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Legge 24 gennaio 1979, n. 18 Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
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La legge elettorale italiana per il Parlamento europeo, denominata ufficialmente legge 24 gennaio 1979, n. 18, è una legge della Repubblica Italiana che disciplina il sistema elettorale per l'elezione dei rappresentanti italiani presso il Parlamento europeo.
Approvata dalla Camera il 18 gennaio e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 gennaio 1979,[1] è la più vecchia legge elettorale vigente in Italia (seppure modificata con l'introduzione di una soglia di sbarramento e con garanzie per la parità di genere), dopo che le riforme degli anni novanta hanno modificato le normative dello stesso genere relative agli altri quattro livelli politico-amministrativi.
È improntata allo spiccato principio di proporzionalismo puro che, all'epoca della sua ideazione, informava la maggior parte delle leggi elettorali italiane.
Con legge 20 febbraio 2009, n. 10 il Parlamento italiano ha introdotto una soglia di sbarramento del 4%, cui hanno votato a favore tutti i cinque partiti dotati di un proprio gruppo parlamentare.[2]
La legge prevede la possibilità di esprimere il voto di preferenza: ogni elettore può indicare fino a tre candidati della lista circoscrizionale votata. Nell'aprile 2014 la normativa riguardante i voti di preferenza è stata modificata per rafforzare la rappresentanza di genere: la terza preferenza è annullata qualora l'elettore indichi tre candidati dello stesso sesso. A partire dalle elezioni svoltesi nel 2019, qualora l'elettore esprima più preferenze, e tutte per candidati dello stesso sesso, sono annullate la seconda e la terza preferenza
Legge n. 43 del 23 febbraio 1995 Nuove norme per la elezione dei consigli delle regioni a statuto ordinario (Legge Tatarella o Tatarellum) (1995)
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È una legge della Repubblica Italiana che attualmente regola il sistema elettorale di alcune regioni italiane a statuto ordinario e in seguito recepita anche da tre regioni a statuto speciale. Prende il nome dal suo primo firmatario, il deputato di Alleanza Nazionale e già ministro, e fu ideata per imprimere una modifica in senso maggioritario e presidenziale al sistema di governo regionale in Italia.
Dopo il cambiamento delle leggi elettorali per i Comuni, le Province ed il Parlamento nel 1993, le Regioni rimanevano l'unico organismo di governo ancorato ad un meccanismo proporzionalistico ed assembleare, di cui alla legge 17 febbraio 1968, n. 108. Differentemente dal caso degli enti locali, però, a fare da ostacolo a possibili riforme vi era il dettato della Costituzione del 1948, che imponeva la nomina del Presidente della Regione da parte del Consiglio Regionale. In più, le elezioni politiche anticipate del 1994 resero del tutto improbabile l'ipotesi di una riforma costituzionale in tempo per il previsto appuntamento elettorale regionale della primavera del 1995.
Fu così che nel parlamento della XII legislatura maturò un'intesa bipartisan fondata sul comune accordo per non lasciare le Regioni in un contesto elettorale oramai avulso rispetto a quello degli altri livelli governativi. La nuova normativa risentì tuttavia dell'obbligata fretta con cui fu concepita, essendo stata emanata solo esattamente due mesi prima delle elezioni regionali del 1995.
Con la concessione alle regioni italiane di adottare la propria legge elettorale, dopo l'emanazione della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (seppur con certe limitazioni), la norma è ormai applicata solamente nei casi in cui manchi una legge regionale in materia.
La legge, integrata dalle suddette revisioni costituzionali, prevede l'elezione diretta e congiunta del Presidente della Regione e del Consiglio regionale. Strutturata su un turno unico di votazioni, pone in essere un sistema elettorale misto che attribuisce l'80% dei seggi consiliari con un meccanismo proporzionale con voto di preferenza, e il 20% con un metodo maggioritario plurinominale.
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Legge elettorale italiana del 1882 (Legge Zanardelli) (1882-1912)
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La legge elettorale italiana del 1882 (legge Zanardelli) fu una legge elettorale adottata dal Regno d'Italia, a partire dalle elezioni del 1882 (XV Legislatura).
La legge, approvata dal IV Governo Depretis, sostituì la legge elettorale del 1860, alterandone sia il sistema che la base elettorale.
Tale sistema, tuttavia, accrebbe l'instabilità delle maggioranze, cosicché nel 1891 la legge venne emendata ripristinando i collegi uninominali. Con tali modifiche, essa restò in vigore sino al 1912, quando venne sostituita sotto il IV governo Giolitti da una nuova legge che estese ulteriormente il suffragio.
