27° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 maggio 1924 al 21 gennaio 1929)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXVII legislatura si svolsero in Senato 215 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona nella seduta d’inaugurazione del 24 maggio 1924 riguardò principalmente la riforma dei codici di diritto civile, di commercio e per la marina mercantile. Tommaso Tittoni fu confermato presidente del Senato con il 31 maggio 1924.
Due settimane dopo l’inizio della legislatura, il 10 giugno 1924, il deputato Giacomo Matteotti fu aggredito e rapito a Roma sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, poco distante dalla sua abitazione, e brutalmente assassinato da alcuni sicari fascisti. Matteotti, nel precedente discorso pronunciato alla Camera dei deputati il 30 maggio 1924, aveva chiesto l’annullamento dei risultati delle elezioni del 6 aprile per brogli e irregolarità. Il corpo di Matteotti fu rinvenuto due mesi più tardi, il 16 agosto, nella macchia della Quartarella a Roma. Le vicende processuali seguite al delitto, che per la sua efferatezza provocò un’ondata di proteste e sdegno nel paese e all’estero, si conclusero definitivamente soltanto dopo la caduta del fascismo, con la sentenza di condanna definitiva emessa dalla Corte d’assise di Roma il 4 aprile 1947. Le sentenze (il rinvio a giudizio della Sezione d’accusa di Roma del 1° dicembre 1925 e la sentenza nel processo di Chieti del 24 marzo 1926) erano state dichiarate giuridicamente inesistenti dalla seconda sezione penale della Corte di cassazione in base al decreto luogotenenziale 27 luglio 1944, n. 159. Nell’Aula del Senato il presidente Tommaso Tittoni parlò della scomparsa di Matteotti nella seduta del 24 giugno 1924. Presso il Senato del Regno, che aveva funzione di Alta Corte di giustizia per i reati di cui erano accusati i ministri o i senatori, fu istituito il procedimento penale a carico di Emilio De Bono, senatore e capo della polizia, a seguito della denuncia presentata da Giuseppe Donati, direttore del giornale «Il Popolo». Per gli atti del processo De Bono si rinvia al fascicolo conservato all’Archivio storico del Senato e pubblicato nella seguente pagina web:
https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/ufficio-alta-corte-giustizia-e-degli-studi-legislativi/IT-SEN-002-000120/de-bono-emilio
Il 27 giugno 1924 alla Camera dei deputati iniziò la secessione dell’Aventino: l’opposizione parlamentare, guidata da Giovanni Amendola, Filippo Turati e Luigi Sturzo, deliberò di astenersi dai lavori parlamentari fino al ripristino della legalità. I deputati del gruppo comunista ripresero a frequentare i lavori della Camera il 26 novembre 1924. Il gruppo popolare e il gruppo demosociale deliberarono di rientrare in Aula due anni più tardi, ma il 16 gennaio 1926, in occasione della morte della regina madre Margherita di Savoia, fu loro impedito l’ingresso alla Camera da parte dei deputati fascisti.
Il 30 novembre 1924 si svolse a Milano il convegno delle opposizioni, al quale presero parte Turati, De Gasperi, Gronchi, Treves e Amendola e in cui fu posta la questione morale. Il 3 gennaio 1925 Mussolini intervenne alla Camera dichiarando di assumersi «la responsabilità politica, morale, storica di quanto avvenuto», con riferimento al delitto Matteotti. Pochi giorni dopo alcuni ministri (Salandra, Casati, Oviglio e Sarrocchi) si dimisero. L’8 gennaio 1925 un manifesto di risposta al discorso del 3 gennaio 1925 fu letto nell’Assemblea dalle opposizioni. Nella primavera venne pubblicato il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce (1° maggio 1925) e pubblicato su «Il Mondo», in risposta al manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile (21 aprile 1925).
Nell’ambito della politica interna, si svolsero il congresso del Partito liberale a Livorno il 4 ottobre 1924 e, tra il 28 e il 30 giugno 1925, l’ultimo congresso nazionale del Partito popolare italiano. Nel convegno, di cui furono relatori Alcide De Gasperi e Umberto Tupini, fu letta una lettera di adesione inviata da Luigi Sturzo, già in esilio a Londra. Il III congresso del Partito comunista si svolse a Lione in modo clandestino il 21 gennaio 1926. L’anno successivo, il 10 aprile 1927, si costituì la Concentrazione antifascista a Nérac in Francia. Il Partito socialista unitario fu sciolto nel novembre 1925 e diede poi origine al Partito socialista dei lavoratori italiani.
Numerosi uomini politici e intellettuali antifascisti furono costretti all’espatrio: tra questi, il già menzionato Luigi Sturzo, espatriato a Londra dal 25 ottobre 1924 su richiesta del cardinale Gasparri, Gaetano Salvemini, rifugiato in Francia dall’agosto 1925, Giovanni Amendola, morto a Cannes il 7 aprile 1926 dopo essere espatriato a seguito dell’aggressione fascista subita a Montecatini il 25 luglio 1925, Claudio Treves, che emigrò a Parigi nel novembre 1926, Giuseppe Saragat, in esilio a Vienna dal novembre 1926, poi a Parigi dal 1930, Pietro Nenni, a Parigi dal 1926, Filippo Turati, a Parigi dall’11 dicembre 1926. Piero Gobetti, che aveva subito un’aggressione fascista il 5 settembre 1924, morì a Parigi il 15 febbraio 1926, pochi giorni dopo il suo arrivo. Carlo Sforza, emigrato nel 1927 negli Stati Uniti, fu tra i promotori della Mazzini society.
Il governo fascista emanò provvedimenti repressivi della libertà di stampa e dell’attività dei giornali sin dal 1924 (regio decreto-legge 10 luglio 1924, n. 1081 sulla vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche; leggi 31 dicembre 1925, nn. 2307-2309). Numerosi giornali vennero sospesi o sequestrati dopo che fu sventato l’attentato di Tito Zaniboni e Luigi Capello a Mussolini a Roma il 4 novembre 1925. L’8 novembre 1925 fu pubblicato l’ultimo numero del giornale «La Rivoluzione liberale» di Piero Gobetti, fondato nel marzo 1924. Fu chiuso anche il periodico «Non Mollare», pubblicato a Firenze tra il gennaio e l’ottobre 1925 da Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli.
Il 2 ottobre 1925 le commissioni interne di fabbrica vennero abolite e fu firmato il patto di Palazzo Vidoni tra la Confindustria e la Confederazione delle corporazioni fasciste. Con la legge 3 aprile 1926, n. 563, fu stabilita una magistratura del lavoro e riconosciuto giuridicamente il solo sindacato fascista. Il 22 aprile 1927 venne approvata la Carta del lavoro.
Tra il 1925 e il 1926 le cosiddette leggi fascistissime riguardarono l’ordinamento e l’attività di associazioni, enti e istituti (legge 26 novembre 1925, n. 2029), le attribuzioni e le prerogative del presidente del Consiglio, che assunse il titolo di capo del governo (legge 24 dicembre 1925, n. 2263), e la facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche (legge 31 gennaio 1926, n. 100). La legge 31 gennaio 1926, n. 108, di modifica alla legge sulla cittadinanza, introduceva severe misure punitive contro i fuoriusciti politici. Fu delegata al governo la facoltà di emendare il codice penale, il codice di procedura penale, le leggi sull'ordinamento giudiziario e il codice civile (legge 24 dicembre 1925, n. 2260).
Il podestà di nomina prefettizia sostituì il sindaco elettivo nei comuni con popolazione non eccedente i 5000 abitanti (legge 4 febbraio 1926, n. 237), poi la misura fu estesa a tutti i comuni (regio decreto-legge 3 settembre 1926, n. 1910, convertito nella legge 2 giugno 1927, n. 957). Con regio decreto-legge 28 ottobre 1925, n. 1949, convertito nella legge 16 giugno 1927, n. 1113, fu istituito il governatorato di Roma.
Furono approvate altre leggi eccezionali dopo gli attentati a Mussolini del 1926: il 7 aprile a Roma da parte di Violet Gibson, l’11 settembre a Roma da parte di Guido Lucetti, il 31 ottobre a Bologna da parte di Anteo Zamboni. Il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848) disponeva il rafforzamento dell’autorità dei prefetti, lo scioglimento dei partiti, delle organizzazioni e associazioni, e l’istituzione del confino di polizia. Con la legge 25 novembre 1926, n. 2008, sui Provvedimenti per la difesa dello Stato, fu reintrodotta la pena di morte per gli attentatori alla vita e integrità personale del re e dei membri della famiglia reale, ed erano previste la confisca dei beni ai fuoriusciti e la perdita della nazionalità. Fu istituito il tribunale speciale per la difesa dello Stato. Antonio Gramsci, arrestato l’8 novembre 1926 con i deputati del gruppo parlamentare comunista, e inviato al confino di polizia a Ustica il 7 dicembre 1926, fu processato nel 1928 insieme a Umberto Terracini, con numerosi altri accusati, dal tribunale speciale per la difesa dello Stato. Il processo iniziò il 24 maggio 1928. Gramsci fu condannato a venti anni di carcere. Il 9 novembre 1926 i deputati antifascisti aventiniani vennero dichiarati decaduti dalla carica. Fu istituito un servizio speciale di investigazione politica con regio decreto-legge 6 novembre 1926, n. 1903 (convertito nella legge 22 gennaio 1928, n. 405), e si pose mano al riordinamento del personale dell'amministrazione della pubblica sicurezza e dei servizi di polizia con il regio decreto-legge 9 gennaio 1927, n. 33 (convertito in legge 22 dicembre 1927, n. 2493).
