01° Legislatura della Repubblica italiana (8 maggio 1948 - 24 giugno 1953) (durata : giorni 1873)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana ottiene il 48,5 per cento dei voti, mentre il 35 per cento va al Fronte Popolare, in cui sono rappresentati comunisti e socialisti.
L'8 maggio 1948 Ivanoe Bonomi viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 2 dell'8 maggio 1948 »
L'11 maggio 1948 Luigi Einaudi viene eletto Presidente della Repubblica; il 24 De Gasperi forma un nuovo governo quadripartito (democristiani, socialdemocratici, liberali e repubblicani).
Il 14 luglio dello stesso anno, il leader del PCI, Palmiro Togliatti, viene ferito gravemente dai colpi di pistola di un giovane estremista di destra. La Cgil dichiara immediatamente lo sciopero generale, mentre militanti organizzano manifestazioni in tutte le piazze d'Italia. Nell'ottobre sempre del 1948 avviene la scissione all'interno della CGIL: escono i cattolici, che fondano il nuovo sindacato Libera CGIL.
Nel febbraio del 1949 viene varata la legge Fanfani (legge 28 febbraio 1949, n. 43) sul finanziamento alle case popolari. Il 4 aprile 1949 l'Italia entra nel Patto Atlantico. Il 13 luglio 1949 un decreto del Santo Uffizio dispone la scomunica dei comunisti. Nell'estate del 1949 avviene una nuova scissione nella CGIL: ne escono i sindacalisti di area repubblicana e socialdemocratica, che danno vita alla Federazione italiana dei lavoratori (FIL). Nel dicembre del 1949 a Firenze viene fondato il partito socialista unitario (PSU) di orientamento socialdemocratico.
Nel marzo 1950 nasce la UIL su iniziativa di alcuni socialisti espulsi dalla CGIL e di alcuni repubblicani e viene fondata la Confederazione italiana sindacati nazionali del lavoro (CISNAL); il 1° maggio viene fondata a Roma la CISL di orientamento cattolico.
Nell'agosto 1950 viene istituita la Cassa del Mezzogiorno (legge 10 agosto 1950, n. 646), un nuovo ente pubblico che aveva lo scopo di promuovere lo sviluppo economico e civile delle regioni meridionali attraverso il finanziamento statale per le infrastrutture. Il 21 ottobre 1950 viene approvata la cosiddetta legge stralcio (legge 21 ottobre 1950, n. 841) riguardante la riforma agraria che fissava norme per l'esproprio ed il frazionamento di una parte delle grandi proprietà terriere di ampie aree geografiche come il delta del Po, la Maremma, la Sila, parte del Molise, della Campania, della Sardegna e delle Puglie, l'intera Sicilia.La riforma Vanoni (dal nome del Ministro delle finanze) viene approvata nel mese di gennaio 1951 (legge 11 gennaio 1951, n. 25): si tenta così di introdurre in Italia un nuovo modello di tassazione, ponendo un freno al fenomeno dell'evasione fiscale, introducendo per la prima volta l'obbligo della dichiarazione annuale dei redditi. Nel marzo 1951 avviene la fusione del PSLI e del PSU nel Partito socialista democratico italiano (PSDI).
Il 28 aprile del 1951 Enrico De Nicola viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 613 del 5 maggio 1951 »
Il 20 giugno del 1952 viene approvata la legge Scelba (legge 20 giugno 1952, n. 645) contenente Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione sul reato di ricostituzione del partito fascista.
Il 26 giugno del 1952 Giuseppe Paratore viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 843 del 1° luglio 1952 »
Il 10 febbraio 1953 viene istituito l'ENI, diretto da Enrico Mattei.
Il 25 marzo del 1953 Meuccio Ruini viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 983 del 25 marzo 1953 »
Il 29 marzo 1953 viene approvata quella che, dalle opposizioni, verrà chiamata la legge truffa (legge 31 marzo 1953, n. 148): prevedeva, per l'elezione della Camera dei deputati, l'adozione di un sistema misto tra il proporzionale e il maggioritario. Ma nelle elezioni politiche del 7 giugno 1953 la riforma elettorale rimane inoperante, in quanto DC, PSDI, PRI e PLI raggiungono soltanto il 49,85 per cento dei voti e non ottengono quindi il premio di maggioranza. Notevoli avanzate fanno registrare il PCI, il MSI e il Partito Monarchico.
02° Legislatura della Repubblica italiana (25 giugno 1953 - 11 giugno 1958) (durata : giorni 1812)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
IL 25 giugno 1953 Cesare Merzagora viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 2 del 25 giugno 1953 »
Il 16 luglio 1953 il nuovo governo monocolore DC, presieduto da De Gasperi, non ottiene la fiducia; un mese dopo Pella guida un altro governo monocolore, poi dimessosi nel gennaio 1954. La crisi è risolta da Scelba, che nel febbraio 1954 forma un governo con democristiani, liberali e socialdemocratici, con l'appoggio esterno dei repubblicani.
Il 1° giugno 1954 Achille Lauro fonda il Partito monarchico popolare (PMP). Il 18 agosto 1954 muore De Gasperi. Il 5 ottobre, con gli accordi di Londra, viene risolta la questione di Trieste con l'assegnazione provvisoria (ma in realtà definitiva) della zona A all'Italia e della zona B alla Jugoslavia. Sempre nel 1954 Fanfani diventa segretario della DC.
Il 29 aprile 1955 Giovanni Gronchi è il nuovo Presidente della Repubblica.
Nel 1955 all'interno del PLI si verifica una scissione, che dà vita al Partito radicale. Nell'estate del 1955 viene presentato in Parlamento lo Schema di sviluppo del reddito e della occupazione in Italia nel decennio 1955-1964, meglio noto come piano Vanoni che rappresentava il primo tentativo di programmazione economica mai sperimentato fino allora in Italia.
Il 14 dicembre 1955 l'Italia viene ammessa all'ONU.
Il 23 gennaio 1956 viene istituita la Corte costituzionale e nell'aprile se ne attua l'insediamento.
Nel dicembre 1956 viene istituito il Ministero delle Partecipazioni statali con il compito di coordinare l'attività delle aziende di Stato
Il 25 marzo 1957 vengono firmati i Trattati di Roma istitutivi della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità europea dell'energia atomica (EURATOM) (vedi la pagina dedicata ai trattati europei nel sito europa.eu »).
Il 24 marzo 1958 viene istituito il Consiglio Superiore della Magistratura (legge 24 marzo 1958, n. 195).
03° Legislatura della Repubblica italiana (dal 12 giugno 1958 al 15 maggio 1963) (durata : giorni 1795)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Dopo le elezioni politiche del 25 maggio 1958 e le dimissioni di Zoli, il 1° luglio Fanfani forma il primo governo di coalizione DC-PSDI con cauti propositi di apertura verso i socialisti.
Il 12 giugno 1958 Cesare Merzagora viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 12 giugno 1958 »
Il 9 ottobre 1958 muore Papa Pio XII e gli succede Giovanni XXIII, che il 25 gennaio 1959 annuncia la convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, con cui inizia un nuovo corso per la Chiesa cattolica.
Dopo le dimissioni di Fanfani da Presidente del Consiglio e da segretario della DC, il 15 febbraio 1959 Segni forma un governo monocolore democristiano.
Nel 1960 la lira italiana riceve l'Oscar per la moneta più forte.
Il sito del Poligrafico dedicato alla storia della Lira»
Il 1961 è caratterizzato dai festeggiamenti per il centenario dell'unità d'Italia.
Il sito del 150° anniversario dell'unità d'Italia»
Il 14 luglio 1961 Papa Giovanni XXIII promulga l'enciclica Mater et magistra, sui doveri di giustizia sociale tra gli uomini.
Sempre nel 1961 vengono formate giunte comunali di centro-sinistra a Milano, Genova e Firenze.
Nel congresso della DC del gennaio 1962 Moro pone le premesse per la costituzione di un governo di centro-sinistra. Il 21 febbraio 1962 Fanfani viene chiamato a guidare un governo tripartito (DC-PSDI-PRI) con l'appoggio esterno del PSI. il PLI passa all'opposizione.
Nel novembre 1962 il governo Fanfani procede alla nazionalizzazione dell'energia elettrica con la creazione dell'ENEL. Nel mese di dicembre 1962 viene approvata la riforma scolastica (legge 31 dicembre 1962, n. 1859), che istituisce la scuola media unica, abolendo gli istituti di avviamento professionale destinati, nel vecchio ordinamento, a coloro che non avevano la possibilità di proseguire gli studi e prolunga fino a 14 anni la frequenza scolastica obbligatoria.
Nell'aprile del 1963 Papa Giovanni XXIII promulga l'enciclica Pacem in terris.
04° Legislatura della Repubblica italiana (dal 16 maggio 1963 al 4 giugno 1968) (durata : giorni 1845)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Dopo le elezioni politiche del 28 aprile 1963, fallito un tentativo di accordo con i socialisti promosso da Moro, il 21 giugno Leone forma un governo monocolore democristiano. In dicembre Moro forma il primo governo di centro-sinistra organico, cioè con la partecipazione di ministri socialisti accanto a quelli democristiani, socialdemocratici e repubblicani.
Il 16 maggio del 1963 Cesare Merzagora viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 16 maggio 1963 »
Nel giugno 1964 i contrasti tra socialisti e democristiani portano alle dimissioni del governo Moro, che il 6 agosto sarà nuovamente chiamato a guidare un governo quadripartito. Negli stessi giorni il Presidente della Repubblica Segni viene colpito da una grave malattia che gli impedisce l'esercizio delle funzioni.
Il 21 agosto muore Palmiro Togliatti, gli succede Luigi Longo alla guida del Pci. In seguito alle dimissioni di Segni, il 28 dicembre il socialdemocratico Giuseppe Saragat viene eletto presidente della Repubblica.
Il 15 marzo 1965 il governo Moro varava il cosiddetto superdecreto (decreto-legge 15 marzo 1965, n. 124, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1965, n. 431). Si trattava di un complesso di provvedimenti diretto a tonificare l'economia in alcuni settori base: l'edilizia, specia quella a carattere popolare, la viabilità, i porti, l'agricoltura e alcune produzioni dell'industria meccanica, tendeva anche a sostenere le esportazioni attraveso un'azione di finanziamento a medio termine.
Il 22 gennaio 1966 si dimette il governo Moro, lo stesso uomo politico formerà un nuovo esecutivo di centro-sinistra organico, che rimarrà in carica sino a fine legislatura. Nei mesi successivi provocano scalpore le rivelazioni su presunti progetti di colpo di Stato promossi nel 1964 da settori di forze armate e servizi segreti. Nell'ottobre 1966 si attua la riunificazione di Psi e Psdi nel Partito socialista unificato (PSU).
Nel luglio 1967 è varata la legge sulla programmazione economica nazionale (legge 27 luglio 1967, n. 685).
Il 6 novembre del 1967 il Presidente del Senato, Cesare Merzagora, annunzia le proprie dimissioni che vengono respinte dall'Assemblea.
Resoconto della seduta n. 716 del 6 novembre 1967 »
Il 7 novembre del 1967 il Presidente del Senato, Cesare Merzagora, conferma le proprie dimissioni.
Resoconto della seduta n. 717 del 7 novembre 1967 »
L'8 novembre del 1967 Ennio Zelioli Lanzini viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 718 dell'8 novembre 1967 »
Nel febbraio 1968 vengono approvate la legge elettorale regionale (legge 17 febbraio 1968, n. 108) e la riforma ospedaliera (legge 12 febbraio 1968, n. 132), che prevedeva una vasta riorganizzazione dei servizi sanitari, una strutturazione più democratica dei consigli di amministrazione degli enti ospedalieri e delle cliniche universitarie. Nel marzo 1968 viene istituita la scuola materna statale (legge 18 marzo 1968, n. 444). Nei primi mesi del 1968 si estende il movimento delle agitazioni studentesche, iniziato l'anno precedente, che porta all'occupazione di numerose facoltà universitarie e a grandi manifestazioni di massa.
05° Legislatura della Repubblica italiana (5 giugno 1968 - 24 maggio 1972) (durata : giorni 1449)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
In seguito ai risultati negativi conseguiti nelle elezioni del 19 maggio 1968, i socialisti decidono di non entrare in un nuovo governo di centro-sinistra; Giovanni Leone forma dunque un governo monocolore democristiano.
Il 5 giugno del 1968 Amintore Fanfani viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 5 giugno 1968 »
Il 12 dicembre, dopo le dimissioni di Leone, Mariano Rumor forma un governo di centro-sinistra organico che rimarrà in carica sino al 5 luglio 1969; a distanza di un mese lo stesso Rumor forma un nuovo governo monocolore democristiano. L'ala destra del Psi abbandona il partito dando vita al Partito Socialista Unitario.
Il 12 dicembre 1969 si verificano a Milano (Banca dell'Agricoltura) e a Roma (Altare della Patria) due gravissimi attentati che provocano 16 morti e molti feriti: è l'inizio della strategia della tensione.
Nel febbraio del 1970 il governo Rumor si dimette e il 27 marzo lo stesso uomo politico forma un governo di centro-sinistra organico. In maggio il Parlamento approva lo statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300) e le norme sui referendum (articolo 75 della Costituzione) (legge 25 maggio 1970, n. 352). Tra il 1968 ed il 1970 vengono approvati i provvedimenti relativi all'istituzione delle regioni (Titolo V della Costituzione) e, nel giugno del 1970 si tengono le prime elezioni regionali. In luglio si dimette anche il terzo governo Rumor ed Emilio Colombo forma un nuovo governo di centro-sinistra. Il 1° dicembre la Camera approva la legge sul divorzio (legge 1° dicembre 1970, n. 898).
Il 24 dicembre 1971 Giovanni Leone viene eletto presidente della Repubblica, mentre il 1972 si apre con le dimissioni, il 15 gennaio, del governo Colombo. Giulio Andreotti forma un governo monocolore democristiano che non ottiene la fiducia del Parlamento: dopo quest'ultimo tentativo, per la prima volta nella storia della Repubblica, il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento anticipato delle Camere.
06° Legislatura della Repubblica italiana (25 maggio 1972 - 4 luglio 1976) (durata : giorni 1500)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Le elezioni politiche del 7 maggio 1972 lasciano pressoché immutato il quadro politico nazionale.
Il 25 maggio del 1972 Amintore Fanfani viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resconto della seduta n. 1 del 25 maggio 1972 »
Il 26 giugno 1972 Andreotti forma un governo di centralità democratica (con Dc, Psdi, Pli e l'appoggio esterno del Pri), mentre il Psi torna all'opposizione. Il 24 luglio si costituisce la federazione sindacale unitaria CGIL-CISL-UIL.
Nel giugno del 1973 si dimette il secondo governo Andreotti.
Il 27 giugno del 1973 Giovanni Spagnolli viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 164 del 27 giugno 1973 »
A luglio Rumor forma un nuovo governo di centro-sinistra, che si dimetterà il 2 marzo del 1974 dopo aver indetto per il 12 maggio un referendum per l'abrogazione della legge Baslini-Fortuna (legge 1° dicembre 1970, n. 898) che aveva introdotto il divorzio. Alla consultazione referendaria parteciparono l'87,7% degli aventi diritto. La proposta viene respinta con il 59,3% di voti contrari. Il 14 marzo dello stesso anno sarà ancora Rumor a formare un governo di coalizione tra Dc, Psi e Psdi, con l'appoggio esterno del Pri.
Il 4 agosto 1974 un attentato al treno Italicus provoca 12 morti e 48 feriti. Nell'ottobre si dimette il governo Rumor, il 23 novembre Moro forma un governo di coalizione Dc-Pri.
Il 6 marzo 1975 il Parlamento emana un provvedimento che abbassa l'età minima per il voto a 18 anni (legge 14 aprile 1975, n. 115). Il 22 aprile la Camera approva la riforma del diritto di famiglia (legge 19 maggio 1975, n. 151), che prevede la completa parità tra i coniugi. In seguito ai risultati negativi della Dc nelle elezioni amministrative, Benigno Zaccagnini sostituisce Fanfani.
Nel gennaio 1976 si dimette il governo Moro, il presidente della Repubblica Giovanni Leone affida allo stesso uomo politico l'incarico di formarne un nuovo governo, che vede la luce il 12 febbraio: è un monocolore democristiano che può contare sull'astensione di Psi, Pri, e Pli ma che rimane in carica per poche settimane: il 30 aprile si dimette e il 1° maggio Leone scioglie le Camere.
07° Legislatura della Repubblica italiana (5 luglio 1976 - 19 giugno 1979) (durata : giorni 1079)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Il 20 giugno 1976 le elezioni politiche anticipate fanno registrare una tenuta della Dc, del Psi, e del Pri, un aumento di voti per il Pci e un netto calo per Pli, Psdi e Msi. Entrano per la prima volta alla Camera esponenti del Partito Radicale. Il 29 luglio Andreotti forma un monocolore democristiano che si avvale dell'astensione di Pci, Psi, Psdi, Pri, e Pli.
Il 5 luglio del 1976 Amintore Fanfani viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 5 luglio 1976 »
Il 16 gennaio 1978 si dimette il governo Andreotti, ma lo stesso politico forma un altro monocolore Dc con l'appoggio esterno di Pci, Psi, Pri, e Psdi. Il 16 marzo Aldo Moro viene rapito a Roma da un commando delle Brigate Rosse, che uccidono tutti gli uomini della sua scorta. Il 9 maggio il cadavere di Moro viene rivenuto nel bagagliaio di un'auto in Via Caetani a Roma; il giorno seguente il ministro degli Interni Cossiga si dimette. L'11 giugno 1978 gli italiani sono impegnati in due referendum: abrogazione della legge Reale sull'ordine pubblico (legge 22 maggio 1975, n. 152) e l'abrogazione della legge Piccoli sul finanziamento pubblico dei partiti politici (legge 2 maggio 1974, n. 195). Alla consultazione partecipano l'81,2% degli aventi diritto. I due referendum vengono respinti con 76,5% di voti contrari, il primo, e 56,4%, il secondo. Il 16 giugno il Presidente Leone si dimette in seguito a rivelazioni di stampa su sue presunte irregolarità fiscali, l'8 luglio viene eletto presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Il 31 gennaio 1979 si dimette il quarto governo Andreotti, e il 20 marzo prende vita il quinto esecutivo guidato dallo stesso, che non ottiene però la fiducia delle Camere. Il 2 aprile il presidente Pertini scioglie le Camere e indice elezioni politiche anticipate.
08° Legislatura della Repubblica italiana (20 giugno 1979 - 11 luglio 1983) (durata : giorni 1482)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Le elezioni del 4 giugno 1979 fanno segnare una tenuta della Dc e del Msi e una flessione del Pci a vantaggio degli altri partiti di area laica.
Il 20 giugno del 1979 Amintore Fanfani viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 20 giugno 1979 »
Il 4 agosto Francesco Cossiga presiede un governo con la partecipazione di democristiani, social-democratici e liberali e l'astensione di socialisti e repubblicani.
Il 1980 si apre con la morte di Pietro Nenni, mentre il 12 gennaio viene assassinato a Roma dalle Br il vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet. Il 4 aprile si forma un secondo governo Cossiga che vede partecipare Dc, Psi e Pri.
Il 27 giugno 1980 un aereo DC9 Itavia esplode nel cielo di Ustica provocando 81 morti, e il 2 agosto un attentato terroristico provoca una strage alla stazione ferroviaria di Bologna (85 morti). Il 18 ottobre si forma il primo governo Forlani, con Dc, Psi, Pri e Psdi.
Il 17 maggio 1981 si svolgono i referendum per l'abrogazione di cinque leggi. Alla consultazione referendaria partecipano il 79,4% degli aventi diritto. La proposta per l'abrogazione della legge Cossiga sull'ordine pubblico (decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15) viene respinta con l'85,1% di voti contrari; quella per l'abrogazione della pena dell'ergastolo (abrogazione art. 17, comma primo, n. 2 l'ergastolo e art. 22 del codice penale, approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398)) viene respinta con 77,4% di voti contrari; quella per l'abrogazione delle norme sulla concessione del porto d'armi (art. 42, comma terzo, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) viene respinta con l'85,9% di voti contrari; quella per la modifica della legge (legge 22 maggio 1978, n. 194) sull'interruzione volontaria della gravidanza (proposta del Partito radicale) viene respinta con l'88,4% di voti contrari ed infine quella per la modifica della legge sull'interrizione volontaria della gravidanza (proposta del movimento per la vita) viene respinta con il 68,0% di voti contrari. Il 26 maggio Forlani si dimette da presidente del Consiglio e dopo un mese la crisi di governo si chiude con la nomina del repubblicano Giovanni Spadolini, chiamato a presiedere un esecutivo formato da Dc- Psi-Psdi-Pri- Pli, che durerà fino alla crisi del 6 agosto 1982 per poi essere riconfermato in toto il 23 dello stesso mese.
Il 3 settembre 1982 viene ucciso a Palermo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il 13 novembre si dimette nuovamente il governo Spadolini, ed è Fanfani, il 28 novembre, a formare un nuovo governo quadripartito (Dc-Psi-Psdi-Pli con l'appoggio esterno del Pri).
Il 9 dicembre 1982 Tommaso Morlino viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resconto della seduta n. 530 del 9 dicembre 1982 »
Il governo Fanfani si dimetterà il 29 aprile 1983, portando il Presidente Pertini alla decisione di sciogliere le Camere.
Il 12 maggio del 1983 Vittorino Cololombo viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 616 del 12 maggio 1983 »
09° Legislatura della Repubblica italiana (12 luglio 1983 - 1 luglio 1987)(durata : giorni 1450)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
In seguito alle elezioni politiche del 26 giugno 1983 viene varato un governo presieduto dal leader socialista Bettino Craxi.
L'11 giugno muore il leader comunista Enrico Berlinguer, a cui succederà Alessandro Natta.
il 12 luglio 1983 Francesco Cossiga viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 12 luglio 1983 »
Il 18 febbraio 1984 Bettino Craxi firma assieme al Segretario di Stato cardinale Agostino Casaroli il nuovo concordato tra Stato e Chiesa.
Il 9 giugno 1985 si svolge il referendum per l'abrograzione della norma che prevedeva il taglio della scala mobile (legge 12 giugno 1984, n. 219 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 17 aprile 1984, n. 70). Alla consultazione partecipano il 77,9% degli aventi diritto. La proposta di abrogazione viene respinta con il 54,3% di voti contrari.
Il 24 giugno 1985 Francesco Cossiga viene eletto Presidente della Repubblica.
Il 9 luglio del 1985 Amintore Fanfani viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 329 del 9 luglio 1985 »
Dal 7 al 9 ottobre 1985 la nave italiana Achille Lauro viene sequestrata da terroristi palestinesi. Il 17 settembre si dimette il governo Craxi, ma il Capo dello Stato respinge le dimissioni.
Il 6 marzo 1986 le Camere approvano a larga maggioranza i risultati dell'inchiesta parlamentare sulla loggia massonica P2, che dichiarano autentiche le liste di Licio Gelli. Il 28 aprile il governo autorizza i network televisivi privati (con massimo due reti nazionali) a realizzare telegiornali: è la fine del monopolio pubblico sulla tv.
Il 27 giugno si dimette dopo 1047 giorni il governo Craxi, il più lungo della storia repubblicana, ma il leader socialista ottiene il reincarico e il 1° agosto forma un nuovo governo che stavolta durerà pochi mesi.
Il 3 marzo 1987 si dimette il secondo governo Craxi. Il 17 aprile, dopo un fallito tentativo di Oscar Luigi Scalfaro, Fanfani forma un nuovo monocolore democristiano, che non ottiene la fiducia del Parlamento.
Il 22 aprile del 1987 Giovanni Malagodi viene eletto Presidente del Senato.
Discoro di insediamento nel resoconto della seduta n. 588 del 22 aprile 1987 »
Il 28 aprile 1987 vengono sciolte le Camere.
10° Legislatura della Repubblica italiana (2 luglio 1987 - 22 aprile 1992) (durata : giorni 1756)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Il 14 giugno 1987 si tengono le elezioni politiche anticipate, che registrano un aumento per Dc e Psi e un forte calo per il Pci.
Il 2 luglio 1987 Giovanni Spadolini viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 2 luglio 1987 »
Il 29 luglio Giovanni Goria presiede un governo pentapartito (Dc-Psi-Pri-Psdi-Pli). Per due volte (il 15 novembre e il 10 febbraio 1988) il governo Goria si dimette e il Presidente della Repubblica respinge le dimissioni, che divengono definitive l'11 marzo, in seguito alle quali il 13 aprile Ciriaco De Mita forma un nuovo esecutivo pentapartito. Il 22 maggio muore Giorgio Almirante, fondatore del Msi e suo segretario per lungo tempo, mentre l'11 giugno viene a mancare Giuseppe Saragat. Il 13 giugno Natta si dimette da segretario del Pci; gli succede Achille Occhetto.
L'8 novembre 1987 si svolgono i referendum per l'abrograzione di alcune leggi. Alla consultazione referendaria partecipano il 65,1% degli aventi diritto. La proposta per l'abrogazione delle norme limitative della responsabilità civile dei giudici (articoli 55, 56 e 74 del Codice di procedura civile approvato con Regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1443) viene accolta con l'80,2% di voti favorevoli; quella per l'abrogazione della Commissione inquirente dei reati dei ministeri (legge 10 maggio 1978, n. 170) viene accolta con l'85,0% di voti favorevoli; quella per l'erogazione dei contributi agli enti locali per la presenza di centrali nucleari (legge 10 gennaio 1983, n. 8) viene accolta con il 79,7% di voti favorevoli.
Il 19 maggio 1989 il governo De Mita rassegna le dimissioni, ma il Capo dello Stato riaffida l'incarico allo stesso uomo politico , che il 6 luglio rinuncia definitivamente. Il 22 luglio Giulio Andreotti forma un nuovo governo, sempre secondo la formula del pentapartito.
Il 24 febbraio 1990 muore a Roma, all'età di 94 anni, Sandro Pertini.
Alle amministrative del del 6-7 maggio si registra una avanzata dei movimenti leghisti. Il 10 ottobre il segretario Achille Occhetto sancisce il cambio di nome del partito da Pci a Pds. Lo stesso giorno vengono trovati manoscritti di Aldo Moro stilati durante il rapimento contenenti drammatiche lettere a esponenti politici del tempo.
Il 18 ottobre scoppia il caso Gladio, con l'accertamento dell'esistenza di un'organizzazione clandestina volta a contrastare il comunismo internazionale.
Dopo il congresso del nuovo Pds (31 gennaio 1991), le forze che non si riconoscono nella nuova linea creano il Movimento per la Rifondazione comunista. In aprile nasce il settimo governo Andreotti. Con il referendum del 9 e 10 giugno viene introdotta nella legge elettorale la preferenza unica all'interno di una singola lista per l'elezione alla Camera dei Deputati (D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361).
Il 17 febbaio 1992, a Milano, Mario Chiesa viene colto in flagranza di reato mentre intasca una tangente: è l'inizio dell'inchiesta Mani pulite. Il 12 marzo a Palermo viene assassinato l'europarlamentare Dc Salvo Lima. Il 23 maggio Giovanni Falcone viene ucciso insieme alla moglie e tre agenti della scorta in seguito ad una esplosione causata da 100 chili di tritolo sull'autostrada nei pressi di Capaci, e il 19 luglio un'autobomba uccide Paolo Borsellino, anch'egli magistrato, insieme a cinque uomini della scorta.
Nel maggio 1992, Oscar Luigi Scalfaro è eletto presidente della Repubblica.
11° Legislatura della Repubblica italiana (dal 23 aprile 1992 al 14 aprile 1994) (durata : giorni 721)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Il 24 aprile 1992 Giovanni Spadolini viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 2 del 24 aprile 1992 »
Nel giugno 1992 il Presidente della Repubblica Scalfaro affida a Giuliano Amato l'incarico di formare un nuovo governo. Il 15 dicembre i magistrati di Mani Pulite inviano a Bettino Craxi un avviso di garanzia, contestandogli quaranta capi di imputazione.
Il 15 gennaio 1993 viene arrestato a Palermo, dopo 24 anni di latitanza, Totò Riina, numero uno di Cosa Nostra. Il 18 e 19 aprile in una tornata referendaria gli italiani si esprimono a favore del sistema maggioritario per l'elezione al Senato, e contro il finanziamento pubblico ai partiti.
Il 12 maggio il Parlamento vota la fiducia al nuovo governo guidato da Carlo Azeglio Ciampi. L'offensiva mafiosa contro lo Stato continua con l'attentanto del 27 maggio in Via dei Georgofili a Firenze che fa 5 vittime. Il 3 agosto viene approvata la nuova legge elettorale che prevede il 75% dell'assegnazione dei seggi con il criterio maggioritario e il 25% con quello proporzionale; è previsto inoltre uno sbarramento del 4% per le liste elette con la quota proporzionale.
Il 13 gennaio 1994 si dimette il presidente del Consiglio Ciampi. Il Capo dello Stato Scalfaro scioglie le Camere ma respinge le dimissioni dell'esecutivo, che resterà in carica fino all'insediamento del nuovo Parlamento.
Inizia un processo di trasformazione dell'assetto partitico italiano che porta alla nascita di nuovi soggetti. Il 22 gennaio nasce Alleanza Nazionale, nuova formazione della destra italiana guidata da Gianfranco Fini, ispirata alla destra liberale europea. Il 18 marzo, dalle ceneri della Dc nasce il nuovo Partito Popolare guidato da Mino Martinazzoli. Pierferdinando Casini, Clemente Mastella e Ombretta Fumagalli Carulli - insieme ad altri ex dc in disaccordo con la linea del segretario - danno vita al Centro Cristiano Democratico (Ccd). Il 26 gennaio Silvio Berlusconi annuncia ufficialmente di voler costituire un movimento. In febbraio il congresso della Lega Nord sancisce l'accordo Bossi-Berlusconi: si muovono così i primi passi che porteranno alla nascita del Polo per le Libertà e il buon governo. Sul versante opposto il Pds e i partiti di centro-sinistra firmano una dichiarazione programmatica che dà origine all'alleanza dei Progressisti.
12° Legislatura della Repubblica italiana (dal 15 aprile 1994 all'8 maggio 1996) (durata : giorni 754)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
Dalle elezioni del 27 e 28 marzo 1994 esce vincitore il Polo per le Libertà e il Buon Governo guidato da Silvio Berlusconi.
I 16 aprile 1994 Carlo Scognamiglio Pasini viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 2 del 16 aprile 1994 »
L'11 maggio il governo giura nelle mani del Presidente Scalfaro, e pochi giorni dopo ottiene la maggioranza al Senato grazie ai voti di alcuni senatori a vita. In seguito a due sconfitte elettorali, Occhetto lascia la guida del Pds, che viene assunta da Massimo D'Alema.
Il decreto Biondi (un provvedimento del Guardasigilli Alfredo Biondi che riforma in senso garantista le norme sulla custodia cautelare e gli avvisi di garanzia) desta forti malumori nella Lega Nord, che si dissocia pubblicamente dalla decisione. Lo stato di fibrillazione interno alla maggioranza si esaurisce con la presentazione, il 17 dicembre, della mozione di sfiducia presentata alla Camera dalla Lega. Berlusconi difende il suo operato e accusa l'ormai ex alleato Bossi di aver tradito il voto popolare. Il 22 dicembre il Premier presenta le dimissioni al Capo dello Stato, che il 13 gennaio 1995 conferisce a Lamberto Dini, già ministro del Tesoro, l'incarico di formare un nuovo esecutivo.
Quello presieduto da Dini viene definito governo tecnico per la presenza di personalità scelte al di fuori della politica attiva. Lo appoggiano Partito Popolare, Lega e Pds, con l'astensione del Polo.
A gennaio si tiene a Fiuggi l'ultimo congresso del Msi, in cui il segretario Fini sancisce la trasformazione del partito in Alleanza Nazionale. Il 3 febbraio 1995 Romano Prodi, ex presidente dell'Iri, annuncia la sua decisione di candidarsi alla guida del Paese, come leader della coalizione progressista di centro-sinistra.
Nei referendum dell'11 giugno gli italiani si pronunciano contro l'abolizione della legge Mammì e a favore della privatizzazione del servizio pubblico radio-tv.
Il 26 ottobre si vota alla Camera la mozione di sfiducia presentata dal Polo contro il Governo Dini, che viene respinta grazie all'astensione del gruppo di Rifondazione Comunista, persuaso dall'annuncio di Dini di dimettersi una volta approvata la legge Finanziaria. La manovra viene approvata il 22 dicembre e il 30 il Presidente del Consiglio rimette il mandato nelle mani di Scalfaro, che però rinvia il Governo alle Camere. Due settimane dopo, a seguito di nuove dimissioni, il Capo dello Stato avvia le consultazioni per formare un nuovo esecutivo. Consultazioni che, non avendo successo, conducono allo scioglimento anticipato delle Camere.
13° Legislatura della Repubblica italiana (dal 9 maggio 1996 al 29 maggio 2001) (durata : giorni 1846)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della legislatura
1996
Dalle elezioni del 21 aprile esce vincitore l'Ulivo, coalizione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi, che però dispone della maggioranza assoluta solo al Senato, e avrà dunque bisogno del sostegno di Rifondazione Comunista per governare. Tra i partiti, nella quota proporzionale il Pds si afferma con il 21,1%, seguito da Forza Italia con il 20,6.
L'8 maggio si insedia il XIII Parlamento della Repubblica, il popolare Nicola Mancino è eletto Presidente del Senato, mentre Luciano Violante, del Pds, presiederà la Camera.
Il 9 maggio Nicola Mancino viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 9 maggio 1996 »
Il 17 maggio Prodi forma il nuovo governo che ottiene la fiducia delle Camere.
Il 7 ottobre una sentenza della Corte Costituzionale dichiara illegittima la reiterazione, da parte del governo, dei decreti legge non convertiti dalle Camere entro il termine di 60 giorni previsto dalla Costituzione, una sentenza che avrà profonde ripercussioni sul quadro politico e istituzionale.
Il 13 novembre si diffonde la notizia dell'iscrizione di Antonio Di Pietro nel registro degli indagati a Brescia per concussione; l'ex Pm reagisce comunicando a Prodi le sue dimissioni dalla carica di Ministro dei Lavori Pubblici. Il 24 novembre l'Unione europea riammette la lira nel Sistema Monetario Europeo, dal quale era stata esclusa a seguito della svalutazione del settembre 1992.
