IL FERMO IMMAGINE

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COSA AVVENNE?

Edmondo Rossoni
Edmondo Rossoni
Ministero dell'Agricoltura e Foreste, dal 24.01.1935 al 30.10.1939
Giuseppe Tassinari
Giuseppe Tassinari
Ministero dell'Agricoltura e Foreste, dal 31.10.1939 al 25.12.1941
Giuseppe Tassinari
Giuseppe Tassinari
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA

Ministero dell'Agricoltura e Foreste, dal 24.01.1935 al 30.10.1939
Dal 13 maggio 1937 anche per la Bonifica Integrale
Vittorio Emanuele III di Savoia (dal 29 luglio 1900 al 9 maggio 1946)
Vittorio Emanuele III di Savoia (dal 29 luglio 1900 al 9 maggio 1946)
RE del REGNO d'ITALIA

XXI Legislatura del Regno d'Italia
XXII Legislatura del Regno d'Italia
XXIII Legislatura del Regno d'Italia
XXIV Legislatura del Regno d'Italia
XXV Legislatura del Regno d'Italia
XXVI Legislatura del Regno d'Italia
XXVII Legislatura del Regno d'Italia
XXVIII Legislatura del Regno d'Italia
XXIX Legislatura del Regno d'Italia
XXX Legislatura del Regno d'Italia

Sistema plebiscitario (1929-1939)
Sistema plebiscitario (1929-1939)
Partecipazione Politica

SISTEMI ELETTORALI in ITALIA
Camera non elettiva (1939-1945)
Camera non elettiva (1939-1945)
Partecipazione Politica

SISTEMI ELETTORALI in ITALIA
Giuseppe Bottai
Giuseppe Bottai
Ministero dell'Educazione Nazionale, dal 15.11.1936 al 05.02.1943
Giuseppe Cobolli Gigli
Giuseppe Cobolli Gigli
Ministri dei TRASPORTI del Regno d'Italia

1935-1939- Governo Mussolini

Arrigo Solmi
Arrigo Solmi
Ministero di Grazia e Giustizia, dal 24.01.1935 al 11.07.1939
Luigi Federzoni (1878-1967) (Partito Nazionale Fascista)
Luigi Federzoni (1878-1967) (Partito Nazionale Fascista)
PRESIDENTI del SENATO del REGNO D'ITALIA

(20 aprile 1929-19 gennaio 1934)
XXVIII° Legislatura del Regno d'Italia

(28 aprile 1934-2 marzo 1939)
XXIX° Legislatura del Regno d'Italia

Adelchi Serena
Adelchi Serena
Ministri dei TRASPORTI del Regno d'Italia

1939-1940- Governo Mussolini

Giacomo Suardo (1883-1947) (Partito Nazionale Fascista)
Giacomo Suardo (1883-1947) (Partito Nazionale Fascista)
PRESIDENTI del SENATO del REGNO D'ITALIA

(23 marzo 1939-28 luglio 1943)
XXX° Legislatura del Regno d'Italia
Galeazzo Ciano
Galeazzo Ciano
Ministro: Ministero degli Affari Esteri, dal 11.06.1936 al 05.02.1943
Edoardo Dino Alfieri
Edoardo Dino Alfieri
Ministero di Grazia e Giustizia, dal 12.07.1939 al 05.02.1943
Costanzo Ciano (1876-1939) (Partito Nazionale Fascista)
Costanzo Ciano (1876-1939) (Partito Nazionale Fascista)
(dal 28 aprile 1934 al 02 marzo 1939)
XXIX° Legislatura del Regno d'Italia

PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DEL REGNO D'ITALIA


(dal 23 marzo 1939 al 27 giugno 1939)
XXX° Legislatura del Regno d'Italia

PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI FASCI E DELLE CORPORAZIONI
Dino Grandi (1895-1988) (Partito Nazionale Fascista)
Dino Grandi (1895-1988) (Partito Nazionale Fascista)
1939-1943
XXX° Legislatura del Regno d'Italia

PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI FASCI E DELLE CORPORAZIONI
Attilio Teruzzi
Attilio Teruzzi
Ministro: Ministero dell'Africa Italiana, dal 31.10.1939 al 25.07.1943
Attilio Teruzzi
Attilio Teruzzi
Sottosegretari di Stato del PERIODO FASCISTA

Ministero dell'Africa Italiana, dal 20.11.1937 al 31.10.1939
Achille Starace
Achille Starace
Ministero del Partito Nazionale Fascista, dal 11.01.1937 al 31.10.1939
Ettore Muti
Ettore Muti
Ministero del Partito Nazionale Fascista, dal 31.10.1939 al 29.10.1940
Adelchi Serena
Adelchi Serena
Ministro: Ministero dei Lavori Pubblici, dal 31.10.1939 al 29.10.1940
Benito Mussolini (1883-1945)
Benito Mussolini (1883-1945)
PRESIDENTE del CONSIGLIO dei MINISTRI, PRIMO MINISTRO, SEGRETARIO DI STATO del REGNO D'ITALIA


I Governo Mussolini
Dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943
XXVI Legislatura del Regno d'Italia XXVII Legislatura del Regno d'Italia XXVIII Legislatura del Regno d'Italia XXIX Legislatura del Regno d'Italia XXX Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni


Felice Guarneri
Felice Guarneri
Ministero per gli Scambi e le Valute, dal 20.11.1937 al 30.10.1939
Ministero istituito con Regio Decreto n. 1928 del 20 novembre 1937
Galeazzo Ciano (Partito Nazionale Fascista)
Galeazzo Ciano (Partito Nazionale Fascista)
Ministri degli AFFARI ESTERI del Regno d'Italia

1936-1943 - Governo Mussolini

Raffaello Riccardi
Raffaello Riccardi
Ministero per gli Scambi e le Valute, dal 31.10.1939 al 05.02.1943
Ordine della Besa (1926-1939)
Ordine della Besa (1926-1939)
L'Ordine della Besa, conosciuto anche come Ordine della Fedeltà, è stato un ordine cavalleresco del Regno d'Albania e successivamente entrò a far parte del patrimonio del Regno d'Italia quando la corona di Albania fu unita a quella d'Italia. Dopo il 1943 è diventato un ordine dinastico del Casato di Zogu.
L'Ordine venne fondato il 22 dicembre 1926 dall'allora presidente della repubblica albanese Ahmed Ben Zogu[1]. A seguito della proclamazione del regno d'Albania avvenuta nel 1928 ad opera dello stesso presidente della repubblica che si proclamò sovrano dello stato col nome di Zog I, l'ordine entrò a far parte del sistema delle onorificenze del nuovo regno d'Albania.

