4.1 – La cena di Rovigo

Colpisce, innanzi tutto, la frettolosità con cui la prima Corte ha liquidato il tema della riunione di Rovigo nei termini che seguono: “Quanto alla cena di Rovigo nessun elemento è dato rinvenire in atti che possa far ritenere che una cena, in qualche maniera ricollegabile al narrato di Digilio, sia avvenuta” (Fg. 210 sentenza 16.11.2010.).
La Corte di secondo grado, pur ravvisando più elementi indicativi del susseguirsi di riunioni assimilabili a quella di Rovigo ed alle quali Maggi aveva partecipato, ha comunque escluso che essi potessero superare la soglia della mera “collimanza”, ritenendone, in definitiva, l‟inodoneità a conferire carattere di certezza all‟indizio in esame.
La Cassazione ha, però, stigmatizzato l‟omessa considerazione “del fatto che Affatigato (riscontrato sul punto da Gaetano Orlando) riferisce comunque di una riunione in cui Maggi parlava di attentati da eseguire in tutta Italia; elemento indiziario non certo indifferente e tuttavia completamente obliterato dalla Corte” (Fg. 72 sentenza cit.).
Questa Corte non può che seguire l‟indicazione della sentenza di rinvio, che ha già riconosciuto alle dichiarazioni di Affatigato valenza rafforzativa del narrato di Digilio quanto al tenore della riunione di Rovigo. Ed in effetti, si ricorda che il teste ha riferito (Fgg. 60 e ss. Verb. ud. 17.3.2009.) di avere partecipato, su consiglio di Nessenzia, ad una riunione ordinovista nei pressi di Padova, per l‟approvvigionamento di esplosivi, di cui, a dire del Nessenzia, il gruppo padovano era ben fornito. L‟incontro si era svolto in epoca successiva alla riunione di Cattolica, collocata nel marzo 1974, ed aveva avuto ad oggetto il reperimento di armi ed esplosivi per il gruppo, tramite gli “Ustascia”.
Il teste ha, altresì, precisato che alla riunione era presente Maggi, con sicurezza riconosciuto in foto e descritto come il capo, il quale “parlava dell‟esecuzione di attentati in tutta Italia”.
Vero è che la collocazione geografica della riunione non è esattamente coincidente con quella descritta da Digilio. Ma va sottolineato, da un lato, che né Digilio, né Affatigato hanno indicato un luogo preciso, limitandosi a fare riferimento, il primo, che peraltro ha riportato un dato riferitogli da Soffiati, ad una trattoria del rodigino, nella periferia della città, ed il secondo ad una località “all‟esterno di Padova”; dall‟altro, che la distanza fra Padove e Rovigo è di poche decine di Km. (circa 40), distanza che si riduce ad appena 21 Km, qualora il luogo di incontro della riunione cui partecipò Affatigato venga localizzato in Lozzo Atestino o Este, come, invece, affermato da Nessenzia.

Al di là di tali dettagli resta, comunque, il fatto che la testimonianza di Affatigato vale a confermare come - nel periodo precedente la strage di Brescia e nel feudo di Maggi, che sicuramente inglobava la zona del rodigino, da cui proveniva ed in cui era il signore indiscusso dell‟ordinovismo veneto - era in atto una forte mobilitazione delle forze anticomuniste per contrastare, non certo col dibattito parlamentare o il confronto politico democratico, l‟avanzata della sinistra.
Della concentrazione di tali forze in riunioni che, già alla fine degli anni ‟60, si tenevano in locali pubblici di Padova e della zona circostante, ovvero in case private, aveva, peraltro, già riferito Gaetano Orlando al G.I. di Bologna, dott. Grassi ed al P.M. di Firenze, dott. Vigna, nell‟esame testimoniale del 13.2.1991, precisando che alle stesse “normalmente partecipava una trentina di persone fra ufficiali e civili”. Trattavasi di ufficiali dei Carabinieri, ufficiali americani della base N.A.T.O. di Vicenza e civili provenienti da diverse aree del Nord Italia, tutti accomunati dalla fede anticomunista e dalla cogente necessità di annientare le forze antagoniste. Tant‟è che, all‟epoca, al termine di ogni incontro, si provvedeva alla distribuzione delle armi, che, a dire del teste, provenivano dai sequestri operati dai Carabinieri di Padova.
Le coincidenze con la narrazione di Digilio sono ben più che mere assonanze, tanto più ove si tenga conto che lo spirito anticomunista che animava le riunioni descritte da Orlando risulta (dalle rivelazioni della fonte Tritone, trasfuse negli appunti del mar. Felli), essere andato, semmai, esacerbandosi negli anni, specie dopo la crisi interna al M.S.I. e, a seguire, lo scioglimento di Ordine Nuovo.
Ma non è questo l‟unico elemento trascurato dalla Corte di Brescia.

Come evidenziato nell‟atto d‟appello delle Parti civili Natali e Camera del Lavoro di Brescia, a fg. 233 della perizia Giannuli risulta menzionato ed illustrato un documento acquisito dalla Poliziaizia Giudiziaria presso gli archivi dell‟allora S.I.S.M.I., il cui contenuto si presenta come un significativo riscontro alle dichiarazioni di Digilio sulla riunione di Rovigo.
L‟informativa in questione (all. 315) sarebbe, da collegare, ad avviso dello storico, ad altra del 24.9.1974, cui è allegato un “appunto da fonte ben introdotta” del 24.9.1974 (all. 314), relativo ad una riunione “svoltasi di recente a Roma fra ex aderenti al disciolto movimento „Ordine Nuovo‟”, nel corso della quale “l'On. Pino Rauti ha imbastito la trama di un'organizzazione clandestina che dovrebbe entrare in azione prossimamente per opporsi, sul piano della violenza, all'avanzata delle sinistre.
L‟organizzazione dovrebbe :
- avere un organico molto ristretto
- disporre di elementi di media età e di provata fede politica
- operare sul terrena dell' azione violenta contro obiettivi scelti di volta in volta.
L' approvigionamento delle armi, da accantonare in depositi prescelti tra la Lombardia e il Veneto, dovrebbe essere grarantito da "spedizioni' "tramite autotreni "Tir" provenienti dall'Olanda ".
Nell‟informativa a questa collegata (all. 315) - priva di data, ma, ad avviso del perito, da collocarsi, sulla base di argomenti mutuati dalla datazione degli accadimenti in essa menzionati e dalla logica, nei primi mesi del 1974 – si legge che Maggi avrebbe assunto il compito di coinvolgere nel progetto riorganizzativo degli ordinovisti veneti anche i rodigini, mentre dei contatti, finalizzati al medesimo scopo, con gli ordinovisti di Verona si sarebbe occupato Soffiati.
Anche in questo caso non può non cogliersi come riscontro alle dichiarazioni di Digilio il riferimento al comune impegno di Maggi e Soffiati nell‟opera di riorganizzazione delle frange ordinoviste di Verona e Rovigo nello stesso periodo in cui, a dire di Soffiati, si era tenuta, proprio in quest‟ultima città, una riunione, cui – guarda caso - avevano partecipato entrambi i predetti ed il cui obiettivo era quello di decidere come stroncare l‟avanzata dei “rossi”.

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