Furono in seguito approvate la legge 9 dicembre 1928, n. 2693, sull’ordinamento e le attribuzioni del Gran consiglio del fascismo, e la legge 17 maggio 1928, n. 1019, di modifica alla rappresentanza politica in senso plebiscitario. Con quest’ultimo provvedimento il numero dei deputati fu portato a 400 e si stabilì che i candidati fossero scelti dal Gran consiglio del fascismo. Nella discussione alla Camera il 16 marzo 1928 intervenne Giolitti, che sottolineò il contrasto tra la rappresentanza politica proposta e lo Statuto albertino.
L’atteggiamento del fascismo con la Chiesta cattolica oscillò nel corso della legislatura tra concorrenza ideologica e collaborazione: incentrato sulle relazioni tra lo Stato e la Chiesa fu il discorso sulla condotta dei cattolici nella vita politica, pronunciato il 9 settembre 1924 da papa Pio XI davanti alla Federazione universitari cattolici italiani (Fuci). Nel chirografo al cardinale Gasparri del 18 febbraio 1926, Pio XI obiettava che una legge in materia ecclesiastica non potesse essere elaborata unilateralmente dalle autorità secolari senza la partecipazione della Santa Sede. A partire dal 6 agosto 1926 furono avviati colloqui tra le autorità italiane e vaticane per rinegoziare gli accordi tra lo Stato italiano e la Santa Sede: Domenico Barone per la parte italiana e Francesco Pacelli, fratello del futuro papa Pio XII, furono i primi interlocutori dei colloqui, caratterizzati da intese, ma anche da interruzioni e contrasti, in particolare sulla questione dell’educazione dei giovani. Nel novembre 1928 si aprirono le trattative ufficiali per gli accordi tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, conclusi l’11 febbraio 1929 con la firma dei Patti lateranensi.
Con la legge 3 aprile 1926, n. 2247, fu istituita l’Opera nazionale Balilla, in concorrenza con l’Azione cattolica italiana. Con i regi decreti-legge 9 gennaio 1927, nn. 5 e 6, convertiti nella legge 2 giugno 1927, n. 1115, furono sciolte le organizzazioni giovanili non facenti capo all’Opera nazionale Balilla. L’Associazione dei giovani esploratori cattolici italiani, benché esclusa dal provvedimento di scioglimento, fu sottoposta a limitazioni, non potendo istituire nuove formazioni e organizzazioni nei comuni inferiori ai 20 mila abitanti, a meno che non fossero capoluoghi di provincia.
Con regio decreto-legge 9 aprile 1928, n. 696, le organizzazioni giovanili non fasciste furono sciolte e confluirono nell’Opera nazionale Balilla. Disapprovando la tendenza del regime fascista ad egemonizzare l’associazionismo giovanile, il 15 aprile 1928 il papa, in un intervento al consiglio nazionale degli uomini cattolici, sostenne il ruolo della Chiesa nell’educazione e il diritto dei genitori a scegliere l’educazione dei figli. Il 14 maggio 1928 Mussolini chiarì che le associazioni giovanili cattoliche erano escluse dai provvedimenti di scioglimento. l’Associazione scautistica cattolica italiana fu comunque sciolta il 6 maggio 1928; alcuni reparti continuarono ad operare nella clandestinità.
La politica economica e finanziaria del governo mussoliniano fu ampiamente discussa in Parlamento. Nella seduta in Senato del 25 marzo 1925 i senatori Ugo Ancona, Maggiorino Ferraris, Achille Loria intervennero sulla riforma tributaria, sulla circolazione della lira, sul debito fluttuante, e sugli stati di previsione della spesa del ministero delle Finanze e dell’esercizio finanziario del 1924-1925.
Con il regio decreto 24 luglio 1925, n. 1229, furono ripristinati i dazi doganali sul frumento, sui cereali minori e sui prodotti derivati: il provvedimento fu parte integrante della cosiddetta battaglia del grano. Si legiferò anche per favorire l’aumento della produzione granaria (regi decreti-legge 29 luglio 1925, nn. 1313-1317, poi convertiti nella legge 18 marzo 1926, n. 562). Con la legge 24 dicembre 1928, n. 3134, fu approntato il piano per la bonifica integrale.
Per stabilizzare la lira venne autorizzata, con regio decreto-legge 18 novembre 1925, n. 1964 (legge di conversione del 10 dicembre 1925, n. 2252), l'emissione di un prestito di 100 milioni di dollari da parte della Banca Morgan. La rivalutazione della lira nei confronti della sterlina, adottata nel 1926 (la cosiddetta quota 90), fu istituzionalizzata con regio decreto-legge 21 dicembre 1927, n. 2325 (convertito nella legge 7 giugno 1928, n. 1453), riguardante la cessazione del corso forzoso e la convertibilità in oro dei biglietti della Banca d'Italia. Con regio decreto 15 giugno 1926, n. 1195, fu approvata la convenzione con la Banca d'Italia per unificare il servizio di emissione dei biglietti di banca, stipulata il 6 maggio 1926.
Con regio decreto-legge 3 aprile 1926, n. 556, fu istituita l’Azienda generale italiana petroli (Agip); il decreto venne convertito nella legge 25 giugno 1926, n. 1262.
La politica demografica del fascismo fu supportata da una serie di provvedimenti, tra i quali l’istituzione dell’imposta sul celibato (regio decreto-legge 19 dicembre 1926, n. 2132, convertito nella legge 22 dicembre 1927, n. 2492), la concessione di esenzioni tributarie alle famiglie numerose (legge 14 giugno 1928, n. 1312), la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia (legge 10 dicembre 1925, n. 2277), la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli (legge 17 dicembre 1925, n. 2306).
Sul piano internazionale, i primi anni del governo fascista furono caratterizzati da una ricerca di collaborazione e di equilibrio: il mantenimento della pace e la soluzione dei problemi collegati ai trattati di pace furono i temi principali delle conferenze internazionali dell’epoca. Dal 16 luglio al 16 agosto 1924 si svolse la conferenza di Londra, in cui fu approvato il piano Dawes per una soluzione della questione delle riparazioni tedesche.
Nello stesso anno furono ratificati i trattati firmati dal governo italiano a Losanna il 24 luglio 1923 e a Parigi il 23 novembre 1923. Con il trattato di Losanna veniva modificato il trattato di pace di Sèvres fra gli stati dell'Intesa e la Turchia (regio decreto-legge 28 agosto 1924, n. 1354, convertito nella legge 18 marzo 1926, n. 562). La convenzione di Parigi riguardava la riparazione dei danni da parte della Turchia (regio decreto-legge 31 gennaio 1924, n. 490, convertito nella legge 11 giugno 1925, n. 2590).
Con regio decreto-legge 2 marzo 1926, n. 323, convertito nella legge 14 aprile 1927, n. 2835, furono approvati gli atti internazionali conclusi il 16 ottobre 1925 alla conferenza di Locarno fra l'Italia, il Belgio, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Polonia e la Cecoslovacchia. Il protocollo finale fu firmato a Locarno nella stessa data, mentre il trattato venne firmato a Londra il 1° dicembre 1925. I patti avevano lo scopo di creare un clima di distensione e scongiurare lo scoppio di una nuova guerra in Europa.
Il 27 agosto 1928 venne firmato il patto di Parigi, proposto dal segretario di Stato americano Frank Billings Kellogg e dal ministro degli esteri francese Aristide Briand. Gli Stati firmatari originari erano 15: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Belgio, Polonia, Cecoslovacchia, Irlanda, India, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. Il trattato stabiliva la condanna del ricorso alla guerra per la soluzione delle controversie internazionali e affermava il ricorso a mezzi pacifici per la composizione delle dispute e dei conflitti.
A seguito dell’azione svolta nel promuovere tali trattati fu conferito il premio Nobel per la pace nel 1925 ad Austen Chamberlain (per i trattati di Locarno) e a Charles Gates Dawes, nel 1926 ad Aristide Briand e Gustav Stresemann (trattati di Locarno), nel 1929 a Frank Billings Kellogg.
Il 15 luglio 1924 la Gran Bretagna cedette con una convenzione all’Italia i territori dell’Oltre-Giuba: la ratifica avvenne mediante il regio decreto-legge 15 agosto 1924, n. 1547, convertito nella legge 15 luglio 1926, n. 1587.
L'Unione Sovietica fu riconosciuta con il trattato firmato a Roma il 7 febbraio 1924 (regio decreto-legge 14 marzo 1924, n. 342, convertito nella legge 31 gennaio 1926, n. 1119).
Italia e Albania firmarono un trattato a Tirana per la conservazione dello status quo il 27 novembre 1926 (regio decreto-legge 9 dicembre 1926, n. 2063, convertito nella legge 6 gennaio 1928, n. 1769). Il 22 novembre 1927 fu firmato, sempre a Tirana, un trattato di alleanza difensiva (legge 18 dicembre 1927, n. 2633). Fu data quindi esecuzione al trattato di amicizia tra l’Italia e l'Impero Etiopico, firmato in Addis-Abeba il 2 agosto 1928 con Hailé Selassié (regio decreto legge 9 dicembre 1928, n. 3303, convertito nella legge 8 luglio 1929, n. 1300). Fu infine data esecuzione al protocollo finale della conferenza di Parigi del 25 luglio 1928 sullo statuto di Tangeri (regio decreto-legge 25 agosto 1928, n. 2028, convertito nella legge 24 dicembre 1928, n. 3501).
L’ordinamento politico e amministrativo della Tripolitania e della Cirenaica fu regolato dalla legge 26 giugno 1927, n. 1013 e dal regio decreto 31 agosto 1928, n. 2302.
Furono, questi, gli anni che videro l’avvio delle trasmissioni tramite radiodiffusione. In Italia l’Unione radiofonica italiana, fondata il 27 agosto 1924, fu concessionaria delle radiodiffusioni fino al 1927; alla fine di quell’anno l’Uri fu trasformato nell’Ente italiano per le audizioni radiofoniche. Negli stessi anni furono fondati l’Istituto Luce (1924) e l’Istituto Giovanni Treccani per la pubblicazione dell’Enciclopedia italiana (1925).
