4.3 - La valigetta di Soffiati

La narrazione dell‟episodio da parte di Digilio trova un formidabile riscontro nella conversazione fra Raho e Battiston, oggetto dell‟intercettazione ambientale del 26.9.1995, di cui si è già ampiamente detto. Vi è, invero, perfetta coincidenza, fra l‟una e l‟altra, nell‟attribuzione a Soffiati del ruolo di trasportatore dell‟esplosivo nell‟imminenza della strage di Brescia su mandato di Maggi, nonché sulle specifiche modalità del trasporto (una valigetta); coincidenza che, come si è in precedenza sottolineato, assume pregnante rilevanza probatoria per la cronologia e la diversità del contesto delle esternazioni di Digilio e del duo Raho-Battiston, che esclude ogni ipotesi di “circuitazione” delle informazioni.

La Difesa di Maggi ha ventilato il dubbio che le dichiarazioni di Digilio siano state dettate dalla conoscenza del contenuto dell‟intercettazione ambientale, mutuata dalle contestazioni degli inquirenti. L‟assunto è, tuttavia, privo del benchè minimo supporto oggettivo.
La conversazione intercettata viene formalmente contestata a Digilio nell‟interrogatorio del P.M. di Brescia del 20.1.97 e non è traccia in alcuno dei verbali degli interrogatori svoltisi tra il 26.9.1995 (data dell‟intercettazione ambientale) ed il 31.1.1996 (data delle prime dichiarazioni del collaboratore su piazza della Loggia) di riferimenti ad essa. Né la circostanza può destare stupore, ove si consideri che la competenza sui fatti di Brescia non apparteneva all‟A.G. milanese, la quale stava all‟epoca, indagando sulle stragi avvenute nell‟ambito del suo territorio. Non è un caso che sulla strage di Brescia Digilio riferisca spontaneamente al G.I. Salvini, il quale ne dà atto a verbale, omettendo ogni approfondimento e informandone l‟A.G. competente.
Neppure è ipotizzabile che Giraudo, travalicando i limiti delle proprie funzioni e al di fuori di qualsiasi mandato dell‟A.G., possa avere autonomamente informato il collaboratore di una risultanza investigativa di estrema importanza, così condizionando, in modo definitivo ed irresponsabile, la strategia investigativa della Procura di Brescia.
Il contenuto dell‟intercettazione conserva, pertanto, integra la sua efficacia di indizio autonomo, grave e preciso, che, nel contempo assume la valenza di riscontro esterno, specifico ed individualizzante, alle accuse rivolte da Digilio a Maggi. E‟, in effetti, inequivoco il collegamento del trasporto della valigetta piena di esplosivo attuato da Soffiati, da un lato al mandato di Maggi, e, dall‟altro, alla strage di Brescia, non avendo, il riferimento a quel tragico evento, nel peculiare contesto in cui il brano della conversazione in precedenza esaminato si colloca, altro senso letterale e logico se non quello di indicare una delle “cose grandi” sulle quali Digilio avrebbe potuto dire la verità a carico del Maggi. Conclusione che risulta ancor più ineludibile ove si consideri che nessun altro attentato dinamitardo è stato posto in essere in concomitanza con la strage di Brescia ovvero a ridosso di essa.

Ulteriore significativa conferma esterna alle dichiarazioni di Digilio sullo specifico punto deriva dalla corrispondenza del tipo di esplosivo che questi ha asserito, con costanza, di avere visto nella valigetta di Soffiati (dinamite/gelignite) con quello che, secondo la ricostruzione dell‟omologa Corte bresciana, assentita dalla Cassazione e fatta propria da questa Corte, è deflagrato in piazza della Loggia.
A tanto si aggiunge l‟effettivo reperimento di candelotti di analogo esplosivo nell‟abitazione di Soffiati, in via Stella, pochi mesi dopo l‟episodio narrato dal collaboratore.
Come evidenziato dal P.M. appellante, in occasione dell‟arresto di Soffiati, avvenuto il 21.12.1974 (L‟intero fascicolo processuale relativo all‟arresto di Soffiati è stato prodotto dalla Difesa di Zorzi ed acquisito agli atti all’udienza del 2.12.2008.), sono stati, in effetti, sequestrati 10 candelotti di esplosivo, definito “al plastico” nel relativo verbale dell‟Ufficio Politico della Questura di Verona. Tuttavia, il rapporto di bonifica del V CERIMANT di Verona, che procedette alla distruzione dell‟esplosivo, fa riferimento a candelotti di dinamite, sia pure senza ulteriore specificazione.
Che sia erronea l‟indicazione contenuta nel verbale di sequestro, si desume dalla perizia balistica, nella quale, si precisa che il “plastico” non è confezionato in candelotti.
Il difensore di Maggi ha contestato la rilevanza della predetta circostanza in relazione alla credibilità di Digilio, osservando che, in realtà, l‟esplosivo sequestrato in via Stella, lungi dall‟essere un residuo di quello trasportatovi da Soffiati su mandato di Maggi ed in prossimità della strage di Brescia, era già in quel luogo da anni e, del tutto verosimilmente, faceva parte di un più consistente quantitativo nella disponibilità di quest‟ultimo, utilizzato – da lui e da Digilio - per il confezionamento dell‟ordigno.

A supporto di tale tesi, lo stesso difensore evidenzia che Persic ha reiteratamente sostenuto, in ogni sede, di avere, fin dal 1971-72, visto nell‟abitazione di via Stella, una grossa quantità di armi e di candelotti di dinamite di colore giallo ocra.
Quello che il difensore, però, trascura è che Persic non ha mai precisato il numero esatto di candelotti visti in casa Soffiati, limitandosi ad indicarlo, approssimativamente, in 10-12 unità (portate a 15-20 in una sola occasione e poi nuovamente ridimensionate ad una decina).
Già tale dato porta ad escludere che l‟esplosivo utilizzato per il confezionamento dell‟ordigno trasportato nella valigetta di Soffiati fosse stato prelevato da quella riserva, posto che, venti giorni prima del sequestro, ovvero nel dicembre 1974, a dire del teste, il quantitativo appariva invariato.
L‟apprezzamento “ a vista ” del teste non esclude affatto che alla scorta di Soffiati sia stato aggiunto qualche candelotto nelle circostanze descritte da Digilio.

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