi come prodotti non-OGM, generando delle perdite economiche oltre a possibili contenziosi legali per danni tra i produttori. Secondo la normativa europea infatti, un prodotto, anche biologico, può essere considerato non-OGM solo se presenta un contenuto di materiale geneticamente modificato al di sotto dello 0,9% (cioè poco meno di 1 seme su 100).Uno dei temi più rilevanti legati all'introduzione degli OGM è la loro sicurezza alimentare. Al riguardo c'è nella gente il timore che la modificazione genetica possa comportare l'introduzione nella catena alimentare di prodotti con potenziali effetti collaterali non del tutto prevedibili, per cui cibarsi con alimenti OGM potrebbe comportare maggiori rischi rispetto ai cibi tradizionali non geneticamente modificati; questo nonostante ci sia un ampio consenso scientifico nel ritenere che mangiare OGM non comporti nessun rischio maggiore rispetto ai cibi convenzionali.[1][2][3][5][6][28][29][30] Non esiste alcuna notizia documentata che riporti un danno causato all'uomo da cibo geneticamente modificato.[2][4][31]Nel 2012, l'American Association for the Advancement of Science ha ribadito che gli OGM non comportano maggiori rischi rispetto ai cibi modificati attraverso le normali tecniche di incrocio[1]. La American Medical Association, la National Academies of Sciences e la Royal Society of Medicine hanno poi sottolineato che non si riscontra in letteratura scientifica o in altra fonte alcuna notizia di effetti avversi sulla popolazione umana che possano essere collegati agli OGM.[2][4][31]Comparazione tra piante incrociate in modo naturale e piante transgeniche e cisgeniche[senza fonte] Ciò nonostante i gruppi che contestano l'uso di OGM come Greenpeace, World Wildlife Fund, Organic Consumers Association e Center for Food Safety ritengono che i rischi che gli OGM comporterebbero per ambiente e salute non siano stati adeguatamente investigati.Documenti OMS e EFSA indicano negli alimenti OGM un possibile rischio di allergia alimentare per la presenza di possibili proteine modificate[37][38]. Queste nuove proteine possono sia sensibilizzare de novo, in particolare chi è predisposto geneticamente (cioè individui atopici) sia suscitare una reazione allergica crociata nei soggetti già sensibilizzati ad un'altra proteina[37][38]. Uno dei potenziali rischi legato alla modificazione genetica delle piante ad uso alimentare è che l'inserto genico porti alla produzione di proteine non normalmente presenti nella pianta stessa e che potrebbero causare reazioni allergiche in soggetti predisposti.Oltre al rischio di allergenicità, la presenza di nuove proteine negli organismi geneticamente modificati crea un potenziale rischio di effetti indesiderati nell'uomo e negli animali. Il rischio non è solo derivato dalle proteine codificate dall'inserto genico, ma anche da potenziali modifiche nel metabolismo della pianta che possono derivare da interazioni con gli altri geni, portando alla produzione di sostanze non presenti nelle piante convenzionali. Un ulteriore rischio legato alla diffusione nell'ambiente e al consumo di organismi geneticamente modificati è che, essendo in alcuni di essi inserito un gene che conferisce la resistenza agli antibiotici, c'è un rischio di trasferimento della resistenza a batteri, anche patogeni. La rapida diffusione osservata in anni recenti di numerose forme di antibiotico-resistenza tra i batteri è una problematica di sanità pubblica che ha sollevato un ampio dibattito e per la quale numerose misure di prevenzione sono state messe in atto a livello internazionale.Oltre ai temi legati all'alimentazione e all'ambiente, il dibattito si è concentrato anche sui fattori di rischio e sulle opportunità economiche e sociali. In particolar modo quest'analisi riguarda la relazione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo e il modo in cui l'utilizzo su larga scala della tecnologia alla base degli OGM influisca o potrebbe influire sulle economie agricole deboli o in crisi (tra queste anche quella italiana).Le resistenze all'applicazione degli OGM nell'agricoltura in paesi del terzo mondo sostanzialmente si basano sulle seguenti motivazioni:Le piante OGM sono spesso vincolate all'obbligo di riacquisto di anno in anno. Questo implica che i coltivatori, che erano abituati a riseminare il raccolto, devono ricomprare la semente per garantirsi il beneficio dato dall'uso dell'OGM. Le sementi OGM hanno costi superiori, dovendo ammortizzare l'investimento in ricerca necessario per svilupparli. L'impatto dell'acquisto annuale di nuovi semi su soggetti microeconomici che faticano a raggiungere uno stato di sopravvivenza può innescare rapporti di debito prolungato con i rivenditori indebolendo ulteriormente i piccoli produttori. I soggetti economici in grado sfruttare le opportunità offerte dagli OGM sono spesso i grandi produttori o dei possidenti terrieri. L'uso di OGM potrebbe ridurre l'uso di varietà e risorse liberamente fruibili sul territorio. Le industrie che producono OGM spesso non vengono ritenute soggetti morali sufficientemente qualificati e affidabili. I paesi europei che si sono dichiarati OGM-free potrebbero rifiutare le derrate provenienti dai Paesi in via di sviluppo che li utilizzano facendo venir meno una fonte importante del loro bilancio nazionale.Distribuzione globale delle coltivazioni OGM Diversi studi hanno analizzato la significatività economica di tali preoccupazioni...
L'inquinamento idrico è legato agli ecosistemi che hanno come elemento principale l'acqua ed è causato da molteplici fattori, tra cui gli scarichi non trattati delle attività industriali, agricole o civili che arrivano nei fiumi, nei laghi e nei mari.Il tipo di inquinamento dell'acqua può essere di natura chimica, fisica o microbiologica e le conseguenze possono compromettere la salute della flora e della fauna coinvolte, fino agli uomini, nuocendo all'ecosistema e alle riserve idriche ad uso potabile.Ci sono due vie principali tramite le quali gli inquinanti raggiungono l'acqua: per via diretta o per via indiretta. L'inquinamento per via diretta avviene quando vengono riversate direttamente, nei corsi d'acqua, sostanze inquinanti senza alcun trattamento di depurazione. La via indiretta, invece, avviene quando le sostanze inquinanti arrivano nei corsi d'acqua tramite aria o suolo.In base all'origine del fenomeno inquinante si può distinguere in:inquinamento industriale: si evidenziano tra le maggiori responsabili dell'inquinamento idrico le industrie chimiche, che producono acido nitrico,soda,acido fosforico,ammoniaca,acido solforico e acido cloridrico, Inoltre, industrie quali cartiere, segherie e caseifici, producono dei residui che, se sversati nelle acque senza trattamento, favoriscono l'eutrofizzazione e l'accrescimento di batteri; inquinamento militare: è l'inquinamento causato dalla dispersione nell'ambiente di sostanze usate per attività militari, ad esempio munizioni all'uranio impoverito, ordigni inesplosi[1], test nucleari. inquinamento da acque reflue civili: fa riferimento alle acque che derivano dagli scarichi di abitazioni e uffici che, se non vengono sottoposte a trattamenti di depurazione, andranno ad incidere sull'inquinamento idrico. È stato principalmente l'aumento esponenziale della popolazione a rendere il problema dei rifiuti e degli scarichi in fognatura una questione di dimensioni importanti, partita con la rivoluzione industriale; tutt'oggi, infatti, in molte delle megalopoli, non esiste un adeguato sistema di smaltimento dei rifiuti e di depurazione delle acque e si genera, così, una quantità di rifiuti vari (metalli, plastiche, carte e sostanze organiche) non smaltibili e contaminatori delle falde acquifere;[senza fonte] inquinamento degli oceani: negli oceani possono confluire le acque inquinanti derivanti dai fiumi. Dagli anni 2000 è emerso un nuovo tipo di inquinamento idrico che coinvolge mari e oceani invasi da plastiche e microplastica galleggianti che tendono ad entrare nel ciclo dell'acqua e poi direttamente nella catena alimentare degli organismi acquatici marini e di conseguenza in quella umana; inquinamento agricolo: deriva dall'utilizzo di fertilizzanti e pesticidi in quantità eccessiva e dallo spandimento di liquami provenienti dagli allevamenti. Queste sostanze possono arrivare alle falde acquifere sotterranee e ai fiumi per dilavamento dei terreni; inquinamento da idrocarburi: è causato soprattutto dal petrolio che fuoriesce dalle petroliere, danneggiate o naufragate, o da quello presente negli scarichi delle acque usate per lavare le cisterne petrolifere. inquinamento termico: è un tipo causato dallo scarico incontrollato dell'acqua per raffreddare gli impianti di industrie, in particolar modo nelle centrali termoelettriche. Quindi, viene rilasciata nell'ambiente acqua a temperatura superiore rispetto a quella in cui viene immessa, provocando alterazioni delle condizioni fisiche dell'acqua con moria degli organismi viventi presenti. inquinamento radioattivo: sostanze o scorie radioattive provenienti dalle miniere di uranio e torio e dagli impianti di trasformazione di questi metalli, oltre che dalle centrali nucleari, dalle industrie e dai laboratori medici e di ricerca che fanno uso di materiali radioattivi...
L'inquinamento luminoso è l'effetto deleterio (nocivo e lesivo) delle luminarie artificiali di città e di campagna.L'inquinamento luminoso è fondamentalmente l'alterazione della naturale illuminazione ambientale notturna non necessaria. La definizione legislativa più utilizzata (vedi sotto) lo qualifica come "... ogni irradiazione di luce diretta al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata, ed in particolare verso la volta celeste".Questa alterazione provoca danni di diversa natura: ambientali[1], scientifici, culturali ed economici. Ogni anno si celebra una giornata di riflessione su questo tema, che è diventato un problema mondiale molto importante. La prima si è celebrata il 28 febbraio 1991 ed ogni 17 ottobre (dal 1993), in Italia è la "Giornata Nazionale contro l'Inquinamento Luminoso".
Alla data attuale la prevenzione dell'inquinamento luminoso non è regolamentata da una legge nazionale: benché essa sia stata più volte sottoposta al parlamento, non è mai giunta alla discussione in aula. Le singole regioni e la provincia autonoma di Trento hanno tuttavia promulgato testi normativi in materia, mentre la norma Uni 10819 disciplina la materia laddove non esista alcuna specifica più restrittiva. A seconda del regolamento tecnico richiamato i testi normativi possono essere classificati in:Disposizioni basate sulla norma Uni 10819: Valle d'Aosta, Basilicata, Piemonte. Nessuna disposizione di questo tipo è posteriore all'anno 2000.
Disposizioni basate su specifiche più severe della norma Uni 10819: Toscana, Lazio, Campania, promulgate o modificate nelle forma definitiva tra il 1997 (Veneto, ora aggiornata come al punto seguente) ed il 2005.
Disposizioni basate sul criterio "zero luce verso l'alto": fanno riferimento ai contenuti della Legge Regionale Lombardia 17/2000 e successive modifiche. Sono basate sul criterio per cui salvo poche e ben determinate eccezioni nessun corpo illuminante possa inviare luce al di sopra dell'orizzonte. Sono state promulgate da Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Abruzzo, Puglia, Sardegna, Liguria, Veneto e dalla provincia autonoma di Trento. Tutte le disposizioni successive al 2005 si basano su tali fondamenti. La regione Veneto, la prima a essersi dotata di una legge per combattere l'inquinamento luminoso, ha adeguato la normativa nell'estate 2009 rendendola molto più efficace.
Per ragioni di conservazione e di garanzia di rispetto della legge che tutela tutte le specie di chirotteri, è opportuno che l'illuminazione decorativa di costruzioni che presentano particolare potenzialità per le colonie ,come edifici monumentali o ponti , sia subordinata a un accertamento della loro frequentazione o meno da parte di pipistrelli
L'inquinamento radioattivo è un tipo di inquinamento ambientale caratterizzato dalla presenza di radionuclidi che possono contaminare l'aria, l'acqua, il terreno e di conseguenza anche gli alimenti. Può avere origini naturali ma soprattutto antropiche, a partire dalla scoperta della radioattività e gli esperimenti conseguenti nel periodo moderno.A seconda delle fonti di utilizzo può essere derivato da attività:industriale, civile: L'estrazione dell'uranio, il riprocessamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive possono generare un inquinamento radioattivo; il furto di materiale radiologico. militare: Test nucleari[1], esplosioni nucleari, residuati bellici radioattivi come ad esempio Naufragi di sottomarini nucleari o munizioni ad uranio impoverito. A seconda delle aspettative può essere:accidentale: malfunzionamenti guasti e incidenti nucleari, fuoriuscita accidentale delle scorie da una discarica o durante il trasporto. programmato : test o esplosioni nucleari, esperimenti radiologici, furti o terrorismo nucleare.Si parla d'irradiazione esterna quando il soggetto viene esposto ad una fonte radioattiva per un periodo limitato.Si parla di contaminazione interna quando il soggetto ingerisce una particella radioattiva. In questo caso, l'irradiazione è continua, diretta, e definitiva se la particella radioattiva riesce a fissarsi nel corpo umano (es. il plutonio nelle ossa o l'uranio nei polmoni); altrimenti, alcune sostanze possono essere eliminate prima di creare danno (es. l'uranio nelle urine).Da 50 anni, l'attività umana ha portato una contaminazione radioattiva sull'insieme del pianeta, che è cumulativa poiché gli effetti delle radiazioni si accumulano nel corso del tempo.[6] Tale contaminazione è principalmente dovuta alle ricadute degli esperimenti atomici e dei disastri nucleari.La produzione di elettricità da fonte elettronucleare ha evitato una pari quantità di energia elettrica storicamente prodotta dal carbone. Secondo uno studio, l'avere rimpiazzato fonti fossili con l'energia nucleare ha salvato un numero intorno agli 1,8 milioni di vite. E che potenzialmente nelle prossime quattro decadi, possibilmente altre 7 milioni di vite potrebbero essere similmente salvate. Secondo gli autori, il numero di vite salvate dall'energia nucleare è ben superiore al numero delle morti imputabili alla generazione di energia elettronucleare.Alcune ricerche hanno messo in relazione l'incidenza della sindrome di Down con l'esposizione delle gestanti a livelli di radioattività più elevati della norma, causati da fughe radioattive o incidenti. Un'analisi statistica delle serie storiche svolta in Germania dopo il disastro di Černobyl' ha mostrato che l'incidenza della sindrome di Down ebbe un incremento significativo (600%) rispetto alla frequenza standard di questa patologia genetica.[9] In particolare, nella città di Berlino, l'incidenza della sindrome di Down aumentò improvvisamente di sei volte nel gennaio 1987, cioè esattamente nove mesi dopo l'incidente (26 aprile 1986). I ricercatori della Freie Universität hanno riscontrato che queste donne rimasero incinte proprio nel periodo dell'esposizione della popolazione alle radiazioni, e in particolare allo iodio-131. In tutto il mondo, sia a causa di fughe radioattive e di incidenti, sia per via del progressivo deteriorarsi dei depositi di scorie, esistono siti contaminati dalle attività di produzione energetica e militare legate al nucleare...
Con inquinamento del suolo si indica l'alterazione dell'equilibrio chimico-fisico e biologico del suolo, nonché la predisposizione all'erosione, agli smottamenti e l'ingresso di sostanze dannose anche nella catena alimentare dell'uomo.La funzione di maggiore importanza è svolta dall'uomo, il quale ha il potere, con i propri interventi, di risanare determinati aspetti dell'ambiente, ma anche di devastarne degli altri.Basta pensare alla lavorazione delle materie prime: vengono impiegate grandi quantità di energia, si producono enormi accumuli di scarti i quali verranno immessi nell'atmosfera e nella litosfera.Con l'attività umana vengono messe in circolazione alcune sostanze in quantità e concentrazioni così massicce da superare la capacità del Pianeta di diluire queste sostanze fino a ridurle a concentrazioni innocue.L'inquinamento del suolo è dovuto principalmente a queste cause:rifiuti solidi, liquidi, gassosi: sono rifiuti solidi la carta, il vetro, la plastica, le pile scariche, i medicinali scaduti e i rifiuti organici. Di essi sono rifiuti biodegradabili quelli organici,i rimanenti non sono biodegradabili. Questi ultimi, per essere smaltiti, vengono conferiti nelle discariche. In alcuni paesi, come il nostro, esiste inoltre un altro tipo di smaltimento: la raccolta differenziata; sono rifiuti liquidi quelli comprendenti insetticidi, fertilizzanti, concimi chimici, mercurio, medicinali liquidi scaduti, liquidi di pile usate, i quali risultano molto dannosi per l'ambiente poiché raggiungono le falde acquifere sotterranee e possono danneggiare il loro delicato equilibrio; sono rifiuti gassosi quelli come il CFC, espulso dalle bombolette al momento dell'uso.acque di scarico: acque la cui qualità è stata compromessa dall'azione dell'uomo dopo il loro utilizzo in attività domestiche, industriali e agricole, diventando quindi non idonee ad un loro uso diretto. In esse sono presenti sostanze galleggianti quali oli, grassi, schiume, sostanze sospese e disciolte ma anche materiali biologici come organismi vegetali e animali presenti nell'acqua.prodotti fitosanitari: prodotti che vengono utilizzati per combattere le principali aggressioni alle piante (malattie infettive, fisiopatie, parassiti e fitofagi animali, piante infestanti).idrocarburi: composti organici che contengono soltanto atomi di carbonio e di idrogeno e si suddividono in idrocarburi solidi (costituenti dell'asfalto, del bitume, ecc.), liquidi (costituenti del petrolio, benzene, esano, ottano, ecc.) e gassosi (metano, etano, propano, butano, ecc.).diossine: molecole molto varie a cui appartengono composti cancerogeni. A esse vengono ascritti composti estremamente tossici per l'uomo e gli animali, arrivando a livelli di tossicità valutabili in mg/kg. Sono tra i più potenti veleni conosciuti.metalli pesanti: quali arsenico, cobalto, cromo, rame, fluoro, ferro, iodio, manganese, nichel, selenio, silicio, zinco, mercurio, piombo, ecc. La contaminazione del suolo dai metalli pesanti è, in primo luogo, legata alla produzione industriale che immette nell'ambiente, unitamente a questi metalli, numerose altre specie di sostanze tossiche quali acidi, solventi ed altro.solventi organici: i quali costituiscono dei composti organici comunemente utilizzati nel lavaggio a secco, come colle, come rimotori di macchie, nei detergenti, profumi e soprattutto nelle sintesi chimiche.scorie radioattive: una quantità di materiale radioattivo prestabilita da autorità competenti può essere rigettata nell'ambiente dalle industrie nucleari. Inoltre l'estrazione dell'uranio, il riprocessamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive generano anch'essi un inquinamento radioattivo. Vi è, poi, un inquinamento da sostanze radioattive dovuto ad esplosioni atomiche o alle perdite incontrollabili delle centrali elettronucleari (allo stato solido, liquido o gassoso) o disastri ambientali dovuti a malfunzionamenti e incidenti di impianti nucleari (Fukushima, Cernobyl, Three Mile Island, ecc.). Un attuale grave problema, ma che riguarda principalmente l'inquinamento idrico, è il confinamento delle scorie radioattive. Difatti fin troppi residui inutilizzabili vengono sepolti in fosse oceaniche profonde o, in alcuni casi, interrati in zone geologicamente sicure e stabili.Tre importanti elementi hanno determinato un incremento eccessivo dell'inquinamento: l'aumento della popolazione, il grande sviluppo delle città e l'utilizzo di tecnologie rischiose per l'ambiente. Non a caso l'apice dell'inquinamento si ebbe con l'inizio della Rivoluzione industriale, nella seconda metà del XVIII secolo, la quale fu caratterizzata dall'introduzione di vari macchinari inquinanti che prediligevano l'uso del carbone come combustibile. Ma il fenomeno più sconvolgente fu l'incipit, in tutta Europa e negli Stati Uniti, di un intenso processo di urbanizzazione che assunse ritmi fino ad allora assolutamente impensabili. La Rivoluzione Industriale comportò gravi sconvolgimenti in gran parte del nostro pianeta. Ebbe inizio un intenso processo di urbanizzazione che implicò il degrado della città e delle sue strutture fisiche. Mise le radici una filosofia dello sviluppo basata sull'idea che il benessere fosse esclusiva funzione della produzione industriale e che quest'ultima fosse destinata a crescere illimitatamente nel corso del tempo e venne, così, inaugurata l'epoca di un consumo di risorse energetiche ed ambientali tale da aver causato una profonda alterazione delle condizioni climatiche terrestri.Nel giro di poco tempo si originarono le cosiddette megalopoli di molti milioni di abitanti, che tutt'oggi non dispongono di un'organizzazione adeguata per lo smaltimento dei rifiuti. Difatti, a differenza che per le industrie, per l'urbanizzazione non è ancora possibile raggiungere tangibili soluzioni al disordinato accrescimento della popolazione e alla formazione di agglomerati urbani provvisori privi di ogni misura igienica. Questi inconvenienti, oltre al pericolo di malattie, portano anche a un eccessivo carico biologico dei corsi d'acqua, all'inquinamento del suolo da parte di rifiuti vari (plastiche, metalli, sostanze organiche) e quindi alla contaminazione anche di falde acquifere e a un profondo degrado ambientale. Altro tipo di inquinamento del suolo è quello radioattivo derivanti da incidenti alle centrali nucleari come dimostrano le conseguenze locali a lungo termine prodotte dal Disastro di Černobyl' e da quello di Fukushima, gli unici due incidenti nucleari civili a raggiungere il massimo grado delle Scala INES...
Per inquinamento termico si intende un'anomalia, di causa antropica, delle temperature registrate all'interno di un ecosistema.Vi sono due tipologie d'inquinamento termico:l'inquinamento termico diretto: quando la sorgente inquinante agisce direttamente immettendo energia termica nell'ecosistema in cui si colloca, provocandone un innalzamento di temperatura immediato ed elevato; l'inquinamento termico indiretto: quando gli effetti delle sorgenti inquinanti si ripercuotono a scala globale. In questo caso le sorgenti inquinanti sono essenzialmente gas che cambiano il clima come il metano, idrocarburi alogenati e anidride carbonica, responsabili dell'effetto serra.L'inquinamento termico diretto è spesso riconducibile alla situazione in cui un'industria riversa nel mare o in un fiume tonnellate di acque di raffreddamento con pesanti effetti sulla biologia sugli ecosistemi acquatici, come:proliferazioni delle specie tolleranti il calore proliferazioni di batteri e altri agenti patogeni allontanamento o moria delle specie intolleranti al calore la morte della flora batterica alterazioni nella struttura delle comunità e nel funzionamento dell'ecosistema. Inoltre è importante ricordare che un aumento della temperatura implica diminuzione della solubilità dell'ossigeno che può provocare la perdita di specie sensibili.Anche l'isola di calore urbana può considerarsi un inquinamento termico diretto; nei centri urbani, infatti, la temperatura risulta essere maggiore di 3,5-8 °C rispetto alle periferie o alla campagna.Il secondo tipo di inquinamento è considerabile come un aspetto del riscaldamento globale e dell'effetto serra.L'effetto serra consiste in un riscaldamento del pianeta per effetto dell'azione dei cosiddetti gas serra, cioè composti presenti nell'aria a concentrazioni relativamente basse. Questi particolari gas permettono alle radiazioni solari di passare attraverso l'atmosfera, nello stesso tempo però ostacolano il passaggio verso lo spazio di parte delle radiazioni infrarosse provenienti dalla superficie della Terra e dalla bassa atmosfera.Ci sono però conseguenze sia sull'ambiente che sull'uomo:L'aumento della concentrazione dei gas serra in atmosfera sta causando un incremento della temperatura globale della Terra, gli ultimi dodici anni infatti sono stati tra i più caldi mai registrati. Questo aumento è stato registrato soprattutto nelle aree urbane, sia a causa dei cambiamenti nelle coperture dei terreni che il maggior utilizzo di energia. Per le persone con problemi cardiovascolari le temperature alte provocano un maggior lavoro a carico del sistema respiratorio, e un'attività maggiore per mantenere costante la temperatura interna.
La malattia professionale (o tecnopatia) è un danno fisico o psichico che occorre involontariamente alla persona, in modo non immediato, in occasione del lavoro. Nella malattia professionale, diversamente che nell'infortunio, l'influenza del lavoro nella genesi del danno lavorativo è specifica, poiché la malattia deve essere contratta proprio nell'esercizio ed a causa dell'attività lavorativa o per l'esposizione ad un determinato agente tossico ("noxa patogena").Tra le malattie professionali più comuni si ricordano le seguenti:Asbestosi: è una malattia polmonare cronica conseguente all'inalazione di fibre di asbesto. L'asbesto, o amianto, è stato molto utilizzata in passato come materiale in campo prevalentemente edilizio, soprattutto per le sue caratteristiche refrattarie. Oggi, in Italia come in altri Paesi, ne è vietato l'uso perché cancerogeno. Sono le fibre di asbesto da ritenersi pericolose; esse penetrano attraverso le vie respiratorie, in base alla loro lunghezza (fino a 50 µm) e al loro diametro: le fibre con diametro inferiore a 0,5 µm possono raggiungere gli alveoli polmonari. Le fibre depositate causano attivazione del sistema immunitario locale e provocano una reazione infiammatoria da corpo estraneo. Sono a rischio di esposizione ad amianto tutti i lavoratori che si occupano della manipolazione, rimozione, trasporto di amianto.Antracosi: è una malattia polmonare di tipo cronico (pneumoconiosi), tipica di chi lavora nelle miniere di carbone. La latenza tra esposizione e sviluppo di malattia è di circa 12-15 anni e una percentuale considerevole (circa il 10%) dei lavoratori esposti svilupperà malattia nel corso della vita. La causa è da imputarsi alle polveri di carbone che si ritrovano nelle miniere, che si depositano all'interno dell'organismo, nei polmoni e nei linfonodi. Il fumo costituisce un'aggravante delle condizioni.Avvelenamento da radiazione: (chiamato anche male da raggi, malattia acuta da radiazione o più propriamente in clinica sindrome da radiazione acuta) designa un insieme di sintomi potenzialmente letali derivanti da un'esposizione dei tessuti biologici di una parte considerevole del corpo umano ad una forte dose di radiazioni ionizzanti. Gli effetti di esposizione a radiazioni ionizzanti possono essere:danni somatici deterministici: si manifestano nell'individuo irradiato; la frequenza e la gravità variano con la dose; il periodo di latenza è solitamente breve. danni somatici stocastici: si manifestano nell'individuo irradiato; sono di tipo probabilistico; non richiedono il superamento di una dose-soglia per la loro comparsa; la frequenza di comparsa aumenta con la dose; hanno lunghi periodi di latenza. danni genetici stocastici: si manifestano nella progenie dell'individuo irradiato. Silicosi: è un'affezione polmonare provocata dall'inalazione di polvere contenente biossido di silicio (SiO2), allo stato cristallino. Sindrome del tunnel carpale Ipoacusia da rumore: si intende una diminuzione più o meno grave della capacità uditiva. È stata una delle malattie professionali più frequenti, sostituita, solo negli ultimi anni, da malattie muscolo-scheletriche. La normativa individua 85dA come soglia limite per garantire l'incolumità dell'udito.Malattie muscolo-scheletriche: usato per indicare tutte le disfunzioni che vanno a colpire ossa, articolazioni, muscoli, tendini, legamenti, borse, nervi, vasi sanguigni. Le malattie muscolo-scheletriche sono causate dalla ripetizione di movimenti estranei al lavoratore che esercitano una forza esterna tale da comportare l'adattamento del corpo all'errata postura. Questi disturbi sono in genere cumulativi, ossia si manifestano in seguito alla somma di numerose esposizioni e per un periodo prolungato; possono essere anche disturbi transitori, ossia legati ad un unico episodio, e il disturbo scompare in seguito a riposo. I distretti più colpiti sono:arto superiore collo colonna vertebrale o rachide lombo sacrale Dermatiti da contatto o eczemi: sono reazioni immunitarie della pelle in seguito all'esposizione o contatto con sostanze chimiche, fisiche, microbiche o parassitarie. Negli ultimi anni sono diminuite le dermatiti da contatto al lattice (guanti) che colpivano un gran numero di lavoratori e sono state adottate misure preventive, utilizzando altri tipi di materiali per lavoratori allergici.Dal punto di vista giuridico, la malattia professionale va tenuta distinta dall'infortunio sul lavoro...
Il naufragio è la perdita totale di una nave o di un'imbarcazione per cause accidentali cui può far seguito, anche se non necessariamente, la sua completa sommersione. Sono pertanto esclusi gli atti di guerra, per i quali si usa il termine generico "affondamento"..