Il 25 aprile 1926 Arturo Toscanini diresse alla Scala di Milano l’opera incompiuta Turandot di Giacomo Puccini, scomparso a Bruxelles il 24 novembre 1924. Puccini era stato nominato senatore il 18 settembre 1924 e morì il 29 novembre 1924, prima di prestare giuramento davanti all’Assemblea dei senatori. Tra il 10 e il 15 maggio 1926 si svolse la prima spedizione polare con il dirigibile Norge a cui parteciparono esploratori di Italia, Norvegia e Stati Uniti (Nobile, Amundsen, Larsen, Ellsworth). Due anni dopo, durante la seconda spedizione, il dirigibile Italia precipitò, provocando la morte di numerosi componenti della spedizione, tra cui lo stesso Amundsen.
Nel campo della letteratura, il 1° gennaio 1926 fu pubblicato il primo numero della rivista «Solaria», pubblicata fino al 1936. Il 10 novembre 1927 fu conferito il premio Nobel per la letteratura alla scrittrice Grazia Deledda.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/27/resoconti-elenco-cronologico
28° Legislatura del Regno d'Italia (dal 20 aprile 1929 al 19 gennaio 1934)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXVIII legislatura si svolsero in Senato 207 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona, nella seduta d’inaugurazione del 20 aprile 1929, riguardò principalmente i patti lateranensi firmati a Roma l’11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, ai quali seguì lo scambio delle ratifiche il 7 giugno 1929 e dai quali nacque lo Stato della Città del Vaticano.
Nei primi mesi della legislatura il trattato con la Santa Sede, i quatto allegati annessi e il concordato furono ratificati con la legge 27 maggio 1929, n. 810. Furono anche approvate le disposizioni sugli effetti del matrimonio religioso (legge 27 maggio 1929, n. 847), sugli enti ecclesiastici e sulle amministrazioni civili dei patrimoni destinati a fini di culto (legge 27 maggio 1929, n. 848), sull'esercizio dei culti ammessi nello Stato e sul matrimonio celebrato davanti ai ministri dei vari culti (legge 24 giugno 1929, n. 1159). Con regio decreto 17 giugno 1929, n. 1146, fu istituita l’ambasciata italiana presso la Santa Sede. L’anno successivo, il 7 febbraio 1930, Eugenio Pacelli fu nominato alla Segreteria di Stato vaticana.
Il 19 marzo 1931 ripresero i contrasti tra Stato italiano e Chiesa cattolica sulla questione educativa dei giovani, ai quali Pio XI aveva dedicato l’enciclica Divini illusi magistri il 31 dicembre 1929. Un anno più tardi i circoli cattolici piemontesi subirono devastazioni e violenze da parte dello squadrismo fascista. Il 30 maggio 1931 la Federazione universitaria cattolica italiana e i circoli dell’Azione cattolica furono sciolti dal governo fascista, nonostante l’appello in difesa dell’Azione cattolica contenuto nel chirografo di Pio XI, inviato il 26 aprile 1931 all’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster, cui seguì la pubblicazione dell’enciclica Non abbiamo bisogno il 29 giugno 1931. In seguito all’accordo tra il papa e Mussolini, raggiunto il 2 settembre 1931, fu riformato lo statuto dell’Azione cattolica. Nel settembre 1932 sorse il Movimento dei laureati cattolici fondato da Iginio Righetti, che ne fu segretario centrale, e da Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI.
I perseguitati politici emigrati all’estero iniziarono a costituire in quegli anni una fitta rete di organizzazioni antifasciste: nel luglio del 1929 fu fondato a Parigi il movimento Giustizia e libertà, formato da diverse componenti, in prevalenza liberali e socialiste; tra i fondatori si ricordano Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Fausto Nitti, fuggiti dal confino di Lipari nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1929. Al movimento appartennero anche Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Francesco Fancello. Nel gennaio 1932 fu pubblicato il primo numero dei «Quaderni di Giustizia e Libertà».
Il 30 ottobre 1930 furono arrestati in Italia numerosi componenti del movimento, che agivano in clandestinità. Riccardo Bauer, Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, Lidia Bevilacqua furono processati nel maggio 1931 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato: Riccardo Bauer ed Ernesto Rossi furono condannati a vent’anni di reclusione, Ferruccio Parri fu inviato al confino.
Tra il 18 e il 20 novembre 1930 si svolse a Lugano il processo a Giovanni Bassanesi, membro di Giustizia e Libertà in esilio in Francia. Bassanesi fu processato a causa dell’epilogo di un volo dimostrativo su Milano compiuto con Gioacchino Dolci l'11 luglio 1930. L’aereo infatti era precipitato in territorio svizzero durante il ritorno. Bassanesi fu condannato a quattro mesi di detenzione, mentre gli altri imputati furono prosciolti. Nel 1931 con l’accordo di Parigi Giustizia e Libertà entrò nella Concentrazione antifascista. Tra il dicembre 1931 e il gennaio 1932, furono arrestati a Torino i giellini Mario Andreis e Luigi Scala, mentre Aldo Garosci si rifugiò a Parigi. Nel marzo 1934 l’arresto di svariati membri torinesi di Giustizia e Libertà segnò l’inizio della campagna antisemita in Italia: l’11 marzo furono infatti arrestati Sion Segre e Mario Levi; nei giorni successivi furono arrestati dall’Ovra, la polizia segreta fascista, numerosi componenti ebrei di Giustizia e Libertà, tra cui Leone Ginzburg, Carlo Levi, Carlo Mussa Ivaldi, Giuliana Segre, Marco Segre, Attilio Segre.
Il 10 gennaio 1930 il Partito comunista d’Italia in esilio a Parigi decise di ricostituire un “centro interno” in Italia: la decisione fu caldeggiata da Palmiro Togliatti e Luigi Longo, mentre ad essa erano contrari Alfonso Leonetti, Pietro Tresso e Paolo Ravazzoli, poi espulsi dal partito il 9 giugno 1930.
Amadeo Bordiga fu espulso dal Partito comunista nel marzo 1930, perché favorevole a Trockij; a Ignazio Silone toccò la stessa sorte il 4 luglio 1931, perché contrario all’espulsione di Trockij e Zinov’ev, e inoltre perché avverso al regime dittatoriale di Stalin instaurato dopo la morte di Lenin nel 1924.
Data la persecuzione protratta da parte del regime fascista, i partiti e i movimenti antifascisti italiani non poterono che organizzare all’estero i loro congressi e gli incontri di coordinamento. Dal 14 al 21 aprile 1931 si svolse tra Colonia e Düsseldorf il IV congresso del Partito comunista d’Italia. Tra il 4 e il 6 giugno 1933 si svolse a Parigi un congresso antifascista.
Per quanto riguarda il partito socialista, il 16 marzo 1930 al congresso di Grenoble avvenne una scissione dovuta all’opposizione alla fusione con i socialisti riformisti da parte dell’ala di Angelica Balabanov.
Il 1° luglio 1930 si era formata l’Alleanza nazionale, movimento antifascista di idee liberali-costituzionali animato da Mario Vinciguerra, Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, Lauro De Bosis, Umberto Zanotti Bianco.
Il 7 e 8 settembre 1930 i gruppi della Concentrazione antifascista strinsero un patto d’unione e d’azione, che prevedeva anche la costituzione di un governo repubblicano. Nel marzo 1932 il partito repubblicano uscì dalla Concentrazione antifascista per poi rientrarvi nell’aprile 1933. La Concentrazione antifascista si sciolse il 5 maggio 1934.
Numerose furono le personalità politiche arrestate dopo il rientro in Italia dal temporaneo esilio. Tra queste: Sandro Pertini, condannato dal Tribunale speciale il 30 novembre 1929; Camilla Ravera, arrestata il 10 luglio del 1930 ad Arona insieme ad altri dirigenti comunisti, condannati il 30 ottobre 1930 a pene tra i dieci e i quindici anni di reclusione; Pietro Secchia, arrestato il 3 aprile 1931 a Torino e condannato il 2 dicembre 1931 a diciotto anni di reclusione; Mario Vinciguerra, arrestato nel novembre 1930. Il 28 novembre 1930 furono arrestati a Napoli Manlio Rossi Doria ed Emilio Sereni, condannati a quindici anni dal Tribunale speciale. Antonio Gramsci fu trasferito dal carcere di Turi a quello di Civitavecchia, quindi a Formia (novembre 1933) per il peggiorare delle condizioni di salute.
Il 29 marzo 1932 scomparve a Parigi Filippo Turati; Claudio Treves morì l’11 giugno 1933.
Il 25 ottobre 1929 il crollo della Borsa di New York segnò l’inizio di una grave crisi economica di carattere mondiale: la grande depressione. Nella tornata del 24 giugno 1930, le questioni economiche e finanziarie furono trattate in un’ampia discussione, nella quale il senatore Federico Ricci intervenne sui temi della crisi dei consumi e della distribuzione, del fenomeno dell’esportazione all’estero della sovraproduzione interna a prezzi inferiori rispetto a quelli sul mercato interno (dumping), dell’innalzamento di barriere doganali e del problema del disavanzo del bilancio.