Il 31 dicembre viene promulgata la legge n. 675/1996, sulla tutela della privacy.
1997
Il 2 gennaio Scalfaro promulga la nuova legge sul finanziamento dei partiti pubblici (legge n. 2/1997), in base alla quale questi ultimi possono essere sostenuti dai contribuenti con un prelievo pari al 4 per mille dell'Irpef.
Il 22 la Camera approva definitivamente la legge che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali (c.d. Bicamerale per le riforme, legge n. 1/1997). La Commissione, composta da 35 deputati e 35 senatori, ha il compito di progettare una revisione della seconda parte della Carta: Massimo D'Alema ne è eletto presidente.
Nel mese di marzo, in seguito allo sbarco di migliaia di profughi provenienti dall'Albania, il governo dispone il blocco navale. Il 28 una collisione nel Canale di Otranto tra una nave carica di clandestini e una corvetta della Marina provoca 89 morti. Il drammatico episodio scatena tensioni anche a livello politico, con Verdi e Rifondazione che attaccano il ministro della Difesa Andreatta per l'istituzione del blocco navale.
Le elezioni amministrative del 27 aprile fanno registrare una sostanziale tenuta dell'Ulivo dopo un anno di governo.
L'8 maggio entra in vigore la legge sulla Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali. La nuova normativa istituisce la figura del Garante, ricoperta da Stefano Rodotà, che ha il compito di controllare e coordinare la raccolta e la diffusione dei dati personali.
Il 30 settembre il gruppo di Rifondazione Comunista esprime voto contrario sulla legge Finanziaria sancendo l'apertura della crisi di governo, ma l'11 ottobre Fausto Bertinotti si dichiara disponibile ad appoggiare un governo composto dalla maggioranza uscente sulla base di un accordo di un anno. L'accordo tra il governo e i neocomunisti inerente la disciplina del lavoro chiude la crisi.
Il 25 ottobre entra in vigore in Italia l'Accordo di Schengen, che prevede la libera circolazione dei cittadini degli Stati membri all'interno dell'Unione europea e l'abolizione dei controlli alle frontiere.
1998
Il 16 gennaio il Governo vara la liberalizzazione del commercio.
Il 18 febbraio vengono abbattute tutte le barriere nel settore delle telecomunicazioni e il Ministro Antonio Maccanico concede la licenza di fornitura dei servizi di telefonia fissa ai due primi concorrenti della Telecom: Wind e Infostrada.
Il 6 marzo viene promulgata la legge sull'immigrazione. Il testo prevede espulsioni più rapide per i clandestini e maggiori diritti per gli extracomunitari regolari. (legge n. 40/1998)
Nelle elezioni amministrative del 24 maggio Forza Italia segna percentuali in crescita quasi ovunque.
Il 9 ottobre, dopo una settimana di tensione e di incertezza riguardo il comportamento di Rifondazione Comunista in sede di votazione per la Finanziaria, il governo Prodi cade per un voto: è la prima volta che un esecutivo cade in Aula.
Dopo due giri di consultazioni, il 21 ottobre Massimo D'Alema presenta a Scalfaro il suo governo: la Finanziaria verrà approvata dal nuovo governo solo il 20 dicembre.
1999
Il 18 aprile il referendum sulla legge elettorale non raggiunge il quorum per meno di mezzo punto percentuale; resta così inalterata quella parte della legge elettorale che attribuisce con metodo proporzionale 155 seggi su 630 della Camera dei Deputati.
Il 13 maggio, con 707 voti (33 in più rispetto al quorum richiesto), viene eletto Presidente della Repubblica, al primo scrutinio, Carlo Azeglio Ciampi.
Discorso di insediamento del 18 maggio 1999 »
Il 20 maggio il giuslavorista Massimo D'Antona viene assassinato a colpi di pistola dalle Brigate Rosse.
Il 20 novembre muore Amintore Fanfani, ex Presidente del Senato e più volte Presidente del Consiglio.
In dicembre si apre una crisi di Governo innescata dai socialisti di Boselli, che si risolve con un reincarico a D'Alema.
2000
Il 19 gennaio muore ad Hammamet, in Tunisia, Bettino Craxi, ex segretario del Partito Socialista, ex ministro, per due volte Presidente del Consiglio.
Il 17 aprile D'Alema annuncia le sue dimissioni; il 21 Ciampi affida l'incarico a Giuliano Amato, che il 28 ottiene la fiducia del Parlamento con 319 voti a favore.
2001
Il 14 maggio la Casa delle Libertà vince le elezioni politiche ottenendo la maggioranza alla Camera e al Senato. Silvio Berlusconi è nuovamente Presidente del Consiglio.
14° Legislatura della Repubblica italiana (dal 30 maggio 2001 al 27 aprile 2006) (durata : giorni 1793)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
2001
Il 14 maggio la Casa delle Libertà vince le elezioni politiche ottenendo la maggioranza alla Camera e al Senato; a Silvio Berlusconi è nuovamente affidato l'incarico di Presidente del Consiglio.
Il 30 maggio Marcello Pera viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 1 del 30 maggio 2001 »
Il 19 luglio si apre a Genova, tra eccezionali misure di sicurezza, il vertice dei G8; migliaia di persone manifestano contro il vertice e gli scontri tra manifestazione e polizia sono molto violenti. Alla conclusione del vertice, la città di Genova è devastata e il sindaco dichiara lo stato di calamità.
Il 22 luglio muore a Milano, all'età di 92 anni, Indro Montanelli.
In seguito agli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 a New York, le Camere approvano il sostegno delle Forze Armate italiane nella missione Enduring Freedom contro il terrorismo internazionale, inviando la portaerei Garibaldi nel Mare Arabico e partecipando ad azioni militari in Afghanistan.
Il 28 settembre è approvata la legge-quadro sul diritto societario (A.S. 608) ed il 2 ottobre la legge sulle rogatorie internazionali (A.S. 371-B). Il 12 dicembre il Parlamento vara una legge antiterrorismo (A.S. 884-B).
2002
Dal 1° gennaio 2002 l'Euro è la nuova moneta nazionale.
Il 3 febbraio il Senato dà il via libera al rientro dei Savoia in Italia.
Il 19 marzo il giuslavorista Marco Biagi viene assassinato.
Il 14 novembre Giovanni Paolo II parla nell'Aula di Montecitorio: è la prima volta che un Pontefice visita il Parlamento italiano.
2003
Il 12 marzo viene definitivamente approvato dal Senato il ddl n. 1306-B delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale (legge n. 53/2003, c.d. riforma Moratti).
Nel giugno viene approvato il Lodo Schifani (ex Maccanico), secondo cui non possono essere sottoposti a processi penali i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio dei Ministri e della Corte Costituzionale (legge 20 giugno 2003, n. 140).
Il 12 novembre a Nassirija19 italiani vengono uccisi in un attentato contro il comando militare dislocato nella città irachena.
Il secondo governo Berlusconi è il più longevo della storia della Repubblica: il 5 maggio 2004 raggiunge i 1060 giorni, uno in più del primo Craxi.
Il 29 ottobre Roma ospita la firma della Costituzione Europea. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi riceve i capi di Stato e di governo e i ministri degli Esteri dei paesi della Ue, che si alternano alla scrivania per firmare il Trattato costituzionale.
Il 2 dicembre, con l'ingresso di altri due Udc nell'esecutivo (Follini come vicepremier e Baccini come ministro della Funzione Pubblica) si chiude il rimpasto di governo.
2005
Il 2 aprile muore Giovanni Paolo II; il suo successore è il tedesco Joseph Ratzinger, che prende il nome di Papa Benedetto XVI.
In seguito alle elezioni amministrative del 3 e 4 aprile si apre una crisi di governo che porta al varo di un Berlusconi-bis, che vede la sostituzione di 8 ministri su 25.
Il 14 dicembre viene approvata definitivamente dal Senato la riforma elettorale che comporta l'addio al maggioritario e il ritorno al proporzionale con premio di maggioranza, liste bloccate e soglie di sbarramento per entrambe le Camere: con questa legge, n. 270/05 (21 dicembre), si voterà per il rinnovo del Parlamento.
15° Legislatura della Repubblica italiana (dal 28 aprile 2006 al 28 aprile 2008) (durata : giorni 731)
LEGISLATURE della REPUBBLICA ITALIANA
I principali eventi della Legislatura
2006
Dalle elezioni politiche del 9 e 10 aprile esce vincitrice l'Unione, coalizione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi, ma con uno scarto minimo: il premio di maggioranza viene ottenuto grazie ad uno scarto di soli 25 mila voti.
Il 29 aprile Franco Marini viene eletto Presidente del Senato.
Discorso di insediamento nel resoconto della seduta n. 2 del 29 aprile 2006 »
Con 543 voti, al quarto scrutinio, il 10 maggio Giorgio Napolitano è eletto Presidente della Repubblica.
Discorso di insediamento del 15 maggio 2006 »
Nel referendum confermativo del 25-26 giugno sulla riforma costituzionale approvata nella precedente legislatura, la maggioranza dei votanti si esprime per il NO (61,3%).
A oltre 15 anni dall'ultimo provvedimento analogo, il Senato il 29 luglio approva in via definitiva l'indulto, che rimette in libertà circa 23 mila detenuti.
In agosto un contingente italiano di 2.500 uomini viene inviato in Libano nell'ambito della risoluzione Onu che sancisce una missione di pace nello scenario di guerra libanese. Il 1° dicembre si conclude ufficialmente, con il ritiro delle truppe dalla base di Nassiriya, la missione italiana Antica Babilonia in Iraq, iniziata nell'aprile del 2003.
2007
Nel mese di febbraio si apre una crisi di governo su questioni di politica estera, ma il Presidente della Repubblica respinge le dimissioni di Prodi e rinvia il governo alle Camere per il voto di fiducia.
Le elezioni amministrative di maggio e giugno premiano il centro-destra, un risultato che aggrava le difficoltà nell'azione di governo.
Nella seduta del 25 luglio, il Senato approva definitivamente il ddl n. 1335, in materia di sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto.
In agosto si apre una grave crisi in Borsa, determinata dalla crisi dei mutui americani subprime: in una sola giornata la Borsa milanese perde 20 miliardi di euro.
2008
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella, in gennaio, viene iscritto nel registro degli indagati per concorso in concussione: dopo essersi dimesso, il Guardasigilli, annuncia l'appoggio esterno della sua formazione, l'Udeur, all'esecutivo: si apre così una nuova crisi di governo.
Prodi decide di portare la crisi in Parlamento, non ottiene la fiducia al Senato e rassegna le dimissioni.
Il Presidente della Repubblica Napolitano, constatato l'insuccesso del mandato esplorativo concesso al Presidente del Senato Franco Marini, scioglie le Camere e indice le elezioni per il 13-14 aprile.
Consulta nazionale (dal 25 settembre 1945 al 24 giugno 1946) (durata : giorni 271)
LEGISLATURE del PERIODO COSTITUZIONALE TRANSITORIO
La Consulta Nazionale fu, come è noto, un organo di carattere consultivo chiamato ad assolvere, immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale e nella prima fase della ricostituzione della democrazia in Italia dopo il ventennio fascista, alle funzioni tipiche di un'Assemblea parlamentare, in attesa che i nuovi organi democraticamente eletti fossero definiti ed insediati.
L'art. 29 del decreto legislativo luogotenenziale 31 agosto 1945, n. 539, che dettava norme sul funzionamento della Consulta Nazionale, stabiliva che, fino a quando essa non avesse deliberato il proprio Regolamento interno, si sarebbero osservate: in quanto applicabili, le disposizioni contenute nel regolamento della Camera dei deputati in vigore prima del 28 ottobre 1922 (ossia della data della marcia su Roma).
La Consulta ritenne opportuno, comunque, avvalersi della possibilità di adottare nuove norme regolamentari, che furono discusse ed approvate nelle sedute del 9, 10 e 11 gennaio 1946.
Il testo qui riportato è quindi il frutto dello specifico lavoro regolamentare di questo particolare organo di transizione, destinato d avere breve applicazione, dal momento che dopo le elezioni del 2 giugno 1946 ed il referendum istituzionale, si sarebbe insediata la prima Assemblea democraticamente eletta del dopoguerra e cioè l'Assemblea Costituente.
Il Regolamento della Consulta si componeva di 81 articoli, molti dei quali riprendevano le disposizioni del Regolamento della Camera, salvi i necessari adattamenti imposti dal fatto che la Consulta risultava, in campo legislativo, titolare di poteri consultivi sui provvedimenti del Governo, e non di funzioni deliberative.
vedi:
https://storia.camera.it/regolamenti/il-regolamento-della-consulta-nazionale#nav
Assemblea Costituente (dal 25 giugno 1946 al 31 gennaio 1948) (durata : giorni 585)
LEGISLATURE del PERIODO COSTITUZIONALE TRANSITORIO
Con l'elezione dell'Assemblea Costituente sul piano regolamentare il punto di riferimento obbligato continuò ad essere, ovviamente, come per la Consulta nazionale, il Regolamento della Camera prefascista. L'art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98 stabiliva, infatti, che finché non avesse deliberato il proprio regolamento interno, l'Assemblea Costituente avrebbe applicato il regolamento interno della Camera dei deputati del 1° luglio 1900 con le successive modificazioni fino al 1922.
Diversamente dalla Consulta, peraltro, l'Assemblea Costituente non si diede, tuttavia, un proprio regolamento, limitandosi ad approvare alcune aggiunte (formulate cioè come disposizioni autonome) relative alla sua organizzazione interna, approvate il 15, 23 luglio e 17 settembre 1946, con le quali deliberò: l'istituzione della commissione per la Costituzione (Commissione del 75) incaricata di predisporre il progetto di Costituzione, della Commissione per i trattati internazionali (composta da 36 deputati) (v. doc. II n.1 e n.2), della Commissione incaricata di riferire sulle domande di autorizzazione a procedere (doc. II n. 3 e n. 4), e di altre quattro Commissioni permanenti competenti in materia di legislazione ordinaria (v. doc. II n. 5 e n. 6). A questo ultimo riguardo si ricorda che l'articolo 3 del decreto legislativo 16 marzo 1946 attribuiva, per il periodo della Costituente e fino alla convocazione del Parlamento a norma della nuova Costituzione, salva la materia costituzionale, il potere legislativo al Governo, ad eccezione delle leggi elettorali e delle leggi di approvazione dei trattati internazionali rimesse, invece, alla competenza dell'Assemblea Costituente. Lo stesso articolo 3 contemplava, tuttavia, la possibilità per il Governo di sottoporre all'esame dell'Assemblea qualunque altro argomento ritenesse opportuno. Tale possibilità era stata intesa dal Governo, secondo quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri nella seduta del 25 luglio 1946, nel senso anche di riconoscere all'Assemblea la possibilità di indicare i disegni di legge, che pur non rientranti nella sua competenza legislativa fissata dal citato art. 3 del decreto legislativo 16 marzo 1946, dovessero essere assoggettati alla sua deliberazioni. L'istituzione delle quattro Commissioni in discorso aveva l'obiettivo di regolare la procedura relativa proprio a questo aspetto. Le quattro Commissioni permanenti istituite risultavano compenti, rispettivamente, nelle materie affidate ai seguenti organi governativi: 1°) Presidenza del Consiglio e Ministeri: esteri, interno, grazia e giustizia, pubblica istruzione, guerra, marina militare, aeronautica, assistenza post-bellica; Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica; 2°) Ministeri: finanze, tesoro; 3°) Ministeri: industria e commercio, lavoro e previdenza sociale, commercio con l'estero, agricoltura e foreste e Alto commissario per l'alimentazione; 4)°Ministeri: lavori pubblici, trasporti, marina mercantile, poste e telecomunicazioni. Tali Commissioni avevano quindi il compito di indicare al Governo quali tra i disegni di legge trasmessi dal Governo dovessero essere sottoposti alla deliberazione dell'Assemblea per la loro importanza tecnica o politica, vantando su di essi la competenza referente. Il termine per deliberare su ciascun disegno di legge era fissato in 15 giorni dalla ricezione; decorso tale termine senza una pronuncia della Commissione il Governo avrebbe potuto dar corso al disegno di legge.
vedi:
https://storia.camera.it/regolamenti/il-regolamento-assemblea-costituente#nav
08° Legislatura del Regno d'Italia (18 febbraio1861-07 settembre 1865) (durata : giorni 1662)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La prima legislatura del Regno d’Italia proseguì la numerazione delle precedenti, in segno di continuità con il Regno di Sardegna e con il Parlamento subalpino. Nel corso dell’VIII legislatura il re nominò in successione tre presidenti del Senato: Ruggero Settimo, Federico Sclopis e Giuseppe Manno. In Senato si svolsero 452 sedute.
La legislatura fu inaugurata a Torino dal discorso a Camere riunite del re Vittorio Emanuele II il 18 febbraio 1861 e si concluse il 7 settembre 1865.
Approvato il 17 marzo 1861, il primo disegno di legge discusso dal Parlamento unitario fu quello che attribuiva il titolo di re d’Italia a Vittorio Emanuele II e ai suoi discendenti: rappresentò la conferma giuridica dell’esistenza politica del nuovo Stato unitario.
Il periodo fu densissimo di avvenimenti e di realizzazioni legislative.
Sul piano politico il giovane Stato perse precocemente uno dei suoi principali fautori con la morte improvvisa di Cavour il 6 giugno 1861. Gli successe alla carica di presidente del Consiglio Bettino Ricasoli.
Il 29 agosto 1862 l’esercito regio, dopo uno scontro sanguinoso in Aspromonte, fermò Garibaldi e il suo corpo di spedizione di 2500 combattenti diretto alla conquista di Roma; Garibaldi stesso fu ferito a un piede e tratto in arresto. L’amnistia concessa da Vittorio Emanuele II il 5 ottobre in occasione del matrimonio della figlia Maria Pia con Luigi I del Portogallo fece sfumare il processo a Garibaldi e ai volontari dell’impresa d’Aspromonte.
Il 3 e il 4 maggio 1863 la Camera dei deputati, riunita in seduta segreta, ascoltò la relazione di Giuseppe Massari relativa ai lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause e i rimedi del brigantaggio. Il 15 agosto 1863 fu promulgata la legge per far fronte al fenomeno del brigantaggio, più nota come legge Pica, dal nome del deputato che se ne fece promotore: in deroga alle norme statutarie che garantivano l’uguaglianza di tutti i sudditi di fronte alla legge, essa introdusse pene severe per i reati di brigantaggio, stabilendo che i processi venissero celebrati di fronte a tribunali militari, e istituì il domicilio coatto come strumento preventivo di difesa sociale contro i soggetti ritenuti pericolosi. La legge fu applicata in quasi tutte le province del Mezzogiorno continentale fino al 31 dicembre 1865.
Il 25 maggio 1863 nel discorso d’inaugurazione della seconda sessione dell’VIII legislatura il re ricordò gli impegni che il governo e il parlamento si trovavano ad affrontare, in particolare l’unificazione del sistema tributario, dell’amministrazione dello Stato e la riforma dei codici.
Il 15 settembre 1864 fu sottoscritta la convenzione tra Italia e Francia che prevedeva, a garanzia del rispetto dell’indipendenza del Lazio pontificio, lo spostamento della capitale da Torino ad un’altra città, in cambio del ritiro progressivo delle truppe francesi da Roma. La perdita del ruolo di capitale causò a Torino il 21-22 settembre violenti moti di protesta, repressi dall’esercito con tale durezza da lasciare sul campo 23 morti e più di cento feriti. L’11 dicembre fu approvata la legge che disponeva il trasferimento della capitale a Firenze, di fatto realizzato nel corso del giugno 1865.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/8/resoconti-elenco-cronologico
09° Legislatura del Regno d'Italia (18 novembre 1865-13 febbraio 1867) (durata : giorni 452)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La IX legislatura fu inaugurata a Firenze il 18 novembre 1865 e si chiuse il 13 febbraio 1867. Le 54 sedute del Senato si svolsero nella nuova sede di Firenze, ricavata all’interno del teatro mediceo degli Uffizi. Gabrio Casati fu nominato dal re presidente del Senato.
Il 25 giugno 1865 furono promulgati il nuovo codice civile e il nuovo codice di procedura civile, noti come codici Pisanelli, dal nome del ministro che contribuì maggiormente alla loro elaborazione. Entrati in vigore il 1° gennaio 1866, furono i primi codici unitari ad essere realizzati.
L’8 aprile 1866 fu firmato a Berlino il trattato d’alleanza militare tra Italia e Prussia, premessa strategica indispensabile di fronte all’imminente guerra contro l’Austria. Il 21 giugno Bettino Ricasoli annunciò alla Camera dei deputati la dichiarazione di guerra italiana all’Austria (terza guerra d’Indipendenza) e la sua successione alla guida del Governo in sostituzione del generale La Marmora, che aveva assunto la carica di capo di stato maggiore ed era partito al fronte al seguito del re. Il 21-23 luglio il Parlamento approvò i disegni di legge che delegavano al Governo la facoltà straordinaria dell’esercizio provvisorio del bilancio, la riscossione delle imposte, la promulgazione della legge per la soppressione delle corporazioni religiose e vari altri provvedimenti sulle opere pubbliche.
Il 24 giugno 1866 l’esercito italiano guidato da La Marmora aveva subito una sconfitta da parte dell’esercito austriaco nella piana di Custoza ed era stato costretto alla ritirata. Il 3 luglio gli austriaci furono a loro volta sconfitti dai prussiani a Sadowa e obbligati alla resa sul fronte settentrionale. Sul fronte italiano Garibaldi vinse gli austriaci a Bezzecca in Trentino il 21 luglio, ma tale vittoria non riuscì a ridimensionare gli effetti negativi della sconfitta del giorno precedente della flotta italiana, guidata dall’ammiraglio Persano: la disfatta nell’Adriatico, nei pressi dell’isola di Lissa, ridusse notevolmente il potere del governo italiano nelle trattative di pace. Nelle settimane successive Carlo Pellion di Persano fu sottoposto a processo davanti all’Alta corte di giustizia del Senato (essendo senatore, il Senato era l’unico giudice competente a giudicarlo in materia penale). Accusato di negligenza nella condotta della guerra e di inosservanza degli ordini, fu privato del grado d’ammiraglio, delle decorazioni e radiato dalla Regia marina.
Il 12 agosto l’Italia firmò l’armistizio di Cormons, che imponeva la rinuncia del Trentino, nonostante la conquista garibaldina, e dei territori occupati sulla linea dell’Isonzo. Il Veneto fu infine ceduto all’Italia il 2 ottobre con la pace di Vienna tramite l’umiliante intermediazione della Francia. Il 7 novembre Venezia poté finalmente accogliere e acclamare Vittorio Emanuele II.
Nel frattempo era stata compiuta una “infornata” di nuovi senatori (5 novembre 1866), volta a inserire nelle istituzioni del Regno rappresentanze dei nuovi territori annessi con il trattato di pace.
L’11 dicembre le truppe francesi lasciarono Roma nel rispetto delle clausole della “Convenzione di settembre”.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/9/resoconti-elenco-cronologico
10° Legislatura del Regno d'Italia ( 22 marzo1867-02 novembre 1870) (durata : giorni 1321)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La X legislatura fu inaugurata a Firenze a Palazzo Vecchio il 22 marzo 1867 con il discorso del re alle Camere riunite e si concluse il 2 novembre 1870. In Senato si tennero 251 sedute. Il re confermò Gabrio Casati alla presidenza del Senato.
La conquista del Lazio e di Roma, sopraggiunta verso la fine della legislatura, segnò un’ulteriore importante tappa nel processo di unificazione territoriale d’Italia.
Il quadro della situazione finanziaria del giovane Stato italiano non era dei più rosei: nella primavera del 1867 il ministro delle Finanze Francesco Ferrara espose alle Camere un piano di risanamento che contemplava l’accelerazione della liquidazione della proprietà ecclesiastica e l’introduzione di una tassa sulla macinazione del frumento e dei cereali: adottata con la legge del 7 luglio 1868 dal presidente del Consiglio Luigi Menabrea, la tassa sul macinato fu un tipico esempio di tassazione indiretta gravante sulle classi popolari. Fu difatti una delle principali cause all’origine dei moti popolari contro il carovita che scandirono il corso della legislatura e, a intervalli, anche di quelle successive. Con il passaggio dei governi alla Sinistra storica dopo il 1876, la tassa sul macinato fu inizialmente attenuata e definitivamente abolita nel 1884.
Nel settembre 1867, in aperta violazione della Convenzione del 15 settembre 1864, Napoleone III inviò nuovamente un’armata a difesa dello Stato pontificio. I timori d’invasione non erano del tutto infondati, difatti Garibaldi era entrato in azione, a partire dal settembre, con un corpo di volontari per la conquista dell’ultimo lembo autonomo di territorio pontificio, ma la sconfitta dei garibaldini il 3 novembre 1867 a Mentana, alle porte di Roma, arrestò temporaneamente il progetto d’occupazione.
Il 20 aprile 1868 furono celebrate le nozze del principe ereditario Umberto con Margherita di Savoia, sua cugina, figlia del duca di Genova. Dalla loro unione nacque a Napoli l’11 novembre 1869 Vittorio Emanuele, futuro re d’Italia.
Il 19 luglio 1870 lo scoppio della guerra franco-prussiana rimise in moto i dibattiti, anche in Parlamento, sulla conquista di Roma: la questione romana contrassegnò le discussioni del 20 agosto alla Camera e del 24 agosto al Senato. Con la sconfitta dell’esercito francese a Sedan e la proclamazione, il 4 settembre, della Terza Repubblica francese, decadde la Convenzione di settembre e il Governo italiano decise l’occupazione di Roma. Le operazioni militari durarono dal 12 al 20 settembre e il loro successo fu suggellato dal plebiscito del 2 ottobre. Alfonso La Marmora fu designato luogotenente del Governo nei territori annessi, con il compito di preparare le condizioni per il trasferimento della capitale a Roma.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/10/resoconti-elenco-cronologico
11° Legislatura del Regno d'Italia ( 05 dicembre 1870-20 settembre 1874) (durata : giorni 1385)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nell’undicesima Legislatura del Regno si svolsero in Senato 274 sedute, articolate in tre sessioni. Il presidente, nominato il 1° dicembre 1870, fu Vincenzo Fardella di Torrearsa. Nel discorso di apertura della Legislatura, il 5 dicembre 1870, il re Vittorio Emanuele II dichiarò l’annessione di Roma e la celebrazione «della solennità inaugurale dell'Italia compiuta». Furono approvati i progetti di legge “Conversione in legge del regio decreto 9 ottobre 1870 per l’accettazione del Plebiscito delle Province romane” (legge 31 dicembre 1870, n. 6165), nel dicembre 1870, e “Trasferimento della sede del Governo a Roma” (legge 3 febbraio 1871, n. 33), nel gennaio 1871. La discussione sul disegno di legge “Sulle guarentigie del pontefice” impegnò le Camere nella primavera del 1871 (legge 13 maggio 1871, n. 214).
La legge garantiva al papa gli onori sovrani, la libertà del pontefice di svolgere le funzioni del proprio ministero e conservava la dotazione annua a favore della Santa Sede già prevista nel bilancio pontificio. Le prerogative giurisdizionali dell’exequatur (assenso statale alla nomina dei vescovi) e del placet (ratifica statale degli atti amministrativi ecclesiastici) erano abolite, salvo per alcuni casi rinviati ad una successiva legge speciale. Con l’enciclica Ubi nos del 15 maggio 1871 papa Pio IX non riconobbe la legge. Con il decreto della Sacra Penitenzieria del 10 settembre 1874, il Non expedit rinnovò il divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni e alla vita politica del Paese. Il Non expedit fu abolito nel 1919 da papa Benedetto XV.
Il 1° luglio 1871 la capitale fu trasferita definitivamente a Roma. Nella seconda sessione dell’undicesima Legislatura, che si aprì a Roma il 27 novembre 1871, la Camera dei deputati discusse il problema del disavanzo nel bilancio dello Stato. L’esposizione finanziaria del ministro delle Finanze Quintino Sella fu presentata il 12 dicembre e il disegno di legge che ne seguì, approvato dalle Camere nella primavera successiva, divenne la Legge 19 aprile 1872, n. 759.
Sul piano della politica interna, il 1871 fu caratterizzato dalla frattura tra la corrente mazziniana e i socialisti nel dodicesimo congresso delle Società operaie a Roma. Mazzini morì pochi mesi dopo, il 10 marzo 1872, a Pisa. Nel dicembre 1871 fu istituito il Circolo operaio di Milano. Nel giugno 1874 il primo congresso cattolico cosituì la base per la futura organizzazione dell’Opera dei Congressi.
Tra gli avvenimenti internazionali si ricorda la fine della guerra franco-prussiana, cessata con l’armistizio firmato a Versailles il 28 gennaio 1871, cui seguì il 10 maggio il trattato di Francoforte. La difesa di Digione contro l’esercito prussiano fu sostenuta il 10 gennaio 1871 da Giuseppe Garibaldi, eletto all’Assemblea nazionale di Francia per breve tempo. L’8 marzo fu infatti richiesto l’annullamento dell’elezione di Garibaldi. Nella primavera (18 marzo-28 maggio 1871) fu proclamata la Comune di Parigi, a cui partecipò anche Amilcare Cipriani. In Spagna si ricorda l’abdicazione del re Amedeo di Savoia l’11 febbraio 1873.
Sul piano dello sviluppo del trasporto internazionale, il traforo ferroviario del Fréjus fu inaugurato il 17 settembre 1871. Si ricorda anche che l’inaugurazione del canale di Suez, avvenuta nel 1869, fu celebrata il 24 dicembre 1871 con la prima rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi al Teatro del Cairo.
Nel corso del 1873 scomparvero alcuni protagonisti dell’epoca risorgimentale: Napoleone III (9 gennaio), Alessandro Manzoni, senatore, (22 maggio 1873), Urbano Rattazzi (5 giugno), Francesco Domenico Guerrazzi (23 settembre 1873), Nino Bixio, senatore, (16 dicembre). Niccolò Tommaseo morì l’anno successivo, il 1° maggio 1874. Agostino Depretis subentrò alla guida della sinistra dopo la morte di Rattazzi. Il governo Lanza cadde il 6 giugno 1873 per l’opposizione alle leggi finanziarie e fu sostituito dal governo di Marco Minghetti (10 luglio 1873). Tra i provvedimenti legislativi di Minghetti si ricorda la Legge 30 aprile 1874, n. 1920 “Sulla circolazione cartacea durante il corso forzoso”. La legislatura si chiuse il 20 settembre 1874.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/11/resoconti-elenco-cronologico
12° Legislatura del Regno d'Italia ( 23 novembre 1874-03 ottobre 1876) (durata : giorni 680)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella dodicesima legislatura del Regno, suddivisa in due sessioni, si svolsero in Senato 135 sedute. Il 15 novembre 1874 fu nominato presidente del Senato Luigi Des Ambrois de Névâche, che morì pochi giorni dopo la nomina, il 3 dicembre. Le sedute della prima sessione furono pertanto presiedute dal vicepresidente Francesco Maria Serra. Nella seconda sessione, il 28 febbraio 1876 fu nominato presidente il senatore Giuseppe Pasolini. Tra i nuovi senatori fu nominato, il 15 novembre 1874, Giuseppe Verdi per le categorie 20 (“coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrata la Patria”) e 21 (“le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria”), stabilite dall’articolo 33 dello Statuto albertino.
Il 23 novembre 1874, nel discorso di apertura della legislatura, il re Vittorio Emanuele II si soffermò sulla necessità di riforme nella legislazione penale e nel diritto commerciale, nonché sull’introduzione di provvedimenti «per ristabilire la pubblica sicurezza in quelle provincie [sic] dove fosse gravemente turbata». Il discorso del re accennava anche a una riforma graduale del sistema tributario e amministrativo, e al pareggio del bilancio dello Stato. La necessità di una legislazione sociale e il dibattito sull’intervento dello Stato furono al centro del congresso degli economisti, che si svolse a Milano tra il 4 e il 6 gennaio 1875. Tra gli argomenti oggetto di dibattito si segnalarono anche il lavoro delle donne e dei fanciulli, l’emigrazione, l’educazione, il risparmio. Alcuni senatori economisti, in particolare Fedele Lampertico e Luigi Luzzatti, fondarono l’Associazione per il progresso degli studi economici, che nel maggio 1875 avviò la pubblicazione del «Giornale degli economisti». Nella fondazione nel 1874 della Società “Adamo Smith”, di impostazione liberista, ebbe un ruolo fondamentale il senatore Ubaldino Peruzzi.
Tra i provvedimenti finanziari approvati dalle Camere nel 1875 vi fu la legge del 27 maggio 1875, n. 2779, “Per la istituzione delle casse di risparmio postali e per modificazioni alla legge 17 maggio 1863 sulla cassa dei depositi e prestiti”: secondo tale provvedimento, gli uffici postali del Regno potevano operare come succursali di una Cassa di risparmio centrale sotto il controllo statale. In materia di opere pubbliche fu approvata la legge 6 luglio 1875, n. 2583, “Che dichiara di utilità pubblica le opere necessarie a preservare la città di Roma dalle massime inondazioni del Tevere”: la proposta di legge, modificata in sede di discussione, era stata presentata da Giuseppe Garibaldi, allora deputato.
Nella dodicesima legislatura fu istituita la prima Giunta bicamerale, a cui parteciparono anche componenti di nomina governativa, con la legge 3 luglio 1875, n. 2579, “che ordina un'inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia e sull'andamento dei pubblici servizi”; i lavori della Giunta si svolsero tra il tra il novembre 1875 e il gennaio 1876, e si conclusero con una relazione pubblicata nel 1876. Furono introdotte misure per ristabilire l’ordine pubblico nelle province dove risultassero gravi fenomeni di criminalità con la legge 3 luglio 1875, n. 2580, “relativa ai provvedimenti eccezionali di pubblica sicurezza”. Nel marzo 1875 erano state pubblicate le “Lettere meridionali” di Pasquale Villari, nominato senatore pochi mesi prima.