Qualità dell'aria interna (IAQ) è un termine con cui si definisce la qualità dell'aria all'interno e intorno agli edifici e alle strutture tramite la misura la salubrità e il comfort in relazione agli occupanti[1].L'IAQ può essere influenzata da contaminanti microbici (funghi, batteri), particelle sospese (fumi e polveri), gas (come monossido di carbonio, il radon, composti organici volatili) e ogni altro elemento che possa creare condizioni negative sulla salute.Alcuni studi effettuati hanno fatto emergere una forte correlazione fra esposizione in ambiente indoor inquinato e cancro ai polmoni e sintomi respiratori (allergie, infezioni).[3]La Sick Building Syndrome (SBS) è la definizione data ad una serie di sintomi legati alla presenza in edifici "malati", essa ha un'eziologia non definita e una sintomatologia non specifica.La Sick Building Syndrome è caratterizzata da sintomi non gravi ma questi possono influire sull'assenteismo e la qualità professionale dei lavoratori, i sintomi sono per lo più di tipo respiratorio (naso e torace chiuso), ma anche di tipo cutaneo (secchezza della pelle) e altri sintomi come affaticamento e cefalea.Per building related illnesses s'intendono le malattie che sono associate con certezza alla permanenza in ambienti confinati e con eziologia ben definita. Queste ultime sono : febbre di Pontiac (forma simil influenzale), malattia dei legionari (infezione polmonare), alveoliti, riniti e sinusiti e febbre degli umidificatori(sindrome da polveri organiche tossiche).La Toxic Home Syndrome (THS) è la definizione dove la salute di una persona si deteriora a causa dell'aria interna della propria casa aumentando il rischio di cancro e malattie cardiache.L'aria interna, nella definizione (THS) contiene all'interno, più di 900 sostanze chimiche potenzialmente dannose oltre alle voci sotto indicate.Gli esperti avvertono le persone che devono garantire alle loro case adeguata ventilazione artificiale.Le principali sostanze chimiche responsabili dell'inquinamento negli ambienti confinati sono:Monossido di carbonio Fumo di tabacco Composti organici volatili (VOC) Amianto Fumo di legna Fibre di lana sintetiche (lana di roccia e lana di vetro) Antiparassitari (usati per zanzare ed altri insetti) Ossidi di zolfo e di azoto Ozono (emesso da alcuni tipi di stampanti laser e fotocopiatrici) Idrocarburi policiclici aromatici (IPA)...
L'endemia (dal greco ἐν "nel" e δῆμος "popolo") o malattia endemica è uno stato morboso o un agente infettivo che è costantemente presente in una popolazione o in una determinata area geografica senza immissioni esterne.[1] Nel caso di una malattia endemica, sia la prevalenza che l'incidenza della malattia nella popolazione o regione colpita sono più alte e per un periodo di tempo più lungo rispetto ad altre popolazioni o regioni. In una malattia endemica prevalenza e incidenza tipicamente possono fluttuare leggermente. Le fluttuazioni dipendono tipicamente dalle variazioni nel numero di soggetti suscettibili o dalla stagionalità. Possono anche presentarsi limitati nel tempo e nello spazio focolai epidemici. L'attributo "endemico", oltre che in ambito epidemiologico, può essere utilizzato in altri ambiti; ad esempio in zoologia e botanica, sono endemiche le specie tipiche ed esclusive di un determinato territorio.Esempi di malattie endemiche sono la malaria in alcuni paesi tropicali o caldi dell'America, Sud-est asiatico e Africa[2], la malattia di Chagas[3], la Dengue, la febbre gialla...
Si definisce epidemia (dal greco ἐπί + δῆμος, lett.: sopra il popolo, sopra le persone) il diffondersi di una malattia, in genere una malattia infettiva, che colpisce quasi simultaneamente una collettività di individui, ovvero una data popolazione umana, con una ben delimitata diffusione nello spazio e nei tempi, avente la stessa origine.Poiché, in una data popolazione, ogni anno, è atteso il verificarsi di un certo numero di eventi morbosi, un'epidemia comporta un numero di casi in eccesso rispetto ai valori attesi per quella determinata comunità, e sulla base delle esperienze e del numero di casi storici di morbosità Gli epidemiologi spesso considerano il termine focolaio epidemico come sinonimo di epidemia, ma il pubblico tende a percepire quest'ultimo concetto come più grave e serio rispetto al concetto di focolaio epidemico, considerato di valenza più locale.Le epidemie di determinate malattie infettive sono generalmente causate da un cambiamento nella ecologia della popolazione che ne viene affetta (ad esempio aumento dello stress o aumento della densità di una specie di vettore), una variazione genetica nella popolazione parassita o l'introduzione di un nuovo parassita che affligge una popolazione ospite (a causa sia di una migrazione di parassiti che di un movimento dell'ospite in aree a maggiore densità parassitaria).Generalmente, un'epidemia si verifica quando l'immunità della popolazione ospite verso il parassita si riduce improvvisamente al di sotto del limite che permette un equilibrio endemico e la soglia di trasmissione viene ad essere superata.Un'epidemia può essere limitata ad una determinata zona; tuttavia, se l'epidemia si diffonde ad altri paesi o continenti e colpisce un numero considerevole di persone, viene più correttamente definita con il termine di pandemia. Le autorità sanitarie, prima di poter dichiarare l'esistenza di un'epidemia debbono avere ben presente il tasso di incidenza di quella determinata malattia, limitatamente a quella specifica popolazione: questa grandezza costituisce il "normale" valore di riferimento.Affinché si sviluppi un'epidemia è necessario che il processo di contagio tra gli individui interessati sia abbastanza facile. Tuttavia non è facile che un'epidemia cessi, poiché il batterio od il virus che l'ha scatenata potrebbe evolversi con il tempo in modo da acquisire un'invulnerabilità nei confronti di farmaci che lo hanno già contrastato...
L'epizoozia (dal greco: epi, su + zoon, animale) è un evento di diffusione di una malattia in una popolazione animale non umana, analogo a un'epidemia negli esseri umani.Un'epizoozia può essere limitata a un luogo specifico (un "focolaio"), generale ("epizootico") o diffuso ("panzootico"). L'elevata densità di popolazione è un importante fattore che contribuisce all'epizoozia.La definizione di un'epizoozia può essere soggettiva; si basa sul numero di nuovi casi in una data popolazione animale, durante un dato periodo, e deve essere giudicato un tasso che supera sostanzialmente quello che ci si aspetta in base all'esperienza recente (cioè un forte aumento del tasso di incidenza).Le malattie comuni che si verificano a un tasso costante, ma relativamente alto nella popolazione, sono definite "enzootiche" (analogamente al significato epidemiologico di endemico per le malattie umane).
Una pandemia (dal greco antico πανδήμιος, pandḗmios, “di tutte le persone”, “pertinente al popolo”, “pubblico”)[1][2] è un'epidemia che si diffonde rapidamente estendendosi su vastissima scala, coinvolgendo gran parte della popolazione mondiale.[3][4][5] Tale situazione presuppone la mancanza di immunizzazione dell'uomo nei confronti di un patogeno altamente pericoloso. Nella storia umana si sono verificate numerose pandemie.La parola pandemia deriva dal greco pandḗmios, che significa "di tutta la popolazione": pán significa "tutti", dḗmios (da dḗmos, "popolo") significa "pertinente alla popolazione". Il termine "pandemia" in questa accezione fu utilizzato dagli scienziati europei a partire dalla fine del XVIII secolo.[6] Pandemia è quindi un concetto utilizzato in età moderna per indicare l'esposizione dell'intera popolazione mondiale a una comune malattia.[7]Il termine si applicherebbe solo a malattie o condizioni patologiche contagiose. Di conseguenza, le patologie che colpiscono aree molto grandi o l'intero pianeta ma non possono essere trasmesse da persona a persona (per esempio il cancro) non sono da considerarsi pandemiche.Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:la comparsa di un agente patogeno nuovo, verso il quale non sono conosciute cure efficaci; la capacità di tale agente di colpire gli esseri umani; la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio[8]. Vi sono state diverse critiche a questa definizione, essendo venuta a mancare la specifica di gravità, pertanto anche virus con bassissimi indici di conseguenze gravi possono essere inclusi nella definizione di pandemia....
L’amianto è stato ampiamente utilizzato nell’edilizia e in molti settori dell’industria nel corso del XX secolo soprattutto per le sue peculiari caratteristiche di flessibilità e resistenza con eccellenti proprietà di protezione al fuoco e di isolamento termico e acustico.
Eternit è il nome commerciale di un materiale composito ottenuto da una miscela di amianto e cemento; è proprio la combinazione di questi due elementi a conferire ai prodotti le caratteristiche di flessibilità e resistenza (tipiche dell’amianto) e di compattezza e robustezza (tipiche del cemento).Il nome deriva dall’azienda Eternit che per prima ha brevettato e sviluppato questa miscela di fibre amiantifere e cemento all’inizio del XX secolo; la scelta del nome deriva proprio dalle caratteristiche di resistenza dei materiali commercializzati (Eternit fa riferimento al termine latino “aeternitas” che significa “eternità”).In natura è un materiale molto comune. La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa ne avevano reso comune l'uso come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco, ma la sua ormai accertata nocività per la salute ha portato a vietarne l'uso in molti paesi. Se respirate, le polveri contenenti fibre d'amianto possono infatti causare gravi patologie, l'asbestosi per importanti esposizioni, tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico, e il carcinoma polmonare.[4][5]
Gli amianti più cancerogeni sono gli anfiboli; fra essi il più temibile è la crocidolite.[6] Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano.[7] Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa: un'esposizione prolungata nel tempo o a elevate quantità aumenta significativamente le probabilità di contrarne le patologie associate.[4]
L'amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta per la coibentazione di edifici, tetti, navi, ad esempio le portaerei classe Clemenceau, treni; come materiale da costruzione per l'edilizia sotto forma di composito fibro-cementizio, noto anche con il nome commerciale Eternit, utilizzato per fabbricare tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie, e inoltre nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche, materiali d'attrito per freni e frizioni di veicoli, guarnizioni) e anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni. Inoltre la polvere di amianto è stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini.[8] Altro uso diffuso era come componente dei ripiani di fondo dei forni per la panificazione.Il primo paese al mondo a usare cautele contro la natura cancerogena dell'amianto tramite condotti di ventilazione e canali di sfogo fu il Regno Unito nel 1930 a seguito di pionieristici studi medici che dimostrarono il rapporto diretto tra utilizzo di amianto e tumori.[9] Nel 1943 la Germania fu il primo paese a riconoscere il cancro al polmone e il mesotelioma come conseguenza dell'inalazione di amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori colpiti.[10] Il primo Stato a bandire l'amianto fu l'Islanda nel 1983 e attualmente 67[11] paesi nel mondo hanno bandito l'amianto,[12] la maggior parte dei quali con economie ad alto reddito.La produzione, la lavorazione e la vendita dell'amianto sono fuori legge in Italia dal 1992.[13] La legge n. 257 del 1992,[14] oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all'estrazione e alla lavorazione dell'amianto, è stata la prima a occuparsi anche dei lavoratori esposti all'amianto. All'art. 13 essa ha introdotto diversi benefici consistenti sostanzialmente in una rivalutazione contributiva del 50% ai fini pensionistici dei periodi lavorativi comportanti un'esposizione al minerale nocivo. In particolare questo beneficio è stato previsto: per i lavoratori di cave e miniere di amianto a prescindere dalla durata dell'esposizione (comma 6), per i lavoratori che abbiano contratto una malattia professionale amianto-correlata in riferimento al periodo di comprovata esposizione (comma 7) e per tutti i lavoratori che siano stati esposti per un periodo superiore ai 10 anni (comma 8).
Un capanno con tetto di Eternit
In seguito alla normativa indicata nel 1995 venne stabilita una procedura amministrativa che vedeva coinvolto l'INAIL per l'accertamento dei presupposti di legge per il riconoscimento dei predetti benefici previdenziali. In particolare l'INAIL procedeva all'accertamento dei rischi presso lo stabilimento del datore di lavoro tramite professionisti interni inquadrati nella CONTARP (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione); sulla base degli accertamenti di esposizione e dei curricula professionali dei lavoratori venivano quindi rilasciati agli stessi gli attestati dell'eventuale periodo di avvenuta esposizione all'amianto. Questa procedura è stata sostanzialmente confermata con decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, adottato ai sensi dell'art. 47 della legge n. 326 del 2003, che ha anche ridotto la rivalutazione contributiva al 25% e stabilito che il beneficio è utile solo ai fini della misura della pensione e quindi non più anche per la maturazione del diritto. Tuttavia prima degli anni ottanta i curricula non erano archiviabili in formato digitale e nel settore marittimo il cambio di bandiera di molte compagnie è stato causa di difficoltà nel recuperare gli attestati di servizio; inoltre con la rottamazione delle navi finivano al macero anche gli archivi.[15]
In assenza di un parere rilasciato dai professionisti INAIL il singolo lavoratore può incontrare serie difficoltà nel documentare in sede amministrativa la propria esposizione all'amianto, dovendo pertanto ricorrere spesso a un accertamento giudiziale. Tuttavia, per effetto delle modifiche introdotte dalla citata legge n. 326 del 2003, la domanda all'INAIL per il rilascio dell'attestato è stata sottoposta a un termine di decadenza di 180 giorni decorrenti dall'entrata in vigore del citato decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, scaduto il quale l'azione giudiziaria non era più proponibile....
Gli antiparassitari che normalmente si utilizzano negli ambienti interni hanno una quantità di sostanza attiva non elevata, normalmente però le sostanze utilizzate (coadiuvanti, propellenti ecc.) sono più pericolosi, per l'essere umano. Inoltre bisogna sommare gli antiparassitari usati all'esterno (giardino e coltivazioni) e i prodotti antimuffa. Per prevenire concentrazioni eccessive negli ambienti interni bisogna provvedere ad arieggiare le stanze in cui sono stati utilizzati gli antiparassitari...
L'arsenico è l'elemento chimico di numero atomico 33 e il suo simbolo è As.
L'arsenico e molti dei suoi composti sono veleni particolarmente potenti.
L'arsenico uccide danneggiando in modo gravissimo il sistema digestivo ed il sistema cardio-respiratorio, portando l'intossicato alla morte per arresto degli stessi ed avvelenamento dei tessuti cellulari che li compongono.
Composti contenenti arsenico sono cancerogeni e, in particolare, sono implicati nella patogenesi del carcinoma della vescica, nel carcinoma mammario e di alcune neoplasie dell'apparato tegumentario.
Un'estesa letteratura scientifica disponibile su prestigiose riviste internazionali ha ormai provato che l'esposizione cronica all'arsenico ha effetti multipli sulla salute:riduce le difese antiossidanti dell'organismo, dato che l'arsenico ha un'elevata affinità per i gruppi sulfidrilici delle proteine e di metaboliti endogeni come il glutatione;
provoca l'avvelenamento direttamente nell'ambiente intracellulare, inattivando diversi enzimi coinvolti nelle reazioni di ossidoriduzione (deidrogenasi, mono-ossigenasi, eccetera);
Il bario è l'elemento chimico di numero atomico 56 e il suo simbolo è Ba. È un elemento metallico di colore argenteo, tenero e molto tossico; fa parte del gruppo dei metalli alcalino-terrosi. Il suo idrossido è detto baryta e si trova soprattutto nel minerale barite: il bario non si trova mai puro in natura a causa della sua forte reattività con l'acqua e con l'ossigeno dell'aria.
Composti di bario si usano in piccole quantità nelle vernici, nella produzione del vetro e nella produzione di fuochi d'artificio di colore verde (sotto forma di cloruro di bario e altri composti del bario) o bianco elettrico (sotto forma di ossido di bario).Il nome bario deriva dal greco βαρύς (barýs) che significa "pesante".Nel 1602 Vincenzo Casciarolo, un alchimista, scoprì per caso che la barite (principale minerale di bario) diventava luminescente se riscaldata. La pietra, particolarmente abbondante nel bolognese, fu soprannominata "spongia solis" o pietra di Bologna. Era il primo fenomeno documentato della luminescenza.Il bario identificato per la prima volta nel 1774 da Carl Scheele ed estratto nel 1808 da Sir Humphry Davy in Inghilterra. L'ossido venne dapprima battezzato barote da Guyton de Morveau, nome che poi venne cambiato in baryta da Antoine Lavoisier, che successivamente lo modificò ancora in "bario" per descrivere il metallo.
Il bario è usato soprattutto in candele per motori a scoppio, fuochi d'artificio e lampade fluorescenti. Inoltre:Sotto forma di ossido (ed insieme ad altri ossidi di stronzio e di calcio), come getter in tubi a vuoto.
I sali di bario (soprattutto il solfato di bario) sono impiegati a volte come mezzo di contrasto, somministrati oralmente o per via rettale per aumentare il contrasto degli esami medici radiografici del sistema digestivo. Il solfato di bario, viene impiegato nella radiologia contrastografica del alto e basso digerente, per realizzare la tecnica a singolo contrasto (pieno riempimento o calco di viscere) per opacizzare i vari segmenti del apparato gastroenterico, è un esame povero di informazioni diagnostiche utile per valutare la canalizzazione conservata, la morfologia, la tubulizzazione (se è regolare nei contorni) la motilità, quindi se la spinta peristalsica è conservata, se l’onda peristalsica evolve nella direzione corretta. La tecnica più evoluta a doppio contrasto, che prevede l’utilizzo di bario e un mezzo di contrasto radiotrasparente (aria ambiente, Co2, idrossimetilcellulosa o acqua tiepida) è un esame più evoluto che ci permette di identificare lo strato mucoso del organo cavo, e ci permette di apprezzare reperti patologici di mucosa millimetrici, contrariamente alla tecnica a singolo contrasto dove non ho conoscenza della qualità e delle caratteristiche della tonaca mucosa, poiché non ne consente la visualizzazione
Il litopone, un pigmento che contiene solfato di bario e solfuro di zinco, ha un buon potere coprente e non si scurisce se viene esposto a solfuri.
La barite è usata diffusamente nei pozzi di petrolio per appesantire i fluidi di trivellazione e nella produzione della gomma.
Il carbonato di bario è un utile derattizzante e si usa anche per fabbricare vetro e mattoni, mentre il nitrato di bario e il clorato vengono usati per fabbricare fuochi d'artificio di colore verde.
Il solfuro di bario impuro è fosforescente dopo essere stato esposto alla luce.
Come magnete in alcuni tipi di altoparlanti per auto.
Nell’industria nucleare, composti del bario vengono addizionati al calcestruzzo per incrementarne la capacità di schermatura delle radiazioni ionizzanti gamma.Tutti i composti del bario solubili in acqua o in acidi sono estremamente velenosi: il solfato di bario può essere usato in medicina soltanto perché non si scioglie e non viene assorbito dall'intestino, e viene eliminato completamente dall'apparato digerente con le feci. Anche il bario puro è tossico, ma la dose letale per un uomo è abbastanza alta rispetto a quella di altri veleni (250 mg/kg).
Come già detto il bario si ossida rapidamente all'aria, perciò deve essere conservato immerso in idrocarburi liquidi (come il cherosene) o altri fluidi privi di ossigeno e in grado di tenerlo separato dall'aria.
Il benzene è un composto chimico che a temperatura ambiente e pressione atmosferica si presenta sotto forma di liquido volatile incolore altamente infiammabile, dall'odore caratteristico.È un costituente naturale del petrolio, ma viene anche sintetizzato a partire da altri composti chimici presenti nel petrolio stesso.[14] Possiede notevoli proprietà solventi: è miscibile in tutte le proporzioni con molti altri solventi organici, mentre è molto poco solubile in acqua (0,18% a 25 °C).[3]
Viene da tempo impiegato come antidetonante nelle benzine, ma a causa della sua pericolosità per la salute e della facilità con cui contamina le falde freatiche, diverse entità (tra cui gli Stati Uniti e l'Unione europea) ne stanno scoraggiando l'uso limitandone le concentrazioni ammesse per legge[15][16].
Il termine benzolo si utilizza per indicare una miscela di benzene e dei suoi composti omologhi superiori (e allo stesso modo i termini "toluolo" o "xilolo" indicano le miscele costituite principalmente, ma non esclusivamente, da toluene e xilene).[17] Talvolta viene impiegato come sinonimo di benzene, come traduzione pedestre dal tedesco benzol, benché questo nome sia deprecato dalla IUPAC.
Il benzene viene prodotto per combustione incompleta di composti ricchi in carbonio, ad esempio, è prodotto naturalmente nei vulcani o negli incendi di foreste, ma anche nel fumo delle sigarette, o comunque a temperature superiori ai 500 °C.
Fino alla seconda guerra mondiale, la quasi totalità del benzene era un sottoprodotto della produzione di carbon coke nell'industria dell'acciaio. Durante gli anni cinquanta, la domanda di benzene crebbe enormemente per le richieste delle neonate fabbriche di produzione di materie plastiche, per cui fu necessario produrre il benzene anche dal petrolio.
La maggior parte del benzene è prodotta dalle industrie petrolchimiche, e in una minor parte, dal carbone.La produzione industriale è costituita da tre procedimenti chimici che concorrono grosso modo in parti uguali alla produzione del benzene:il reforming catalitico
l'idrodealchilazione del toluene
lo steam cracking.
Nel 1996, la produzione mondiale di benzene era di 33 milioni di tonnellate, di cui 7 negli Stati Uniti, 6,5 in Europa, 4,5 in Giappone, 1,4 nella Corea del Sud e 1 milione in Cina.
Il benzene è un solvente molto usato nell'industria chimica; è stato anche impiegato per la sintesi di varie medicine, di materie plastiche, del caucciù sintetico, e di alcuni coloranti.Prima degli anni venti, il benzene era spesso utilizzato come solvente industriale, soprattutto per sgrassare i metalli. Quando la sua tossicità e le sue proprietà cancerogene divennero evidenti, venne rimpiazzato via via da altri solventi meno tossici nelle applicazioni che comportano un'esposizione diretta dell'operaio.La maggior parte del benzene viene utilizzato come intermedio nella sintesi di altri composti chimici.
L'intossicazione provocata dal benzene o dai suoi derivati (ad esempio toluene, xileni o fenoli) è detta benzolismo.[54]L'inalazione di un tasso molto elevato di benzene può portare al decesso; un'esposizione da cinque a dieci minuti a un tasso di benzene nell'aria al 2% (ovvero 20 000 ppm) è sufficiente a condurre un uomo alla morte.[48]
Dei tassi più bassi possono generare sonnolenza, vertigini, tachicardia, mal di testa, tremori, stato confusionale o perdita di coscienza.
La dose letale per ingestione è di circa 50÷500 mg/kg (milligrammo di sostanza ingerita rispetto al peso dell'individuo espresso in chilogrammi).[48]
L'ingestione di cibi o bevande contenenti tassi elevati di benzene possono scatenare vomito, irritazione gastrica, vertigini, sonnolenza, convulsioni, tachicardia, e nei casi più gravi provocare la morte.
Il principale effetto di un'esposizione cronica al benzene è il danneggiamento dei tessuti ossei e la diminuzione delle cellule del midollo osseo, che può causare una diminuzione del tasso di globuli rossi nel sangue e un'anemia aplastica o una leucemia.
Può anche dare origine a coaguli, difficoltà di coagulazione del sangue e indebolimenti del sistema immunitario.Effetti dell'azione di un agente intercalante sulla sequenza del DNA. In nero sono evidenziate le porzioni del DNA modificate dall'agente intercalante.
Il benzene è stato classificato dall'IARC come agente carcinogeno del gruppo 1.[55] La sua cancerogenicità è legata al suo comportamento da agente intercalante: esso infatti "scivola" tra i nucleotidi di un acido nucleico (come il DNA) provocando errori di lettura o scrittura del codice genetico; ciò danneggia la sintesi proteica e rende incontrollata la riproduzione cellulare (portando al cancro). Danneggia soprattutto le cellule germinali[56].Non tutti i composti planari sono necessariamente cancerogeni.
Ad esempio, l'acido benzoico, molto simile al benzene, perfettamente planare (sia l'anello sia il gruppo carbossilico sono planari), non è cancerogeno (viene trasformato in acido ippurico) e i suoi sali di sodio e potassio viengono utilizzati come conservante alimentare. Allo stesso modo, la fenilalanina, un amminoacido essenziale, comprende nel suo residuo un gruppo fenile (un anello benzenico), non è assolutamente cancerogena, anzi, la mancata assunzione di tale sostanza può provocare seri problemi.
Alcune donne esposte a livelli elevati di benzene per molti mesi hanno avuto anomalie nel ciclo mestruale e una diminuzione del volume delle ovaie.
Studi condotti su animali hanno dimostrato che l'esposizione al benzene durante la gravidanza porta a nascite sotto peso, ritardi nello sviluppo osseo e danni al midollo osseo.
L'effetto del benzene sulla fertilità dell'uomo o il corretto sviluppo del feto non è conosciuto, ma uno studio recente fatto su di un campione di 271 donne incinte e non fumatrici ha mostrato un aumento del rischio della riduzione del piede del bebè alla nascita e della circonferenza cranica se la mamma è stata esposta al benzene e agli altri inquinanti a esso legato. Queste madri, giunte alla ventisettesima settimana di gravidanza, hanno portato degli apparecchi in grado di dosare e misurare la quantità degli inquinanti nell'aria. Il risultato è stato che sono state esposte mediamente a 1,8 µg/m3, con dei tassi oscillanti tra 0,5 e 7,5 µg/m3. Questo studio ha dimostrato anche che il limite di 5 µg/m3, proposto dall'UE come obiettivo per il 2010 è stato superato nel 10% dei casi.[senza fonte]Per purificare l'ambiente interno, possono essere usate delle piante (soprattutto la gerbera, il crisantemo, la sansevieria e l'edera), che hanno la capacità di utilizzare il benzene dell'aria per il loro metabolismo.È possibile misurare l'esposizione al benzene dosandone la concentrazione nelle urine, nel sangue e nell'aria espirata, sebbene vi siano delle limitazioni a tali metodologie dovute alla trasformazione dei metaboliti del benzene.[57] Il trans,trans-acido muconico è un metabolita del benzene nell'uomo. La determinazione della sua concentrazione nelle urine è pertanto usata come biomarcatore dell'esposizione al benzene. Nel caso dell'analisi delle urine, l'esame può essere però falsato dal fatto che i prodotti di degradazione metabolica del benzene sono gli stessi derivati dal metabolismo di altre sostanze. Negli altri due casi, le analisi vanno eseguite in tempi brevi dopo l'esposizione, dato che il benzene viene metabolizzato abbastanza rapidamente.
A causa del suo uso nell'industria della gomma, della plastica, delle vernici e petrolchimica, il benzene rappresenta un contaminante ambientale molto diffuso. La sua inalazione cronica negli umani si associa inizialmente a discrasia ematologica, che può degenerare nel corso degli anni in anemia aplastica e leucemia mieloide acuta.[58][59] Per poter esercitare azione mutagena e cancerogena, il benzene deve andare incontro a metabolismo ossidativo e trasformarsi in intermedi reattivi (detti "metaboliti"). Questi includono lo stesso fenolo, l'idrochinone, il catecolo, l'1,2,4-benzentriolo, il benzene-1,2-diidrodiolo e l'acido muconico.[59]Esperimenti in vitro e in vivo hanno dimostrato la presenza di addotti covalenti nel midollo osseo in seguito all'esposizione a benzene.[58] Tali addotti vengono formati dai metaboliti del benzene.
Il benzene, essendo molto volatile, viene facilmente assorbito dall'organismo in seguito a inalazione, contatto dermico o ingestione.[61]
Il modo più pericoloso per assorbire il benzene è tramite inalazione, in quanto, una volta arrivato negli alveoli polmonari viene assorbito dai fitti capillari. L'assorbimento per via cutanea può avvenire solo se il benzene è presente allo stato liquido. La velocità di assorbimento cutaneo nell'uomo è pari a 0,4 mg/cm2·h.[61]
L'assorbimento per ingestione è teorizzato intorno al 100%, in seguito a un esperimento su cavie da laboratorio.[61]
Molti autori sostengono che la frazione di benzene eliminato mediante l'espirazione di un soggetto contaminato varia tra il 10 e il 50%, mentre per via urinaria viene espulso, senza modifiche, una quota inferiore all'1%.
La rimanente parte, quella ancora presente nel corpo, viene metabolizzata dal sistema delle monossigenasi del citocromo microsomiale P-450 2E1 (CYP2E1) per ottenere benzene epossido (agente cancerogeno e mutageno). L'ossidazione del benzene viene svolta dagli enzimi CYP2E1 e la reazione tra il benzene e un radicale idrossile formando un radicale idrossicicloesadienile intermedio rappresentano i principali sistemi metabolici utilizzati dal corpo per eliminare il benzene.Il benzene è annoverato nella lista degli inquinanti atmosferici redatta nel documento del Clean Air Act,[62] e come inquinante delle acque nel Clean Water Act.[48]Il benzene è presente nei gas di scarico delle vetture: ad esempio è stato stimato che in provincia di Bolzano il 75% delle emissioni di benzene sia attribuibile al traffico dei veicoli.[63]
Uno dei luoghi in cui si hanno maggiori esposizioni al benzene del pubblico e dei lavoratori sono le stazioni di servizio,[48] in quanto è inevitabile che una certa quantità di benzene, che è contenuto nella benzina come additivo, si disperda durante le operazioni di rifornimento. Infatti, al momento del rifornimento, la manichetta può lasciare scappare una piccola quantità di benzene che a causa della sua estrema volatilità si disperde nell'aria, venendo inalato dal benzinaio e dal cliente.In seguito all'esplosione di un'azienda petrolchimica nella città di Jilin nella Repubblica Popolare Cinese il 13 novembre 2005, una quantità di benzene stimata alle cento tonnellate si è riversata nel fiume Songhua, un importante affluente del fiume Amur. Questo incidente ha causato numerosi tagli nella distribuzione dell'acqua nelle città situate a valle, come Harbin (3,8 milioni di abitanti).[65][66]
Nel 2008 è stata ritrovata in nove confezioni di colori a tempera provenienti principalmente dalla Cina una percentuale di benzene superiore alla concentrazione limite stabilita dal decreto del Ministero della salute del 29 luglio 1994.[67][68]
In seguito a un incendio di ingenti proporzioni presso uno stabilimento di vernici situato nel comune di Brendola, alte percentuali di benzene sono state rilevate dall'ente regionale ARPAV. (120/115 microgrammi/m3).