Successivamente, dopo l'unione della corona di Albania con quella d'Italia, entrarono a far parte del patrimonio degli ordini cavallereschi di Casa Savoia anche quelli del regno balcanico, di cui il più importante era indubbiamente quello della Besa, che in albanese significa fedeltà, caratteristica da tributare al Sovrano ed alla Patria.

L'ordine veniva concesso ai benemeriti del Regno d'Albania ed agli italiani che avessero contribuito alla gloria del regno albanese come colonia italiana.
29° Legislatura del Regno d'Italia (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939)
29° Legislatura del Regno d'Italia (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)

Nella XXIX legislatura si svolsero in Senato 137 sedute in un’unica sessione. Il discorso della Corona fu svolto il 28 aprile 1934 e riguardò in prevalenza la politica estera dell’Italia e la crisi economica mondiale. Il periodo coincidente con la legislatura fu caratterizzato dagli eventi tragici delle leggi antiebraiche e delle persecuzioni razziali, dall’instaurarsi in Europa di numerosi regimi dittatoriali e da guerre locali che segnarono il progressivo scivolamento verso la seconda guerra mondiale.

Emerse in Europa la preoccupazione per la minaccia hitleriana, diretta dapprima nei confronti dei paesi limitrofi, l’Austria e la Cecoslovacchia. Il 17 febbraio 1934 Italia, Francia e Regno Unito sottoscrissero una nota a difesa dell'integrità territoriale dell'Austria, seguita alcuni mesi dopo, il 27 settembre, da un’altra nota tripartita sull’indipendenza dell’Austria, firmata a Ginevra presso la Società delle Nazioni. Il 17 marzo 1934, Italia, Austria e Ungheria firmarono a Roma i protocolli su una politica comune e sulle reciproche relazioni economiche (i protocolli furono ratificati con regio decreto 5 luglio 1934, n. 1055). In Austria, il 25 luglio 1934, i nazionalsocialisti attuarono un tentativo di colpo di stato per abbattere il governo di Dollfuss, che fu assassinato, e annettere l’Austria alla Germania di Hitler. Mussolini, che nel 1934 sosteneva ancora l’integrità territoriale dell’Austria, inviò truppe al confine del Brennero. Il 2 agosto 1934, alla morte di Hindenburg, Hitler ottenne il potere assoluto, unificando le prerogative della carica di presidente del Reich con quelle di cancelliere. La situazione europea fu ulteriormente aggravata il 9 novembre 1934 dall’attentato in cui perse la vita il re Alessandro I di Jugoslavia. Il 20 novembre 1934 la conferenza sul disarmo fu sospesa e, alcuni mesi dopo, il 16 marzo 1935, Hitler introdusse il servizio militare obbligatorio e rafforzò l’aviazione e l’esercito in violazione del trattato di Versailles. Il mese successivo alla conferenza di Stresa (11-14 aprile 1935), a cui parteciparono il ministro degli Esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald e Benito Mussolini, fu adottata una risoluzione comune con cui erano confermati gli accordi di Locarno, il sostegno all’indipendenza territoriale dell’Austria e la necessità di una politica comune per limitare la corsa al riarmo della Germania. Le risoluzioni di Stresa non furono applicate a causa della firma del patto navale tra il Regno Unito e la Germania del 18 giugno 1935, e per il sopraggiungere della questione etiopica. Tra il 18 e il 29 giugno 1935 fu firmata una convenzione terrestre segreta tra i capi di stato maggiore italiano e francese, Pietro Badoglio e Maurice Gamelin, in caso di un’invasione tedesca dell’Austria.

Il 7 marzo 1936, in aperta violazione del trattato di pace di Versailles e del patto di Locarno, Hitler invase la Renania, linea di territorio sul confine franco-belga che era stata dichiarata smilitarizzata. Nella conferenza di Londra del 12 marzo 1936 le potenze firmatarie del patto di Locarno condannarono l’occupazione, ma senza adottare sanzioni. Negli accordi del 19 marzo 1936 si chiedeva alla Germania di sospendere l’invio di truppe e di non fortificare la zona renana. Si stabiliva anche di collocare lungo la linea una forza internazionale. Mussolini non aderì agli accordi di Londra, adducendo la questione delle sanzioni per la guerra d’Etiopia. Pochi giorni dopo, il 23 marzo 1936, l’Austria, che non aveva votato le sanzioni all’Italia, e l'Ungheria, firmarono tre protocolli addizionali a quelli di Roma, con cui si stipulava la costituzione di un organo permanente di consultazione reciproca e l'impegno di non intraprendere negoziati con terzi attinenti alla questione danubiana. In Grecia il 4 agosto 1936 il Parlamento fu sciolto, il governo fu affidato a Metaxas, e furono sospese le garanzie costituzionali.

Nell’autunno successivo l’Italia si avvicinò alla Germania nazista (Asse Roma-Berlino): il 27 ottobre 1936 Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, firmò a Berlino i protocolli per il sostegno alle forze antigovernative in Spagna e la lotta al bolscevismo. L’anno successivo (6 novembre 1937) l’Italia aderì anche al patto anticomintern, firmato il 25 novembre 1936 tra Germania e Giappone.

Negli stessi anni la Piccola Intesa (Iugoslavia, Cecoslovacchia e Romania) cominciò ad allentarsi. La Iugoslavia progressivamente si avvicinò alle potenze dell’Asse, dopo la firma del patto di Belgrado con l’Italia del 25 marzo 1937, con il quale erano mantenuti i confini esistenti ed era conservato lo status quo nell’Adriatico (regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 721, convertito nella legge 17 gennaio 1938, n. 99). Dal 10 al 14 settembre 1937 a Nyon in Svizzera si riunì una conferenza internazionale degli Stati per la navigazione nel Mediterraneo, dopo la denuncia russa dell’affondamento di alcune navi dirette in Spagna da parte di sottomarini italiani. Furono stabiliti accordi per la vigilanza sul Mediterraneo. L’Italia, la Germania e l’Albania, benché invitate a partecipare, non presero parte ai lavori. L’11 dicembre 1937 l’Italia abbandonò la Società delle Nazioni.