Dal 22 al 26 settembre 1875 si tenne a Firenze il secondo congresso cattolico, in cui fu annunciata l’istituzione dell’Opera dei congressi e fu affermato l’impegno dei cattolici nella vita amministrativa locale e nelle Opere pie. Il 10 ottobre 1875 Agostino Depretis espose a Stradella il programma della sinistra storica.
Il 6 marzo 1876 si aprì la seconda sessione della dodicesima legislatura. All’ordine del giorno furono posti i disegni di legge sulle convenzioni ferroviarie e sul riscatto delle ferrovie da parte dello Stato, preannunciati nel discorso reale di inaugurazione. Il 9 marzo alla Camera dei deputati fu presentato infatti il disegno di legge sulle “Convenzioni colle Società delle ferrovie Romane, Meridionali e dell’Alta Italia, per le reti appartenenti a ciascuna Società. Trattato col Governo austro-ungarico per la separazione delle Reti di strade ferrate Austriache dalla rete Italiana”.
Dopo un ampio dibattito sull’esposizione finanziaria del presidente del Consiglio Minghetti, durato varie sedute, il 18 marzo 1876 il deputato Giovanni Battista Morana presentò un voto motivato sull’aggravio fiscale causato dalla legge sul macinato. Nella replica il presidente del Consiglio chiese di rinviare la discussione alla relazione sullo schema per il riscatto e per l’esercizio delle ferrovie. I deputati Agostino Depretis, Cesare Correnti e Piero Puccioni si opposero alla proposta, che fu respinta con votazione nominale della Camera dei deputati con 242 voti contrari e 181 favorevoli. Il presidente del Consiglio Minghetti presentò quindi il 20 marzo 1876 le dimissioni e il 25 marzo fu affidato ad Agostino Depretis l’incarico di formare il nuovo Governo. Fu la cosiddetta “rivoluzione parlamentare”. Il 17 giugno 1876 il presidente del Consiglio e ministro delle Finanze Depretis ritirò il disegno di legge precedente sulle convenzioni ferroviarie, presentandone uno sostitutivo che non divenne legge a causa della chiusura ravvicinata della legislatura (3 ottobre 1876).
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/12/resoconti-elenco-cronologico
13° Legislatura del Regno d'Italia ( 20 novembre 1876-02 maggio 1880) (durata : giorni 1259)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella tredicesima legislatura si svolsero in Senato 269 sedute, distribuite in tre sessioni. Il 14 novembre 1876 fu nominato presidente del Senato Sebastiano Tecchio.
Il discorso reale di inaugurazione della legislatura, pronunciato il 20 novembre 1876, riguardò, tra i vari argomenti, l’eliminazione progressiva del corso forzoso, la realizzazione di un nuovo codice penale e del codice di commercio, la riforma della legge elettorale, la legislazione sull’istruzione. Nel corso della legislatura si alternarono al governo come presidenti del Consiglio Agostino Depretis e Benedetto Cairoli. Il 16 dicembre 1877 Depretis rassegnò le dimissioni dal suo primo governo, ma il re gli affidò un secondo incarico il 26 dicembre. Al principio del 1878 scomparvero il re Vittorio Emanuele II, il 9 gennaio, e papa Pio IX, il 7 febbraio. Il nuovo re Umberto I giurò davanti alle Camere riunite il 19 gennaio 1878, mentre circa un mese dopo, il 20 febbraio 1878, papa Leone XIII (Gioacchino Pecci) salì al pontificato. Il 24 marzo 1878 il presidente del Consiglio Depretis si dimise a seguito dell’elezione di Benedetto Cairoli alla presidenza della Camera in sostituzione di Francesco Crispi. L’incarico di formare il nuovo governo fu affidato allo stesso Benedetto Cairoli. Il 17 novembre Umberto I subì a Napoli un attentato per mano di Giovanni Passannante, in cui rimase ferito lo stesso Cairoli. Il dibattito che seguì alla Camera dei deputati portò alle dimissioni del governo Cairoli, consentendo a Depretis di formare il suo terzo governo il 19 dicembre 1878.
Per quanto riguarda la produzione legislativa, nel 1877 furono approvati alcuni disegni di legge preannunciati nell’esposizione finanziaria compiuta alla Camera dei deputati il 27 marzo 1877 dal presidente del Consiglio Depretis. Si ricordano, tra questi, la legge 23 giugno 1877, n. 3903, Concernente l'imposta sui redditi di ricchezza mobile, e la legge 6 giugno 1877, n. 3864, Che prescrive una generale revisione dei redditi dei fabbricati da farsi nell'anno 1878. Nello stesso anno la legge 15 marzo 1877, n. 3730, Sopra un'inchiesta agraria, e sulle condizioni della classe agricola in Italia istituì una Giunta composta da dodici membri, di cui quattro nominati dalla Camera dei deputati, quattro dal Senato e quattro dal governo. L’inchiesta fu presieduta dal senatore Stefano Jacini. Tra i provvedimenti più significativi vi fu l’introduzione dell’istruzione elementare obbligatoria per i fanciulli e le fanciulle che avessero compiuto i sei anni di età con l’approvazione della legge 15 luglio 1877, n. 3961, Obbligo dell'istruzione elementare, anche nota come legge Coppino, dal nome del ministro della Pubblica istruzione che la presentò. Sul tema della condizione femminile, il 6 dicembre 1877 fu emanata la legge n. 4167 sulla facoltà per le donne di testimoniare negli atti pubblici. Nella seconda sessione della tredicesima legislatura fu modificata la tariffa doganale con la legge 30 maggio 1878, n. 4390, e fu approvato dalle Camere il trattato commerciale con la Francia con la legge 31 maggio 1878, n. 4391. Sulla questione della rete ferroviaria nazionale, con la legge 8 luglio 1878, n. 4438, fu istituita l’inchiesta sull’esercizio delle ferrovie italiane; parallelamente, l'esercizio delle ferrovie dell'Alta Italia fu assunto in via provvisoria per conto dello Stato. Fu inoltre approvato l’ampliamento della rete ferroviaria con la legge 29 luglio 1879, n. 5002, riguardante la costruzione di linee ferroviarie di complemento.
L’abolizione dell’imposta sul macinato fu discussa in Parlamento nella seconda sessione della legislatura. Il 3 giugno 1878 il ministro delle Finanze Seismit-Doda aveva presentato alla Camera un disegno di legge che diminuiva la quota dell’imposta sia sul grano sia sui cereali inferiori. La Camera, modificando il disegno di legge, lo aveva approvato il 7 luglio 1878, inserendo la completa abolizione dell’imposta sulla macinazione dei cereali minori. Il disegno di legge, discusso in Senato solo l’anno successivo, fu votato il 24 giugno 1879 con sostanziali modificazioni rispetto al testo approvato alla Camera dei deputati. Il 3 luglio 1879, durante il dibattito alla Camera sul disegno di legge modificato dal Senato, il presidente del Consiglio Depretis presentò le dimissioni, interpretando l’ordine del giorno presentato dal deputato Baccarini come un atto di sfiducia nei confronti del governo. Cairoli il 14 luglio formò il suo secondo governo, durato fino al 19 novembre 1879, cui seguì, il 25 novembre, il terzo governo Cairoli. Durante il secondo governo Cairoli il disegno di legge già approvato al Senato divenne la legge 25 luglio 1879, n. 4994, Che dichiara esenti dalla tassa del macinato il granturco, la segala, l'avena e gli orzi di ogni specie. Il 18 luglio 1879 fu presentato alla Camera un secondo disegno di legge sull’Abolizione graduale della tassa di macinazione del grano, che fu fatto proprio dal governo. Su quest’ultimo disegno di legge il 24 gennaio 1880 fu votata, dopo una lunga discussione, una deliberazione sospensiva da parte del Senato, in attesa di ulteriori provvedimenti finanziari. Il 17 febbraio 1880, nel discorso di inaugurazione della terza sessione, Umberto I sottolineò l’esigenza di una riforma tributaria e di una riforma elettorale, e della ricerca di una linea di neutralità e di pace.
L’assetto internazionale era stato definito nel Congresso di Berlino, svoltosi tra il 13 giugno e il 13 luglio 1878, nel corso del quale erano stati delimitati i confini del principato di Bulgaria e riconosciuta l’indipendenza della Romania, della Serbia e del Montenegro, mentre Cipro era stata assegnata alla Gran Bretagna e la Bosnia Erzegovina all’Austria. Le questioni di politica estera furono discusse tra l’11 e il 20 marzo 1880 in un ampio dibattito alla Camera, che si concluse con il voto su un ordine del giorno di fiducia al governo presentato da Pasquale Stanislao Mancini. A seguito di un successivo ordine del giorno di fiducia al governo, che non fu votato dalla Camera dei deputati, il presidente del Consiglio Cairoli chiese la sospensione delle sedute per consentire la votazione dell’esercizio provvisorio il 29 aprile 1880. Considerato lo stallo nelle discussioni parlamentari sui provvedimenti urgenti, il 2 maggio 1880 Umberto I sciolse la legislatura e convocò le elezioni per il 16 e 23 maggio.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/13/resoconti-elenco-cronologico
14° Legislatura del Regno d'Italia ( 26 maggio 1880-02 ottobre 1882) (durata : giorni 852)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella quattordicesima legislatura del Regno si svolsero in Senato 150 sedute in un’unica sessione. Il 25 maggio 1880 il re riconfermò Sebastiano Tecchio alla presidenza del Senato. Il 26 maggio il discorso d’inaugurazione della legislatura riguardò l’abolizione dell’imposta del macinato, la soppressione del corso forzoso, la perequazione dell’imposta fondiaria, le condizioni finanziarie dei comuni, l’attuazione della riforma elettorale, l’innovazione della legge comunale e provinciale.
Il 6 luglio 1880 il ministro delle Finanze Magliani, durante l’esposizione finanziaria alla Camera, dichiarò che il bilancio dello Stato presentava un avanzo tale da consentire l’abolizione dell’imposta sul macinato, attuata con la legge 19 luglio 1880, n. 5536 Che approva l'abolizione graduale della tassa di macinazione del grano ed altri provvedimenti finanziari. Il corso forzoso fu temporaneamente abolito con la legge 7 aprile 1881, n. 133.
Nel corso della legislatura fu istituita la Cassa delle pensioni civili e militari a carico dello Stato (legge 7 aprile 1881, n. 134), fu deliberata l’inchiesta sulle condizioni della marina mercantile (legge 24 marzo 1881, n. 113) e varato un provvedimento sulla bonifica dei terreni paludosi (la cosiddetta legge Baccarini del 25 giugno 1882, n. 869).
Sul piano politico interno numerose manifestazioni si svolsero a sostegno dell’introduzione del suffragio universale: tra queste, il congresso delle Società operaie svoltosi a Bologna tra il 31 ottobre e il 2 novembre 1880 e il convegno al teatro Castelli di Milano del 4 novembre, in cui intervenne Menotti Garibaldi. Giuseppe Garibaldi, dimessosi dalla Camera dei deputati il 26 settembre 1880, aveva presenziato a Milano all’inaugurazione del monumento ai caduti di Mentana il 3 novembre 1880. Qualche mese dopo a Roma il 10 febbraio 1881 Felice Cavallotti fu presidente del “Comizio dei comizi”. La riforma elettorale fu approvata alla fine del 1881 e divenne la legge 22 gennaio 1882, n. 593. Il numero degli elettori fu aumentato da 600.000 a circa 2 milioni. Il provvedimento riconosceva il diritto di voto ai cittadini maschi che avessero compiuto 21 anni d’età e che sapessero leggere e scrivere oppure, in alternativa, che pagassero almeno 19,80 lire di imposte annue. L’età richiesta per votare era stata fino ad allora di 25 anni. Fu riconosciuto il diritto di voto anche senza quota minima di imposte per chi avesse superato due anni di scuola elementare. Lo scrutinio di lista fu introdotto successivamente con la legge 7 maggio 1882, n. 725, che istituiva 135 collegi plurinominali per l’elezione di 508 deputati.
Sul piano politico internazionale la questione di Tunisi provocò ampi dibattiti alla Camera dei deputati. Il 4 aprile 1881 fu instaurato in Tunisia il protettorato francese, accettato dal bey di Tunisi con la firma del trattato del Bardo il 12 maggio 1881. Il dibattito sul tema alla Camera dei deputati, che si svolse tra il 6 e il 7 aprile, si concluse l’8 aprile 1881 con la presentazione delle dimissioni da parte del presidente del Consiglio Cairoli. Il 18 aprile Umberto I respinse le dimissioni di Cairoli. Il 30 aprile 1881 la Camera votò la fiducia al governo, con un invito a completare le riforme già avviate. A seguito di complicazioni nel dibattito sulla politica estera, Cairoli presentò nuovamente le dimissioni il 14 maggio 1881; il suo governo fu sostituito il 29 maggio 1881 dal quarto governo Depretis, che sarebbe durato sino al 25 maggio 1883. La questione di Tunisi si concluse il 3 novembre 1881 con la firma del trattato di commercio tra l’Italia e la Francia. L’anno successivo fu approvata la legge 14 maggio 1882, n. 728 sull’applicazione del trattato di commercio. Nel giugno 1881 si diffuse la notizia della morte dell’esploratore Giuseppe Maria Giulietti e dei suoi compagni, assassinati presso Beilul, in Eritrea, tra l’aprile e il maggio 1881. Il 10 marzo 1882 l’Italia acquisì i diritti sulla baia di Assab, dei quali era stata acquirente sin dal 1869 la Società di navigazione Rubattino. Il 20 maggio 1882 fu firmato da Italia, Austria e Germania il trattato della Triplice alleanza, patto segreto a scopo militare difensivo, poi denunciato dall’Italia allo scoppio della prima guerra mondiale. Il 21 maggio 1882 fu inaugurata la ferrovia del Gottardo; il 1° giugno iniziarono anche i traffici ferroviari attraverso il Colle di Tenda.
Nel 1882 morirono alcuni protagonisti della vita politica e culturale nazionale: il pittore Francesco Hayez morì l’11 febbraio; l’ex presidente del Consiglio Giovanni Lanza il 9 marzo 1882. Lutto nazionale fu stabilito in occasione della morte di Giuseppe Garibaldi, avvenuta a Caprera il 2 giugno.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/14/resoconti-elenco-cronologico
15° Legislatura del Regno d'Italia (dal 22 novembre 1882 al 27 aprile 1886) (durata : giorni 1251)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella quindicesima legislatura del Regno si svolsero in Senato 212 sedute in un’unica sessione. Sebastiano Tecchio fu confermato presidente del Senato il 16 novembre 1882 e sostituito da Giacomo Durando il 23 novembre 1884. Il discorso della Corona del 22 novembre 1882 pose l’accento sulle riforme svolte nelle legislature precedenti per ottenere un assetto stabile delle finanze dello Stato, l’alleggerimento dei tributi e lo sviluppo dell’economia. Il re inoltre auspicò la riforma dell’ordinamento dei comuni e delle province. Nel corso della legislatura si verificarono diverse crisi di governo, con l’avvicendarsi di quattro governi guidati da Agostino Depretis (dal IV al VII).
Sul piano della politica interna, continuò l’opera dei movimenti a sostegno dell’allargamento del suffragio amministrativo, tra i quali si distinse il congresso socialista a Ravenna del 5 agosto 1883. Il 16 dicembre 1883 si svolse a Napoli il “Comizio dei comizi” sull’autonomia dei comuni e sul suffragio universale amministrativo con interventi di Bovio, Costa e Maffi. Nello stesso anno si costituì la cosiddetta Pentarchia (Baccarini, Zanardelli, Cairoli, Crispi, Nicotera), il cui programma d’opposizione al governo Depretis fu enunciato da Crispi nei comizi di Palermo del 18 novembre 1883 e di Napoli del 25 novembre. Nel corso della legislatura si posero alcune premesse per la futura partecipazione dei cattolici alla vita politica: il 10 ottobre 1883 si aprì infatti a Napoli il VI congresso cattolico; il 1° novembre 1885 papa Leone XIII emanò l’enciclica sulla costituzione degli Stati.
A livello internazionale si intensificò il ricorso all’istituto delle convenzioni. Con la legge 30 dicembre 1885, n. 3590, fu data esecuzione alla convenzione monetaria di Parigi del 6 novembre 1885 fra Italia, Francia, Grecia e Svizzera, nonché all'atto addizionale alla convenzione firmata il 12 dicembre 1885 fra gli Stati medesimi e il Belgio. Il regio decreto 11 febbraio 1886, n. 3668, dava piena e intera esecuzione alla dichiarazione firmata al Cairo il 21 dicembre 1885, con la quale il governo italiano aveva aderito alla convenzione del 4 agosto 1877 tra la Gran Bretagna e l'Egitto per la soppressione della tratta degli schiavi. Il periodo fu denso di conferenze internazionali: il 26 aprile 1884 fu inaugurata a Torino l’Esposizione universale, per la cui organizzazione fu approvata la legge 8 luglio 1883, n. 1472. Roma ospitò dal 20 maggio al 13 giugno 1885 la Conferenza sanitaria internazionale e, il 16 novembre 1885, il Congresso penitenziario internazionale.
La produzione legislativa fu stimolata anche da eventi contingenti, come nel caso della legge 15 gennaio 1885, n. 2892, dettata da un’emergenza sanitaria: infatti, a seguito di una grave epidemia di colera diffusa in numerose province della penisola tra il 1884 e il 1885, fu considerato non più rinviabile il risanamento della città di Napoli, tra le più colpite dall’epidemia a causa della trascuratezza delle condizioni igieniche.
Le disumane condizioni a cui era sottoposta l’infanzia furono l’oggetto della legge 11 febbraio 1886, n. 3657, considerata uno dei primi tentativi, anche se estremamente limitati, di legislazione sociale: la cosiddetta legge Berti, che riguardava il lavoro industriale dei fanciulli negli opifici, nelle cave e nelle miniere, stabiliva il limite minimo di età a 9 anni per l’occupazione dei fanciulli negli opifici, nelle cave e nelle miniere, e a 10 anni nei lavori sotterranei. Negli ultimi mesi della legislatura fu approvata la legge 1° marzo 1886, n. 3682, per il riordino dell’imposta fondiaria (legge Messedaglia) mediante l’introduzione di un nuovo catasto geometrico particellare volto a garantire l’accertamento delle proprietà immobiliari e loro variazioni, e la perequazione dell'imposta fondiaria. Fu riconosciuta infine la personalità giuridica delle società di mutuo soccorso con la legge 15 aprile 1886, n. 3818.
Tra i dibattiti parlamentari più ampi e significativi del periodo, si segnala l’interpellanza sugli “intendimenti del governo circa le conseguenze politiche che emergono dall’inchiesta agraria”. L’interpellanza fu presentata dal senatore Jacini il 27 aprile 1885, a seguito della Relazione sull’inchiesta agraria, pubblicata nel luglio 1884 in 15 volumi. La discussione si concluse il 4 maggio 1885.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/15/resoconti-elenco-cronologico
16° Legislatura del Regno d'Italia dal 10 giugno 1886 al 22 ottobre 1890 (durata : giorni 1595)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella sedicesima legislatura del Regno si svolsero in Senato 312 sedute, cui si aggiunsero altre 4 sedute reali con senatori e deputati compresenti, distribuite in quattro sessioni. Giacomo Durando fu confermato presidente del Senato il 6 giugno 1886 e fu successivamente sostituito da Domenico Farini il 13 novembre 1887. Il discorso del re d’inaugurazione della legislatura riguardò principalmente la riforma del Consiglio di Stato e delle opere pie, la legislazione sul lavoro e la necessità di introdurre un nuovo codice penale vigente in tutto il territorio del Regno.
Nel corso della legislatura si avvicendarono due governi guidati da Agostino Depretis e due presieduti da Francesco Crispi: il VII Governo Depretis (29 giugno 1885-4 aprile 1887) rimase in carica fino alla lunga crisi ministeriale seguita alla battaglia di Dogali; ad esso seguì l’VIII Governo Depretis che durò fino alla morte del presidente del Consiglio (4 aprile 1887-29 luglio 1887). Successivamente fu costituito il I Governo a guida di Crispi (29 luglio 1887-9 marzo 1889), che rassegnò le dimissioni dopo meno di un anno dall’incarico durante un dibattito alla Camera sulle misure repressive contro una manifestazione operaia a Roma per la crisi dell’edilizia; incaricato nuovamente dal re, Crispi costituì il suo II Governo (9 marzo 1889-6 febbraio 1891).
Riguardo alle relazioni tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, nel 1887 fu avviato un tentativo di conciliazione, per iniziativa dell’abate Luigi Tosti e di Francesco Crispi, che tuttavia non produsse sostanziali risultati. Luigi Tosti fu anche autore di un opuscolo sull’argomento, intitolato appunto La Conciliazione. Proseguendo la politica di laicizzazione delle istituzioni assistenziali, lo Stato italiano incorporò in questo periodo una parte degli enti e dell’attività della Chiesa cattolica in ambito sociale: numerosi istituti ecclesiastici furono infatti trasformati dalla legge 17 luglio 1890, n. 6972, da opere pie in istituzioni pubbliche e poste sotto la sorveglianza delle congregazioni di carità.
Nell’ambito della politica interna, le forze politiche democratiche si dotarono in questo periodo di coordinamenti organizzativi e di obiettivi condivisi: indicativo di questo percorso fu il congresso delle forze democratiche e radicali che portò al patto di Roma del 13 maggio 1890, in cui fu approvato il testo programmatico proposto da Felice Cavallotti. Nel 1889 si costituì a Roma la Società Dante Alighieri per la promozione della cultura e della lingua italiane nel mondo, presieduta da Ruggero Bonghi sino al 1895, poi sostituito da Pasquale Villari.
I dibattiti sulla politica internazionale riguardarono all’inizio della legislatura la situazione africana e nelle colonie, in particolare nelle discussioni alla Camera legate agli interventi del ministro degli Esteri Nicolis di Robilant (24 gennaio 1887). Dopo la battaglia di Dogali del 26 gennaio 1887 tra i soldati italiani e le truppe del ras Alula Engida, fu approvata una maggiore spesa per rinforzi militari nel Mar Rosso (legge 6 febbraio 1887, n. 4315). Non tutte le forze politiche furono tuttavia favorevoli alle imprese coloniali, come ad esempio comprova il Comizio dei comizi, organizzato dalle forze democratiche e radicali, del 17 luglio 1887, incentrato prevalentemente sulla critica alla politica coloniale del governo. Per il mantenimento di una situazione di equilibrio nel Mediterraneo, nell’Egeo e nel Mar Rosso furono scambiate alcune note diplomatiche tra il Regno d’Italia e il Regno Unito il 12 febbraio 1887. Pochi giorni dopo, il 20 febbraio 1887, seguì il rinnovo del trattato della Triplice alleanza con l’Austria e la Germania. Dopo l’ascesa al trono d’Etiopia del negus Menelik II, fu firmato il 2 maggio 1889 il trattato di Uccialli tra Italia e Etiopia, con il quale si riconoscevano le recenti acquisizioni territoriali italiane in Eritrea. Al trattato fu data esecuzione con regio decreto 10 aprile 1890, n. 6835.
La corsa alle colonie si accompagnò a movimenti d’opinione e provvedimenti volti all’abolizione della tratta degli schiavi, come attesta, tra gli eventi internazionali di maggiore rilievo, la Conferenza internazionale di Bruxelles per l’abolizione della tratta degli schiavi del 18 novembre 1889. L’Italia aveva aderito alla convenzione con la Gran Bretagna per la repressione della tratta degli schiavi il 14 settembre 1889; la convenzione era stata ratificata congiuntamente il 24 ottobre. Alla convenzione si diede esecuzione con regio decreto 9 gennaio 1890, n. 6645.
Per quanto riguarda la produzione legislativa su questioni interne, con la legge 12 febbraio 1888, n. 5195 fu approvata la riforma crispina dei ministeri. La legge, strutturata in due articoli, stabiliva che il numero e le attribuzioni dei ministeri fossero determinati con decreti reali (art. 1); era inoltre istituita la carica del sottosegretario di Stato, che poteva sostenere la discussione degli atti e delle proposte del ministero in Parlamento (art. 2). Le attribuzioni dei sottosegretari di Stato erano stabilite con decreto reale, udito il Consiglio dei ministri. I segretari generali dei ministeri erano aboliti.
In precedenza era stata anche rafforzata la dipendenza dei prefetti dall’esecutivo con la legge 14 luglio 1887, n. 4711. Attraverso leggi e decreti successivi (legge 31 marzo 1889, n. 5992; regio decreto 2 giugno 1889, n. 6166; legge 1° maggio 1890, n. 6837) fu riformata la giustizia amministrativa e istituita la IV sezione del Consiglio di Stato. Alle giunte provinciali amministrative furono affidati i poteri giurisdizionali in materia di ricorsi di primo grado.
Con la riforma della legge comunale e provinciale (legge 30 dicembre 1888, n. 5865), fu esteso il diritto di voto amministrativo ai cittadini maschi che avessero compiuto 21 anni, che sapessero leggere e scrivere e pagassero almeno 5 lire di imposta annuale. Gli elettori amministrativi passarono da più di due milioni nel 1887 a più di tre milioni nel 1889.
Con la legge 22 novembre 1888, n. 5801, le Camere autorizzarono il governo a pubblicare il nuovo codice penale per il Regno d'Italia (codice Zanardelli). Successivamente fu emanato il regio decreto 30 giugno 1889, n. 6133, contenente il testo definitivo del codice, che unificava la legge penale nel Regno e aboliva la pena di morte. Furono approvate leggi riguardanti l’ordinamento e l’amministrazione dell’assistenza sanitaria (legge 22 dicembre 1888, n. 5849), la pubblica sicurezza (legge 23 dicembre 1888, n. 5888 decies), l’emigrazione (legge 30 dicembre 1888, n. 5866) e la riforma penitenziaria (legge 14 luglio 1889, n. 6165).
La crisi agraria ebbe come conseguenza il ricorso a una legislazione protezionistica (legge 14 luglio 1887, n. 4703, che riformava la tariffa doganale). Il ritorno alle precedenti tariffe avvenne con la legge 25 dicembre 1889, n. 6558, grazie alla quale furono attenuati i problemi doganali sorti in quegli anni con la Francia. Soltanto nel 1898 si pose fine con un accordo alla cosiddetta guerra commerciale tra Italia e Francia e si ricorse all’applicazione reciproca delle tariffe generali. In quegli anni furono inoltre aboliti i tribunali di commercio (legge 25 gennaio 1888, n. 5174) e fu riordinato il Credito agrario (legge 23 gennaio 1887, n. 4276).
Il 28 febbraio 1887 un violento terremoto devastò la provincia di Porto Maurizio. Il Parlamento intervenne con aiuti ai terremotati e con fondi per la ricostruzione mediante la legge 31 maggio 1887, n. 4511.
Durante la sedicesima legislatura scomparvero Marco Minghetti (10 dicembre 1886), il pedagogo cattolico Giovanni Bosco (31 gennaio 1888) e Benedetto Cairoli (8 agosto 1889).
Il 18 marzo 1890 si dimise il cancelliere tedesco Otto von Bismarck, artefice dell’unificazione germanica e arbitro per decenni della politica tedesca; al suo posto fu nominato Leo von Caprivi.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/16/resoconti-elenco-cronologico
17° Legislatura del Regno d'Italia (dal 10 dicembre 1890 al 27 settembre 1892) (durata : giorni 657)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella diciassettesima legislatura del Regno si svolsero in Senato 123 sedute in un’unica sessione, precedute dalla seduta reale d’apertura della legislatura a Camere riunite. Il 7 dicembre 1890 Domenico Farini fu riconfermato alla Presidenza del Senato. Il discorso reale d’inaugurazione del 10 dicembre 1890 riguardò principalmente la politica internazionale, la legislazione sul lavoro, il consolidamento delle finanze e il riordino del credito.
Pochi mesi dopo l’inizio della legislatura, il 31 gennaio 1891, il II Governo Crispi cadde in seguito al voto contrario della Camera dei deputati all’ordine del giorno Villa favorevole al disegno di legge sugli aumenti provvisori dei diritti di confine e della tassa di fabbricazione degli spiriti. Al II Governo Crispi seguirono il I Governo di Rudinì (6 febbraio 1891-15 maggio 1892) e il I Governo Giolitti (15 maggio 1892-15 dicembre 1893). Nella primavera del 1892, in seguito alle dimissioni del ministro delle Finanze Colombo, Antonio Starabba, marchese di Rudinì, presentò al re le proprie dimissioni, ma fu confermato nell’incarico di formare il governo. Durante la discussione sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, il 5 maggio 1892 la Camera dei deputati espresse voto contrario all’ordine del giorno Grimaldi per la fiducia al ministero appena formato. L’incarico di formare la nuova compagine governativa fu affidato quindi a Giovanni Giolitti, che a sua volta si vide costretto a rassegnare le dimissioni, poiché la Camera, il 26 maggio 1892, aveva respinto l’ordine del giorno per la fiducia al governo presentato dal deputato Baccelli. Il 27 maggio 1892, comunicando alla Camera che il re non aveva accettato le dimissioni del governo, Giolitti pregò l’assemblea di votare le leggi urgenti e di concedere sei mesi di esercizio provvisorio dei bilanci 1892-1893, scelta corroborata dal voto dell’11 giugno.
Nel corso della breve diciassettesima legislatura le Camere approvarono la legge 5 maggio 1891, n. 210, sull’abolizione dello scrutinio di lista. Stabilendo il ritorno al collegio uninominale, la legge fissava a 508 il numero dei collegi elettorali e disponeva che ciascun collegio eleggesse un solo deputato. Una commissione presieduta dal ministro dell'Interno e composta di quattro senatori e dodici deputati, entro due mesi dalla sua costituzione, avrebbe dovuto compilare la tabella dei nuovi collegi elettorali. Fu approvata anche la legge 30 giugno 1891, n. 314, che prorogava per gli istituti d'emissione la facoltà di emettere biglietti di banca pagabili a vista al portatore fino al 31 dicembre 1892. Con la legge 6 maggio 1891, n. 215, il governo fu autorizzato a concedere all'Istituto italiano di credito fondiario l'esercizio del credito fondiario in tutto il Regno.
Ripercussioni sulla politica interna ebbe la pubblicazione, il 15 maggio 1891, dell’enciclica Rerum novarum di papa Leone XIII sulla condizione degli operai; l’enciclica papale ebbe notevoli ripercussioni sul pensiero sociale cristiano e sull’associazionismo cattolico.
Il tema del diritto del lavoro fu posto al centro dei comizi operai, come ad esempio il comizio internazionale per i diritti del lavoro tenuto il 12 aprile 1891 a Milano, dove nell’agosto dello stesso anno venne indetto uno sciopero. Lo scioglimento del comizio operaio di Roma e gli incidenti avvenuti il 1° maggio 1891 ebbero risonanza nel dibattito al Senato del 4 maggio 1891 su un’interpellanza riguardante la libertà d’associazione. L’anno successivo a Palermo fu tenuto il congresso delle società operaie nel maggio 1892. Pochi mesi più tardi, tra il 14 e il 15 agosto 1892, fu fondato a Genova il Partito socialista italiano durante il congresso delle associazioni operaie e delle società di mutuo soccorso.
Nell’ambito della politica internazionale, l’azione diplomatica dell’Italia consolidò le intese favorevoli alla penetrazione coloniale in Africa: a tal fine furono siglati due protocolli d’intesa con la Gran Bretagna il 24 marzo e il 15 aprile 1891. Il 6 maggio 1891 fu confermata a Berlino per la terza volta la Triplice alleanza tra Italia, Germania e Austria. Alcuni mesi più tardi, il 6 dicembre 1891, seguirono i trattati di commercio tra l’Italia e gli imperi centrali, cui fu data esecuzione con la legge 30 gennaio 1892, n. 15. Negli stessi giorni, l’8 dicembre 1891, si svolse un incontro tra il generale Gandolfi e il ras Mangascià sul fiume Mareb in Eritrea. Il 12 agosto 1892 venne concluso un trattato commerciale con il sultano di Zanzibar sugli scali del Benadir, ratificato con la legge 11 agosto 1896, n. 373.
L’Italia promosse in quegli anni anche congressi scientifici di interesse internazionale: tra questi, di rilievo fu la Conferenza internazionale di Venezia per la prevenzione del colera, inaugurata il 5 gennaio 1892, che portò ad una convenzione sanitaria tra gli Stati partecipanti; rilevanti furono anche le manifestazioni in ricordo di Cristoforo Colombo inaugurate a Genova il 10 luglio 1892.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/17/resoconti-elenco-cronologico
18° Legislatura del Regno d'Italia (dal 23 novembre 1892 al 8 maggio 1895) (durata : giorni 895)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella diciottesima legislatura si svolsero in Senato 147 sedute in due sessioni, più due sedute reali d’inaugurazione delle sessioni a Camere congiunte. Il discorso inaugurale della Corona riguardò soprattutto il contenimento delle spese militari, la scuola e l’università, l’aggiornamento dei codici, la riforma degli organi della giustizia e dei procedimenti giudiziari. Era auspicata anche l’esecuzione di nuove opere pubbliche (ferroviarie, stradali, idrauliche) e si accennava anche al decentramento e ai servizi postali. Domenico Farini fu ancora una volta confermato presidente del Senato il 20 novembre 1892.
Nei primi mesi della legislatura divenne centrale nei lavori delle Camere la questione delle banche e degli istituti di emissione. In breve tempo fu approvata la legge 25 dicembre 1892, n. 729, che prorogava la facoltà di emettere biglietti di banca pagabili a vista e al portatore, presentata dal presidente del Consiglio Giolitti. Il 20 dicembre 1892 i deputati Colajanni e Gavazzi riferirono alla Camera dei deputati alcuni estratti della relazione Alvisi-Biagini su un’ispezione condotta nel 1889 e non pubblicata, da cui risultavano irregolarità della Banca romana. La proposta d’inchiesta parlamentare non fu accolta e fu avviata un’ispezione governativa, presieduta dal senatore Gaspare Finali, disposta con regio decreto del 30 dicembre 1892. Le irregolarità emerse al Banco di Napoli e alla Banca Romana portarono, oltre che a vari processi e arresti, anche ad un'accesa discussione in entrambe le Camere tra il gennaio e il febbraio 1893.
