SITO ISTITUZIONALE
Il Partito Comunista Italiano (PCI) è stato un partito politico italiano di sinistra, nonché il maggiore partito comunista dell’Europa occidentale.[13] Venne fondato il 21 gennaio 1921 a Livorno con il nome di Partito Comunista d’Italia (PCd’I) come sezione italiana dell’Internazionale Comunista, in seguito alla rivoluzione d’ottobre, al biennio rosso e alla separazione dell’ala di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata tra gli altri da Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Antonio Gramsci e Umberto Terracini al XVII Congresso del Partito Socialista Italiano. Ha avuto storica sede in Via delle Botteghe Oscure al civico 4.[13]
Durante il regime fascista, che dal 1926 lo costrinse alla clandestinità e l’esilio, negli anni venti e trenta ebbe una storia complessa e travagliata all’interno dell’Internazionale Comunista, allo scioglimento della quale nel 1943 divenne noto come Partito Comunista Italiano.
Il Partito Comunista d’Italia (PCd’I) inizialmente si poneva come obiettivo l’abbattimento dello Stato borghese e l’instaurazione di una dittatura del proletariato attraverso i consigli degli operai e dei contadini sull’esempio dei bolscevichi russi di Vladimir Lenin. I rapporti con Mosca, la controversa e variegata dialettica rispetto alle politiche dell’Unione Sovietica di cui il PCI aveva fatto un mito,[19] così come i discussi tentativi di distaccarsene, costituirono un elemento centrale della storia del partito, che però avrebbe trovato la sua fonte di maggiore forza e legittimazione nel radicamento costruito nella società italiana e in particolare tra i lavoratori già negli anni dell’attività clandestina sotto il regime fascista, ma soprattutto nel secondo dopoguerra, allorché il PCI si trasformò nel «partito nuovo» voluto da Palmiro Togliatti, un «partito di massa» con una forte presenza territoriale, volto a cercare di proporre soluzioni ai problemi delle masse lavoratrici e del Paese nel suo insieme.[20]
Il partito fu guidato nei suoi primi anni di vita da una maggioritaria corrente di sinistra raccolta attorno ad Amadeo Bordiga, ma il III Congresso svoltosi clandestinamente a Lione nel gennaio del 1926 segnò un deciso cambiamento di politica. Venne suggellato con l’approvazione delle Tesi di Gramsci della bolscevizzazione e con il parere favorevole sulla messa in minoranza della sinistra di Bordiga, la quale fu accusata di settarismo e venne prima emarginata e poi, con l’arresto di Bordiga da parte dei fascisti, si riunì in Francia editando la rivista Prometeo e nel dopoguerra nel Partito Comunista Internazionalista. Tale risultato venne poi variamente criticato per supposte ingerenze estere nelle vicende nazionali, specchio della situazione sovietica. Tra gli elementi principali di scontro vi erano i rapporti con l’Unione Sovietica, che le componenti di ispirazione sinistra comunista nelle vesti della Sinistra Comunista Italiana di Bordiga criticavano duramente; e la componente in seguito dominante che si riferiva a Gramsci, decisa a tenere ben saldo il legame con l’Internazionale Comunista.
Nel 1930 Bordiga fu definitivamente espulso dal partito con l’accusa di trockismo. Stessa sorte era già parallelamente toccata a elementi alla destra del gruppo dirigente, quest’ultimo diviso dal 1926 tra chi come il segretario Gramsci era stato condannato a misure di carcerazione fascista; e chi come Palmiro Togliatti era riuscito a espatriare continuando l’azione di direzione del partito dall’estero o operando nella clandestinità.
Edificio romano di via delle Botteghe Oscure al numero 4, sede del Partito Comunista Italiano (foto del 2016, anno in cui è sede del Consorzio Bancomat)
Una volta caduto il regime fascista nel 1943 ricominciò a operare legalmente partecipando immediatamente alla costituzione di formazioni partigiane e dal 1944 al 1947 agli esecutivi antifascisti successivi al governo Badoglio I, dove il nuovo capo politico Palmiro Togliatti fu anche per un breve periodo vicepresidente del Consiglio dei ministri…