Tra l’11 e il 12 marzo 1938, l’Austria fu invasa dalle truppe tedesche e il giorno successivo fu proclamata l’annessione alla Germania nazista (Anschluss), cui seguì, pochi mesi dopo, il viaggio di Hitler in Italia dal 3 al 9 maggio 1938. Il 30 aprile 1938 Pio XI, in previsione del viaggio di Hitler e in segno di condanna e disapprovazione contro il nazismo, si era ritirato a Castelgandolfo, facendo chiudere la Basilica di San Pietro e i Musei vaticani ai visitatori.

Il 26 settembre 1938 la situazione internazionale fu ulteriormente aggravata dall’ultimatum rivolto da Hitler alla Cecoslovacchia, con la minaccia di annettere la regione dei Sudeti. La Francia, alleata della Cecoslovacchia, procedette a una mobilitazione parziale dell’esercito. Nella Conferenza di Monaco del 29- 30 settembre 1938, tra Chamberlain, Daladier, Hitler e Mussolini fu stabilito che la Cecoslovacchia cedesse il territorio dei Sudeti e che fossero riconosciuti i diritti ungheresi e polacchi su altri territori cecoslovacchi. La Cecoslovacchia, a cui non fu concesso di partecipare, dovette firmare gli accordi il 30 settembre.

I rapporti internazionali erano diventati più complessi per l’Italia a causa della guerra d’Etiopia. Tra il 5 e il 6 dicembre 1934 gli incidenti di Ual-Ual nell’Ogaden, durante uno scontro tra le truppe italiane ed etiopiche, costituirono il pretesto per avviare, di lì a poco, la campagna militare per la conquista dell’Etiopia, dove, dal 3 aprile 1930, il ras Tafari Makonnen era salito al trono dopo la morte dell’imperatrice Zauditù, assumendo il nome di Hailé Selassié I. Il 3 gennaio 1935 l’Etiopia si rivolse alla Società delle Nazioni, che aprì una procedura di arbitrato. Il 7 gennaio a Roma, nel tentativo di dare un assetto alle questioni coloniali in Africa, furono firmati gli accordi Mussolini-Laval, successivamente dichiarati decaduti da Mussolini il 17 dicembre 1938. Tra l’aprile e il settembre 1935 la commissione arbitrale presso la Società delle Nazioni fece diversi tentativi conciliativi, che tuttavia non produssero risultati.

Il 3 ottobre 1935 iniziò l’invasione dell’Etiopia senza preventiva dichiarazione di guerra. Tra il 5 ottobre e l’8 novembre furono occupate Adigrat, Adua, Axum, Macallé. Il 16 novembre Pietro Badoglio sostituì Emilio De Bono nel comando della guerra. Il Consiglio della Società delle Nazioni aveva nominato (5 ottobre), fin dall’inizio del conflitto, un comitato per porre fine alla guerra e fare rispettare il diritto internazionale.

Il 7 ottobre 1935 l’Italia fu dichiarata paese aggressore e il 2 novembre successivo la Società delle Nazioni deliberò sanzioni economiche a decorrere dal 18 novembre, escludendo però dall’embargo petrolio e carbone. L’11 dicembre fu proposto a Mussolini il piano Laval-Hoare, elaborato dai ministri francese e inglese, piano che fu tuttavia rifiutato.

Nella documentazione conservata nell’Archivio storico del Senato sono conservate numerose lettere di senatori del Regno che donarono la medaglia da senatore, tra cui Benedetto Croce, dopo che il 18 dicembre 1935 ai cittadini italiani fu richiesto di consegnare le fedi nuziali o altri oggetti per contribuire economicamente allo sforzo bellico.

La Conferenza mondiale della gioventù per la pace svoltasi a Bruxelles (29 febbraio-1° marzo 1936) condannò l’aggressione dell’Italia all’Etiopia, dove persero la vita migliaia di soldati etiopi in cruente e sanguinose battaglie, ma anche l’inerme popolazione civile, a causa dell’utilizzo di gas e dei bombardamenti su villaggi, senza risparmiare i presidi con il simbolo della Croce rossa. La Società delle Nazioni avviò verifiche sulle violazioni delle leggi di guerra da parte dell’Italia e il 20 aprile 1936 il Consiglio della Società delle Nazioni espresse una risoluzione sul sull’uso dei gas. Il 3 maggio 1936 Hailé Selassié abbandonò l’Etiopia per raggiungere Londra. Il 5 maggio 1936 le truppe italiane, comandate da Pietro Badoglio, entrarono ad Addis Abeba; tra l’8 e il 9 maggio il generale Graziani entrò a Harrar e occupò Dire Daua. Il 9 maggio stesso Mussolini pronunciò il discorso sulla recente conquista e emanò il decreto sull’annessione dell’Etiopia e sull’assegnazione al re d’Italia del titolo di imperatore (regio decreto-legge 9 maggio 1936, n. 754, convertito nella legge 18 maggio 1936, n. 867). Dopo la fine della guerra in Etiopia furono compiute sanguinose rappresaglie contro la popolazione civile (eccidio del 19-21 febbraio 1937 ad Addis Abeba). Il 20 maggio 1937 fu compiuto un sanguinoso massacro ad opera dei soldati italiani contro la popolazione etiope radunata in occasione di una festività religiosa nel santuario cristiano di Débre Libanos.

Il 30 giugno 1936 l’imperatore Hailé Selassié aveva fatto appello alla Società delle Nazioni perché non riconoscesse la conquista italiana e sostenesse la popolazione etiope, ma il 4 luglio 1936 le sanzioni contro l’Italia furono ritirate. L’Italia e il Regno Unito approvarono successivamente accordi commerciali e di compensazione (regio decreto-legge 15 dicembre 1936, n. 2275, convertito nella legge 23 marzo 1937, n. 637) e stipularono un accordo (gentlemen’s agreement del 2 gennaio 1937) per il mantenimento dello status quo nel Mediterraneo, con assicurazioni sul mantenimento dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Spagna. Il 16 aprile 1938 con l’accordo di Pasqua l’Italia s’impegnava a ritirare i volontari, terminata la guerra civile in Spagna, mentre il Regno Unito riconosceva l’annessione dell’Etiopia.

Il 30 marzo 1938, il conferimento del titolo di maresciallo dell’Impero sia a Mussolini, sia a Vittorio Emanuele III creò non pochi attriti tra Mussolini e la Corona (legge 2 aprile 1938, n. 240).