Legge elettorale italiana del 1860 (1860-1862)
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La legge elettorale italiana del 1860 fu una legge elettorale maggioritaria adottata dal Regno di Sardegna e utilizzata dal Regno d'Italia per le elezioni dal 1861 (VIII legislatura) fino alle elezioni del 1880 (XIV legislatura).
A seguito delle nuove annessioni seguite alla spedizione dei Mille, fu attuata una riforma della legge elettorale del Regno di Sardegna del 1859.
Regio decreto 10 febbraio 1889, n. 5921
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Il regio decreto 10 febbraio 1889, n. 5921 fu un atto normativo del Regno d'Italia, primo testo unico della legge comunale e provinciale.
Coordinò le riforme progressiste emanate durante il governo Crispi I, in tema di autogoverno locale, tramite la legge 30 dicembre 1888, n. 5865.
La norma fu il contraltare in tema di legislazione amministrativa della legge che aveva ampliato il corpo elettorale in ambito politico, secondo il programma della Sinistra storica. Vennero ammessi al voto tutti coloro che pagavano imposte dirette e tasse patrimoniali, esclusi gli analfabeti, i falliti, i mantenuti e i mentecatti, sostanzialmente includendo nel gioco politico locale il ceto medio.
Memorandum Italia-Libia del 2017
Affari Costituzionali
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(2017-2023)
Il memorandum Italia-Libia del 2017, ufficialmente Memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana, è un memorandum d'intesa tra Italia e Libia firmato il 2 febbraio 2017.
Legge elettorale italiana del 1912 (Legge Giolitti)
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Con la nomina del governo Giolitti IV, il 6 aprile 1911 il presidente del consiglio propose una nuova riforma elettorale che semplicemente allargasse il suffragio agli uomini maggiori di trent'anni e anche ai maggiori di ventuno che avessero fatto il servizio militare o conseguito la licenza elementare, oltre ad introdurre un'indennità per i deputati allo scopo di far partecipare alla vita parlamentare anche le classi meno abbienti.[4] La legge continuò comunque a impiegare il sistema maggioritario in vigore dal 1891e ci fu il rifiuto di concedere il diritto di voto alle donne. Dal punto di vista politico Giovanni Giolitti propose l'estensione del suffragio per un duplice scopo: stroncare sul nascere una possibile protesta socialista e sindacale su questo tema, ed estendere la partecipazione democratica alla masse popolari in vista della guerra di Libia per ridurre le tensioni sociali
Legge elettorale italiana del 1892
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La legge elettorale italiana del 1892 fu una legge elettorale adottata dal Regno d'Italia, a partire dalle elezioni del 1892 (XVIII Legislatura).
La legge nacque da una serie di modifiche realizzate tra il 1891 e il 1892 alla precedente legge elettorale, di cui manteneva l'impianto, in particolare relativamente al suffragio allargato.
Fu accompagnata da una ridefinizione della mappa dei collegi elettorali, attuata con Regio Decreto 14 giugno 1891, n. 280.
Rimase in vigore per due decenni, fino all'approvazione della Legge elettorale del 1912.
La differenza più significativa con la legge del 1882 consisteva nell'abbandono del sistema dello scrutinio di lista (ritenuto inefficace nel tentativo di creare una dinamica competitiva tra i partiti), e nel conseguente ritorno al sistema maggioritario con collegi uninominali a doppio turno, realizzato con la Legge 5 maggio 1891, n. 210.
Legge 23 ottobre 1859, n. 3702 ( decreto Rattazzi o legge Rattazzi)
LEGGI ELETTORALI
La legge 23 ottobre 1859 n. 3702 (nota anche come decreto Rattazzi o legge Rattazzi) fu una legge del Regno di Sardegna, emanata su iniziativa del ministro dell'interno del regno, Urbano Rattazzi[1], per ridisegnare la geografia amministrativa dello Stato sabaudo dopo l'acquisizione della Lombardia.
Legge 19 giugno 1913, n. 640 (legge Giolitti sul suffragio popolare amministrativo)
LEGGI ELETTORALI
Fu il provvedimento normativo che introdusse il suffragio quasi universale nelle elezioni comunali e provinciali nel Regno d'Italia.
La legge di Giovanni Giolitti che allargò il suffragio in ambito locale fu il naturale corollario di quella che aveva sortito lo stesso effetto in tema politico. Sebbene entrambe spacciate nella propaganda dell'epoca come leggi introducenti il suffragio universale, in realtà esse mantennero in essere una complicata classificazione censitaria che, seppur radicalmente più generosa di quella previgente, continuava ad escludere dal voto gli analfabeti, i nullatenenti e i disoccupati, oltre all'universalità delle donne e, ovviamente, i minorenni