Tra i provvedimenti di tipo economico e finanziario, furono emanati nel corso della legislatura alcuni decreti sulle emissioni di buoni del Tesoro novennali (regio decreto-legge 5 maggio 1931, n. 450, convertito nella legge 18 giugno 1931, n. 892; regio decreto-legge 21 marzo 1932, n. 230, convertito nella legge 6 giugno 1932, n. 770; regio decreto-legge 20 aprile 1932, n. 332; regio decreto-legge 7 gennaio 1934, n. 3, convertito nella legge 25 gennaio 1934, n. 539). Al governo fu attribuita la facoltà di determinare quali industrie fossero dichiarate fondamentali per la fabbricazione di prodotti essenziali alla difesa dello Stato (regio decreto-legge 18 novembre 1929, n. 2488, convertito nella legge 18 dicembre 1930, n. 1808). Furono approvate norme per la migrazione e la colonizzazione interne (legge 9 aprile 1931, n. 358), per la migrazione verso i territori coloniali o verso le aree di bonifica, dove furono costituiti nuovi comuni, come Latina (regio decreto-legge 22 settembre 1932, n. 1343, convertito nella legge 27 dicembre 1932, n. 1992, e decreto luogotenenziale 9 aprile 1945, n. 270) e Sabaudia (regio decreto-legge 4 agosto 1933, n. 1071, convertito nella legge 29 gennaio 1934, n. 200).
Fu disposta la costituzione di consorzi obbligatori fra gli esercenti dei vari rami dell'industria siderurgica (regio decreto-legge 31 dicembre 1931, n. 1670, convertito nella legge 30 maggio 1932, n. 753).
Uno dei più grandi problemi del sistema bancario in questo scenario di crisi economica era costituito dall’inesigibilità dei crediti nei confronti delle industrie. Con regio decreto-legge 13 novembre 1931, n. 1398 (convertito nella legge 15 dicembre 1932, n. 1581) fu costituito l'Istituto mobiliare italiano per la concessione di mutui e per regolare le partecipazioni azionarie in imprese private italiane; alla presidenza dell’Imi fu nominato il senatore Teodoro Mayer. L’Istituto per la ricostruzione industriale fu istituito con regio decreto-legge 23 gennaio 1933, n. 5 (convertito nella legge 3 maggio 1933, n. 512). L’Iri assumeva le gestioni che erano state di competenza dell'Istituto di liquidazioni. La Banca nazionale del lavoro divenne un istituto di credito di diritto pubblico con regio decreto-legge 18 marzo 1929, n. 416 (convertito nella legge 8 luglio 1929, n. 1271). Entrarono in vigore il testo unico delle leggi sulla riscossione delle imposte dirette (regio decreto-legge 6 novembre 1930, n. 1465, convertito nella legge 18 maggio 1931, n. 802) e il testo unico per la finanza locale (regio decreto-legge 14 settembre 1931, n. 1175, convertito nella legge 3 luglio 1930, n. 1004).
Con la legge 20 marzo 1930, n. 206, fu riformato il Consiglio nazionale delle corporazioni, che si occupava di rapporti di lavoro economici e di questioni assistenziali.
Nel corso della ventottesima legislatura furono approvate svariate leggi di contenuto assistenziale e sociale, tra la queli la legge sull’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali (regio decreto 13 maggio 1929, n. 928 e legge 13 dicembre 1928, n. 2832); la legge sugli orari di lavoro nelle aziende e per l’introduzione della giornata lavorativa di otto ore (legge 16 marzo 1933, n. 527); la riforma dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e infanzia, riorganizzata con legge 13 aprile 1933 n. 298; i provvedimenti istitutivi dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), precedentemente Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (regio decreto-legge 27 marzo 1933, n. 371, convertito nella legge 3 gennaio 1934, n. 166).
Il 1° luglio 1931 entrò in vigore il nuovo codice penale, anche noto con il nome del ministro guardasigilli Alfredo Rocco. Il codice Rocco reintrodusse la pena di morte, abolita dal codice Zanardelli del 1890, e un forte inasprimento delle sanzioni penali (regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, per la riforma del codice penale; e regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1399, per la riforma del codice di procedura penale; la legge di delega al governo in materia di riforma di codici risaliva alla precedente legislatura: legge 24 dicembre 1925, n. 2260).
Con la legge 15 dicembre 1930, n. 1696, le norme per la promulgazione delle leggi furono modificate con l’aggiunta della controfirma del capo del governo, accanto alle firme del re e del ministro proponente. Nel 1931 fu prescritto per i professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista nell’ambito delle disposizioni sull'istruzione superiore (regio decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227, convertito con modificazioni nella legge 16 giugno 1932, n. 812). Tra i professori che non giurarono vi furono Francesco Ruffini, Mario Carrara, Lionello Venturi, Gaetano De Sanctis, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Ernesto Buonaiuti, Giorgio Errera, Vito Volterra, Giorgio Levi della Vida, Edoardo Ruffini Avondo, Fabio Luzzatto, Antonio De Viti De Marco, Giuseppe Antonio Borgese assente dall’Italia. Vittorio Emanuele Orlando richiese il collocamento a riposo per non essere obbligato al giuramento. Poiché Pio XI era contrario al giuramento, la Chiesa cattolica concesse libertà di scelta ai docenti cattolici. I professori cattolici che non giurarono furono Agostino Gemelli, Francesco Rovelli, Giovanni Soranzo e Mario Rotondi.
Per quanto riguarda il panorama internazionale e i rapporti tra gli Stati, tra il 1929 e il 1934 proseguirono le conferenze sulle riparazioni di guerra e il disarmo. La situazione internazionale venne complicata dalla preoccupazione crescente per l’affermazione del nazismo in Germania, dopo le elezioni del 14 settembre 1930. Anche in Austria e in Portogallo furono instaurati i regimi dittatoriali rispettivamente di Engelbert Dolfuss (20 maggio 1932) e Antonio Salazar (5 luglio 1932).
In Germania pochi mesi dopo la rielezione di Hindenburg alla presidenza della Repubblica tedesca (10 aprile 1932), Hitler divenne cancelliere (30 gennaio 1933). Dopo la sospensione delle garanzie costituzionali e l’incendio del Reichstag (27 febbraio 1933), si verificò un crescendo di devastanti violenze e di manifestazioni di antisemitismo da parte dei nazisti.
In Italia il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Angelo Sacerdoti, espresse a Mussolini la preoccupazione per gli avvenimenti in Germania, dove il 14 luglio 1933 il partito nazionalsocialista divenne partito unico.
Con il protocollo dell’Aia del 31 agosto 1929 fu approvato il piano Young sulle riparazioni della Germania, accettato dalla Germania il 12 marzo 1930 e ratificato il 20 gennaio 1930 alla Conferenza dell’Aia. Un’ampia discussione sulle moratorie delle riparazioni di guerra fu svolta nell’Aula del Senato il 3 giugno 1932 nell’ambito della presentazione dello Stato di previsione della spesa del ministero degli Affari esteri per l’esercizio finanziario del 1932-1933. Anche alla Conferenza di Losanna (16 giugno-9 luglio 1932) fu discussa la questione delle riparazioni tedesche, con proposta di ulteriori riduzioni. Le possibilità di un accordo internazionale contro la crisi finanziaria furono discusse nella Conferenza economica e monetaria internazionale di Londra (15-27 giugno 1933). Negli Stati Uniti il presidente Franklin Delano Roosevelt avviò il New Deal, un radicale programma di riforme economiche anticrisi.
Il 27 luglio 1929 era stata firmata a Ginevra la convenzione per i feriti e i malati durante le guerre e il trattamento dei prigionieri di guerra, ratificata con regio decreto 23 ottobre 1930, n. 1615. Il 31 maggio 1929 era stata firmata la convenzione di Londra per la sicurezza della vita umana in mare, ratificata con legge 31 marzo 1932, n. 718. La questione degli armamenti navali fu trattata nella conferenza di Londra (21 gennaio-22 aprile 1930), che auspicò una riduzione dell’impiego di sottomarini. Il 2 febbraio 1932 si aprì a Ginevra la conferenza sul disarmo, i cui lavori furono più volte interrotti. La Germania abbandonò la Conferenza sul disarmo e nell’ottobre 1933 uscì dalla Società delle Nazioni. Nei mesi precedenti, anche il Giappone aveva abbandonato la Società delle Nazioni, dopo aver invaso la Manciuria nel 1931. Il 7 giugno 1933 Mussolini propose un patto a quattro tra Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania, firmato a Roma il 15 luglio 1933 e ratificato dall’Italia con regio decreto 29 luglio 1933, n. 941. Il patto non fu mai applicato. Tra le sue clausole, un articolo stabiliva che le varie parti potessero concertarsi sulle questioni di ordine economico.
Durante il periodo di consolidamento del regime fascista e di perdita progressiva delle libertà democratiche, coincidente appunto con la ventottesima legislatura, fu pubblicato il romanzo Gli indifferenti di Alberto Moravia (1929); la teoria relativistica delle particelle di Ettore Majorana fu divulgata nel mondo scientifico nel 1932.
Nel 1932 fu varato il transatlantico Rex dai Cantieri Ansaldo di Genova Sestri: tra il 1933 e il 1940, il Rex trasportò negli Stati Uniti d’America numerosi ebrei vittime delle persecuzioni razziali.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/28/resoconti-elenco-cronologico
29° Legislatura del Regno d'Italia (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXIX legislatura si svolsero in Senato 137 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona fu svolto il 28 aprile 1934 e riguardò in prevalenza la politica estera dell’Italia e la crisi economica mondiale. Il periodo coincidente con la legislatura fu caratterizzato dagli eventi tragici delle leggi antiebraiche e delle persecuzioni razziali, dall’instaurarsi in Europa di numerosi regimi dittatoriali e da guerre locali che segnarono il progressivo scivolamento verso la seconda guerra mondiale.