Nel corso degli anni sono state svolte diverse indagini per stabilire la presenza di benzene e di altri idrocarburi sui corpi del sistema solare. L'importanza di tali indagini risiede nel fatto che un'atmosfera ricca di idrocarburi e altre sostanze è una prerogativa dell'origine della vita, per cui lo studio di tali condizioni può aiutarci a comprendere come la vita si sia originata e ad avanzare ipotesi sulla probabile esistenza della vita fuori dal nostro pianeta.Nel 1985, nell'ambito dell'esperimento Voyager 1 IRIS, sono state riscontrate tracce di benzene sul pianeta Giove.[70]
I risultati della missione spaziale Cassini-Huygens hanno confermato la presenza di benzene e altri idrocarburi all'interno dell'atmosfera di Titano (un satellite naturale del pianeta Saturno).[71]
All'interno del meteorite marziano ALH 84001 sono stati ritrovati dei globuli di carbonato contenenti idrocarburi policiclici aromatici (tra cui benzene)...
Il benzo[a]pirene è un idrocarburo policiclico aromatico della classe dei benzopireni.È una delle prime sostanze di cui si è accertata la cancerogenicità. Si forma per incompleta combustione di sostanze organiche a temperature comprese tra 300 e 600 °C. Per questo è presente (ad esempio) nel fumo di sigaretta, nei gas di scarico dei motori diesel, nei fumi prodotti dalla combustione di biomasse e nelle carni bruciate.Una delle sue forme ossidate (metabolicamente dall'organismo) è il benzo[a]pirene-7,8-diidrodiolo-9,10-diidroossido, che può legarsi al DNA interferendo con il suo meccanismo di replicazione. Il processo di formazione del perossido è relativamente complesso ed implica una cascata di reazioni coinvolgenti il citocromo P450, ed enzimi quali perossidasi ed idrolasi.La sua struttura inoltre non viene intercettata dal sistema enzimatico di correzione dei geni della categoria Caretaker del DNA, che ha invece il ruolo di demolire i tratti mutati dell'acido nucleico per prevenirne mutazioni nocive.La categoria IARC di rischio cancerogeno è Categoria 1: cancerogena per l'uomo.[3]Disciolto in acqua, è tra le sostanze più pericolose. Il limite di concentrazione è di 0,01 µg/l secondo il DL 31/2001...
Il catrame è un liquido dall'aspetto molto viscoso e scuro, di composizione variabile, ma principalmente costituiti da composti organici ad alta massa molecolare, e basso livello di ossidazione. Può esser ricavato dal legno, dal carbone o da alcuni altri minerali. Il catrame di carbone è etichettato come cancerogeno[1][2] per i polmoni.Il catrame di legna viene prodotto principalmente da legno e dalle radici di pino e legni ricchi in resina, per distillazione pirolitica distruttiva. La sua produzione e commercio ha dato un contributo importante nelle economie di nord Europa e America coloniale. Il suo utilizzo principale era di preservante e calafatante per le navi lignee; il più grande utilizzatore è stato la Royal Navy. La domanda commerciale è diminuita con l'avvento delle navi in ferro e acciaio. Prodotti analoghi possono essere ottenuti anche da altre forme di materia organica come la torba.Il catrame minerale fa parte della categoria nei materiali bituminosi, ed è un composto che deriva dalla distillazione secca del carbone fossile, in particolare del litantrace, il più importante carbone fossile; si presenta come un liquido denso di colore nero o bruno, ed è considerato un sottoprodotto della produzione del carbon coke. Prodotti minerali simili derivano da idrocarburi fossili. Da un punto di vista chimico e fisico, il catrame è un sistema colloidale costituito da un'elevata quantità di sostanza organica e da acqua, quest'ultima in quantità variabile del 2-5 %.La sostanza organica presente nel catrame minerale è rappresentata soprattutto da idrocarburi alifatici e policiclici aromatici (IPA) ed in proporzioni minori da altre sostanze contenenti ossigeno, azoto e zolfo. Data però la variabilità chimica del carbon fossile, dipendente dalla natura della matrice organica originaria e dalle differenti tecnologie esistenti per attuare la distillazione secca, il catrame può presentare differenti proporzioni dei suoi costituenti principali sopra citati.Allo stato grezzo è impiegabile come combustibile, impermeabilizzante per tetti (e tettoie), per la produzione di nerofumo e altri antisettici, ed infine, opportunamente privato della sua quota di acqua (deacquificazione), può costituire la base di partenza per la produzione di importanti miscele di maggior uso pratico: le frazioni che si ottengono dalla sua distillazione sono infatti gli oli leggeri, medi, pesanti e gli oli di antracene, mentre il residuo costituisce la pece di catrame.Pur avendo un aspetto molto simile a quello del bitume, il catrame è una sostanza più concentrata e di minor pregio a causa della maggiore instabilità termica e chimica dei suoi costituenti....
Nell'attività mineraria il cianuro (CN−) si usa per la sua spiccata capacità di complessare l'oro (Au): 2 CN- + Au+ → Au(CN)2-. Il processo si chiama lisciviazione con soluzioni di cianuro.
Il cianuro di sodio (NaCN) può formare: acido cianidrico (HCN) o reagire con i metalli presenti nell'acqua o nei minerali formando cianuri semplici o complessi, a seconda delle concentrazione dei metalli. I complessi (cianuro + metalli) sono solubili in acqua e in tale forma possono mobilitarsi metalli tossici per gli esseri viventi (Cd, Cr, Pb, Hg, As) producendo un nuovo effetto negativo.
Vi sono due tipi di eventi pericolosi per l'ambiente relativi all'utilizzo di tale tecnologia:
incidenti che si verificano durante le diverse fasi (di trasporto ed utilizzo)
danni ambientali ad ampio raggio derivanti dagli scarti cianurati che non sono facilmente eliminabili.
Poiché metalli pesanti e "drenaggi" acidi perdurano secoli, è necessario usarlo con discrezione.Poiché le sostanze a base di cianuro entrano in procedimenti industriali (ad es. l'argentatura), l'esposizione occupazionale è un rischio da tenere sempre presente.
I cianuri inorganici, come quelli di sodio o di potassio, sono altamente tossici se ingeriti. Meno di 500 mg sono letali per via orale per l'uomo.
I sali possono essere assorbiti, in misura minore, anche per via percutanea.
Più pericoloso se inalato, poiché letale a dosi bassissime, è il gas HCN. L'odore è storicamente associato a quello delle mandorle amare, che hanno concentrazioni di cianuro molto più alte delle mandorle dolci.Una fonte di piccole quantità di cianuro è il nocciolo di alcuni tipi di albicocche o di mandorle, dove esiste in forma organica (amigdalina).
L'amigdalina, di per sé innocua, può essere scissa nell'intestino dalla flora batterica rilasciando la componente tossica di cianuro.
I sintomi dell'intossicazione da cianuro compaiono subito in caso di inalazione mentre, se il cianuro è stato ingerito, compaiono nel giro di alcune decine di minuti o più (in funzione dello stato di riempimento dello stomaco). L'intervallo è molto più lungo se il composto tossico è di tipo organico.All'inizio l'individuo avverte una sensazione di vertigine e agitazione, seguita da tachicardia, cefalea e senso di costrizione toracica. Vi è anche tachipnea (aumento della frequenza respiratoria) per stimolazione diretta dei recettori da parte del cianuro. Successivamente subentra debolezza, confusione mentale, disorientamento e collasso.
La morte avviene per arresto respiratorio, ma non compaiono segni di cianosi, anzi cute e mucose possono apparire di un colore rosso marcato; questo perché non vi è stata una mancanza di ossigeno nei tessuti, ma è stata bloccata la loro possibilità di utilizzarlo, condizione nota come anossia istotossica.
Il cloruro di vinile (detto anche VCM o CVM, da cloruro di vinile monomero; nome IUPAC: cloroetene) è un composto organico clorurato.A temperatura e pressione ambiente è un gas incolore dal tipico odore dolciastro, insolubile in acqua. Trova principalmente impiego nella produzione del suo polimero, il cloruro di polivinile, più noto come PVC.La tossicità del cloruro di vinile ne limita l'uso nei prodotti di consumo, benché fino al 1974 venisse usato come propellente per bombolette spray. I suoi effetti cancerogeni sono stati riconosciuti da tempo e hanno dato luogo a vertenze legali simili a quelle avute per l'amianto.Sempre per via della sua tossicità, anche il suo uso come anestetico (similmente al cloruro di etile) è stato abbandonato.Il cloruro di vinile monomero ha una soglia olfattiva (odore dolciastro) di 4000 ppm, mentre i primi fenomeni sul sistema nervoso si osservano a 8000 ppm. Agisce sui canali ionici presenti sulle membrane cellulari provocando la depressione delle cellule eccitabili; per questo, prima della scoperta degli effetti tossici, veniva utilizzato in medicina per indurre anestesia. Infatti, il cloruro di vinile deprime il sistema nervoso centrale e può provocare aritmie fatali; l'inalazione dei suoi vapori produce sintomi analoghi a quelli dell'intossicazione da alcol - mal di testa, stordimento, perdita di coordinazione dei movimenti, disturbi della percezione visiva ed uditiva - e nei casi più gravi allucinazioni, perdita di coscienza, paralisi dei centri bulbari e conseguente morte per crisi respiratoria.I lavoratori a rischio sono:Addetti alla produzione del PVC; infatti benché il polimero sia stabile, la sua produzione può portare alla liberazione nell'ambiente del monomero, estremamente tossico Addetti alla manutenzione e pulizia dei macchinari utilizzati nella produzione del PVC Addetti all'incenerimento dei rifiuti plastici L'esposizione continuativa a basse concentrazioni di sostanza (esposizione cronica) è responsabile di diverse manifestazioni definite come malattia da cloruro di vinile (si manifesta dopo alcuni mesi o anni). Questa è dovuta alla formazione di proteine aberranti immunogeniche create dall'interazione del principale metabolita del cloruro di vinile (ossicloroetile) con le proteina plasmatiche. In questo senso, le manifestazioni dell'intossicazione cronica sono principalmente dovute alla deposizione in circolo di immunocomplessi, con sindromi vasculitiche sistemiche gravi. Si innescano inoltre crisi angiospastiche; tipico è infatti il fenomeno di Raynaud. Il quadro si completa con lesioni cutanee simili alla sclerodermia e con acroosteolisi delle falangi distali, delle ossa del piede e della rotula. Possono inoltre associarsi:Piastrinopenia Meteorismo ed anoressia Epatomegalia e/o splenomegalia Cefalea, astenia, vertigini Talora fibrosi polmonare e neuropatia periferica Sulle cavie in gravidanza, l'esposizione al cloruro di vinile ha causato aborti e nascite di cuccioli malformati. L'effetto sulla riproduzione umana è sconosciuto.Il cloruro di vinile è inoltre un potente cancerogeno riconosciuto ed è stato correlato in particolar modo con certe forme di cancro del fegato - principalmente il carcinoma epatocellulare e l'angiosarcoma epatico....
La classe dei composti organici volatili, (COV) o VOC (dall'inglese Volatile Organic Compounds), comprende diversi composti chimici le cui molecole contengono gruppi funzionali diversi: tali composti nel loro insieme hanno comportamenti fisici e chimici differenti, ma sono accomunati dal fatto che presentano un'elevata volatilità, caratteristica, ad esempio, dei comuni solventi organici aprotici apolari, come i diluenti per vernici e benzine.I vapori di cottura contribuiscono per un 10-30% sulle emissioni di composti organici volatili, con una dominanza variabile in base all'orario e alla densità delle cucine e ristoranti, con produzione di Aldeidi a catena lunga.Una delle principali fonti dei VOC antropogenici sono sostanze presenti nella formulazione dei rivestimenti, in particolare nelle vernici e nei rivestimenti protettivi. I solventi generalmente vengono emessi da film protettivi o decorativi. I solventi tipici sono gli idrocarburi alifatici, l'etil acetato, gli eteri glicolici, e l'acetone.L'impatto ambientale di tali VOC è considerevole, anche a causa dell'enorme quantitativo di prodotti che contengono tali sostanze: infatti si stima che sul pianeta Terra vengano prodotti, ogni anno, circa 12 miliardi di litri di vernici.A causa dei costi, dei rischi ambientali e di regolamentazioni sempre più stringenti, le industrie di vernici e rivestimenti hanno, nel corso del tempo, adottato soluzioni che comportino l'uso di solventi ad acqua, anche per la produzione di vernici acriliche.I clorofluorocarburi (CFC), il cui utilizzo è stato bandito in molti Paesi, sono stati ampiamente utilizzati sia nei prodotti per la pulizia che nei fluidi refrigeranti. Il tetracloroetilene è ampiamente utilizzato nel lavaggio a secco e dall'industria.Il benzene è un VOC antropogenico cancerogeno presente nel fumo di tabacco, nei carburanti stoccati, e nell'evaporazione delle benzine (ad esempio dalle auto in stazionamento). Il benzene viene emesso anche da fonti naturali come i vulcani e gli incendi boschivi spontanei. Spesso viene usato per realizzare altri prodotti chimici per la produzione di materie plastiche, resine e fibre sintetiche. Il composto evapora rapidamente, e il suo vapore, più pesante dell'aria, si accumula nelle zone basse, aumentandone così il rischio per la salute e la sicurezza. Il consumo di cibo e acqua contaminati da benzene può indurre vomito, vertigini, eccessiva sonnolenza diurna, tachicardia, e morte.Il cloruro di metilene è un VOC molto pericoloso per la salute umana. Si può trovare in adesivi e vernici spray, e provoca cancro negli animali.Secondo la normativa italiana, i prodotti contenenti cloruro di metilene debbono essere utilizzati all'esterno. Negli ambienti chiusi, è necessaria una ventilazione adeguata.Anche il percloroetilene è un VOC che si è dimostrato generare il cancro negli animali. È sospettato inoltre di produrre diversi sintomi respiratori correlati alla sua esposizione. Il percloroetilene è usato per lo più nei lavaggi a secco. Per evitare l'esposizione è quindi necessaria una completa asciugatura degli indumenti prima di indossarli.Il MTBE venne vietato negli Stati Uniti intorno al 2004, al fine di limitare l'ulteriore contaminazione dell'acqua potabile, dovuta principalmente a perdite dei serbatoi di stoccaggio sotterranei di benzina, in cui è stato usato per aumentare il numero di ottano o come additivo antidetonante.Formaldeide Anche questo è un composto cancerogeno. Molti materiali da costruzione, come vernici, adesivi, pannelli da parete e soffitto, piastrelle sintetiche, emettono lentamente formaldeide, in grado di irritare le mucose e possono aumentare l'irritazione e la suscettibilità ad ulteriori aggressioni chimiche.[4] Le emissioni di formaldeide dal legno di produzione industriale e da laminati plastici su legno, sono comprese tra 0,02 e 0,04 ppm. Un'elevata umidità relativa e temperature elevate favoriscono una maggior vaporizzazione della formaldeide dei materiali legnosi...Dal momento che le persone trascorrono la maggior parte del loro tempo a casa o in un ufficio, l'esposizione a lungo termine ai VOC in un ambiente interno, può contribuire alla sindrome da edificio malato.[6] Negli uffici e nelle case, nuovi arredi, rivestimenti murali, e apparecchiature per ufficio come fotocopiatrici, e ovviamente le combustioni delle stufe e il fumo del tabacco, possono liberare VOC.[4][7] Una buona ventilazione e il condizionamento dell'aria sono utili a ridurre le emissioni. Gli studi dimostrano anche che leucemia e linfoma possono aumentare in caso di esposizione prolungata a VOC nell'ambiente interno.[...
Il cromo è l'elemento chimico di numero atomico 24 e il suo simbolo è Cr. È un metallo di transizione lucente, di color grigio-acciaio, duro e fragile,[1] molto resistente alla corrosione.[2] Il nome deriva dal greco χρῶμα (chrôma), colore, per la varietà dei colori dei suoi composti.Il cromo è un metallo durissimo, impiegato nelle leghe di acciai inossidabili. Partecipa anche alla formazione di leghe d'alluminio, rame e nichel. È impiegato come rivestimento protettivo delle superfici metalliche (cromatura), che acquistano splendore e resistenza alla corrosione. Utilizzi del cromo e dei suoi composti:In metallurgia, per conferire resistenza alla corrosione ed una finitura lucida: come costituente per leghe resistenti al calore (grazie alla funzione protettiva dell'ossido Cr2O3), come nell'acciaio inox, nelle leghe per resistenze elettriche al Ni-Cr (80% Ni - 20% Cr) o Fe-Ni-Cr (con tenori massimi del 30%), nella cromatura, nell'alluminio anodizzato. Per smalti e vernici. L'ossido di cromo (III) è un lucidante per metalli conosciuto come green rouge. I sali di cromo colorano il vetro di verde smeraldo. Il cromo è responsabile del colore rosso dei rubini, ed è usato nella produzione di rubini sintetici. Come catalizzatore. La cromite si usa per fare impasti per la cottura dei mattoni. Sali di cromo si usano nella conciatura del cuoio. Il dicromato di potassio è un reagente chimico ed è anche un agente titolante. Si usa anche come mordenzante per tinture per stoffa. La miscela cromica è usata nella pulitura della vetreria di laboratorio. L'ossido di cromo (IV) (CrO2) si usa per fabbricare nastri magnetici: grazie alla maggiore coercitività rispetto al ferro, i nastri al cromo offrono prestazioni superiori.Il cromo metallico e i composti del cromo trivalente non sono normalmente considerati pericolosi per la salute, ma i composti del cromo esavalente (cromati e bicromati) sono molto tossici se ingeriti o se i fumi vengono respirati. La dose letale di composti di cromo esavalente è, per esempio, nel caso del bicromato d'ammonio, per somministrazione orale LD50 <190 (Cr6+) mg/kg nel ratto. Dimostra irritabilità primaria ed è corrosivo sulla pelle e sulle mucose, può essere mortale se assorbito anche attraverso la pelle e se ingerito; l'inalazione può provocare spasmo dei bronchi, infiammazione ed edema della laringe e dei bronchi, polmonite chimica ed edema polmonare. Presenta frequentemente fenomeni di sensibilizzazione se inalato, e a contatto con la pelle. Si sospetta essere teratogeno ed è classificato come cancerogeno per quasi tutti gli organismi viventi (tra cui anche gli esseri umani).Non è dimostrato che una carenza di cromo influenzi eventualmente la capacità dell'insulina di regolare il livello di glucosio nel sangue. Diversamente da altri oligominerali, non è stata trovata traccia di atomi di cromo in alcuna metalloproteina dotata di attività biologica e neppure in altri composti attivi. Il ruolo del cromo nel metabolismo degli zuccheri resta dunque, per ora, un mistero o un fatto irrilevante.Poiché molti composti del cromo sono stati e sono tuttora usati in colori, vernici e nella concia del cuoio, molti di essi si ritrovano oggi nel terreno e nelle falde acquifere in siti industriali abbandonati, che ora necessitano di decontaminazione e recupero ambientale.Nel 1958 l'OMS consigliò una concentrazione massima ammissibile per il cromo esavalente di 0,05 mg/l nell'acqua potabile, sulla base di misure di salvaguardia per la salute. Tale raccomandazione è stata rivista molte volte, ma il valore fissato non è mai stato elevato.A partire dal 1º luglio 2006 è diventata obbligatoria la Direttiva della Comunità Europea 2002/95/CE[25] (RoHS) che vieta l'utilizzo di cromo esavalente come componente nei rivestimenti anticorrosione in vari tipi di apparecchiature elettriche ed elettroniche.La maggior parte dei composti del cromo esavalente sono irritanti per gli occhi, per la pelle e per le mucose, ed un'esposizione cronica ad essi può causare danni permanenti agli occhi, se non adeguatamente curati. L'ingestione di liquidi contenenti cromo (accidentale o a scopo suicidario) provoca gravi gastroenteriti con nausea, dolori addominali, vomito e diarrea. A questa fase segue il danno epatico e renale e necrosi tubulare acuta con sviluppo di insufficienza renale acuta molto grave e possibile morte.Il cromo è responsabile di una lunga serie di effetti tossici cronici. Tra questi i più noti sono:Congiutiviti e cheratocongiuntiviti croniche Dermatiti irritative, talora ulcerazioni a carico di avambracci, mani e piedi Laringite cronica, bronchite, asma Epatopatie e disturbi a carico del tratto gastrointestinale Rinite ulcerativa, con possibile perforazione del setto nasale Il cromo esavalente è inoltre un famoso agente cancerogeno per gli esseri umani (gruppo I secondo IARC). Esiste infatti una estesa letteratura scientifica (vedi Bibliografia), dimostrante gli effetti cancerogeni del cromo (VI) sia in esperimenti di laboratorio che come casistica. Il cromo è responsabile di:Carcinoma dei seni paranasali Carcinoma del polmone, soprattutto negli addetti alla cromatura elettrolitica e alla produzione dei pigmenti del cromo....
Fu il primo insetticida moderno ed è senz'altro il più conosciuto; venne usato dal 1939, soprattutto per debellare la malaria. In Italia si ricorda, in particolare, il suo uso a questo scopo in Sardegna, dove la malattia era endemica e ne consentì l'eradicazione. La sua scoperta come insetticida va attribuita al chimico svizzero Paul Hermann Müller, alla ricerca di un prodotto efficace contro i pidocchi, ma la sua nascita risale al chimico austriaco Othmar Zeidler, che lo sintetizzò nel 1873.Fu scelto come prodotto per combattere la zanzara anofele, responsabile della diffusione della malaria, in quanto si credeva che, sebbene altamente tossico per gli insetti, fosse innocuo per l'uomo. Agli inizi, fu usato con successo per combattere la diffusione della malaria e del tifo su popolazione sia civile sia militare. Il chimico svizzero Paul Hermann Müller fu insignito nel 1948 con il premio Nobel per la medicina «...per la scoperta della grande efficacia del DDT come veleno da contatto contro molti artropodi».Nel 1950, l'entomologo italiano Giuseppe Salvatore Candura, direttore dell'Osservatorio Fitopatologico di Bolzano, pubblica Malefatte nel frutteto, risultato di 5 anni di studio sui danni del DDT in agricoltura. Questi studi sono stati successivamente ripresi e convalidati dal Food and Drug Administration, che ha dichiarato che «con tutta probabilità i rischi potenziali del DDT erano stati sottovalutati» e ponendo alcune restrizioni al suo uso.Nel 1962, una biologa e ambientalista americana, Rachel Carson, pubblicò il libro Primavera silenziosa, che denunciava il DDT come causa del cancro e nocivo nella riproduzione degli uccelli, dei quali assottigliava lo spessore del guscio delle uova. Il libro causò clamore nell'opinione pubblica; il risultato fu che nel 1972 il DDT venne vietato per l'uso agricolo negli USA[6] sulla spinta del movimento ambientalista, e nel 1978 anche in Italia. Il dibattito è acceso per quanto riguarda il suo uso nel combattere la malaria; in alcuni Paesi dell'Africa e in India, dove la malaria è endemica, il rischio di tumore dovuto al DDT può passare in secondo piano a fronte della riduzione dell'elevato tasso di mortalità dovuto alla malaria.Nel corso del 2006, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che il DDT, se usato correttamente, non comporterebbe rischi per la salute umana e che l'insetticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria.Nell'Unione europea, il DDT è etichettato con la frase di rischio R40: "Possibilità di effetti cancerogeni". L'Agenzia Internazionale per il Cancro IARC lo ha inserito nella categoria 2B "possibile cancerogeno"...
Il dietilstilbestrolo è una molecola di sintesi ad azione estrogeno-simile (la sua struttura, pur non essendo steroidea, mima quella degli estrogeni) usata dagli anni quaranta agli anni settanta negli Stati Uniti per prevenire l'aborto, in quanto stimola la sintesi di estrogeni e progesterone nella placenta.In diversi casi, causò un adenocarcinoma a cellule chiare della vagina in donne nate da madri che assumevano tale sostanza. Il tumore è solito insorgere in donne con età media di 17 anni, essendo molto raro prima dei 12 e raro dopo i 30.L'incidenza totale di alterazioni benigne della vagina e del collo dell'utero fu stimata essere del 75%.Nella progenie maschile esposta durante la gestazione, si è osservata un'elevata incidenza di cisti epididimali, ipotrofia testicolare e indurimento capsulare associati a riduzione del volume dell'eiaculato e alterazioni qualitative del liquido seminale.
In genere, quando si parla di "diossina" in senso non chimicamente rigoroso, ma tossicologico, si intende l'intera classe delle diossine e diossino-simili, furani, diossani e PCB complanari compresi.Le diossine e altri inquinanti organici persistenti sono sottoposti alla convenzione di Stoccolma del 22-23 maggio 2001. Questo accordo, entrato in vigore il 17 maggio 2004, prevede che gli Stati aderenti prendano misure atte a eliminare ove possibile, o quantomeno minimizzare, tutte le fonti di diossine.Le diossine, nel loro insieme sono molecole molto varie a cui appartengono composti cancerogeni. A esse vengono ascritti composti estremamente tossici per l'uomo e gli animali, arrivando a livelli di tossicità valutabili in ng/kg, sono tra i più potenti veleni conosciuti. Viene classificata come sicuramente cancerogena e inserita nel gruppo 1, Cancerogeni per l'uomo dalla IARC, dal 1997 la TCDD[7]. Anche secondo le norme giuridiche di molti paesi molte diossine sono ormai agenti cancerogeni riconosciuti. Sono poco volatili per via del loro elevato peso molecolare, poco o nulla solubili in acqua (circa 10−4 ppm), ma sono più solubili nei grassi (circa 500 ppm), dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un'esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni. Le diossine causano una forma persistente di acne, nota come cloracne; sugli animali hanno effetti cancerogeni[8] e interferiscono con il normale sviluppo fisico.È stato inoltre dimostrato che l'esposizione alla diossina può provocare l'endometriosi.Mediamente il 90% dell'esposizione umana alla diossina, eccettuate situazioni di esposizione a fonti puntuali (impianti industriali, inceneritori ecc.), avviene attraverso gli alimenti (in particolare dal grasso di animali a loro volta esposti a diossina) e non direttamente per via aerea: il fenomeno del bioaccumulo fa sì che la diossina risalga la catena alimentare umana concentrandosi sempre più, a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori, ai carnivori e infine all'uomo. L'emivita della TCDD nell'uomo varia da 5,8 a 11,3 anni (Olson 1994) principalmente in funzione di livello metabolico e percentuale di massa grassa; varia tra 10 e 30 giorni nei roditori (dati IARC[9]). La tossicità, espressa come LD50 è sensibilmente specie specifica (esempio LD50 somministrazione per via orale nella cavia è di 500,0 ng/kg nel caso di TCDD).È dimostrato che i composti della famiglia delle diossine si formano durante la fase iniziale della combustione dei rifiuti, quando la combustione genera HCl gassoso, in presenza di catalizzatori, quali il rame e il ferro. Responsabile principale della formazione di composti appartenenti alla famiglia delle diossine è il cloro "organico", cioè cloro legato a composti organici polimerici, ad esempio il PVC. La presenza di cloro e di metalli nel materiale di rifiuto pone le due principali condizioni per la formazione delle diossine.