Il 20 marzo 1893 Giolitti presentò alle Camere la relazione della commissione d’indagine con gli elenchi nominativi delle sofferenze bancarie, cui seguì, il 21 marzo 1893, l’istituzione alla Camera dei deputati di un comitato inquirente sui documenti delle banche, nominato nelle tornate del 22 e del 25 marzo 1893 e composto di sette deputati. Al Senato il 22 marzo 1893 si svolse la discussione sull’interpellanza riguardante i temi bancari, presentata dal senatore Pierantoni il 20 marzo 1893. Nell’estate successiva fu approvata la legge 10 agosto 1893, n. 449, Sul riordinamento degli Istituti di emissione, con cui fu istituita la Banca d’Italia dalla fusione della Banca Nazionale nel Regno d'Italia con la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito. Una limitata autonomia sino al 1926 sarebbe rimasta al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia.
Nel mezzo delle discussioni e delle inchieste sugli scandali bancari, il 18 ottobre 1893 Giolitti enunciò nel discorso di Dronero il suo programma di governo (riforma tributaria, imposta progressiva del reddito).
Il 23 novembre 1893 il comitato parlamentare alla Camera dei deputati concluse i lavori con la relazione sull’inchiesta bancaria e il giorno successivo Giolitti annunciò le dimissioni del Governo. Dopo un primo incarico senza esito affidato a Giuseppe Zanardelli, si costituì il III Governo Crispi (15 dicembre 1893-14 giugno 1894), poi dimessosi il 5 giugno 1894 per l’opposizione parlamentare alle misure fiscali proposte, cui seguì il IV Governo Crispi (14 giugno 1894-10 marzo 1896).
Una commissione per esaminare l'elenco dei debitori degli istituti di emissione fu istituita anche al Senato il 22 dicembre 1893. Il giorno successivo fu nominata la commissione di cinque senatori che presentò la relazione il 21 febbraio 1894. Il 20 febbraio 1894 fu votata alla Camera la proposta del deputato Cavallotti sul voto di plauso al comitato d’indagine (comitato dei sette) e sulla stampa dei documenti consegnati da quest’ultimo alla Presidenza. Un’ulteriore inchiesta governativa, oltre all’inchiesta giudiziaria, fu predisposta il 4 agosto 1894 dal ministro della Giustizia e senatore Vincenzo Calenda di Tavani.
L'11 dicembre 1894 Giolitti consegnò alla Camera dei deputati tutti i documenti in suo possesso sulla questione delle banche, il cosiddetto “plico Giolitti”. Il 13 dicembre 1894 fu nominata una commissione di cinque deputati per l'esame di tali documenti, per i quali fu proposta una parziale pubblicazione. La discussione successiva rimase sospesa per la chiusura della sessione e la successiva chiusura della legislatura.
La politica interna fu caratterizzata nel periodo da numerosi scioperi e manifestazioni, in particolare in Sicilia tra il 14 ottobre e il 25 novembre 1893. Tali proteste furono organizzate principalmente dai Fasci siciliani, un movimento attivo tra il 1889 e il 1894, sviluppatosi inizialmente per la revisione dei patti agrari. Nel dicembre 1893 le manifestazioni si inasprirono portando a insurrezioni e tumulti, durati sino al gennaio successivo. Il 4 gennaio 1894 i Fasci siciliani furono sciolti e in Sicilia fu proclamato lo stato d’assedio, che si concluse nell’agosto successivo. Sulla vicenda, in particolare sull’uso della forza pubblica per contrastare i manifestanti, furono presentate numerose interpellanze alla Camera dei deputati. Anche in Lunigiana, a seguito dei moti scoppiati il 13 gennaio 1894, fu proclamato lo stato d’assedio, che terminò soltanto il 21 giugno.
Alle manifestazioni e proteste si accompagnò anche un’evoluzione delle organizzazioni politiche di massa, soprattutto quelle di carattere operaista e sindacale. Nel giugno 1893 le camere del lavoro tennero il primo congresso nazionale a Parma e si costituirono in federazione.
Il partito dei lavoratori italiani, divenuto Partito socialista dei lavoratori italiani nel congresso di Reggio Emilia (8-10 settembre 1893), fu sciolto il 22 ottobre 1894 a seguito della legge 19 luglio 1894, n. 316, Sui procedimenti eccezionali di pubblica sicurezza. Il nome del partito divenne Partito socialista italiano il 13 gennaio 1895, durante il terzo congresso del partito tenutosi a Parma clandestinamente.
Il 3 gennaio 1894 Giuseppe Toniolo pubblicò il Programma dei cattolici, proposto e discusso all’assemblea dell’Unione cattolica del 2-3 gennaio 1894. Oltre alle riforme a favore dei contadini e degli operai, Toniolo auspicava anche la creazione di associazioni operaie cattoliche. Il programma di Toniolo fu approvato dall’undicesimo congresso cattolico, tenuto a Roma dal 15 al 17 febbraio 1894.
Il 21 aprile 1895 fu fondato a Milano il Partito repubblicano italiano.
In ambito internazionale, il governo italiano subì la denuncia unilaterale del trattato di Uccialli da parte del negus d’Etiopia Menelik II il 27 febbraio 1893: seguirono negli anni successivi svariati scontri militari fino all’occupazione di Adua nell’aprile 1895 da parte dell’esercito italiano. In Somalia il 17 marzo 1895 Vittorio Bottego stipulò alcuni accordi di pace.
Alcuni eventi drammatici avvenuti in Francia scossero l’opinione pubblica internazionale. Il 24 giugno 1894 morì in un attentato di matrice anarchica il presidente della Repubblica francese Sadi Carnot. Nei mesi successivi si aprì l’affaire Dreyfus, che vide il coinvolgimento di un ufficiale ebreo, Alfred Dreyfus, accusato ingiustamente, sulla base del pregiudizio antisemita, di spionaggio e tradimento, e condannato ai lavori forzati. Nel 1906, in seguito alla riapertura dell’inchiesta, fu provata l’innocenza di Dreyfus, che venne reintegrato nel grado e promosso a maggiore.
Tra gli eventi culturali di rilievo del periodo, vi furono la rappresentazione della Manon Lescaut di Giacomo Puccini al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893 e del Falstaff di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano il 9 febbraio dello stesso anno. Il 30 aprile 1895 fu inaugurata a Venezia la prima esposizione internazionale d’arte, più nota come Biennale di Venezia.
Il senatore Galileo Ferraris, ingegnere e scienziato, partecipò al Congresso sull’elettricità di Chicago il 29 dicembre 1893.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/18/resoconti-elenco-cronologico
19° Legislatura del Regno d'Italia (dal 10 giugno 1895 al 2 marzo 1897) (durata : giorni 631)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella diciannovesima legislatura si svolsero in Senato 124 sedute in un’unica sessione, cui va aggiunta la seduta reale d’inaugurazione a Camere congiunte. Domenico Farini fu confermato presidente del Senato il 2 giugno 1895. Il discorso d’inaugurazione della legislatura, pronunciato dal re Umberto I il 10 giugno 1895, riguardò la sistemazione della finanza, la scuola, la situazione in Africa e i rapporti diplomatici internazionali.
I provvedimenti finanziari furono approvati con la legge 8 agosto 1895, n. 486, che concerneva i dazi doganali e alcune tipologie di tasse (cicoria, spiriti, zuccheri, gas, energia elettrica), assicurazioni, ipoteche e ritenute sugli stipendi. Numerosi articoli del provvedimento, con relativi allegati, erano dedicati all’unificazione del servizio di vigilanza degli istituti di emissione e alla convenzione con la Banca d’Italia del 30 ottobre 1894. Erano presenti anche disposizioni sui crediti fondiari, sul Banco di Napoli e di Sicilia. Fu approvata anche la legge 29 luglio 1896, n. 346, che modificava la legge comunale e provinciale nella parte relativa all’elezione e alla revoca dei sindaci. Con la legge 30 luglio 1896, n. 345, fu istituito il commissario civile per la Sicilia. La questione delle inchieste sulle banche si concluse alla Camera dei deputati con la votazione, il 13 dicembre 1895, dell’ordine del giorno Torraca contrario al deferimento di Giolitti all’Alta corte di giustizia.
Gli avvenimenti in Africa e altre questioni di carattere internazionale furono al centro delle discussioni parlamentari nel dicembre 1895. Lo scontro con le truppe di ras Makonnen all’Amba Alagi, dove perirono numerosi soldati del battaglione Toselli il 7 dicembre 1895, suscitò ampi dibattiti in Parlamento. Alla Camera dei deputati, il 9 e il 19 dicembre 1895, furono presentate alcune interrogazioni, mentre al Senato, dopo la commemorazione dei caduti in Africa, il 13 dicembre fu discussa un’interpellanza. Le Camere approvarono inoltre la legge 26 dicembre 1895, n. 711, sulle spese militari d'Africa. La Camera dei deputati, nella tornata del 19 dicembre 1895, votò l’ordine del giorno Torrigiani in cui prendeva atto delle dichiarazioni del governo, «riaffermandosi contraria ad una politica di espansione». Alcuni mesi dopo, il 5 marzo 1896, Crispi presentò le dimissioni del Governo, dopo la sconfitta militare di Adua contro le truppe del negus Menelik del 1° marzo 1896. Le gravissime perdite provocarono numerose manifestazioni contro la politica d’espansione coloniale crispina. Al Governo Crispi subentrò il II Governo Di Rudinì (10 marzo 1896-11 luglio 1896), sostituito nell’estate successiva dal III Governo Di Rudinì (11 luglio 1896-14 dicembre 1897). La discussione sul programma di governo del nuovo ministero si concluse con l’approvazione della legge 26 marzo 1896, n. 76, relativa alle spese straordinarie per la guerra in Africa. Dopo vari mesi di trattative, il 26 ottobre 1896, fu firmato ad Addis Abeba il trattato di pace italo-etiopico, poi ratificato il 6 gennaio 1897. A Parigi, il 28 settembre 1896, furono firmate tre convenzioni tra l’Italia e la Tunisia, con cui si riconosceva il protettorato francese (convenzione di commercio e navigazione, cui fu data esecuzione con la legge 28 gennaio 1897, n. 45; convenzione consolare e di stabilimento; convenzione di estradizione).
Il 24 ottobre 1896, vennero celebrate le nozze del principe di Napoli Vittorio Emanuele, futuro re, e della principessa Elena di Montenegro.
I primi mesi del 1897 furono segnati dai drammatici avvenimenti dell’insurrezione di Creta, che aspirava all’annessione alla Grecia e a distaccarsi dall’Impero ottomano. A Creta fu anche inviata una spedizione di Stati europei, tra cui l’Italia. Dopo alcuni mesi fu riconosciuta all’isola l’autonomia amministrativa con il trattato di pace di Costantinopoli del 9 novembre 1897, firmato dalla Grecia e dall’Impero ottomano, mentre l’annessione dell’isola alla Grecia avvenne il 1° dicembre 1913.
In ambito interno, il 25 dicembre 1896 il Partito socialista italiano pubblicò il primo numero del giornale «L’Avanti!». Nel 1896 sorse la Federazione universitaria cattolica italiana, costituita nel XIV congresso cattolico italiano a Fiesole, per iniziativa di Giuseppe Toniolo e Romolo Murri. Sulla rivista «Nuova antologia», il 1° gennaio 1897 fu pubblicato l’articolo di Sidney Sonnino sul ruolo della Corona e dell’esecutivo, che avrebbe influenzato le posizioni del governo Pelloux nella legislatura successiva, dal titolo significativo Torniamo allo Statuto. Nel gennaio 1897 il governo Di Rudinì sciolse, con il pretesto del mantenimento dell’ordine pubblico, alcuni circoli socialisti a Roma.
Al Teatro regio di Torino, il 1° febbraio 1896 fu eseguita per la prima volta l’opera di Giacomo Puccini La bohème, uno dei principali avvenimenti culturali del periodo. Nella primavera del 1896 i fotografi Le Lieure (Roma) e Calcina (Milano) diedero inizio alle prime proiezioni cinematografiche nel Regno, a seguito dell’invenzione del cinematografo ad opera dei fratelli Lumière, presentata a Parigi nel dicembre 1895. Il 2 giugno 1896 Guglielmo Marconi depositò nel Regno Unito il brevetto della telegrafia basata sulla trasmissione del segnale radio, dopo il rifiuto da parte del ministero delle Poste e telegrafi italiano.
Il 1° gennaio 1897 fu celebrato a Reggio Emilia il primo centenario della bandiera tricolore, creata dai democratici italiani durante l’occupazione da parte della Francia rivoluzionaria.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/19/resoconti-elenco-cronologico
20° Legislatura del Regno d'Italia (dal 5 aprile 1897 al 17 maggio 1900) (durata : giorni 1137)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella ventesima legislatura si svolsero in Senato 243 sedute in tre sessioni, più le tre sedute reali d’apertura di ciascuna sessione a Camere congiunte. Il discorso reale d’inaugurazione della legislatura del 5 aprile 1897 riguardò gli accordi internazionali, le finanze degli enti locali, la necessità di attuare riforme nell’ordinamento giudiziario e nel sistema scolastico, soprattutto per gli istituti professionali.
Nella prima sessione della legislatura, il 1° aprile 1897 fu confermato presidente del Senato Domenico Farini, poi sostituito il 10 novembre 1898, nella seconda sessione, da Giuseppe Saracco. Poche settimane dopo l’inizio della legislatura, il 22 aprile 1897, Umberto I scampò a un attentato nei pressi di Roma, rimanendo illeso.
La ventesima legislatura coincise, almeno in parte, con la crisi di fine secolo, che caratterizzò gli anni dei Governi Di Rudinì e Pelloux. Il 6 dicembre 1897 il presidente del Consiglio Di Rudinì presentò le dimissioni dopo il voto negativo della Camera dei deputati sul disegno di legge riguardante l’avanzamento nel regio esercito. Il 14 dicembre 1897 fu costituito il IV Governo Di Rudinì, che durò fino al 1° giugno 1898.
Tra gli eventi parlamentari di rilievo nella prima parte della legislatura vi furono le dimissioni di Francesco Crispi dalla carica di deputato, dopo il voto della Camera del 23 marzo 1898: il 7 dicembre 1897 era stata nominata una commissione di cinque deputati per deliberare sul deferimento di Crispi all’Alta Corte di giustizia in merito alla questione bancaria. Dopo la discussione, iniziata il 22 marzo 1898, la Camera votò l’ordine del giorno presentato da Carmine, Carcano e Prinetti, approvando le decisioni della commissione di limitarsi a esprimere una censura politica nei confronti di Crispi.
Il 6 marzo 1898 scomparve il deputato Felice Cavallotti, esponente di punta dell’Estrema sinistra storica, morto in un duello. Il funerale di Cavallotti fu accompagnato da una manifestazione popolare.
Manifestazioni e proteste, dovute all’aumento del prezzo del grano e del pane, caratterizzarono i primi mesi del 1898. Nel febbraio fu approvata la legge 11 febbraio 1898, n. 26, riguardante la riduzione del dazio di confine sul grano e suoi derivati, seguita di lì a poco dalla legge 3 luglio 1898, n. 273, concernente disposizioni sulla riduzione temporanea dei dazi d'importazione sul grano ed altri cereali e sui loro derivati.
Nella primavera del 1898 manifestazioni contro il carovita si diffusero in numerose città italiane: a Bari il 27 aprile 1898, a Foggia il 28 aprile, ad Aversa e in altre località delle Campania il 30 aprile, in Puglia e in Romagna il 1°-2 maggio. I disordini si estesero nel mese di maggio anche a Pavia, Napoli, Livorno e a Firenze. I tumulti scoppiati a Milano nelle giornate dal 6 al 9 maggio 1898 furono repressi in modo sanguinoso dal generale Bava Beccaris, nominato commissario straordinario della provincia di Milano, dove fu proclamato lo stato d’assedio. Il numero delle vittime cadute sotto i cannoni e l’artiglieria di Bava Beccaris fu altissimo. Furono arrestati svariati esponenti socialisti milanesi, tra cui Leonida Bissolati, liberato dopo due mesi, Anna Kuliscioff e Filippo Turati. Il 24 maggio 1898 fu arrestato anche Davide Albertario dell’«Osservatore romano». Il 23 giugno successivo il tribunale militare di Milano emise numerose condanne contro svariati giornalisti, tra cui Carlo Romussi, Gustavo Chiesi e lo stesso Davide Albertario.
A seguito dei dissidi nel governo dovuti all’instaurazione dello stato d’assedio, Di Rudinì presentò le dimissioni da presidente del Consiglio. Il nuovo governo, il V Governo Di Rudinì (1° giugno-29 giugno 1898), durò soltanto un mese, perché privo di maggioranza parlamentare, e fu sostituito dal I Governo Pelloux (29 giugno 1898-14 maggio 1899), seguito in corso di legislatura dal II Governo Pelloux (14 maggio 1899-24 giugno 1900).
A seguito delle manifestazioni e del prolungarsi dello stato d’assedio nelle zone di maggiore conflittualità sociale, fu approvata la legge 17 luglio 1898, n. 297, Riflettente l'applicazione dei provvedimenti urgenti e temporanei pel mantenimento dell'ordine pubblico. In base a tale provvedimento, il governo aveva facoltà di mantenere o revocare lo stato d’assedio; erano sciolte le associazioni ritenute sovversive e venivano rese più severe le norme sulla pubblica sicurezza. Con la stessa legge fu rinviato il rinnovo di consigli comunali e provinciali negli enti locali. Il personale militare appartenente ai servizi ferroviario, postale e telegrafico, poteva essere richiamato in servizio.
Contro lo scioglimento delle associazioni cattoliche, il 5 agosto 1898 papa Leone XIII emanò l’enciclica Spesse volte.
Alcuni mesi dopo, il 4 febbraio 1899, proprio mentre la Camera discuteva una petizione per l’amnistia nei confronti dei condannati durante i moti della primavera precedente, Pelloux presentò numerosi provvedimenti repressivi, consistenti in disegni di legge su modificazioni e aggiunte alla legge di pubblica sicurezza e all’editto sulla stampa, sugli obblighi dei militari in congedo appartenenti al personale ferroviario, postale e telegrafico, sui delinquenti recidivi.
Il 14 maggio 1899 il governo Pelloux si dimise in seguito alle trattative, che non ebbero esito, per ottenere dalla Cina la cessione della baia di San Mun. Tale trattativa fu poi dichiarata definitivamente conclusa il 12 dicembre 1899 dal ministro degli Esteri e senatore Emilio Visconti Venosta.
Il 14 maggio 1898 si costituì il II Governo Pelloux. I provvedimenti repressivi, la cui discussione era stata interrotta nel febbraio precedente, furono ripresentati il 1° giugno 1899 alla Camera dei deputati, dove Enrico Ferri guidava l’opposizione al disegno di legge sulla pubblica sicurezza. Nella tornata del 30 giugno 1899, a seguito delle proteste dei deputati, la sessione fu sciolta.
Il 31 dicembre 1899 un’amnistia concesse la libertà alla maggior parte dei condannati politici per i fatti del maggio 1898. Il provvedimento era stato preceduto da altri analoghi, gli indulti del 5 giugno e del 30 dicembre 1898. Il 15 maggio 1900 vi fu una nuova seduta tumultuosa alla Camera, cui seguì, tre giorni dopo, lo scioglimento della Camera e la conclusione della legislatura.
Sul piano degli eventi internazionali, la questione d’Oriente e l’insurrezione di Creta furono argomento delle discussioni alla Camera dei deputati e al Senato all’inizio della legislatura. L’8 aprile 1897 al Senato prese la parola sul tema il senatore Pierantoni. Il 12 aprile 1897 il III Governo Di Rudinì ottenne la fiducia alla Camera dei deputati, che votò l’ordine del giorno Cappelli favorevole all’intervento dell’Italia con altri Stati europei a Creta. Il 13 aprile 1897 al Senato, dopo la discussione sull’interpellanza dei senatori Odescalchi e Pessina riguardante il bombardamento degli insorti da parte di navi italiane, fu votato un successivo ordine del giorno del senatore Guarneri di approvazione della politica estera del governo. Alla discussione era intervenuto anche Giosue Carducci a favore degli insorti cretesi. La guerra greco-turca, iniziata il 18 aprile 1897, fu conclusa con l’armistizio del 3 giugno e, in via definitiva, con il trattato di Costantinopoli del 9 novembre 1897.
Nel corso del 1897 l’Italia prese alcuni accordi con l’Inghilterra sulla restituzione di Kassala all’Egitto, che di fatto avvenne in dicembre. Sempre in ambito internazionale, il 21 novembre 1898 l’Italia firmò l'accordo commerciale con la Francia, ratificato alcuni mesi dopo con la legge 11 febbraio 1899, n. 36. Nel maggio 1899 l’Italia partecipò alla Conferenza sul disarmo all’Aja e il 2 dicembre dello stesso anno a Berna fu firmata la convenzione per l’allacciamento delle ferrovie elvetiche con quelle del Sempione, cui fu data esecuzione con la legge 15 luglio 1900, n. 276.
Pochi mesi prima della conclusione della legislatura fu firmato nel gennaio 1900 il protocollo per la definizione dei confini italiani e francesi sulle coste del Mar Rosso tra il ministro degli Esteri italiano Visconti Venosta e il ministro degli esteri francese Barrère.
Tra il 1897 e il 1898 furono approvate le disposizioni sui monti di pietà (legge 4 maggio 1898, n. 169) e fu istituita presso la Cassa dei depositi e prestiti una sezione autonoma di credito comunale e provinciale (legge 24 aprile 1898, n. 132). Venne introdotto l’obbligo delle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro mediante la legge 17 marzo 1898, n. 80, e fu approvata la legge 17 luglio 1898, n. 350, sull’istituzione di una Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai.
Furono questi gli anni in cui prese avvio la meccanizzazione dell’industria nel paese. La Fiat fu fondata a Torino l’11 luglio 1899.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/20/resoconti-elenco-cronologico
21° Legislatura del Regno d'Italia (dal 16 giugno 1900 al 18 ottobre 1904) (durata : giorni 1585)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La XXI legislatura fu inaugurata a Roma il 16 giugno 1900 e si concluse il 18 ottobre 1904. In Senato si tennero 332 sedute, più due sedute reali d’apertura di sessione e la seduta di giuramento del nuovo re a Camere congiunte. Il re nominò presidente del Senato Giuseppe Saracco, il quale fu tuttavia subito incaricato (18 giugno) di formare il nuovo governo. Riassunse la presidenza del Senato dopo la fine del mandato governativo, il 24 febbraio 1901. A differenza del governo Pelloux, il governo Saracco fu espressione di una maggioranza parlamentare più ampia, in grado di coinvolgere, su specifici temi, anche le sinistre.
Il 16 giugno 1900, nel discorso della Corona alle Camere riunite nella sede di Palazzo Madama, Umberto I si addentrò sui temi sociali alla ricerca di un clima di distensione, trattando di occupazione, emigrazione, istruzione ed equità fiscale.
Sul piano internazionale, il governo Saracco dovette affrontare la questione della difesa della comunità e della legazione italiana in Cina durante la rivolta anticolonialista dei Boxer, che comportò l’invio di circa duemila unità dell’esercito italiano in estremo oriente.
Sul piano interno, proprio in un momento di tregua nella conflittualità sociale, il 29 luglio 1900 Umberto I fu assassinato a Monza a colpi di rivoltella per mano dell’anarchico Gaetano Bresci. Il giorno successivo il governo fece affiggere un manifesto con l’annuncio della morte di Umberto I e della successione del figlio Vittorio Emanuele III, il quale si affrettò a rientrare a Roma da un viaggio all’estero. Il 6 agosto, alla riapertura del Parlamento, si svolsero le commemorazioni in presenza delle alte cariche parlamentari e governative. L’11 agosto il nuovo re Vittorio Emanuele III, accompagnato dall’ampio seguito dei membri della famiglia reale, si recò in Senato per giurare fedeltà allo Statuto e alla Nazione. Il 13 agosto avvenne la tumulazione solenne al Pantheon della salma di Umberto I. Il 29 agosto la Corte d’assise di Milano condannò Gaetano Bresci alla pena dell’ergastolo: trasferito nel penitenziario dell’isola di Santo Stefano, il regicida morì il 22 maggio 1901 in circostanze mai del tutto chiarite.
Nel frattempo il governo e il re si adoperarono per ricucire gli strappi sociali e politici prodottisi durante la crisi di fine secolo: in occasione del suo compleanno l’11 novembre 1900 il re liberò circa dodicimila detenuti mediante un’estesa amnistia, che si aggiunse ai provvedimenti di indulto e di amnistia già emanati da Umberto I nel corso del 1899.
Il 15 febbraio 1901 fu costituito il governo Zanardelli, nel quale Giovanni Giolitti ebbe l’incarico di ministro degli Interni. Fu l’inizio della svolta liberale seguita alla “restaurazione democratica” del governo Saracco. Il 7 marzo Giuseppe Zanardelli espose alla Camera il programma del suo governo, basato sulla difesa della libertà dei cittadini e dei diritti dei lavoratori. Si impegnò inoltre a sollecitare l’approvazione dei disegni di legge in fase di elaborazione avanzata, in particolare quelli relativi al lavoro delle donne e dei fanciulli (legge 19 giugno 1902, n. 242) e all’istituzione di una Cassa di previdenza per gli operai. La politica liberale di Zanardelli tese a coniugare libertà e democrazia partecipativa, ordine sociale e consenso, diritti sindacali e sviluppo economico. Si delineò subito tuttavia, in sintonia con i precedenti governi, una politica di spesa militare che impedì una collaborazione senza ombre della sinistra estrema e democratica con il governo.
Le agitazioni sindacali di questo periodo si conclusero per lo più con un successo per i lavoratori, assicurando un deciso miglioramento dei bassi livelli salariali. Ma il periodo fu costellato anche da scontri tra dimostranti e forze dell’ordine, con morti e feriti.
Un’attenzione particolare fu riservata dal governo alla questione meridionale. Lo stesso presidente del Consiglio compì nel settembre 1902 un viaggio in Basilicata, nel corso del quale portò alla luce situazioni di grave malessere e le carenze delle politiche governative. Tra i vari provvedimenti a favore delle province meridionali furono approntate due leggi per la città di Napoli e una legge per la realizzazione dell’Acquedotto pugliese.
Il discorso della Corona che il 20 febbraio 1902 aprì la seconda sessione della legislatura si distinse per l’annuncio inatteso di misure legislative volte a introdurre l’istituto del divorzio. Vittorio Emanuele III disse: «nel campo delle giuridiche discipline, il mio Governo vi proporrà di temperare, in armonia col diritto comune delle altre nazioni, l’ideale principio dell’indissolubilità del matrimonio civile; e di riformare con eque norme i divieti che contendono alla prole illegittima il diritto al nome e alla vita». In effetti un disegno di legge sulle “Disposizioni dell’ordinamento della famiglia” fu presentato alla Camera dal ministro della Giustizia Francesco Cocco-Ortu (atto Camera n. 207 del 2 dicembre 1902), ma la sua trattazione si interruppe in commissione e rimase allo stato di relazione, destino che fu seguito anche dai due progetti di legge sul divorzio del deputato socialista Agostino Berenini. Importante provvedimento in materia sociale fu il disegno di legge sulla prevenzione e cura della pellagra, divenuto legge 21 luglio 1902, n. 427.
A causa della salute gravemente compromessa, il 26 ottobre 1903 Zanardelli presentò le dimissioni al re, il quale affidò a Giolitti l’incarico di formare un nuovo governo, anch’esso di impianto liberal-moderato come il precedente.
Nel marzo 1904 esplose lo scandalo relativo alle accuse di peculato nei confronti dell’ex ministro dell’Istruzione pubblica Nunzio Nasi, che fu processato davanti all’Alta corte di giustizia del Senato (procedura prevista per i reati commessi dai ministri) e condannato nel 1907 a undici mesi di reclusione.
L’8 luglio 1904 fu approvata la legge per il miglioramento economico dei maestri elementari e per l’estensione dell’obbligo scolastico a dodici anni, promossa dal ministro dell’Istruzione Vittorio Emanuele Orlando.
In quegli anni di grande accelerazione dello sviluppo economico, caratterizzata da una forte spinta alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica, oltre che dalla creazione di imprese nuove e moderne, Guglielmo Marconi compì numerosi esperimenti nei collegamenti radio, stabilendo il primo contatto radio transatlantico il 12 dicembre 1901, collegando l’Inghilterra con il Canada.
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https://www.senato.it/legislature/regno/italia/21/resoconti-elenco-cronologico
22° Legislatura del Regno d'Italia (dal 30 novembre 1904 al 8 febbraio 1909) (durata : giorni 1531)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La XXII legislatura fu inaugurata a Roma il 30 novembre 1904 e si concluse l’8 febbraio 1909. In Senato si svolsero 287 sedute. Il re nominò in successione due presidenti del Senato nel corso della legislatura: Tancredi Canonico rimase in carica fino al 20 marzo 1908, allorché gli subentrò Giuseppe Manfredi. Il corso della legislatura, che coincise con l’inizio dell’epoca giolittiana, fu caratterizzato dal consolidamento della svolta liberale di inizio secolo, anche se Giolitti non fu costantemente perno del governo. Le elezioni alla Camera avevano in effetti favorito un equilibrio solido intorno al blocco liberale ministeriale, con le opposizioni decisamente minoritarie.
Il 21 febbraio 1905 il ministro dei Lavori pubblici Francesco Tedesco presentò il disegno di legge per la statalizzazione delle ferrovie, ma i dispositivi antisciopero presenti nel provvedimento determinarono le rimostranze dei ferrovieri, i quali, entrati in sciopero, trasformarono la protesta sociale in una manovra ostruzionistica. Il 4 marzo Giolitti colse l’occasione dei contrasti sociali e politici in corso per dimettersi da presidente del Consiglio. Il disegno di legge sulla nazionalizzazione delle ferrovie fu portato avanti dal successivo governo presieduto da Alessandro Fortis (fu approvato alla Camera il 19 aprile e al Senato il 21), superando i contrasti dei ferrovieri. La trasformazione del settore ferroviario interessò nel corso della legislatura anche le altre tratte del territorio italiano ancora gestite da compagnie private, che passarono sotto il controllo del ministero del Lavori pubblici, primo passo verso la statalizzazione.
Dopo l’intermezzo del governo di Sidney Sonnino, segnalatosi per l’ingresso di due esponenti radicali e per l’appoggio esterno dei socialisti, il 18 maggio 1906 Giolitti venne incaricato per la terza volta di formare un nuovo governo. Rimasto in carica fino all’11 dicembre 1909, il terzo governo Giolitti fu definito “lungo ministero” in riferimento alla sua durata, alquanto atipica nella storia italiana. Il nuovo governo assorbì in fretta i possibili effetti politici dell’inchiesta parlamentare sulla Marina e si adoperò subito per il riscatto delle società ferroviarie Meridionali, Adriatica e Mediterranea, ottenendo il voto favorevole della Camera e del Senato, rispettivamente il 7 il 14 luglio 1906.
Tra il 7 e il 10 ottobre 1906 si svolse a Roma il IX congresso del Psi, durante il quale i riformisti e gli ex intransigenti di Enrico Ferri confluirono verso una comune posizione centrista, prevalendo sulle altre componenti del partito, in particolare sui sindacalisti rivoluzionari. Tale linea fu ribadita nel successivo congresso che si svolse a Firenze dal 19 al 22 settembre 1908.
Il 10 giugno 1907 la corte di cassazione, a tre anni dall’inizio del processo penale contro l’ex ministro Nunzio Nasi, dichiarò l’incompetenza dell’autorità giudiziaria ordinaria a giudicare sui reati commessi dai ministri nell’ambito dello svolgimento delle loro funzioni, dando così impulso al procedimento davanti all’Alta corte di giustizia del Senato: il 20 giugno infatti, su proposta dell’onorevole Turati, la Camera dei deputati nominò una commissione di cinque membri per riferire sulla sentenza della corte di cassazione e per formulare le proposte di rinvio a giudizio, stabilendo di fatto la celebrazione del processo davanti al Senato (decreto del 12 luglio 1907), competente in materia di reati dei ministri (la Camera fungeva da pubblico ministero, il Senato da magistrato giudicante). Il processo Nasi spaccò l’opinione pubblica italiana, nonostante la portata dell’accusa si fosse ridimensionata notevolmente nel corso dell’inchiesta. Il processo effettivo dinanzi al Senato ebbe inizio il 5 dicembre 1907 e si concluse il 24 febbraio 1908, al termine di 37 sedute, con la condanna per falso e peculato continuato a 11 mesi e 20 giorni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 4 anni.
Il 9 dicembre 1907 Giolitti presentò al Senato il disegno di legge sullo stato giuridico degli impiegati pubblici, che fu poi approvato anche dalla Camera, senza modifiche, il 23 giugno 1908. Il provvedimento dava dignità agli impiegati civili dello Stato e metteva ordine al groviglio dei rapporti di lavoro nella pubblica amministrazione.
Il 28 dicembre 1908 si abbatté sull’Italia una delle più tragiche calamità naturali mai avvenute nel paese: Messina e Reggio Calabria furono distrutte da un terribile terremoto, seguito da un altrettanto devastante maremoto. Le vittime furono più di settantamila. Il governo sottovalutò nell’immediato la gravità dell’evento e pertanto i soccorsi arrivarono con notevole ritardo.
Gli anni coincidenti con la legislatura furono caratterizzati da un portentoso processo di sviluppo industriale e economico: tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’Italia uscì da un periodo di stagnazione e intraprese un percorso di crescita industriale senza precedenti nei settori meccanico, elettrico, metallurgico, chimico, tessile e alimentare.
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23° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 marzo 1909 al 29 settembre 1913) (durata : giorni 1650)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La XXIII legislatura fu inaugurata a Roma il 24 marzo 1909 e si concluse il 29 settembre 1913. In Senato si svolsero 337 sedute. Alla presidenza del Senato il re confermò Giuseppe Manfredi.
Alle elezioni della Camera del 7 marzo 1909 erano aumentati i deputati delle opposizioni, in particolare i socialisti e i radicali; parallelamente la sospensione del non expedit in numerosi collegi elettorali aveva favorito l’elezione di svariati deputati cattolici. La maggioranza liberal-moderata giolittiana riuscì comunque a mantenere una posizione di preminenza, permettendo a Giolitti, capo del governo all’inizio della legislatura, di rimanere in sella e di vedere riconfermata la fiducia alla Camera neoeletta, con ampia maggioranza, il 25 marzo. Nonostante il largo sostegno iniziale, il governo durò soltanto fino al 2 dicembre, quando Giolitti rassegnò le dimissioni a seguito del voto contrario della Camera sul disegno di legge governativo riguardante la riforma tributaria.