Tra il 17 e il 18 luglio 1936 scoppiò la guerra civile spagnola a seguito del golpe dei comandanti delle truppe spagnole stanziate in Marocco contro il governo del Fronte popolare, eletto nel febbraio 1936 e costituito dai sindacati e dai partiti della sinistra. L’Italia e la Germania appoggiarono le forze comandate da Francisco Franco, infrangendo la proposta francese di non intervento del 31 luglio 1936, a cui avevano formalmente aderito. Dal settembre 1936 l’Unione Sovietica inviò in Spagna approvvigionamenti a favore del Fronte popolare. Per il pericolo della conflagrazione di una più vasta guerra europea, il 9 settembre 1936 si riunì a Londra la Commissione per il non intervento in Spagna. Il 29 settembre 1936 la giunta militare proclamò il governo di Francisco Franco, che fu riconosciuto da Mussolini e da Hitler il 18 novembre 1936. Nell’autunno del 1936 sorsero le brigate internazionali, organizzate dall’Internazionale comunista, a sostegno del Fronte popolare. Tra i volontari italiani si ricordano il battaglione Matteotti, il battaglione Garibaldi, guidato da Randolfo Pacciardi e Ilio Barontini, e le compagnie Angeloni, De Bosis, De Rosa e Strozzi. Numerosi volontari furono inviati dal movimento Giustizia e Libertà. La capitale del governo repubblicano fu trasferita a Valencia (novembre 1936-ottobre 1937, gennaio-marzo 1939), dopo che le truppe di Franco posero sotto assedio Madrid. Le truppe franchiste furono sconfitte il 18 marzo 1937 da reparti delle brigate internazionali nella battaglia di Guadalajara, in cui si distinse il battaglione Garibaldi. Il 26 aprile 1937 la cittadina spagnola di Guernica fu distrutta da un sanguinoso bombardamento da parte dell’aviazione tedesca. Il 24 maggio 1937 Pablo Picasso espose il quadro Guernica nel padiglione spagnolo dell’Esposizione universale a Parigi, come manifesto contro l’orrore della guerra. Dopo la conclusione della battaglia dell’Ebro, il 15 novembre 1938 fu deciso lo scioglimento delle brigate internazionali. La guerra civile spagnola terminò il 28 marzo 1939 con la capitolazione di Madrid alle truppe franchiste.

Il 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e delle leggi antiebraiche in Italia. Negli anni precedenti alcuni segnali avevano fatto presagire il dilagare delle persecuzioni antisemite e del razzismo, come la legge sulla rigida separazione tra italiani e popolazioni locali in Etiopia (regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 880, convertito nella legge 30 dicembre 1937, n. 2590). L’Italia si era avvicinata, con la formazione dell’Asse Roma-Berlino, alla Germania nazista, dove tra il 1933 e il 1939 i cittadini ebrei furono sottoposti a una persecuzione pianificata e sistematica, venendo esclusi dalle amministrazioni pubbliche con la legge del 7 aprile 1933 ed emarginati e privati dei diritti civili e politici con le leggi di Norimberga del 15 settembre 1935, cui seguirono numerose altre leggi e provvedimenti razziali, oltre ai pogrom e alle violente aggressioni. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 furono distrutti e incendiati in Germania e in Austria sinagoghe, abitazioni e negozi di ebrei (la “notte dei cristalli”, che prende il nome dalle vetrine distrutte); migliaia di cittadini ebrei, a partire dai giorni successivi, furono deportati nei campi di concentramento. Allestiti inizialmente per confinarvi gli oppositori politici, i campi esistevano già dal 1933: in essi furono imprigionati, oltre agli ebrei e agli oppositori del regime nazista, anche coloro che appartenevano a minoranze e a gruppi sociali perseguitati.

Nei mesi tra il settembre e l’ottobre 1938 le leggi antiebraiche furono approvate in Italia. Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato il manifesto degli scienziati razzisti, cui seguì la “dichiarazione sulla razza” approvata dal Gran consiglio del fascismo il 6 ottobre 1938. Le leggi razziali furono precedute nell’agosto 1938 da una massiccia campagna di stampa antisemita. Il 22 agosto 1938 i prefetti ricevettero le circolari per il censimento degli ebrei. Era stata istituita la Direzione generale demografia e razza (Demorazza) con regio decreto 5 settembre 1938, n. 1531. Nel mese successivo i cittadini ebrei furono esclusi dall’insegnamento; agli alunni ebrei fu proibito di iscriversi alle scuole di ogni ordine e grado (regio decreto-legge 5 settembre 1938, n. 1390, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 99) e imposto di frequentare scuole elementari separate (regio decreto-legge 23 settembre 1938, n. 1630, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 94). Con il regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728 (convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 274) furono posti divieti alla possibilità di contrarre matrimonio. Con lo stesso decreto i cittadini ebrei furono esclusi dal servizio militare e dall’esercizio dell’ufficio di tutore o curatore; non potevano inoltre essere proprietari o gestori di aziende, né assumerne la direzione o l’ufficio di amministratore o di sindaco, né essere proprietari di terreni o fabbricati urbani; furono esclusi inoltre dall’impiego nelle amministrazioni civili e militari dello Stato o in altri enti (enti locali, istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, aziende municipalizzate, consorzi, associazioni sindacali, enti di diritto pubblico, banche e assicurazioni). I cittadini ebrei stranieri furono espulsi dal territorio italiano e fu revocata la cittadinanza a chi l’aveva conseguita dopo il 1918. Con il regio decreto-legge 22 dicembre 1938, n. 2111 (convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739) gli ufficiali ebrei nelle forze armate furono posti in congedo illimitato. Dall’agosto 1938 i libri degli autori ebrei non furono più pubblicati o furono tolti dal commercio. Negli anni successivi al 1938 fino al marzo 1945 furono approvate numerose leggi o altri provvedimenti come decreti e circolari che, in modo sistematico, condannarono i cittadini ebrei alla progressiva privazione dei diritti, alla discriminazione e all’esclusione dalla vita sociale, politica, economica e culturale. Negli anni successivi al 1938 furono poste limitazioni all’esercizio delle professioni da parte degli ebrei (legge 29 giugno 1939, n. 1054), furono poste limitazioni in materia testamentaria e nella disciplina dei cognomi (legge 13 luglio 1939, n. 1055). Fu abrogato il contributo statale a favore degli asili infantili israelitici, che era stato previsto alla fine dell’Ottocento dalla legge 30 luglio 1896 n. 343 (legge 28 settembre 1940, n. 1403), e fu stabilita l’esclusione dal campo dello spettacolo (legge 19 aprile 1942, n. 517) e furono poste pesanti limitazioni alla capacità giuridica dei cittadini ebrei residenti in Libia (legge 9 ottobre 1942, n. 1420).