Emerse in Europa la preoccupazione per la minaccia hitleriana, diretta dapprima nei confronti dei paesi limitrofi, l’Austria e la Cecoslovacchia. Il 17 febbraio 1934 Italia, Francia e Regno Unito sottoscrissero una nota a difesa dell'integrità territoriale dell'Austria, seguita alcuni mesi dopo, il 27 settembre, da un’altra nota tripartita sull’indipendenza dell’Austria, firmata a Ginevra presso la Società delle Nazioni. Il 17 marzo 1934, Italia, Austria e Ungheria firmarono a Roma i protocolli su una politica comune e sulle reciproche relazioni economiche (i protocolli furono ratificati con regio decreto 5 luglio 1934, n. 1055). In Austria, il 25 luglio 1934, i nazionalsocialisti attuarono un tentativo di colpo di stato per abbattere il governo di Dollfuss, che fu assassinato, e annettere l’Austria alla Germania di Hitler. Mussolini, che nel 1934 sosteneva ancora l’integrità territoriale dell’Austria, inviò truppe al confine del Brennero. Il 2 agosto 1934, alla morte di Hindenburg, Hitler ottenne il potere assoluto, unificando le prerogative della carica di presidente del Reich con quelle di cancelliere. La situazione europea fu ulteriormente aggravata il 9 novembre 1934 dall’attentato in cui perse la vita il re Alessandro I di Jugoslavia. Il 20 novembre 1934 la conferenza sul disarmo fu sospesa e, alcuni mesi dopo, il 16 marzo 1935, Hitler introdusse il servizio militare obbligatorio e rafforzò l’aviazione e l’esercito in violazione del trattato di Versailles. Il mese successivo alla conferenza di Stresa (11-14 aprile 1935), a cui parteciparono il ministro degli Esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald e Benito Mussolini, fu adottata una risoluzione comune con cui erano confermati gli accordi di Locarno, il sostegno all’indipendenza territoriale dell’Austria e la necessità di una politica comune per limitare la corsa al riarmo della Germania. Le risoluzioni di Stresa non furono applicate a causa della firma del patto navale tra il Regno Unito e la Germania del 18 giugno 1935, e per il sopraggiungere della questione etiopica. Tra il 18 e il 29 giugno 1935 fu firmata una convenzione terrestre segreta tra i capi di stato maggiore italiano e francese, Pietro Badoglio e Maurice Gamelin, in caso di un’invasione tedesca dell’Austria.
Il 7 marzo 1936, in aperta violazione del trattato di pace di Versailles e del patto di Locarno, Hitler invase la Renania, linea di territorio sul confine franco-belga che era stata dichiarata smilitarizzata. Nella conferenza di Londra del 12 marzo 1936 le potenze firmatarie del patto di Locarno condannarono l’occupazione, ma senza adottare sanzioni. Negli accordi del 19 marzo 1936 si chiedeva alla Germania di sospendere l’invio di truppe e di non fortificare la zona renana. Si stabiliva anche di collocare lungo la linea una forza internazionale. Mussolini non aderì agli accordi di Londra, adducendo la questione delle sanzioni per la guerra d’Etiopia. Pochi giorni dopo, il 23 marzo 1936, l’Austria, che non aveva votato le sanzioni all’Italia, e l'Ungheria, firmarono tre protocolli addizionali a quelli di Roma, con cui si stipulava la costituzione di un organo permanente di consultazione reciproca e l'impegno di non intraprendere negoziati con terzi attinenti alla questione danubiana. In Grecia il 4 agosto 1936 il Parlamento fu sciolto, il governo fu affidato a Metaxas, e furono sospese le garanzie costituzionali.
Nell’autunno successivo l’Italia si avvicinò alla Germania nazista (Asse Roma-Berlino): il 27 ottobre 1936 Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, firmò a Berlino i protocolli per il sostegno alle forze antigovernative in Spagna e la lotta al bolscevismo. L’anno successivo (6 novembre 1937) l’Italia aderì anche al patto anticomintern, firmato il 25 novembre 1936 tra Germania e Giappone.
Negli stessi anni la Piccola Intesa (Iugoslavia, Cecoslovacchia e Romania) cominciò ad allentarsi. La Iugoslavia progressivamente si avvicinò alle potenze dell’Asse, dopo la firma del patto di Belgrado con l’Italia del 25 marzo 1937, con il quale erano mantenuti i confini esistenti ed era conservato lo status quo nell’Adriatico (regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 721, convertito nella legge 17 gennaio 1938, n. 99). Dal 10 al 14 settembre 1937 a Nyon in Svizzera si riunì una conferenza internazionale degli Stati per la navigazione nel Mediterraneo, dopo la denuncia russa dell’affondamento di alcune navi dirette in Spagna da parte di sottomarini italiani. Furono stabiliti accordi per la vigilanza sul Mediterraneo. L’Italia, la Germania e l’Albania, benché invitate a partecipare, non presero parte ai lavori. L’11 dicembre 1937 l’Italia abbandonò la Società delle Nazioni.
Tra l’11 e il 12 marzo 1938, l’Austria fu invasa dalle truppe tedesche e il giorno successivo fu proclamata l’annessione alla Germania nazista (Anschluss), cui seguì, pochi mesi dopo, il viaggio di Hitler in Italia dal 3 al 9 maggio 1938. Il 30 aprile 1938 Pio XI, in previsione del viaggio di Hitler e in segno di condanna e disapprovazione contro il nazismo, si era ritirato a Castelgandolfo, facendo chiudere la Basilica di San Pietro e i Musei vaticani ai visitatori.
Il 26 settembre 1938 la situazione internazionale fu ulteriormente aggravata dall’ultimatum rivolto da Hitler alla Cecoslovacchia, con la minaccia di annettere la regione dei Sudeti. La Francia, alleata della Cecoslovacchia, procedette a una mobilitazione parziale dell’esercito. Nella Conferenza di Monaco del 29- 30 settembre 1938, tra Chamberlain, Daladier, Hitler e Mussolini fu stabilito che la Cecoslovacchia cedesse il territorio dei Sudeti e che fossero riconosciuti i diritti ungheresi e polacchi su altri territori cecoslovacchi. La Cecoslovacchia, a cui non fu concesso di partecipare, dovette firmare gli accordi il 30 settembre.
I rapporti internazionali erano diventati più complessi per l’Italia a causa della guerra d’Etiopia. Tra il 5 e il 6 dicembre 1934 gli incidenti di Ual-Ual nell’Ogaden, durante uno scontro tra le truppe italiane ed etiopiche, costituirono il pretesto per avviare, di lì a poco, la campagna militare per la conquista dell’Etiopia, dove, dal 3 aprile 1930, il ras Tafari Makonnen era salito al trono dopo la morte dell’imperatrice Zauditù, assumendo il nome di Hailé Selassié I. Il 3 gennaio 1935 l’Etiopia si rivolse alla Società delle Nazioni, che aprì una procedura di arbitrato. Il 7 gennaio a Roma, nel tentativo di dare un assetto alle questioni coloniali in Africa, furono firmati gli accordi Mussolini-Laval, successivamente dichiarati decaduti da Mussolini il 17 dicembre 1938. Tra l’aprile e il settembre 1935 la commissione arbitrale presso la Società delle Nazioni fece diversi tentativi conciliativi, che tuttavia non produssero risultati.
Il 3 ottobre 1935 iniziò l’invasione dell’Etiopia senza preventiva dichiarazione di guerra. Tra il 5 ottobre e l’8 novembre furono occupate Adigrat, Adua, Axum, Macallé. Il 16 novembre Pietro Badoglio sostituì Emilio De Bono nel comando della guerra. Il Consiglio della Società delle Nazioni aveva nominato (5 ottobre), fin dall’inizio del conflitto, un comitato per porre fine alla guerra e fare rispettare il diritto internazionale.
Il 7 ottobre 1935 l’Italia fu dichiarata paese aggressore e il 2 novembre successivo la Società delle Nazioni deliberò sanzioni economiche a decorrere dal 18 novembre, escludendo però dall’embargo petrolio e carbone. L’11 dicembre fu proposto a Mussolini il piano Laval-Hoare, elaborato dai ministri francese e inglese, piano che fu tuttavia rifiutato.
Nella documentazione conservata nell’Archivio storico del Senato sono conservate numerose lettere di senatori del Regno che donarono la medaglia da senatore, tra cui Benedetto Croce, dopo che il 18 dicembre 1935 ai cittadini italiani fu richiesto di consegnare le fedi nuziali o altri oggetti per contribuire economicamente allo sforzo bellico.
La Conferenza mondiale della gioventù per la pace svoltasi a Bruxelles (29 febbraio-1° marzo 1936) condannò l’aggressione dell’Italia all’Etiopia, dove persero la vita migliaia di soldati etiopi in cruente e sanguinose battaglie, ma anche l’inerme popolazione civile, a causa dell’utilizzo di gas e dei bombardamenti su villaggi, senza risparmiare i presidi con il simbolo della Croce rossa. La Società delle Nazioni avviò verifiche sulle violazioni delle leggi di guerra da parte dell’Italia e il 20 aprile 1936 il Consiglio della Società delle Nazioni espresse una risoluzione sul sull’uso dei gas. Il 3 maggio 1936 Hailé Selassié abbandonò l’Etiopia per raggiungere Londra. Il 5 maggio 1936 le truppe italiane, comandate da Pietro Badoglio, entrarono ad Addis Abeba; tra l’8 e il 9 maggio il generale Graziani entrò a Harrar e occupò Dire Daua. Il 9 maggio stesso Mussolini pronunciò il discorso sulla recente conquista e emanò il decreto sull’annessione dell’Etiopia e sull’assegnazione al re d’Italia del titolo di imperatore (regio decreto-legge 9 maggio 1936, n. 754, convertito nella legge 18 maggio 1936, n. 867). Dopo la fine della guerra in Etiopia furono compiute sanguinose rappresaglie contro la popolazione civile (eccidio del 19-21 febbraio 1937 ad Addis Abeba). Il 20 maggio 1937 fu compiuto un sanguinoso massacro ad opera dei soldati italiani contro la popolazione etiope radunata in occasione di una festività religiosa nel santuario cristiano di Débre Libanos.