Gli successe Sidney Sonnino, che però non riuscì a trovare un appoggio parlamentare solido e duraturo. Durante il suo incarico il 26 gennaio 1910 il re nominò, su proposta del governo, 33 nuovi senatori, tra i quali Benedetto Croce e Lodovico Mortara.
Rassegnate le dimissioni, il 31 marzo Sonnino fu sostituito da Luigi Luzzatti, che rimase in carica circa un anno. Il suo governo dovette confrontarsi con ambizioni di riforma di vasta portata: il 6 maggio il senatore Giorgio Arcoleo presentò un’interpellanza sulle riforme parlamentari da introdurre, per composizione e funzioni, nei due rami del Parlamento: ne scaturì la nomina di una commissione di studio per la riforma del Senato, con Gaspare Finali presidente, Giustino Fortunato segretario e Arcoleo relatore (la relazione fu presentata il 5 dicembre). Il governo Luzzatti riuscì in alcune importanti realizzazioni legislative: fu approvata la legge 17 luglio 1910, n. 520 sull’istituzione di una Cassa di maternità e fu discussa la riforma della scuola primaria, approvata in seguito e divenuta legge il 4 giugno 1911. Il 21 dicembre 1910 fu inoltre presentato alla Camera il disegno di legge sulla riforma elettorale, volto a introdurre il suffragio universale maschile, il cui iter fu alquanto accidentato.
Il 20 marzo 1911 l’incarico governativo passò nuovamente a Giolitti. Per ottenere un appoggio parlamentare più ampio possibile, Giolitti si adoperò affinché il socialista riformista Leonida Bissolati fosse ricevuto dal re nelle consultazioni durante la crisi di governo. L’esposizione il 6 aprile del programma di governo incontrò l’apprezzamento della Camera, risultando approvata a larga maggioranza: votarono a favore anche i socialisti; contrari furono i gruppi di Sonnino e Salandra, più i repubblicani e i cattolici.
Il 4 giugno 1911 fu inaugurato a Roma solennemente alla presenza del re il monumento a Vittorio Emanuele II dell’architetto Giuseppe Sacconi.
Durante la legislatura si configurarono a livello internazionale numerosi scenari di crisi, molti dei quali legati all’implosione politica dell’Impero Ottomano, con ripercussioni anche nelle strategie di politica estera italiana: il 27 aprile 1909 le truppe del movimento dei Giovani turchi aveva deposto il sultano Abdul Hamid II, acuendo le tendenze centrifughe e indipendentiste interne. Nel volgere di pochi anni queste condussero allo smembramento territoriale del vasto Stato, a cominciare dalla formazione degli Stati balcanici (indipendenza di Montenegro, Serbia, Bulgaria e estensione territoriale della Grecia al termine della prima guerra balcanica dell’ottobre-novembre 1912). Né rimasero indifferenti gli Stati europei, che dimostrarono interesse a spartirsi le spoglie dell’Impero Ottomano; e tra questi l’Italia, che da qualche tempo mirava al controllo diretto dei territori della Tripolitania e della Cirenaica. I progetti di politica coloniale del governo potevano contare sull’appoggio di una parte dell’opinione pubblica interna, nella quale i sentimenti patriottici stavano virando verso un nazionalismo sempre più aggressivo.
Il nazionalismo italiano iniziò inoltre a dotarsi di un coordinamento territoriale più strutturato: momento organizzativo importante fu il primo congresso del nazionalismo italiano, presieduto da Enrico Corradini, che si svolse a Palazzo Vecchio, a Firenze, il 3 dicembre 1910.
Fu in questa temperie emotiva, culturale e politica che il 26-27 settembre 1911 il governo italiano inviò un ultimatum al governo turco, prima di intervenire militarmente in Cirenaica e in Tripolitania. Le dimostrazioni di piazza contro la guerra organizzate dal Psi e dalla Cgdl il 27 settembre si conclusero con un sostanziale fallimento.
Con lo sbarco italiano a Tripoli il 5 ottobre ebbe inizio di fatto la guerra di Libia, che si concretizzò dapprima con l’occupazione italiana delle principali località costiere, Homs, Bengasi, Derna e Tobruk. Il 4 novembre il governo emanò il decreto di annessione all’Italia dei territori libici conquistati. Il decreto fu discusso e convertito in legge soltanto alla riapertura del parlamento il 22 febbraio 1912, dopo la lunga sospensione dei lavori parlamentari, durata più di sette mesi, che aveva assunto le proporzioni di una vera violazione delle prerogative e dei diritti del Parlamento. Nonostante il voto favorevole al provvedimento, il clima della discussione fu ostile e acceso nei confronti del governo. Il 2 marzo, ripresi compiutamente i lavori legislativi, la Camera approvò il disegno di legge concernente le assicurazioni sulla vita, approvato a sua volta dal Senato il 4 aprile. Derivò da quel provvedimento l’istituzione dell’Istituto nazionale delle assicurazioni (Ina).
Contemporaneamente al consolidamento della conquista della Libia, tra aprile e giugno 1912 si discusse in Parlamento il disegno di legge sulla riforma elettorale, divenuto poi legge 30 giugno 1912, n. 666: essa introduceva il suffragio di tutti i cittadini maschi che avessero compiuto trent’anni, e dei più giovani nel caso in cui avessero svolto il servizio militare; rimase invariato il numero delle circoscrizioni e lo scrutinio uninominale.
Nel frattempo le ostilità contro il governo turco avevano valicato i confini della Libia e spinto il governo italiano a organizzare uno sbarco a Rodi il 4 maggio 1912 con conseguente occupazione dell’isola il 17 maggio: fu costituito il possedimento italiano del Dodecaneso, che provocò aspre proteste da parte dell’Austria. Come conseguenza dell’ostilità protratta, il governo turco decretò l’espulsione dai territori dell’Impero ottomano dei circa settantamila italiani residenti. La pace di Losanna del 18 ottobre 1912 mise fine alla guerra italo-turca, ma nessuna delle parti onorò gli adempimenti pattuiti, in particolare il ritiro dei funzionari turchi dalla Libia e degli italiani dalle isole conquistate nell’Egeo. Con un decreto del 9 gennaio 1913 fu stabilita la suddivisione della Libia in due governatorati.
Sul versante interno, accanto alle tensioni politiche presenti tra e dentro gli schieramenti, anche questa legislatura dovette affrontare il nodo spinoso degli scandali e della corruzione: il 30 aprile 1913 furono presentate alla Camera le risultanze dell’inchiesta parlamentare sui ritardi e le spese per la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia di Roma, documenti dai quali trasparivano implicazioni pesanti di quattro deputati. Al termine di un lungo dibattito, la Camera dei deputati decise di trasferire gli atti all’autorità giudiziaria, inducendo le dimissioni dall’incarico dei parlamentari coinvolti.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/23/resoconti-elenco-cronologico
24° Legislatura del Regno d'Italia (dal 27 novembre 1913 al 29 settembre 1919) (durata : giorni 2131)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La XXIV legislatura fu inaugurata a Roma il 27 novembre 1913 e chiusa il 29 settembre 1919. Fu la più lunga legislatura del Regno. In Senato si svolsero 201 sedute. Giuseppe Manfredi rivestì nuovamente la carica di presidente del Senato fino alla morte, sopraggiunta il 6 novembre 1918; gli successe Adeodato Bonasi.
La legislatura fu preceduta dal patto Gentiloni, un accordo politico che comportava la desistenza in taluni collegi elettorali tra i candidati dell’Unione elettorale cattolica e i politici liberali di area moderata o conservatrice. Le elezioni della Camera dei deputati del 26 ottobre 1913 furono contraddistinte da un avanzamento degli schieramenti radicali e socialisti, e da un’affermazione della presenza cattolica.
Giovanni Giolitti si dimise da capo del governo il 10 marzo 1914 a seguito delle dimissioni di due ministri radicali, nonostante il recente successo in Parlamento del provvedimento governativo per la copertura delle spese della guerra in Libia. Il 12 marzo l’incarico di primo ministro passò a Antonio Salandra, che il 2 aprile ottenne la fiducia della Camera con ampia maggioranza e fu acclamato per il suo discorso di insediamento in Senato.
Nella primavera del 1914 il paese fu attraversato da un’ondata antimilitarista e antibellicista, sostenuta dalla maggior parte delle forze politiche democratiche e socialiste. La situazione internazionale tuttavia precipitò a causa di una singolare concatenazione di eventi: il 28 giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo fu assassinato a Sarajevo; il 23 luglio fu lanciato l’ultimatum austriaco alla Serbia, seguito dalla dichiarazione di guerra del 28 luglio che fu all’origine della prima guerra mondiale.
L’Italia rimase per molti mesi estranea al conflitto, dichiarando ufficialmente la propria neutralità il 2 agosto, nel momento in cui la Germania entrava in guerra contro il Belgio e la Francia; seguirono a brevissimo giro le dichiarazioni di guerra degli altri paesi coinvolti nel conflitto: Austria, Germania e Turchia contro Francia, Belgio, Gran Bretagna, Serbia, Russia, Montenegro e Giappone.
Nel frattempo prese prudentemente consistenza il disegno interventista del governo italiano, soprattutto dopo il varo del secondo governo Salandra, con Sidney Sonnino al ministero degli Esteri.
Il Partito socialista restò a lungo contrario alla guerra, e ciò determinò l’allontanamento di alcuni esponenti interventisti, tra i quali Benito Mussolini, espulso dal partito il 29 novembre 1914. Ancora alla vigilia della dichiarazione italiana di guerra all’Austria, il Psi non avrebbe abbandonato le proprie posizioni neutraliste, che furono quelle proprie anche della maggior parte delle organizzazioni italiane dei lavoratori, fiduciose nel fatto che si potessero ottenere larghe concessioni dall’Austria senza dover ricorrere alla guerra.
Nelle sedute parlamentari del 3 dicembre, Salandra confermò la neutralità italiana, ma in un clima di vigile attesa che lasciava presagire un possibile coinvolgimento del paese nel conflitto. Gli ordini del giorno sulle comunicazioni del governo furono approvati alla Camera a larghissima maggioranza, al Senato (15 dicembre) all’unanimità. In questa prospettiva, la visita a Roma il 20 dicembre dell’ex cancelliere tedesco Barnhard von Bülow ebbe lo scopo di rassicurare il governo italiano di poter ricevere concessioni territoriali, in particolare il Trentino, in cambio della neutralità nel conflitto mondiale.
Il 30 dicembre il Senato si arricchì della nomina di 33 nuovi senatori, tra i quali Luigi Albertini, Guglielmo Marconi e Leone Wollemborg.
Nel marzo 1915 il presidente del Consiglio Salandra presentò alla Camera un disegno di legge per la difesa economica e militare dello Stato, chiedendone la procedura d’urgenza. Il governo rispose pertanto in modo inverso alle richieste pacifiste del Psi e delle organizzazioni dei lavoratori: nello stesso periodo predispose numerosi provvedimenti che miravano al rafforzamento dell’esercito e della marina, e alla pianificazione dell’economia di guerra. In particolare destò apprensione il disegno di legge governativo sul richiamo in servizio d’urgenza degli ufficiali di complemento, che tuttavia fu approvato con ampissima maggioranza. Il 13 marzo, mentre nel paese si susseguivano le manifestazioni contro la guerra, i ministri della Guerra, della Marina e del Tesoro presentarono alla Camera il disegno di legge di conversione del decreto-legge relativo alla costituzione del corpo aeronautico. Furono inoltre approvati i finanziamenti per la difesa e i provvedimenti volti a contrastare la diffusione di notizie d’interesse militare (legge 21 marzo 1915, n. 273). Nonostante questi preparativi alla guerra, ancora all’inizio di aprile il ministro degli Esteri Sonnino era possibilista, poiché riteneva di poter garantire all’Italia ampi compensi territoriali in via negoziale con l’Austria.
Il 26 aprile 1915 il governo Salandra firmò il patto di Londra, con il quale l’Italia si impegnava a entrare in guerra a fianco degli Stati dell’Intesa entro un mese. Il patto garantiva, in caso di vittoria, il trasferimento all’Italia dei territori del Trentino e dell’Alto Adige fino al Brennero, di Trieste, dell’Istria e di un’ampia porzione di costa dalmata; esso prevedeva inoltre il possesso di Valona e confermava la sovranità italiana sulle isole del Dodecaneso. Non si escludevano concessioni in Medio Oriente e ritocchi dei confini coloniali in Africa.
Il paese e il Parlamento erano tuttavia in quel momento ancora su posizioni ampiamente neutraliste; Salandra si rese conto di dover aggirare il giudizio dell’opinione pubblica contraria alla guerra rassegnando le dimissioni, che furono prontamente respinte dal re, il quale per tutta risposta ordinò la mobilitazione generale: sotto la pressione internazionale, il Parlamento si piegò alla volontà del sovrano, votando il 10 maggio i pieni poteri al governo sulla base di un disegno di legge presentato dal ministro Orlando (legge 22 maggio 1915, n. 671).
Iniziò così la mobilitazione per la guerra: il 23 maggio l’Italia dichiarò guerra all’Austria; furono emanati tre decreti relativi alla pubblica sicurezza, alla stampa e ai controlli postali, tutti pesantemente limitativi delle libertà. Il re stesso si trasferì sul fronte, dopo aver nominato luogotenente generale del Regno Tommaso di Savoia, duca di Genova.
Dopo circa un mese ebbe inizio la prima vera battaglia sull’Isonzo (a partire dal 23 giugno 1915), che si concentrò sull’altopiano del Carso e fece retrocedere le forze austriache fino all’inizio dell’inverno, quando subentrò una stasi nella condotta della guerra.
Con il regio decreto n. 993 del 26 giugno 1915 fu stabilita la mobilitazione industriale per assicurare i rifornimenti dell’esercito.
Nel corso dei primi mesi di combattimenti, l’attività parlamentare fu confinata a sessioni sempre più brevi e sempre più finalizzate alla conversione dei decreti-legge del governo, a tal punto da suscitare le vivaci proteste di deputati e senatori, contrari alla pratica di una decretazione debordante.
La situazione di stallo creatasi al fronte, unitamente ai metodi antiquati nella conduzione della guerra e alle ingenti perdite di soldati, indussero il governo a inviare il 6 febbraio 1916 il ministro della Guerra, il generale e senatore Vittorio Zupelli, dal generale Cadorna, capo del Comando supremo militare, ma il colloquio rimase privo di costrutto; il braccio di ferro tra gli alti comandi dell’esercito e il governo fece emergere un dissidio insuperabile, che portò alle dimissioni di Zupelli il 9 marzo. Ma l’inefficienza di Cadorna si rivelò all’opinione pubblica soltanto a partire dal 15 maggio 1916, quando gli austriaci iniziarono in Trentino una poderosa offensiva, la Strafexpedition (spedizione punitiva), che li portò ad avanzare in ampie porzioni di territorio italiano. Convocato dal ministro Sonnino il 25 maggio, il generale Cadorna comunicò la propria indisponibilità a dare spiegazioni sulla condotta della guerra; il governo decise allora di inviare al fronte il nuovo ministro della guerra, il generale Paolo Morrone, per raccogliere informazioni.
I tentennamenti del governo sulla destituzione di Cadorna provocarono l’indebolimento e la perdita di credibilità del governo stesso: il 10 giugno 1916 un voto negativo della Camera dei deputati sull’autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio causò la caduta del governo Salandra.
Con una compagine di “unità nazionale”, il nuovo governo fu presieduto da Paolo Boselli, decano della Camera. Nemmeno con Boselli migliorarono le relazioni tra il governo e il comando supremo dell’esercito; le offensive austriache furono tuttavia contenute e le operazioni militari cominciarono a riequilibrarsi. Sostenuto dai buoni risultati militari, Cadorna inasprì ulteriormente i rapporti con il governo, impedendo ai ministri l’ingresso in zona di guerra senza il permesso preventivo del comando supremo.
Il 9 agosto 1916 le truppe italiane entrarono a Gorizia. Il 25 agosto l’Italia dichiarò guerra alla Germania.
Dopo il primo anno di guerra si verificarono numerosi episodi di renitenza, di insubordinazione, di autolesionismo e di automutilazione da parte dei soldati, proteste che portarono al pronunciamento di migliaia di condanne, tra le quali anche la fucilazione per gli atti più gravi di disubbidienza. Dal dicembre 1916 i tribunali militari fissarono di comune accordo la pena di morte per i reati di autolesionismo.
Nel frattempo la guerra stava creando delle modifiche profonde anche all’interno degli stati belligeranti: a partire dal 12-15 marzo 1917 l’opinione pubblica internazionale fu investita dalle notizie provenienti dalla Russia relative alla rivoluzione popolare e democratica a San Pietroburgo e all’abdicazione conseguente dello zar. I socialisti ne trassero spunto per ribadire l’importanza della pace (discorso di Claudio Treves alla Camera del 12 luglio 1917), nonostante lo stesso Filippo Turati avesse affermato pochi mesi prima che la pace italiana avrebbe dovuto essere subordinata all’acquisizione dei territori rivendicati e di determinate garanzie strategiche (discorso alla Camera del 14 dicembre 1916).
La situazione penosa creata dalla guerra al fronte e nella società fu denunciata anche da papa Benedetto XV, che in una nota del 1° agosto 1917, indirizzata ai capi dei popoli belligeranti, definì il conflitto in corso una “inutile strage”, evitabile con le risorse del diritto e della diplomazia. Da quel momento, accanto ai socialisti, anche i cattolici furono accusati di disfattismo dai nazionalisti più accesi.
La situazione precipitò il 24 ottobre 1917 a seguito del fulmineo sfondamento austriaco delle linee di difesa italiane sul fronte dell’Isonzo: l’esercito italiano fu spaccato in due parti e Cadorna, constatando la gravità della situazione, ordinò la ritirata sull’altopiano della Bainsizza. Il 28 ottobre gli austriaci conquistarono Udine, mentre il comando italiano fu costretto a trasferirsi a Treviso.
Nel frattempo, dimessosi Boselli il 26 ottobre di fronte all’aggravarsi degli eventi, il re incaricò Vittorio Emanuele Orlando di formare un nuovo governo (29 ottobre), la cui compagine fu una sorta di riedizione del governo precedente, con Sonnino riconfermato agli Esteri.
La rovinosa ritirata di Caporetto ebbe come conseguenza la perdita clamorosa di territorio, di popolazione (circa 1.152.000 abitanti) e di grandi quantità di armi e di munizioni cadute in mano al nemico; e inoltre 10 mila morti, 30 mila feriti, 293 mila prigionieri, 350 mila sbandati: a seguito di questa disfatta, il 9 novembre 1917 il nuovo governo decise di destituire il generale Cadorna dal comando supremo e nominò al suo posto il generale Armando Diaz (poi nominato senatore il 24 febbraio 1918).
L’8 gennaio 1918 il presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson enunciò i principi per l’avvio dei negoziati di pace, i cosiddetti “Quattordici punti”; grande attenzione suscitò la proposta di costituire una Società delle Nazioni per regolare in futuro le controversie internazionali evitando altre guerre (lo statuto della Società delle Nazioni fu approvato a Parigi il 28 aprile 1919). L’8-10 aprile 1918 si svolse a Roma in Campidoglio il Congresso delle nazionalità oppresse nei territori dell’Impero austro-ungarico.
Con la legge 10 maggio 1918, n. 634 fu prorogata di un anno la durata della legislatura, per il persistere degli impegni di guerra.
A metà giugno si svolse vittoriosamente la battaglia del Piave, su un fronte ampio e con il dispiego di tutti i mezzi disponibili. A partire da quel momento l’esercito austriaco perse ogni residua speranza sulla tenuta dei territori italiani. A fine ottobre le truppe italiane conseguirono le vittorie sul Grappa e sul Piave, entrando a Vittorio Veneto; il 3 novembre fu liberata Trento e contemporaneamente vi fu lo sbarco a Trieste: nello stesso giorno fu firmato a Villa Giusti a Padova l’armistizio tra Italia e Austria. Il 4 novembre fu firmato da Armando Diaz il “Bollettino della Vittoria”.
Il 18 gennaio 1919 fu inaugurata a Parigi la Conferenza della pace, con la partecipazione dei plenipotenziari dei 27 Stati vittoriosi. La Conferenza, soprattutto per influenza di Wilson, elaborò un trattato fortemente punitivo nei confronti degli Stati vinti, ma comportò anche un ridimensionamento marcato delle rivendicazioni italiane, nel rispetto del principio di nazionalità, soprattutto in riferimento alla sponda adriatica inclusa nel patto di Londra.
Sulle questioni inerenti al trattato di pace, il 23 giugno Orlando perse l’appoggio della Camera e fu costretto alle dimissioni. L’incarico per la costituzione di un nuovo governo fu conferito a Francesco Saverio Nitti: il trattato di pace fu da lui firmato il 28 giugno.
Tra giugno e luglio 1919 si svilupparono gravi disordini a Fiume, non compresa tra i territori assegnati all’Italia. Fiume fu per alcuni anni una spina nel fianco della diplomazia italiana. La mancata annessione della città portuale provocò slanci revanscisti in grado di compromettere i risultati della pace appena raggiunta. Infatti il 12 settembre 1919 Gabriele D’Annunzio entrò a Fiume con un piccolo seguito di legionari armati, proclamandone l’annessione all’Italia; il 25 settembre il governo italiano sconfessò l’azione, ma si astenne dall’intervenire per il ripristino dell’ordine.
Per quanto riguarda la politica interna, la guerra aveva accelerato i processi di trasformazione dei partiti e delle organizzazioni politiche. Il 18 gennaio 1919 fu fondato a Roma, su iniziativa di Luigi Sturzo, il Partito popolare italiano, che segnò l’ingresso a pieno titolo dei cattolici nella politica italiana. Il 23 marzo furono fondati a Milano, in una sala di piazza San Sepolcro, i Fasci di combattimento, organizzazione nazionalista con risvolti paramilitari.
La mobilitazione totale della popolazione ebbe conseguenze dirette anche in direzione dell’ampliamento dei diritti politici: il 2 settembre 1919 fu emanato il regio decreto n. 1495 che stabiliva, per l’elezione della Camera dei deputati, l’estensione del suffragio (con voto di lista e sistema proporzionale) a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto 21 anni. Il disegno di legge per l’estensione del diritto di voto alle donne fu presentato alla Camera il 12 luglio 1919 e approvato il 6 settembre, ma non poté essere trasmesso al Senato per il sopraggiungere dello scioglimento della legislatura.
Il 6 ottobre furono nominati 59 nuovi senatori, tra i quali Artom, Einaudi, Loria, Mosca.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/24/resoconti-elenco-cronologico
25° Legislatura del Regno d'Italia (dal 1 dicembre 1919 al 7 aprile 1921) (durata : giorni 493)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
La XXV legislatura fu inaugurata a Roma nell’aula di Montecitorio il 1° dicembre 1919 e si concluse il 7 aprile 1921. Nel corso della legislatura furono svolte in Senato 124 sedute. Il re designò Tommaso Tittoni alla presidenza del Senato.
I risultati delle elezioni per la Camera dei deputati del 16 novembre 1919 erano stati sorprendenti: il Psi aveva conquistato 156 seggi, il Ppi, alla sua prima prova, 100 seggi; il Partito liberale aveva subito un rovinoso crollo, attestandosi a 41 seggi, mentre i fascisti, nonostante tutti i pronostici favorevoli, registrarono una clamorosa sconfitta. Malgrado la débâcle elettorale, i fascisti furono tuttavia assai visibili e presenti nel paese, attraverso un crescendo di attentati, violenze e atti di sabotaggio.
Nell’immediato dopoguerra l’Italia fu percorsa da un’ondata di scioperi e di rivendicazioni sindacali senza precedenti, sia in relazione alle questioni dei diritti sia in funzione del miglioramento salariale. A fine gennaio 1920 si svolse uno sciopero prolungato delle ferrovie, mentre a metà febbraio mezzadri e braccianti incrociarono le braccia per ottenere condizioni più favorevoli di lavoro e di salario. La controversia nelle campagne fu risolta il 25 ottobre con un accordo vantaggioso per la Federterra, che fu tuttavia il preludio al passaggio al fascismo di una parte consistente dei proprietari terrieri. Il 18 marzo ebbe inizio lo sciopero operaio alla Fiat di Torino, al quale la direzione dello stabilimento reagì con la serrata; al termine delle proteste, gli operai riottennero il lavoro, ma senza alcuna concessione sostanziale.
Il 12 maggio lo stesso presidente del Consiglio Nitti fu costretto alle dimissioni per il voto sfavorevole della Camera sulla vertenza sindacale dei postelegrafonici. Reincaricato nuovamente dal re il 21 maggio, il secondo governo Nitti ebbe vita brevissima: il 15 giugno l’emanazione di un decreto sul prezzo politico del pane, avvenuta senza consultare il Parlamento, espose il governo a forti critiche, che ne causarono la caduta. L’incarico fu affidato a Giovanni Giolitti, ormai al suo quinto governo, con una compagine ministeriale notevolmente rinnovata. La fiducia al nuovo governo fu votata il 28 giugno alla Camera con ampia maggioranza. Il giorno successivo la Camera votò anche l’esercizio provvisorio con 316 voti a favore e 91 contrari, mentre al Senato il 30 giugno il voto favorevole sullo stesso provvedimento risultò unanime.
Anche Giolitti, come il suo predecessore, si trovò a dover gestire e arbitrare le rivendicazioni crescenti dei lavoratori in sciopero.
Il 29 luglio 1920 da Milano iniziò una nuova campagna di scioperi operai per gli aumenti salariali e per la riduzione a otto ore della giornata lavorativa. A partire dal 20 agosto gli operai metalmeccanici di Milano iniziarono lo sciopero bianco di fronte al rifiuto protratto delle loro richieste: la protesta iniziò a dilagare anche in altre città. Per tutta risposta l’Alfa Romeo di Milano reagì con la serrata. Nel mese di settembre, di fronte alle risposte costantemente negative delle parti padronali, la situazione delle lotte operaie si acuì fino al punto da innescare l’occupazione delle fabbriche. Nonostante la situazione preinsurrezionale tra i lavoratori, nelle riunioni del Consiglio nazionale della Cgil a Milano del 10-11 settembre prevalsero le soluzioni moderate e orientate al compromesso rispetto alle tesi oltranziste.
Nell’ambito della politica estera, il 2 agosto 1920 fu firmato con il governo provvisorio albanese il trattato di Tirana, in base al quale l’Italia riconosceva le frontiere albanesi del 1913. Le truppe italiane si ritirarono quindi da Valona.
Il 12 novembre 1920 fu firmato il trattato di Rapallo tra Italia e Iugoslavia, che attribuiva all’Italia l’Istria, Zara e alcune isole, in cambio della rinuncia alla Dalmazia da parte italiana. La città di Fiume fu riconosciuta come Stato libero. Il trattato fu ratificato il 27 novembre dalla Camera e il 17 dicembre dal Senato. A seguito della ratifica, le truppe italiane guidate dal generale Caviglia eseguirono l’ordine governativo di porre fine alla Reggenza del Carnaro, istituita da Gabriele D’Annunzio l’8 settembre.
Nel frattempo il Senato si arricchì di un numero cospicuo di nuovi senatori: il 30 settembre 1920 furono nominati 9 senatori, tra i quali Salvatore Barzilai, Enrico Conci e Valeriano Malfatti; il 3 ottobre si ebbe un’“infornata” di 58 senatori, tra i quali Luigi Rava, Sidney Sonnino e Giovanni Verga.
Alla conflittualità sociale del cosiddetto biennio rosso si aggiunse la parallela brutalizzazione nei metodi della contestazione politica, figlia della guerra e tipica delle formazioni d’estrema destra, in particolare dei nazionalisti e degli squadristi fascisti, dediti ad assalti e violenze con morti e feriti. Dopo le elezioni municipali a Bologna, contrassegnate da una maggioranza socialista, il 21 novembre 1920 gruppi di squadristi attaccarono con armi da fuoco Palazzo d’Accursio, sede municipale, alla vigilia dell’insediamento del nuovo consiglio comunale. La brutale aggressione causò nove morti e un centinaio di feriti. La morte nell’eccidio del consigliere comunale nazionalista Giulio Giordani diede ai fascisti il pretesto per scatenare numerose spedizioni punitive nei mesi successivi, trasformando l’azione violenta da fatto episodico a fenomeno radicato e sistematico. Il tema della violenza squadrista emerse nel dibattito parlamentare per merito dei deputati socialisti, che il 31 gennaio 1921 presentarono una mozione di sfiducia nei confronti del governo, accusato d’avere un atteggiamento neutrale di fronte agli atti d’eversione e di sabotaggio dello Stato democratico. Il dibattito sulla mozione socialista si svolse tra il 1° e il 3 febbraio e comprese un ampio e documentato intervento di Giacomo Matteotti. La mozione fu tuttavia respinta. Il 23 marzo un attentato anarchico al Teatro Diana a Milano causò 21 morti e un centinaio di feriti; i fascisti colsero l’occasione per scatenare nuove violenze, attaccando la sede del quotidiano socialista l’«Avanti!» e incendiando la redazione del periodico anarchico «Umanità nova».
Dal 15 al 21 gennaio 1921 si svolse a Livorno il XVII congresso nazionale del Psi, al termine del quale l’ala dissidente della sinistra massimalista (Bombacci e Misiani) e il gruppo di “Ordine nuovo” (Gramsci, Togliatti, Tasca e Terracini) si riunirono separatamente, dando vita al Partito comunista d’Italia.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/25/resoconti-elenco-cronologico
26° Legislatura del Regno d'Italia (dal 11 giugno 1921 al 25 gennaio 1924) (durata : giorni 958)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA
Nella XXVI legislatura del Regno si svolsero in Senato 172 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona nella seduta d’inaugurazione dell’11 giugno 1921 riguardò le questioni del dopoguerra, il confine orientale, la finanza e l’educazione delle classi popolari. Tommaso Tittoni fu confermato presidente del Senato il 14 giugno 1921.
Poco dopo l’inizio della legislatura, al V Governo Giolitti (15 giugno 1920-4 luglio 1921) subentrò il I Governo Bonomi (4 luglio 1921-26 febbraio 1922). Il 27 giugno 1921 Giolitti aveva rassegnato le dimissioni poiché la maggioranza a sostegno del governo era molto ristretta. Tra i primi provvedimenti proposti dal governo, fu prorogato l'esercizio provvisorio sino al 31 dicembre 1921 (legge 31 luglio 1921, n. 1013) e varata la riforma dell'amministrazione dello Stato, la semplificazione dei servizi e la riduzione del personale (legge 13 agosto 1921, n. 1080).
Il 4 novembre 1921, nell’anniversario della vittoria, si svolse la cerimonia della traslazione della salma del milite ignoto da Aquileia a Roma: fini e organizzazione dell’evento furono stabiliti dalla legge 11 agosto 1921, n. 1075, Per la sepoltura in Roma, sull'Altare della Patria, della salma di un soldato ignoto caduto in guerra.
La vita dei partiti politici democratici iniziò in quel periodo a essere fortemente limitata dal crescendo delle violenze fasciste, cui si aggiunse l’azione repressiva del governo guidato da Mussolini da fine ottobre 1922. Durante il XVIII congresso del Psi a Milano (10-15 ottobre 1921), la mozione massimalista prevalse su quella riformista, dopo la decisione, votata nel III congresso dell’Internazionale a Mosca (22 giugno-12 luglio 1921), di espellere la corrente moderata. Il 4 ottobre 1922, durante il XIX Congresso del Psi, la corrente riformista, facente capo a Filippo Turati, Claudio Treves e Giacomo Matteotti, fondò il Partito socialista unitario.
Durante il III congresso del Partito popolare italiano a Venezia (20-23 ottobre 1921) furono discussi il decentramento amministrativo e la collaborazione con altri partiti. Il 7 dicembre 1921 fu fondata l’Università cattolica del Sacro Cuore.
Il 9 novembre 1921 fu fondato a Roma il Partito nazionale fascista durante il terzo congresso dei Fasci di combattimento.
Nel marzo 1922 si svolse il II congresso del Partito comunista d’Italia, in cui furono approvate le “tesi di Roma” (20-24 marzo 1922).
Il 6 febbraio 1922 salì al soglio pontificio papa Pio XI (al secolo Achille Ratti), dopo la morte di papa Benedetto XV, avvenuta il 22 gennaio 1922.
Nell’autunno 1921 la questione dell’ordine pubblico fu discussa alla Camera dei deputati, dopo il fallimento, nel corso dell’estate, del patto di pacificazione tra fascisti e socialisti, firmato il 3 agosto 1921 alla presenza del presidente della Camera Enrico De Nicola. Alla Camera dei deputati, il 29 novembre 1921, si aprì la discussione su due mozioni, una del gruppo socialista sullo squadrismo fascista e sulle devastazioni di camere del lavoro, sedi di leghe, cooperative e circoli, e una del gruppo fascista sugli scioperi dei pubblici dipendenti e sull’interruzione dei pubblici servizi. La discussione, in cui era intervenuto il 2 dicembre 1921 anche Giacomo Matteotti, si chiuse il 6 dicembre 1921 con un voto di fiducia al Governo e con la votazione della mozione Rocco. Pochi mesi più tardi, a seguito del fallimento della Banca italiana di sconto nel dicembre 1921, il gruppo democratico della Camera ritirò il proprio sostegno al Governo Bonomi, che il 2 febbraio 1922 presentò le dimissioni, confermate il 17 febbraio 1922 dopo un primo rinvio alle Camere da parte del re.
