1 - Premessa

E‟ da premettere che i precedenti giudici di merito hanno dettagliatamente e fedelmente riassunto le dichiarazioni del collaboratore, in tal modo esimendo questa Corte dalla necessità di farlo nuovamente.
La Corte d‟Assise di Brescia - come si è già evidenziato nel riportare il contenuto della sentenza appellata – ha escluso la credibilità soggettiva ed oggettiva del Digilio, sulla base dei seguenti presupposti:
 L‟atteggiamento difensivo assunto dallo stesso ab initio;
 I sentimenti di astio manifestati nei confronti di Maggi;
 L‟avvio della collaborazione solo su fatti marginali e per i quali egli e Maggi avevano già riportato condanna;
 le condizioni fisiche drammatiche in cui versava, e che ne accentuavano la dipendenza dal Servizio di protezione, nel momento in cui ha incominciato a parlare dei fatti di Brescia;
 lo stato di debolezza psichica, che comportava un‟alternanza di momenti di lucidità e momenti di confusione mentale;
 la compromessa spontaneità delle dichiarazioni a causa delle pressioni subite affinchè parlasse;

 la mancanza, nel suo narrato, di coerenza, costanza, precisione e completezza;
 l‟assenza di riscontri.
La Corte d‟Assise d‟Appello ha, sia pure in parte, modificato il radicale giudizio negativo della Corte di primo grado in punto credibilità soggettiva intrinseca del collaboratore, evidenziando come l‟intraneità dello stesso ad Ordine Nuovo veneto ed i rapporti con Maggi lo ponessero in una situazione privilegiata quanto a conoscenza degli accadimenti sui quali ha riferito.
Pur tuttavia, la stessa Corte ha reputato che la credibilità soggettiva del Digilio fosse fortemente compromessa dalla valutazione negativa dei giudici di Milano che l‟avevano scrutinata nell‟ambito dei processi relativi alle stragi di piazza Fontana e di via Fatebenefratelli.
La rilettura delle dichiarazioni del collaboratore devoluta dalla sentenza di annullamento - necessariamente condotta secondo il chiaro schema logico tracciato dalla Cassazione (V. fg. 74: “ Le dichiarazioni di Digilio, pertanto, meritano una lettura più attenta che tenga conto del quadro indiziario in cui si inseriscono e della necessità per Digilio di non alterare il nucleo essenziale del racconto, laddove non ve ne fosse stata necessità per motivi di „difesa‟ personale” (l‟evidenziazione e la sottolineatura sono del redattore).) e non “ a ruota libera”, come sembra, dal tenore dell‟arringa, avere inteso la Difesa di Maggi - induce questa Corte a dissentire dalle conclusioni cui sono pervenuti i giudici bresciani, sia pure ritenendo condivisibili alcune delle argomentazioni dei giudici d‟appello.
E‟ incontestabile che Digilio, nel suo sterminato narrato, abbia mescolato circostanze vere a circostanze rivelatesi, alla verifica processuale, prive di riscontri o addirittura menzognere. Non per questo, tuttavia, può azzerarsi il valore probatorio dell‟intero suo narrato, coinvolgendo in tale opera svalutativa anche le parti che risultano oggettivamente riscontrate e tanto meno tradurre automaticamente l‟infondatezza di altre affermazioni in una delegittimazione totale dello stesso dichiarante sotto il profilo della credibilità soggettiva. Ciò in aderenza ai già richiamati principi espressi dalla Cassazione – anche nella sentenza di rinvio – in tema di valutazione della chiamata di correo e di frazionabilità della stessa.

Si richiama, in particolare, l‟autorevole orientamento giurisprudenziale espresso in merito dalla Corte di Cassazione (Sez. 6, Sentenza n. 20514 del 28/04/2010.), secondo cui “In tema di valutazione probatoria della chiamata di correo, l'accertata falsità su di uno specifico fatto narrato non comporta, in modo automatico, l'aprioristica perdita di credibilità di tutto il compendio conoscitivo-narrativo dichiarato dal collaboratore di giustizia, bensì rientra nei compiti del giudice la verifica e la ricerca di un "ragionevole equilibrio di coerenza e qualità", di ciò che viene riferito nel contesto di tutti gli altri fatti narrati, dovendo avere ben presente che la debole valenza di attendibilità soggettiva deve essere compensata con un più elevato e consistente spessore di riscontro, attraverso il necessario minuzioso raffronto di verifiche di credibilità estrinseca”.
Gli stessi giudici di legittimità, dunque, superando, come si è accennato nelle premesse, gli sbarramenti di una netta tripartizione nell‟iter valutativo della chiamata di correo, sottolineano la necessità di un bilanciamento, qualora ad una “debole” attendibilità soggettiva del dichiarante si contrappongano riscontri esterni di “consistente spessore”.
Si tratta, quindi, di valutare se, in concreto, ricorrano le condizioni legittimanti l‟anzidetta opera di bilanciamento, ovvero: una pur debole credibilità soggettiva del Digilio, la possibilità di frazionare il compendio narrativo, separando le dichiarazioni menzognere dalle altre, rispetto alle quali ricorrano riscontri esterni di portata inversamente proporzionale al deficit di credibilità soggettiva eventualmente rilevato.

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