Il 30 giugno 1936 l’imperatore Hailé Selassié aveva fatto appello alla Società delle Nazioni perché non riconoscesse la conquista italiana e sostenesse la popolazione etiope, ma il 4 luglio 1936 le sanzioni contro l’Italia furono ritirate. L’Italia e il Regno Unito approvarono successivamente accordi commerciali e di compensazione (regio decreto-legge 15 dicembre 1936, n. 2275, convertito nella legge 23 marzo 1937, n. 637) e stipularono un accordo (gentlemen’s agreement del 2 gennaio 1937) per il mantenimento dello status quo nel Mediterraneo, con assicurazioni sul mantenimento dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Spagna. Il 16 aprile 1938 con l’accordo di Pasqua l’Italia s’impegnava a ritirare i volontari, terminata la guerra civile in Spagna, mentre il Regno Unito riconosceva l’annessione dell’Etiopia.
Il 30 marzo 1938, il conferimento del titolo di maresciallo dell’Impero sia a Mussolini, sia a Vittorio Emanuele III creò non pochi attriti tra Mussolini e la Corona (legge 2 aprile 1938, n. 240).
Tra il 17 e il 18 luglio 1936 scoppiò la guerra civile spagnola a seguito del golpe dei comandanti delle truppe spagnole stanziate in Marocco contro il governo del Fronte popolare, eletto nel febbraio 1936 e costituito dai sindacati e dai partiti della sinistra. L’Italia e la Germania appoggiarono le forze comandate da Francisco Franco, infrangendo la proposta francese di non intervento del 31 luglio 1936, a cui avevano formalmente aderito. Dal settembre 1936 l’Unione Sovietica inviò in Spagna approvvigionamenti a favore del Fronte popolare. Per il pericolo della conflagrazione di una più vasta guerra europea, il 9 settembre 1936 si riunì a Londra la Commissione per il non intervento in Spagna. Il 29 settembre 1936 la giunta militare proclamò il governo di Francisco Franco, che fu riconosciuto da Mussolini e da Hitler il 18 novembre 1936. Nell’autunno del 1936 sorsero le brigate internazionali, organizzate dall’Internazionale comunista, a sostegno del Fronte popolare. Tra i volontari italiani si ricordano il battaglione Matteotti, il battaglione Garibaldi, guidato da Randolfo Pacciardi e Ilio Barontini, e le compagnie Angeloni, De Bosis, De Rosa e Strozzi. Numerosi volontari furono inviati dal movimento Giustizia e Libertà. La capitale del governo repubblicano fu trasferita a Valencia (novembre 1936-ottobre 1937, gennaio-marzo 1939), dopo che le truppe di Franco posero sotto assedio Madrid. Le truppe franchiste furono sconfitte il 18 marzo 1937 da reparti delle brigate internazionali nella battaglia di Guadalajara, in cui si distinse il battaglione Garibaldi. Il 26 aprile 1937 la cittadina spagnola di Guernica fu distrutta da un sanguinoso bombardamento da parte dell’aviazione tedesca. Il 24 maggio 1937 Pablo Picasso espose il quadro Guernica nel padiglione spagnolo dell’Esposizione universale a Parigi, come manifesto contro l’orrore della guerra. Dopo la conclusione della battaglia dell’Ebro, il 15 novembre 1938 fu deciso lo scioglimento delle brigate internazionali. La guerra civile spagnola terminò il 28 marzo 1939 con la capitolazione di Madrid alle truppe franchiste.
Il 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e delle leggi antiebraiche in Italia. Negli anni precedenti alcuni segnali avevano fatto presagire il dilagare delle persecuzioni antisemite e del razzismo, come la legge sulla rigida separazione tra italiani e popolazioni locali in Etiopia (regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 880, convertito nella legge 30 dicembre 1937, n. 2590). L’Italia si era avvicinata, con la formazione dell’Asse Roma-Berlino, alla Germania nazista, dove tra il 1933 e il 1939 i cittadini ebrei furono sottoposti a una persecuzione pianificata e sistematica, venendo esclusi dalle amministrazioni pubbliche con la legge del 7 aprile 1933 ed emarginati e privati dei diritti civili e politici con le leggi di Norimberga del 15 settembre 1935, cui seguirono numerose altre leggi e provvedimenti razziali, oltre ai pogrom e alle violente aggressioni. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 furono distrutti e incendiati in Germania e in Austria sinagoghe, abitazioni e negozi di ebrei (la “notte dei cristalli”, che prende il nome dalle vetrine distrutte); migliaia di cittadini ebrei, a partire dai giorni successivi, furono deportati nei campi di concentramento. Allestiti inizialmente per confinarvi gli oppositori politici, i campi esistevano già dal 1933: in essi furono imprigionati, oltre agli ebrei e agli oppositori del regime nazista, anche coloro che appartenevano a minoranze e a gruppi sociali perseguitati.
Nei mesi tra il settembre e l’ottobre 1938 le leggi antiebraiche furono approvate in Italia. Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato il manifesto degli scienziati razzisti, cui seguì la “dichiarazione sulla razza” approvata dal Gran consiglio del fascismo il 6 ottobre 1938. Le leggi razziali furono precedute nell’agosto 1938 da una massiccia campagna di stampa antisemita. Il 22 agosto 1938 i prefetti ricevettero le circolari per il censimento degli ebrei. Era stata istituita la Direzione generale demografia e razza (Demorazza) con regio decreto 5 settembre 1938, n. 1531. Nel mese successivo i cittadini ebrei furono esclusi dall’insegnamento; agli alunni ebrei fu proibito di iscriversi alle scuole di ogni ordine e grado (regio decreto-legge 5 settembre 1938, n. 1390, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 99) e imposto di frequentare scuole elementari separate (regio decreto-legge 23 settembre 1938, n. 1630, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 94). Con il regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728 (convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 274) furono posti divieti alla possibilità di contrarre matrimonio. Con lo stesso decreto i cittadini ebrei furono esclusi dal servizio militare e dall’esercizio dell’ufficio di tutore o curatore; non potevano inoltre essere proprietari o gestori di aziende, né assumerne la direzione o l’ufficio di amministratore o di sindaco, né essere proprietari di terreni o fabbricati urbani; furono esclusi inoltre dall’impiego nelle amministrazioni civili e militari dello Stato o in altri enti (enti locali, istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, aziende municipalizzate, consorzi, associazioni sindacali, enti di diritto pubblico, banche e assicurazioni). I cittadini ebrei stranieri furono espulsi dal territorio italiano e fu revocata la cittadinanza a chi l’aveva conseguita dopo il 1918. Con il regio decreto-legge 22 dicembre 1938, n. 2111 (convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739) gli ufficiali ebrei nelle forze armate furono posti in congedo illimitato. Dall’agosto 1938 i libri degli autori ebrei non furono più pubblicati o furono tolti dal commercio. Negli anni successivi al 1938 fino al marzo 1945 furono approvate numerose leggi o altri provvedimenti come decreti e circolari che, in modo sistematico, condannarono i cittadini ebrei alla progressiva privazione dei diritti, alla discriminazione e all’esclusione dalla vita sociale, politica, economica e culturale. Negli anni successivi al 1938 furono poste limitazioni all’esercizio delle professioni da parte degli ebrei (legge 29 giugno 1939, n. 1054), furono poste limitazioni in materia testamentaria e nella disciplina dei cognomi (legge 13 luglio 1939, n. 1055). Fu abrogato il contributo statale a favore degli asili infantili israelitici, che era stato previsto alla fine dell’Ottocento dalla legge 30 luglio 1896 n. 343 (legge 28 settembre 1940, n. 1403), e fu stabilita l’esclusione dal campo dello spettacolo (legge 19 aprile 1942, n. 517) e furono poste pesanti limitazioni alla capacità giuridica dei cittadini ebrei residenti in Libia (legge 9 ottobre 1942, n. 1420).
Tra le testimonianze più umane e significative sulle persecuzioni antisemite conservate nell’Archivio storico del Senato vi sono le lettere dei senatori ebrei al presidente del Senato (ASSR, Senato del Regno, Segretariato generale) e la corrispondenza conservata nei fascicoli personali (ASSR, Senato del Regno, Ufficio di Segreteria, Atti relativi alla nomina, Fascicoli personali). Particolarmente significativo è il fascicolo del senatore Elio Morpurgo, morto nel 1944 nei pressi del Tarvisio durante la deportazione nei campi di concentramento in Germania.
Riguardo ai rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, significative furono le encicliche in cui Pio XI condannò il nazismo e le teorie razziali (Mit Brennender Sorge del 14 marzo 1937) e le dottrine materialistiche e l’ateismo comunista (Divini Redemptoris del 19 marzo 1937). Poco prima del varo della legislazione antiebraica, nell’estate del 1938 Pio XI espresse preoccupazione per gli atteggiamenti razzisti che si manifestavano nel paese. Nell’agosto 1938 monsignor Mariano Rampolla, addetto alla Segreteria di Stato del papa, si recò in Svizzera per verificare la possibilità di un’azione concordata per la pace con le forze dei fronti popolari. Nel novembre 1938 Pio XI inviò una nota di protesta contro le leggi antiebraiche per la violazione dell’articolo 34 del concordato, concernente i matrimoni misti. Pio XI morì il 10 febbraio 1939 e gli successe il 2 marzo 1939 Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli.
Tra i documenti conservati nell’Archivio storico del Senato i Diari del senatore Guglielmo Imperiali offrono le riflessioni e le osservazioni sulle vicende della legislatura, in particolare per il 1938 e il 1939 (ASSR, Fondo Guglielmo Imperiali, Diari).