Il I Governo Facta, subentrato il 26 febbraio 1922, ottenne la fiducia della Camera il 18 marzo 1922. Nella primavera-estate 1922 la questione del deterioramento dell’ordine pubblico continuò a essere discussa alla Camera, dove furono presentati atti di sindacato ispettivo sulla situazione nelle province. Al Senato nella discussione sul disegno di legge relativo agli Stati di previsione della spesa del Ministero dell’interno per gli esercizi finanziari 1921-22 e 1922-23, il 9 e il 10 giugno 1922 il presidente del Consiglio Facta e i senatori Ferri, Tanari e Gallini intervennero sulla situazione dell’ordine pubblico nelle province dell’Emilia Romagna e in altre province confinanti. Nel luglio 1922 furono posti all’ordine del giorno della Camera gli scioperi dei servizi ferroviari (5 luglio 1922) e i disordini in varie province (tra cui Viterbo l’11 luglio, Ferrara il 15 luglio, Tolentino e Sestri Ponente il 17 luglio). Il 19 luglio 1922 fu discussa alla Camera la mozione presentata da Filippo Turati sulla tutela della libertà, della casa, della vita dei cittadini e del pieno e libero esercizio del mandato legislativo; il 20 luglio, dopo la votazione dell’ordine del giorno Longinotti di sfiducia al Governo per la mancata pacificazione del paese, Facta comunicò le sue dimissioni.
Il 1° agosto 1922 si costituì il II Governo Facta. Tra il 31 luglio e il 2 agosto 1922 si era svolto lo “sciopero legalitario” indetto dall’Alleanza del lavoro. Nei giorni successivi alla conclusione dello sciopero, tra il 3 e il 4 agosto 1922, si verificarono in numerose città d’Italia aggressioni e devastazioni da parte degli squadristi a danno di circoli e sedi di partito e sindacali. A Milano il 3 agosto 1922 fu assaltato Palazzo Marino, sede del comune, e fu distrutta anche la sede del giornale socialista «Avanti!». I fatti avvenuti a Genova, Parma e Milano furono discussi nella seduta della Camera del 10 agosto 1922.
Il 27 ottobre 1922 il presidente del Consiglio Facta presentò nuovamente le dimissioni, dopo il convegno fascista di Napoli (24 ottobre 1922). A seguito dell’occupazione di stazioni ferroviarie, prefetture, uffici postali e telegrafici da parte di squadre fasciste provenienti da varie regioni d’Italia, il presidente del Consiglio preparò un decreto in cui veniva dichiarato lo stato d’assedio, decreto che il 28 ottobre 1922, giorno della “marcia su Roma”, Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare. A Milano il 30 ottobre fu nuovamente assaltata e devastata la sede dell’«Avanti!». Le devastazioni e gli scontri provocarono numerosi morti e feriti.
Mussolini, giunto a Roma da Milano il 30 ottobre 1922, ricevette da Vittorio Emanuele III l’incarico di formare il nuovo governo, che fu costituito il 31 ottobre 1922. La presentazione alla Camera dei deputati avvenne il 16 novembre 1922 (discorso del bivacco). Con la legge 3 dicembre 1922, n. 1601, furono delegati i pieni poteri al Governo per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione. Tra il dicembre 1922 e il gennaio 1923 furono istituiti il Gran Consiglio del fascismo e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Il 26 febbraio 1923 il Partito nazionale fascista assorbì l’associazione nazionalista.
Nel frattempo nel paese si intensificarono le violenze da parte delle formazioni fasciste. Tra il 18 e il 20 dicembre 1922 fu devastata a Torino la sede del giornale di Antonio Gramsci «Ordine nuovo» e furono incendiati alcuni circoli operai e della locale Camera del lavoro. Piero Gobetti, fondatore l’anno precedente della rivista «La Rivoluzione liberale», fu arrestato nel febbraio 1923 e rilasciato pochi giorni dopo grazie alla difesa di esponenti della cultura, tra cui Benedetto Croce. Tra il febbraio e il marzo 1923 furono arrestati i dirigenti comunisti e altri oppositori dei fascisti: nel febbraio-marzo 1923 furono incarcerati Amadeo Bordiga, Ruggero Greco, Giacinto Menotti Serrati; nel settembre furono arrestati Palmiro Togliatti e Angelo Tasca. Furono vittime di aggressioni anche Giuseppe Emanuele Modigliani (febbraio 1923) e Alfredo Misuri (29 maggio 1923).
Nella primavera del 1923 nel IV congresso del Partito popolare a Torino (12-14 aprile 1923) fu votato un ordine del giorno favorevole al sistema proporzionale nell’elezione della Camera dei deputati e contrario al progetto governativo di riforma elettorale (la cosiddetta legge Acerbo). I membri del governo iscritti al Partito popolare furono convocati da Mussolini il 17 aprile a seguito degli esiti del Congresso e il 23 aprile presentarono le dimissioni. Il 25 aprile 1923 il cardinale Gasparri ricordò ai vescovi italiani la circolare del 2 ottobre 1922 in cui la Santa Sede invitava ad attenersi alla prudenza, evitando atteggiamenti di favoritismo verso i partiti politici. Al congresso di Torino seguirono le dimissioni di Luigi Sturzo da segretario del Partito popolare (10 luglio 1923) e aggressioni fasciste contro organizzazioni cattoliche in numerose città e contro membri del clero, tra cui si ricorda don Giovanni Minzoni, ucciso il 23 agosto 1923 ad Argenta.
Furono oggetto di devastazioni l’abitazione romana di Francesco Saverio Nitti, ex presidente del Consiglio, il 29 novembre 1923 e la sede del giornale «La Giustizia» di Milano, organo del Partito socialista unitario, il 10 dicembre. Il 12 dicembre 1923 furono sospese le pubblicazioni di alcuni giornali di sinistra. Il 26 dicembre il deputato Giovanni Amendola, direttore del giornale «Il Mondo», subì la prima aggressione a Roma.
Sul piano della politica estera e delle vicende internazionali, la conferenza interalleata svoltasi a Cannes tra il 6 e il 13 gennaio 1922 riguardò la revisione dei trattati di pace della prima guerra mondiale e la ricostruzione tedesca. La questione delle riparazioni fu riproposta il 9 dicembre 1922 nella conferenza di Londra, poi, tra il 2 e il 4 gennaio 1923, nella conferenza di Parigi, cui partecipò l’ambasciatore e senatore Pietro Tomasi della Torretta. Alla conferenza seguì l’11 gennaio 1923 l’occupazione del bacino minerario della Ruhr da parte di divisioni francesi e belghe, che durò fino al 25 agosto 1925. Nella conferenza navale di Washington, iniziata nel novembre 1921, furono firmati tre trattati (6 febbraio 1922) riguardanti la consistenza delle flotte di Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Giappone, Francia e Italia, e le relazioni con la Cina e le regioni dell’Oceano Pacifico. La ricostruzione economica e finanziaria nel nuovo assetto mondiale postbellico fu argomento della conferenza di Genova (10 aprile-19 maggio 1922) a cui parteciparono 34 nazioni. Pochi giorni dopo l’apertura della conferenza fu siglato, il 16 aprile 1922, il trattato di Rapallo tra la Germania e l’Urss sulla ripresa delle relazioni diplomatiche e commerciali (cosiddetto secondo trattato di Rapallo). La revisione del trattato di Sèvres stipulato tra gli Stati vincitori del primo conflitto mondiale e la Turchia fu oggetto, nel novembre 1922, della conferenza internazionale di Losanna. I lavori si conclusero con la proclamazione della Repubblica turca nel luglio 1923. Nella stessa estate, il 27 agosto 1923, i soldati italiani inviati a delimitare il confine greco-albanese furono uccisi in un’imboscata a Giannina in Grecia, che provocò, come reazione, l’occupazione italiana di Corfù (31 agosto-27 settembre 1923).
Alcuni trattati e accordi regolarono le relazioni tra Italia e Regno dei serbi, croati e sloveni. Il 23 ottobre 1922 fu firmato l’accordo italo-iugoslavo di Santa Margherita per l’esecuzione delle convenzioni stipulate a Rapallo il 12 novembre 1920 (legge 21 febbraio 1923, n. 281). Il trattato di Roma riguardò la questione della città libera di Fiume (regio decreto-legge 22 febbraio 1924, n. 211, convertito nella legge 10 luglio 1925, n. 1512): a Fiume, nel marzo 1922, il governo Zanella venne rovesciato da ex legionari fascisti e nazionalisti; l'Assemblea costituente fiumana rimase costituita dalla sola minoranza aderente ai partiti annessionisti (21 marzo 1922), mentre la maggioranza dei membri si era rifugiata in Iugoslavia.
Il Parlamento italiano approvò nel corso della legislatura la riforma della Pubblica istruzione (nota come riforma Gentile, dal nome del ministro), realizzata mediante una serie di regi decreti, emanati sulla base della legge delega 3 dicembre 1922, n. 1601, che riguardavano le tabelle organiche del personale della pubblica istruzione (regio decreto 31 dicembre 1922, n. 1679), l’ordinamento e le attribuzioni del ministero della Pubblica istruzione (regio decreto 16 luglio 1923, n. 1753), l’istruzione media e convitti nazionali (regio decreto 6 maggio 1923 nr. 1054), le disposizioni sull’ordinamento dell’istruzione superiore (regio decreto 30 settembre 1923, n. 2102), la riorganizzazione dell’insegnamento elementare (regio decreto 1° ottobre 1923, n. 2185), il riordino degli istituti superiori di magistero (regio decreto 13 marzo 1923, n. 736).
Nello stesso periodo fu emanato il regio decreto-legge 29 marzo 1923, n. 1429, concernente il riconoscimento della giornata lavorativa di otto ore, conformemente alla convenzione della conferenza dell'Organizzazione internazionale del lavoro della Società delle Nazioni di Washington; furono inoltre varati provvedimenti volti a favorire l’efficienza e la modernizzazione dei servizi e dei rapporti sociali, come la concessione del servizio telefonico a società private (regio decreto 8 febbraio 1923, n. 399) e l’abolizione del monopolio statale sulle assicurazioni sulla vita (regio decreto 29 aprile 1923, n. 966).
La legge 18 novembre 1923, n. 2444 (legge Acerbo, dal nome del deputato Giacomo Acerbo) previde l’adozione del sistema maggioritario all’interno di un collegio unico nazionale e il premio di maggioranza di due terzi dei seggi alla lista con il maggior numero di voti (356) mentre i seggi restanti (179) venivano ripartiti su base proporzionale tra le liste rimaste in minoranza.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/26/resoconti-elenco-cronologico
27° Legislatura del Regno d'Italia (dal 24 maggio 1924 al 21 gennaio 1929)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXVII legislatura si svolsero in Senato 215 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona nella seduta d’inaugurazione del 24 maggio 1924 riguardò principalmente la riforma dei codici di diritto civile, di commercio e per la marina mercantile. Tommaso Tittoni fu confermato presidente del Senato con il 31 maggio 1924.
Due settimane dopo l’inizio della legislatura, il 10 giugno 1924, il deputato Giacomo Matteotti fu aggredito e rapito a Roma sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, poco distante dalla sua abitazione, e brutalmente assassinato da alcuni sicari fascisti. Matteotti, nel precedente discorso pronunciato alla Camera dei deputati il 30 maggio 1924, aveva chiesto l’annullamento dei risultati delle elezioni del 6 aprile per brogli e irregolarità. Il corpo di Matteotti fu rinvenuto due mesi più tardi, il 16 agosto, nella macchia della Quartarella a Roma. Le vicende processuali seguite al delitto, che per la sua efferatezza provocò un’ondata di proteste e sdegno nel paese e all’estero, si conclusero definitivamente soltanto dopo la caduta del fascismo, con la sentenza di condanna definitiva emessa dalla Corte d’assise di Roma il 4 aprile 1947. Le sentenze (il rinvio a giudizio della Sezione d’accusa di Roma del 1° dicembre 1925 e la sentenza nel processo di Chieti del 24 marzo 1926) erano state dichiarate giuridicamente inesistenti dalla seconda sezione penale della Corte di cassazione in base al decreto luogotenenziale 27 luglio 1944, n. 159. Nell’Aula del Senato il presidente Tommaso Tittoni parlò della scomparsa di Matteotti nella seduta del 24 giugno 1924. Presso il Senato del Regno, che aveva funzione di Alta Corte di giustizia per i reati di cui erano accusati i ministri o i senatori, fu istituito il procedimento penale a carico di Emilio De Bono, senatore e capo della polizia, a seguito della denuncia presentata da Giuseppe Donati, direttore del giornale «Il Popolo». Per gli atti del processo De Bono si rinvia al fascicolo conservato all’Archivio storico del Senato e pubblicato nella seguente pagina web:
https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/ufficio-alta-corte-giustizia-e-degli-studi-legislativi/IT-SEN-002-000120/de-bono-emilio
Il 27 giugno 1924 alla Camera dei deputati iniziò la secessione dell’Aventino: l’opposizione parlamentare, guidata da Giovanni Amendola, Filippo Turati e Luigi Sturzo, deliberò di astenersi dai lavori parlamentari fino al ripristino della legalità. I deputati del gruppo comunista ripresero a frequentare i lavori della Camera il 26 novembre 1924. Il gruppo popolare e il gruppo demosociale deliberarono di rientrare in Aula due anni più tardi, ma il 16 gennaio 1926, in occasione della morte della regina madre Margherita di Savoia, fu loro impedito l’ingresso alla Camera da parte dei deputati fascisti.
Il 30 novembre 1924 si svolse a Milano il convegno delle opposizioni, al quale presero parte Turati, De Gasperi, Gronchi, Treves e Amendola e in cui fu posta la questione morale. Il 3 gennaio 1925 Mussolini intervenne alla Camera dichiarando di assumersi «la responsabilità politica, morale, storica di quanto avvenuto», con riferimento al delitto Matteotti. Pochi giorni dopo alcuni ministri (Salandra, Casati, Oviglio e Sarrocchi) si dimisero. L’8 gennaio 1925 un manifesto di risposta al discorso del 3 gennaio 1925 fu letto nell’Assemblea dalle opposizioni. Nella primavera venne pubblicato il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce (1° maggio 1925) e pubblicato su «Il Mondo», in risposta al manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile (21 aprile 1925).
Nell’ambito della politica interna, si svolsero il congresso del Partito liberale a Livorno il 4 ottobre 1924 e, tra il 28 e il 30 giugno 1925, l’ultimo congresso nazionale del Partito popolare italiano. Nel convegno, di cui furono relatori Alcide De Gasperi e Umberto Tupini, fu letta una lettera di adesione inviata da Luigi Sturzo, già in esilio a Londra. Il III congresso del Partito comunista si svolse a Lione in modo clandestino il 21 gennaio 1926. L’anno successivo, il 10 aprile 1927, si costituì la Concentrazione antifascista a Nérac in Francia. Il Partito socialista unitario fu sciolto nel novembre 1925 e diede poi origine al Partito socialista dei lavoratori italiani.
Numerosi uomini politici e intellettuali antifascisti furono costretti all’espatrio: tra questi, il già menzionato Luigi Sturzo, espatriato a Londra dal 25 ottobre 1924 su richiesta del cardinale Gasparri, Gaetano Salvemini, rifugiato in Francia dall’agosto 1925, Giovanni Amendola, morto a Cannes il 7 aprile 1926 dopo essere espatriato a seguito dell’aggressione fascista subita a Montecatini il 25 luglio 1925, Claudio Treves, che emigrò a Parigi nel novembre 1926, Giuseppe Saragat, in esilio a Vienna dal novembre 1926, poi a Parigi dal 1930, Pietro Nenni, a Parigi dal 1926, Filippo Turati, a Parigi dall’11 dicembre 1926. Piero Gobetti, che aveva subito un’aggressione fascista il 5 settembre 1924, morì a Parigi il 15 febbraio 1926, pochi giorni dopo il suo arrivo. Carlo Sforza, emigrato nel 1927 negli Stati Uniti, fu tra i promotori della Mazzini society.
Il governo fascista emanò provvedimenti repressivi della libertà di stampa e dell’attività dei giornali sin dal 1924 (regio decreto-legge 10 luglio 1924, n. 1081 sulla vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche; leggi 31 dicembre 1925, nn. 2307-2309). Numerosi giornali vennero sospesi o sequestrati dopo che fu sventato l’attentato di Tito Zaniboni e Luigi Capello a Mussolini a Roma il 4 novembre 1925. L’8 novembre 1925 fu pubblicato l’ultimo numero del giornale «La Rivoluzione liberale» di Piero Gobetti, fondato nel marzo 1924. Fu chiuso anche il periodico «Non Mollare», pubblicato a Firenze tra il gennaio e l’ottobre 1925 da Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli.
Il 2 ottobre 1925 le commissioni interne di fabbrica vennero abolite e fu firmato il patto di Palazzo Vidoni tra la Confindustria e la Confederazione delle corporazioni fasciste. Con la legge 3 aprile 1926, n. 563, fu stabilita una magistratura del lavoro e riconosciuto giuridicamente il solo sindacato fascista. Il 22 aprile 1927 venne approvata la Carta del lavoro.
Tra il 1925 e il 1926 le cosiddette leggi fascistissime riguardarono l’ordinamento e l’attività di associazioni, enti e istituti (legge 26 novembre 1925, n. 2029), le attribuzioni e le prerogative del presidente del Consiglio, che assunse il titolo di capo del governo (legge 24 dicembre 1925, n. 2263), e la facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche (legge 31 gennaio 1926, n. 100). La legge 31 gennaio 1926, n. 108, di modifica alla legge sulla cittadinanza, introduceva severe misure punitive contro i fuoriusciti politici. Fu delegata al governo la facoltà di emendare il codice penale, il codice di procedura penale, le leggi sull'ordinamento giudiziario e il codice civile (legge 24 dicembre 1925, n. 2260).
Il podestà di nomina prefettizia sostituì il sindaco elettivo nei comuni con popolazione non eccedente i 5000 abitanti (legge 4 febbraio 1926, n. 237), poi la misura fu estesa a tutti i comuni (regio decreto-legge 3 settembre 1926, n. 1910, convertito nella legge 2 giugno 1927, n. 957). Con regio decreto-legge 28 ottobre 1925, n. 1949, convertito nella legge 16 giugno 1927, n. 1113, fu istituito il governatorato di Roma.
Furono approvate altre leggi eccezionali dopo gli attentati a Mussolini del 1926: il 7 aprile a Roma da parte di Violet Gibson, l’11 settembre a Roma da parte di Guido Lucetti, il 31 ottobre a Bologna da parte di Anteo Zamboni. Il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848) disponeva il rafforzamento dell’autorità dei prefetti, lo scioglimento dei partiti, delle organizzazioni e associazioni, e l’istituzione del confino di polizia. Con la legge 25 novembre 1926, n. 2008, sui Provvedimenti per la difesa dello Stato, fu reintrodotta la pena di morte per gli attentatori alla vita e integrità personale del re e dei membri della famiglia reale, ed erano previste la confisca dei beni ai fuoriusciti e la perdita della nazionalità. Fu istituito il tribunale speciale per la difesa dello Stato. Antonio Gramsci, arrestato l’8 novembre 1926 con i deputati del gruppo parlamentare comunista, e inviato al confino di polizia a Ustica il 7 dicembre 1926, fu processato nel 1928 insieme a Umberto Terracini, con numerosi altri accusati, dal tribunale speciale per la difesa dello Stato. Il processo iniziò il 24 maggio 1928. Gramsci fu condannato a venti anni di carcere. Il 9 novembre 1926 i deputati antifascisti aventiniani vennero dichiarati decaduti dalla carica. Fu istituito un servizio speciale di investigazione politica con regio decreto-legge 6 novembre 1926, n. 1903 (convertito nella legge 22 gennaio 1928, n. 405), e si pose mano al riordinamento del personale dell'amministrazione della pubblica sicurezza e dei servizi di polizia con il regio decreto-legge 9 gennaio 1927, n. 33 (convertito in legge 22 dicembre 1927, n. 2493).
Furono in seguito approvate la legge 9 dicembre 1928, n. 2693, sull’ordinamento e le attribuzioni del Gran consiglio del fascismo, e la legge 17 maggio 1928, n. 1019, di modifica alla rappresentanza politica in senso plebiscitario. Con quest’ultimo provvedimento il numero dei deputati fu portato a 400 e si stabilì che i candidati fossero scelti dal Gran consiglio del fascismo. Nella discussione alla Camera il 16 marzo 1928 intervenne Giolitti, che sottolineò il contrasto tra la rappresentanza politica proposta e lo Statuto albertino.
L’atteggiamento del fascismo con la Chiesta cattolica oscillò nel corso della legislatura tra concorrenza ideologica e collaborazione: incentrato sulle relazioni tra lo Stato e la Chiesa fu il discorso sulla condotta dei cattolici nella vita politica, pronunciato il 9 settembre 1924 da papa Pio XI davanti alla Federazione universitari cattolici italiani (Fuci). Nel chirografo al cardinale Gasparri del 18 febbraio 1926, Pio XI obiettava che una legge in materia ecclesiastica non potesse essere elaborata unilateralmente dalle autorità secolari senza la partecipazione della Santa Sede. A partire dal 6 agosto 1926 furono avviati colloqui tra le autorità italiane e vaticane per rinegoziare gli accordi tra lo Stato italiano e la Santa Sede: Domenico Barone per la parte italiana e Francesco Pacelli, fratello del futuro papa Pio XII, furono i primi interlocutori dei colloqui, caratterizzati da intese, ma anche da interruzioni e contrasti, in particolare sulla questione dell’educazione dei giovani. Nel novembre 1928 si aprirono le trattative ufficiali per gli accordi tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, conclusi l’11 febbraio 1929 con la firma dei Patti lateranensi.
Con la legge 3 aprile 1926, n. 2247, fu istituita l’Opera nazionale Balilla, in concorrenza con l’Azione cattolica italiana. Con i regi decreti-legge 9 gennaio 1927, nn. 5 e 6, convertiti nella legge 2 giugno 1927, n. 1115, furono sciolte le organizzazioni giovanili non facenti capo all’Opera nazionale Balilla. L’Associazione dei giovani esploratori cattolici italiani, benché esclusa dal provvedimento di scioglimento, fu sottoposta a limitazioni, non potendo istituire nuove formazioni e organizzazioni nei comuni inferiori ai 20 mila abitanti, a meno che non fossero capoluoghi di provincia.
Con regio decreto-legge 9 aprile 1928, n. 696, le organizzazioni giovanili non fasciste furono sciolte e confluirono nell’Opera nazionale Balilla. Disapprovando la tendenza del regime fascista ad egemonizzare l’associazionismo giovanile, il 15 aprile 1928 il papa, in un intervento al consiglio nazionale degli uomini cattolici, sostenne il ruolo della Chiesa nell’educazione e il diritto dei genitori a scegliere l’educazione dei figli. Il 14 maggio 1928 Mussolini chiarì che le associazioni giovanili cattoliche erano escluse dai provvedimenti di scioglimento. l’Associazione scautistica cattolica italiana fu comunque sciolta il 6 maggio 1928; alcuni reparti continuarono ad operare nella clandestinità.
La politica economica e finanziaria del governo mussoliniano fu ampiamente discussa in Parlamento. Nella seduta in Senato del 25 marzo 1925 i senatori Ugo Ancona, Maggiorino Ferraris, Achille Loria intervennero sulla riforma tributaria, sulla circolazione della lira, sul debito fluttuante, e sugli stati di previsione della spesa del ministero delle Finanze e dell’esercizio finanziario del 1924-1925.
Con il regio decreto 24 luglio 1925, n. 1229, furono ripristinati i dazi doganali sul frumento, sui cereali minori e sui prodotti derivati: il provvedimento fu parte integrante della cosiddetta battaglia del grano. Si legiferò anche per favorire l’aumento della produzione granaria (regi decreti-legge 29 luglio 1925, nn. 1313-1317, poi convertiti nella legge 18 marzo 1926, n. 562). Con la legge 24 dicembre 1928, n. 3134, fu approntato il piano per la bonifica integrale.
Per stabilizzare la lira venne autorizzata, con regio decreto-legge 18 novembre 1925, n. 1964 (legge di conversione del 10 dicembre 1925, n. 2252), l'emissione di un prestito di 100 milioni di dollari da parte della Banca Morgan. La rivalutazione della lira nei confronti della sterlina, adottata nel 1926 (la cosiddetta quota 90), fu istituzionalizzata con regio decreto-legge 21 dicembre 1927, n. 2325 (convertito nella legge 7 giugno 1928, n. 1453), riguardante la cessazione del corso forzoso e la convertibilità in oro dei biglietti della Banca d'Italia. Con regio decreto 15 giugno 1926, n. 1195, fu approvata la convenzione con la Banca d'Italia per unificare il servizio di emissione dei biglietti di banca, stipulata il 6 maggio 1926.
Con regio decreto-legge 3 aprile 1926, n. 556, fu istituita l’Azienda generale italiana petroli (Agip); il decreto venne convertito nella legge 25 giugno 1926, n. 1262.
La politica demografica del fascismo fu supportata da una serie di provvedimenti, tra i quali l’istituzione dell’imposta sul celibato (regio decreto-legge 19 dicembre 1926, n. 2132, convertito nella legge 22 dicembre 1927, n. 2492), la concessione di esenzioni tributarie alle famiglie numerose (legge 14 giugno 1928, n. 1312), la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia (legge 10 dicembre 1925, n. 2277), la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli (legge 17 dicembre 1925, n. 2306).
Sul piano internazionale, i primi anni del governo fascista furono caratterizzati da una ricerca di collaborazione e di equilibrio: il mantenimento della pace e la soluzione dei problemi collegati ai trattati di pace furono i temi principali delle conferenze internazionali dell’epoca. Dal 16 luglio al 16 agosto 1924 si svolse la conferenza di Londra, in cui fu approvato il piano Dawes per una soluzione della questione delle riparazioni tedesche.
Nello stesso anno furono ratificati i trattati firmati dal governo italiano a Losanna il 24 luglio 1923 e a Parigi il 23 novembre 1923. Con il trattato di Losanna veniva modificato il trattato di pace di Sèvres fra gli stati dell'Intesa e la Turchia (regio decreto-legge 28 agosto 1924, n. 1354, convertito nella legge 18 marzo 1926, n. 562). La convenzione di Parigi riguardava la riparazione dei danni da parte della Turchia (regio decreto-legge 31 gennaio 1924, n. 490, convertito nella legge 11 giugno 1925, n. 2590).
Con regio decreto-legge 2 marzo 1926, n. 323, convertito nella legge 14 aprile 1927, n. 2835, furono approvati gli atti internazionali conclusi il 16 ottobre 1925 alla conferenza di Locarno fra l'Italia, il Belgio, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Polonia e la Cecoslovacchia. Il protocollo finale fu firmato a Locarno nella stessa data, mentre il trattato venne firmato a Londra il 1° dicembre 1925. I patti avevano lo scopo di creare un clima di distensione e scongiurare lo scoppio di una nuova guerra in Europa.
Il 27 agosto 1928 venne firmato il patto di Parigi, proposto dal segretario di Stato americano Frank Billings Kellogg e dal ministro degli esteri francese Aristide Briand. Gli Stati firmatari originari erano 15: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Belgio, Polonia, Cecoslovacchia, Irlanda, India, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. Il trattato stabiliva la condanna del ricorso alla guerra per la soluzione delle controversie internazionali e affermava il ricorso a mezzi pacifici per la composizione delle dispute e dei conflitti.
A seguito dell’azione svolta nel promuovere tali trattati fu conferito il premio Nobel per la pace nel 1925 ad Austen Chamberlain (per i trattati di Locarno) e a Charles Gates Dawes, nel 1926 ad Aristide Briand e Gustav Stresemann (trattati di Locarno), nel 1929 a Frank Billings Kellogg.
Il 15 luglio 1924 la Gran Bretagna cedette con una convenzione all’Italia i territori dell’Oltre-Giuba: la ratifica avvenne mediante il regio decreto-legge 15 agosto 1924, n. 1547, convertito nella legge 15 luglio 1926, n. 1587.
L'Unione Sovietica fu riconosciuta con il trattato firmato a Roma il 7 febbraio 1924 (regio decreto-legge 14 marzo 1924, n. 342, convertito nella legge 31 gennaio 1926, n. 1119).
Italia e Albania firmarono un trattato a Tirana per la conservazione dello status quo il 27 novembre 1926 (regio decreto-legge 9 dicembre 1926, n. 2063, convertito nella legge 6 gennaio 1928, n. 1769). Il 22 novembre 1927 fu firmato, sempre a Tirana, un trattato di alleanza difensiva (legge 18 dicembre 1927, n. 2633). Fu data quindi esecuzione al trattato di amicizia tra l’Italia e l'Impero Etiopico, firmato in Addis-Abeba il 2 agosto 1928 con Hailé Selassié (regio decreto legge 9 dicembre 1928, n. 3303, convertito nella legge 8 luglio 1929, n. 1300). Fu infine data esecuzione al protocollo finale della conferenza di Parigi del 25 luglio 1928 sullo statuto di Tangeri (regio decreto-legge 25 agosto 1928, n. 2028, convertito nella legge 24 dicembre 1928, n. 3501).
L’ordinamento politico e amministrativo della Tripolitania e della Cirenaica fu regolato dalla legge 26 giugno 1927, n. 1013 e dal regio decreto 31 agosto 1928, n. 2302.
Furono, questi, gli anni che videro l’avvio delle trasmissioni tramite radiodiffusione. In Italia l’Unione radiofonica italiana, fondata il 27 agosto 1924, fu concessionaria delle radiodiffusioni fino al 1927; alla fine di quell’anno l’Uri fu trasformato nell’Ente italiano per le audizioni radiofoniche. Negli stessi anni furono fondati l’Istituto Luce (1924) e l’Istituto Giovanni Treccani per la pubblicazione dell’Enciclopedia italiana (1925).
Il 25 aprile 1926 Arturo Toscanini diresse alla Scala di Milano l’opera incompiuta Turandot di Giacomo Puccini, scomparso a Bruxelles il 24 novembre 1924. Puccini era stato nominato senatore il 18 settembre 1924 e morì il 29 novembre 1924, prima di prestare giuramento davanti all’Assemblea dei senatori. Tra il 10 e il 15 maggio 1926 si svolse la prima spedizione polare con il dirigibile Norge a cui parteciparono esploratori di Italia, Norvegia e Stati Uniti (Nobile, Amundsen, Larsen, Ellsworth). Due anni dopo, durante la seconda spedizione, il dirigibile Italia precipitò, provocando la morte di numerosi componenti della spedizione, tra cui lo stesso Amundsen.
Nel campo della letteratura, il 1° gennaio 1926 fu pubblicato il primo numero della rivista «Solaria», pubblicata fino al 1936. Il 10 novembre 1927 fu conferito il premio Nobel per la letteratura alla scrittrice Grazia Deledda.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/27/resoconti-elenco-cronologico
28° Legislatura del Regno d'Italia (dal 20 aprile 1929 al 19 gennaio 1934)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXVIII legislatura si svolsero in Senato 207 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona, nella seduta d’inaugurazione del 20 aprile 1929, riguardò principalmente i patti lateranensi firmati a Roma l’11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, ai quali seguì lo scambio delle ratifiche il 7 giugno 1929 e dai quali nacque lo Stato della Città del Vaticano.
Nei primi mesi della legislatura il trattato con la Santa Sede, i quatto allegati annessi e il concordato furono ratificati con la legge 27 maggio 1929, n. 810. Furono anche approvate le disposizioni sugli effetti del matrimonio religioso (legge 27 maggio 1929, n. 847), sugli enti ecclesiastici e sulle amministrazioni civili dei patrimoni destinati a fini di culto (legge 27 maggio 1929, n. 848), sull'esercizio dei culti ammessi nello Stato e sul matrimonio celebrato davanti ai ministri dei vari culti (legge 24 giugno 1929, n. 1159). Con regio decreto 17 giugno 1929, n. 1146, fu istituita l’ambasciata italiana presso la Santa Sede. L’anno successivo, il 7 febbraio 1930, Eugenio Pacelli fu nominato alla Segreteria di Stato vaticana.
Il 19 marzo 1931 ripresero i contrasti tra Stato italiano e Chiesa cattolica sulla questione educativa dei giovani, ai quali Pio XI aveva dedicato l’enciclica Divini illusi magistri il 31 dicembre 1929. Un anno più tardi i circoli cattolici piemontesi subirono devastazioni e violenze da parte dello squadrismo fascista. Il 30 maggio 1931 la Federazione universitaria cattolica italiana e i circoli dell’Azione cattolica furono sciolti dal governo fascista, nonostante l’appello in difesa dell’Azione cattolica contenuto nel chirografo di Pio XI, inviato il 26 aprile 1931 all’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster, cui seguì la pubblicazione dell’enciclica Non abbiamo bisogno il 29 giugno 1931. In seguito all’accordo tra il papa e Mussolini, raggiunto il 2 settembre 1931, fu riformato lo statuto dell’Azione cattolica. Nel settembre 1932 sorse il Movimento dei laureati cattolici fondato da Iginio Righetti, che ne fu segretario centrale, e da Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI.
I perseguitati politici emigrati all’estero iniziarono a costituire in quegli anni una fitta rete di organizzazioni antifasciste: nel luglio del 1929 fu fondato a Parigi il movimento Giustizia e libertà, formato da diverse componenti, in prevalenza liberali e socialiste; tra i fondatori si ricordano Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Fausto Nitti, fuggiti dal confino di Lipari nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1929. Al movimento appartennero anche Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Francesco Fancello. Nel gennaio 1932 fu pubblicato il primo numero dei «Quaderni di Giustizia e Libertà».
Il 30 ottobre 1930 furono arrestati in Italia numerosi componenti del movimento, che agivano in clandestinità. Riccardo Bauer, Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, Lidia Bevilacqua furono processati nel maggio 1931 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato: Riccardo Bauer ed Ernesto Rossi furono condannati a vent’anni di reclusione, Ferruccio Parri fu inviato al confino.
Tra il 18 e il 20 novembre 1930 si svolse a Lugano il processo a Giovanni Bassanesi, membro di Giustizia e Libertà in esilio in Francia. Bassanesi fu processato a causa dell’epilogo di un volo dimostrativo su Milano compiuto con Gioacchino Dolci l'11 luglio 1930. L’aereo infatti era precipitato in territorio svizzero durante il ritorno. Bassanesi fu condannato a quattro mesi di detenzione, mentre gli altri imputati furono prosciolti. Nel 1931 con l’accordo di Parigi Giustizia e Libertà entrò nella Concentrazione antifascista. Tra il dicembre 1931 e il gennaio 1932, furono arrestati a Torino i giellini Mario Andreis e Luigi Scala, mentre Aldo Garosci si rifugiò a Parigi. Nel marzo 1934 l’arresto di svariati membri torinesi di Giustizia e Libertà segnò l’inizio della campagna antisemita in Italia: l’11 marzo furono infatti arrestati Sion Segre e Mario Levi; nei giorni successivi furono arrestati dall’Ovra, la polizia segreta fascista, numerosi componenti ebrei di Giustizia e Libertà, tra cui Leone Ginzburg, Carlo Levi, Carlo Mussa Ivaldi, Giuliana Segre, Marco Segre, Attilio Segre.