Tra le testimonianze più umane e significative sulle persecuzioni antisemite conservate nell’Archivio storico del Senato vi sono le lettere dei senatori ebrei al presidente del Senato (ASSR, Senato del Regno, Segretariato generale) e la corrispondenza conservata nei fascicoli personali (ASSR, Senato del Regno, Ufficio di Segreteria, Atti relativi alla nomina, Fascicoli personali). Particolarmente significativo è il fascicolo del senatore Elio Morpurgo, morto nel 1944 nei pressi del Tarvisio durante la deportazione nei campi di concentramento in Germania.

Riguardo ai rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, significative furono le encicliche in cui Pio XI condannò il nazismo e le teorie razziali (Mit Brennender Sorge del 14 marzo 1937) e le dottrine materialistiche e l’ateismo comunista (Divini Redemptoris del 19 marzo 1937). Poco prima del varo della legislazione antiebraica, nell’estate del 1938 Pio XI espresse preoccupazione per gli atteggiamenti razzisti che si manifestavano nel paese. Nell’agosto 1938 monsignor Mariano Rampolla, addetto alla Segreteria di Stato del papa, si recò in Svizzera per verificare la possibilità di un’azione concordata per la pace con le forze dei fronti popolari. Nel novembre 1938 Pio XI inviò una nota di protesta contro le leggi antiebraiche per la violazione dell’articolo 34 del concordato, concernente i matrimoni misti. Pio XI morì il 10 febbraio 1939 e gli successe il 2 marzo 1939 Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli.

Tra i documenti conservati nell’Archivio storico del Senato i Diari del senatore Guglielmo Imperiali offrono le riflessioni e le osservazioni sulle vicende della legislatura, in particolare per il 1938 e il 1939 (ASSR, Fondo Guglielmo Imperiali, Diari).

La politica interna fu caratterizzata dal consolidamento definitivo del regime fascista e dalle misure che il governo attuò per aggirare l’isolamento internazionale dovuto alla conquista dell’Etiopia. Fu istituito il ministero per la Stampa e la propaganda (con regio decreto 6 settembre 1934, n. 1434; regio decreto 24 giugno 1935, n. 1009), poi denominato ministero della Cultura popolare (regio decreto 27 maggio 1937, n. 752). Tra gli Istituti sottoposti alla sua vigilanza vi furono l’Istituto Luce, l'Ente nazionale per le industrie turistiche, la Discoteca di Stato, il Reale automobile club italiano. Un organo di controllo e di propaganda fu la Gioventù italiana del Littorio (istituita con regio decreto-legge 27 ottobre 1937, n. 1839, convertito nella legge 23 dicembre 1937, n. 2566). Per l’ammissione ai concorsi e nei posti di lavoro era d’obbligo l’iscrizione al Partito nazionale fascista (decreto del capo del governo del 17 dicembre 1932; regio decreto-legge 3 giugno 1938, n. 827, convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 83). Al segretario del Partito nazionale fascista furono riconosciuti titolo e funzioni di ministro (regio decreto-legge 11 gennaio 1937, n. 4, convertito nella legge 3 giugno 1937, n. 860).

Il regime fascista cercò anche un consolidamento sul piano economico e finanziario mediante la trasformazione dell’Iri in ente permanente e l’istituzione della Finsider (regio decreto-legge 24 giugno 1937, n. 906, convertito nella legge 30 dicembre 1937, n. 2538) e della Finmare (decreto del capo del governo del 21 dicembre 1936). Numerose banche furono riconosciute di diritto pubblico e altre di interesse nazionale (regio decreto-legge 17 luglio 1937, n. 1400, convertito nella legge 7 aprile 1938, n. 636). Il 5 ottobre 1936 la lira fu svalutata del 41%, e tra il 1935 e il 1936 fu varata la politica autarchica per far fronte alle sanzioni internazionali. Con la legge 19 gennaio 1939, n. 129, la Camera dei deputati fu sostituita dalla Camera dei fasci e delle corporazioni, formata dai componenti del Consiglio nazionale del Partito nazionale fascista e del Consiglio nazionale delle corporazioni, nominati con decreto. Al Senato fu modificato il regolamento il 21 dicembre 1938 con l’istituzione delle Commissioni legislative.

Parallelamente anche l’emigrazione politica italiana cercò di consolidare all’estero le proprie strutture e organizzazioni: il 17 agosto 1934 fu firmato a Parigi il patto di unità di azione tra Pci e Psi, dopo lo scioglimento della Concentrazione antifascista (5 maggio 1934). A Milano si formò e operò nella clandestinità il centro italiano socialista, organizzato da Rodolfo Morandi. Nell’aprile 1937 furono arrestati Rodolfo Morandi, Aligi Sassu, Lucio Luzzatto, Mario Venanzi, Vittorio Ravazzoli, Alfredo Testa: subirono tutti pesanti condanne. Il 15 maggio 1935 furono nuovamente arrestati a Torino numerosi componenti di Giustizia e Libertà: Augusto Monti, Michele Giua, Vittorio Foà, Vindice Cavallera, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Cesare Pavese, Franco Antonicelli, Piero Luzzatti, Carlo Levi, Ludovico Geymonat, Giulio Einaudi. Furono processati dal Tribunale speciale nel febbraio 1936.

Il VII congresso dell’Internazionale a Mosca nel 1935 riguardò la politica dei fronti popolari. Nell’ottobre dello stesso anno fu promosso dal Pci e dal Psi a Bruxelles il congresso degli italiani all’estero contro la guerra d’Etiopia. Nel congresso di Lione, tra il 28 e il 29 marzo 1937, i gruppi dell’antifascismo italiano decisero la fondazione dell’Unione popolare degli emigrati italiani, guidata da Romano Cocchi (durante la guerra, Cocchi fu deportato in campo di concentramento e morì a Buchenwald il 28 marzo 1944). Tra il 26 e il 28 giugno 1937 si svolse il congresso del Psi a Parigi, nel corso del quale fu approvato il programma presentato dal segretario del partito Pietro Nenni. Nell’agosto 1937 Altiero Spinelli, che si trovava al confino nell’isola di Ponza, fu espulso dal Partico comunista d’Italia per la posizione assunta sulle grandi purghe staliniane (agosto 1936) avviate contro Zinov’ev e Kamenev e altri oppositori interni e critici del sistema sovietico.