La politica interna fu caratterizzata dal consolidamento definitivo del regime fascista e dalle misure che il governo attuò per aggirare l’isolamento internazionale dovuto alla conquista dell’Etiopia. Fu istituito il ministero per la Stampa e la propaganda (con regio decreto 6 settembre 1934, n. 1434; regio decreto 24 giugno 1935, n. 1009), poi denominato ministero della Cultura popolare (regio decreto 27 maggio 1937, n. 752). Tra gli Istituti sottoposti alla sua vigilanza vi furono l’Istituto Luce, l'Ente nazionale per le industrie turistiche, la Discoteca di Stato, il Reale automobile club italiano. Un organo di controllo e di propaganda fu la Gioventù italiana del Littorio (istituita con regio decreto-legge 27 ottobre 1937, n. 1839, convertito nella legge 23 dicembre 1937, n. 2566). Per l’ammissione ai concorsi e nei posti di lavoro era d’obbligo l’iscrizione al Partito nazionale fascista (decreto del capo del governo del 17 dicembre 1932; regio decreto-legge 3 giugno 1938, n. 827, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 83). Al segretario del Partito nazionale fascista furono riconosciuti titolo e funzioni di ministro (regio decreto-legge 11 gennaio 1937, n. 4, convertito nella legge 3 giugno 1937, n. 860).
Il regime fascista cercò anche un consolidamento sul piano economico e finanziario mediante la trasformazione dell’Iri in ente permanente e l’istituzione della Finsider (regio decreto-legge 24 giugno 1937, n. 906, convertito nella legge 30 dicembre 1937, n. 2538) e della Finmare (decreto del capo del governo del 21 dicembre 1936). Numerose banche furono riconosciute di diritto pubblico e altre di interesse nazionale (regio decreto-legge 17 luglio 1937, n. 1400, convertito nella legge 7 aprile 1938, n. 636). Il 5 ottobre 1936 la lira fu svalutata del 41%, e tra il 1935 e il 1936 fu varata la politica autarchica per far fronte alle sanzioni internazionali. Con la legge 19 gennaio 1939, n. 129, la Camera dei deputati fu sostituita dalla Camera dei fasci e delle corporazioni, formata dai componenti del Consiglio nazionale del Partito nazionale fascista e del Consiglio nazionale delle corporazioni, nominati con decreto. Al Senato fu modificato il regolamento il 21 dicembre 1938 con l’istituzione delle Commissioni legislative.
Parallelamente anche l’emigrazione politica italiana cercò di consolidare all’estero le proprie strutture e organizzazioni: il 17 agosto 1934 fu firmato a Parigi il patto di unità di azione tra Pci e Psi, dopo lo scioglimento della Concentrazione antifascista (5 maggio 1934). A Milano si formò e operò nella clandestinità il centro italiano socialista, organizzato da Rodolfo Morandi. Nell’aprile 1937 furono arrestati Rodolfo Morandi, Aligi Sassu, Lucio Luzzatto, Mario Venanzi, Vittorio Ravazzoli, Alfredo Testa: subirono tutti pesanti condanne. Il 15 maggio 1935 furono nuovamente arrestati a Torino numerosi componenti di Giustizia e Libertà: Augusto Monti, Michele Giua, Vittorio Foà, Vindice Cavallera, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Cesare Pavese, Franco Antonicelli, Piero Luzzatti, Carlo Levi, Ludovico Geymonat, Giulio Einaudi. Furono processati dal Tribunale speciale nel febbraio 1936.
Il VII congresso dell’Internazionale a Mosca nel 1935 riguardò la politica dei fronti popolari. Nell’ottobre dello stesso anno fu promosso dal Pci e dal Psi a Bruxelles il congresso degli italiani all’estero contro la guerra d’Etiopia. Nel congresso di Lione, tra il 28 e il 29 marzo 1937, i gruppi dell’antifascismo italiano decisero la fondazione dell’Unione popolare degli emigrati italiani, guidata da Romano Cocchi (durante la guerra, Cocchi fu deportato in campo di concentramento e morì a Buchenwald il 28 marzo 1944). Tra il 26 e il 28 giugno 1937 si svolse il congresso del Psi a Parigi, nel corso del quale fu approvato il programma presentato dal segretario del partito Pietro Nenni. Nell’agosto 1937 Altiero Spinelli, che si trovava al confino nell’isola di Ponza, fu espulso dal Partico comunista d’Italia per la posizione assunta sulle grandi purghe staliniane (agosto 1936) avviate contro Zinov’ev e Kamenev e altri oppositori interni e critici del sistema sovietico.
Nel dicembre 1937 fu fondata da Alberto Tarchiani e Randolfo Pacciardi “La jeune Italie”, di ispirazione repubblicana.
Durante la ventinovesima legislatura scomparvero Luigi Pirandello (10 dicembre 1936), due anni dopo aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura, Antonio Gramsci (27 aprile 1937), Guglielmo Marconi (20 luglio 1937), Gabriele D’Annunzio (1° marzo 1938), Pietro Gasparri (18 novembre 1937). Carlo e Nello Rosselli furono assassinati in Francia a Bagnoles-sur-l’Orne in Normandia il 9 giugno 1937. Il 10 dicembre 1938 Enrico Fermi ricevette il premio Nobel per la fisica e, dopo la premiazione, emigrò negli Stati Uniti per salvare la famiglia di origine ebraica. Nel 1939 furono pubblicate le Occasioni di Eugenio Montale, che inserì nella raccolta la poesia dedicata a Dora Markus, una ragazza espatriata dall’Austria a causa delle persecuzioni antiebraiche.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/29/resoconti-elenco-cronologico
30° Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni (dal 23 marzo 1939 al 2 agosto 1943)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella trentesima Legislatura si svolsero in Senato sedute in Aula fino al 17 maggio 1940. Dopo tale data il Senato del Regno si riunì nelle Commissioni legislative previste dal regolamento approvato il 21 dicembre 1938 e suddivise per materia.
Nella trentesima legislatura si svolsero in Senato 23 sedute d’Assemblea, di cui due a Camere congiunte, fino al 17 maggio 1940. Dopo tale data il Senato del Regno non si riunì più in Assemblea plenaria, ma solo nelle commissioni legislative, previste dal regolamento approvato il 21 dicembre 1938 e suddivise per materia: finanza, affari esteri, scambi commerciali e legislazione doganale, affari interni e giustizia, affari dell’Africa italiana, forze armate, educazione nazionale e cultura popolare, lavori pubblici e comunicazioni, agricoltura, economia corporativa e autarchia. Le commissioni si occuparono prevalentemente della legislazione di guerra durante i tragici eventi bellici della seconda guerra mondiale.
Dopo l’occupazione dell’Albania, avvenuta tra il 7 e il 12 aprile 1939 (conquista sancita dalla legge 16 aprile 1939, n. 580), l’Italia si alleò con la Germania di Hitler firmando il 22 maggio 1939 a Berlino il cosiddetto patto d’acciaio. Il 23 agosto 1939 fu firmato il patto di non aggressione tra la Germania e l’Urss (patto Molotov-Ribbentrop), che consentì a Hitler di occupare il corridoio di Danzica in Polonia senza temere una ritorsione dell’Urss. Di fronte al precipitare degli eventi, il 24 agosto 1939 il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt invitò Vittorio Emanuele III a intervenire per proporre una soluzione pacifica della crisi polacca. Lo stesso giorno Pio XII rivolse, con un radiomessaggio, un drammatico appello per la pace ai governi e ai popoli. Il 1° settembre 1939 l’invasione delle truppe tedesche in Polonia segnò l’inizio della seconda guerra mondiale; il 17 settembre l’Urss invase la Polonia orientale. L’Italia dichiarò sul momento la non belligeranza. Il 3 settembre Francia e Regno Unito dichiararono guerra alla Germania. Varsavia capitolò ai tedeschi il 27 settembre 1939.
Il 18 marzo 1940 Mussolini garantì a Hitler l’entrata in guerra dell’Italia nell’incontro al Brennero. Nella primavera del 1940 la Germania di Hitler invase la Danimarca e la Norvegia, quindi il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, che erano neutrali, alla ricerca di una via d’accesso alla Francia da Nord. Dopo l’occupazione tedesca di Parigi del 14 giugno 1940, il governo collaborazionista del comandante Pétain ottenne i pieni poteri il 10 luglio 1940 (governo di Vichy). Da Londra il generale Charles De Gaulle il 18 giugno 1940 aveva lanciato un appello per chiamare i francesi alla Resistenza; il 28 giugno De Gaulle fu riconosciuto capo della Francia dal governo britannico. Dopo la battaglia delle Alpi occidentali, il 22 giugno 1940 fu firmato l’armistizio tra Francia e Germania, e il 24 giugno tra Francia e Italia. Dal 26 maggio al 4 giugno 1940 nel Nord della Francia si svolse la battaglia di Dunkerque, che consentì l’evacuazione delle forze anglo-francesi circondante dalle truppe naziste. Il Regno Unito, respinto l’ultimatum di Hitler del 19 luglio 1940, sostenne gli attacchi dell’aviazione tedesca nella battaglia d’Inghilterra (10 luglio-31 ottobre 1940) e riuscì a resistere, nonostante le devastazioni, alla successiva pesante offensiva da parte dell’aviazione tedesca, che durò sino al 1941.
Nei mesi di aprile e maggio 1940 furono inviati a Mussolini diversi messaggi per dissuaderlo dall’entrare in guerra: da parte di Pio XII il 28 aprile 1940; da parte del capo del governo francese Paul Reynaud il 22 aprile 1940; del presidente statunitense Franklyn Delano Roosevelt il 29 aprile, il 14 e il 26 maggio 1940; e infine del primo ministro britannico, Winston Churchill, il 16 maggio 1940.
Il 10 giugno 1940 Mussolini annunziò a Piazza Venezia l’entrata in guerra dell’Italia. Il 27 settembre 1940 Germania, Italia e Giappone firmarono a Berlino il patto tripartito, di difesa reciproca in caso di attacco da parte di potenze non ancora entrate in guerra. In seguito aderirono al patto tripartito anche l’Ungheria (20 novembre 1940), la Romania (23 novembre 1940) e la Bulgaria (1° marzo 1941).