La TCDD di solito si forma come prodotto indesiderato nei processi di combustione di materiali organici.È un inquinante organico persistente, diventato tristemente noto durante la guerra del Vietnam in quanto presente come contaminate nell'Agente Arancio[3] e durante il disastro di Seveso nel 1976.Non si può rallentare il processo di diffusione della TCDD nell'aria, nell'acqua e nelle catene alimentari in caso di incidente industriale o in caso di dispersione nell'ambiente, come è avvenuto in Vietnam in seguito all'utilizzo di potenti erbicidi (in particolare l'agente Arancio); la sostanza penetra nel terreno e tutti gli esseri viventi (piante, animali, uomo) ne vengono contaminati anche a distanza di anni. Gli effetti sono dunque, quasi sempre, irreversibili (l'incidente dell'ICMESA di Seveso ne è la prova: ancora oggi, pur avendo rimosso e confinato i materiali contaminati, si registrano elevati livelli di TCDD nel sottosuolo[6]).La principale fonte di esposizione umana alla TCDD e alle diossine in generale è l'alimentazione; altre possibili fonti di esposizione sono l'inalazione, l'ingestione di polveri contaminate e il contatto con la pelle.[7]La TCDD è una sostanza altamente tossica in grado di provocare danni gravissimi alla pelle, al cuore, ai reni, al fegato, allo stomaco e al sistema linfatico; studi specialistici sulla sostanza hanno portato alla scoperta di un alto pericolo cancerogeno per l'uomo e per gli animali. È stata classificata dalla IARC come sicuramente cancerogena e inserita nel gruppo 1, Cancerogeni per l'uomo dal 1997[8]. Soprattutto nell'uomo la TCDD colpisce particolarmente in forma tumorale il fegato e gli organi genitali: famosi sono i casi di endometriosi nelle donne e riduzione dei testicoli negli uomini.Un altro grave rischio che la TCDD porta è la malformazione dei feti umani, con nascite di bambini mutilati, gravemente deformi o morti.La TCDD porta a diverse conseguenze a seconda del tempo di esposizione alla contaminazione, a seconda della quantità immessa nell'area e a seconda di molti altri fattori. Per l'uomo il pericolo maggiore, oltre alla contaminazione diretta che porta in breve tempo alla comparsa della cloracne, è quello alimentare: infatti la TCDD, oltre a rappresentare la morte certa (chiaramente a seconda della quantità) per piccoli animali consumati dall'uomo (conigli, galline, volatili), si può inserire nella catena alimentare anche di altri animali più grandi, dove si deposita nei grassi. Stesso discorso vale per la flora e i suoi prodotti per l'uomo: frutta e verdura.In Italia il caso più grave di inquinamento da TCDD è stato sicuramente il disastro di Seveso, provocato dall'ICMESA di Meda che colpì in maniera gravissima Seveso e altre città limitrofe.La molecola di TCDD si rompe poco al di sopra degli 850 °C, valore determinato dall'energia di legame della molecola; condizione necessaria ma non sufficiente è che le griglie di incenerimento di rifiuti operino al di sopra di questa temperatura affinché l'impianto di incenerimento non emetta diossine....
La parola alcol deriva dall'arabo الغول (al-ghūl, «spirito») o da الكحل (al-kuḥl, polvere di stibnite ottenuta per sublimazione dall'antimonio), termine che rivela l'origine alchemica di questa sostanza,[3] a cui erano attribuite le proprietà magiche e spirituali contenute negli elisir.[4] È una molecola che presenta una storia millenaria di utilizzo.A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore, dall'odore caratteristico (etereo) e pungente, dal gusto leggermente dolce, bruciante (effetto pseudocalorico) e con effetto tattile disidratante. È tendenzialmente volatile ed estremamente infiammabile. La fiamma che produce durante la combustione si presenta di colore blu tenue, e quindi non è molto distinguibile in presenza di luce.La sua sintesi, tramite fermentazione alcolica, la rende una sostanza psicoattiva per l'uomo nonché un tipico antibatterico se presente in soluzione in percentuale superiore al 60%.Prodotto in natura dalla fermentazione (detta fermentazione alcolica) degli zuccheri, è l'alcol più diffuso e l'unico adatto al consumo alimentare. È presente nelle birre in percentuali solitamente inferiori al 10%, nei vini in percentuali comprese tra il 5 e il 20% (12% tenore medio), nei liquori e negli amari in percentuali dal 20 al 40%, nei distillati, in cui la componente alcolica può arrivare anche al 70% e, infine, negli aperitivi alcolici con percentuali molto variabili in funzione delle bevande alcoliche utilizzate. L'alcool etilico neutro di origine agricola (uvica o meno), "puro" al 95%, è commercializzato con il nome di alcol buongusto ed è utilizzato per preparare bevande alcoliche. In alcuni paesi del mondo, viene usato come combustibile al posto della comune benzina, dato il suo costo molto contenuto, se prodotto autonomamente. Il Brasile è il paese dove più si fa uso di bioetanolo per autotrazione con il Motore Flex prodotto dalla FIAT e dove esistono le più grandi centrali di raffinazione di canna da zucchero, da cui si ottiene. La Svezia è la nazione europea dove più si sta sviluppando il mercato del bioetanolo. In cosmetica, viene ampiamente utilizzato nella produzione di profumi. È comunemente utilizzato come disinfettante in ambito casalingo. L'etanolo uccide i microorganismi denaturando le loro proteine e dissolvendo i loro lipidi; risulta pertanto efficace contro molti batteri, funghi e virus (compreso il virus della SARS), però è totalmente inefficace contro le spore dei batteri. Le miscele al 70% in massa di alcol sono quelle che possiedono il maggior potere antisettico. L'etanolo in forma idrata è infatti rapidamente assorbito all'interno della cellula, mentre l'alcol puro richiama acqua sulla superficie cellulare producendo fenomeni di coagulazione all'interno della membrana plasmatica che generano una parziale protezione per la cellula batterica dal disinfettante. Come solvente di resine naturali e nella lucidatura dei mobili, per la preparazione di vernici, quali gommalacca, gomma benzoe, sandracca. Viene utilizzato come decolorante nella colorazione di Gram.In vari paesi si assoggetta a una tassa l'alcol etilico destinato al consumo umano, per limitarne l'abuso. Le industrie che utilizzano l'etanolo per scopi non alimentari vengono esentate dal pagamento della tassa se denaturano l'alcol, che così diventa imbevibile.L'etanolo è un composto stupefacente; ha molteplici effetti sull'organismo umano, di natura:energetica; narcotica; farmacologica; tossica; psichica.L'etanolo, dopo essere ingerito, viene rapidamente assorbito dallo stomaco e dall'intestino tenue e si distribuisce in tutta l'acqua corporea (che, per l'organismo umano, ammonta a circa 0,55 L/kg).La maggior parte (circa il 90%) dell'etanolo viene metabolizzato nell'organismo, mentre una piccola parte viene eliminata nelle urine, nel sudore e nell'aria espirata: il rapporto di etanolemia (concentrazione di etanolo nel sangue) e aria alveolare (valore misurato con l'etilometro) è relativamente costante, 80 mg di etanolo per 100 ml di sangue producono 35 µg/100 ml di etanolo nell'aria espirataIl metabolismo comincia già nello stomaco a opera dell'enzima alcol deidrogenasi gastrica, ma per lo più avviene nel fegato per opera di una serie di reazioni di ossidazione. L'etanolo viene prima trasformato in acetaldeide, che viene poi convertita in acido acetico dall'acetaldeide deidrogenasi, NAD+ dipendente. Queste reazioni richiedono appunto un consumo di NAD+, la cui disponibilità rappresenta un fattore limitante nel metabolismo dell'etanolo, motivo per il quale il tasso di conversione dell'etanolo a livello epatico è fisso (circa 8 g o 10 ml all'ora per un uomo di 70 kg).Un altro enzima che può metabolizzare l'etanolo è il CYP2E1, appartenente al complesso del citocromo P450, che interviene quando la quantità di etanolo assunta supera le capacità cataboliche delle deidrogenasi. Nell'etilismo cronico, l'attività di tale enzima viene indotta, cosa che comporta alterazioni della capacità del fegato di detossificare veleni.Il metabolita intermedio, l'acetaldeide, è un composto reattivo e tossico che contribuisce al danno da etanolo, mentre una piccola quantità circola nel sangue senza provocare alcun effetto.Alcuni gruppi etnici hanno capacità metaboliche differenti. Ad esempio nel 50% degli asiatici è presente una variante genetica inattiva di una delle isoforme dell'aldeide deidrogenasi, mentre in altri è presente un'isoforma dell'alcol deidrogenasi con ridotta attività, questo comporta una minore tolleranza e l'insorgere di una sindrome alcolica a dosi etiliche più basse.[8][9]La “teoria della scimmia ubriaca” è una teoria che ipotizza come la capacità di metabolizzare l'etanolo da parte dei primati, uomo compreso, ingerito da frutti troppo maturi, sia stato un fattore di successo evolutivo.L'etanolo ha un effetto di depressione del sistema nervoso centrale, e, analogamente ad altre sostanze come i barbiturici o le benzodiazepine, ha un effetto ansiolitico e provoca disinibizione comportamentale.Il meccanismo di questa azione centrale non è completamente chiaro. Sebbene l'etanolo, a concentrazioni efficaci, produca un aumento misurabile del disordine strutturale di membrana, è più probabile che la sua azione dipenda principalmente dai suoi effetti sui canali ionici di membrana e su recettori specifici.La somministrazione cronica causa sindromi neurologiche irreversibili come la Sindrome di Wernicke o la Sindrome di Korsakoff, dovute all'etanolo stesso o ai suoi metaboliti, o secondarie alla carenza di tiamina che viene costantemente osservata negli alcolisti. La maggior parte degli etilisti cronici mostra un grado di demenza associato a un ingrossamento dei ventricoli misurabile con tecniche di imaging cerebrale. Può anche essere presente degenerazione del cervelletto e in altre regioni encefaliche....
Sono una variegata gamma di sostanze e vengono suddivise in due categorie: fibre minerali artificiali organiche (MMOF) e fibre artificiali minerali (MMMF). Le MMMF sono nuovamente suddivise in materiali fibrosi (in particolare le fibre vetrose) e in fibre ceramiche. Queste fibre di lana sintetica hanno rimpiazzato l'amianto nell'edilizia, nei trasporti , e nell'industria per la loro capacità di isolante termoacustico, quindi si ritrovano nella gran parte delle costruzioni ad uso abitativo. La pericolosità di queste fibre dipende dalla loro grandezza e morfologia, negli ambienti interni comunque non sono presenti particolari concentrazioni di fibre pericolose...
Il fumo passivo (enviromental tobacco smoke o ETS) è stato classificato dallo IARC ed EPA come cancerogeno certo per l'uomo. Nel fumo di tabacco infatti sono presenti centinaia di sostanze tossiche quali ad esempio il monossido di carbonio, la nicotina, l'acroelina e mutagene come la formaldeide, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e alifatici, e le N-nitrosamine. Studi epidemiologici hanno dimostrato un aumento delle patologie polmonari e cardiache, specie nei soggetti più suscettibili (bambini ed anziani), dovuto all'esposizione alle sostanze contenute nel fumo di tabacco. Si è osservato un incremento dei tumori al polmone, delle infezioni acute delle vie respiratorie, delle bronchiti croniche, del rischio di infarto e dell'asma bronchiale. Nei soggetti fumatori la Sick Building Syndrome ha una maggiore incidenza rispetto ai soggetti non fumatori...
Sotto la definizione generica di nervino ("neurogas"), in inglese nerve agents, si comprendono degli aggressivi chimici volatili organofosfati impiegati a uso bellico.Il loro effetto tossico, spesso letale, si basa sull'inattivazione transitoria (gli agenti più datati), o irreversibile (i composti di più recente introduzione), dell'enzima acetilcolinesterasi, che degrada l'acetilcolina. L'acetilcolina media la trasmissione degli impulsi dal sistema nervoso al muscolo nella placca neuromuscolare, e all'interno del sistema nervoso stesso (sinapsi colinergiche).Come antidoto contro l'intossicazione da nervino vengono utilizzate alcune ossime quali la pralidossima; inoltre alcuni competitori recettoriali per l'acetilcolina, come l'atropina, possono, inibendone l'effetto, limitare i danni causati dai nervini e salvare così la vita agli intossicati. L'atropina, sostanza ricavata dai frutti d'una pianta (l'Atropa belladonna), antagonizzando - a livello di recettore colinergico - l'effetto dell'acetilcolina non più distrutta dall'enzima inibito dal nervino, limita gli effetti dell'avvelenamento.I primi gas nervini furono approntati dalla Bayer nella Germania nazista nel decennio 1934 - 1944 (il tabun fu sintetizzato da Gerhard Schrader a Leverkusen tra il 1934 e il 1936 durante ricerche finalizzate alla messa a punto di insetticidi); successivamente vi si dedicarono anche ricercatori statunitensi e sovietici.Al momento della resa del Terzo Reich, gli Alleati s'impossessarono di diverse tonnellate di gas nervini caricate in proiettili d'artiglieria e immagazzinati nel porto tedesco di Lubecca. Sul motivo per il quale i nazisti non ne fecero impiego bellico si è congetturato a lungo: si sa che il giovane Adolf Hitler, sul finire della prima guerra mondiale, rimase quasi cieco in seguito a un attacco chimico nemico (fu durante il ricovero all'ospedale militare di Pasewalk che apprese la notizia dell'armistizio dell'11 novembre 1918 che pose termine al conflitto), per cui c'è chi sostiene che fu incerto sul loro utilizzo per paura di rappresaglie, e per l'esperienza personale degli effetti devastanti di tali veleni.La produzione di tabun venne comunque intrapresa presso il complesso industriale "Rokita SA", a Dyhernfurth sull'Oder (da dopo la guerra Brzeg Dolny, nella regione polacca della Bassa Slesia), nel 1942; dopo il conflitto i proiettili caricati a gas vennero fatti affondare nel mar Baltico e in una fossa oceanica al largo della Florida.Durante la Guerra Fredda non vennero utilizzati gas tossici in Europa, ma gli statunitensi furono accusati d'averli impiegati nel biennio 1951-1952 nella guerra di Corea (mancano prove tangibili del fatto) contro cinesi e nordcoreani, e anche nella guerra del Vietnam (1964-1975). Vennero sicuramente impiegati dagli egiziani contro i nord-yemeniti nel periodo 1962-1965, e a più riprese dagli iracheni di Saddam Hussein (1981, 1984, 1987) per bloccare le offensive iraniane sullo Shatt al-'Arab. Mancano anche le prove d'un loro concreto impiego da parte dei russi contro la resistenza afghana (1979-1988) e da parte dei vietnamiti contro i cambogiani di Pol Pot nel periodo 1978-1989.L'opinione pubblica venne a conoscenza dell'esistenza di queste sostanze nel 1968 in seguito all'accidentale perdita di gas da un aereo militare statunitense in volo su Dugway, nello Utah. In tale occasione, il gas (probabilmente di tipo VX) sterminò all'istante un gregge di pecore.Nel 1998 gli Stati Uniti bombardarono con un missile da crociera Tomahawk un impianto chimico in Sudan ufficialmente adibito a industria farmaceutica, ma - con ogni probabilità - destinato a scopi bellici, così come più volte fecero negli anni 1988-1992 con la fabbrica di Rabta, nella Libia di Muʿammar Gheddafi. Nel marzo 2003 il presidente statunitense George W. Bush e il premier britannico Tony Blair utilizzarono informazioni dei servizi segreti circa presunti arsenali di gas tossici (dichiarate poi errate dallo stesso Blair), come pretesto per dar l'avvio all'invasione dell'Iraq allo scopo di cacciare Saddam Hussein e occupare militarmente il Paese mediorientale, ma mai sono stati trovati tali arsenali.Nel mese di agosto 2013, l'organizzazione umanitaria "Medici senza frontiere" ha dichiarato di aver riscontrato segni e sintomi di avvelenamento da nervini nella popolazione civile delle regioni orientali della Siria, quelle comprese tra i fiumi Tigri ed Eufrate.L'unico attentato terroristico che ha fatto uso di gas nervino fu quello alla metropolitana di Tokyo nel 1995, da parte degli adepti della setta Aum Shinrikyō; in esso fu usato il sarin.Gli agenti chimici della classe degli esteri organofosforici provocano, negli animali colpiti, una paralisi di tipo spastico (tetanica) delle sinapsi nervoso-muscolari di tipo colinergico.La paralisi spastica o paralisi tetanica è del tutto simile a quella provocata dalla tossina tetanica. Il soggetto colpito non riesce più a controllare la muscolatura volontaria (scheletrica), pur non perdendo conoscenza. Egli diviene affetto da una sindrome neurovegetativa potenzialmente letale, dal momento che la liberazione del neuromediatore colinergico (ACh, acetilcolina) avviene del tutto normalmente da parte della terminazione nervosa. Ciò che risulta impedito è la sua distruzione nei precursori, la colina e l'acetato. Ovvero, quel che non è più permesso è l'inattivazione del neurotrasmettitore, cosicché la stimolazione dell'effettore post-sinaptico continua in eterno (il tessuto muscolare scheletrico, liscio e cardiaco, il neurone colinergico post sinaptico). Infatti, il neurogas non è inattivabile dai complessi enzimatici sistemici, e si comporta, pertanto da inibitore non competitivo dell'enzima.La sua efficacia-pericolosità consiste proprio nel fatto che, fino a quando non venga creato ex novo un sistema enzimatico colinolitico che sostituisca quello inattivato dall'organofosforico, esso continua ad agire provocando danni irreparabili. E, poiché, trascorrono diversi mesi perché l'organismo possa produrre nuovo enzima, la morte è il destino inevitabile dell'individuo avvelenato. In pratica, la resintesi del complesso enzimatico avvelenato è assai lenta nel tempo, la tossicità del neurogas ha tutto il tempo di uccidere il soggetto colpito...
Sono chiamati gas serra quei gas presenti nell'atmosfera che riescono a trattenere, in maniera consistente, una parte considerevole della componente nell'infrarosso della radiazione solare che colpisce la Terra ed è emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole[1][2]. Tale proprietà causa il fenomeno noto come "effetto serra" ed è verificabile da un'analisi spettroscopica in laboratorio. Possono essere di origine sia naturale che antropica (cioè prodotti dalle attività umane)[3]. Il Protocollo di Kyoto regolamenta dal 1997 le emissioni dei gas serra ritenuti più dannosi, in particolare CO2, N2O, CH4, esafluoruro di zolfo (SF6), idrofluorocarburi (HFCs) e perfluorocarburi....
Gli inquinanti sono sostanze che, direttamente o indirettamente, producono inquinamento costituendo un pericolo per la salute dell'uomo o per l'ambiente, provocando alterazioni delle risorse biologiche e dell'ecosistema.Molti degli elementi o composti che sono dannosi per l'ambiente (minerali, fossili o prodotti dell'uomo stesso) possono esserlo, nel medio-lungo termine, anche per gli esseri viventi. Gli inquinanti possono causare la distruzione di aree o ambienti che sono essenziali alla sopravvivenza dell'uomo. Un esempio classico è dato dai clorofluorocarburi che furono scelti come liquidi di raffreddamento nei circuiti frigoriferi perché non colpiscono direttamente l'uomo. Si è poi scoperto che danneggiano seriamente l'ambiente in quanto si diffondono nell'alta atmosfera dove permangono per qualche tempo e, quando i raggi solari li colpiscono, intaccano lo strato di ozono che ci protegge dalla radiazione ultravioletta, causa principale del cancro alla pelle.
Il mercurio è un elemento chimico con simbolo Hg e numero atomico 80.Si tratta di un metallo di transizione pesante, avente colore argenteo.Il mercurio trova principale impiego nella preparazione di prodotti chimici industriali e in campo elettrico ed elettronico. Viene usato nei barometri, sfigmomanometri, coulombometri, pompe a diffusione e molti altri strumenti da laboratorio, scelto perché liquido, opaco e di alta densità. Veniva usato anche nei termometri prima di essere eliminato a causa della sua tossicità. Tra i suoi impieghi in campo elettrico ed elettronico rientrano la realizzazione di interruttori, elettrodi, pile. In campo medico, l'amalgama di mercurio con altri metalli è usato per realizzare le otturazioni dentali.Nelle "celle a mercurio" viene utilizzato un elettrodo di mercurio liquido per condurre l'elettrolisi del cloruro di sodio in acqua, per produrre cloro gassoso e idrossido di sodio.Il mercurio è stato usato anche come liquido di raffreddamento in alcuni tipi di centrale nucleare e per realizzare telescopi a specchio liquido.Il mercurio ha trovato impiego anche nella purificazione dei minerali di oro e argento, attraverso la formazione di amalgami. Questo utilizzo, altamente inquinante e nocivo per l'ambiente e i minatori, è ancora diffuso nelle miniere d'oro del bacino del Rio delle Amazzoni, in Brasile.I vapori di mercurio sono usati in alcuni tipi di lampade a fluorescenza.Grazie alla elevata tensione superficiale è un liquido che non penetra nelle porosità aperte dei comuni materiali da costruzione. Questo permette di misurare la distribuzione della porosità aperta dei materiali mediante porosimetria a intrusione di mercurio.Ancora più vasti sono gli utilizzi dei composti chimici del mercurio: catalizzatori, coloranti, insetticidi. Molti degli usi comuni in passato, compresi erbicidi e farmaci, sono stati abbandonati per la tossicità del mercurio. Il mercurio è fortemente tossico; l'introduzione nell'organismo può avvenire sia per ingestione, sia per inalazione dei vapori, sia per semplice contatto (è in grado di attraversare la pelle). Per quanto riguarda il mercurio elementare (il metallo liquido), il rischio maggiore di intossicazione acuta è legato ai vapori, in quanto l'assorbimento cutaneo è trascurabile, così come anche quello intestinale. Discorso diverso invece per i sali di mercurio, più facilmente assumibili attraverso la catena alimentare. La forma più pericolosa per la salute umana è comunque quella organica (principalmente metilmercurio) presente nel pesce ed altri alimenti, che vengono assorbiti ed accumulati con maggiore efficienza dai tessuti.La fonte principale di assunzione di mercurio è formata dal cibo, oltre agli impieghi negli antisettici, nelle vernici, nelle cere per pavimenti, nei lucidanti per mobili, negli ammorbidenti e nei filtri per i condizionatori di aria. È stato più volte ipotizzato che alcuni sali di mercurio in particolare il Thimerosal, utilizzati nella preparazione dei vaccini, possano avere un ruolo, mai tuttavia dimostrato, nell'insorgenza dei disturbi autistici. Sebbene il Thimerosal faccia uso di composti organo-mercuriali (e non di metilmercurio) che l'organismo umano riesce a metabolizzare, negli Stati Uniti, nell'Unione europea e in alcuni altri paesi viene progressivamente eliminato dai vaccini a uso pediatrico, per ridurre la potenziale sovra-esposizione al mercurio nei bambini.Il metilmercurio in particolare renderebbe l'organismo incapace di provvedere alla disintossicazione dei metalli pesanti, che si accumulerebbero così nell'organismo con grave effetto neurotossico, inoltre anche l'attività di alcuni enzimi verrebbe seriamente compromessa e si originerebbero così gravi scompensi metabolici, inoltre induce atassia, insonnia, parestesie, restringimento del campo visivo, disartria, ipoacusia.Il mercurio presente nelle otturazioni dentali in amalgama (di colore argenteo) è stato accusato di una serie di interazioni con l'organismo capaci di indurre patologie di varia natura[17][18][19]. La quantità di studi sempre più ampi effettuati sulla popolazione sembra però confermare l'assenza di pericoli significativi.Il consumo di pesce è la più importante causa di esposizione all'ingestione di mercurio negli animali e negli esseri umani.[27][28] Alcuni grandi pesci, come il tonno azzurro[29] e il pesce spada[30], possono contenere alti livelli del metallo per il fenomeno del bioaccumulo, in conseguenza del fatto che si tratta di pesci in cima alla catena alimentare marina; un grande consumo di questi prodotti ittici può comportare l'instaurarsi di avvelenamento da mercurio[31]. La FDA raccomanda per determinate categorie di persone, ovvero bambini più piccoli, madri allattanti e donne che potrebbero cominciare una gravidanza,[32] di non consumare alla settimana più di 340 grammi di prodotti ittici con basso contenuto di mercurio (come gamberetti, tonno in scatola, salmone, merluzzo e pesce gatto); nel caso di pesci a maggior contenuto di mercurio, come il tonno alalunga, e nel caso di pesce pescato amatorialmente in acque non considerate sicure, il consumo massimo settimanale è dimezzato (170 grammi); sono da evitare, inoltre, i grandi pesci, come squalo e pesce spada.Il grave problema della tossicità ambientale del mercurio ha portato ad una serie di iniziative da parte di organismi nazionali ed internazionali che si occupano di tutela dell'ambiente e salute pubblica, impegnati per una sua progressiva eliminazione dai cicli produttivi in ogni sua forma[25][35]. Nel 2013 questi sforzi si sono concretizzati nella Convenzione di Minamata sul mercurio, un accordo internazionale firmato da più di cento Paesi che prevede l'introduzione progressiva di una serie di misure di contenimento, per arrivare nel 2020 alla messa al bando totale di alcuni dispositivi, tra cui batterie, lampade a fluorescenza e cosmetici[36].L'Unione europea è a sua volta impegnata sullo stesso obiettivo, avendo nel 2005 fissato un programma in più punti (EU mercury strategy) in cui si indicavano una serie di misure volte alla diminuzione progressiva dell'uso del mercurio in ogni sua forma..
Nel passato il metilmercurio si formava direttamente o indirettamente in seguito a vari processi industriali, come la fabbricazione della acetaldeide. Attualmente le fonti antropogeniche che provocano inquinamento da metilmercurio sono limitate sostanzialmente alla combustione di rifiuti che contengano mercurio inorganico e alla combustione di combustibili fossili, e di carbone in particolare. Benché il mercurio inorganico sia presente solo in tracce in questi combustibili, la loro combustione su larga scala rilascia ogni anno nell'atmosfera circa 48 tonnellate di mercurio elementare nei soli Stati Uniti. Una quantità circa tripla di mercurio inorganico è rilasciata da fonti naturali come i vulcani, gli incendi delle foreste e la meteorizzazione di rocce contenenti mercurio.[3] Il metilmercurio si forma a partire dal mercurio inorganico per azione di organismi anaerobici che vivono in ecosistemi acquosi quali laghi, fiumi, zone umide, sedimenti, suoli e mari aperti. Questo fenomeno ha provocato tragici avvelenamenti da metilmercurio, detto malattia di Minamata, verificatisi nel pesce della Baia di Minamata in Giappone e a Grassy Narrows nell'Ontario (Canada). Nel primo caso il metilmercurio era un prodotto secondario indesiderato della reazione di sintesi dell'acetaldeide, nel secondo caso il mercurio proveniva dalla fabbricazione di cloro e idrossido di sodio e idrogeno a partire da salamoia, utilizzando celle elettrolitiche con mercurio liquido.Il metilmercurio si forma in ambienti acquosi, e dato che non è eliminato rapidamente dagli organismi, viene biomagnificato nella catena alimentare acquatica a partire dai batteri e il plancton, fino ai macroinvertebrati e ai pesci erbivori e piscivori. Ad ogni passaggio della catena alimentare la concentrazione del metilmercurio nell'organismo cresce, e la sua concentrazione nei predatori acquatici in cima alla catena alimentare può essere un milione di volte maggiore rispetto alla concentrazione nell'acqua. Questo succede perché il metilmercurio ha una emivita di circa 72 giorni negli organismi acquatici, consentendone il bioaccumulo lungo la catena alimentare. Organismi come l'uomo,[4] nonché uccelli e mammiferi che si cibano di pesci, come lontre e balene, consumano pesce dalla cima della catena alimentare e ingeriscono il metilmercurio che si è formato nel processo descritto. Pesci e altre specie acquatiche costituiscono l'unica fonte significativa di esposizione al metilmercurio per gli esseri umani.La concentrazione di metilmercurio in un dato pesce dipende dalla specie di pesce, dalla sua età e grandezza, e dal tipo di ambiente acquoso di provenienza. Di solito pesci piscivori come lo squalo, il pesce spada, il marlin, il tonno di grosse dimensioni, e altri contengono una maggior quantità di metilmercurio rispetto a pesci erbivori o di dimensioni minori come l'aringa. All'interno di una data specie di pesce, i pesci più grandi e più vecchi contengono più metilmercurio dei pesci più piccoli. I pesci che crescono in acque più acide tendono a contenere più metilmercurio. Nel sangue umano il metilmercurio ha una emivita di circa 50 giorni.Il metilmercurio ingerito è assorbito rapidamente e completamente dall'apparato gastrointestinale. La maggior parte si complessa con la cisteina libera e con proteine e peptidi che contengono questo aminoacido. Il complesso metilmercurio-cisteina viene riconosciuto da proteine trasportatrici di aminoacidi come se fosse metionina, un altro aminoacido essenziale.[6] A causa di questo mimetismo, il metilmercurio è trasportato liberamente per tutto il corpo e passa anche la barriera emato-encefalica e la placenta, in modo da essere assorbito dal feto in via di sviluppo. Visto che si lega fortemente alle proteine, il metilmercurio non è eliminato facilmente.Vari studi indicano che bambini esposti a metilmercurio quando erano nell'utero materno mostrano elusivi deficit di sviluppo, quali minore di quoziente d'intelligenza, risultati inferiori in test su abilità di linguaggio, deficit della memoria e dell'attenzione. Negli adulti l'esposizione al metilmercurio è stata correlata ad un rischio maggiore di disturbi cardiovascolari, compreso l'infarto del miocardio. Ci sono evidenze che il metilmercurio causi anche malattie autoimmuni in individui sensibili. A tutt'oggi non esistono però collegamenti diretti tra il metilmercurio e specifiche malattie neurologiche o autoimmuni. Benché sia fuor di dubbio che il metilmercurio è tossico sotto molti aspetti, compresi i danni a livello fetale, è ancora controverso quale sia il livello di metilmercurio accettabile nei cibi senza causare danni.Si sono verificati vari episodi nei quali un gran numero di persone è stato avvelenato gravemente da cibo contaminato con elevate quantità di metilmercurio. Particolarmente noti i casi di discariche di reflui industriali che hanno provocato l'inquinamento e il conseguente avvelenamento da mercurio di massa del pesce nella Baia di Minamata, detto malattia di Minamata e Niigata[7] in Giappone, e la situazione verificatasi in Iraq a Bassora negli anni '70, quando una partita di grano trattato con metilmercurio come conservante per essere usato come seme fu invece rubato e consumato direttamente dalla popolazione e da animali. I sintomi neurologici osservati in questi casi comprendono parestesia, perdita di coordinazione motoria, disturbi del linguaggio, sordità, restringimento del campo visivo, cecità e morte. I bambini che erano stati esposti nell'utero materno per ingestione di metilmercurio da parte della madre hanno pure mostrato una serie di sintomi, fra i quali difficoltà motorie, problemi sensoriali e ritardo mentale.Al giorno d'oggi, avvelenamenti di questa portata sono rari e limitati ad incidenti isolati. Di conseguenza, i timori di inquinamento da metilmercurio sono attualmente concentrati su effetti più sottili riscontrabili su popolazioni che consumano quantità di pesce inquinato, moderate o elevate. Questi effetti non sono necessariamente identificabili nel singolo individuo e non è facile attribuirli al metilmercurio in modo univoco. Tuttavia, questi effetti possono essere rilevati confrontando popolazioni che abbiano diversi livelli di esposizione al metilmercurio.Molti enti governativi, come la Environmental Protection Agency (EPA) e la Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti, la Health Canada, il Direttorato Generale per la Salute e i Consumatori dell'Unione Europea, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) delle Nazioni Unite hanno fornito delle linee-guida al fine di limitare l'esposizione al metilmercurio dovuta al consumo di pesce inquinato. Attualmente, la maggior parte di queste indicazioni è mirata a proteggere lo sviluppo del feto; in futuro si potrebbero avere ulteriori indicazioni riguardo al rischio cardiovascolare. In genere questi consigli tendono a comunicare il messaggio che il pesce è una buona fonte di nutrimento, che apporta significativi vantaggi per la salute, ma che i consumatori, e in particolare le donne in gravidanza, le donne che prevedono di avere una gravidanza, le donne che allattano, e i bambini piccoli dovrebbero evitare il pesce con livelli elevati di metilmercurio, limitare il consumo di pesce con livelli moderati di metilmercurio, e consumare pesce con bassi livelli di metilmercurio non più di due volte alla settimana.