Nel dicembre 1937 fu fondata da Alberto Tarchiani e Randolfo Pacciardi “La jeune Italie”, di ispirazione repubblicana.

Durante la ventinovesima legislatura scomparvero Luigi Pirandello (10 dicembre 1936), due anni dopo aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura, Antonio Gramsci (27 aprile 1937), Guglielmo Marconi (20 luglio 1937), Gabriele D’Annunzio (1° marzo 1938), Pietro Gasparri (18 novembre 1937). Carlo e Nello Rosselli furono assassinati in Francia a Bagnoles-sur-l’Orne in Normandia il 9 giugno 1937. Il 10 dicembre 1938 Enrico Fermi ricevette il premio Nobel per la fisica e, dopo la premiazione, emigrò negli Stati Uniti per salvare la famiglia di origine ebraica. Nel 1939 furono pubblicate le Occasioni di Eugenio Montale, che inserì nella raccolta la poesia dedicata a Dora Markus, una ragazza espatriata dall’Austria a causa delle persecuzioni antiebraiche.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/29/resoconti-elenco-cronologico


30° Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni (dal 23 marzo 1939 al 2 agosto 1943)
30° Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni (dal 23 marzo 1939 al 2 agosto 1943)
LEGISLATURE del REGNO d'ITALIA (Periodo fascista)

Nella trentesima Legislatura si svolsero in Senato sedute in Aula fino al 17 maggio 1940. Dopo tale data il Senato del Regno si riunì nelle Commissioni legislative previste dal regolamento approvato il 21 dicembre 1938 e suddivise per materia.

Nella trentesima legislatura si svolsero in Senato 23 sedute d’Assemblea, di cui due a Camere congiunte, fino al 17 maggio 1940. Dopo tale data il Senato del Regno non si riunì più in Assemblea plenaria, ma solo nelle commissioni legislative, previste dal regolamento approvato il 21 dicembre 1938 e suddivise per materia: finanza, affari esteri, scambi commerciali e legislazione doganale, affari interni e giustizia, affari dell’Africa italiana, forze armate, educazione nazionale e cultura popolare, lavori pubblici e comunicazioni, agricoltura, economia corporativa e autarchia. Le commissioni si occuparono prevalentemente della legislazione di guerra durante i tragici eventi bellici della seconda guerra mondiale.

Dopo l’occupazione dell’Albania, avvenuta tra il 7 e il 12 aprile 1939 (conquista sancita dalla legge 16 aprile 1939, n. 580), l’Italia si alleò con la Germania di Hitler firmando il 22 maggio 1939 a Berlino il cosiddetto patto d’acciaio. Il 23 agosto 1939 fu firmato il patto di non aggressione tra la Germania e l’Urss (patto Molotov-Ribbentrop), che consentì a Hitler di occupare il corridoio di Danzica in Polonia senza temere una ritorsione dell’Urss. Di fronte al precipitare degli eventi, il 24 agosto 1939 il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt invitò Vittorio Emanuele III a intervenire per proporre una soluzione pacifica della crisi polacca. Lo stesso giorno Pio XII rivolse, con un radiomessaggio, un drammatico appello per la pace ai governi e ai popoli. Il 1° settembre 1939 l’invasione delle truppe tedesche in Polonia segnò l’inizio della seconda guerra mondiale; il 17 settembre l’Urss invase la Polonia orientale. L’Italia dichiarò sul momento la non belligeranza. Il 3 settembre Francia e Regno Unito dichiararono guerra alla Germania. Varsavia capitolò ai tedeschi il 27 settembre 1939.

Il 18 marzo 1940 Mussolini garantì a Hitler l’entrata in guerra dell’Italia nell’incontro al Brennero. Nella primavera del 1940 la Germania di Hitler invase la Danimarca e la Norvegia, quindi il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, che erano neutrali, alla ricerca di una via d’accesso alla Francia da Nord. Dopo l’occupazione tedesca di Parigi del 14 giugno 1940, il governo collaborazionista del comandante Pétain ottenne i pieni poteri il 10 luglio 1940 (governo di Vichy). Da Londra il generale Charles De Gaulle il 18 giugno 1940 aveva lanciato un appello per chiamare i francesi alla Resistenza; il 28 giugno De Gaulle fu riconosciuto capo della Francia dal governo britannico. Dopo la battaglia delle Alpi occidentali, il 22 giugno 1940 fu firmato l’armistizio tra Francia e Germania, e il 24 giugno tra Francia e Italia. Dal 26 maggio al 4 giugno 1940 nel Nord della Francia si svolse la battaglia di Dunkerque, che consentì l’evacuazione delle forze anglo-francesi circondante dalle truppe naziste. Il Regno Unito, respinto l’ultimatum di Hitler del 19 luglio 1940, sostenne gli attacchi dell’aviazione tedesca nella battaglia d’Inghilterra (10 luglio-31 ottobre 1940) e riuscì a resistere, nonostante le devastazioni, alla successiva pesante offensiva da parte dell’aviazione tedesca, che durò sino al 1941.

Nei mesi di aprile e maggio 1940 furono inviati a Mussolini diversi messaggi per dissuaderlo dall’entrare in guerra: da parte di Pio XII il 28 aprile 1940; da parte del capo del governo francese Paul Reynaud il 22 aprile 1940; del presidente statunitense Franklyn Delano Roosevelt il 29 aprile, il 14 e il 26 maggio 1940; e infine del primo ministro britannico, Winston Churchill, il 16 maggio 1940.

Il 10 giugno 1940 Mussolini annunziò a Piazza Venezia l’entrata in guerra dell’Italia. Il 27 settembre 1940 Germania, Italia e Giappone firmarono a Berlino il patto tripartito, di difesa reciproca in caso di attacco da parte di potenze non ancora entrate in guerra. In seguito aderirono al patto tripartito anche l’Ungheria (20 novembre 1940), la Romania (23 novembre 1940) e la Bulgaria (1° marzo 1941).