Il 28 ottobre 1940 l’Italia entrò in guerra contro la Grecia, ma le sconfitte subite sul fronte greco portarono alle dimissioni del generale Pietro Badoglio da capo di Stato maggiore. A Taranto la flotta italiana subì un pesante bombardamento da parte dell’aviazione inglese tra l’11 e il 12 novembre 1940. La Iugoslavia, che aveva firmato un’alleanza con l’Urss il 5 aprile 1941, fu invasa dalla Germania il 6 aprile e dall’Italia il giorno successivo. Nello stesso mese anche la Grecia fu invasa dalla Germania. In Croazia fu insediato un regno di breve durata alleato con la Germania.
Il presidente statunitense Roosevelt, rieletto per il terzo mandato il 5 novembre 1940, proclamò l’emergenza nazionale il 27 maggio 1941, rompendo il 16 giugno successivo le relazioni diplomatiche con l’Italia e la Germania. Il 22 giugno 1941 la Germania invase l’Urss dando inizio all’operazione Barbarossa. Anche l’Italia inviò un corpo di spedizione in Russia. Il 12 luglio 1941 la Gran Bretagna e l’Urss firmarono un trattato di alleanza.
L’attacco del 7 dicembre 1941 alla base statunitense di Pearl Harbour nelle Hawaii da parte dell’aviazione giapponese fu seguito dalla dichiarazione di guerra degli Stati Uniti e del Regno Unito al Giappone. La Germania e l’Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti d’America l’11 dicembre 1941. Il Giappone aveva firmato un trattato di non aggressione con l’Urss (13 aprile 1941) e un trattato per la difesa dell’Indocina con il governo di Vichy (29 luglio 1941). Le truppe nipponiche, dopo l’espansione nei primi mesi del 1942 in una vasta aerea del Pacifico, furono sconfitte dagli alleati nella battaglia delle Midway (4-7 giugno 1942).
Gli inglesi riportarono il 9 dicembre 1940 la vittoria a Sidi El Barrani, in Egitto, sulle truppe italiane guidate da Rodolfo Graziani. Mentre nel febbraio 1941 le truppe del generale tedesco Rommel venivano inviate in Libia, in soccorso di quelle italiane, gli inglesi occuparono Bengasi (6 febbraio). Il 12 aprile 1941 gli inglesi si ritirarono dalla Cirenaica, mantenendo Tobruk. In Eritrea, dopo la vittoria di Cheren (1° febbraio-27 marzo del 1941), gli inglesi occuparono Asmara, Adigrat, Massaua (aprile 1941). Il 6 aprile 1941 entrarono ad Addis Abeba, dove il 5 maggio Hailé Selassié fu reinsediato al trono. Il duca Amedeo d'Aosta, ritiratosi sull'Amba Alagi, dovette trattare la resa il 17 maggio 1941; morì nell’ospedale militare di Nairobi il 3 marzo 1942.
In Egitto le truppe tedesche guidate da Rommel furono sconfitte dalle truppe del generale britannico Montgomery a El Alamein (23 ottobre-5 novembre 1942). L’8 novembre 1942 le truppe anglo-americane, sotto la guida del generale americano Dwight Eisenhower, sbarcarono in Algeria e in Marocco, mentre le forze italo-tedesche si ritirarono in Tunisia. Il 7 maggio 1943 gli inglesi entrarono a Tunisi e gli americani a Biserta; le truppe italo-germaniche in Africa capitolarono il 13 maggio 1943. Roosevelt e Churchill a Casablanca avevano stabilito, nei colloqui tra il 14 e il 24 gennaio 1943, di portare il fronte dall’Africa in Europa e adottare misure per contrastare gli effetti della guerra sottomarina; avevano già dal 1941 deciso per la liberazione dei popoli sottoposti all’occupazione nazifascista, con particolare preoccupazione per le conseguenze delle persecuzioni antiebraiche, testimoniate soprattutto dalla resistenza polacca: il ministro polacco degli Affari esteri in esilio Edward Raczynski aveva infatti inviato una nota diplomatica e numerosi documenti sulle persecuzioni antisemite alle forze alleate il 9-10 dicembre 1942.
In Russia nel settembre 1942 iniziò la battaglia di Stalingrado, che terminò il 2 febbraio 1943 con la capitolazione delle truppe tedesche. Anche l’armata italiana in Russia fu costretta alla ritirata nel febbraio 1943.
Tra la fine del 1942 e il 1943 si intensificarono i bombardamenti aerei degli Alleati sull’Italia. Di fronte alla crescente opposizione interna al Partito nazionale fascista, il 6 febbraio 1943 Mussolini modificò il governo, allontanandovi lo stesso Galeazzo Ciano.
A Tolosa i rappresentanti del Partito comunista d’Italia, del Partito socialista italiano e di Giustizia e Libertà (Emilio Sereni, Giuseppe Dozza, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Silvio Trentin e Fausto Nitti) lanciarono nel settembre del 1941 un appello per l’unità di tutte le forze antifasciste. Tra il maggio e il giugno 1942 sorse il Partito d’azione, nel quale confluirono componenti di Giustizia e Libertà, liberali, socialisti e repubblicani e del quale fecero parte Emilio Lussu, Ferruccio Parri e Ugo La Malfa; nel convegno di Firenze del 5 settembre 1943 il Partito d’azione stabilì la sua linea programmatica. Nell’agosto 1942, a Montevideo Carlo Sforza organizzò il congresso degli italiani liberi, nel corso del quale fu approvato un documento per la ricostruzione dell’Italia. Tra l’ottobre e il novembre 1942 a Milano fu riorganizzato clandestinamente il Partito socialista. Nell’agosto 1942 Alcide De Gasperi e Piero Malvestiti avevano posto le basi per la costituzione di un partito cattolico, che nacque di fatto, col nome di Democrazia cristiana, nell’ottobre 1942 in una riunione nella casa milanese di Enrico Falck, ad opera di Alcide De Gasperi, Piero Malvestiti, Stefano Jacini jr., Giovanni Gronchi, Primo Mazzolari. Vi aderirono anche Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira. Nell’aprile 1943 Meuccio Ruini e Ivanoe Bonomi fondarono la Democrazia del lavoro. Il 5 marzo 1943 numerosi scioperi alla Fiat di Torino e in altre città dell’Italia settentrionale, tra cui Genova e Milano, furono organizzati per sospendere la produzione bellica. Il 2 luglio 1943 si costituì a Milano il Comitato delle opposizioni con Giovanni Gronchi, Lelio Basso, Riccardo Lombardi, Concetto Marchesi, Roberto Veratti, Leone Cattani. Il 23 luglio 1943 fu fondato il Partito socialista italiano di unità proletaria, del quale fecero parte Pietro Nenni, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Rodolfo Morandi, Bruno Buozzi, Giuseppe Romita, Vezio Crisafulli. I senatori del Regno Benedetto Croce e Luigi Einaudi ricostituirono il partito liberale dopo il 25 luglio 1943.
Alcuni esponenti delle forze politiche antifasciste si adoperarono nel frattempo anche per spingere il re a licenziare Mussolini e a smarcarsi dal fascismo. Il 2 giugno 1943 Ivanoe Bonomi chiese al re Vittorio Emanuele III la revoca di Mussolini da capo del governo, ma il suo tentativo non ebbe successo. Il 30 giugno Bonomi e Meuccio Ruini si rivolsero allora a Umberto di Savoia, proponendo di conferire al generale Badoglio l’incarico per la formazione di un nuovo governo. Il 10 luglio 1943 avvenne lo sbarco alleato in Sicilia, preparato durante la conferenza d’Algeri, alla quale erano stati presenti Churchill e i generali Eisenhower, Marshall e Alexander (29 maggio-3 giugno 1943). Nelle settimane successive seguirono pesanti bombardamenti su numerose città italiane. Il 19 luglio 1943 fu bombardato pesantemente il quartiere San Lorenzo di Roma. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 fu votato dal Gran Consiglio del fascismo l’ordine del giorno Grandi per sfiduciare Mussolini, che fu tratto in arresto dopo il colloquio con Vittorio Emanuele III a Villa Savoia. Dopo il bombardamento di Roma del 13 agosto, il governo Badoglio (25 luglio 1943-17 aprile 1944) dichiarò Roma città aperta (cioè estranea a operazioni militari) per salvare la città da attacchi e distruzioni, richiamandosi alla convenzione dell’Aja del 1907. La dichiarazione di Badoglio fu comunicata agli Alleati con l’aiuto della Santa Sede.
Il 2 agosto 1943 fu soppresso il Partito nazionale fascista (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 704), fu sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 705) e fu dichiarato decaduto il Gran Consiglio del fascismo (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 706). I decreti citati furono convertiti nella legge 5 maggio 1949, n. 178.
La trentesima legislatura fu dichiarata chiusa con il decreto di scioglimento della Camera dei fasci e delle corporazioni, e il Senato del Regno non tornò più a riunirsi. Dopo la fine della legislatura furono presidenti di un Senato politicamente inattivo e silente Paolo Thaon di Revel, dal 28 luglio 1943 fino al 20 luglio 1944, e Pietro Tomasi della Torretta fino al 25 giugno 1946.
Per i servizi amministrativi del Senato il 28 settembre 1946 fu nominato un commissario (decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato del 6 settembre 1946, n. 117), Raffaele Montagna, confermato in carica il 7 novembre 1947 fino all’entrata in funzione del Senato della Repubblica. Con la legge costituzionale 3 novembre 1947, n. 3, il Senato del Regno fu dichiarato soppresso e gli ex senatori furono dichiarati decaduti dalla carica.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/30/resoconti-elenco-cronologico