Con microplastica ci si riferisce a piccole particelle di materiale plastico generalmente più piccole del millimetro fino a livello micrometrico[1][2]. L'inquinamento da microplastiche causato da rifiuti di piccolissime dimensioni che si infiltrano nell'ambiente e negli alimenti è ritenuto una minaccia per l'ecosistema e la salute umana.Esistono due categorie di microplastica: la primaria è prodotta come risultato diretto dell'uso umano di queste sostanze e la secondaria come risultato di frammentazione di rifiuti plastici di più grandi porzioni[4].Polietilene basato su microsfere in un dentifricio Le microplastiche provengono da diverse fonti: se ne trovano in maniera massiccia in prodotti come cosmetici, prodotti per l'igiene personale e per la casa, nei materiali edili, nelle industrie e in agricoltura.[3]Spesso nei cosmetici le microplastiche vanno a costituire fino al 90% del peso totale del prodotto, come nel caso degli esfolianti per la pelle[5][6][7][8][9]. Anche l'usura di pneumatici produce microplastiche.[10]Una grande quantità di microplastiche è di origine casalinga, come quelle provenienti dal lavaggio di capi sintetici, che si vanno a riversare in acqua. Questo problema può essere ridotto tramite appositi filtri, lavaggi a bassa temperatura e l'uso di detersivi liquidi[11][12][13][14].L'agricoltura è anch'essa produttrice di microplastiche. I teli che vengono usati per pacciamare si disintegrano nel suolo quando alla fine del ciclo di coltura non vengono raccolti e smaltiti adeguatamente. Lasciate sui terreni, le plastiche si possono degradare per abrasione, per agenti atmosferici e per azione di insetti o mammiferi.È stato riscontrato che entrambe le categorie di microplastiche (primaria e secondaria) persistono nell'ambiente in grandi quantità, soprattutto negli ecosistemi marini ed acquatici[15]. Ciò perché la plastica si deforma ma non si rompe per molti anni, può essere ingerita e accumulata nel corpo e nei tessuti di molti organismi. L'intero ciclo e movimento delle microplastiche nell'ambiente non è ancora stato studiato approfonditamente soprattutto per la difficoltà di analizzare una miscela di svariati tipi di plastica più o meno inerte.Il 77% del sangue delle persone testate dai ricercatori dell’Università Vrije di Amsterdam nel 2022 è risultato contenere microplastiche poiché esse possono viaggiare nel corpo e depositarsi negli organi[16][17][18].Bottiglia di plastica che si disgrega nel mare in pezzi sempre più piccoli che vengono a contatto con dei pesci. Rappresentazione dell'esposizione della fauna marina alla microplastica. Fonte:Agenzia europea dell'ambiente Secondo un’inchiesta avviata da Orb Media, un’organizzazione non profit di Washington, che ha condiviso con il Guardian i risultati, l’acqua che esce dai rubinetti di tutto il mondo contiene microscopiche fibre di plastica (ovvero microplastiche); il dossier, denominato “Invisibles: The Plastic Inside Us”, rappresenta il primo studio a livello globale sull’inquinamento dell’acqua potabile da parte di microplastiche.[19] Gli Stati Uniti sono stati identificati come il Paese con il tasso di contaminazione più elevato: valori che arrivano fino al 94%, con fibre trovate in acqua di rubinetto campionata anche negli edifici del United States Capitol (Campidoglio a Washington), nella sede dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA – Environmental Protection Agency) e persino nella Trump Tower a New York. A seguire Paesi come il Libano e l'India. Le nazioni europee come il Regno Unito, la Germania e la Francia registrano un tasso di contaminazione più basso, anche se la presenza è stata riscontrata nel 72% dei casi.Le microplastiche costituiscono una seria minaccia per i piccoli esseri viventi marini, i quali tendono a nutrirsene scambiandole per plancton[23]. Questi organismi minori vengono a loro volta inseriti nella catena alimentare e venendo ingeriti da esseri viventi più grandi e loro predatori. La catena può continuare sino a raggiungere le nostre tavole. Controllare l’immissione di tali plastiche nell’ambiente significa quindi salvaguardare la fauna marina. Molti animali marini come gabbiani o foche hanno ingerito microplastiche, avendo ripercussioni sulla salute.Recenti studi hanno dimostrato che l'inquinamento da parte delle microplastiche ha raggiunto la catena alimentare interessando non solo la fauna marina ma anche alimenti come il sale marino, la birra ed il miele. Nonostante non siano stati condotti studi specifici, c’è anche la possibilità che i frammenti arrivino sulle nostre tavole attraverso la carne; infatti, pollame e suini vengono nutriti anche con farine ricavate da piccoli pesci che possono essere contaminati.
Il monossido di carbonio (o ossido di carbonio o ossido carbonioso) è un gas incolore, inodore e insapore, leggermente meno denso dell'aria. Se presente in concentrazioni superiori a circa 35 ppm risulta altamente tossico per gli animali, sia vertebrati che invertebrati, che usano l'emoglobina per trasportare l'ossigeno all'interno dell'organismo; in piccole quantità viene tuttavia prodotto dal normale metabolismo animale e si ritiene svolga alcune normali funzioni biologiche. La sua formula chimica è CO, cioè la sua molecola è formata da un atomo di carbonio e uno di ossigeno legati con triplo legame.La sua concentrazione nell'atmosfera è variabile e ricopre un ruolo nella formazione dell'ozono a livello del suolo: si miscela bene nell'aria, con la quale forma facilmente miscele esplosive; in presenza di polveri metalliche finemente disperse, forma metallocarbonili tossici e infiammabili; può reagire vigorosamente con ossigeno, acetilene, cloro, fluoro, ossidi di azoto.[2]Viene prodotto da reazioni di combustione in difetto di aria (cioè quando l'ossigeno presente nell'aria non è sufficiente a convertire tutto il carbonio in anidride carbonica[3]), per esempio negli incendi di foreste e boschi, dove il prodotto principale della combustione rimane comunque l'anidride carbonica; altre fonti naturali sono i vulcani, mentre la maggior parte si genera da reazioni fotochimiche che avvengono nella troposfera; inoltre si sprigiona durante le combustioni in ambienti chiusi[3] e dalle vecchie stufe a gas liquido, responsabili dell'alta frequenza di intossicazione da monossido di carbonio in caso la stufa non abbia efficiente aerazione...
L'ossido di carbonio o monossido di carbonio (CO) è un gas inodore, incolore, insapore, avente elevata affinità con l'emoglobina, che si forma nelle reazioni di combustione, in misura maggiore in quelle incomplete (per es. quando vi è un malfunzionamento degli impianti). Il monossido di carbonio rappresenta un rischio rilevante, specie negli ambienti confinanti, a causa delle sue caratteristiche chimico-fisiche che lo rendono impercepibile nell'ambiente. Il valore basale di concentrazione di CO nel sangue negli adulti sani è compreso tra 0,3-0,7%, negli adulti sani fumatori tra 5-9%. A bassissime dosi il CO non è pericoloso ma già a livelli di concentrazione nel sangue pari al 10-20% il soggetto avverte i primi sintomi dovuti all'esposizione di monossido di carbonio quali lieve emicrania e stanchezza. I sintomi precoci da intossicazione da CO sono aspecifici: nausea, debolezza, vertigini, cefalea, disturbi visivi. Livelli elevati di CO nel sangue portano all'ipossia dei tessuti con conseguenze a livello del sistema nervoso (coma e convulsioni 50-65%COHb) fino a causare la paralisi respiratoria e quindi la morte (70%COHb). L'effetto tossico dipende non solo dalla concentrazione del gas nel sangue e quindi nell'aria ma anche dal suo tempo di azione. Negli ambienti di lavoro il valore limite di concentrazione di CO nell'aria è definito come 10 mg/m^3 (circa 8 ppm)[1]. Il fenomeno delle intossicazioni domestiche da monossido di carbonio, riconducibili al rilascio di questo gas da impianti di riscaldamento autonomo e scaldabagni a gas, risulta tutt'altro che trascurabile ed in aumento negli ultimi anni. I motivi dell'aumento di tali episodi di intossicazione domestica sono: l'utilizzo di serramenti a tenuta stagna che riducono i ricambi d'aria naturali favorendo la permanenza di CO negli ambienti confinati, la carenza di sistemi di evacuazione, il largo impiego di gas nelle abitazioni, le volumetrie ridotte, l'aumento degli impianti di combustione individuali. La prevenzione volta, ad azzerare il rischio di intossicazioni, deve essere effettuata attraverso: interventi sulla sorgente (idonea manutenzione, sistemi di combustione e prese d'aria), captazione delle emissioni attraverso canne fumarie idonee, diluizione della componente residua dell'inquinante per mezzo di aperture fenestrate e ventilazione sussidiaria, rispetto delle normative e controlli, educazione della popolazione (la prevenzione è affidata alla responsabilità dei cittadini), inoltre tutti i locali in cui sono presenti impianti di combustione devono presentare aperture verso l'esterno...
Per nanoplastiche si intendono i frammenti formatisi dalla degradazione delle microplastiche di origine antropica.[1] Non esiste una definizione esatta in letteratura, e non c'è ancora molta chiarezza sull'importanza di questo termine,[1] ma ci sono ricerche che dimostrano che hanno un comportamento diverso rispetto alle microplastiche.Le NP (nanoplastiche) condividono spazio con le MP (microplastiche), dato che la maggior parte proviene dalla degradazione di queste, dunque su tutto il pianeta, dai poli artici, all'equatore fino alle basi più profonde dell'oceano.[2] A partire dagli anni '70 si sono scoperti innumerevoli particelle microscopiche di plastica nella superficie degli oceani, sedimenti oceanici e nelle colonne d'acqua dei corpi acquatici.[2] Successivamente sono state scoperte le NP ovunque si trovassero anche le MP. Sono ormai così diffuse che vengono ritrovate in quantità modeste persino nelle acque trattate per il consumo di diverse città. Difatti prima di arrivare nelle acque le materie plastiche devono subire un processo di consumo e di scarto sulla terraferma. Le MNP (micro e nanoplastiche) sono quindi ritrovabili anche negli alimenti del settore agricolo come ad esempio nel riso e nei vegetali.[2]Sono principalmente contaminanti marini e si stima che ci sono centinaia di migliaia di tonnellate galleggiando nelle superfici dei principali ecosistemi marini. La quantità e caratteristiche fisico-chimiche delle MNP in habitat acquatici marini e dolci varia in maniera significativa secondo la zona.Attraverso vari metodi di analisi, sia quantitativi che semi-quantitativi, si sono trovate nanoplastiche in ambienti marini, fiumi, acque superficiali regionali o in mare aperto e in neve ad alte altitudini nelle Alpi. Questo dimostra che possono essere trasportate in posti molto lontani da dove sono state originate, infatti si è dimostrato che l'aria è un veicolo delle MNP.Così come le microplastiche, le nanoplastiche vengono classificate in base alla loro origine, dunque in primarie e secondarie.Le nanoplastiche primarie vengono dall'emissione di particolati di prodotti industriali diretti al consumatore e vengono immesse nell'ambiente nella loro dimensione originale. Questi prodotti includono principalmente cosmetici, prodotti per la pulizia, materie prime per la fabbricazione di utensili di plastica e anche da fibre tessili dopo il loro lavaggio o asciugatura.[2]Nello specifico alcune fonti possono essere erba sintetica, vernici, acqua dopo lavaggio di tessuti, acque di scarico, giochi di plastica e vestiti.Le nanoplastiche secondarie vengono formate dalla degradazione macro e microplastiche da agenti biologici, chimici, fisici e/o meccanici.[2][1]Le fonti principali di MNP secondarie sono molte e varie: rifiuti urbani come pellicole agricole, sacchetti di plastica e bottiglie, attrezzi da pesca, involucri per spedizioni, pneumatici dei veicoli e altri innumerevoli rifiuti di plastica di grandi dimensioni.[2]Da recenti studi è stato appurato come le nanoplastiche derivanti dagli scarti degli pneumatici siano quelle più diffuse, sia su terra che nelle acque.[A causa delle loro proprietà colloidali, come l'alta diffusività e l'area superficiale specifica, le nanoplastiche rappresentano un rischio potenzialmente più insidioso rispetto alle altre dimensioni dei detriti plastici.[14]Grazie alle loro dimensioni, possono essere ingeriti da numerosi organismi. Secondo alcuni studi, potrebbero essere in grado di rompere le membrane cellulari e provocare stress ossidativo. Essendo le MNP trasportatori di sostanze tossiche queste entrano nel corpo degli organismi quando ingeriscono particelle di plastica, per cui entrano nella rete trofica marina fino ad arrivare a quella terrestre, impattando anche la salute umana.[2]Gli MNP hanno anche impatti negativi significativi sulla fauna del suolo, in particolare lombrichi e nematodi, limitandone la crescita, la riproduzione, la durata della vita e sopravvivenza grazie a vari meccanismi di tossicità come il bioaccumulo, danni al DNA, la genotossicità, disbiosi del microbiota intestinale, i danni istopatologici, disordini metabolici, la neurotossicità, lo stress ossidativo e la tossicità riproduttiva.Inibendo la diffusione di queste forme di vita si limita così di conseguenza la loro attività di biodecomposizione e la successiva formazione di compost naturale.È stato osservato che alcuni organismi marini come i bivalvi, copepodi e gli echinodermi hanno alte probabilità di ingerire micro e nanoplastiche almeno una volta per ogni stadio della loro vita.[2]È stato riportato come le nanoplastiche siano dannose per la vita marina, inibendo la crescita di microorganismi, alghe e lieviti danneggiando i loro ruoli fondamentali nei diversi ecosistemi.[15][16]Dopo varie analisi è stato rilevato come le MNP influenzino negativamente la vita dello zooplancton ed organismi marini bentonici come cozze ed ostriche ostruendo i loro sistemi digestivi causandone mancanza di appetito, malnutrizione e, nei casi più rari, anche il decesso...
Il particolato (o più raramente particellato[3]), nella chimica ambientale, indica l'insieme delle sostanze solide o liquide sospese in aria[4] (con la quale formano una miscela detta "aerosol atmosferico"[5]) che hanno dimensioni che variano da pochi nanometri a 100 µm.[6]Il particolato è uno degli inquinanti più frequenti nelle aree urbane. Esempi di sostanze presenti nel particolato sono fibre naturali e artificiali, pollini, spore, particelle carboniose, metalli, silice e inquinanti liquidi.L'origine di tali sostanze può essere naturale o associata all'attività umana.[7] Il particolato può trovarsi sia in luoghi aperti sia in luoghi chiusi, ma generalmente la sua concentrazione è maggiore nei luoghi chiusi (ad esempio nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro) e in aree urbane e industriali, o dove in generale si svolgono attività umane più o meno "inquinanti".Il particolato è pericoloso per la salute umana e di altri esseri viventi. In particolare, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno classificato il particolato come cancerogeno, ovvero in grado di causare tumori o favorirne l'insorgenza e la propagazione.[8] Diversi studi indicherebbero un ruolo dell'inquinamento atmosferico nella diffusione e nella persistenza dei virus in sospensione nell'atmosfera dimostrata nel 2002 in occasione dell'infezione di SARS in Cina e 2012 in occasione dell'infezione di MERS in Arabia Saudita.[9][10] È stato inoltre definito come la forma più pericolosa di inquinamento atmosferico,[11] a causa della sua capacità di penetrare nei polmoni e cervello dal sangue, causando quindi malattie cardiache, malattie respiratorie, e morte prematura.[12] In particolare, risulta essere la sesta causa di morte prematura nel mondo.[13]Il particolato può inoltre avere un impatto negativo sul clima e sulle precipitazioni.Nelle ipotesi sulle cause dell'estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, un considerevole aumento del particolato atmosferico (come conseguenza di eruzioni vulcaniche o dell'impatto di un asteroide) è spesso indicato tra le cause che hanno determinato tale estinzione...
La deposizione acida umida, anche nota come pioggia acida, nella meteorologia consiste nella ricaduta dall'atmosfera sul suolo di particelle acide, molecole acide diffuse nell'atmosfera che vengono catturate e deposte al suolo da precipitazioni quali: piogge, neve, grandine, nebbie, rugiade, ecc. Tale processo si distingue dal fenomeno della deposizione acida secca nella quale la ricaduta dall'atmosfera di particelle acide non è veicolata dalle precipitazioni ed avviene per effetto della forza di gravità. In questo caso si parla quindi di depositi secchi[1][2].Una pioggia viene definita acida quando il suo pH è minore di 5;[3][4] In condizioni normali il pH della pioggia, costituita prevalentemente da acqua distillata e pulviscolo atmosferico, assume valori compresi fra 5 e 6,5: nel 1880 ad esempio le precipitazioni sul pianeta avevano un pH stimato di 5,6[5]. La composizione delle deposizioni acide umide è data per circa il 70% da anidride solforica, che reagisce in acqua dando acido solforico. Il rimanente 30% risulta principalmente costituito dagli ossidi di azoto.Le deposizioni acide rappresentano la risultante delle alterazioni chimico-fisiche a cui vanno incontro alcuni gas presenti nell'atmosfera, i prodotti di tali reazioni ricadono sul suolo terrestre, se la ricaduta è dovuta a precipitazioni si definiscono deposizioni acide umide, se invece la ricaduta dei prodotti di reazione è dovuta al normale fenomeno di deposizione gravitazionale del pulviscolo atmosferico si definiscono deposizioni acide secche[1].Solitamente l'opinione pubblica ed i media fanno coincidere il termine piogge acide con il fenomeno della deposizione acida umida.Gli effetti delle deposizioni acide si manifestano a diversi livelli: sono stati riscontrati effetti negativi sulle foreste, sulle acque dolci e sui terreni, sugli insetti acquatici e più in generale sulle forme di vita vegetali ed acquatiche, sulla salute umana ed anche a livello urbanistico, col danneggiamento di edifici sia moderni che storici.Gli effetti devastanti delle piogge acide sulle piante A livello delle acque superficiali, gli animali acquatici vengono a ritrovarsi in un ambiente il cui pH risulta più basso in concomitanza ad una maggior concentrazione di alluminio nelle acque superficiali; ciò causa danni ai pesci ed altri animali acquatici. Il pesce, inoltre, entra nella catena alimentare, danneggiando così anche gli animali che se ne nutrono, uomo compreso. Con un pH inferiore a 5 le uova della maggior parte dei pesci non si schiudono, e pH inferiori a 5 possono arrivare ad uccidere anche pesci adulti. All'aumentare dell'acidità di laghi e fiumi la biodiversità si riduce. Laghi e fiumi risultano particolarmente interessati dai fenomeni di piogge acide, in quanto luoghi dove naturalmente defluiscono le precipitazioni (trascinando con sé anche la frazione acida). Sono state identificate diverse morie di animali acquatici imputate all'acidificazione di fiumi e laghi[24]. La misura in cui le piogge acide contribuiscono, direttamente o indirettamente, all'acidificazione di laghi e fiumi dipende dalle caratteristiche del bacino stesso. I bacini riforniti da sorgenti o fiumi sotterranei, a seguito dell'azione filtrante del terreno, risentono meno dei bacini aperti, i quali invece ricevono acqua dal dilavamento delle colline circostanti. Secondo le analisi dei laghi e corsi d'acqua presi in esame dall'EPA, le piogge acide hanno causato l'acidificazione nel 75% dei laghi acidi e nel 50% circa dei flussi acidi; tuttavia l'acidificazione del 25% dei laghi e di poco meno del 50% dei fiumi non sembra correlata alle precipitazioni[24]. A livello del terreno la biologia e la chimica dei suoli possono essere seriamente danneggiate dal fenomeno dell'acidificazione. Alcuni microbi non sono in grado di tollerare abbassamenti di pH e vengono uccisi; tale sterilizzazione del terreno colpisce anche i microorganismi saprofiti o simbionti con le piante, arrivando anche a danneggiare o ridurre l'efficienza dei raccolti[25]. Sempre a livello del suolo il processo di acidificazione mobilita gli ioni idronio; ciò comporta la conseguente mobilitazione di sostanze tossiche come l'alluminio. Inoltre la mobilitazione sottrae nutrienti essenziali e minerali come il magnesio al terreno.A livello della vegetazione le piante ad alto fusto possono essere danneggiate dalle piogge acide, ma l'effetto sulle colture alimentari è ridotto al minimo grazie all'applicazione di fertilizzanti per ripristinare i nutrienti persi. Le aree coltivate possono essere cosparse anche con soluzioni tampone per mantenere il pH stabile, ma questa tecnica è in gran parte inutilizzabile in caso di terre selvagge. In molte piante, come anche nel caso dell'abete rosso, le piogge acide alterano l'integrità strutturale, rendendo le piante meno resistenti al freddo; le piante compromesse generalmente non riescono a superare i rigori dell'inverno[29][30]. A livello della salute umana è stata ipotizzata una diretta correlazione fra persone che vivono in aree soggette a deposizioni acide e danni alla loro salute[31]. A livello urbano la pioggia acida può anche danneggiare edifici e monumenti storici, soprattutto quelli edificati con rocce come il calcare e il marmo, o comunque tutti quegli edifici contenenti grandi quantità di carbonato di calcio. Il danno diretto a queste strutture deriva dalla reazione che si innesca fra gli acidi portati dalle precipitazioni e i composti contenenti calcio nelle strutture.Le aree geografiche nelle quali è stato accertato un impatto ecologico significativo dovuto al fenomeno dell'acidificazione includono:La maggior parte dell'Europa nord-orientale, in particolare le aree corrispondenti all'attuale Polonia fino alla Scandinavia[35]. La zona del Sud-Est della Cina[senza fonte] I territori orientali degli Stati Uniti e del sud-est del Canada..
Il piombo è l'elemento chimico di numero atomico 82 e il suo simbolo è Pb. Appartiene al 14º gruppo e al 6º periodo della tavola degli elementi.È un metallo tenero, denso, duttile e malleabile. Di colore bianco azzurrognolo appena tagliato, esposto all'aria si colora di grigio scuro. Il piombo viene usato nell'edilizia, nella produzione di batterie, di vetro cristallo (detto anche “vetro al piombo”), nell’autotrazione, nei proiettili per armi da fuoco e, allo stato liquido, come refrigerante in alcune tipologie di reattori nucleari nonché a volte in lega eutettica con il bismuto[1]. Il piombo è un componente del peltro e di diverse leghe metalliche usate per la saldatura.Sia il piombo sia i suoi composti sono neurotossine che si accumulano negli organismi, in particolare nelle ossa e nel sangue, causando danni irreparabili al cervello e al sistema nervoso centrale nel caso di esposizioni eccessive[2]. Esso possiede anche una relativamente alta conducibilità elettrica. Può essere reso più duro per aggiunta di una piccola quantità di antimonio. Questa lega è stata a lungo usata per i caratteri da stampa.È molto resistente alla corrosione: non viene intaccato dall'acido solforico, si scioglie però in acido nitrico. Ha l'importante proprietà di assorbire le radiazioni. Si presume che tutto il piombo esistente sia derivato dal decadimento dell'uranio-238 che si trasforma in piombo con un tempo di dimezzamento di circa 4,51 miliardi di anni.Prossimo alla temperatura di fusione il piombo assume uno stato definito "fioritura del piombo" dove inizia a perdere il colore opaco tipico e assume un colore lucido.I suoi composti sono tossici per inalazione e ingestione. L'avvelenamento da piombo è detto saturnismo.Il piombo è un metallo velenoso, che può danneggiare il sistema nervoso, specialmente quello nei bambini, e causare malattie del cervello e del sangue. L'esposizione al piombo o ai suoi sali, soprattutto a quelli solubili, o all'ossido PbO2 può causare nefropatie, caratterizzate dalla sclerotizzazione dei tessuti renali, e dolori addominali colici. Nefropatie croniche ed encefalopatie sono state rilevate sia in forti bevitori di whisky di contrabbando, in quanto la saldatura delle serpentine di distillazione è costituita da piombo, sia in utilizzatori di stoviglie smaltate a piombo. Inoltre altre categorie a rischio di intossicazione sono i lavoratori dell'industria e dell'artigianato.Per quanto riguarda il metabolismo cellulare, il piombo può inibire alcuni enzimi agendo sui gruppi sulfidrilici liberi impedendo che possano essere utilizzati da enzimi a cui sono indispensabili. Il piombo ostacola la sintesi dell'eme che nel sangue conduce ad un rallentamento ad una diminuzione dei globuli rossi e dell'emoglobina racchiusa in ogni globulo. Un malato intossicato da piombo produce globuli rossi alterati, definiti "punteggiati", e questo fatto può condurre all'anemia.Le preoccupazioni per il ruolo del piombo nel ritardo mentale nei bambini ha portato ad una generale riduzione del suo uso. L'esposizione al piombo è stata collegata anche alla schizofrenia. Le vernici contenenti piombo sono state ritirate dal commercio in tutti i paesi industrializzati, tuttavia molte vecchie case contengono ancora piombo nelle loro vernici e in caso di lavori di ristrutturazione non si dovrebbero mai togliere i vecchi strati di vernice carteggiandoli perché si produrrebbero polveri sottili contenenti piombo che finirebbero per essere respirate.È capitato a volte che i sali di piombo usati negli smalti per vasellame abbiano causato degli avvelenamenti quando bevande particolarmente acide come certi succhi di frutta hanno estratto ioni di piombo dallo smalto. Si pensa che fosse questa la causa delle coliche del Devon, dove si usavano presse con parti di piombo per estrarre il succo di mela per farne sidro. Il piombo è considerato anche estremamente dannoso per la fertilità delle donne...