Il 10 gennaio 1930 il Partito comunista d’Italia in esilio a Parigi decise di ricostituire un “centro interno” in Italia: la decisione fu caldeggiata da Palmiro Togliatti e Luigi Longo, mentre ad essa erano contrari Alfonso Leonetti, Pietro Tresso e Paolo Ravazzoli, poi espulsi dal partito il 9 giugno 1930.
Amadeo Bordiga fu espulso dal Partito comunista nel marzo 1930, perché favorevole a Trockij; a Ignazio Silone toccò la stessa sorte il 4 luglio 1931, perché contrario all’espulsione di Trockij e Zinov’ev, e inoltre perché avverso al regime dittatoriale di Stalin instaurato dopo la morte di Lenin nel 1924.
Data la persecuzione protratta da parte del regime fascista, i partiti e i movimenti antifascisti italiani non poterono che organizzare all’estero i loro congressi e gli incontri di coordinamento. Dal 14 al 21 aprile 1931 si svolse tra Colonia e Düsseldorf il IV congresso del Partito comunista d’Italia. Tra il 4 e il 6 giugno 1933 si svolse a Parigi un congresso antifascista.
Per quanto riguarda il partito socialista, il 16 marzo 1930 al congresso di Grenoble avvenne una scissione dovuta all’opposizione alla fusione con i socialisti riformisti da parte dell’ala di Angelica Balabanov.
Il 1° luglio 1930 si era formata l’Alleanza nazionale, movimento antifascista di idee liberali-costituzionali animato da Mario Vinciguerra, Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, Lauro De Bosis, Umberto Zanotti Bianco.
Il 7 e 8 settembre 1930 i gruppi della Concentrazione antifascista strinsero un patto d’unione e d’azione, che prevedeva anche la costituzione di un governo repubblicano. Nel marzo 1932 il partito repubblicano uscì dalla Concentrazione antifascista per poi rientrarvi nell’aprile 1933. La Concentrazione antifascista si sciolse il 5 maggio 1934.
Numerose furono le personalità politiche arrestate dopo il rientro in Italia dal temporaneo esilio. Tra queste: Sandro Pertini, condannato dal Tribunale speciale il 30 novembre 1929; Camilla Ravera, arrestata il 10 luglio del 1930 ad Arona insieme ad altri dirigenti comunisti, condannati il 30 ottobre 1930 a pene tra i dieci e i quindici anni di reclusione; Pietro Secchia, arrestato il 3 aprile 1931 a Torino e condannato il 2 dicembre 1931 a diciotto anni di reclusione; Mario Vinciguerra, arrestato nel novembre 1930. Il 28 novembre 1930 furono arrestati a Napoli Manlio Rossi Doria ed Emilio Sereni, condannati a quindici anni dal Tribunale speciale. Antonio Gramsci fu trasferito dal carcere di Turi a quello di Civitavecchia, quindi a Formia (novembre 1933) per il peggiorare delle condizioni di salute.
Il 29 marzo 1932 scomparve a Parigi Filippo Turati; Claudio Treves morì l’11 giugno 1933.
Il 25 ottobre 1929 il crollo della Borsa di New York segnò l’inizio di una grave crisi economica di carattere mondiale: la grande depressione. Nella tornata del 24 giugno 1930, le questioni economiche e finanziarie furono trattate in un’ampia discussione, nella quale il senatore Federico Ricci intervenne sui temi della crisi dei consumi e della distribuzione, del fenomeno dell’esportazione all’estero della sovraproduzione interna a prezzi inferiori rispetto a quelli sul mercato interno (dumping), dell’innalzamento di barriere doganali e del problema del disavanzo del bilancio.
Tra i provvedimenti di tipo economico e finanziario, furono emanati nel corso della legislatura alcuni decreti sulle emissioni di buoni del Tesoro novennali (regio decreto-legge 5 maggio 1931, n. 450, convertito nella legge 18 giugno 1931, n. 892; regio decreto-legge 21 marzo 1932, n. 230, convertito nella legge 6 giugno 1932, n. 770; regio decreto-legge 20 aprile 1932, n. 332; regio decreto-legge 7 gennaio 1934, n. 3, convertito nella legge 25 gennaio 1934, n. 539). Al governo fu attribuita la facoltà di determinare quali industrie fossero dichiarate fondamentali per la fabbricazione di prodotti essenziali alla difesa dello Stato (regio decreto-legge 18 novembre 1929, n. 2488, convertito nella legge 18 dicembre 1930, n. 1808). Furono approvate norme per la migrazione e la colonizzazione interne (legge 9 aprile 1931, n. 358), per la migrazione verso i territori coloniali o verso le aree di bonifica, dove furono costituiti nuovi comuni, come Latina (regio decreto-legge 22 settembre 1932, n. 1343, convertito nella legge 27 dicembre 1932, n. 1992, e decreto luogotenenziale 9 aprile 1945, n. 270) e Sabaudia (regio decreto-legge 4 agosto 1933, n. 1071, convertito nella legge 29 gennaio 1934, n. 200).
Fu disposta la costituzione di consorzi obbligatori fra gli esercenti dei vari rami dell'industria siderurgica (regio decreto-legge 31 dicembre 1931, n. 1670, convertito nella legge 30 maggio 1932, n. 753).
Uno dei più grandi problemi del sistema bancario in questo scenario di crisi economica era costituito dall’inesigibilità dei crediti nei confronti delle industrie. Con regio decreto-legge 13 novembre 1931, n. 1398 (convertito nella legge 15 dicembre 1932, n. 1581) fu costituito l'Istituto mobiliare italiano per la concessione di mutui e per regolare le partecipazioni azionarie in imprese private italiane; alla presidenza dell’Imi fu nominato il senatore Teodoro Mayer. L’Istituto per la ricostruzione industriale fu istituito con regio decreto-legge 23 gennaio 1933, n. 5 (convertito nella legge 3 maggio 1933, n. 512). L’Iri assumeva le gestioni che erano state di competenza dell'Istituto di liquidazioni. La Banca nazionale del lavoro divenne un istituto di credito di diritto pubblico con regio decreto-legge 18 marzo 1929, n. 416 (convertito nella legge 8 luglio 1929, n. 1271). Entrarono in vigore il testo unico delle leggi sulla riscossione delle imposte dirette (regio decreto-legge 6 novembre 1930, n. 1465, convertito nella legge 18 maggio 1931, n. 802) e il testo unico per la finanza locale (regio decreto-legge 14 settembre 1931, n. 1175, convertito nella legge 3 luglio 1930, n. 1004).
Con la legge 20 marzo 1930, n. 206, fu riformato il Consiglio nazionale delle corporazioni, che si occupava di rapporti di lavoro economici e di questioni assistenziali.
Nel corso della ventottesima legislatura furono approvate svariate leggi di contenuto assistenziale e sociale, tra la queli la legge sull’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali (regio decreto 13 maggio 1929, n. 928 e legge 13 dicembre 1928, n. 2832); la legge sugli orari di lavoro nelle aziende e per l’introduzione della giornata lavorativa di otto ore (legge 16 marzo 1933, n. 527); la riforma dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e infanzia, riorganizzata con legge 13 aprile 1933 n. 298; i provvedimenti istitutivi dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), precedentemente Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (regio decreto-legge 27 marzo 1933, n. 371, convertito nella legge 3 gennaio 1934, n. 166).
Il 1° luglio 1931 entrò in vigore il nuovo codice penale, anche noto con il nome del ministro guardasigilli Alfredo Rocco. Il codice Rocco reintrodusse la pena di morte, abolita dal codice Zanardelli del 1890, e un forte inasprimento delle sanzioni penali (regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, per la riforma del codice penale; e regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1399, per la riforma del codice di procedura penale; la legge di delega al governo in materia di riforma di codici risaliva alla precedente legislatura: legge 24 dicembre 1925, n. 2260).
Con la legge 15 dicembre 1930, n. 1696, le norme per la promulgazione delle leggi furono modificate con l’aggiunta della controfirma del capo del governo, accanto alle firme del re e del ministro proponente. Nel 1931 fu prescritto per i professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista nell’ambito delle disposizioni sull'istruzione superiore (regio decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227, convertito con modificazioni nella legge 16 giugno 1932, n. 812). Tra i professori che non giurarono vi furono Francesco Ruffini, Mario Carrara, Lionello Venturi, Gaetano De Sanctis, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Ernesto Buonaiuti, Giorgio Errera, Vito Volterra, Giorgio Levi della Vida, Edoardo Ruffini Avondo, Fabio Luzzatto, Antonio De Viti De Marco, Giuseppe Antonio Borgese assente dall’Italia. Vittorio Emanuele Orlando richiese il collocamento a riposo per non essere obbligato al giuramento. Poiché Pio XI era contrario al giuramento, la Chiesa cattolica concesse libertà di scelta ai docenti cattolici. I professori cattolici che non giurarono furono Agostino Gemelli, Francesco Rovelli, Giovanni Soranzo e Mario Rotondi.
Per quanto riguarda il panorama internazionale e i rapporti tra gli Stati, tra il 1929 e il 1934 proseguirono le conferenze sulle riparazioni di guerra e il disarmo. La situazione internazionale venne complicata dalla preoccupazione crescente per l’affermazione del nazismo in Germania, dopo le elezioni del 14 settembre 1930. Anche in Austria e in Portogallo furono instaurati i regimi dittatoriali rispettivamente di Engelbert Dolfuss (20 maggio 1932) e Antonio Salazar (5 luglio 1932).
In Germania pochi mesi dopo la rielezione di Hindenburg alla presidenza della Repubblica tedesca (10 aprile 1932), Hitler divenne cancelliere (30 gennaio 1933). Dopo la sospensione delle garanzie costituzionali e l’incendio del Reichstag (27 febbraio 1933), si verificò un crescendo di devastanti violenze e di manifestazioni di antisemitismo da parte dei nazisti.
In Italia il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Angelo Sacerdoti, espresse a Mussolini la preoccupazione per gli avvenimenti in Germania, dove il 14 luglio 1933 il partito nazionalsocialista divenne partito unico.
Con il protocollo dell’Aia del 31 agosto 1929 fu approvato il piano Young sulle riparazioni della Germania, accettato dalla Germania il 12 marzo 1930 e ratificato il 20 gennaio 1930 alla Conferenza dell’Aia. Un’ampia discussione sulle moratorie delle riparazioni di guerra fu svolta nell’Aula del Senato il 3 giugno 1932 nell’ambito della presentazione dello Stato di previsione della spesa del ministero degli Affari esteri per l’esercizio finanziario del 1932-1933. Anche alla Conferenza di Losanna (16 giugno-9 luglio 1932) fu discussa la questione delle riparazioni tedesche, con proposta di ulteriori riduzioni. Le possibilità di un accordo internazionale contro la crisi finanziaria furono discusse nella Conferenza economica e monetaria internazionale di Londra (15-27 giugno 1933). Negli Stati Uniti il presidente Franklin Delano Roosevelt avviò il New Deal, un radicale programma di riforme economiche anticrisi.
Il 27 luglio 1929 era stata firmata a Ginevra la convenzione per i feriti e i malati durante le guerre e il trattamento dei prigionieri di guerra, ratificata con regio decreto 23 ottobre 1930, n. 1615. Il 31 maggio 1929 era stata firmata la convenzione di Londra per la sicurezza della vita umana in mare, ratificata con legge 31 marzo 1932, n. 718. La questione degli armamenti navali fu trattata nella conferenza di Londra (21 gennaio-22 aprile 1930), che auspicò una riduzione dell’impiego di sottomarini. Il 2 febbraio 1932 si aprì a Ginevra la conferenza sul disarmo, i cui lavori furono più volte interrotti. La Germania abbandonò la Conferenza sul disarmo e nell’ottobre 1933 uscì dalla Società delle Nazioni. Nei mesi precedenti, anche il Giappone aveva abbandonato la Società delle Nazioni, dopo aver invaso la Manciuria nel 1931. Il 7 giugno 1933 Mussolini propose un patto a quattro tra Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania, firmato a Roma il 15 luglio 1933 e ratificato dall’Italia con regio decreto 29 luglio 1933, n. 941. Il patto non fu mai applicato. Tra le sue clausole, un articolo stabiliva che le varie parti potessero concertarsi sulle questioni di ordine economico.
Durante il periodo di consolidamento del regime fascista e di perdita progressiva delle libertà democratiche, coincidente appunto con la ventottesima legislatura, fu pubblicato il romanzo Gli indifferenti di Alberto Moravia (1929); la teoria relativistica delle particelle di Ettore Majorana fu divulgata nel mondo scientifico nel 1932.
Nel 1932 fu varato il transatlantico Rex dai Cantieri Ansaldo di Genova Sestri: tra il 1933 e il 1940, il Rex trasportò negli Stati Uniti d’America numerosi ebrei vittime delle persecuzioni razziali.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/28/resoconti-elenco-cronologico
29° Legislatura del Regno d'Italia (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella XXIX legislatura si svolsero in Senato 137 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona fu svolto il 28 aprile 1934 e riguardò in prevalenza la politica estera dell’Italia e la crisi economica mondiale. Il periodo coincidente con la legislatura fu caratterizzato dagli eventi tragici delle leggi antiebraiche e delle persecuzioni razziali, dall’instaurarsi in Europa di numerosi regimi dittatoriali e da guerre locali che segnarono il progressivo scivolamento verso la seconda guerra mondiale.
Emerse in Europa la preoccupazione per la minaccia hitleriana, diretta dapprima nei confronti dei paesi limitrofi, l’Austria e la Cecoslovacchia. Il 17 febbraio 1934 Italia, Francia e Regno Unito sottoscrissero una nota a difesa dell'integrità territoriale dell'Austria, seguita alcuni mesi dopo, il 27 settembre, da un’altra nota tripartita sull’indipendenza dell’Austria, firmata a Ginevra presso la Società delle Nazioni. Il 17 marzo 1934, Italia, Austria e Ungheria firmarono a Roma i protocolli su una politica comune e sulle reciproche relazioni economiche (i protocolli furono ratificati con regio decreto 5 luglio 1934, n. 1055). In Austria, il 25 luglio 1934, i nazionalsocialisti attuarono un tentativo di colpo di stato per abbattere il governo di Dollfuss, che fu assassinato, e annettere l’Austria alla Germania di Hitler. Mussolini, che nel 1934 sosteneva ancora l’integrità territoriale dell’Austria, inviò truppe al confine del Brennero. Il 2 agosto 1934, alla morte di Hindenburg, Hitler ottenne il potere assoluto, unificando le prerogative della carica di presidente del Reich con quelle di cancelliere. La situazione europea fu ulteriormente aggravata il 9 novembre 1934 dall’attentato in cui perse la vita il re Alessandro I di Jugoslavia. Il 20 novembre 1934 la conferenza sul disarmo fu sospesa e, alcuni mesi dopo, il 16 marzo 1935, Hitler introdusse il servizio militare obbligatorio e rafforzò l’aviazione e l’esercito in violazione del trattato di Versailles. Il mese successivo alla conferenza di Stresa (11-14 aprile 1935), a cui parteciparono il ministro degli Esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald e Benito Mussolini, fu adottata una risoluzione comune con cui erano confermati gli accordi di Locarno, il sostegno all’indipendenza territoriale dell’Austria e la necessità di una politica comune per limitare la corsa al riarmo della Germania. Le risoluzioni di Stresa non furono applicate a causa della firma del patto navale tra il Regno Unito e la Germania del 18 giugno 1935, e per il sopraggiungere della questione etiopica. Tra il 18 e il 29 giugno 1935 fu firmata una convenzione terrestre segreta tra i capi di stato maggiore italiano e francese, Pietro Badoglio e Maurice Gamelin, in caso di un’invasione tedesca dell’Austria.
Il 7 marzo 1936, in aperta violazione del trattato di pace di Versailles e del patto di Locarno, Hitler invase la Renania, linea di territorio sul confine franco-belga che era stata dichiarata smilitarizzata. Nella conferenza di Londra del 12 marzo 1936 le potenze firmatarie del patto di Locarno condannarono l’occupazione, ma senza adottare sanzioni. Negli accordi del 19 marzo 1936 si chiedeva alla Germania di sospendere l’invio di truppe e di non fortificare la zona renana. Si stabiliva anche di collocare lungo la linea una forza internazionale. Mussolini non aderì agli accordi di Londra, adducendo la questione delle sanzioni per la guerra d’Etiopia. Pochi giorni dopo, il 23 marzo 1936, l’Austria, che non aveva votato le sanzioni all’Italia, e l'Ungheria, firmarono tre protocolli addizionali a quelli di Roma, con cui si stipulava la costituzione di un organo permanente di consultazione reciproca e l'impegno di non intraprendere negoziati con terzi attinenti alla questione danubiana. In Grecia il 4 agosto 1936 il Parlamento fu sciolto, il governo fu affidato a Metaxas, e furono sospese le garanzie costituzionali.
Nell’autunno successivo l’Italia si avvicinò alla Germania nazista (Asse Roma-Berlino): il 27 ottobre 1936 Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, firmò a Berlino i protocolli per il sostegno alle forze antigovernative in Spagna e la lotta al bolscevismo. L’anno successivo (6 novembre 1937) l’Italia aderì anche al patto anticomintern, firmato il 25 novembre 1936 tra Germania e Giappone.
Negli stessi anni la Piccola Intesa (Iugoslavia, Cecoslovacchia e Romania) cominciò ad allentarsi. La Iugoslavia progressivamente si avvicinò alle potenze dell’Asse, dopo la firma del patto di Belgrado con l’Italia del 25 marzo 1937, con il quale erano mantenuti i confini esistenti ed era conservato lo status quo nell’Adriatico (regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 721, convertito nella legge 17 gennaio 1938, n. 99). Dal 10 al 14 settembre 1937 a Nyon in Svizzera si riunì una conferenza internazionale degli Stati per la navigazione nel Mediterraneo, dopo la denuncia russa dell’affondamento di alcune navi dirette in Spagna da parte di sottomarini italiani. Furono stabiliti accordi per la vigilanza sul Mediterraneo. L’Italia, la Germania e l’Albania, benché invitate a partecipare, non presero parte ai lavori. L’11 dicembre 1937 l’Italia abbandonò la Società delle Nazioni.
Tra l’11 e il 12 marzo 1938, l’Austria fu invasa dalle truppe tedesche e il giorno successivo fu proclamata l’annessione alla Germania nazista (Anschluss), cui seguì, pochi mesi dopo, il viaggio di Hitler in Italia dal 3 al 9 maggio 1938. Il 30 aprile 1938 Pio XI, in previsione del viaggio di Hitler e in segno di condanna e disapprovazione contro il nazismo, si era ritirato a Castelgandolfo, facendo chiudere la Basilica di San Pietro e i Musei vaticani ai visitatori.
Il 26 settembre 1938 la situazione internazionale fu ulteriormente aggravata dall’ultimatum rivolto da Hitler alla Cecoslovacchia, con la minaccia di annettere la regione dei Sudeti. La Francia, alleata della Cecoslovacchia, procedette a una mobilitazione parziale dell’esercito. Nella Conferenza di Monaco del 29- 30 settembre 1938, tra Chamberlain, Daladier, Hitler e Mussolini fu stabilito che la Cecoslovacchia cedesse il territorio dei Sudeti e che fossero riconosciuti i diritti ungheresi e polacchi su altri territori cecoslovacchi. La Cecoslovacchia, a cui non fu concesso di partecipare, dovette firmare gli accordi il 30 settembre.
I rapporti internazionali erano diventati più complessi per l’Italia a causa della guerra d’Etiopia. Tra il 5 e il 6 dicembre 1934 gli incidenti di Ual-Ual nell’Ogaden, durante uno scontro tra le truppe italiane ed etiopiche, costituirono il pretesto per avviare, di lì a poco, la campagna militare per la conquista dell’Etiopia, dove, dal 3 aprile 1930, il ras Tafari Makonnen era salito al trono dopo la morte dell’imperatrice Zauditù, assumendo il nome di Hailé Selassié I. Il 3 gennaio 1935 l’Etiopia si rivolse alla Società delle Nazioni, che aprì una procedura di arbitrato. Il 7 gennaio a Roma, nel tentativo di dare un assetto alle questioni coloniali in Africa, furono firmati gli accordi Mussolini-Laval, successivamente dichiarati decaduti da Mussolini il 17 dicembre 1938. Tra l’aprile e il settembre 1935 la commissione arbitrale presso la Società delle Nazioni fece diversi tentativi conciliativi, che tuttavia non produssero risultati.
Il 3 ottobre 1935 iniziò l’invasione dell’Etiopia senza preventiva dichiarazione di guerra. Tra il 5 ottobre e l’8 novembre furono occupate Adigrat, Adua, Axum, Macallé. Il 16 novembre Pietro Badoglio sostituì Emilio De Bono nel comando della guerra. Il Consiglio della Società delle Nazioni aveva nominato (5 ottobre), fin dall’inizio del conflitto, un comitato per porre fine alla guerra e fare rispettare il diritto internazionale.
Il 7 ottobre 1935 l’Italia fu dichiarata paese aggressore e il 2 novembre successivo la Società delle Nazioni deliberò sanzioni economiche a decorrere dal 18 novembre, escludendo però dall’embargo petrolio e carbone. L’11 dicembre fu proposto a Mussolini il piano Laval-Hoare, elaborato dai ministri francese e inglese, piano che fu tuttavia rifiutato.
Nella documentazione conservata nell’Archivio storico del Senato sono conservate numerose lettere di senatori del Regno che donarono la medaglia da senatore, tra cui Benedetto Croce, dopo che il 18 dicembre 1935 ai cittadini italiani fu richiesto di consegnare le fedi nuziali o altri oggetti per contribuire economicamente allo sforzo bellico.
La Conferenza mondiale della gioventù per la pace svoltasi a Bruxelles (29 febbraio-1° marzo 1936) condannò l’aggressione dell’Italia all’Etiopia, dove persero la vita migliaia di soldati etiopi in cruente e sanguinose battaglie, ma anche l’inerme popolazione civile, a causa dell’utilizzo di gas e dei bombardamenti su villaggi, senza risparmiare i presidi con il simbolo della Croce rossa. La Società delle Nazioni avviò verifiche sulle violazioni delle leggi di guerra da parte dell’Italia e il 20 aprile 1936 il Consiglio della Società delle Nazioni espresse una risoluzione sul sull’uso dei gas. Il 3 maggio 1936 Hailé Selassié abbandonò l’Etiopia per raggiungere Londra. Il 5 maggio 1936 le truppe italiane, comandate da Pietro Badoglio, entrarono ad Addis Abeba; tra l’8 e il 9 maggio il generale Graziani entrò a Harrar e occupò Dire Daua. Il 9 maggio stesso Mussolini pronunciò il discorso sulla recente conquista e emanò il decreto sull’annessione dell’Etiopia e sull’assegnazione al re d’Italia del titolo di imperatore (regio decreto-legge 9 maggio 1936, n. 754, convertito nella legge 18 maggio 1936, n. 867). Dopo la fine della guerra in Etiopia furono compiute sanguinose rappresaglie contro la popolazione civile (eccidio del 19-21 febbraio 1937 ad Addis Abeba). Il 20 maggio 1937 fu compiuto un sanguinoso massacro ad opera dei soldati italiani contro la popolazione etiope radunata in occasione di una festività religiosa nel santuario cristiano di Débre Libanos.
Il 30 giugno 1936 l’imperatore Hailé Selassié aveva fatto appello alla Società delle Nazioni perché non riconoscesse la conquista italiana e sostenesse la popolazione etiope, ma il 4 luglio 1936 le sanzioni contro l’Italia furono ritirate. L’Italia e il Regno Unito approvarono successivamente accordi commerciali e di compensazione (regio decreto-legge 15 dicembre 1936, n. 2275, convertito nella legge 23 marzo 1937, n. 637) e stipularono un accordo (gentlemen’s agreement del 2 gennaio 1937) per il mantenimento dello status quo nel Mediterraneo, con assicurazioni sul mantenimento dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Spagna. Il 16 aprile 1938 con l’accordo di Pasqua l’Italia s’impegnava a ritirare i volontari, terminata la guerra civile in Spagna, mentre il Regno Unito riconosceva l’annessione dell’Etiopia.
Il 30 marzo 1938, il conferimento del titolo di maresciallo dell’Impero sia a Mussolini, sia a Vittorio Emanuele III creò non pochi attriti tra Mussolini e la Corona (legge 2 aprile 1938, n. 240).
Tra il 17 e il 18 luglio 1936 scoppiò la guerra civile spagnola a seguito del golpe dei comandanti delle truppe spagnole stanziate in Marocco contro il governo del Fronte popolare, eletto nel febbraio 1936 e costituito dai sindacati e dai partiti della sinistra. L’Italia e la Germania appoggiarono le forze comandate da Francisco Franco, infrangendo la proposta francese di non intervento del 31 luglio 1936, a cui avevano formalmente aderito. Dal settembre 1936 l’Unione Sovietica inviò in Spagna approvvigionamenti a favore del Fronte popolare. Per il pericolo della conflagrazione di una più vasta guerra europea, il 9 settembre 1936 si riunì a Londra la Commissione per il non intervento in Spagna. Il 29 settembre 1936 la giunta militare proclamò il governo di Francisco Franco, che fu riconosciuto da Mussolini e da Hitler il 18 novembre 1936. Nell’autunno del 1936 sorsero le brigate internazionali, organizzate dall’Internazionale comunista, a sostegno del Fronte popolare. Tra i volontari italiani si ricordano il battaglione Matteotti, il battaglione Garibaldi, guidato da Randolfo Pacciardi e Ilio Barontini, e le compagnie Angeloni, De Bosis, De Rosa e Strozzi. Numerosi volontari furono inviati dal movimento Giustizia e Libertà. La capitale del governo repubblicano fu trasferita a Valencia (novembre 1936-ottobre 1937, gennaio-marzo 1939), dopo che le truppe di Franco posero sotto assedio Madrid. Le truppe franchiste furono sconfitte il 18 marzo 1937 da reparti delle brigate internazionali nella battaglia di Guadalajara, in cui si distinse il battaglione Garibaldi. Il 26 aprile 1937 la cittadina spagnola di Guernica fu distrutta da un sanguinoso bombardamento da parte dell’aviazione tedesca. Il 24 maggio 1937 Pablo Picasso espose il quadro Guernica nel padiglione spagnolo dell’Esposizione universale a Parigi, come manifesto contro l’orrore della guerra. Dopo la conclusione della battaglia dell’Ebro, il 15 novembre 1938 fu deciso lo scioglimento delle brigate internazionali. La guerra civile spagnola terminò il 28 marzo 1939 con la capitolazione di Madrid alle truppe franchiste.
Il 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e delle leggi antiebraiche in Italia. Negli anni precedenti alcuni segnali avevano fatto presagire il dilagare delle persecuzioni antisemite e del razzismo, come la legge sulla rigida separazione tra italiani e popolazioni locali in Etiopia (regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 880, convertito nella legge 30 dicembre 1937, n. 2590). L’Italia si era avvicinata, con la formazione dell’Asse Roma-Berlino, alla Germania nazista, dove tra il 1933 e il 1939 i cittadini ebrei furono sottoposti a una persecuzione pianificata e sistematica, venendo esclusi dalle amministrazioni pubbliche con la legge del 7 aprile 1933 ed emarginati e privati dei diritti civili e politici con le leggi di Norimberga del 15 settembre 1935, cui seguirono numerose altre leggi e provvedimenti razziali, oltre ai pogrom e alle violente aggressioni. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 furono distrutti e incendiati in Germania e in Austria sinagoghe, abitazioni e negozi di ebrei (la “notte dei cristalli”, che prende il nome dalle vetrine distrutte); migliaia di cittadini ebrei, a partire dai giorni successivi, furono deportati nei campi di concentramento. Allestiti inizialmente per confinarvi gli oppositori politici, i campi esistevano già dal 1933: in essi furono imprigionati, oltre agli ebrei e agli oppositori del regime nazista, anche coloro che appartenevano a minoranze e a gruppi sociali perseguitati.
Nei mesi tra il settembre e l’ottobre 1938 le leggi antiebraiche furono approvate in Italia. Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato il manifesto degli scienziati razzisti, cui seguì la “dichiarazione sulla razza” approvata dal Gran consiglio del fascismo il 6 ottobre 1938. Le leggi razziali furono precedute nell’agosto 1938 da una massiccia campagna di stampa antisemita. Il 22 agosto 1938 i prefetti ricevettero le circolari per il censimento degli ebrei. Era stata istituita la Direzione generale demografia e razza (Demorazza) con regio decreto 5 settembre 1938, n. 1531. Nel mese successivo i cittadini ebrei furono esclusi dall’insegnamento; agli alunni ebrei fu proibito di iscriversi alle scuole di ogni ordine e grado (regio decreto-legge 5 settembre 1938, n. 1390, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 99) e imposto di frequentare scuole elementari separate (regio decreto-legge 23 settembre 1938, n. 1630, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 94). Con il regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728 (convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 274) furono posti divieti alla possibilità di contrarre matrimonio. Con lo stesso decreto i cittadini ebrei furono esclusi dal servizio militare e dall’esercizio dell’ufficio di tutore o curatore; non potevano inoltre essere proprietari o gestori di aziende, né assumerne la direzione o l’ufficio di amministratore o di sindaco, né essere proprietari di terreni o fabbricati urbani; furono esclusi inoltre dall’impiego nelle amministrazioni civili e militari dello Stato o in altri enti (enti locali, istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, aziende municipalizzate, consorzi, associazioni sindacali, enti di diritto pubblico, banche e assicurazioni). I cittadini ebrei stranieri furono espulsi dal territorio italiano e fu revocata la cittadinanza a chi l’aveva conseguita dopo il 1918. Con il regio decreto-legge 22 dicembre 1938, n. 2111 (convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739) gli ufficiali ebrei nelle forze armate furono posti in congedo illimitato. Dall’agosto 1938 i libri degli autori ebrei non furono più pubblicati o furono tolti dal commercio. Negli anni successivi al 1938 fino al marzo 1945 furono approvate numerose leggi o altri provvedimenti come decreti e circolari che, in modo sistematico, condannarono i cittadini ebrei alla progressiva privazione dei diritti, alla discriminazione e all’esclusione dalla vita sociale, politica, economica e culturale. Negli anni successivi al 1938 furono poste limitazioni all’esercizio delle professioni da parte degli ebrei (legge 29 giugno 1939, n. 1054), furono poste limitazioni in materia testamentaria e nella disciplina dei cognomi (legge 13 luglio 1939, n. 1055). Fu abrogato il contributo statale a favore degli asili infantili israelitici, che era stato previsto alla fine dell’Ottocento dalla legge 30 luglio 1896 n. 343 (legge 28 settembre 1940, n. 1403), e fu stabilita l’esclusione dal campo dello spettacolo (legge 19 aprile 1942, n. 517) e furono poste pesanti limitazioni alla capacità giuridica dei cittadini ebrei residenti in Libia (legge 9 ottobre 1942, n. 1420).
Tra le testimonianze più umane e significative sulle persecuzioni antisemite conservate nell’Archivio storico del Senato vi sono le lettere dei senatori ebrei al presidente del Senato (ASSR, Senato del Regno, Segretariato generale) e la corrispondenza conservata nei fascicoli personali (ASSR, Senato del Regno, Ufficio di Segreteria, Atti relativi alla nomina, Fascicoli personali). Particolarmente significativo è il fascicolo del senatore Elio Morpurgo, morto nel 1944 nei pressi del Tarvisio durante la deportazione nei campi di concentramento in Germania.
Riguardo ai rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, significative furono le encicliche in cui Pio XI condannò il nazismo e le teorie razziali (Mit Brennender Sorge del 14 marzo 1937) e le dottrine materialistiche e l’ateismo comunista (Divini Redemptoris del 19 marzo 1937). Poco prima del varo della legislazione antiebraica, nell’estate del 1938 Pio XI espresse preoccupazione per gli atteggiamenti razzisti che si manifestavano nel paese. Nell’agosto 1938 monsignor Mariano Rampolla, addetto alla Segreteria di Stato del papa, si recò in Svizzera per verificare la possibilità di un’azione concordata per la pace con le forze dei fronti popolari. Nel novembre 1938 Pio XI inviò una nota di protesta contro le leggi antiebraiche per la violazione dell’articolo 34 del concordato, concernente i matrimoni misti. Pio XI morì il 10 febbraio 1939 e gli successe il 2 marzo 1939 Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli.
Tra i documenti conservati nell’Archivio storico del Senato i Diari del senatore Guglielmo Imperiali offrono le riflessioni e le osservazioni sulle vicende della legislatura, in particolare per il 1938 e il 1939 (ASSR, Fondo Guglielmo Imperiali, Diari).
La politica interna fu caratterizzata dal consolidamento definitivo del regime fascista e dalle misure che il governo attuò per aggirare l’isolamento internazionale dovuto alla conquista dell’Etiopia. Fu istituito il ministero per la Stampa e la propaganda (con regio decreto 6 settembre 1934, n. 1434; regio decreto 24 giugno 1935, n. 1009), poi denominato ministero della Cultura popolare (regio decreto 27 maggio 1937, n. 752). Tra gli Istituti sottoposti alla sua vigilanza vi furono l’Istituto Luce, l'Ente nazionale per le industrie turistiche, la Discoteca di Stato, il Reale automobile club italiano. Un organo di controllo e di propaganda fu la Gioventù italiana del Littorio (istituita con regio decreto-legge 27 ottobre 1937, n. 1839, convertito nella legge 23 dicembre 1937, n. 2566). Per l’ammissione ai concorsi e nei posti di lavoro era d’obbligo l’iscrizione al Partito nazionale fascista (decreto del capo del governo del 17 dicembre 1932; regio decreto-legge 3 giugno 1938, n. 827, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 83). Al segretario del Partito nazionale fascista furono riconosciuti titolo e funzioni di ministro (regio decreto-legge 11 gennaio 1937, n. 4, convertito nella legge 3 giugno 1937, n. 860).