Il 28 ottobre 1940 l’Italia entrò in guerra contro la Grecia, ma le sconfitte subite sul fronte greco portarono alle dimissioni del generale Pietro Badoglio da capo di Stato maggiore. A Taranto la flotta italiana subì un pesante bombardamento da parte dell’aviazione inglese tra l’11 e il 12 novembre 1940. La Iugoslavia, che aveva firmato un’alleanza con l’Urss il 5 aprile 1941, fu invasa dalla Germania il 6 aprile e dall’Italia il giorno successivo. Nello stesso mese anche la Grecia fu invasa dalla Germania. In Croazia fu insediato un regno di breve durata alleato con la Germania.

Il presidente statunitense Roosevelt, rieletto per il terzo mandato il 5 novembre 1940, proclamò l’emergenza nazionale il 27 maggio 1941, rompendo il 16 giugno successivo le relazioni diplomatiche con l’Italia e la Germania. Il 22 giugno 1941 la Germania invase l’Urss dando inizio all’operazione Barbarossa. Anche l’Italia inviò un corpo di spedizione in Russia. Il 12 luglio 1941 la Gran Bretagna e l’Urss firmarono un trattato di alleanza.

L’attacco del 7 dicembre 1941 alla base statunitense di Pearl Harbour nelle Hawaii da parte dell’aviazione giapponese fu seguito dalla dichiarazione di guerra degli Stati Uniti e del Regno Unito al Giappone. La Germania e l’Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti d’America l’11 dicembre 1941. Il Giappone aveva firmato un trattato di non aggressione con l’Urss (13 aprile 1941) e un trattato per la difesa dell’Indocina con il governo di Vichy (29 luglio 1941). Le truppe nipponiche, dopo l’espansione nei primi mesi del 1942 in una vasta aerea del Pacifico, furono sconfitte dagli alleati nella battaglia delle Midway (4-7 giugno 1942).

Gli inglesi riportarono il 9 dicembre 1940 la vittoria a Sidi El Barrani, in Egitto, sulle truppe italiane guidate da Rodolfo Graziani. Mentre nel febbraio 1941 le truppe del generale tedesco Rommel venivano inviate in Libia, in soccorso di quelle italiane, gli inglesi occuparono Bengasi (6 febbraio). Il 12 aprile 1941 gli inglesi si ritirarono dalla Cirenaica, mantenendo Tobruk. In Eritrea, dopo la vittoria di Cheren (1° febbraio-27 marzo del 1941), gli inglesi occuparono Asmara, Adigrat, Massaua (aprile 1941). Il 6 aprile 1941 entrarono ad Addis Abeba, dove il 5 maggio Hailé Selassié fu reinsediato al trono. Il duca Amedeo d'Aosta, ritiratosi sull'Amba Alagi, dovette trattare la resa il 17 maggio 1941; morì nell’ospedale militare di Nairobi il 3 marzo 1942.

In Egitto le truppe tedesche guidate da Rommel furono sconfitte dalle truppe del generale britannico Montgomery a El Alamein (23 ottobre-5 novembre 1942). L’8 novembre 1942 le truppe anglo-americane, sotto la guida del generale americano Dwight Eisenhower, sbarcarono in Algeria e in Marocco, mentre le forze italo-tedesche si ritirarono in Tunisia. Il 7 maggio 1943 gli inglesi entrarono a Tunisi e gli americani a Biserta; le truppe italo-germaniche in Africa capitolarono il 13 maggio 1943. Roosevelt e Churchill a Casablanca avevano stabilito, nei colloqui tra il 14 e il 24 gennaio 1943, di portare il fronte dall’Africa in Europa e adottare misure per contrastare gli effetti della guerra sottomarina; avevano già dal 1941 deciso per la liberazione dei popoli sottoposti all’occupazione nazifascista, con particolare preoccupazione per le conseguenze delle persecuzioni antiebraiche, testimoniate soprattutto dalla resistenza polacca: il ministro polacco degli Affari esteri in esilio Edward Raczynski aveva infatti inviato una nota diplomatica e numerosi documenti sulle persecuzioni antisemite alle forze alleate il 9-10 dicembre 1942.

In Russia nel settembre 1942 iniziò la battaglia di Stalingrado, che terminò il 2 febbraio 1943 con la capitolazione delle truppe tedesche. Anche l’armata italiana in Russia fu costretta alla ritirata nel febbraio 1943.

Tra la fine del 1942 e il 1943 si intensificarono i bombardamenti aerei degli Alleati sull’Italia. Di fronte alla crescente opposizione interna al Partito nazionale fascista, il 6 febbraio 1943 Mussolini modificò il governo, allontanandovi lo stesso Galeazzo Ciano.

A Tolosa i rappresentanti del Partito comunista d’Italia, del Partito socialista italiano e di Giustizia e Libertà (Emilio Sereni, Giuseppe Dozza, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Silvio Trentin e Fausto Nitti) lanciarono nel settembre del 1941 un appello per l’unità di tutte le forze antifasciste. Tra il maggio e il giugno 1942 sorse il Partito d’azione, nel quale confluirono componenti di Giustizia e Libertà, liberali, socialisti e repubblicani e del quale fecero parte Emilio Lussu, Ferruccio Parri e Ugo La Malfa; nel convegno di Firenze del 5 settembre 1943 il Partito d’azione stabilì la sua linea programmatica. Nell’agosto 1942, a Montevideo Carlo Sforza organizzò il congresso degli italiani liberi, nel corso del quale fu approvato un documento per la ricostruzione dell’Italia. Tra l’ottobre e il novembre 1942 a Milano fu riorganizzato clandestinamente il Partito socialista. Nell’agosto 1942 Alcide De Gasperi e Piero Malvestiti avevano posto le basi per la costituzione di un partito cattolico, che nacque di fatto, col nome di Democrazia cristiana, nell’ottobre 1942 in una riunione nella casa milanese di Enrico Falck, ad opera di Alcide De Gasperi, Piero Malvestiti, Stefano Jacini jr., Giovanni Gronchi, Primo Mazzolari. Vi aderirono anche Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira. Nell’aprile 1943 Meuccio Ruini e Ivanoe Bonomi fondarono la Democrazia del lavoro. Il 5 marzo 1943 numerosi scioperi alla Fiat di Torino e in altre città dell’Italia settentrionale, tra cui Genova e Milano, furono organizzati per sospendere la produzione bellica. Il 2 luglio 1943 si costituì a Milano il Comitato delle opposizioni con Giovanni Gronchi, Lelio Basso, Riccardo Lombardi, Concetto Marchesi, Roberto Veratti, Leone Cattani. Il 23 luglio 1943 fu fondato il Partito socialista italiano di unità proletaria, del quale fecero parte Pietro Nenni, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Rodolfo Morandi, Bruno Buozzi, Giuseppe Romita, Vezio Crisafulli. I senatori del Regno Benedetto Croce e Luigi Einaudi ricostituirono il partito liberale dopo il 25 luglio 1943.