La radiazione ultravioletta costituisce circa il 10% della luce emessa dal Sole e viene inoltre prodotta da gas ionizzati e particolari lampade (lampade a vapori di mercurio e lampade di Wood).I raggi UV sono invisibili agli occhi umani, che normalmente non percepiscono la luce con lunghezza d'onda inferiore ai 390 nm. Tuttavia, ci sono delle eccezioni: in determinate condizioni, bambini e ragazzi riescono a percepire l’ultravioletto fino a 310 nm.[3][4] Il cristallino, in generale, filtra le frequenze UV-B o maggiori, ma persone affette da patologie come l'afachia (assenza del cristallino) possono vedere anche nella banda UV. La radiazione UV vicina alle lunghezze d'onda visibili per l'uomo, può essere vista dagli insetti,[5] da alcuni mammiferi e da molti uccelli.La radiazione UV è fortemente attinica, possiede un grande potere ionizzante e fotoelettrico, dà luogo a fluorescenza e fosforescenza in varie sostanze, e ha notevoli effetti biologici, tra i quali l’alterazione della struttura del DNA.[1] Le UV a maggiore lunghezza d’onda (da ~ 200 a 400 nm), possono causare reazioni chimiche, come bagliori o i fenomeni di fluorescenza.Gli effetti biologici degli UV, dovuti alla loro interazione con molecole organiche, sono responsabili dei fenomeni quali la abbronzatura, le efelidi e gli eritemi solari; inoltre rappresentano la causa principale di tumori della pelle. Qualsiasi organismo vivente verrebbe seriamente danneggiato dai raggi UV provenienti dal Sole, se una buona parte della radiazione non fosse filtrata dall'atmosfera terrestre. Una corta lunghezza d’onda degli ultravioletti, inferiore ai 121 nm, ionizza l’aria in modo così rapido da essere assorbita quasi totalmente, prima che raggiunga il suolo. D'altronde l’ultravioletto è anche responsabile del rafforzamento delle ossa, partecipando alla formazione della vitamina D, nella maggior parte dei vertebrati terrestri[6], quindi l'UV ha effetti sia benefici sia dannosi per la salute dell’uomo (dipende molto dalla dose).I raggi ultravioletti favoriscono la conversione del 7-deidrocolesterolo che può dare origine al colecalciferolo, reazioni inerenti alla chimica della vitamina D.Gli UV possono anche indurre eccitazione della molecola di DNA, uno stato di eccitazione che può durare un tempo più o meno lungo, e normalmente il ritorno allo stato fondamentale avviene senza che vengano indotte alterazioni; comunque episodicamente possono prodursi legami chimici impropri tra pirimidine adiacenti, danni non sempre riparati efficacemente dai meccanismi biomolecolari.[27] Gli UV-A sono considerati meno dannosi di altre bande, ma possono sempre causare ustioni ad alte dosi e una sindrome denominata acne di Maiorca. Sono considerati responsabili di cancro della pelle come il melanoma, il carcinoma basocellulare o tumori non melanocitici, in maniera analoga ai più energetici e dannosi UV-B.Sono i principali responsabili dell'invecchiamento della pelle, sebbene anche gli UV-B facciano la loro parte[29]. Alte intensità di UV-B sono dannose per gli occhi e un'esposizione prolungata può causare fotocheratiti (welder's flash in inglese, dove welder sta per saldatrice, in questa caso ad arco), e fotodermatiti[27][30]. Sia gli UV-B sia gli UV-C possono danneggiare le fibre di collagene e quindi accelerare l'invecchiamento della pelle. Gli UV-A penetrano più in profondità nella pelle degli UV-B e degli UV-C e danneggiano le cellule che producono le fibre di collagene o fibroblasti. Inoltre le radiazioni UV-B e UV-C sono in grado di attivare virus come l'Herpes simplex.[27] Alcuni filtri solari cosmetici proteggono bene dai raggi UV-B, ma spesso poco dai raggi UV-A, i maggiori responsabili dell'invecchiamento solare. Si presume che l'80% delle rughe sia provocato dall'esposizione al sole.200 euro esposti nella radiazione UV La radiazione ionizza le molecole di DNA delle cellule della pelle, inducendo basi adiacenti di timina e citosina a formare legami covalenti. Due basi adiacenti di timina o citosina non si legano in modo normale, ma causano una distorsione dell'elica del DNA, interferendo con i meccanismi di copia e in generale con il funzionamento del DNA. Il tutto porta facilmente a delle mutazioni, che spesso sfociano in episodi di cancro[11][27][31][32]. Questo effetto degli UV-B può essere facilmente osservato in colture batteriche.Come difesa contro la luce ultravioletta, dopo una breve esposizione il corpo si abbronza rilasciando melanina, un pigmento scuro. La quantità di melanina varia a seconda del tipo e del colore della pelle. La melanina aiuta a bloccare la penetrazione degli UV e impedisce che questi danneggino la parte profonda della pelle. Creme solari che bloccano parzialmente gli UV sono disponibili in commercio. Nonostante ciò, gran parte dei dermatologi raccomanda di non esporsi troppo al sole estivo, specialmente nelle ore centrali della giornata. A maggior protezione dell'epitelio corneale e dei mezzi diottrici oculari, quali il cristallino e la retina, è appropriato l'utilizzo di lenti protettive.Le lampade fluorescenti sfruttano l'emissione ultravioletta del mercurio a bassa pressione. Un rivestimento fluorescente all'interno del tubo assorbe gli UV e li trasforma in luce visibile.Arte plastica e materiali fluorescenti. (Artista: Beo Beyond). Lampade ultraviolette (senza lo strato di conversione in luce visibile) sono usate per analizzare minerali, gemme e nell'identificazione di vari oggetti da collezione. Molti materiali sono simili in luce visibile, ma rispondono in modo diverso alla luce ultravioletta, o presentano caratteristiche di fluorescenza diverse a seconda che vengano usati UV corti o lunghi. Coloranti UV fluorescenti sono usati in molti campi (per esempio, in biochimica e nelle indagini della polizia scientifica, o per facilitare la ricerca di eventuali perdite di refrigerante di circuiti frigoriferi di frigoriferi e condizionatori d'aria). La proteina fluorescente Green Fluorescent Protein (GFP) è spesso usata come marker in genetica. Le lampade ultraviolette sono anche usate per potabilizzare l'acqua e per sterilizzare ambienti e strumenti usati in ospedali e laboratori biologici, perché uccidono quasi tutti i virus ed i batteri. L'utilizzo di queste lampade nella sterilizzazione ambientale costituisce solamente un complemento ad altre tecniche di sterilizzazione, perché i vari microorganismi possono essere riparati in piccole fessure e altre parti in ombra delle stanze. Nel processo di produzione dei microprocessori, la luce ultravioletta viene usata per dei processi di fotolitografia. È consigliabile utilizzare protezioni per gli occhi quando si lavora con la luce ultravioletta, specie se di corta lunghezza d'onda. I normali occhiali forniscono una leggera protezione. La radiazione ultravioletta si usa anche nella spettroscopia ultravioletta e visibile.La radiazione ultravioletta germicida è la radiazione ultravioletta che è caratterizzata da una banda di lunghezze d'onda tale da distruggere batteri, virus e altri microorganismi, modificandone il DNA o l'RNA e quindi inattivandoli e impedendone la riproduzione. Questo principio permette la disinfezione dell'acqua e dell'aria. L'OMS ha calcolato che la potabilizzazione dell'acqua con i raggi UV costa 2 centesimi di dollaro per 1000 litri di acqua.Anche i raggi UV che provengono naturalmente dal sole possono essere degli efficaci viricidi e battericidi. Il SODIS è un sistema che usa le bottiglie in PET e la luce del sole per disinfettare l'acqua.
I raggi X (o raggi Röntgen) sono quella porzione di spettro elettromagnetico con lunghezza d'onda compresa approssimativamente tra 10 nanometri (nm) e 10 picometri (pm) ossia tra 10 − 9 m {\displaystyle 10^{-9}m} e 10 − 12 m {\displaystyle 10^{-12}m}, classificati come radiazioni ionizzanti, essendo in grado di strappare elettroni dagli atomi neutri che diventano ioni (dal greco "che si muove") in quanto si muovono sotto l'effetto di un campo elettrico. I raggi X a piccole lunghezze d'onda hanno un potere di penetrazione molto elevato: solo spessori dell'ordine di centimetri di piombo o di decimetri di calcestruzzo possono fermarli.La radiazione X è nociva per gli esseri viventi. La causa principale dei danni dovuti a raggi X è la creazione da radiolisi di radicali liberi da molecole di acqua ( H 2 O ) {\displaystyle \left({\mbox{H}}_{2}{\mbox{O}}\right)}. Grazie all’abbondanza di acqua nel corpo umano (ca. 55-60% per adulti)[21], è molto probabile che un fotone di radiazione X colpisca una molecola H 2 O {\displaystyle {\ce {H2O}}}, creando una coppia di ioni H + {\displaystyle {\ce {{H }^{+}}}} e OH −{\displaystyle {\ce {{OH }^{-}}}} oppure una coppia di radicali liberi H ∙{\displaystyle {\ce {{H}^{\bullet }}}} e OH ∙{\displaystyle {\ce {{OH}^{\bullet }}}}. Soprattutto questi ultimi, che sono molto instabili e reattivi, possono legarsi tra di loro e così creare sostanze nocive, per esempio 2 OH ∙ ⟶ H 2 O 2 {\displaystyle {\ce {2{OH}^{\bullet }->H2O2}}} (acqua ossigenata), oppure reagire con altri legami della cellula causando la loro rottura.La dannosità della radiazione non dipende soltanto dalla dose assorbita, ma anche dal tessuto che l’assorbe. La stessa dose di radiazione assorbita dalla cute e dai polmoni causa dei danni molto più gravi ai polmoni.I danni, causati dalla ionizzazione di atomi si lasciano suddividere in tre tipi principali:Danni somatici a breve termine; Danni somatici a lungo termine; Danni genetici e teratogeni. I danni somatici a breve termine, detti anche malattia acuta da irradiazione, solitamente si manifestano alcune ore dopo l’esposizione, nel caso di dosi elevatissime anche prima. Sono causatida cellule che hanno perso la capacità di riprodursi e muoiono. Se muoiono troppe cellule senza essersi riprodotte, il tessuto interessato non riesce più bene a compiere le sue funzioni.La malattia acuta da irradiazione si manifesta, a seconda della dose ricevuta, in tre forme:la forma ematologica; la forma gastrointestinale; la forma neurologica. Le forme più lievi sono eritemi, comparabili a eritemi solari, i quali, infatti, sono sempre causati da radiazione ionizzante (ultravioletta) della luce solare. Dosi più elevate possono causare svariati sintomi tra cui nausea, vomito, diarrea, perdita di capelli, necrosi cutanea, anemia e sterilità (temporanea o, per donne, anche permanente, dipendente dalla dose assorbita). Generalmente la gravità dei sintomi aumenta con la dose assorbita e dosi maggiori di 1 Sv possono anche portare alla morte del paziente.I danni somatici a breve termine sono danni “deterministici”, perché ogni paziente esposto ad una dose di radiazione che supera una certa soglia, sviluppa determinati sintomi. Magari non tutti i pazienti sviluppano gli stessi sintomi, ma sicuramente ogni paziente ne sviluppa alcuni.I danni somatici a lungo termine sono causati da danni all’ADN. Le cellule del corpo dispongono di numerosi enzimi che correggono eventuali errori o danni, ma le loro capacità non sono illimitate. Con l’aumentare del numero dei danni aumenta la probabilità che un errore al genoma non venga corretto e la cellula continui a riprodursi nella sua versione errata. Se queste mutazioni cellulari non eseguono più le loro funzioni, ma riescono a sopravvivere e riprodursi, questo può portare allo sviluppo di tumori.I danni somatici a lungo termine si chiamano anche danni “stocastici”, perché non tutti i pazienti esposti a radiazioni sotto una certa soglia sviluppano i sintomi descritti. È solo più probabile svilupparli se esposti ad una radiazione più intensa e, a differenza dei danni deterministici che sotto le soglie minime sicuramente non si manifestano, il rischio non scompare completamente neanche a dosi bassissime.Il terzo tipo di danno sono i danni genetici. Se le ovaie o i testicoli sono esposti a radiazione ionizzante, questa può danneggiare gli ovuli o rispettivamente gli spermatozoi. L’esposizione a radiazione ionizzante di questo tipo di cellule è particolarmente pericolosa perché portano l’informazione ereditaria. Tutte le cellule di un eventuale discendente discenderanno a loro volta da un ovulo fecondato da uno spermatozoo. Se una di queste due cellule è danneggiata, trasmette quindi il danno ad ogni cellula del feto che può subire danni gravissimi.Nell’industria alimentare gli effetti nocivi della radiazione ionizzante vengono sfruttati per uccidere insetti e le loro uova, e per pastorizzare e sterilizzare alimenti. Anche nel ambito medico si sterilizzano attrezzi con radiazione ionizzante.
Si definisce rifiuto radioattivo ogni materiale derivante dall'utilizzo pacifico dell'energia nucleare o di altre tecnologie nucleari, che contenga isotopi radioattivi, e di cui non è previsto il riutilizzo. Lo scarto di combustibile nucleare esausto derivante dalla fissione nucleare nel nocciolo o nucleo del reattore nucleare a fissione rappresenta la forma più conosciuta di rifiuto radioattivo, oltre che una delle più difficili da gestire in virtù della sua lunga permanenza nell'ambiente; ma anche altre attività umane portano alla produzione di questo tipo di rifiuti...
Il selenio è l'elemento chimico di numero atomico 34 e il suo simbolo è Se. È un non metallo chimicamente affine allo zolfo ed al tellurio. L'elemento è tossico ad alte dosi[1] ma nel 1957 Schwarz e Foltz stabilirono che esso è un elemento essenziale nella dieta, utile nella prevenzione di alcune malattie.Il selenio è un oligoelemento presente nella dieta di tutte le forme di vita conosciute; è un componente di un peculiare amminoacido, la selenocisteina. Per via delle sue proprietà fotovoltaiche e fotoconduttive è largamente impiegato in elettronica, nelle fotocellule e nelle celle fotovoltaiche. Il selenio veniva usato anche nei diodi raddrizzatori fino agli anni settanta, quando fu sostituito dal silicio in ogni applicazione, diodi per alta tensione compresi.Il selenio è impiegato per decolorare il vetro, poiché neutralizza il colore verde che viene provocato dalle impurità di ferro. Può essere usato per dare una colorazione rossa a vetri e smalti. Il selenio è usato per migliorare la resistenza all'abrasione della gomma vulcanizzata. Viene usato anche nell'industria della riproduzione per fotocopia.Un altro impiego del selenio è nella fotografia; viene commercializzato da numerose marche di prodotti fotografici, fra cui Kodak e Fotospeed. Nella fotografia artistica viene usato per estendere il campo di tonalità delle stampe in bianco e nero e per aumentare l'intensità dei toni; può anche essere usato per aumentare la permanenza delle immagini. Il selenio (dal greco σελήνη, selène, che vuol dire "Luna") è denominato così perché, quando da fuso lo si raffredda rapidamente, forma una massa che ha uno splendore metallico simile a quello dell'argento, cui gli alchimisti davano il simbolo e il nome di luna. Fu scoperto nel 1817 da Jöns Jacob Berzelius[3] che credette inizialmente che fosse tellurio per la somiglianza ma poi, dopo diverse prove, si convinse che fosse un nuovo elemento, che decise di chiamare "selenio", per analogia con il nome del tellurio tellus, che vuol dire "Terra".[4]La scoperta delle proprietà fotosensibili del selenio di Willoughby Smith (1873)[5] fu all'origine della prima ricerca in televisione[6].La crescita nel consumo di selenio è stata guidata dallo sviluppo di nuove applicazioni, dapprima nell'industria della gomma, poi in metallurgia come legante per acciai, e in elettrotecnica ed elettronica per i rettificatori al selenio. Dal 1970 il silicio ha rimpiazzato quasi completamente il selenio nei rettificatori, ma nello stesso tempo si è iniziato ad usare selenio nei tamburi fotosensibili delle fotocopiatrici, che divenne rapidamente l'uso principale del selenio e tale rimase fino ai tardi anni ottanta, quando sempre più modelli di fotocopiatrici iniziarono ad usare fotopolimeri come materiale sensibile al posto del più costoso selenio. Nel 1996 alcuni studi epidemiologici mostrarono una correlazione fra un supplemento di selenio nella dieta e la prevenzione del cancro negli esseri umani: tuttavia la vasta applicazione di questa scoperta non ha portato ad un significativo incremento dell'uso di selenio, per le bassissime dosi contenute negli integratori alimentari. Nei tardi anni novanta è diventato sempre più comune l'uso di selenio, insieme con bismuto, come additivo agli ottoni per saldatura al posto del piombo, per rispettare le norme antinquinamento (Normativa comunitaria RoHS)...
La talidomide è un farmaco che fu venduto negli anni cinquanta e sessanta come sedativo, anti-nausea e ipnotico. Si trattava di un farmaco che aveva un bilancio rischi/benefici estremamente favorevole rispetto agli altri medicinali disponibili all'epoca per lo stesso scopo (i barbiturici). Oggi è utilizzato invece come chemioterapico per diverse patologie.Prodotto in forma di racemo, venne ritirato dal commercio alla fine del 1961, dopo essere stato diffuso in cinquanta paesi sotto quaranta nomi commerciali diversi, fra cui Contergan e Distaval[3]. Il ritiro fu dovuto alla scoperta della teratogenicità di uno dei suoi enantiomeri: le donne trattate con talidomide davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti, ovvero amelia (assenza degli arti) o vari gradi di focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti), generalmente più a carico degli arti superiori che quelli inferiori, più spesso bilateralmente, pur con gradi differenti.Nel mercato statunitense, invece, la talidomide non fu mai fatta entrare. Il suo ingresso è stato impedito da Frances Kelsey, revisore presso la FDA.Il 2 dicembre 1961 la talidomide venne ritirata in Gran Bretagna e via via negli altri paesi. In Italia il ritiro avvenne nel settembre 1962.Nel settembre 2012 la ditta produttrice del farmaco ha porto le proprie scuse ufficiali in occasione dell'inaugurazione di un memoriale dedicato alle vittime a Stolberg[17][18], che ha spinto Harold Evans, editore di Reuters, ad una dura critica per un ritardo di circa 50 anni sul riconoscimento delle responsabilità.[19]Dal 5 ottobre 2009 lo Stato italiano riconosce un'indennità mensile alle vittime della talidomide nate tra il 1959 e il 1965. Il 20 agosto 2016 il Parlamento italiano ha approvato una legge strutturata come una proroga della precedente del 2009, fissando un limite massimo di dieci anni per chiedere l'indennizzo. Il 17 ottobre 2017, seppur con sette mesi di ritardo rispetto alla previsione (febbraio 2017), il Ministro della salute Beatrice Lorenzin ha firmato il decreto per sbloccare gli indennizzi, dando la possibilità di fare domanda anche alle vittime nate nel 1958 e nel 1966, oltre a tutti i soggetti presentanti malformazioni compatibili con la sindrome da talidomide.Dal 1998 il medicinale è usato con successo nella lotta al mieloma multiplo, un cancro delle plasmacellule, e negli ultimi tre anni sono stati approvati anche derivati migliorati della molecola, noti col nome di lenalidomide e pomalidomide che vengono usati con l'aggiunta di corticosteroidi.L'uso della talidomide è stato approvato anche nella cura della malattia di Behçet.La talidomide può anche venire utilizzata come trattamento di seconda linea nelle seguenti patologie umane:manifestazioni cutanee del Lupus eritematoso sistemico; eritema nodoso e algie associati alla lebbra[23]; sarcoidosi a precoce manifestazione...
Un organismo geneticamente modificato (OGM) è un organismo vivente che possiede un patrimonio genetico modificato tramite tecnologia del DNA ricombinante, che consente l'aggiunta, l'eliminazione o la modifica di elementi genici.Gli OGM trovano applicazioni pratiche nell’alimentazione, nell’industria, nella medicina e nella ricerca scientifica. La manipolazione del DNA di alcune piante come mais, soia e pomodori è utilizzata per ottenere varietà più resistenti ai parassiti e alla siccità.Il primo OGM moderno fu ottenuto nel 1973 da Stanley Norman Cohen (School of Medicine, Università di Stanford) ed Herbert Boyer (Università di San Francisco). I due ricercatori, grazie all'uso combinato delle nuove tecniche di biologia molecolare che si stavano sviluppando in diversi laboratori, come l'uso dell'enzima ligasi (1967), degli enzimi di restrizione e della trasformazione batterica (1970-72), riuscirono per primi a clonare un gene di rana all'interno del batterio Escherichia coli, dimostrando che era possibile trasferire materiale genetico da un organismo ad un altro tramite l'utilizzo di vettori plasmidici in grado di autoreplicarsi, abbattendo di fatto le barriere specifiche[1][2].Questi risultati ebbero un impatto tale da indurre la comunità scientifica ad autoimporre nel 1974 una moratoria internazionale sull'uso della tecnica del DNA ricombinante per valutare la nuova tecnologia e i suoi possibili rischi.Con il termine Organismo Geneticamente Modificato (OGM) si intendono solamente gli organismi in cui parte del genoma sia stato modificato tramite le moderne tecniche di ingegneria genetica. Non sono considerati "organismi geneticamente modificati" tutti quegli organismi il cui patrimonio genetico viene modificato a seguito di processi spontanei (modificazioni e trasferimenti di materiale genetico avvengono infatti in natura in molteplici occasioni e tali processi sono all'origine della diversità della vita sulla terra), o indotti dall'uomo tramite altre tecniche che non sono incluse nella definizione data dalla normativa di riferimento (ad esempio con radiazioni ionizzanti o mutageni chimici).Gli Organismi Geneticamente Modificati vengono spesso indicati come "organismi transgenici": i due termini non sono sinonimi in quanto il termine transgenesi si riferisce all'inserimento, nel genoma di un dato organismo, di geni provenienti da un organismo di specie diversa. Sono invece definiti OGM anche quegli organismi che risultano da modificazioni che non prevedono l'inserimento di alcun gene (sono OGM anche gli organismi dal cui genoma sono stati tolti dei geni), così come gli organismi in cui il materiale genetico inserito proviene da un organismo "donatore" della stessa specie. In questo secondo caso alcuni studiosi parlano di organismi "cisgenici"[12], la tecnica in questione si chiama "miglioramento genetico assistito da marcatori molecolari e la cisgenesi" (MGAMMC), per velocizzare il lento progresso del breeding ed è pronta ad introdurre piante cisgeniche nel mercato...
Le energie non rinnovabili, o più propriamente fonti di energia non rinnovabili,[1] sono fonti di energia che in natura si sono generate nell'ordine dei milioni di anni per quanto riguarda i combustibili fossili, o prima della formazione del pianeta Terra per quanto riguarda i materiali fissili (uranio e plutonio),[2][3] al contrario di quelle rinnovabili, che vengono reintegrate naturalmente in un periodo di tempo relativamente breve; per questo motivo, una volta terminate, le fonti non rinnovabili non saranno nuovamente disponibili nella scala umana dei tempi.[4]Sono fonti di energia non rinnovabile le seguenti:[5]il carbone; il petrolio; il gas naturale; gli elementi fissili usati per la realizzazione della fissione nucleare, quali l'uranio ed il plutonio. La maggior parte delle risorse energetiche non rinnovabili è concentrata in un numero limitato di aree della Terra, il che può comportare problemi di natura geopolitica e militare,[6] a differenza delle risorse rinnovabili, che sono principalmente distribuite su vaste aree geografiche.[7] La riduzione dell'utilizzo delle fonti non rinnovabili, l'implementazione di energie rinnovabili e l'aumento dell'efficienza energetica si traduce in una mitigazione dei cambiamenti climatici[8] e nei conseguenti benefici economici.
Le fonti energetiche (o fonti di energia), sono le sorgenti di energia a disposizione dell'uomo e in quanto tali possono essere utilizzate per eseguire un lavoro e/o produrre calore.La maggior parte delle risorse energetiche del mondo hanno come fonte primaria i raggi solari che colpiscono la superficie terrestre; quest'energia si è conservata indirettamente sotto forma di energia fossile (bitume, carbone, gas, idrati, petrolio) oppure come energia direttamente impiegabile (ad esempio i venti si formano in seguito a complessi fenomeni di riscaldamento nelle zone soleggiate e di convezione nelle zone fredde, il tutto abbinato alla rotazione terrestre). Anche l'energia idroelettrica deriva dall'energia solare che provoca l'evaporazione dell'acqua e conseguente condensazione quando le nuvole incontrano l'aria di fronti climatici freddi o alte montagne. Il vapore acqueo salendo in quota acquisisce una certa energia potenziale che cede in parte alle piogge ed ai corpi acquosi siti in quote elevate. Un'altra fonte di energia, è quella geotermica, endogena e localizzata in specifiche aree del globo terrestre favorite da particolari aspetti di geologia regionale.Le cosiddette fonti rinnovabili "classiche" sono state sfruttate per la produzione di energia elettrica fin dall'inizio dell'età industriale. Esse includono essenzialmente l'energia idroelettrica e l'energia geotermica.Le prospettive di uso futuro delle fonti rinnovabili classiche dipendono dall'esplorazione delle risorse potenziali disponibili, in particolare nei paesi in via di sviluppo e dalle richieste in relazione all'ambiente e all'accettazione sociale.Il mercato per le tecnologie delle nuove fonti di energia rinnovabile (o NFER) è forte e in crescita principalmente in paesi come la Germania, la Spagna, gli Stati Uniti e il Giappone. La sfida è allargare le basi di mercato per una crescita continuativa in tutto il mondo. La diffusione strategica in un paese non solo riduce i costi della tecnologia per gli utenti locali, ma anche per quelli negli altri paesi, contribuendo a una riduzione generale dei costi e al miglioramento delle prestazioni.[33]Le tecnologie che sono ancora in corso di sviluppo includono la gassificazione avanzata delle biomasse, le tecnologie di bioraffinazione, le centrali solari termodinamiche, l'energia geotermica da rocce calde e asciutte (Hot-dry-rocks) e lo sfruttamento dell'energia oceanica.[33] Tali tecnologie non sono ancora completamente testate o hanno una commercializzazione limitata. Molte sono all'orizzonte e potrebbero avere un potenziale comparabile alle altre forme energetiche rinnovabili, ma dipendono ancora dal dover attrarre adeguati investimenti in ricerca e sviluppo...
Con il termine biomassa si indica generalmente un insieme di organismi animali o vegetali presenti in una certa quantità in un dato ambiente come quello acquatico o terrestre.In letteratura il concetto di biomassa viene spesso sviluppato e trattato in modo differente a seconda del contesto in cui è inserito. Le biomasse sono particolarmente importanti in due diversi campi: quello ecologico e quello delle energie rinnovabili, dove rappresentano una fonte di energia di origine biotica.La Direttiva Europea, ripresa da tutta la legislazione ad essa riferente, definisce la biomassa come "la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l'acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".[8]Le biomasse e i combustibili da esse derivati emettono nell'atmosfera, durante la combustione, una quantità di anidride carbonica più o meno corrispondente a quella che viene assorbita in precedenza dai vegetali durante il processo di crescita. L'anidride carbonica in atmosfera è il principale responsabile dell'effetto serra e quella accumulata nelle biomasse, anche se era già stata in atmosfera negli anni e nei decenni precedenti, al momento del taglio della biomassa era tutta assorbita in essa e quindi non concorreva più all'effetto serra. Con la combustione delle biomasse tutta l'anidride carbonica in esse accumulata viene istantaneamente reimmessa in atmosfera e questa immissione è particolarmente pronunciata nel caso delle biomasse forestali, ossia nella combustione di alberi, magari d'alto fusto che hanno accumulato anidride carbonica per decine o centinaia d'anni, abbattuti appositamente per essere bruciati. Se tutti gli alberi abbattuti e bruciati verranno sostituiti da altri, essi nel corso dei decenni potranno riassorbire tutta l'anidride carbonica rilasciata nella combustione e ciò permette di dire ai fautori dell'uso energetico delle biomasse forestali che il loro impiego ai fini energetici non provoca il rilascio di nuova anidride carbonica.Di contro le biomasse presentano i seguenti svantaggi:Per necessità economiche di funzionamento è una forma opposta a politiche di minimizzazione della produzione dei rifiuti; Sono richieste grandi aree a causa della bassa densità energetica; Richiesta di utilizzo di fertilizzanti; Problemi di logistica per la fornitura della risorsa; Problemi di condizione ambientale/meteo; Produzione annua non costante...Dall'inizio del secolo l'utilizzo delle biomasse come combustibile per i riscaldamenti ha avuto un notevole incremento in Europa e in Cina, principalmente grazie al pellet. Nel 2010 in Europa si stima che siano state consumate 10 milioni di tonnellate di pellet che nel 2020 queste raddoppieranno diventando più di 23. In Cina nello stesso arco di tempo si passerà da 1 milione di tonnellate a 10 milioni. Complessivamente a livello mondiale si passera da 15 milioni di tonnellate nel 2010 a 45 milioni di tonnellate nel 2020. In Italia il consumo è passato da un utilizzo inferiore alle 100.000 tonnellate nel 1999 a più di 3.000.000 di tonnellate nel 2015..
L'energia idroelettrica è considerata una fonte di energia alternativa e rinnovabile,[1] che sfrutta la trasformazione in energia elettrica, tramite un alternatore accoppiato ad una turbina in una centrale idroelettrica, dell'energia potenziale gravitazionale posseduta da una certa massa d'acqua contenuta in un lago ad una certa quota altimetrica, sfruttando un determinato dislivello, o direttamente dell'energia cinetica posseduta da un corso d'acqua.L'energia idroelettrica è la principale risorsa alternativa alle fonti fossili usata in Italia e garantisce circa il 40% del fabbisogno energetico italiano. La sua importanza in passato fu molto più grande perché dagli inizi del XX secolo sino al primo dopoguerra l'energia idroelettrica rappresentava la grande maggioranza dell'energia prodotta in Italia arrivando anche a toccare punte di poco inferiori al 100%. Gli sviluppi futuri dell'idroelettrico riguarderanno il miglioramento della flessibilità degli impianti[8], ossia la capacità di mantenere efficienze elevate anche al variare della portata (ricordiamo che al momento gli impianti idroelettrici sono molto più efficienti degli impianti eolici e solari- circa 3-5 volte di più). Sono previsti anche sviluppi del settore micro idroelettrico, specialmente di impianti con ruota idraulica e Vite di Archimede[9][10][11][12][13], nonché impianti di pompaggio (che producono energia durante il giorno e che ripompano l'acqua nel bacino della diga di notte), e impianti che utilizzano l'energia delle onde e delle maree. Grandi sforzi sono in corso per minimizzare gli impatti ambientali (scale per pesci, turbine fish-friendly)Nel caso della creazione di bacini artificiali da sfruttare in ambito idroelettrico, i possibili impatti ambientali sono dovuti alle variazioni del microclima, all'impedimento del transito dei pesci migratori presenti d'acqua dolce, ai danni alla biodiversità per la modifica dell'ecosistema e all'erosione fluviale e delle coste alla foce del fiume, a causa del trattenimento da parte della diga dei sedimenti trasportati dal corso d'acqua.[16]Inoltre, la creazione di bacini artificiali contribuisce alle emissioni di gas serra (anidride carbonica e metano) in quantità significativa, specialmente nei primi anni, a causa della digestione anaerobica del materiale organico presente nelle acque, fenomeno che avviene anche nei laghi naturali e nei fiumi; i valori di queste emissioni sono stimati in 48 milioni di tonnellate di anidride carbonica e 3 milioni di tonnellate di metano, equivalenti al 4% delle emissioni mondiali di metano da parte delle acque interne, ma potrebbero essere superiori in funzione delle condizioni del bioma in cui si trova il bacino...
