Il sistema elettorale italiano è l’insieme delle regole con cui, sulla base dei voti espressi dai cittadini italiani durante le elezioni, sono assegnati i seggi all’interno degli organi politico-istituzionali locali, nazionali ed europei. La situazione è articolata e differenziata a seconda delle varie categorie di votazione previste dall’ordinamento politico italiano:
le elezioni politiche, in occasione delle quali si vota per l’elezione dei 400 componenti della Camera dei deputati e dei 200 membri elettivi del Senato della Repubblica;[N 1]
le elezioni europee, in occasione delle quali si vota per l’elezione dei 76 membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia;[N 2][N 3][1]
le elezioni regionali, in occasione delle quali si vota per l’elezione del presidente della giunta regionale e del consiglio regionale;[N 4]
le elezioni amministrative, in occasione delle quali si vota per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale;[N 5] in Valle d’Aosta si elegge contestualmente il vicesindaco[N 6] e nelle grandi città si vota inoltre per i consigli circoscrizionali.[N 7]
Ciascun tipo di consultazione ha luogo di norma ogni cinque anni.[N 8][N 9][N 10][2]
Il sistema proporzionale con soglia di sbarramento, adottato per tutte le elezioni italiane dal 1946 al 1993 (fatta eccezione per il Senato), è ancora usato per le elezioni del Parlamento europeo.
Anche i restanti appuntamenti elettorali – salvo le consultazioni comunali nelle municipalità meno popolose e le elezioni circoscrizionali – si svolgono sulla base di sistemi elettorali di impostazione proporzionale, ma corretti in misura significativa con quote maggioritarie o premi di governabilità variamente assegnati.