Alcuni esponenti delle forze politiche antifasciste si adoperarono nel frattempo anche per spingere il re a licenziare Mussolini e a smarcarsi dal fascismo. Il 2 giugno 1943 Ivanoe Bonomi chiese al re Vittorio Emanuele III la revoca di Mussolini da capo del governo, ma il suo tentativo non ebbe successo. Il 30 giugno Bonomi e Meuccio Ruini si rivolsero allora a Umberto di Savoia, proponendo di conferire al generale Badoglio l’incarico per la formazione di un nuovo governo. Il 10 luglio 1943 avvenne lo sbarco alleato in Sicilia, preparato durante la conferenza d’Algeri, alla quale erano stati presenti Churchill e i generali Eisenhower, Marshall e Alexander (29 maggio-3 giugno 1943). Nelle settimane successive seguirono pesanti bombardamenti su numerose città italiane. Il 19 luglio 1943 fu bombardato pesantemente il quartiere San Lorenzo di Roma. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 fu votato dal Gran Consiglio del fascismo l’ordine del giorno Grandi per sfiduciare Mussolini, che fu tratto in arresto dopo il colloquio con Vittorio Emanuele III a Villa Savoia. Dopo il bombardamento di Roma del 13 agosto, il governo Badoglio (25 luglio 1943-17 aprile 1944) dichiarò Roma città aperta (cioè estranea a operazioni militari) per salvare la città da attacchi e distruzioni, richiamandosi alla convenzione dell’Aja del 1907. La dichiarazione di Badoglio fu comunicata agli Alleati con l’aiuto della Santa Sede.

Il 2 agosto 1943 fu soppresso il Partito nazionale fascista (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 704), fu sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 705) e fu dichiarato decaduto il Gran Consiglio del fascismo (regio decreto-legge 2 agosto 1943, n. 706). I decreti citati furono convertiti nella legge 5 maggio 1949, n. 178.

La trentesima legislatura fu dichiarata chiusa con il decreto di scioglimento della Camera dei fasci e delle corporazioni, e il Senato del Regno non tornò più a riunirsi. Dopo la fine della legislatura furono presidenti di un Senato politicamente inattivo e silente Paolo Thaon di Revel, dal 28 luglio 1943 fino al 20 luglio 1944, e Pietro Tomasi della Torretta fino al 25 giugno 1946.

Per i servizi amministrativi del Senato il 28 settembre 1946 fu nominato un commissario (decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato del 6 settembre 1946, n. 117), Raffaele Montagna, confermato in carica il 7 novembre 1947 fino all’entrata in funzione del Senato della Repubblica. Con la legge costituzionale 3 novembre 1947, n. 3, il Senato del Regno fu dichiarato soppresso e gli ex senatori furono dichiarati decaduti dalla carica.

vedi:
https://www.senato.it/legislature/regno/italia/30/resoconti-elenco-cronologico


Alessandro Pavolini
Alessandro Pavolini
Ministero della Cultura Popolare, dal 31.10.1939 al 05.02.1943
Giuseppe Cobolli Gigli
Giuseppe Cobolli Gigli
Ministri dei LAVORI PUBBLICI del Regno d'Italia

1935-1939- Governo Mussolini

Adelchi Serena
Adelchi Serena
Ministri dei LAVORI PUBBLICI del Regno d'Italia

1939-1940- Governo Mussolini

IV° Governo Mussolini (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939)  (durata : giorni 1769)
IV° Governo Mussolini (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939) (durata : giorni 1769)
XXIX° Legislatura del Regno d'Italia


PERIODO FASCISTA (31 ottobre 1922-25 aprile 1945)


V° Governo Mussolini (dal 23 marzo 1939 al 25 luglio 1943)  (durata : giorni 1585)
V° Governo Mussolini (dal 23 marzo 1939 al 25 luglio 1943) (durata : giorni 1585)
XXX° Legislatura del Regno d'Italia

PERIODO FASCISTA (31 ottobre 1922-25 aprile 1945)


IV° Governo Mussolini (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939)  (durata : giorni 1769)
IV° Governo Mussolini (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939) (durata : giorni 1769)
XXIX° Legislatura del Regno d'Italia


PERIODO FASCISTA (31 ottobre 1922-25 aprile 1945)


V° Governo Mussolini (dal 23 marzo 1939 al 25 luglio 1943)  (durata : giorni 1585)
V° Governo Mussolini (dal 23 marzo 1939 al 25 luglio 1943) (durata : giorni 1585)
XXX° Legislatura del Regno d'Italia

PERIODO FASCISTA (31 ottobre 1922-25 aprile 1945)


Leggi promulgate nell'anno 1939
Leggi promulgate nell'anno 1939
LEGGI PER LEGISLATURA

29° Legislatura del Regno d'Italia (dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939)

30° Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni (dal 23 marzo 1939 al 2 agosto 1943)

Romano Prodi (1939)
Romano Prodi (1939)
CARRIERA POLITICA
Romano Prodi (1939)
Romano Prodi (1939)
CARRIERA POLITICA
Romano Prodi (1939)
Romano Prodi (1939)
Nato a Scandiano (Reggio Emilia) il 9 agosto 1939
Laurea in giurisprudenza; professore ordinario di economia e politica industriale
Romano Prodi (1939)
Romano Prodi (1939)
CARRIERA POLITICA
Costanzo Ciano (1876-1939)
Costanzo Ciano (1876-1939)
Nasce a Livorno il 30 agosto 1876
Deceduto a Ponte A Moriano (Lucca) il 27 giugno 1939
Conte; Accademia navale; Militare di carriera.

Costanzo Ciano (1876-1939)
Costanzo Ciano (1876-1939)
ATTIVITÀ LEGISLATIVA
Antonio Casertano (1863-1939)
Antonio Casertano (1863-1939)
Nasce a Capua (Napoli) il 20 dicembre 1863
Deceduto a Napoli il 13 dicembre 1939
Sindaco di Capua (Caserta).
Laurea in giurisprudenza.
Avvocato.


Antonio Casertano (1863-1939)
Antonio Casertano (1863-1939)
ATTIVITÀ LEGISLATIVA