L'energia geotermica è la forma di energia ottenibile dal calore proveniente da fonti geologiche presenti nel sottosuolo; si tratta di una forma di energia alternativa e rinnovabile.
Si basa sullo sfruttamento del calore naturale del pianeta Terra, dovuto all'energia termica rilasciata dai processi di decadimento nucleare naturale degli elementi radioattivi quali uranio, torio e potassio, contenuti naturalmente nelle rocce presenti all'interno della Terra (nucleo, mantello e crosta terrestre): il calore generato da tali processi fa sì che la temperatura aumenti con la profondità, a partire dalla superficie terrestre verso il centro della terra, secondo un gradiente geotermico variabile in funzione dei tipi di rocce in posto e delle strutture geologiche presenti. Si tratta di un'energia sempre presente e sfruttabile, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche sia a breve che a lunga durata del luogo in cui viene sfruttata e non presenta i fenomeni di ciclicità giornaliera e stagionale tipici dell'energia solare.Grazie alla peculiarità della geotermia, questa energia può essere utilizzata sia come fonte di produzione di energia elettrica che direttamente come fonte di calore, secondo il processo della cogenerazione. Fu utilizzata per la prima volta per la produzione di elettricità il 4 luglio 1904, in Italia, ad opera del principe Piero Ginori Conti, il quale sperimentò il primo generatore geotermico a Larderello, in Toscana, in seguito furono create delle vere e proprie centrali geotermiche[1].
Costituisce oggi meno dell'1% della produzione mondiale di energia[2]; tuttavia, uno studio[3] pubblicato nel 2011 dal Massachusetts Institute of Technology afferma che la potenziale energia geotermica contenuta sul nostro pianeta si aggira attorno ai 12 600 000 ZJoule e che con le attuali tecnologie sarebbe possibile utilizzarne solamente 2 000 ZJ e, dato che il consumo mondiale di energia ammonta a un totale di 0,5 ZJ all'anno, la sola energia geotermica potrebbe teoricamente soddisfare il fabbisogno energetico planetario per i prossimi 4 000 anni.
Le centrali elettriche geotermiche sono state tradizionalmente sviluppate in aree vulcaniche, caratterizzate dalla disponibilità di risorse geotermiche ad alta temperatura in prossimità della superficie o affioranti in superficie. Lo sviluppo di centrali a ciclo binario e i miglioramenti nella capacità di perforazione e nella tecnologia estrattiva, hanno permesso di estendere le zone geografiche dove sia possibile usufruire di questo tipo di energia.[76] Progetti pilota tipo EGS sono operativi a Landau in der Pfalz, Germania e Soultz-sous-Forêts, Francia, mentre un progetto simile iniziato a Basilea, in Svizzera è stato chiuso definitivamente nel 2009 a causa della sismicità indotta dall'attività di stimolazione per fratturazione. Altri progetti sono stati avviati con varia fortuna in Australia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti d'America.[77]Il rendimento delle centrali elettriche geotermiche di media e bassa entalpia è intorno al 10-23 %, poiché i fluidi geotermici non raggiungono le alte temperature del vapore prodotto dalle caldaie, diversamente da quando accade a Larderello, dove la produzione avviene sfruttando il vapore naturale. Come in tutti i generatori di energia elettrica basati sullo sfruttamento di una fonte di calore, le leggi della termodinamica limitano l'efficienza dei motori termici nell'estrazione di energia utile. Nelle macchine termiche il calore di scarico, anziché essere disperso, può essere utilizzato direttamente e localmente, per esempio nelle serre, nelle segherie, e per il teleriscaldamento. Poiché l'energia geotermica non si basa su fonti di energia variabili, a differenza, per esempio, dell'energia eolica o dell'energia solare, il suo fattore di capacità può essere piuttosto grande. È stato dimostrato poter essere fino al 96%.[78] La media globale è stata del 73% nel 2005.
Il numero di nazioni che oggi utilizzano l'energia geotermica per generare elettricità è ancora esiguo rispetto ai molti paesi che utilizzano le loro risorse termiche per il teleriscaldamento o il riscaldamento degli ambienti, per l'agricoltura e l'acquacoltura o per l'industria leggera, anche se gli studi di fattibilità sono in crescita su scala mondiale[103]. All'anno 2020, i Paesi con la maggiore capacità geotermica totale installata per la produzione di energia elettrica (in ordine decrescente) sono: Stati Uniti, Indonesia, Filippine, Turchia, Nuova Zelanda, Messico, Italia, Kenya, Giappone e Costa Rica.Gli Stati Uniti sono di gran lunga il leader mondiale, con 3700 MWe installati al 2020 e le risorse geotermiche operative concentrate negli stati occidentali e in Alaska[104].Il Messico è un altro paese nelle Americhe in cui la geotermia ha un notevole sviluppo con cinque campi in produzione e una capacità installata di 1005,8 MWe al 2020. La capacità installata ha avuto un decremento di circa 1,1% rispetto al 2015, a fronte però di una crescita del 13% dell'energia generata per operazioni di ottimizzazione della produzione e degli impianti[105].L'Indonesia (2289 MWe al 2020) ospita quattro delle più grandi centrali elettriche del mondo; in particolare l'impianto di Gunung Salak (Giava occidentale) è la più grande con 375 MWe. Questo paese ha di recente fatto un poderoso balzo in avanti in termini di potenza installata (949 MWe in più dal 2015)[106]. Al ritmo con cui l'Indonesia ha intenzione di sviluppare altre risorse geotermiche, abbondanti in questo paese caratterizzato da intenso vulcanismo di arco insulare, è possibile che superi gli Stati Uniti e diventi il leader del mercato globale entro il decennio 2020-2030[103].
Anche la Turchia (2289 MWe al 2020) nel periodo 2015-2020 ha aggiunto ben 1152 MWe rispetto al decennio precedente[106].
Un'altra area nella quale l'industria geotermica è molto promettente è quella del Rift dell'Africa orientale, caratterizzato appunto da intenso vulcanismo di rift, nella quale il Kenya ha totalizzato al 2020 1193 MWe installati, con un guadagno di 599 MWe a partire dal 2015[107].
Nello stesso contesto, l'Etiopia risulta uno dei paesi più attivi prospettivamente e progettualmente, pur con una capacità ancora ridotta (7,3 MWe)[108].
Tra le aree in cui è previsto nei decenni a venire un forte incremento dell'industria geotermica riveste un ruolo primario la Cina il cui sviluppo è stato tardivo rispetto ad altre nazioni ma molto rapido dai primi anni del secolo; anche se la capacità elettrica installata è ancora bassa (34,89 MWe al 2020), il governo cinese promuove attivamente i progetti geotermici (anche EGS) e ha avviato una campagna massiva di sfruttamento delle sorgenti a bassa entalpia con l'installazione capillare di pompe di calore[109].
L'Islanda, largamente citata nel contesto, non è in realtà tra i primi paesi in valore assoluto per capacità installata (755 MWe al 2020, con 90 MWe guadagnati nel quinquennio 2015-2020), anche se in rapporto al territorio e alla popolazione è senza dubbio all'avanguardia nello sfruttamento della geotermia, provvedendo con essa al 62% del fabbisogno nazionale. Tra le acquisizioni recenti di maggiore rilievo (2016-2017) vi è l'impianto tipo single flash di Theistareykir, nel nord del paese, con 45 MWe, operante con fluidi alla temperatura di 178 °C, in grado di erogare 738 GWh/anno. Di notevole interesse il progetto IDDP (Iceland Deep Drilling Project) per lo sviluppo di risorse supercritiche ed EGS, già esposto in questo articolo[110].
Viceversa, un paese in cui lo sviluppo della geotermia segna il passo dopo un avvio promettente tra fine '900 e inizio del nuovo secolo è l'Australia, in cui tutti i progetti geotermici sviluppati prima del 2015 sono stati dismessi per ragioni di scarsa economicità (inclusi gli interessanti progetti EGS nel Cooper Basin, come il già citato campo di Habanero). L'abbandono della geotermia è avvenuto soprattutto in favore del solare fotovoltaico. Un paio di impianti geotermici a ciclo binario che dovrebbero utilizzare acque a 80-90 °C prese da pozzi esistenti, al 2020 ancora non operativi, sono stati programmati nel Queensland[111]
In questo quadro, l'Italia nel quinquennio 2015-2020 è rimasta sostanzialmente priva di un incremento significativo di capacità installata (ovvero senza nuovi impianti di produzione di energia elettrica), anche se è stata portata avanti da un lato l'attività di perforazione di nuovi pozzi per il mantenimento della produzione di fluidi e dall'altra l'attività di ottimizzazione della produzione nelle aree già in esercizio (soprattutto nei campi della Toscana meridionale), con un congruo aumento dell'energia prodotta (da 5660 a 6100 GWh/anno)[112]. È stata portata avanti anche l'attività esplorativa verso sorgenti supercritiche ed EGS .L'estrazione di energia geotermica comporta una elevata sostenibilità a tempi medio-brevi (fino a decine di anni), se sfruttata in modo razionale con una corretta pianificazione dell'iniezione di fluido esausto; la sostenibilità della produzione su tempi più lunghi è maggiormente critica, soprattutto per i sistemi a vapore dominante per i quali non si ha in genere un ripristino completo della produzione iniziale anche con l'iniezione[85].
La re-iniezione dei fluidi è comunque fondamentale per assicurare la sostenibilità della produzione, ma è richiesta una corretta pianificazione del numero, della disposizione e della profondità dei pozzi iniettori, oltre che della pressione e della portata del fluido iniettato, per evitare il raffreddamento eccessivo delle rocce del serbatoio e la generazione di sismi indotti[42].
Inoltre, nell'industria geotermica in genere il rilascio di gas e particolato solido (polveri sottili) è minore rispetto alle emissioni prodotte dalle fonti di energia convenzionali, e quindi si ha un minor inquinamento dell'ambiente circostante[86].D'altro canto, la realizzazione e il mantenimento delle strutture di un progetto geotermico possono implicare effetti con impatto ambientale, che devono essere monitorati e minimizzati[87]:disturbi di superficie dovuti alle strade di accesso, a linee elettriche o condotte dei fluidi, o all'impianto stesso;
effetti fisici come la subsidenza, effetti sulle manifestazioni superficiali dovuti alla produzione dei fluidi, sismicità indotta, impatto paesaggistico delle strutture;
inquinamento acustico (durante la perforazione dei pozzi e le operazioni);
inquinamento termico dovuto a fluidi ad alta temperatura e vapore rilasciati dai pozzi e dagli impianti;
inquinamento chimico, dovuto a depositi di rifiuti liquidi e solidi, emissioni gassose, radioattività naturale;
impatto sulla flora e la fauna.
Come si vede, alcuni di questi effetti sono comuni alla maggior parte delle attività cantieristiche e minerarie, altri sono peculiari di questo tipo di attività. Tra questi ultimi in particolare vi sono tre fattori con impatto potenzialmente elevato.
Inquinamento da sostanze tossiche presenti nelle acque di giacimento. Non è possibile escludere del tutto il rischio di inquinamento del territorio per la possibile immissione nell'area di elementi tossici come zolfo, mercurio e arsenico, oppure di gas tossici come anidride carbonica (CO2), idrogeno solforato (H2S) o radon e in alcuni casi ammoniaca (NH3), metano (CH4), azoto (N2) monossido di carbonio (CO) e idrogeno (H2) presenti nei geofluidi. Si tratta dei gas non condensabili (NCG - non-condensable gas), cosiddetti perché non condensano insieme al vapore acqueo negli impianti, rimanendo allo stato gassoso.[88]. Il tipo di emissioni varia anche fortemente a seconda del sito geologico e del chimismo dei geofluidi stessi. Per questo motivo le aree di produzione di energia geotermica devono essere sottoposte a verifiche ambientali continue[89].
La tecnologia di estrazione dell'energia dai geolfluidi ha a sua volta un impatto sulle emissioni atmosferiche: gli impianti tipo flash o a utilizzo diretto di vapore presentano i rischi maggiori perché il vapore e i gas associati sono convogliati direttamente alle turbine, mentre gli impianti di tipo binario permettono un più sicuro circolo chiuso[90]. La presenza di sostanze tossiche richiede opportuni impianti di abbattimento, soprattutto per quanto riguarda l'idrogeno solforato, tra quelli riportati il gas a più elevata tossicità per l'organismo umano e per l'ambiente[91].
L'anidride carbonica è il più frequente degli NCG, potendone costituire fino al 90% in volume; segue l'idrogeno solforato con un range piuttosto variabile (intorno al 20-35%)[47]. Il metodo più semplice per impedire il rilascio dei gas NCG nell'atmosfera è la re-immissione totale dei fluidi geotermici nel serbatoio, che implicherebbe però l'adozione sistematica di impianti a ciclo binario, con necessità di investimenti più elevati e una resa complessivamente minore. Una strategia alternativa è la purificazione dei gas NCG e la successiva compressione e liquefazione dell'anidride carbonica (che per altro è in sé una risorsa mineraria impiegata in vari processi industriali come acqua e bevande gassate, surgelazione degli alimenti, neutralizzazione delle acque reflue e saldatura). L'idrogeno solforato e il mercurio (presenti in quantità significative ad esempio nei giacimenti geotermici toscani) vengono abbattuti mediante sistemi di filtrazione e processi di tipo catalitico[86].
Subsidenza indotta. La subsidenza indotta dall'emungimento dei geofluidi è di entità molto variabile e dipende dalla natura delle rocce di copertura sovrastanti il serbatoio: taluni giacimenti non presentano significativi incrementi della subsidenza, in altri casi (ad esempio in alcuni campi geotermici della Nuova Zelanda, in cui la copertura è costituita da rocce particolarmente comprimibili) si sono avuti abbassamenti del suolo fino a una quindicina di metri. In questo caso il fenomeno è stato contrastato efficacemente mediante la re-iniezione del liquido esausto, che ha ridotto l'abbassamento ad alcune decine di mm/anno[92]. In altri casi, come nel giacimento di Landau in Germania è stato viceversa osservato un sollevamento, nel caso citato di ordine centimetrico (in media 5 cm/anno nell'area dell'impianto) in conseguenza dell'attività di stimolazione connessa allo sviluppo del campo[93].
Sismicità indotta. Un altro importante elemento di cui tener conto è la sismicità indotta dalle applicazioni geotermiche, con riferimento alle tecniche di iniezione di fluidi. Questo elemento può avere un ruolo importante soprattutto nei sistemi EGS in cui si utilizzano tecniche di stimolazione per fratturazione mediante iniezione di fluidi in pressione. Comunemente questi episodi sismici occorrono subito dopo eventi di stimolazione e sono normalmente di magnitudo intorno a ML 2, al di sotto della soglia di avvertimento da parte della popolazione, anche se nell'area di siti geotermici presso Landau[94], Soultz-sous-Forêts[95] e Basilea, nell'alta Valle del Reno, sede di progetti avanzati petrotermali EGS, sono stati registrati episodi sismici indotti dovuti ad attività di stimolazione, che nel caso specifico di Basilea, nel 2006, sono arrivati ad un massimo di ML 3.4; l'evento in questione è stato avvertito dalla popolazione su una vasta area e ha causato lievi danni; è stato seguito inoltre da tre repliche (aftershocks) con ML > 3[96]. Tutto questo ha portato alla sospensione del progetto e alla sua chiusura nel 2009 dopo una analisi del rischio[97]. Un progetto di tipo idrotermale, ma simile a quello di Basilea per profondità (intorno a 4500 m) è stato iniziato sempre in Svizzera a San Gallo nel 2009 e chiuso nel 2014; in questo caso si è prodotto un sisma di M 3.5 nel 2013, dovuto alla riattivazione di una importante faglia che costituiva l'obiettivo del progetto con l'acquifero collegato. La faglia era stata considerata inattiva in sede di progetto data l'assenza di sismicità recente[98]. D'altro canto, l'analisi della sismicità delle aree storiche di sfruttamento geotermico (le colline metallifere toscane, l'area del Monte Amiata e il Lazio settentrionale) indica che non vi è una correlazione tra lo sviluppo dell'industria geotermica convenzionale e la frequenza di sismi di media-elevata magnitudo; quindi in questo caso il processo industriale non ha modificato in modo sostanziale il processo naturale sismogenetico, ad eccezione della micro-sismicità generata presso i pozzi iniettori entro i giacimenti[42]. In generale, in base alle conoscenze attuali, la stimolazione richiesta per lo sviluppo di progetti geotermici EGS ha una maggiore attitudine a creare eventi sismici di elevata magnitudine rispetto alla stimolazione utilizzata per i giacimenti di idrocarburi (olio e gas), e la sismicità indotta è maggiore per le rocce cristalline (ignee e metamorfiche) rispetto alle rocce sedimentarie[99]. La distribuzione spazio-temporale della sismicità indotta di solito indica una migrazione dalle vicinanze del pozzo ad una certa distanza con la progressione dell'iniezione di fluido, accompagnata da una variazione del rapporto tra onde sismiche P e onde S[100]; l'entità degli effetti superficiali generalmente decresce con l'aumento della profondità a cui avviene la stimolazione, anche se non vi è una chiara relazione tra la profondità del serbatoio e il numero o la magnitudine degli eventi sismici generati[101]. La magnitudine di tali eventi è più strettamente associata ai volumi di fluido iniettato; inoltre l'immissione dei fluidi di stimolazione provoca la diminuzione della resistenza agli sforzi di taglio della roccia, favorendo la mobilizzazione di faglie esistenti in presenza di un campo di sforzo attivo[102]. Il progetto geotermico dovrebbe quindi prevedere un accurato studio dell'assetto strutturale del sottosuolo al fine di accertare la presenza di faglie che potrebbero essere mobilizzate dalla stimolazione, oltre che del campo di stress in situ; è raccomandata inoltre la disposizione sismometri di superficie e di sensori (geofoni) in pozzo al fine di migliorare il rapporto tra segnale sismico e background per il riconoscimento e il monitoraggio degli eventi di sismicità indotta...
L'energia solare è l'energia associata alla radiazione solare e rappresenta la principale fonte di energia per la vita sulla Terra.È la forma di energia normalmente utilizzata dagli organismi autotrofi, cioè quelli che eseguono la fotosintesi, comunemente indicati come "vegetali", e in maniera indiretta, anche da altri organismi viventi, che sfruttano invece l'energia chimica ricavata dagli stessi vegetali o da altri organismi che a loro volta si nutrono di vegetali.Può essere utilizzata direttamente a scopo energetico per produrre calore o energia elettrica con varie tipologie di impianto. Sulla Terra il valore di tale energia (a livello locale o globale, giornaliera, mensile o annuale) si può calcolare come il prodotto tra l'insolazione media, l'eliofania nell'intervallo di tempo considerato e la superficie incidente considerata.Da un punto di vista più generale, quasi tutte le fonti di energia utilizzate dall'uomo derivano in maniera indiretta dall'energia solare.Il ciclo dell'acqua per l'energia idroelettrica si basa sull'evaporazione dell'acqua generata dall'energia solare. I venti su cui si basa l'energia eolica sono generati da differenze di temperatura, dipendenti dalla radiazione solare. Anche l'energia che si può estrarre dalle biomasse e dai combustibili fossili deriva dall'energia proveniente dalla radiazione solare. Le uniche forme di energia che non derivano indirettamente dal sole sono l'energia geotermica, che deriva dall'energia interna del nucleo terrestre, e l'energia delle maree, derivante dal movimento della luna intorno alla terra.Dal punto di vista energetico si tratta di un'energia alternativa ai classici combustibili fossili, rinnovabile e, prescindendo dalle tecnologie di captazione e di conversione utilizzate, pulita (energia verde) nonché una delle energie a sostegno della ipotizzata economia verde nella società moderna. Può essere opportunamente sfruttata attraverso diverse tecnologie e a diversi fini, anche se nelle versioni tecnologiche che non prevedono l'accumulo integrato, lo sfruttamento soffre di variabilità e intermittenza di produzione ovvero non piena programmabilità (dispacciabilità) a causa dei cicli giorno-notte e alla copertura nuvolosa.Mediamente il Sole irradia alle soglie dell'atmosfera terrestre 1367 W/m², nota come costante solare e distribuita secondo lo spettro solare. Tenendo conto che la Terra è approssimabile ad una sfera di raggio medio di 6371 km, ne viene che essa intercetta una sezione di oltre 127,5 milioni di km² della emissione solare, il cui prodotto per la costante solare corrisponde ad una potenza intercettata di 174300 TW. A seconda della stagione, per l'eccentricità dell'orbita terrestre, questa potenza intercettata varia tra 168500 TW e 180000 TW. Di questa valore, circa il 30% viene riflessa indietro o intercettata dall'atmosfera ed una parte finisce sugli oceani; ma la potenza restante potenzialmente catturabile sulla terraferma resta enorme, dell'ordine di svariate decine di migliaia TW di potenza (per poter fare un paragone, si tenga presente che la potenza media di una grande centrale elettrica si aggira attorno ad 1 GW, ove un TW vale mille di queste centrali).L'irraggiamento solare medio o insolazione è, alle latitudini europee, come media annuale, corrispondente ad una energia tra 3 kWh al giorno a nord, a 5 kWh al giorno a sud. Se immaginiamo una fonte equivalente come quantità totale, ma a costante potenza, dividendo i valori per il numero di ore al giorno, otteniamo tra i 125 W/m² ed i 210 W/m². Ovviamente questa misura serve solo per un calcolo di massima della potenzialità di una superficie di un territorio, ma la fonte reale è intermittente con picchi ciclici diurni che variano stagionalmente.La quantità di energia solare che arriva sul suolo terrestre è quindi molto elevata, circa diecimila volte superiore a tutta l'energia usata dall'umanità nel suo complesso, ma poco concentrata, nel senso che è necessario raccogliere energia da aree molto vaste per averne quantità significative, e piuttosto difficile da convertire in energia facilmente sfruttabile con efficienze accettabili. Lo sviluppo di tecnologie che possano rendere economico l'uso dell'energia solare è un settore della ricerca molto attivo ma che, per il momento, non ha avuto ancora risultati rivoluzionari.L'energia solare può essere utilizzata per generare elettricità (fotovoltaico) o per generare calore (solare termico). Sono tre le tecnologie principali per trasformare in energia sfruttabile l'energia del sole:il pannello solare termico sfrutta i raggi solari per scaldare un liquido con speciali caratteristiche, contenuto nel suo interno, che cede calore, tramite uno scambiatore di calore, all'acqua contenuta in un serbatoio di accumulo. il pannello fotovoltaico sfrutta le proprietà di particolari elementi semiconduttori per produrre energia elettrica quando sollecitati dalla luce. il pannello solare a concentrazione sfrutta una serie di specchi parabolici a struttura lineare per convogliare i raggi solari su un tubo ricevitore in cui scorre un fluido termovettore o una serie di specchi piani che concentrano i raggi all'estremità di una torre in cui è posta una caldaia riempita di sali che per il calore fondono. In entrambi i casi "l'apparato ricevente" si riscalda a temperature molto elevate (400 °C ~ 600 °C) (solare termodinamico).Energia fotovoltaica - Una delle questioni che riguardano un possibile utilizzo su vasta scala dell'energia fotovoltaica è relativa alla produzione di grandi quantità di moduli fotovoltaici, che comporterebbe la necessità di reperire quantità rilevanti di materie prime minerali per effetto della ridotta densità energetica di tale tecnologia e il dover lavorare, in fase di fabbricazione, anche grossi quantitativi di sostanze tossiche[8][9][10][11].Le principali critiche all'utilizzo di energia solare sono imputabili ai costi, all'efficienza e alla caratteristica intrinseca di intermittenza o non programmabilità di tale fonte energetica rispetto alle fonti energetiche convenzionali in quanto risente direttamente della copertura nuvolosa e della completa assenza durante la notte. Inoltre, per produrre i pannelli fotovoltaici occorre una grande quantità di energia, generata utilizzando spesso fonti non rinnovabili come il carbone, ed è stato calcolato che il settore del fotovoltaico inizierà a produrre più energia di quella consumata solo a partire dal 2015[12].I sostenitori dell'energia solare sostengono invece un ridimensionamento dei costi ed un aumento dell'efficienza nel futuro prossimo in virtù delle economie di scala e del miglioramento tecnologico dei futuri sistemi solari. Riguardo l'assenza di tale fonte energetica durante la notte fanno altresì notare che il picco massimo di consumo elettrico si raggiunge in realtà durante il giorno, cioè proprio durante il massimo di produzione di energia da solare, in virtù dell'utilizzo di energia elettrica da parte dei processi produttivi industriali e quindi il problema sarebbe meno gravoso e risolvibile tramite ricorso alla tecnologia del solare termodinamico e/o all'integrazione delle fonti energetiche rinnovabili...
La torre solare è una struttura finalizzata alla produzione di energia elettrica sfruttando il moto convettivo dell'aria calda che tende a salire.La struttura si compone di un collettore posto alla base dove si raccoglie l'aria calda, di una torre da cui fuoriesce l'aria e delle turbine situate tra la torre e il collettore. Come si può capire dallo schema, il collettore può essere paragonato a un'ampia serra rivestita in vetro o plastica e aperta alle estremità, nella quale l'aria viene riscaldata dai raggi solari e, di conseguenza, dall'effetto serra che si viene a creare. La torre, invece, collegata ermeticamente alla base con il collettore, mette in comunicazione l'aria calda della serra con quella più fredda sulla sua sommità e, poiché l'aria calda essendo più leggera tende a salire, crea una corrente d'aria all'interno del complesso, tra il collettore e la torre. Le turbine poste tra di essi, quindi, vengono fatte ruotare convertendo il flusso d'aria in energia elettrica. In questo modo la produzione di energia è proporzionale sia all'altezza della torre, con la differenza di temperatura dell'aria tra la sommità e la base, sia al volume di aria calda accumulata nel collettore. Per avere un maggiore accumulo di calore si possono anche aggiungere nel collettore dei tubi riempiti di acqua, che ha una capacità termica superiore a quella del suolo. Un vantaggio di questa struttura è dato, infatti, dalla capacità di durare anche 24 ore, grazie al calore ceduto successivamente dal suolo o dall'acqua, e senza la necessità di un cielo sereno, perché anche con cielo nuvoloso una serra accumula sempre calore.Il primo impianto venne costruito nel 1981 a Manzanares, in Spagna su progetto e gestione di Schlaich Bergermann con fondi forniti dal Ministero Tedesco della Ricerca e della Tecnologia. Quest'impianto era per lo più sperimentale e aveva lo scopo di verificare le prestazioni previste nella teoria. Per la copertura si era fatta apposta una selezione dei materiali più adeguati. La torre si ergeva su 8 colonne tubolari ed era composta da 20 anelli larghi 10 m ciascuno. La turbina, invece, era a quattro pale regolabili e si attivava automaticamente a partire da una corrente di 2,5 m/s. Nel complesso la torre si mostrava affidabile e nel corso del 1987 aveva funzionato per un totale di 3197 ore e una media giornaliera di 8,8 ore.[2] La produzione di energia elettrica arrivava fino a 50 kW, ma l'impianto non era stato progettato per resistere a tempeste, come una che lo distrusse nel 1989.Serra dell'impianto di Manzanares visto dalla torre All'impianto di Manzanares sono seguite diverse altre proposte, come il progetto presentato da EnvironMission negli anni 2000 per una torre alta ben 800 m da costruire in Arizona e con una potenza di 200 MW, che, nonostante la raccolta di 110 milioni di dollari di fondi, non è stata più costruita. È stato accantonato anche il progetto spagnolo di costruire a Ciudad Real una torre da 40 MW alta 700 m.[3] L'unico impianto attualmente in funzione si trova in Cina, a Jinshawan vicino alla città di Wuhai, nella Mongolia Interna. La centrale è entrata in funzione il 10 dicembre 2010 e il progetto prevedeva una torre alta 200 m, un collettore che si estendeva per 277 ettari, per una potenza di 27,5 MW, ma a causa della vicinanza all'aeroporto di Wuhai l'altezza della torre è stata contenuta a 50 m e la potenza si limita a 200 kW...