Il regime fascista cercò anche un consolidamento sul piano economico e finanziario mediante la trasformazione dell’Iri in ente permanente e l’istituzione della Finsider (regio decreto-legge 24 giugno 1937, n. 906, convertito nella legge 30 dicembre 1937, n. 2538) e della Finmare (decreto del capo del governo del 21 dicembre 1936). Numerose banche furono riconosciute di diritto pubblico e altre di interesse nazionale (regio decreto-legge 17 luglio 1937, n. 1400, convertito nella legge 7 aprile 1938, n. 636). Il 5 ottobre 1936 la lira fu svalutata del 41%, e tra il 1935 e il 1936 fu varata la politica autarchica per far fronte alle sanzioni internazionali. Con la legge 19 gennaio 1939, n. 129, la Camera dei deputati fu sostituita dalla Camera dei fasci e delle corporazioni, formata dai componenti del Consiglio nazionale del Partito nazionale fascista e del Consiglio nazionale delle corporazioni, nominati con decreto. Al Senato fu modificato il regolamento il 21 dicembre 1938 con l’istituzione delle Commissioni legislative.
Parallelamente anche l’emigrazione politica italiana cercò di consolidare all’estero le proprie strutture e organizzazioni: il 17 agosto 1934 fu firmato a Parigi il patto di unità di azione tra Pci e Psi, dopo lo scioglimento della Concentrazione antifascista (5 maggio 1934). A Milano si formò e operò nella clandestinità il centro italiano socialista, organizzato da Rodolfo Morandi. Nell’aprile 1937 furono arrestati Rodolfo Morandi, Aligi Sassu, Lucio Luzzatto, Mario Venanzi, Vittorio Ravazzoli, Alfredo Testa: subirono tutti pesanti condanne. Il 15 maggio 1935 furono nuovamente arrestati a Torino numerosi componenti di Giustizia e Libertà: Augusto Monti, Michele Giua, Vittorio Foà, Vindice Cavallera, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Cesare Pavese, Franco Antonicelli, Piero Luzzatti, Carlo Levi, Ludovico Geymonat, Giulio Einaudi. Furono processati dal Tribunale speciale nel febbraio 1936.
Il VII congresso dell’Internazionale a Mosca nel 1935 riguardò la politica dei fronti popolari. Nell’ottobre dello stesso anno fu promosso dal Pci e dal Psi a Bruxelles il congresso degli italiani all’estero contro la guerra d’Etiopia. Nel congresso di Lione, tra il 28 e il 29 marzo 1937, i gruppi dell’antifascismo italiano decisero la fondazione dell’Unione popolare degli emigrati italiani, guidata da Romano Cocchi (durante la guerra, Cocchi fu deportato in campo di concentramento e morì a Buchenwald il 28 marzo 1944). Tra il 26 e il 28 giugno 1937 si svolse il congresso del Psi a Parigi, nel corso del quale fu approvato il programma presentato dal segretario del partito Pietro Nenni. Nell’agosto 1937 Altiero Spinelli, che si trovava al confino nell’isola di Ponza, fu espulso dal Partico comunista d’Italia per la posizione assunta sulle grandi purghe staliniane (agosto 1936) avviate contro Zinov’ev e Kamenev e altri oppositori interni e critici del sistema sovietico.
Nel dicembre 1937 fu fondata da Alberto Tarchiani e Randolfo Pacciardi “La jeune Italie”, di ispirazione repubblicana.
Durante la ventinovesima legislatura scomparvero Luigi Pirandello (10 dicembre 1936), due anni dopo aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura, Antonio Gramsci (27 aprile 1937), Guglielmo Marconi (20 luglio 1937), Gabriele D’Annunzio (1° marzo 1938), Pietro Gasparri (18 novembre 1937). Carlo e Nello Rosselli furono assassinati in Francia a Bagnoles-sur-l’Orne in Normandia il 9 giugno 1937. Il 10 dicembre 1938 Enrico Fermi ricevette il premio Nobel per la fisica e, dopo la premiazione, emigrò negli Stati Uniti per salvare la famiglia di origine ebraica. Nel 1939 furono pubblicate le Occasioni di Eugenio Montale, che inserì nella raccolta la poesia dedicata a Dora Markus, una ragazza espatriata dall’Austria a causa delle persecuzioni antiebraiche.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/29/resoconti-elenco-cronologico
30° Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni (dal 23 marzo 1939 al 2 agosto 1943)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)
Nella trentesima Legislatura si svolsero in Senato sedute in Aula fino al 17 maggio 1940. Dopo tale data il Senato del Regno si riunì nelle Commissioni legislative previste dal regolamento approvato il 21 dicembre 1938 e suddivise per materia.
Nella trentesima legislatura si svolsero in Senato 23 sedute d’Assemblea, di cui due a Camere congiunte, fino al 17 maggio 1940. Dopo tale data il Senato del Regno non si riunì più in Assemblea plenaria, ma solo nelle commissioni legislative, previste dal regolamento approvato il 21 dicembre 1938 e suddivise per materia: finanza, affari esteri, scambi commerciali e legislazione doganale, affari interni e giustizia, affari dell’Africa italiana, forze armate, educazione nazionale e cultura popolare, lavori pubblici e comunicazioni, agricoltura, economia corporativa e autarchia. Le commissioni si occuparono prevalentemente della legislazione di guerra durante i tragici eventi bellici della seconda guerra mondiale.
Dopo l’occupazione dell’Albania, avvenuta tra il 7 e il 12 aprile 1939 (conquista sancita dalla legge 16 aprile 1939, n. 580), l’Italia si alleò con la Germania di Hitler firmando il 22 maggio 1939 a Berlino il cosiddetto patto d’acciaio. Il 23 agosto 1939 fu firmato il patto di non aggressione tra la Germania e l’Urss (patto Molotov-Ribbentrop), che consentì a Hitler di occupare il corridoio di Danzica in Polonia senza temere una ritorsione dell’Urss. Di fronte al precipitare degli eventi, il 24 agosto 1939 il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt invitò Vittorio Emanuele III a intervenire per proporre una soluzione pacifica della crisi polacca. Lo stesso giorno Pio XII rivolse, con un radiomessaggio, un drammatico appello per la pace ai governi e ai popoli. Il 1° settembre 1939 l’invasione delle truppe tedesche in Polonia segnò l’inizio della seconda guerra mondiale; il 17 settembre l’Urss invase la Polonia orientale. L’Italia dichiarò sul momento la non belligeranza. Il 3 settembre Francia e Regno Unito dichiararono guerra alla Germania. Varsavia capitolò ai tedeschi il 27 settembre 1939.
Il 18 marzo 1940 Mussolini garantì a Hitler l’entrata in guerra dell’Italia nell’incontro al Brennero. Nella primavera del 1940 la Germania di Hitler invase la Danimarca e la Norvegia, quindi il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, che erano neutrali, alla ricerca di una via d’accesso alla Francia da Nord. Dopo l’occupazione tedesca di Parigi del 14 giugno 1940, il governo collaborazionista del comandante Pétain ottenne i pieni poteri il 10 luglio 1940 (governo di Vichy). Da Londra il generale Charles De Gaulle il 18 giugno 1940 aveva lanciato un appello per chiamare i francesi alla Resistenza; il 28 giugno De Gaulle fu riconosciuto capo della Francia dal governo britannico. Dopo la battaglia delle Alpi occidentali, il 22 giugno 1940 fu firmato l’armistizio tra Francia e Germania, e il 24 giugno tra Francia e Italia. Dal 26 maggio al 4 giugno 1940 nel Nord della Francia si svolse la battaglia di Dunkerque, che consentì l’evacuazione delle forze anglo-francesi circondante dalle truppe naziste. Il Regno Unito, respinto l’ultimatum di Hitler del 19 luglio 1940, sostenne gli attacchi dell’aviazione tedesca nella battaglia d’Inghilterra (10 luglio-31 ottobre 1940) e riuscì a resistere, nonostante le devastazioni, alla successiva pesante offensiva da parte dell’aviazione tedesca, che durò sino al 1941.
Nei mesi di aprile e maggio 1940 furono inviati a Mussolini diversi messaggi per dissuaderlo dall’entrare in guerra: da parte di Pio XII il 28 aprile 1940; da parte del capo del governo francese Paul Reynaud il 22 aprile 1940; del presidente statunitense Franklyn Delano Roosevelt il 29 aprile, il 14 e il 26 maggio 1940; e infine del primo ministro britannico, Winston Churchill, il 16 maggio 1940.
Il 10 giugno 1940 Mussolini annunziò a Piazza Venezia l’entrata in guerra dell’Italia. Il 27 settembre 1940 Germania, Italia e Giappone firmarono a Berlino il patto tripartito, di difesa reciproca in caso di attacco da parte di potenze non ancora entrate in guerra. In seguito aderirono al patto tripartito anche l’Ungheria (20 novembre 1940), la Romania (23 novembre 1940) e la Bulgaria (1° marzo 1941).
Il 28 ottobre 1940 l’Italia entrò in guerra contro la Grecia, ma le sconfitte subite sul fronte greco portarono alle dimissioni del generale Pietro Badoglio da capo di Stato maggiore. A Taranto la flotta italiana subì un pesante bombardamento da parte dell’aviazione inglese tra l’11 e il 12 novembre 1940. La Iugoslavia, che aveva firmato un’alleanza con l’Urss il 5 aprile 1941, fu invasa dalla Germania il 6 aprile e dall’Italia il giorno successivo. Nello stesso mese anche la Grecia fu invasa dalla Germania. In Croazia fu insediato un regno di breve durata alleato con la Germania.
Il presidente statunitense Roosevelt, rieletto per il terzo mandato il 5 novembre 1940, proclamò l’emergenza nazionale il 27 maggio 1941, rompendo il 16 giugno successivo le relazioni diplomatiche con l’Italia e la Germania. Il 22 giugno 1941 la Germania invase l’Urss dando inizio all’operazione Barbarossa. Anche l’Italia inviò un corpo di spedizione in Russia. Il 12 luglio 1941 la Gran Bretagna e l’Urss firmarono un trattato di alleanza.
L’attacco del 7 dicembre 1941 alla base statunitense di Pearl Harbour nelle Hawaii da parte dell’aviazione giapponese fu seguito dalla dichiarazione di guerra degli Stati Uniti e del Regno Unito al Giappone. La Germania e l’Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti d’America l’11 dicembre 1941. Il Giappone aveva firmato un trattato di non aggressione con l’Urss (13 aprile 1941) e un trattato per la difesa dell’Indocina con il governo di Vichy (29 luglio 1941). Le truppe nipponiche, dopo l’espansione nei primi mesi del 1942 in una vasta aerea del Pacifico, furono sconfitte dagli alleati nella battaglia delle Midway (4-7 giugno 1942).
Gli inglesi riportarono il 9 dicembre 1940 la vittoria a Sidi El Barrani, in Egitto, sulle truppe italiane guidate da Rodolfo Graziani. Mentre nel febbraio 1941 le truppe del generale tedesco Rommel venivano inviate in Libia, in soccorso di quelle italiane, gli inglesi occuparono Bengasi (6 febbraio). Il 12 aprile 1941 gli inglesi si ritirarono dalla Cirenaica, mantenendo Tobruk. In Eritrea, dopo la vittoria di Cheren (1° febbraio-27 marzo del 1941), gli inglesi occuparono Asmara, Adigrat, Massaua (aprile 1941). Il 6 aprile 1941 entrarono ad Addis Abeba, dove il 5 maggio Hailé Selassié fu reinsediato al trono. Il duca Amedeo d'Aosta, ritiratosi sull'Amba Alagi, dovette trattare la resa il 17 maggio 1941; morì nell’ospedale militare di Nairobi il 3 marzo 1942.
In Egitto le truppe tedesche guidate da Rommel furono sconfitte dalle truppe del generale britannico Montgomery a El Alamein (23 ottobre-5 novembre 1942). L’8 novembre 1942 le truppe anglo-americane, sotto la guida del generale americano Dwight Eisenhower, sbarcarono in Algeria e in Marocco, mentre le forze italo-tedesche si ritirarono in Tunisia. Il 7 maggio 1943 gli inglesi entrarono a Tunisi e gli americani a Biserta; le truppe italo-germaniche in Africa capitolarono il 13 maggio 1943. Roosevelt e Churchill a Casablanca avevano stabilito, nei colloqui tra il 14 e il 24 gennaio 1943, di portare il fronte dall’Africa in Europa e adottare misure per contrastare gli effetti della guerra sottomarina; avevano già dal 1941 deciso per la liberazione dei popoli sottoposti all’occupazione nazifascista, con particolare preoccupazione per le conseguenze delle persecuzioni antiebraiche, testimoniate soprattutto dalla resistenza polacca: il ministro polacco degli Affari esteri in esilio Edward Raczynski aveva infatti inviato una nota diplomatica e numerosi documenti sulle persecuzioni antisemite alle forze alleate il 9-10 dicembre 1942.
In Russia nel settembre 1942 iniziò la battaglia di Stalingrado, che terminò il 2 febbraio 1943 con la capitolazione delle truppe tedesche. Anche l’armata italiana in Russia fu costretta alla ritirata nel febbraio 1943.
Tra la fine del 1942 e il 1943 si intensificarono i bombardamenti aerei degli Alleati sull’Italia. Di fronte alla crescente opposizione interna al Partito nazionale fascista, il 6 febbraio 1943 Mussolini modificò il governo, allontanandovi lo stesso Galeazzo Ciano.
A Tolosa i rappresentanti del Partito comunista d’Italia, del Partito socialista italiano e di Giustizia e Libertà (Emilio Sereni, Giuseppe Dozza, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Silvio Trentin e Fausto Nitti) lanciarono nel settembre del 1941 un appello per l’unità di tutte le forze antifasciste. Tra il maggio e il giugno 1942 sorse il Partito d’azione, nel quale confluirono componenti di Giustizia e Libertà, liberali, socialisti e repubblicani e del quale fecero parte Emilio Lussu, Ferruccio Parri e Ugo La Malfa; nel convegno di Firenze del 5 settembre 1943 il Partito d’azione stabilì la sua linea programmatica. Nell’agosto 1942, a Montevideo Carlo Sforza organizzò il congresso degli italiani liberi, nel corso del quale fu approvato un documento per la ricostruzione dell’Italia. Tra l’ottobre e il novembre 1942 a Milano fu riorganizzato clandestinamente il Partito socialista. Nell’agosto 1942 Alcide De Gasperi e Piero Malvestiti avevano posto le basi per la costituzione di un partito cattolico, che nacque di fatto, col nome di Democrazia cristiana, nell’ottobre 1942 in una riunione nella casa milanese di Enrico Falck, ad opera di Alcide De Gasperi, Piero Malvestiti, Stefano Jacini jr., Giovanni Gronchi, Primo Mazzolari. Vi aderirono anche Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira. Nell’aprile 1943 Meuccio Ruini e Ivanoe Bonomi fondarono la Democrazia del lavoro. Il 5 marzo 1943 numerosi scioperi alla Fiat di Torino e in altre città dell’Italia settentrionale, tra cui Genova e Milano, furono organizzati per sospendere la produzione bellica. Il 2 luglio 1943 si costituì a Milano il Comitato delle opposizioni con Giovanni Gronchi, Lelio Basso, Riccardo Lombardi, Concetto Marchesi, Roberto Veratti, Leone Cattani. Il 23 luglio 1943 fu fondato il Partito socialista italiano di unità proletaria, del quale fecero parte Pietro Nenni, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Rodolfo Morandi, Bruno Buozzi, Giuseppe Romita, Vezio Crisafulli. I senatori del Regno Benedetto Croce e Luigi Einaudi ricostituirono il partito liberale dopo il 25 luglio 1943.
Alcuni esponenti delle forze politiche antifasciste si adoperarono nel frattempo anche per spingere il re a licenziare Mussolini e a smarcarsi dal fascismo. Il 2 giugno 1943 Ivanoe Bonomi chiese al re Vittorio Emanuele III la revoca di Mussolini da capo del governo, ma il suo tentativo non ebbe successo. Il 30 giugno Bonomi e Meuccio Ruini si rivolsero allora a Umberto di Savoia, proponendo di conferire al generale Badoglio l’incarico per la formazione di un nuovo governo. Il 10 luglio 1943 avvenne lo sbarco alleato in Sicilia, preparato durante la conferenza d’Algeri, alla quale erano stati presenti Churchill e i generali Eisenhower, Marshall e Alexander (29 maggio-3 giugno 1943). Nelle settimane successive seguirono pesanti bombardamenti su numerose città italiane. Il 19 luglio 1943 fu bombardato pesantemente il quartiere San Lorenzo di Roma. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 fu votato dal Gran Consiglio del fascismo l’ordine del giorno Grandi per sfiduciare Mussolini, che fu tratto in arresto dopo il colloquio con Vittorio Emanuele III a Villa Savoia. Dopo il bombardamento di Roma del 13 agosto, il governo Badoglio (25 luglio 1943-17 aprile 1944) dichiarò Roma città aperta (cioè estranea a operazioni militari) per salvare la città da attacchi e distruzioni, richiamandosi alla convenzione dell’Aja del 1907. La dichiarazione di Badoglio fu comunicata agli Alleati con l’aiuto della Santa Sede.
Il 2 agosto 1943 fu soppresso il Partito nazionale fascista (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 704), fu sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 705) e fu dichiarato decaduto il Gran Consiglio del fascismo (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 706). I decreti citati furono convertiti nella legge 5 maggio 1949, n. 178.
La trentesima legislatura fu dichiarata chiusa con il decreto di scioglimento della Camera dei fasci e delle corporazioni, e il Senato del Regno non tornò più a riunirsi. Dopo la fine della legislatura furono presidenti di un Senato politicamente inattivo e silente Paolo Thaon di Revel, dal 28 luglio 1943 fino al 20 luglio 1944, e Pietro Tomasi della Torretta fino al 25 giugno 1946.
Per i servizi amministrativi del Senato il 28 settembre 1946 fu nominato un commissario (decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato del 6 settembre 1946, n. 117), Raffaele Montagna, confermato in carica il 7 novembre 1947 fino all’entrata in funzione del Senato della Repubblica. Con la legge costituzionale 3 novembre 1947, n. 3, il Senato del Regno fu dichiarato soppresso e gli ex senatori furono dichiarati decaduti dalla carica.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/30/resoconti-elenco-cronologico
1° Legislatura del Regno di SARDEGNA (dal 8 maggio 1848 al 30 dicembre 1848)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA
Altre informazioni sulla legislatura
In un’Europa agitata dalle insurrezioni politiche, l’8 febbraio 1848 il re Carlo Alberto annunciò la concessione di uno Statuto per il Regno di Sardegna. Il carattere moderato dello Statuto Albertino, emanato il 4 marzo 1848, portò alla creazione di un sistema parlamentare bicamerale, con una Camera dei deputati elettiva, politicamente più progressista, e un Senato di nomina regia, mediamente più conservatore. L’art. 33 dello Statuto stabiliva i criteri di nomina dei senatori sulla base di un elenco preciso di tipologie designabili: una griglia selettiva di ventuno categorie utilizzata dal re e dai governi per creare maggioranze in Senato dagli esiti politici generalmente più moderati. Sin dal primo atto di composizione del Senato, la corona seguì un indirizzo conservatore nella nomina dei senatori, garantendo un avvio di legislatura del tutto in linea con un orientamento politico moderato: accanto a personalità di incontrovertibile fede liberale, come Cesare Alfieri, Giuseppe Manno e Luigi Cibrario, erano presenti in Senato soprattutto esponenti della grande proprietà terriera nobiliare e i vertici della gerarchia militare, solitamente poco inclini al costituzionalismo e alle idee democratiche. Il carattere conservatore del Senato si attenuò col tempo, in particolare dopo l’unificazione italiana.
La prima legislatura del Regno di Sardegna si aprì a Torino l’8 maggio 1848 e si chiuse il 30 dicembre dello stesso anno. In questo arco di tempo si svolsero in Senato 47 sedute. Il 3 maggio 1848 il re nominò Gaspare Coller presidente del Senato.
Il 16 marzo il moderato Cesare Balbo, capo del governo, cominciò con pienezza a svolgere il proprio incarico, mentre il re Carlo Albero oltrepassò il Ticino alla testa dell’esercito dando avvio alla prima guerra d’Indipendenza.
Il 26 marzo venne emanato l’editto sulla stampa, premessa per la libera circolazione delle idee politiche democratiche. Il 27 aprile si svolsero le prime elezioni generali politiche per la Camera dei deputati (scrutinio uninominale a suffragio ristretto).
Il discorso inaugurale della legislatura, che ebbe luogo a Camere riunite l’8 maggio a Palazzo Madama (a Torino), fu pronunciato dal principe di Carignano, in assenza del re impegnato nei territori di guerra.
Dopo gli iniziali successi, il 25 luglio le truppe piemontesi furono costrette a riattraversare il Ticino, a seguito delle sconfitte inflitte dall’esercito austriaco.
Ciononostante il nuovo governo del milanese Gabrio Casati dichiarò, subito dopo il suo insediamento il 27 luglio, di voler continuare la guerra contro l’Austria. Il 9 agosto l’esercito piemontese fu nuovamente travolto dalle truppe austriache alle porte di Milano e Carlo Alberto fu costretto a firmare l’armistizio di Salasco.
Oltre alla funzione legislativa, al Senato erano conferite dallo Statuto anche funzioni giurisdizionali, in quanto era l’unico organo deputato a giudicare dei reati dei senatori (art. 37); queste funzioni si estendevano anche al giudizio nei confronti dei ministri accusati dalla Camera dei deputati per i crimini di alto tradimento e di attentato alla sicurezza dello Stato (art. 36). In queste circostanze il Senato si costituiva in Alta corte di giustizia: svestite le funzioni di corpo politico, acquisiva quelle di organo giudicante.
Al Senato era inoltre riservata la custodia degli atti legali riguardanti le nascite, i matrimoni e le morti dei membri della famiglia reale (art. 38), a conferma dell’autorevolezza rivestita da esso nell’ordinamento statutario.
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https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/1/resoconti-elenco-cronologico
2° Legislatura del Regno di SARDEGNA (dal 1 febbraio 1849 al 30 marzo 1849)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA
Altre informazioni sulla legislatura
Durata appena 58 giorni, fu la più breve legislatura del Regno: si aprì a Torino il 1° febbraio 1849 e si concluse il 29 marzo. Nel corso della seconda legislatura si svolsero in Senato 23 sedute. La presidenza del Senato fu conferita dal re a Giuseppe Manno.
L’azione del governo, con il sostegno del Parlamento, fu incentrata sulla ripresa della guerra contro l’Austria. Il 12 marzo 1849 Carlo Alberto, rigettato l’armistizio del 9 agosto 1848, dichiarò nuovamente guerra all’Austria, lasciò Torino e raggiunse l’esercito a Novara. Dopo alterne vicende, l’esercito piemontese fu sconfitto dagli austriaci a Novara il 23 marzo. In serata Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele e partì in volontario esilio per il Portogallo. Il giorno successivo fu firmato l’armistizio di Vignale. Il 26 marzo il ministro degli Interni Urbano Rattazzi comunicò alla Camera la situazione infausta della guerra e l’abdicazione del sovrano. Il 29 marzo 1849 Vittorio Emanuele II giurò fedeltà allo Statuto davanti alle Camere riunite.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/2/resoconti-elenco-cronologico
03° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 30 luglio 1849 al 20 novembre 1849)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA
Altre informazioni sulla legislatura
La terza legislatura si aprì a Torino il 30 luglio 1849 e fu dichiarata chiusa il 20 novembre 1849. Nel corso della terza legislatura si svolsero 36 sedute. Il nuovo re Vittorio Emanuele II confermò Giuseppe Manno alla presidenza del Senato.
Il 28 luglio 1849 Carlo Alberto morì a Porto in Portogallo. Gli esperimenti democratici negli Stati preunitari scaturiti dalle sollevazioni nel corso del biennio 1848-49 furono abbattuti l’uno dopo l’altro: il 4 luglio si arresero i sostenitori della Repubblica romana, il 22 luglio capitolò Venezia, riconquistata dagli austriaci. La repressione fu ovunque durissima.
Nel corso della legislatura si manifestò alla Camera dei deputati sardo-piemontese un’opposizione da parte delle forze democratiche, nei confronti della condotta e delle conseguenze della guerra d’indipendenza, che provocò continui rallentamenti all’approvazione parlamentare del trattato di pace con l’Austria.
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https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/3/resoconti-elenco-cronologico
04° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 20 dicembre 1849 al 20 novembre 1853)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA
Altre informazioni sulla legislatura
La quarta legislatura fu inaugurata a Torino il 20 dicembre 1849 e si concluse il 21 novembre 1853. Il Senato, alla cui presidenza fu riconfermato Giuseppe Manno, tenne 319 sedute.
Iniziò il cosiddetto decennio di preparazione, gli anni in cui furono poste le basi per l’unificazione politica italiana. Il Piemonte e in particolare la città di Torino costituirono un autentico laboratorio politico per lo sviluppo e la propulsione del programma risorgimentale. In altri Stati preunitari il dissenso verso i rispettivi governi raggiunse talvolta la dimensione dell’insurrezione popolare, come testimoniano nel febbraio 1853 i moti delle “Cinque giornate di Milano” e delle “Dieci giornate di Brescia”.
Il 12 ottobre 1850 Camillo Benso di Cavour entrò per la prima volta nel governo come ministro dell’Agricoltura e commercio; il 4 novembre 1852 fu nominato presidente del Consiglio e, riconfermato in tale ruolo il 4 maggio 1855, mantenne la carica fino al 19 luglio 1859. Cavour fu fautore della politica del “connubio”, una larga alleanza parlamentare tra i moderati di centro-destra e di centro-sinistra.
Nel corso della IV legislatura fu avviato un programma di riforme laicizzanti della legislazione: il dibattito politico conobbe un momento di particolare condensazione sul disegno di legge riguardante il contratto di matrimonio civile, approvato alla Camera il 5 luglio 1852, ma respinto il 20 dicembre al Senato.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/4/resoconti-elenco-cronologico
05° Legislatura del Regno di Sardegna (dal 19 dicembre 1853 al 25 ottobre 1857)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA
Altre informazioni sulla legislatura
La quinta legislatura fu densa di eventi politici e di realizzazioni legislative. Inaugurata a Torino il 19 dicembre 1853, si chiuse il 16 luglio 1857. Il Senato tenne 196 sedute. Presidenti del Senato furono in successione Giuseppe Manno, riconfermato dal re, e Cesare Alfieri di Sostegno.
Nel tradizionale discorso della Corona davanti alle Camere riunite furono annunciate ampie riforme nell’economia, nell’amministrazione, nel campo dei codici e della scuola.
Il 10 gennaio 1855 il presidente del Consiglio Cavour firmò il trattato d’alleanza con Francia e Gran Bretagna per la partecipazione alle operazioni militari nella guerra di Crimea, a fianco dell’Impero Ottomano e contro la Russia, trattato che fu ratificato il 10 febbraio dalla Camera e il 3 marzo dal Senato. Al termine del conflitto, vinto dalla coalizione anglo-franco-piemontese-turca, i delegati del Regno di Sardegna poterono partecipare alla conferenza di pace a Parigi (febbraio-aprile 1856), in occasione della quale Cavour denunciò le politiche repressive in atto nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie e richiamando l’attenzione sulla quesitone dell’unificazione italiana.
Il 28 maggio 1855 fu approvato il disegno di legge sulla soppressione delle corporazioni religiose, sul quale si palesò una diversità di vedute tra Cavour e il sovrano, reso inquieto dall’acuirsi dei contrasti con la Chiesa.
Il 28 giugno 1857 sbarcò a Sapri la spedizione guidata da Carlo Pisacane e Giovanni Nicotera: partita da Genova, fallì tragicamente a causa soprattutto dell’ostilità della popolazione meridionale.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/5/resoconti-elenco-cronologico
06° Legislatura del Regno di Sardegna (14 dicembre 1857 - 21 gennaio 1860) (durata : giorni 768)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA
Altre informazioni sulla legislatura
La VI legislatura fu inaugurata a Torino il 14 dicembre 1857 e si chiuse, dopo due sessioni, il 21 gennaio 1860. Il Senato, presieduto da Cesare Alfieri di Sostegno, tenne 63 sedute. Coincise con la preparazione e lo svolgimento della seconda guerra d’Indipendenza.
Nel discorso d’inaugurazione della legislatura Vittorio Emanuele II dichiarò la stretta connessione tra i principi liberali e la causa dell’unificazione nazionale, e offrì inoltre per la prima volta un aperto sostegno al governo.
Il fallito attentato del 14 gennaio 1858 alla vita di Napoleone III da parte del fuoruscito piemontese Felice Orsini comportò un ulteriore inasprimento su scala europea delle misure repressive e di controllo poliziesco, e mise il governo italiano in serie difficoltà. Cavour presentò allora, in un’ottica di collaborazione internazionale per la lotta contro la cospirazione politica, un disegno di legge volto a colpire duramente i delitti politici, che fu approvato nonostante le rimostranze di numerosi parlamentari, soprattutto deputati, critici di un eccessivo cedimento alle pressioni di Napoleone III. I colloqui di Plombières del 20-21 luglio 1858 consolidarono ulteriormente le basi dell’accordo franco-piemontese in funzione antiaustriaca.
La seconda sessione della legislatura fu aperta il 10 gennaio 1859 con un discorso nel quale il re si proclamò sensibile al «grido di dolore» proveniente da tante parti d’Italia, con ciò preannunciando la ripresa delle ostilità contro l’Austria. In tale ottica era indispensabile la collaborazione con la Francia, ricercata da Cavour sul piano diplomatico, militare e delle alleanze matrimoniali: il 18 gennaio 1859 fu firmato infatti un trattato di impegno militare con la Francia e il 30 gennaio furono celebrate anche le nozze tra il principe Napoleone Gerolamo, cugino di Napoleone III, e Clotilde di Savoia, figlia primogenita di Vittorio Emanuele II.
Grazie anche al concorso di numerosissimi volontari da ogni parte d’Italia, il Piemonte si preparò alla guerra imminente, che prese ufficialmente avvio quando l’esercito austriaco varcò il Ticino il 29 aprile 1859. Il 3 maggio la Francia entrò in guerra a fianco del Piemonte. L’8 giugno Napoleone III e Vittorio Emanuele II poterono entrare trionfalmente a Milano. I franco-piemontesi riportarono nelle settimane successive svariate vittorie sull’esercito austriaco. Nel frattempo erano insorti anche i ducati padani di Parma e Modena, e fu costituito un governo provvisorio nel Granducato di Toscana, dopo la fuga di Leopoldo II. Il 12 giugno Vittorio Emanuele II inviò propri commissari nei territori affrancati e che avevano deliberato l’annessione al Piemonte, comprese le ex province pontificie dell’Emilia e della Romagna. L’11 luglio, all’insaputa del sovrano piemontese, Napoleone III firmò l’armistizio di Villafranca con l’imperatore Francesco Giuseppe, provocando un rallentamento temporaneo del programma unitario. Il 1° ottobre Pio IX ruppe le relazioni diplomatiche con il Regno di Sardegna.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/6/resoconti-elenco-cronologico
07° Legislatura del Regno di Sardegna ( 2 aprile 1860 - 17 dicembre 1860) (durata : giorni 259)
LEGISLATURE del REGNO di SARDEGNA
Altre informazioni sulla legislatura
La VII legislatura fu aperta a Torino il 2 aprile 1860 e chiusa il 28 dicembre.
Il Senato, presieduto nuovamente da Cesare Alfieri di Sostegno, svolse 36 sedute.
All’inizio del 1860 si ammorbidì la pesante tutela della Francia sul Piemonte, lasciando spazio alla ripresa dell’unificazione politica italiana. L’11-12 marzo si erano tenuti in Toscana e in Emilia i plebisciti a suffragio universale maschile che decretarono l’unione delle province alla monarchia costituzionale sabauda.
L’integrazione politica dei territori acquisiti di recente ebbe ripercussioni anche sulla composizione del Senato sabaudo: la nomina di Alessandro Manzoni a senatore del Regno il 29 febbraio è una delle prime nomine di grandi personalità provenienti dalle province unitesi via via al nascente Stato unitario, secondo criteri di larga rappresentanza nazionale.
Si verificò un cambiamento di equilibri anche negli schieramenti politici: nelle elezioni generali alla Camera del 25-29 marzo i conservatori risultarono fortemente penalizzati, mentre crebbero le presenze dei liberali e dei protagonisti della politica risorgimentale.
Il dibattito parlamentare fu incentrato principalmente sulle progressive annessioni allo Stato sabaudo delle province italiane liberate o conquistate.
Un’autentica spina nel fianco per il governo piemontese fu la questione della cessione alla Francia di Nizza e della Savoia, confermata da un plebiscito popolare, il cui risultato sproporzionatamente favorevole fu considerato inattendibile da Garibaldi, e accompagnata da un acceso dibattito parlamentare, che culminò il 10 giugno nell’approvazione definitiva da parte del Senato del trattato che sanciva il passaggio dei territori sotto la sovranità francese (il 29 maggio era stato ratificato dalla Camera).
Le imprese garibaldine intercorse nel frattempo riassorbirono questo strappo. Partita da Quarto il 6 maggio, la spedizione dei Mille approdò l’11 a Marsala; il 27 maggio Garibaldi conquistò Palermo e il 20 luglio Milazzo; il 3 agosto fu promulgato lo Statuto albertino in tutta la Sicilia. Il 19-20 agosto le forze garibaldine sbarcarono in Calabria e, tra sollevazioni popolari filosabaude e scontri armati, risalirono rapidamente la penisola, fino ad arrivare a Napoli il 7 settembre. Nel frattempo, varcato da Nord il confine dello Stato Pontificio il 10 settembre, iniziò la conquista da parte dell’esercito sabaudo delle Marche e dell’Umbria. Il 22 settembre l’esercito borbonico venne sgominato da Garibaldi definitivamente al termine di un’aspra battaglia sul Volturno. Il 26 ottobre avvenne l’incontro a Teano tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, i quali il 7 novembre furono accolti a Napoli da manifestazioni di grande entusiasmo popolare. Il 1° dicembre il re entrò finalmente a Palermo.
vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/sardegna/7/resoconti-elenco-cronologico