In ingegneria energetica un impianto solare termodinamico, anche noto come centrale solare a concentrazione, oppure centrale solare termoelettrica, è un tipo di centrale elettrica che sfrutta, come fonte energetica primaria, la radiazione solare, accumulandola sotto forma di calore per mezzo di tecniche di concentrazione solare, per convertirla, tramite una turbina a vapore, ottenendo una produzione di energia elettrica.Deve il suo nome al fatto che, alla fase di captazione dell'energia solare incidente, già presente nei comuni impianti solari termici, aggiunge un ciclo termodinamico (tipicamente un Ciclo Rankine, ma si considerano anche implementazioni future basate sul Ciclo Brayton) per la trasformazione dell'energia termica raccolta, in energia elettrica, tramite un gruppo turbina a vapore più alternatore, come avviene nelle comuni centrali termoelettriche.A differenza dei comuni pannelli solari termici per la generazione di acqua calda a fini domestici (con temperature inferiori a 95 °C), questa tipologia di impianto genera medie ed alte temperature (600 °C e oltre) permettendone l'uso in applicazioni industriali come la generazione di elettricità e/o come calore per processi industriali (cogenerazione).La grande rivoluzione rispetto all'altra tecnologia solare di generazione elettrica (fotovoltaico) è però la possibilità di produzione di elettricità anche in periodi di assenza della fonte energetica primaria durante la notte o con cielo coperto da nuvolosità grazie alla possibilità di accumulo del calore in appositi serbatoi, ponendo almeno parziale rimedio ai limiti fisici di continuità/intermittenza imposti da tale tipo di fonte energetica.Si tratta dunque di una tecnologia energetica alternativa e rinnovabile rispetto a quelle tradizionali basate su combustibili fossili e nucleari, il cui principio di funzionamento ha lontane origini storiche essendo fatta risalire a più di 2 millenni fa dall'idea di Archimede sugli specchi ustori.Nel 2008, il fisico italiano Carlo Rubbia ha stimato che un ipotetico quadrato di specchi di 40 000 km² (200 km per ogni lato) basterebbe per sostituire tutta l'energia derivata dal petrolio prodotta oggi nel mondo, mentre per alimentare un terzo dell'Italia bastava un'area che producesse la potenza di 15 centrali nucleari; vasta, in pratica, quanto l'area circoscritta dal Grande Raccordo Anulare[1].Il vantaggio riscontrabile nell'immediato rispetto ad un tradizionale impianto fotovoltaico consiste in una produzione di energia più uniforme nel tempo causa lo sfruttamento indiretto dell'energia solare anche di notte o in caso di cattivo tempo fino ad alcuni giorni grazie al sistema di accumulo del fluido termovettore e all'alta temperatura raggiungibile dai sali fusi (circa 550 °C).Per far fronte ai periodi di scarso soleggiamento, specialmente nel periodo invernale e per impianti di grossa potenza, si è pensato di abbinare a questo tipo di impianti solari, dei sistemi di combustione tradizionali con cui poter mantenere la temperatura dei sali fusi oppure, come ad esempio nel caso del progetto Archimede, integrando l'impianto solare termodinamico con un impianto termoelettrico a ciclo combinato alimentato a metano. Un problema paventato per questo tipo di impianti e più in generale i sistemi energetici che sfruttano l'energia solare, sono le notevoli superfici libere da occupare in rapporto alla produzione elettrica. Ad esempio un impianto da circa 40 MW nominali di potenza elettrica in una zona con un DNI (Direct Normal Irradiance) attorno a 1800 kWh/m² anno (Sicilia), occupa circa 120 ettari di superficie. Ma questa caratteristica di essere una fonte diluita, è ancora più seria nel caso dell'idroelettrico; per citare un esempio, la costruzione dell'Impianto Idroelettrico di Glorenza eroga 105 MWe utilizzando le acque provenienti dalla diga di sbarramento che hanno creato il lago artificiale di Resia, impegnando 6,6 km2 di fertili terreni, ovvero 660 ettari.[2] E l'opera non è stata fermata neanche dalla necessità di dovere allagare un intero centro abitato, di cui oggi sporge solo il campanile.Ma la questione sulle superfici diventa oziosa se si considera l'ampia disponibilità in Italia, che per esempio, i fautori dei biocarburanti, stimano in 1-2 milioni di ettari di terreni incolti o marginali.[3] Questa disponibilità di spazi è mantenuta anche ove è preferibile la costruzione di impianti solari, ovvero nel Sud Italia, che dispone di molte zone utilizzabili, come testimoniano i progetti già avviati[4]. Seguendo questa linea si è ipotizzato anche la costruzione di vaste centrali solari-termodinamiche nelle aree desertiche del Nord Africa, in seguito ad accordi internazionali con Libia e Marocco (Progetto Desertec), laddove la disponibilità di spazio e condizioni climatiche relative all'insolazione media annua del tutto ottimali creerebbero situazioni particolarmente favorevoli alla produzione su vasta scala di energia elettrica: sembra che tale soluzione, unita alla realizzazione di reti di distribuzione elettrica a "corrente continua" e bassa perdita, possa arrivare a soddisfare anche l'intero fabbisogno energetico europeo. Occorre però tenere a mente che energia elettrica importata dalla Libia o dal Marocco è pur sempre energia di importazione, non meno dei combustibili fossili, con gli aspetti negativi conseguenti sulla bilancia dei pagamenti esteri.Un altro svantaggio è che un siffatto sistema di produzione di energia, se fortemente centralizzato, risulterebbe facilmente soggetto ad attacchi di tipo vandalistico, in quanto, vista la superficie occupata, non potrebbe essere sorvegliato come accade con impianti di altro tipo. Tuttavia è bene notare che l'attuale approvvigionamento energetico si basa su un sistema di poche, grandi centrali, e quindi soggette allo stesso tipo di rischi di sabotaggio. Anzi, una centrale di questo tipo, proprio grazie alla sua struttura, sarebbe molto più veloce e più economica da riparare rispetto ad una comune centrale a turbogas.Nonostante queste limitazioni si ritiene tuttavia che tali sistemi rappresentino comunque una svolta o un miglioramento sensibile all'interno del panorama di produzione energetico da fonte solare, la fonte primaria di energia sulla Terra.La prima centrale solare termodinamica venne realizzata sulla base delle teorie di Giovanni Francia pubblicate a partire dal 1965 sulla rivista scientifica Sapere. Francia realizzerà i suoi primi prototipi sperimentali a Sant'Ilario di Genova a partire dal 1967, pubblicandoli sulla rivista internazionale Solar Energy Journal. Nove anni più tardi, uno specifico gruppo di lavoro della Commissione Europea incaricato di condurre uno studio preliminare, preventivò tre anni per la costruzione e il montaggio di un impianto funzionante denominato Eurelios, iniziato di fatto nel 1977 e concluso nel 1980 ad Adrano, in provincia di Catania[5][6], entrato in attività nel 1981 e rimasto in esercizio fino al 1991, scartato dall'Enel nonostante il potenziale, per via della scarsa resa produttiva. Il pionieristico progetto di sfruttamento del sole per la produzione energetica di Giovanni Francia e gli studi pubblicati, ritenuti ancora validi nonostante l'insuccesso siciliano, fecero da base ai successivi impianti statunitensi realizzati in California[5].Al 1981 risale quindi il completamento del progetto Solar-1, costruito nel deserto del Mojave, a est di Barstow in California. Solar-1 fu operativo dal 1982 sino al 1986. Fu distrutto da un incendio che mandò a fuoco l'olio che scorreva come fluido di trasferimento del calore all'interno dei tubi assorbenti su cui i raggi del sole venivano concentrati. Seguì Solar-2 sempre in California. Dal 1985, il cosiddetto SEGS è operativo in California; è costituito da 9 impianti per una capacità totale di 350 MW.Nel 2007 è entrato in servizio Nevada Solar One, con una potenza di 64 MWe. A partire dal 2010 la BrightSource Energy ha iniziato il cantiere dell’Ivanpah Solar Electric Generating Station (ISEGS), la più grande centrale solare al mondo a torre e campo specchi, basata sull’impianto Eurelios e sui principi di Francia, attraverso un perfezionamento svolto nel campo sperimentale del 2008 nel deserto del Negev in Israele, con una potenza di 392.00 MW. La sua messa in esercizio, inizialmente prevista per il 2013, si procrastinò al 2014 con la denominazione di Ivanpah Solar Power Facility e. Nel gruppo di finanziatori appare anche la nota compagnia Google[5].Nel 2013 è entrato in servizio Solana Generating Station, con una potenza di 280 MWe e 6 ore di accumulo termico. Nel 2014 sono entrati in servizio, appunto, la Ivanpah Solar Power Facility e e il Genesis Solar Energy Project con una potenza di 250 MWe. Sempre nel 2014 è in commissionamento il Crescent Dunes Solar Energy Project per 110 MWe ed è in attesa del completamento della linea di trasmissione elettrica Mojave Solar Project per 280 MWe. Per quanto riguarda invece gli impianti solari integrati, nel 2010, alcuni mesi dopo il progetto Archimede, è entrato in servizio Martin Next Generation Solar Energy Center, per una potenza termica teorica di 75 MWth.Tra il 2006 e il 2011 in Spagna sono state costruite oltre 30 centrali di questo tipo: con accumulo, come le Andasol 1, e senza accumulo termico, la maggior parte con una capacità di 50 MW, a causa del limite legislativo incentivante fino a potenze di 50 MWe. Attualmente la potenza solare termodinamica collegata alla rete elettrica spagnola ha raggiunto 2300 MWe di potenza e nel solo mese di Giugno 2014 ha generato 715 GW·h di energia elettrica.Negli Emirati Arabi Uniti, nel 2013 è entrato in servizio Shams solar power station con una potenza di 100 MWe.In India, nel 2013 è entrato in servizio Godawari Solar Project con una potenza di 50 MWe.In Algeria, nel 2011 è entrato in servizio Hassi R'Mel integrated solar combined cycle power station, un altro impianto solare integrato come il progetto Archimede, ma che apporta circa 60 MWth alla centrale termoelettrica.In Marocco, nel 2011 è entrato in servizio Ain Beni Mathar Integrated Thermo Solar Combined Cycle Power Plant, anche un impianto solare integrato, con un apporto di circa 60 MWth alla centrale termoelettrica.In Egitto, nel 2011 è entrato in servizio ISCC Kuraymat, un ulteriore impianto solare integrato, con un apporto di circa 40 MWth alla centrale termoelettrica.In Iran, nel 2011 è entrata in servizio la componente solare di Yazd integrated solar combined cycle power station.In Sudafrica, nel 2014 è in commissionamento KaXu Solar One per una potenza di 100 MWeNel 2005, Carlo Rubbia, Premio Nobel per la fisica, lasciò la presidenza dell'ENEA, in un periodo di contrasti con quanti non erano disposti a finanziare il solare termodinamico a concentrazione.[7][8][9]Nel dicembre 2007, il secondo Governo Prodi approva un piano industriale per costruire dieci centrali da 50 MW nel sud Italia.[10]Nel marzo 2008, il governo ha ricevuto il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni per avviare questa anche nel resto del territorio nazionale.[11]Nel progetto Archimede dell'ENEA, sviluppato in collaborazione con l'Enel e fortemente sponsorizzato dal premio Nobel Carlo Rubbia,[12] come fluido termovettore venne usato una miscela di sali fusi (60% di nitrato di sodio e 40% di nitrato di potassio) che permette un accumulo in grandi serbatoi di calore e una temperatura di esercizio molto elevata (fino a 550 °C) aumentando l'efficienza dell'impianto.[13]Nel luglio 2009 il Senato Italiano ha approvato due mozioni: la n.155,[14] decisamente critica, presentata da parlamentari del Popolo della Libertà ed una seconda, la n.161[15] favorevole alla tecnologia solare termodinamica, presenta da parlamentari della Lega Nord Padania. Le due mozioni in contrasto sono state approvate dalla stessa maggioranza. La mozione n.155. è decisamente critica riguardo al solare termodinamico, ritenuta una fonte non completamente ecologica in quanto necessita di essere combinata a fonti non rinnovabili che ne garantiscano il funzionamento anche in assenza di sole, e poco efficiente sotto diversi punti di vista anche in confronto con la nuova politica di rilancio del nucleare. Nella mozione n.161, approvata dal Senato, i parlamentari ricordano che il recepimento della direttiva 2001/77/CE, con il DL n.387/2003 "... costituisce la base legislativa per promuovere la produzione di elettricita attraverso il contributo delle fonti energetiche rinnovabili, tra le quali anche il solare termodinamico". Tra le parole approvate dal Senato, leggiamo che il solare termodinamico ha "raggiunto rilevanti progressi e innovazioni che permettono di accumulare il calore prodotto e renderlo disponibile quando richiesto". Questo sviluppo elimina la variabilità tipica delle tecnologie solari, come ancora presentato dal fotovoltaico. La mozione n.161 aggiunge che il solare termodinamico è "una tecnologia che interessa soprattutto i Paesi a forte insolazione, come il nostro ..." ricordando quindi che anche l'Italia è destinata al suo utilizzo. Viceversa nella mozione n.155 si sottintende che il solare termodinamico abbia difficoltà a trovare siti adeguati, che abbia bisogno di una fonte d'acqua per il raffreddamento, che non debba essere troppo lontana dalla connessione alla rete, che l'efficienza energetica difficilmente potrà superare il 25%, che per funzionare senza soluzione di continuità abbia bisogno di combustibile e quindi non sarebbe ecologica, e critica l'utilizzo della componente termodinamica dal punto di vista economico perché i costi non sarebbero comprimibili, essendo una tecnologia matura, che i costi di produzione siano nell'ordine dei 6 euro a watt, che i costi sono comunque elevati poiché gli impianti sono piccoli e non beneficiano di fattori di scala, che manca un sistema industriale in Italia, che i costi per essere ammortizzati in 20 anni devono essere inseriti in formule di cogenerazione con cicli combinati o impianti a carbone, che la tipologia è complessa e quindi non alla portata di piccoli imprenditori, che i primi impianti (ndr: SEGS per 350 MW nel deserto del Mojave) non sarebbero stati persuasivi, e quindi abbandonati, che conviene puntare più sulla tecnologia fotovoltaica, del consumo di biomasse e dell'eolico. Lo stesso presidente dell'ENEA Luigi Paganetto ha reagito sorpreso al contenuto della mozione, dichiarando "Ritengo singolare che questo accada, perché sul solare termodinamico siamo leader del mondo".[16]Questa affermazione viene provata il 15 luglio 2010, quando è stata inaugurata dall'Enel a Priolo Gargallo in provincia di Siracusa la prima centrale a ciclo combinato integrata a solare (ISCC = Integrated solar combined cycle) del mondo con 15 MWth di apporto termico solare costata 60 milioni di euro (Progetto Archimede) per la sola componente solare (campo solare). Lo scopo principale di questo progetto è di tipo dimostrativo e vuole sottolineare la grande potenzialità del solare termodinamico applicato alle centrali a turbo gas al fine di migliorarne l'efficienza.Il 12 dicembre 2012 viene presentata alla Regione Basilicata il progetto di un impianto solare a tecnologia termodinamica ad uso industriale della potenza di 50 MWe presso Banzi in provincia di Potenza...
In ingegneria energetica un pannello fotovoltaico è un dispositivo optoelettronico, composto da moduli fotovoltaici, a loro volta costituiti da celle fotovoltaiche, in grado di convertire l'energia solare in energia elettrica mediante effetto fotovoltaico, tipicamente impiegato come generatore.La cella fotovoltaica, o cella solare, è l'elemento base nella costruzione di un modulo fotovoltaico. Essa è un dispositivo elettrico che converte l'energia della luce direttamente in elettricità tramite l'effetto fotovoltaico. I pannelli fotovoltaici comunemente in commercio, sono costituiti da 48, 60, 72 oppure fino a 96 celle ognuno.Il modulo fotovoltaico in silicio è costituito da molti strati di materie prime detto laminato e dai materiali accessori atti a renderlo utilizzabileDei molti materiali impiegabili per la costruzione dei moduli fotovoltaici, il silicio è in assoluto il più utilizzato. Il silicio viene ottenuto in wafer che vengono in seguito uniti tra loro a formare un modulo fotovoltaico.Le prestazioni di un modulo fotovoltaico (PV) dipendono dalle condizioni ambientali, principalmente dall'irraggiamento incidente globale G nel piano del modulo.La potenza di un dispositivo fotovoltaico (PV) diminuisce nel tempo. Questa diminuzione è dovuta alla sua esposizione alla radiazione solare e ad altre condizioni esterne. L'indice di degrado, che è definito come la percentuale annua della perdita di potenza in uscita, è un fattore chiave nel determinare la produzione a lungo termine di un impianto fotovoltaico.Oltre ai problemi di efficienza e tolleranza un discorso a parte meritano i costi di realizzazione delle celle fotovoltaiche, dei relativi moduli e impianti. Per quanto riguarda le celle fotovoltaiche i costi sono gravati fino a circa il 33% dal materiale (ad es. silicio) comprendendovi gli inquinanti scarti di lavorazione e il costoso processo di purificazione; in generale sui costi del materiale di base pesa anche la sua reperibilità fisica in natura per riuscire ad ottenere un'economia di scala opportuna, e ciò riguarda i metalli droganti (indio, arsenico, germanio, tellurio, ecc) piuttosto rari, ma non per il silicio che è altresì abbondante sulla crosta terrestre; tuttavia il silicio seppur abbondante non si trova mai in forma metallica ma come silicato, la cui riduzione ad elemento metallico è uno dei processi più endoergonici di tutta l'industria metallurgica ovverosia richiede il consumo di una spropositata quantità di energia.Vanno aggiunti poi i restanti costi per i processi di realizzazione della cella fotovoltaica. Ragionando in termini di moduli fotovoltaici, ai costi della cella solare si devono aggiungere i costi della realizzazione dei moduli interi ovvero dei materiali assemblanti, della messa in posa a terra tramite materiali, dell'elettronica di potenza necessaria (inverter), della progettazione, della manodopera e della manutenzione.Per le centrali solari commerciali, in cui l'elettricità viene venduta nella rete di trasmissione dell'elettricità, il costo dell'energia solare dovrà corrispondere al prezzo dell'elettricità all'ingrosso. Questo punto è talvolta chiamato "parità di rete all'ingrosso" o "parità delle sbarre".[16]Come incentivo alla realizzazione di impianti fotovoltaici è stato attivo in Italia fino al 2013 il sistema Conto Energia sostituto ora da sgravi fiscali sui costi d'impianto.I moduli fotovoltaici, se impiegati in un impianto fotovoltaico connessi alla rete dei paesi dell'Unione europea, devono obbligatoriamente essere certificati in base alla normativa IEC 61215, che riguarda i test di qualità dei moduli (MQT) e la IEC 61730 che riguarda invece i test di sicurezza (MST). Tra i test più importanti si cita quello per determinarne la potenza in condizioni di insolazione standard, espressa in watt picco (Wp). Altri test presenti in questa severissima campagna di prove comprendono l'esposizione a temperature estreme, ai raggi UV, a scariche di altissima tensione (simulando i fulmini) prove di carico meccanico, prove di impatto con la grandine, prove di sovraccarico elettrico, prove di isolamento, ecc.In definitiva il parametro complessivo di qualità che caratterizza un modulo fotovoltaico è il rapporto costo/efficienza o equivalentemente il costo per kilowattora prodotto.Nel 2022 i pannelli fotovoltaici di ultima generazione in commercio sfruttano innovazioni particolarmente utili che ne migliorano decisamente l'efficienza. Questo significa più produzione di energia a parità di superficie. Una è la tecnologia half-cut. Grazie a questa la cella fotovoltaica viene suddivisa in due. Questa variante conferisce diversi vantaggi: maggiore tolleranza all’ombreggiamento, diminuzione delle perdite resistive, minore possibilità di micro-crepe nel corso degli anni. Ultimamente viene usata anche lo sviluppo della tecnologia PERC. In realtà è da anni che i laboratori di ricerca lavorano su questo fronte, ma solo ultimamente i risultati hanno permesso alle aziende di adottare questa applicazione che consente una migliore efficienza delle celle e agevola l'imprigionamento della luce in prossimità della superficie posteriore.Le tegole fotovoltaiche permettono l'installazione degli impianti nei centri storici e nelle zone sottoposte a vincolo ambientale, artistico, architettonico o paesaggistico. Al prezzo di una modesta penalizzazione del rendimento termodinamico, rendono possibile la posa di un impianto che non altera volumetria, morfologia, sagoma, effetto cromatico e riflesso di luce.[17][18][19][20] Alcune sentenze dei T.A.R. depositate successivamente al 2013 tendono ad affermare un nuovo orientamento giurisprudenziale secondo il quale le Soprintendenze sono tenute a dare una motivazione analitica e tecnica di un eventuale diniego, in base all'assunto generale della legittimità del risparmio energetico tramite soluzioni non impattanti.La maggior parte dei componenti di un modulo solare possono essere riutilizzati. Grazie alle innovazioni tecnologiche verificatesi negli ultimi anni, fino al 95% di alcuni materiali semiconduttori o di vetro, così come vaste quantità di metalli ferrosi e non ferrosi impiegati nei moduli fotovoltaici possono essere recuperati.[31] Alcune aziende private e organizzazioni non-profit, come PV CYCLE nell'Unione Europea, sono impegnate in operazioni di raccolta e riciclaggio alla fine del ciclo di vita dei moduli.[32]Da un modulo standard di 21 kg si possono recuperare circa 15 kg di vetro, 2,8 kg di plastica, 2 kg di alluminio, 1 kg di polvere di silicio e 0,14 kg di rame. Sono oltre 100 milioni i moduli fotovoltaici installati in Italia ed il grosso del mercato del riciclo dei moduli prenderà avvio tra alcuni anni, visto che il tempo di vita di un impianto fotovoltaico è di 20-25 anni. Con le nuove tecnologie da poco introdotte risulta tuttavia già vantaggioso sostituire i vecchi moduli con quelli di ultima generazione che garantiscono efficienze maggiori.[33] Così già agli inizi degli anni novanta gli utilizzatori dei moduli fotovoltaici richiedevano ai produttori delle soluzioni di riciclaggio; visto che a quei tempi la mole di rifiuti da smaltire era molto limitata, gli sforzi dei produttori si focalizzarono sui tradizionali metodi di riciclaggio.A partire dal 1º luglio 2012 i produttori di pannelli fotovoltaici devono possedere l'attestato di adesione a un consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici[37]. In mancanza di tale adesione, comprovata dal relativo attestato da esibire all'atto della vendita, il produttore non potrà permettere al proprio cliente di usufruire degli incentivi. I requisiti che il consorzio/sistema deve soddisfare per garantire la gestione del fine vita dei moduli fotovoltaici installati sugli impianti in esercizio a partire dal 1º luglio 2012 sono stati stabiliti dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) nella terza revisione delle "Regole Applicative per il riconoscimento delle tariffe incentivanti previste dal DM 5 maggio 2011", IV Conto Energia.È dal 2010 che una Conferenza Europea annuale unisce insieme produttori, esperti di riciclaggio e ricercatori per guardare al futuro del riciclaggio di moduli fotovoltaici. Nel 2013 l'evento ha avuto luogo a Roma..
Il pannello solare termico, o collettore solare, è un dispositivo per la conversione della radiazione solare in energia termica[1] ed il suo trasferimento, per esempio, verso un accumulatore termico per un uso successivo: produzione di acqua calda (sanitaria o di processo), riscaldamento degli ambienti, raffrescamento solare (solar cooling)[2].Si differenzia dal pannello fotovoltaico, in quanto quest'ultimo serve invece per la produzione di corrente elettrica.I pannelli solari possono essere usati per fornire acqua calda e riscaldamento o per generare energia elettrica.Nel caso di produzione di acqua calda, il serbatoio provvede a immagazzinare l'acqua domestica che viene messa a contatto con il fluido tramite una serpentina. La serpentina consente al fluido di trasferire all'acqua l'energia immagazzinata senza contaminare l'acqua. Questa acqua può servire come acqua calda nelle abitazioni o per integrare il riscaldamento a pavimento degli ambienti. I pannelli solari termici sono in grado di fornire acqua calda in buone quantità, ma non possono sostituire completamente gli usuali metodi di riscaldamento per via dell'incostanza dell'energia solare.Nel caso di produzione di energia elettrica, lo scambiatore di calore è riscaldato fino a essere portato in ebollizione; una volta che il liquido è passato in fase gassosa viene inviato in una turbina termoelettrica che converte il movimento del gas in energia elettrica. Questo tipo di impianto è detto solare termodinamico e richiede ampi spazi per l'installazione dei pannelli solari e una presenza di sole costante, per questo i deserti sono luoghi spesso appropriati per tali installazioni. Una centrale di questo tipo è stata realizzata anche in Sicilia con il progetto Archimede, la cui inaugurazione è avvenuta nel luglio 2010.L'uso dei pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua, in sostituzione di una caldaia o uno scaldabagno elettrico, ha come diretta conseguenza il risparmio di idrocarburi e di energia elettrica. Inoltre:mancata emissione di CO2 (responsabile del surriscaldamento globale), di ossidi di zolfo, di azoto e di particolato; produzione di calore da fonte rinnovabile (il Sole); minore necessità di infrastrutture per il trasporto dell'energia da grandi distanze; maggiore indipendenza energetica; tecnologia accessibile (bassi oneri di realizzazione e smaltimento);..
Con energia marina, energia oceanica o energia pelagica si intende l'energia racchiusa in varie forme nei mari e negli oceani.L'energia presente nei mari e negli oceani è una classica fonte di energia rinnovabile e può essere estratta con diverse tecnologie: fluidodinamiche (correnti, onde, maree) e di gradiente (termico e salino). Ad oggi sono stati sperimentati molti sistemi di estrazione di questa energia ed alcuni sono già in uno stadio precommercialeDiversi ricercatori indicano come l'energia oceanica possa provvedere ad una parte sostanziale dell'energia rinnovabile a livello globale.
L'energia eolica è l'energia del vento e degli eventi atmosferici, cioè l'energia cinetica di una massa d'aria in movimento. È una fonte di energia alternativa a quella prodotta dalla combustione dei combustibili fossili, rinnovabile e a sostegno dell'economia, pulita, che non produce emissioni di alcun tipo di gas serra durante il funzionamento e richiede una superficie di terra vasta[1], gli effetti sull'ambiente sono solitamente meno problematici rispetto a quelli provenienti da altre fonti di energia, ed è possibile sfruttarla grazie all'utilizzo di aerogeneratori che producono energia elettrica, pompe eoliche per la movimentazione di acqua, tramite mulini a vento che producono energia meccanica per macinare cereali o altri materiali o vele per il movimento di veicoli aerei o acquatici (deltaplano, barca a vela, windsurf, ecc.).È una fonte mediamente stabile di anno in anno, ma con una variazione significativa su scale di tempo più brevi: l'intermittenza del vento crea raramente problemi quando essa viene utilizzata per fornire fino al 20% della domanda totale di energia elettrica,[2] ma se la richiesta è superiore vi è necessità di particolari accorgimenti alla rete di distribuzione e una capacità di produzione convenzionale.[3] Alcuni metodi per la gestione della potenza prodotta, come quello di possedere sistemi di stoccaggio (come stazioni di pompaggio), turbine geograficamente distribuite, fonti alternative, accordi di esportazione e importazione di energia per aree limitrofe o la riduzione della domanda quando la produzione eolica è bassa, possono ridurre notevolmente questi problemi.[4] Inoltre, le previsioni del tempo consentono alla rete elettrica di essere preparata tempestivamente a seconda delle variazioni previste nella produzione.[5][6]Grandi parchi eolici sono costituiti da centinaia di singoli aerogeneratori collegati alla rete di trasmissione di energia elettrica. L'eolico off-shore è più stabile, fornisce più energia e possiede un minor impatto visivo, tuttavia i costi di realizzazione e manutenzione sono notevolmente più alti. Piccoli impianti eolici on-shore forniscono elettricità a luoghi isolati. Le società elettriche acquistano sempre di più elettricità in eccesso prodotta da piccoli aerogeneratori domestici.[7]Il paese a più alta generazione eolica è la Danimarca, in cui il 43,4% del consumo elettrico derivava dal vento nel 2017.[8][9] Sono almeno 83 gli altri paesi del mondo che utilizzano regolarmente l'energia eolica per il fabbisogno elettrico[10]. Nel 2018 la capacità di generazione elettrica eolica installata nel mondo è aumentata del 9,6%, fino a 591 GW[11]. Nel 2017 la produzione annuale di energia eolica è cresciuta del 17%, fino a coprire il 4,4% del fabbisogno elettrico planetario[12] (nel 2010 era il 2,5%), fornendo l'11,6% dell'energia elettrica nell'Unione europea.Limitatamente all'uso dell'energia eolica come fonte di energia elettrica, tra il 2000 e il 2006 la capacità mondiale installata è quadruplicata.
Un consiglio ..
Korallion è un sito da momenti calmi, realizzato per essere visualizzato sul pc o sul tablet, perchè la sua struttura complessa mal si adatta al cellulare e i suoi contenuti alla fretta.
Lo puoi navigare anche sul cellulare, ma non è il suo modo migliore.
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